oggi è così

in Armenia
il cielo scurisce, malgrado l’ora
manda piagnucolosi accidenti a chi
più in basso
li avvista un istante dopo

il giorno della poesia
non ha amici fidati,
dive infide, qualche becchino
tutti muti, il colore non è musica
ma cambia persona

non abbiamo politiche
per giustificare sogni a lungo raggio
missili, Hiroshima dimenticata:
politico un’ingiuria
da spacciatore ladro di menzogne

oggi è così
poco tempo ancora e vestiremo
la bellezza che sappiamo

un giorno più o meno

Tre anni forse,
un giorno più o meno,
foto bianco e nere del Settantuno

in senso laico fanno molto male,
il resto fa bene.
Annuisce la salute,

ammicca all’alcolista e dice:
smetti che torno.
Vedrai, sarà domenica tutti i giorni

i suonatori scenderanno in strada,
ritroveranno lo smalto perduto
da unghie di ragazza, e al tempo

i loro orecchini
in mezzo sorriso crudele.
In piedi su una finestra

o su una cassetta di legno
poco importa,
purché sia libertà.

La moda illeggibile


Qualche parola indurita
di rara dolente bellezza
chiude per poco gli occhi
un peso scende in gola
e risale a colpi di tosse,
l’amore è a un sospiro
dall’apice più lungo,

la copertina bianca
crosta di segnali orari
è il conto esterrefatto
infreddolito accaldato,
raggiungere diventa
girarle attorno
in abito da festa,

è dolore degli occhi
spremute madonne
di bellezze in età
per chi rimane a margine
a ripetere le pagine
e le buche prese
sul blocco degli appunti

la moda illeggibile
si è fatta provare
dal suo stesso mistero
arriccia permalosa i capelli
i distinguo
l’inguaribile languore.

L’abito buono

L’abito buono non coincide con la festa.
Le feste sono in genere una noia mortale.
La morte accampata in cimitero è serena.
Quel suo silenzio è un abbraccio materno.
Mia madre non mi parla già da molti anni.
Non serve altro tempo, di più per liberarla.
La persona è ingente come vasi di gerani?
Nessun cuore esce vivo da una pianta.
Ritratti d’amore come alberi in gestazione.
Fuori piove, tu fai una doccia, sei vuota.
La dance hall deserta è pensiero d’amore.
L’amore è più importante di un geranio.
Il vostro amore mi ha tolto tutto il tempo.
Moriremo tranquilli su quei gerani secchi?
Sceglierò l’abito buono, il migliore.
Il più bello per te, così sarai nuova.

letture amArgine: Simone Weil e il cristianesimo


Le mogli dei pescatori cantavano canti senza dubbio molto antichi, di una tristezza straziante. Nulla può darne un’idea. Là, improvvisamente, ebbi la certezza che il cristianesimo è per eccellenza la religione degli schiavi, che gli schiavi non possono non aderirvi, ed io con loro.

da I Quaderni (Adelphi)

Entrò nella mia camera e disse:
“Miserabile, che non comprendi nulla, che non sai nulla. Vieni con me e t’insegnerò cose che neppure sospetti”.
Lo seguii. Mi portò in una chiesa. Era nuova e brutta.
Mi condusse di fronte all’altare e mi disse:
“Inginocchiati”.
Io gli dissi: “Non sono stato battezzato”.
Disse: “Cadi in ginocchio davanti a questo luogo con amore come davanti al luogo in cui esiste la verità”.
Obbedii.
Mi fece uscire e salire fino a una mansarda da dove si vedeva attraverso la finestra aperta tutta la città, qualche impalcatura in legno, il fiume dove alcune imbarcazioni venivano scaricate.
Nella stanza c’erano solo un tavolo e due sedie.
Mi fece sedere.
Eravamo soli. Parlò.
Talvolta qualcuno entrava, si univa alla conversazione, poi se ne andava.
Non era più inverno. Non era ancora primavera.
I rami degli alberi erano nudi, senza gemme, in un’aria fredda e piena di sole.
La luce sorgeva, splendeva, diminuiva, poi le stelle e la luna entravano dalla finestra.
Poi di nuovo sorgeva l’aurora.
Talvolta taceva, prendeva da un armadio un pane e lo dividevamo.
Quel pane aveva davvero il gusto del pane.
Non ho mai ritrovato quel gusto.
Mi versava e si versava del vino che aveva il gusto del sole e della terra dove era costruita quella città.
Talvolta ci stendevamo sul pavimento della mansarda, e la dolcezza del sonno scendeva su di me.
Poi mi svegliavo e bevevo la luce del sole.
Mi aveva promesso un insegnamento, ma non m’insegnò nulla. Discutevamo di tutto, senza ordine alcuno, come vecchi amici.
Un giorno mi disse: “Ora vattene”.
Caddi in ginocchio, abbracciai le sue gambe, lo supplicai di non scacciarmi.
Ma lui mi gettò per le scale.
Le discesi senza rendermi conto di nulla, il cuore come in pezzi. Camminai per le strade.
Poi mi accorsi che non avevo affatto idea di dove si trovasse quella casa.
Non ho mai tentato di ritrovarla.
Capii che era venuto a cercarmi per errore.
Il mio posto non è in quella mansarda.
Esso è dovunque, nella segreta di una prigione, in uno di quei salotti borghesi pieni di ninnoli e di felpa rossa, in una sala d’attesa della stazione.
Ovunque, ma non in quella mansarda.
Qualche volta non posso impedirmi, con timore e rimorso, di ripetermi un po’ di ciò che egli mi ha detto.
Come sapere se mi ricordo esattamente?
Egli non è qui per dirmelo.
So bene che non mi ama.
Come potrebbe amarmi?
E tuttavia in fondo a me qualcosa, un punto di me, non può impedirsi di pensare tremando di paura che forse, malgrado tutto, mi ama.


