dimmi tu, invece

dimmi tu, invece,
teca di pudori elastici,
della carne morta che spingi
ogni giorno, senza meta,
augurandole altra morte:
credi nelle tue licenze
solo perché femmina?

dell’incapacità di vivere
sfornata a coppie,
il doppelganger giace
dove la pietà non duole,

sulla tua seduttività passita,
altrimenti incapace
di raccattare debolezze?

parla, ma non apparire,
parla senza pontificare
delle tue tante parrucche
mal digerite, impara a scriverne,
non desidero gettare
altro tempo, altra vita,
nel sussiego di una fogna

domenica su Marte

Cenerentola canta, improvvisa.
Nella sua stanza di Brooklyn,
durante una domenica su Marte,
attende un incredibile successo
fluttuare sulla Luna, violini,
stampa, televisione, notorietà.
Avrà tanti più amici
per quanti gliene porterà il danaro,
riuscirà a esser sola durante feste,
promozioni, set e sala prove.
La rete se ne occuperà,
le aprirà cassetti e armadi,
tutti saranno pronti all’impostura
dicendo di averla conosciuta
ancor prima degli anni di Marte.
Nuovi congiunti la cercheranno,
e la vorranno incontrare.
Tutti e tutte innamorati di lei,
del suo stile netto, spartano,
da spasimarle dietro almeno
una manciata di settimane.
Infine, verrà il giorno
dei capelli color cenere
e di una nuova pelliccia.
Le troveranno la pelle pulita,
nemmeno un tatuaggio.

Ascolta & Leggi: Claudio Lolli con Vladimir Majakovskij, Nanni Balestrini, Bertolt Brecht

RICORDO TARDIVO DEL PRIMO ANNIVERSARIO DELLA SCOMPARSA DI QUESTO GRANDISSIMO CANTAUTORE

Il Partito è un uragano denso
di voci flebili e sottili e
alle sue raffiche crollano i fortilizi del nemico.
La sciagura è sull’ uomo solitario,
la sciagura è nell’ uomo quando è solo.
L’ uomo solo
non è un invincibile guerriero.
Di lui ha ragione il più forte
anche da solo,
hanno ragione i deboli
se si mettono in due.
Ma quando
dentro il Partito si uniscono i deboli
di tutta la terra
arrenditi, nemico, muori e giaci.
Il Partito è una mano che ha milioni di dita
strette in un unico pugno.
L’ uomo ch’ è solo
è una facile preda,
anche se vale
non alzerà una semplice trave,
ne tanto meno una casa a cinque piani.
Ma il Partito è milioni di spalle,
spalle vicine le une alle altre
e queste portano al cielo
le costruzioni del comunismo.
il Partito è la spina dorsale
della classe operaia.
Il Partito è l’ immortalità
del nostro lavoro.
Il Partito è l’ unica cosa che non tradisce
Non rinchiuderti, Partito, nelle tue stanze,
resta amico dei ragazzi di strada.

Vladimir Majakovskij
*
Che parlassero con due amici
o a una pubblica riunione
si sentiva che stavano tessendo una tela.
Entrambi erano infaticabili
tessitori di ragnatele
ma ciò che li rendeva estranei
era che a uno interessavano
le mosche da acchiappare
per rafforzare le proprie posizioni,
all’altro le ragnatele
come organi di collegamento
nel mondo degli insetti.

Nanni Balestrini

*
Il peggior analfabeta è l’analfabeta politico
Egli non sente, non parla, né s’interessa
degli avvenimenti politici.
Egli non sa che il costo della vita,
il prezzo dei fagioli
del pesce, della farina, dell’affitto
delle scarpe e delle medicine
dipendono dalle decisioni politiche.
L’analfabeta politico è così somaro
che si vanta e si gonfia il petto
dicendo che odia la politica.
Non sa l’imbecille che
dalla sua ignoranza politica nasce la prostituta,
il bambino abbandonato, l’assaltante
e il peggiore di tutti i banditi
che è il politico imbroglione,
il mafioso, il corrotto,
il lacchè delle imprese nazionali e multinazionali.

