Café Trieste

ci vediamo domani
solita ora, solito posto
per contare feriti e morti
a scontare la verità dell’Essere
a dire non so

Café Trieste, tavolini pieni,
stipato di vedove,
gravidanze isteriche e madri
i cui figli non tornano più,
porta i libri

prenderemo il solito caffé:
tu orzo, io ginseng,
non siamo avanguardia
ma ferite e lesioni
per altri

il passato, buco nero,
ha qualcosa di sconosciuto
tutto il dimenticabile
torna a esserlo,
re e regine senza gloria

ci vediamo domani,
dopo aver tardato all’eccesso
la sveglia, niente
vale la pena di un risveglio
tutto vale una primavera

e una canzone nuova,
metti un disco e riprenditi
il mio cuore infranto

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ancora mare

Avrò tempo di riflettere
sull’infinita concia del pensiero,
che la mia vita non vale l’altra

sibila ogni steccato,
il passato emozionato dimentica
ossida ogni argento

sul mio bagaglio di fragori vuoti
differenza con quel che sono,
avrò tempo di riflettere

ancora mare, il mare
indimenticato rigurgito di spine
mi dà il braccio.

Monologo sulle maree

Sorrisi, cicatrici astiose,
armi segrete ingombrano
l’ultimo giorno d’estate.
Colette dai primi d’autunno
forse sarà
ben più di un uomo,
castità e virtù
chiuse senza mandate,
un solo piccolo bacio
rimasto in penombra.
Vuole una calza
che schizzi circi
e altri ospiti, sotto
una veranda di alberi alti
per oscurare il tempo
e la marea vigliacca.
La sigaretta accesa
a ingannare allarmi.
Dov’è finita?
Chi ha già vissuto
per piacere si allontani

fine carriera

cretino a fine carriera,
ho speso la vita a detestare ogni fatica
fingendomi portatore d’armonia,
amato dai colleghi
malgrado il disordine delle carte

versificatore modesto,
ho fatto il ragioniere convivendo
d’amori provvisori,
lontani quelli veri

il tempo rimasto urla un gran recupero,
i ricci sempre ribelli,
l’Etna è di gran lunga più tranquillo ma
forse per neve, si macchiano di bianco

vieni primavera,
treno senza più ritardi, portami con te
dov’è amore il bimbo sciolto tra i fiori,
lo sguardo delle cose ancora vive,
uguale ogni giorno nel tempo che verrà

ascolti amArgine: Embryo – Pink Floyd (1970)

Si chiamavano “bootleg” gli album pirata di un tempo. Questo pezzo dei Pink Floyd, antologizzato molti anni dopo (che delle carcasse non si butta poi via niente) non è mai uscito nei loro album di studio. Sicuramente non avrebbe sfigurato in Meddle o in Obscured by Clouds, spessissimo però è stato eseguita nei tour dal vivo nel periodo 1970/’71. Buon ascolto.

EMBRIONE

Tutto è amore, è tutto ciò che sono
Una palla è tutto ciò che sono
Sono tutto nuovo rispetto a te
E sono piccolissimo

Caldo bagliore, luna fiorita
Ho sempre bisogno di un po’ più di spazio
Aspettare qui sembra anni
Mai vista la luce del giorno

Tutto intorno sento suoni strani
Vengono a gorgogliare nel mio orecchio
Rossa la luce e oscura la notte
Sento la mia alba vicina

Sussurra piano, eccomi qui
Vedrò lo spettacolo del sole

TESTO ORIGINALE

All is love, is all I am
A ball is all I am
I’m so new compared to you
And I am very small

Warm glow, moon bloom
Always need a little more room
Waiting here seems like years
Never seen the light of day

All around I hear strange sounds
Come gurgling in my ear
Red the light and dark the night
I feel my dawn is near

Warm glow, moon bloom
Always need a little more room
Whisper low, here I go
I will see the sunshine show

Acqua e tempo

Tra secondo e primo tempo
il mosto non è più acqua, nemmeno vino.
Scrivere sull’acqua
renderà carsici.

Il peso di questo lago
è tutto sul petto, ribelle,
al pensiero di un futuro breve e incerto
per i figli.

E il clima imprevedibile cambia
sulla terra priva di radici d’essere.
La mantide, atea adesso, spasimando cade.

Questi luoghi furono foresta
e prima ancora mare. Quanti, quante
sono passate là prima di andarsene.

Ovunque siano adesso.

Ascolti amArgine: Life on Mars? – David Bowie (1973)

Ho amato questo pezzo, come pochi altri, nei miei perduti anni adolescenti. In realtà lo trovo per niente invecchiato e ancora affascinante nei suoi squarci di apocalisse domestica.

VITA SU MARTE?

È una robetta terribile
Per la ragazza dai capelli slavati
Ma la mamma sta gridando “No”
E papà le ha detto di andare
Ma il suo amico non si vede da nessuna parte
Mentre ripercorre il suo sogno naufragato
Andando verso il punto con la visuale migliore
Ed è incollata al grande schermo
Ma il film è di una noia mortale
Perché lei lo ha vissuto dieci volte, o forse più
Potrebbe sputare negli occhi degli sciocchi
Quando le chiedono di concentrarsi su

Marinai che lottano nella sala da ballo
Accidenti! guarda quei cavernicoli che camminano!
È lo spettacolo più bizzarro
Da’ un’occhiata al poliziotto
Che maltratta l’uomo sbagliato.
Accidenti, mi chiedo se saprà mai
Che è nello spettacolo di maggior successo
C’è vita su Marte?

E’ sulla fronte torturata dell’Amerika
Che Topolino è cresciuto come una vacca
Ora i lavoratori hanno scioperato per la fama
Perché Lennon (Lenin?) è di nuovo in vendita
Guardate orde di milioni di topi
Da Ibiza alle Norfolk Broads
“Rule Britannia” è proibito
Per mia madre, il mio cane e i clown
Ma il film è di una noia mortale
Perché l’ho già scritto dieci volte, o forse più
Sta per essere scritto di nuovo
mentre ti chiedo di concentrarti su…

TESTO ORIGINALE

It’s a god-awful small affair
To the girl with the mousy hair
But her mummy is yelling “No”
And her daddy has told her to go
But her friend is nowhere to be seen
Now she walks through her sunken dream
To the seat with the clearest view
And she’s hooked to the silver screen
But the film is a saddening bore
For she’s lived it ten times or more
She could spit in the eyes of fools
As they ask her to focus on

CHORUS
Sailors fighting in the dance hall
Oh man! Look at those cavemen go
It’s the freakiest show
Take a look at the Lawman
Beating up the wrong guy
Oh man! Wonder if he’ll ever know
He’s in the best selling show
Is there life on Mars?

It’s on Amerika’s tortured brow
That Mickey Mouse has grown up a cow
Now the workers have struck for fame
‘Cause Lennon’s on sale again2
See the mice in their million hordes
From Ibeza to the Norfolk Broads3
Rule Britannia is out of bounds4
To my mother, my dog, and clowns
But the film is a saddening bore
‘Cause I wrote it ten times or more
It’s about to be writ again
As I ask you to focus on…