Artisti

Falena misteriosamente
attratta dal luccichio
di ogni luce, anche fredda.
Il desiderio apra le braccia.
Frattanto è nessuno e nulla.

L’Artista vero pensava
bastassero carte in regola.
Prima di sparire giocò e perse,
aprì le finestre, chiuse le quinte,
nascose il telefono in frigo.

La memoria prospera veloce,
non per egoismo, ma
ogni ricordo è fuori luogo.
Potesse staccare con baci e denti
ogni timore.

Oggi inutili artisti sorridenti
se la cavano fissati a un muro
sotto un divieto di affissione.
La mia fiaba è apparire,
il mio desco proseguire.

Sembrano dire
ma non in mio nome.

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Le cose migliori al mondo

Inguine bisognoso di calore,
perché sei così triste?

Tutti ricordano donne,
la madre, qualcun’altra,
con capelli a pagoda di lacca,
lenti a goccia
su occhi di Deanna Durbin.

Inutile star qui a sindacare
di poeti e cantanti morti
a sgranchirsi l’anima
coi loro rachitici annacqui:
siamo tutti dentro,
non possiamo opporci ai pianti
con vorticosi giri di valzer.

Dati opera e omicidio
all’ordine del giorno,
l’Italia è questa.
Vanta ascendenti speciali
ora del tutto estinti.
Vale forse più
una finestra aperta?

Tra qualche anno, poco più,
la mia generazione sarà morta.
Eppure si affaccia ancora
per gridare a canali
e isole vuote, tutta stordita
da tanta sfigurata bellezza.

Le cose migliori al mondo
si vedono solo da lontano.

musica nuova

chiudo gli occhi
quando c’è il sole,
vedo il mio sangue
tutto quanto dentro.
il reticolo fitto
quasi un disegno
dei progetti veri
di mia madre, tutto
talmente nitido
da essere un romanzo,
un Van Gogh astruso,
senso religioso
e senso di colpa.
senso di felicità
quando c’è vento,
incurvarsi a parte,
c’è modo di ascoltare
musica nuova,
tutto è dentro,
parole prepotenti
sempre pronte
ad aprire un varco,
difficili da tenere
e, quando se ne vanno,
difficili da ricordare

Politiche

Ladri che scrivono le proprie leggi:
la più grande ironia della democrazia.
(Tom Wood)

In principio fu nero.
Piovve su laghi e oceani
e vennero conchiglie, pesci,
rospi tronfi d’ego e plastica.
Giudicate voi qual era mare
prima dell’emergere di campanili
sulle cui punte
atterrò il primo fulmine.
Infine ai pesci spuntarono
arti e polmoni,
camminarono sulla terra
appena resi noti i raccomandati.
Vennero tiranni e alligatori,
serpenti, a turbare il pasto
di qualche ignaro turista.
Questo accadde tutto
dal primo al sesto giorno,
quando le città
sopraffatte d’immondizie,
roditori e amministratori,
chiusero le porte in faccia
a ogni cittadino che votava
e pagava tasse. Perirono tutti
gli uomini di buona volontà.
La politica, compiaciuta,
osservò questo paese spurio:
nemmeno una pagina buona,
solo pubblicità inchiodate
alla tangenziale dei pensieri.
E il settimo giorno riposò.

Non c’è speranza diversa

Non c’è speranza diversa
nell’aria fresca del mattino,
la stessa, nuova.
Durante la conta di carne e ossa
qualcosa s’impadronisce,
qualcuno, quanto più
simile a Dio: dura poco,
risuona alla cieca
quasi a farsi donna.

Segue tutto l’agitarsi
di parti e controparti.

Tutto quanto utile a respirare,
costa.
Tutto quanto inutile
diventa importante.
Gli uomini parlano da uomini,
i loro figli, ugualmente stupidi.
Infine è sera, nuova conta,
poi dormire.
Chi può.

Ascolta & Leggi: Claudio Lolli con Vladimir Majakovskij, Nanni Balestrini, Bertolt Brecht

RICORDO TARDIVO DEL PRIMO ANNIVERSARIO DELLA SCOMPARSA DI QUESTO GRANDISSIMO CANTAUTORE

Il Partito è un uragano denso
di voci flebili e sottili e
alle sue raffiche crollano i fortilizi del nemico.
La sciagura è sull’ uomo solitario,
la sciagura è nell’ uomo quando è solo.
L’ uomo solo
non è un invincibile guerriero.
Di lui ha ragione il più forte
anche da solo,
hanno ragione i deboli
se si mettono in due.
Ma quando
dentro il Partito si uniscono i deboli
di tutta la terra
arrenditi, nemico, muori e giaci.
Il Partito è una mano che ha milioni di dita
strette in un unico pugno.
L’ uomo ch’ è solo
è una facile preda,
anche se vale
non alzerà una semplice trave,
ne tanto meno una casa a cinque piani.
Ma il Partito è milioni di spalle,
spalle vicine le une alle altre
e queste portano al cielo
le costruzioni del comunismo.
il Partito è la spina dorsale
della classe operaia.
Il Partito è l’ immortalità
del nostro lavoro.
Il Partito è l’ unica cosa che non tradisce
Non rinchiuderti, Partito, nelle tue stanze,
resta amico dei ragazzi di strada.

Vladimir Majakovskij
*
Che parlassero con due amici
o a una pubblica riunione
si sentiva che stavano tessendo una tela.
Entrambi erano infaticabili
tessitori di ragnatele
ma ciò che li rendeva estranei
era che a uno interessavano
le mosche da acchiappare
per rafforzare le proprie posizioni,
all’altro le ragnatele
come organi di collegamento
nel mondo degli insetti.

Nanni Balestrini

*
Il peggior analfabeta è l’analfabeta politico
Egli non sente, non parla, né s’interessa
degli avvenimenti politici.
Egli non sa che il costo della vita,
il prezzo dei fagioli
del pesce, della farina, dell’affitto
delle scarpe e delle medicine
dipendono dalle decisioni politiche.
L’analfabeta politico è così somaro
che si vanta e si gonfia il petto
dicendo che odia la politica.
Non sa l’imbecille che
dalla sua ignoranza politica nasce la prostituta,
il bambino abbandonato, l’assaltante
e il peggiore di tutti i banditi
che è il politico imbroglione,
il mafioso, il corrotto,
il lacchè delle imprese nazionali e multinazionali.

Bertolt Brecht

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nel tempo della vita

molti portano occhi al mare,
alcuni, in vena di strada,
li mettono sui monti, e là
aspettano la fine del mondo:
finalmente un luogo
imprendibile!

dicono, pensando si tratti
della fuga definitiva, altri
nelle malghe, su uno scoglio,
in cima al Partenone, tutti
credono nell’improbabile
unicità d’essere

nel tempo della vita
anche i treni possono prendere
colpi di sole,
un’anima li rende liberi