un disco per l’estate

Betta, caotica serie di chiazze
sull’abbronzatura perfetta,
ridacchia al telefono,
ha un’agenzia di traslochi
un marito, ma il treno è in ritardo
poi è piccola, ha un bel corpo
ma la pelle screziata
autorizza a pensar male.

Domani è sabato
a Riccione parte un disco per l’estate,
le acque asfaltabili,
sudamericane e spagnole mimetiche,
portaerei al largo.

Roversi le riteneva dune,
rifugi antiaerei
l’Adriatico è bello.
Poco più giù gli arabi, uno sull’altro
pronti a conquistare l’Impero,
noi al solito impegnatissimi
a invecchiare.

L’estinzione dei cavallucci marini
è stata in nome di dio e del progresso,
penso ai pantaloni corti, ma no
non penso che a te.

bikini di sabbia (trad. inglese di Adeodato Piazza Nicolai)

di solito comincia
con una moria di pesci,
prosegue a stracci,
termina a manganellate,
e tutt’indosso deliziosi
bikini di sabbia

mezzo metro di giorno
non fa distanza
col pensiero semi nuovo
da adolescenti di fuori,
sicuro usato come loro

che si rivedranno
se a dio non spiace
nella disumanità organizzata,
ognuno per se
e dio non c’è

SAND BIKINI

It usually begins
with the death of all fish,
proceeds in tatters
ends up in fist fights,
with everybody wearing
a sand bikini

half meter by day
not the distance
for half new thought
adolescents outside,
worn clothes surely like them

they might see each other again
if it does not desplease god
in such organized dishumanity,
each one for himself
and god is not there.

©2017 American translation by Adeodato Piazza Nicolai of the poem BIKINI
DI SABBIA by Flavio Almerighi. All Rights Reserved.

dai primi di Giugno (trad. inglese di Adeodato Piazza Nicolai)

per piangere e dormire
abbiamo tutto il tempo,
risolvendoci magari
nel tramezzo dei sogni.
Non siamo rapaci,
sappiamo che la vita
è altra vita, per questo
dai primi di Giugno
ci amiamo senza pensare,
esplodono ciliegio e tiglio
del dopo l’idea non sfiora,
strade larghe
portano ovunque.
Nicoletta cammina sui binari.
Basta frastuono in classe.
Liberazione è mai più.
Niente lebensborn,
niente più bambini
gettati in strada
da televisori guasti.
Tra rose
e lastroni di calcestruzzo
ci sono i loro nomi.
Torneranno dolci i cappottini,
teneri come libri
presi dal dorso, e basta crisi
asteroidi scaduti,
profughi e altri imperi.

FROM THE FIRST OF JUNE

maybe resolving ourselves
in the convolutions of dreams.
We are not rapacious,
we know that life
is another life, on this
first of June
we love each other without thinking,
explodes the cherry and lime tree
thoughts of tomorrows do not surface,
wide roads
lead everywhere.
Nicolette walks on railroad tracks.
Enough confusion in the classroom.
No more freedom.
No lebensborn,
no more kids
thrown on the roads
from faulty televisions.
Between roses
and large cement blocks
rest their names.
Small overcoats could return
soft as books
handled from the spines
and enough crisis,
fallen asteroids,
refugees and other kingdoms.

©2017 American translation by Adeodato Piazza Nicolai of the poem DAI PRIMI DI GIUGNO of Flavio Almerighi. All Rights Reserved.

i favoriti della Luna

Gli irregolari convinti di essere unici:
– Tu quando sei nata?
– Dicembre
– Che giorno?
– Solstizio
– Ah! (ma non sa che giorno è)
– Quando compi gli anni?
– Lo stesso giorno
– Sei vecchia però
– (fastidio, torna sulle sue)

Pier direbbe di un attimo felice, ma
al mio rientro il siamese farà l’offeso
e molte larve seguiteranno in viaggio.
A me piange il petto, ripensando
i favoriti dalla Luna che
non possono fare a meno del diario
e con quale accento chiudano le cose,
storie d’amore da uno e trenta
consumate in stretta osservanza
della Cortina di Ferro

trilobiti

Comparvero prima i trilobiti,
nacquero si moltiplicarono
sparirono per trasformarsi
in tanti pavimenti lucidi.
Non lasciarono biglietti di scuse.

