Sposta il carrello.

Sposta il carrello. Spegni le luci
dopo aver letto. Il letto è lontano,
impellente la voglia di scriverci sopra,
tornare in cantina, rompere due bottiglie,
ma le bottiglie non ci sono,
e il tuo letto è lontano, nubi nerastre.
Le rondini usano prudenza. Sette rondini,
autorizzano a dire è primavera!

Ricordati i piedi nella riconquista
della posizione eretta,
quando gli spiccioli cadono a terra
e non c’è voglia di abbandonarli al destino,
non ce n’è peggiore
nel pezzetto di rame inutile,
del barbone morto di freddo e cherosene
nel tirarlo su da terra.

Lo so, tanta paura in giro, che non si sa mai
quando verranno giorno e ora.
Il mercato non fornisce vuoti a rendere,
soltanto indurite pigne cadute.
Odiami, tieni la boccetta in borsa.
Sposta il carrello. Il binario è fisso.

Annunci

Monto su

Madonna Santa,
ho appena scelto
casa nuova per mamma.
Mentre aspetto il treno
ne passa un altro,
sparato, che a momenti
mi si rovescia la bici.

Un merci stipato di auto nuove,
furgoni tutti bianchi.
Mi chiedo chi
comprerà tanta roba,
quanti sacrifici, cambiali,
discussioni da morirci la sera
anziché cenare.

Bestemmie da quantificare,
donne da lavorare sui sedili dietro.
Qualcuno, magari,
vorrà cambiar colore.

Arriva il mio treno.
Una giovane canta muta
con gli auricolari
conficcati in testa.

Avrei voglia di cioccolata,
di dormire, non di squadrare
tutte quelle facce indebitate.
Va bene dai, facciamo giornata!
Monto su altri pensieri.

finto oro

Dalla matita grassa
di uno scribacchino
scaturirono dieci stupidi centesimi.
Sembrarono oro al finto mendicante,
e li raccolse.
Una donna vestita di nero,
consapevole, mostrava la nuca bianca,
tenera, orgogliosa,
distratta dalle sue stesse parole.

Li chiamai Italia.
Corrosa dalle sue stesse parole,
perde ogni giorno un po’ di onore
e amor proprio. Fida nella legge del ciarlatano.
Sono certo che il suo violoncello
abbia ancora le mestruazioni.

Credimi, non si ama un uomo per lui stesso,
ma lo si ama contro un’altra donna.

Scrisse Nemirovski.

Credimi, non si ama il proprio paese
e il proprio dio, lo si ama contro
un altro paese e un altro dio.
Aggiungo.

Tutti i padri della patria, statisti,
i portaborse, da Camillo Benso a oggi
vengano trascinati in campi di lavoro
e rieducati, ai lavori forzati, condannati tutti
per assenza di lungimiranza.
Niente sogni, ma ricorrenti misure urgenti
a sostegno di, con cui hanno portato fin qui
il paese. Guarda le italiane come sono belle,
sterili, infelici. Continuano a essere giovani,
a non avere uomini.

Lo sono stati invece i padri del mendicante,
lo hanno concepito da soli, cresciuto,
assieme alla violoncellista con l’auricolare,
e alla monetina in finto oro.

Ascolta & Leggi: Enri, non c’è tempo per la verità, testi di Pasolini, Almerighi, musica di Cindy Lauper.

(al mio amico Enri)

Verità su Portella della Ginestra?
Verità sul golpe De Lorenzo?
Verità sul Piano Solo? (risposero colpa di Bobby Solo)
Verità su Piazza Fontana?
Verità su Piazza Della Loggia?
Verità sulle bombe a Savona?
Verità sulle bombe del Sessantanove?
Verità sull’Italicus?
Verità sul Rapido Novecentoquattro?
Verità su Gioia Tauro?
Verità su Peteano?
Verità sulla strage di Bologna? (maledetti!)
Verità per Vittorio Occorsio e Mario Amato?
Verità per Cesare Battisti?
Verità per Giorgiana Masi?
Verità sui Kissinger Cables?
Verità sul S.I.D. e su tutti i servizietti segreti?
Verità sugli anarchici?
Verità per Aldo Moro e Giuseppe Impastato?
Verità su Licio Gelli e suoi apprendisti?
Verità per Pier Paolo Pasolini?
Verità su Gladio?
Verità per la strage di Ustica?
Verità sui traffici di Esseri Umani e neo colonialismo?
Verità per Giulio Regeni?
(Giulio accodati, abbiamo parecchi arretrati.
Mi spiace Enri)

*

«Io so. Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato “golpe” (e che in realtà è una serie di “golpe” istituitasi a sistema di protezione del potere). Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969. Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974. Io so i nomi del “vertice” che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di “golpe”, sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli “ignoti” autori materiali delle stragi più recenti. Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974). Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l’aiuto della Cia (e in second’ordine dei colonnelli greci della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il ’68, e in seguito, sempre con l’aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del “referendum”.Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l’altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l’organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi italiani bruciavano), o a dei personaggio grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli. Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari. Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli. Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi. Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero»

