La prima meta

La prima meta è un balletto classico,
tempo invaghito
da una lunga processione di equinozi,
l’incoerenza disconosce
frastagliata in mille coste dalmate,
durante e dopo terremoti
imprevedibili, com’è loro natura

quando il mosto sarà aceto
e il ricordo confuso alla memoria
sapremo che farne?

acqua da insalata, tigri e gatti,
mille bolle e puntini di sospensione,
mangiatori d’uomini in Malesia:
c’è poco da raccontare
e mille parti da sostenere,
fronde in cerca d’autore.

ce la siamo fatta 75

A parte il fatto che sarvini non si paracaduterà su Livorno per via dell’aggressione (ahahahah!) subita, oggi non c’é molto da segnalare, e dunque il diario langue. Tra l’altro, anche la cronaca non offre molto. Che fine hanno fatto i carabinieri di Piacenza accusati di tutto o quasi? E Littorio Feltri è ancora vivo? Ah, i bei tempi in cui al povero Feltri venivano augurati, molto bonariamente, carcinomi maligni e fulminanti! I leoni da tastiera non sono più i bei leoni di una volta! D’altra parte in un paese come il nostro, dove una camicia strappata è un’aggressione e l’omicidio per pestaggio di un ragazzino una litarella tra regazzi, di cosa dovremmo stupirci? E tutto quel furore religioso che la scorsa primavera incendiava gli animi per via della sospensione delle messe? Pare tutto finito. A questo punto, spero ardentemente che a Chiara Ferragni, dopo avere inciso un disco ed essersi cimentata in una profonda analisi socio politica, non salti in mente di scrivere poesie… a quel punto mi toccherebbe fare pure l’influencer di moda e bellezza. Pertanto eccovi i primi consigli:
Sciacquarsi le ascelle con la boassa di mucca è la nuova tendenza 2020.
In caso finiate bagnoschiuma e sapone, lavatevi il culo con lo shampoo al mentolo.

non torno

i suoni al mattino sono pochi,
campana, uccelli, notizie della notte,
qualche oggetto scivola
da una vita presa a calci.
il gatto vuole il suo cibo
e attenzioni poste a riguardo,
le pretende e ogni tanto si gira
per verificare il mio stato dell’arte,
tradisce impazienza.
la casa è zitta, ferma,
qualcuno le chiama immobili ed è così.
le pareti, la pelle,
si accingono a nuovi colori,
qualcuno dice non torno
e per fortuna, non desidero ritorni

polvere

Luce affilata
taglia la fessura,
ferisce il buio,
la polvere ne è sorpresa.

Sarà una buona giornata,
ma lo stilo, forse,
riproverà a morire

porta a pensare
la bellezza è dono stanco,
figlia di un sospiro perfetto
disperso a tarda sera.

Ricorda, sei polvere.

barbari

rubano lasciando fumo,
offendono ogni giorno questa comune
e le loro donne:
cambieranno maschera, mai recita

barbari, avvocati del diavolo,
col proprio stuolo di chierichetti
bevono senza sete,
mangiano senza ritegno
con immondo appetito,
mangiano purché non mangino altri

parassiti ignoranti non temono biasimo
ma, prima che il soffitto crolli,
sono già scesi in cortile
ad annusare beati rose di pietra,
senza stupirsi dei profumi assenti

non fingono di nascondere
quello che fanno,
il pudore vestale
non abita più le rovine di Roma

Atene è svenduta, Babilonia risorta,
ogni sensazione si aggira, orfana,
nelle terre indurite dalla siccità
pronte al soffio che le porta via

carico urbano pendente

sapremo cosa fare di
questo carico urbano
pendente, caduto per strada,
mille pezzi tutti diversi,
impronunciabili,
impossibili da raccogliere
e riutilizzare?
dove siano caduti,
rimbalzati, in frammenti minuscoli
che non è dato vedere?
oggetti di lampo sbeccati,
chiunque s’incarichi di cercarli,
s’avveda in tempo
e sappia attendere.
la speranza è di poter
tornare presto ad azzannarci,
fotterci, sputarci addosso
come ai bei tempi:
noi non lasceremo tornare
un’aria diversa
da quella nera e irrespirabile,
non torneranno cespugli e prati,
non torneranno api,
non tornerà amore

quanto manca il mare

Quanto manca il mare?

Non sappiamo calcolare
l’acqua e il sale necessari
al nostro. Il cuore,
più loquace da sempre, sa
di lui e della sua costituzione
fatta per mancare.

Ora, senza pensare, dimostra
a questo soggetto
che esiste, e non trema,
se un brivido di vento
lo percorre, inedito, usuale,
omicida.

Quanto manca il mare?

Ogni volta il ricordo
gira attorno, la sensazione
è di volere un po’ male
cui rifarsi per star bene.
Il sangue è come il mare
ma non ha il suo colore.

Resta mistero tutto
come un tempo anche qui
fosse mare che, sconfitto,
si è ritirato urlando
di un suo prossimo ritorno.
Non so. Non so

quanto manca il mare.

Tutta la vita

Tutta la vita è rincorrere un completo fresco lana
per coprire le macchie sulla pelle e i canneti
che il tempo cresce nei luoghi più insospettati,
nella mente, specialmente in bagno, quando
lo stile di vita porta a coltivare fantasie
altrimenti inesprimibili e molto, molto soggettive.

I bei tempi andati tornano fulminei ogni mattina.
Un raggio di sole va a stamparsi sulla foto giovanile
del siamese, sul suo sguardo innocente e omicida,
perfetta demistificazione in ognuno, e sorpreso,
qualcuno avrebbe voglia di risciacquare creatività,
mai bella, sgraziata come pochi e deludente.

Una violaciocca dimenticata si aggira sgraziata
dentro una bottega di articoli per pachidermi,
credo, cercherò per sempre la ricetta perfetta
di masticatore di ruoli da poter vivere ancora.

Timavo

Scorre, si perde,
scende e risorge:
metafora d’essere acqua
non vertigine e paura,
bagna terre di confine
luoghi di otto abitanti;
non ha carte
attrezzato e paziente
com’è. Ha passo di donna,
che non sai
ma non smetti di seguire.