Simone Adolphine Weil
(Parigi, 3 febbraio 1909 – Ashford, 24 agosto 1943) è stata una filosofa, mistica e scrittrice francese, la cui fama è legata, oltre che alla vasta produzione saggistico-letteraria, alle drammatiche vicende esistenziali che ella attraversò, dalla scelta di lasciare l’insegnamento per sperimentare la condizione operaia, fino all’impegno come attivista partigiana, nonostante i persistenti problemi di salute.

Sorella del matematico André Weil, fu vicina al pensiero anarchico e all’eterodossia marxista. Ebbe un contatto diretto, sebbene conflittuale, con Lev Trotsky, e fu in rapporto con varie figure di rilievo della cultura francese dell’epoca. Nel corso del tempo, legò se stessa all’esperienza della sequela cristiana, pur nel volontario distacco dalle forme istituzionali della religione, per fedeltà alla propria vocazione morale di presenziare fra gli esclusi. La strenua accettazione della sventura, tema centrale della sua riflessione matura, ebbe ad essere, di pari passo con l’attivismo politico e sociale, una costante delle sue scelte di vita, mosse da una vivace dedizione solidaristica, spinta fino al sacrificio di sé.

La sua complessa figura, accostata in seguito a quelle dei santi, è divenuta celebre anche grazie allo zelo editoriale di Albert Camus, che dopo la morte di lei, a soli 34 anni, ne ha divulgato e promosso le opere, i cui argomenti spaziano dall’etica alla filosofia politica, dalla metafisica all’estetica, comprendendo alcuni testi poetici. (fonte Wikipedia)

un disco per l’estate

Betta, caotica serie di chiazze
sull’abbronzatura perfetta,
ridacchia al telefono,
ha un’agenzia di traslochi
un marito, ma il treno è in ritardo
poi è piccola, ha un bel corpo
ma la pelle screziata
autorizza a pensar male.

Domani è sabato
a Riccione parte un disco per l’estate,
le acque asfaltabili,
sudamericane e spagnole mimetiche,
portaerei al largo.

Roversi le riteneva dune,
rifugi antiaerei
l’Adriatico è bello.
Poco più giù gli arabi, uno sull’altro
pronti a conquistare l’Impero,
noi al solito impegnatissimi
a invecchiare.

L’estinzione dei cavallucci marini
è stata in nome di dio e del progresso,
penso ai pantaloni corti, ma no
non penso che a te.

bikini di sabbia (trad. inglese di Adeodato Piazza Nicolai)

di solito comincia
con una moria di pesci,
prosegue a stracci,
termina a manganellate,
e tutt’indosso deliziosi
bikini di sabbia

mezzo metro di giorno
non fa distanza
col pensiero semi nuovo
da adolescenti di fuori,
sicuro usato come loro

che si rivedranno
se a dio non spiace
nella disumanità organizzata,
ognuno per se
e dio non c’è

SAND BIKINI

It usually begins
with the death of all fish,
proceeds in tatters
ends up in fist fights,
with everybody wearing
a sand bikini

half meter by day
not the distance
for half new thought
adolescents outside,
worn clothes surely like them

they might see each other again
if it does not desplease god
in such organized dishumanity,
each one for himself
and god is not there.

©2017 American translation by Adeodato Piazza Nicolai of the poem BIKINI
DI SABBIA by Flavio Almerighi. All Rights Reserved.