fosse in frantumi

Chi non ha mai appiccato fuochi,
cercato l’ansa di un fiume
per uscirne già vissuto alla distanza
coi Beach Boys tutti intenti alla sintesi
del pensiero occidentale?
Quante donne sporche d’uomo
hanno capito la notte scorsa,
e fuori tempo massimo stamattina,
come sia possibile assolverli tutti?
Le madri impotenti a osservare
il fuoco per prenderne distanza,
mentre l’inverno prosegue indecifrato
la sua marcia trionfale,
quanti morti hanno prima pianto
poi cercato motivi di malinconia?
E quante blasfemie in cerca d’alibi
compiute in nome dell’amore?
Magre come lupi, piamente innamorate
disposte al sangue
pronte al lascito silenzioso, avvolgente
da ragione a orecchio,
dopo un’intravista possibile felicità
quanta bellezza negata, incendiata
morta prima di nascere?

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Signor Catone

Irrilevante come tu solo sai essere,
dopo la svendita dell’ultima idea
all’incanto di pochi paraculi senza dote
per questo disposti a seguirti,
a farsi prendere il polso e la manina
per scrivere come vuoi tu,
che non guardi in faccia a nessuno
e smussi gli angoli alle piramidi
per dimostrare di avere ragione,
(dica caro Pasolini, come fu davvero
la seduta spiritica, cosa le fecero dire?)

pur di cavalcare giganti per te
sconosciuti, ma che assicuri
di avere conosciuto, e le prove
del movimento date in pasto
ai creduloni sembrano vangelo
non so secondo chi, ma secondo te
che sei nessuno per i pochi in buona fede,
quando porti a spasso l’ostensorio
con la mummia rinsecchita
di chi serve alla bisogna
per mostrare i tuoi bei bargigli
ohitè mai stati rossi
a buffoni che t’ignorano e continuano;
racconta, l’incidente come avvenne?
Senza parlare di uova con due tuorli
o tre, di quel riflusso gastrico
che seguiti a spacciare assoluta novità,
sintesi estrema di sei sette donne
che te la diedero per fare opera buona:
ipercritico nell’iper strazio
mettesti il posteriore all’asta
senza trovare straccio d’acquirente.

dedicata

se ogni uomo è mio fratello


se ogni uomo è mio fratello
l’esemplare femmina dell’anguilla
sguscia dal proprio sostantivo,
ogni donna diventa moglie
e tutto l’orbe spopolato
si ripopola di figli di.
l’orsa si pone in disparte
cadetta di stelle appena spente,
ispirazione per poeti cantori di niente
dediti a ritornelli senza motivo
scottati dal sole,
compriamone il riso,
diventiamo accondiscendenti
noi, figli di,
ogni uomo è mio fratello
bionde comprese,
anche quelle tutte filtro
coi loro bei grembi sterili e liftati:
andiamo, la patria cos’è?
Pollaio d’insulti
consumati in nome di chi
tiene i piccioli
armato da far paura, senza faccia,
pronto al tiro al piccione,
così il sangue sprizza,
l’aria fa schifo,
sia lode alle banche
ai loro delitti seriali,
benemeriti i rapinatori,
a morte i ragionieri,
e a ogni decesso una lite.
l’animo dismesso
i colpevoli assolti senza processo,
le figlie mantenute agli studi
vendendo foto virate in rosa.
Seguirà dibattito dopo la frutta.
Marx Duecento anni,
Cristo Duemila,
Hitler molto meno,
Maometto non pervenuto,
i loro cantori sempre tra i piedi
a farci danno

dopo la Liberazione

Questo brano fa parte della raccolta Isole (2018 – Ensemble Editore)
https://www.edizioniensemble.it/prodotto/isole/

Non ho di che vivere,
cosa sperare,
nell’unica certezza
del peggio a venire.

Il profitto ha ucciso il lavoro
e non fa prigionieri,
miete pollici
brucia i libri,
Pound non ha mai
ripreso conoscenza

per ogni vittima rimasta sola
sarà ghiaccio e silenzio,
ogni politica di riequilibrio
dichiarerà fallimento.

Oggi è ancora inverno
i corpi tragicamente nudi.
Pensavo non accadesse più
dopo la Liberazione

perdendo la vita

Tempo, pover’illuso,
appaltato a mitraglieri morti.
Cunicoli attraverso il monte sacro
sonde spine visitate
senza rendere atto, pover’ignoti,
del fortunatissimo accenno:
essere semplici visitatori.

L’asta degli ignoti è vinta da tempo
possono gioire gli sconfitti,
pensare alla cristianità nei loro costumi:
hanno porto l’altra guancia
e quella successiva, perdendo la vita.
Nome, cognome, figli,
futuro, nazionalità, pensiero.

*

case

(millantano anni di esperienze,
pochi metri ancora da percorrere)

domani è venerdì.
Sabato a casa, domenica notte,
stasera i piedi pretendono
di uscire dalle scarpe.
Quando non c’è più nessuno
la casa è vuota.

stanca del buio e del giorno
che l’ha abbandonata.
Spesso non si sa
cosa pensi una casa quando è vuota,
ha freddo, ha caldo,
ha paura di un terremoto

(a volte l’acqua riporta,
l’aria diventa narrazione)

sfilata come la scarpa,
prigioniera di passi
malgrado la sua volontà.
Al rientro tacerà di nuovo.
Ignoto ogni suo pensiero.

Una donna accorta (English translation by Adeodato Piazza Nicolai)

Una donna accorta non svelerebbe
il pozzo di San Patrizio nella borsa
al primo lupo scovato alla fermata.

Una donna accorta non è una sottana
non chiederebbe l’accendino
per poter dire che oggi non pioverà,
raccontare di tendini rotti
parlando con cadenza sbandata.

Una donna accorta saprebbe
di non dover affrontare fragilità
e ogni durezza con chi nemmeno
le chiede come sta, ma

nel gioco dell’esitazione, ognuna
riesce a ritrovare primavera
anche nel più idiota vestito a festa.

Iniziammo a sognarle sui girotondi
in vinile e mimosa tanti anni fa
senza mai più smettere
di voler essere loro. E loro, noi

*

A WARY WOMAN

A wary woman wouldn’t show
Saint Patrick’s well in her bag
to the first wolf seen at the station.

A wary woman is not a skirt
asking for a cigarette lighter
to say that today won’t rain,
only to talk of broken tendons
talking with a slanted cadence.

A wary woman knows too well
not to confront any fragility
and every harshness to one who
won’t even ask how she feels, but

in the game of hesitation, everyone
learns where to find springtime
even with an idiot in Sunday dress.

Let’s begin to dream of music records
in vinyl and mimosa olike many years
past without ever wanting to be
like them. And them be like us.

© 2018 English translation by Adeodato Piazza Nicolai of the poem
Una donna accorta, by Flavio Almerighi. All Rights Reserved.