Confidenze

Quando parliamo in silenzio 
sorgono monti di domande insondabili
per via delle risposte.
.
Gli anni provano la carne con freddo,
febbri e piaceri e speranze
ma quel poco detto è molto meno del resto.
.
Basta così a finire il giorno,
ritrovare la notte e coprirsi col buio
dov’è altra vita, resta qualcosa
del mare da cui partimmo.

*

I mari di Ganimede

Sbagliammo.
Le nenie da primo amore
insegnarono poco e nulla.
Inseguimmo ogni giorno
frequenze di frodo
per affetto verso il resto dell’Io.
Sbagliammo
in punta di martello
quando scivola e scheggia.
Il vero inferno rimarrà privato.
Sbagliammo
pensando di trovare mare
su Ganimede ma solo rocce
striate senza sguardi dove
nessun sale risolve il tedio.

*

Caro esimio giorno

Caro esimio giorno,
mi diverto a smussare gli angoli
inciampando su ogni pietra
giusto per darti soddisfazione,
altrimenti illanguidisci e non trovi pace
se non hai sulla lingua il sapore di sale
delle lacrime altrui.
Ti ho buggerato e non te ne sei accorto.
Ho gustato pane fresco, fumato bene,
riordinato alcuni oggetti
che ritenevo smarriti. Quel che manca
lo troverò domani.

*

Nulla dietro

Il guado è dentro un fiume
stagnante, profondo,
che ha smarrito la via del mare
illuso com’è da un paese
riempito a rivoli di latte e miele.
Dentro l’acqua scura
prospera pesce coriaceo e cattivo.
La riva lascia intravedere
nulla dietro,
l’indovino predice e tace
l’esistenza di un luogo
dove le strade corrono parallele
intersecando per un istante
i propri destini,
dove ogni casa possiede un numero
diverso da ogni altra
e una cassetta senza lettere.
Qualcuno pensa sia possibile.

*

Sbiadita e timorosa

Il bene è sotto sforzo,
ogni sera tenta nel vuoto
di abbrancare un sorriso,
una voglia, mentre fuggono
foglie al vento taglienti
dall’età sbiadita e timorosa
per il tutto che imbelletta il cuore
di una gioventù smarrita, inattesa:
la porta semi chiusa apre
al ritorno in giorni dorati
quando i portalettere tarderanno,
ma nulla dentro un calice
rinfrescherà l’anima.

*

 

Leggendo Atwood

Photo by Ben Mack
leggendo Atwood
con la stessa frenesia non curante 
del romanzo,
vorrei chiarire
questa necessità di silenzio
.
prenderò congedo da un cielo
bugiardo di primavera
soltanto se l’aria cadrà in bianco
assieme a fastelli
d’ossa e menzogne

*

il gentiluomo

il suolo magico, l’incendio
alla canna fumaria
in tante piccole scintille,
con un colpo preciso
il metronomo spezza
la cervicale al coniglio

sacchi neri
piombano in acqua:
è festa,
il tempo non più gentiluomo
spoglia con sguardo feroce
chiunque
voglia celare o coprire
le nudità

passata la festa
inseguite le briciole
verso casine di marzapane,
compassato e feroce
il tempo rimpicciolisce
col fascino regolare
del metronomo
smaschera ogni ora

In ombra

Pietra in ombra, semisepolta,
ammutolita di muschio,
patria di insetti sotterranei,
disperati quando viene sollevata
e luce afferra in cecità e pazzie.

Chissà per quanto tempo ancora
terre e spiagge rimarranno qui
a sostenerci fiato e passi.

Chissà, aprissi indici e pollici,
le mia lettera volerebbe via
assieme ai baci che porta.

Dopo il capriccio di uno sguardo
l’uomo l’allontana così com’é.
Rotola adesso, soggetta all’ubbie
d’aria, fuoco, acqua, gravità.
Scivola tra fiori di vita breve.