Ognuno di noi ha sempre negato
di averli calpestati durante visite
a luoghi di rispetto,
meta di maestrine innamorate
ancora prima di frequentarli,
respirata l’ombra necessaria
a domandarsi
quali siano stati i loro dei.

Incesto tra crostacei e cellule morte,
noi non veneriamo eroi omerici
ma i risvolti impeccabili
dentro un paio di pantaloni.

sempreverde

Unico mai fuori servizio
sempreverde
non accenna a trovare riposo
nemmeno sui luoghi
in cui ha già suonato,

c’è bisogno traboccante
di seminare, confondere
senza ripensamenti
coinquilini di seconda mano,
perdute le chiavi del cuore

basta nemmeno anteporre
un annuncio con fotografia
per dire, liberatemi
da questo bene maledetto
mai voluto,

consci che ogni Roma
porta i geni sciatti della fine
e la luna è in pessime condizioni,
ovunque ci risveglieremo
soli e forestieri e al freddo.

nota amArgine, Mario M. Gabriele: Nuova Ontologia Estetica

Riconosco in Mario M. Gabriele la forte personalità creativa, la profonda onestà intellettuale. Mario Gabriele è uno dei fondatori e il più valido teorico del movimento poetico Nuova Ontologia Estetica. Fino a oggi il mio pensiero e il mio atteggiamento nei confronti di questo movimento, da cui peraltro mi sono chiamato fuori, sono stati improntati alla massima diffidenza e scetticismo, ma non è detto che il mio modo di pensare sia quello giusto. Approfondiamo perciò e diamo voce a Mario M. Gabriele, che ringrazio per la squisita disponibilità.

1) Anzitutto Mario, grazie per la disponibilità, puoi spiegare in sintesi in cosa consiste la Nuova Ontologia estetica?
2) Da quali spinte emozionali e culturali nasce l’esigenza di una N.O.E.?
3) Quali opere ha prodotto la Nuova Ontologia estetica fin qui?

Risponde Mario Gabriele

Caro Flavio,
ti ringrazio della gentile Intervista, comunicando di aver risposto ai primi due punti all’interno del mio commento, mentre l’ultimo, cioè il terzo, è riportato nella parte finale. Con i miglior auguri di buon lavoro.
………………………………..
La storia della poesia italiana del Secondo Novecento è tutta focalizzata intorno ad una logomania estetica che si collega alla Tradizione, oltre la quale non si ravvisano mutamenti significativi, fatta eccezione per l’Avanguardia e per altri Gruppi dichiaratamente innovativi. Poiché i tempi poetici non sono mai fermi, il fenomeno delle variazioni formali e linguistiche, deve essere considerato utile come ricambio tematico e psicoestetico.

Ovviamente, non si tratta di far cadere il castello della poesia tradizionale, ma di renderlo più moderno e accessibile. In questo caso si inserisce il discorso della NOE, ossia della Nuova Ontologia Estetica, di cui tanto si sta parlando nella Rivista Internazionale L’Ombra delle parole, e che si richiama al termine filosofico aristotelico. Se questa è la vera identificazione del fare poesia oggi da parte di una schiera di operatori, non va scisso da questo Progetto il frammento, associativo alla NOE, per me, vero e proprio percorso obbligato e di grande interesse in quanto si tratta di elementi disgiuntivi che si ricompongono in un unico corpo, ma che può essere visto anche come una fotografia, che riporta in superficie spazi e sottofondi celati.

