connettività

sogno un gatto al risveglio
e salti di noia alla minima sciocchezza

diciannove anni tra poco
e già scarica foto per i prossimi dodici

al momento sembra festa, caldi i binari,
vere manifestazioni di panico

brutto allocco, specchiati senza riflettere
sul telefono narciso e marcescente

gira e rigira la galassia uterina
sul proprio asse antiquato e consueto

le donne mostrano l’armamentario estivo
guardare non toccare, non è in vendita

altri serpenti brillano,
tutti complementi, niente soggetto

è stato tutto sogno
poco più

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carriera postuma (feat. Piero Ciampi)

Pensava poco alla discografia,
qualche titolo rarefatto nel tempo,
altrettanti pezzi, nessun successo:
nato per essere postumo.

Poesie divulgate per amore
da un amico, altre su fazzoletti,
ricordi, spacciati per reliquie,
di un uomo dentro il suo frigo.

Bellissima e delicata,
tra mandorle di pianto
e noccioli di frutta, la sua vita
non sarebbe mai stata espiazione.

A noi generalmente bastano
poche intramuscolo
di cattiva poesia.
A lui bastavano gli anticipi.

Barbara?
Mai saputo dove fosse andata.
Sempre presente è
la sua assenza.

Il non detto

avvinghiati, nessuna pietà,
afferrano per i capelli
e mordono
con materna ferocia
di felino coi cuccioli.
assaggiano sangue
sporco di semi e terra

continua la zuffa
senza perdente o vincitore,
entrambi sanno:
uno di loro,
senza misericordia,
morirà, insepolto
entro luoghi abbandonati

l’uomo diavolo cerca moglie,
ma il dolore chiude
una a una tutte mille
le porte,
il non detto
arrugginisce in serrature
fatte di sgomento

c’è Dio dietro i cancelli,
gli orologi fermi,
i terremoti, la fame,
la violenza di un mattino
battente di pioggia,
non so chi sia
preferisco pensarlo dio

dopo tanto strazio,
l’unico superstite,
perché cantare una rosa
quando posso divorarne mille?

Vorrei un verso,
scriverne uno solo,
capace di contarle tutte

percezione del tempo

La percezione del tempo
negli adulti è due stagioni.
Il mare sempre dietro la stazione.
Taglia onde, taglia gole.
Le nubi del cielo, scie
sopra la tavolozza impazzita.

I giocatori di football
in campo urtano
coi passi di un pogo sanguinoso.
L’hanno messo in conto.
La volontà inaccessibile di Dio:
niente grazie su richiesta.

Sconosciuta, scoperta,
ancora fuori stagione.

Lo specchio e il mare

Scherza qualcosa, ma non è bellezza
lo specchio muto abbandonato
alle correnti cieche, maldisposte
e pronte a trascinare
ogni tratto abbiano placcato,
e ricordo di qualsiasi occhio,
in fondo al nero
del mare aperto
dov’è silenzio nudo, non c’è parola.

Non esiste ritornello,
chi ne scrive ancora sia ghigliottinato.
Perché fatica non è nome di persona
ma ogni giorno è qui.
Quando il mare è biondo
qualcosa non è andata bene,
e non fingete innocenza
che la coscienza si sfonda:
c’eravate, c’eravamo eccome!

La veglia non ha quadrante
data e ora sconosciute.
Temo tuttavia
sia necessaria puntualità.
Trascorsa ogni marea,
infranto ogni specchio,
l’appuntamento è al mare:
ed è obbligo essere vivi.

i ratti

tutto bolle, dispera,
sopravvive, fornica,
non abita più,
mai fermo

i ratti non ci stanno,
preferiscono in silenzio
fare figli, nascondersi,
mangiare, essere mangiati

recitano preghiere
mangiano poesie
nei luoghi meno esposti.
non sanno, eppure lo fanno

ma i ratti vengono,
silenziosi come il sole
ogni notte, se apri
conoscerai il tuo tempo

lo stato dilegua liquido
in ogni fessura,
ora vorrebbe rientrare
allo stato solido