nubi dietro l’acquedotto

L’incendio del capannone Lotras di Faenza, ci sono voluti diversi giorni per domarlo, ha provocato indubbi danni ambientali. Per giorni la puzza si è sentita fino a Castello mentre, causa le correnti d’aria, le strade del lughese sono state oscurate da nubi tossiche. Nonostante i bollettini delle agenzie ambientali dicano che i valori delle troiate presenti nell’aria (diossina, metalli e compagnia bella) sono sempre stati nella norma, è invalutabile il danno a lungo termine sulla salute pubblica, già qua il cancro miete vittime a iosa (l’Emilia Romagna, con la Toscana, è al top delle classifiche nazionali di mortalità) e francamente non so cosa potrà succedere. Intanto c’è un’ecatombe di pesci e uccelli molto fuori dal normale.

nubi dietro l’acquedotto,
gli strati più bassi
sembrano impazzire, il terrore
s’impossessa di tutti,
il pavimento sprofonderà
sotto piedi da colosso d’argilla

tali e tanto siamo,
l’udito non più allenato a percepire
tutto demandato a macchine,
volenterose macchine abbatteranno
il costo del lavoro,
i lavoratori stessi

parlavamo ogni volta,
quando c’era bisogno, parlavamo
spesso per farci compagnia,
altre volte guardando il cielo
in cerca di fuochi più recenti:
sembrò per un istante possederci

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Signor Ministro

Signor Ministro dell’Infelicità,
la ricordo ancora invocare
posti divisi sui tramvai di Milano,
la protezione della Beata Vergine,
e nessun artista ammutinarsi
a tanta imbecillità.
Invitto, infecondo ministro di tutto,
pensi bene all’odio
che non cade sulla pubblica strada,
ma germina nei mal di pancia
di piccoli nazisti dormienti.

Pensi altrettanto bene
al dolore pronto a chiudersi
sulle teste di chi non ha suolo,
nemmeno una pietra su cui
posare il capo nell’ora del riposo.
Mi chiedo, Signor Ministro,
quale sia stato
il sondaggio autoerotico
che l’ha messa al mondo.

Gli inverni in questa Repubblica
sono stati sovente lunghi e rigidi.
Nella clausura della solitudine,
nell’imposizione di false benedizioni,
nascono aborti.
Ricordi, Signor Ministro,
i pieni poteri terminano da sempre
a Piazzale Loreto, appesi per i piedi.

Per stare bene

Vorrei ne uscisse una
di mio pugno, forte, vibrante,
senza paura, corteo di studenti
senza fame e senza freddo
prima di assaggiare lacrimogeni
e botte ben assestate.

Una prima volta c’è sempre,
ne vorrei una davvero solida,
forte in ogni parola, persino
nelle virgole mancanti,
forte e diretta: la seconda,
dopo il primo bacio.

Una di quelle oscure
ma con calze a rete,
dove il caso voglia annodarsi
al turchese di un anello nuziale.

Voglio mi appaghi
nel ricordo di bellissime sere,
di una marilyn riconoscibile, si,
ma solo da lontano.

Infine voglio mi snervi,
dopo avermi condotto per mano
oltre un tivù acceso,
oltre le fragole a sognare,
per stare bene.

lo stato delle cose

essere impenitente,
senza vergogna,
ogni attimo è un errore.
non dovevi nascere
ma rimanere nella spazzatura
dove non avrebbero cercato

tua moglie
morì a quarantaquattro anni,
pur continuando
a crittografare sorrisi
ogni volta in cui
tentavi di rubare

voglie in pelle
non dissimili all’escremento

lo stato delle cose
non ha capitale, disarma
di solitudine oggettiva:
aggredisce, rapina,
picchia forte.
succede ogni mattina

Giorno di paga

Nessuno metta ceppo.
Il lavoro è necessario.
Il valore di civiltà nelle mani
equilibra pace e giustizia,
pani e pesci.
Nei campi, un tempo cicale,
crebbero in fretta fabbriche
poi invecchiate di colpo,
lasciate all’erba e alle vipere;
gli uomini portati dal Sud
non tornarono a casa,
ora biancheggiano dentro i bar.
Il lavoro non arricchisce.
Nelle banche dei vescovi
il danaro vive vita propria,
usura quotidiana.
Il lavoro è necessario, ma
neanche uno ricorda preciso
quand’è giorno di paga.

buonanotte

cambia idea spesso,
le intransigenze di ieri
sono commozioni oggi,
basta un pochino di marea
e subito cambia la terra,
porta via fermezze, gentilezze,
mentre la vita scorre,
acqua su cui nessuno scrive,
che bello accarezzarle il pelo
quando è contrariata
e cade ogni principio,
si ottunde la fermezza,
e il guerriero
si fa tenero orsacchiotto
da portare a letto,
addormentare, buonanotte

cielo romagnolo

ho un debole sentimentale
per questo cielo romagnolo
pessimo mentitore,
nebbia o zanzare tutta la vita,
ma qualche botta di sole
prima o poi annichilisce

lo Sterminatore è nato qui,
ogni giorno ha occhi languidi
pronti a rapire,
ad annusare fin dalle guance
l’odore di cosmetico
sulla faccia della luna

e, nonostante
il mangiare unto,
quarti di femmina distratti,
la Linea Gotica
sempre pronta a ferire, sì
ho un debole sentimentale

da oca appena nata,
pronta a seguire
lo studioso che l’osserva,
pronto a tradirne
ogni sindrome, animo,
pur di affibbiarle un nome