(Pier Paolo Pasolini, Corriere della Sera, 14 novembre)

*

«Andreotti, Fanfani, Rumor, e almeno una dozzina di altri potenti democristiani, dovrebbero essere trascinati sul banco degli imputati. E quivi accusati di una quantità sterminata di reati: indegnità, disprezzo per i cittadini, manipolazione del denaro pubblico, intrallazzo con i petrolieri, con gli industriali, con i banchieri, collaborazione con la Cia, uso illegale di enti come il Sid, responsabilità nelle stragi di Milano, Brescia e Bologna[Treno Italicus]. (almeno in quanto colpevole incapacità di colpirne gli esecutori), distruzione paesaggistica e urbanistica dell’Italia, responsabilità della degradazione antropologica degli italiani, responsabilità dell’esplosione “selvaggia” della cultura di massa e dei mass-media, corresponsabilità della stupidità delittuosa della televisione. Senza un simile processo penale, è inutile sperare che ci sia qualcosa da fare per il nostro paese. È chiaro infatti che la rispettabilità di alcuni democristiani (Moro, Zaccagnini) o la moralità dei comunisti non servono a nulla.»

(Pier Paolo Pasolini, Processare la Dc.)

****************************************

auguri e baci

Il rituale declino
muove passi ogni giorno.

Stemperano le bambole
in soggetti differenti ma
con la stessa identità.
Indossano calze
da farle assomigliare
alle belle di un tempo.

Bagnanti fuori stagione,
molto prima, molto dopo,
godono luoghi disertati
dalla gente perbene.
Illusi per l’apparente esclusiva
valicano giornate
senza pensiero.
Fosse la prima, l’ultima:
fino all’esclamazione stupita
dal riaffiorare
di una madreperla.

Qui da noi oggi
non è consentito dire
si sta da cani!
Le leggi sono molto migliorate.

Quest’epoca sgraziata lascerà
tamponi e assorbenti usati,
cartoni della pizza o poco meno.
Produzioni indigeribili
realizzate a basso costo
tagliando le risorse umane.
(per isolare il freno
agire dal vestibolo)

vergogne amArgine: i tanti casi Cucchi (parole forti e altrettanto inutili)

Questi politici, gracchianti, mediocri e tutti uguali, rapaci anche quando gridano “onestà”, sono l’immagine specchiata di chi li ha nominati e poi fatti eleggere. Le istituzioni sono pur sempre fatte da uomini malgrado la Costituzione più bella del mondo. Questi uomini sono “recuperatori” mandati in giro dalla finanziaria UE a tormentare chi ha sospesi. Forti coi deboli, assai deboli coi più forti di loro. Si chiama ragion di stato, giusto? Casi come quello di Stefano Cucchi, massacrato di botte, e morto per averle prese dentro una stazione dei Carabinieri, ce ne sono stati eccome. Vogliamo parlare dell’anarchico Pinelli e di tutti quelli successivi? Emerge la verità dopo quasi dieci anni, solo perché uno degli imputati ha ceduto a quel minimo di coscienza che ha, e quindi ha confessato. Non preoccupatevi, è stato un incidente, le cose torneranno esattamente come prima: quasi tutti riprenderanno a farla franca. E’ risaputo. Ripropongo un brano di alcuni anni fa, spero che qualcuno abbia voglia di pensare e riflettere su come stiano veramente le cose, e si metta con qualcun altro per tentare di cambiarle.

nomi comuni di cosa

tecniche pionieristiche
fanno sembrare moderni
fogli autunnali già morti,
lasciati alla bontà degli archivisti
alle ante dei loro armadi
riempiti a nomi comuni di cosa

Cucchi, Aldrovandi, Bianzino,
si voglia in caso accertare
se siano morti davvero

(certi bastardi sono poliziotti)

mediocrità è perdersi all’ombra
di un crollo, più giovani i corpi
e più flessibili sono, guariscono
incassano meglio l’offesa
fanno rabbia quei recuperi
e non ci si diverte più

(certi poliziotti sono bastardi)

serve maggior fermezza,
più giusto è un solo colpo,
colpire al cuore risparmiando
sul monte straordinari
sui preventivi e le assoluzioni
perché il fatto non sussiste, poi
alette di pollo e coca cola

Di tanti viaggi leggendari (vi prego non dimenticate)

Incolparono una caldaia,
ditelo a quelli della Linea Trenta
non sorrideranno,
tutti sanno chi è stato
nessuno lo sa.

Sabato è sempre ieri,
qualcuno si è perduto subito
e non è mai stato ritrovato,
qualcuno maledice,
ricordare diventa un lusso.

La stazione riprese il traffico
già la mattina dopo,
il tempo necessario
per dare ordine alle macerie
per tenere a bada il dolore.

Quando torno in stazione,
cerco quel profumo al papavero
che ti piace tanto,
poi rivedo lo spacco
vicino alla stanza delle coccole.

Di tanti viaggi leggendari
ricordo soltanto questo,
mai partito. Irredento.