Immaginiamo per un istante uno specchio rotto in mille pezzi. Ognuno di questi è essenziale per tornare a ricostituire la forma originaria. Si tratta, in altre parole, di una specie di implantologia, per inserire elementi in grado di armonizzare il “trapianto”, restituendo al corpo poetico la sua funzione. Credo che un buon poeta debba agire rimuovendo la terra lessicale che sta al centro della germinazione, per riportare alla luce e in superficie il primo granello, ossia la materia stessa che è la sostanza originaria, necessaria ad essere l’Uno e il Tutto del linguaggio per riformularlo nel giro di un nuovo circuito dove il disvelamento, e l’identificazione della parola interagiscono fino ad annullarsi e a riprodursi ogni volta. Considerare questa rete di connessioni, e di interazioni, presupponendo per un istante che il frammento non è il transitorio elemento del dire linguistico, ma la particella essenziale, che è il mistero stesso della poesia, e della sua evoluzione, significa dare infusioni vitali per esistere al di là di ogni naufragio della parola. Sottoporre all’attenzione dei lettori, certi canoni estetici, non rientranti nella omologazione passata e presente, può destabilizzare gusti e coscienze, fino a produrre smarrimento.

Da cosa partono le mie riflessioni sul rapporto tempo-spazio? Proprio dalla percezione della realtà che non è mai unica e monotematica, perché poggia su un nichilismo che non lascia aperte le porte all’illusione, ma crea altri universi frammentati, unicellulari, come soggetti-oggetti, e ologrammi riproducenti larve, fantasmi, tracce, segmenti di vita nella perdita del senso. Ciò che occorre non è la camera delle ibernazioni linguistiche di certa letteratura novecentesca, ma quella delle trasfusioni lessicali di diversa provenienza, in armonia con ciò che è il linguaggio contemporaneo, che si collega a varie fenomenologie artistiche, sociali, scientifiche, politiche, economiche ecc., tra ciò che è il “tempo interno” e il “tempo esterno”. E’ il mio modo di confrontarmi anche con altri poeti, nel comune bisogno di esternare la realtà con la poesia, secondo le proprie esperienze culturali e stilistiche in un comune Progetto di Rinnovamento e di Ossigenazione della parola. Il territorio letterario e poetico è così multiforme che non esiste un solo Paradigna adatto per tutti i tipi di poesia. Ciò che avvilisce la parola è il lirismo che ha una grande responsabilità nell’affossare i progetti linguistici contemporanei.

Viviamo nel terzo millennio, tra parole e cose sempre in continua fibrillazione e attecchimento nell’ordinario linguaggio. Ci si abitua ad una terminologia consumistica, informatica, mediatica, i cui termini sono corrispondenti all’azione del nostro volere e della nostra capacità di accettare il clima culturale, in cui si vive. La poesia per frammenti ricorre a questi strumenti, per innestarli in un unico corpo, che si connette a molti elementi in(organici) che danno l’esatto valore all’espressionismo linguistico, senza alcuna connessione con l’elegia.Su questo tema, mi collego a una citazione di Mario Lunetta, tratta da una intervista rilasciata a Simone Gambacorta, in risposta alla domanda sul “fare” poesia, ed è questa: “Detesto il lirichese, oggi così di moda in questo nostro stupido paese. Mi ritengo un poeta dialettico, che non guarda solo il proprio ombelico e non celebra le proprie pulsioni individuali. Il mondo è vario, anche se sempre più omologato nella volgarità, e un poeta deve avere il coraggio e la consapevolezza di guardarlo e confrontarvisi. Per farlo, occorre rinunciare alle scorciatoie del lirismo e dell’elegia – Baudelaire diceva che “tutti i poeti elegiaci sono delle canaglie” – per misurarsi coi linguaggi complessi. Quindi, non emozionalità di primo grado, ma lucidità e straniamento“. Detto questo, non posso esentarmi dal riportare alcuni tratti del fare poetico, come questo mio testo, tratto da In viaggio con Godot di prossima pubblicazione. Trattasi di un documento che vuole essere una specie di cristallo dai molteplici riflessi, dove interagiscono Soggetti-Oggetti diversi, richiami ad una toponomastica del mondo di Krsna, e di una letteratura americana, come microstoria di fatti ed eventi che collaborano insieme per una edificazione della poesia.Il fatto di essere un propositore di storie certifica la mia appartenenza ad una poesia libera da ecosfere metafisiche e da ricercate commozioni che sono completamente rifiutate, come approdo salvifico.