Bertolt Brecht

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nel tempo della vita

molti portano occhi al mare,
alcuni, in vena di strada,
li mettono sui monti, e là
aspettano la fine del mondo:
finalmente un luogo
imprendibile!

dicono, pensando si tratti
della fuga definitiva, altri
nelle malghe, su uno scoglio,
in cima al Partenone, tutti
credono nell’improbabile
unicità d’essere

nel tempo della vita
anche i treni possono prendere
colpi di sole,
un’anima li rende liberi

nubi dietro l’acquedotto

L’incendio del capannone Lotras di Faenza, ci sono voluti diversi giorni per domarlo, ha provocato indubbi danni ambientali. Per giorni la puzza si è sentita fino a Castello mentre, causa le correnti d’aria, le strade del lughese sono state oscurate da nubi tossiche. Nonostante i bollettini delle agenzie ambientali dicano che i valori delle troiate presenti nell’aria (diossina, metalli e compagnia bella) sono sempre stati nella norma, è invalutabile il danno a lungo termine sulla salute pubblica, già qua il cancro miete vittime a iosa (l’Emilia Romagna, con la Toscana, è al top delle classifiche nazionali di mortalità) e francamente non so cosa potrà succedere. Intanto c’è un’ecatombe di pesci e uccelli molto fuori dal normale.

nubi dietro l’acquedotto,
gli strati più bassi
sembrano impazzire, il terrore
s’impossessa di tutti,
il pavimento sprofonderà
sotto piedi da colosso d’argilla

tali e tanto siamo,
l’udito non più allenato a percepire
tutto demandato a macchine,
volenterose macchine abbatteranno
il costo del lavoro,
i lavoratori stessi

parlavamo ogni volta,
quando c’era bisogno, parlavamo
spesso per farci compagnia,
altre volte guardando il cielo
in cerca di fuochi più recenti:
sembrò per un istante possederci

Signor Ministro

Signor Ministro dell’Infelicità,
la ricordo ancora invocare
posti divisi sui tramvai di Milano,
la protezione della Beata Vergine,
e nessun artista ammutinarsi
a tanta imbecillità.
Invitto, infecondo ministro di tutto,
pensi bene all’odio
che non cade sulla pubblica strada,
ma germina nei mal di pancia
di piccoli nazisti dormienti.

Pensi altrettanto bene
al dolore pronto a chiudersi
sulle teste di chi non ha suolo,
nemmeno una pietra su cui
posare il capo nell’ora del riposo.
Mi chiedo, Signor Ministro,
quale sia stato
il sondaggio autoerotico
che l’ha messa al mondo.

Gli inverni in questa Repubblica
sono stati sovente lunghi e rigidi.
Nella clausura della solitudine,
nell’imposizione di false benedizioni,
nascono aborti.
Ricordi, Signor Ministro,
i pieni poteri terminano da sempre
a Piazzale Loreto, appesi per i piedi.

Per stare bene

Vorrei ne uscisse una
di mio pugno, forte, vibrante,
senza paura, corteo di studenti
senza fame e senza freddo
prima di assaggiare lacrimogeni
e botte ben assestate.

Una prima volta c’è sempre,
ne vorrei una davvero solida,
forte in ogni parola, persino
nelle virgole mancanti,
forte e diretta: la seconda,
dopo il primo bacio.

Una di quelle oscure
ma con calze a rete,
dove il caso voglia annodarsi
al turchese di un anello nuziale.

Voglio mi appaghi
nel ricordo di bellissime sere,
di una marilyn riconoscibile, si,
ma solo da lontano.

Infine voglio mi snervi,
dopo avermi condotto per mano
oltre un tivù acceso,
oltre le fragole a sognare,
per stare bene.