Questa forma ha allarmato molti lettori della poesia tradizionale. E’ una reazione direi – normale -, ma se si considera necessario il ricambio linguistico, proveniente dalle mutate trasformazioni antropologiche della società, allora l’apertura mentale verso la NOE, non può essere sempre ostativa, perché ne va di mezzo la stessa civiltà poetica. Credo che la metabolizzazione del nuovo dire poetico, possa rendere meno conflittuale il rapporto passato e presente, fuori da certe democrature linguistiche, che fino ad oggi hanno prodotto soltanto monovalenze estetiche. Ma è anche compito del lettore superare certe fascinazioni legate alla poesia di tipo scolastico, avvicinandosi, senza troppi pregiudizi ai testi della post -Avanguardia, fino ai rappresentanti della generazione del Gruppo 93 e di altre Correnti. Dopo questa fase si assiste ad un laboratorio linguistico orientato verso la periodizzazione di esiti poetici, mancando una loro omogeneizzazione.

Per questo motivo, e di fronte al vuoto venutosi a creare, si è reso necessario il ricambio linguistico e formale, con la nascita della NOE che rimane, allo stato attuale, l’unico indirizzo operativo, dove far convergere le proposte poetiche, già canalizzate verso una prossima omologazione critica ed estetica, che aprirà la strada ad una maggiore conoscenza di questa forma, nella quale si riconoscono non pochi poeti di diversa generazione e progettualità. Posso dire che di fronte a questi risultati plurali, anche se postati dalla Rivista, a breve termine si concluderà ufficialmente un’operazione editoriale ricca di sorprese.

da L’erba di Stonehenge 2016 Edizioni Progetto Cultura pp. 90, di Mario M. Gabriele

Una fila di caravan al centro della piazza
con gente venuta da Trescore e da Milano
ad ascoltare Licinio.-Questa è Yasmina da Madhia
che nella vita ha tradito e amato,
per questo la lasceremo ai lupi e ai cani,
getteremo le ceneri nel Paranà
dove abbondano i piranha,
risaliremo la collina delle croci
a lenire i giorni penduli come melograni,
perché sia fatta la nostra volontà.-
Un gobbo si chinò davanti al centurione
dicendo:- Questo è l’uomo che ha macchiato
le tavole di Krsna, distrutto il carro di Rukmi,
non ha avuto pietà per Kamadeva,
rubato gioielli e incenso dagli altari di Nuova Delhi.
-Allora lasciatelo alla frusta di Clara e di Francesca,
alla Miseria e alla Misericordia.
Domani le vigne saranno rosse
anche se non è ancora autunno
e spunta il ruscus in mezzo ai rovi.
Un profumo di rauwolfia veniva dal fondo dei sepolcri.
Carlino guardava le donne di Cracovia,
da dietro i vetri Palmira ci salutava
per chissà quale esilio o viaggio.
Nonna Eliodora da giugno era scomparsa.
Mia amata, qui scorrono i giorni
come fossero fiumi e la speranza è così lontana.
Dimmi solo se a Boston ci sarai,
se si accendono le luci a Newbury Street.
Era triste Bobby quando lesse il Day By Day.
Oh il tuo cadeau, Patsy, nel giorno di Natale!

link

http://mariomgabriele.altervista.org/

http://isoladeipoeti.blogspot.it/