roastbeef al sangue

by Georgi Andinov

“Sa che io per l’appunto
sono semplice, so scherzare.
Semplice da ferire
da guarire. E mi lascia fare
una coorte di errori
tenendomi per mano”

È stupido che, come noi
milioni di limoni
giudizi pressanti e diversi
rispettino casette
buone a nulla, allineate
dipinte dello stesso colore.

Ignobile tempo prestato
alla tranquillità dell’abbaglio,
non c’è retribuzione
nessun imponibile sufficiente
a saldare un conto, un
roastbeef al sangue.

Niente e nessuno è più grande
di noi. Tutti sappiamo,
spaccare teste non è bene
ma lo facciamo ugualmente.

Il gatto dalle uova d’oro

adriano-vanesio-carolinaEsiste lo specchio, esiste, esiste
siamo di lui
il gatto dalle uova d’oro,
curiosi fissiamo
chiedendo chi sia l’altro
in un tentativo estremo d’unghie
tra la parete e il vetro

per capire chi è,
quanto disgusto sparga nel mondo
quanto amore possa rubare
senza ricetta,
quanti auguri di buon lavoro
e buon viaggio rifiuterà
tra sorrisi provati allo specchio

siamo a teatro la truccatrice
(Adriano, l’unico poeta che conosco
ma non depone uova)
il sipario prima di cadere ci guarda
da uno specchio di bucce d’arancia
mangiate con aria cruda
e pane cotto

Qui adesso è tutto cinema

emiliaImmagina strade tutte torve,
lunghe e strette
come abbiamo dentro.
Siamo pianura, qualche appennino.
Parliamo
se rimane qualcosa da dire
di soldi, donne
dell’ultima domenica sportiva.

L’umido è parte di noi
grossi come vino rosso.
Che siamo porte, sbattiamo.

L’equilibrio è quanto di più bello
offra questa pazzia
assieme alla montagna tonda,
donna formosa per noi
guardandola dal basso.

E’ così la strada, così il tempo.
Immagina tutta questa refurtiva
quand’era teatro aperto,
vedi?
Qui adesso è tutto cinema

Di tutti i ricordi che ti ho dato

Alla mia età si diventa orfani
dei figli, ma
di tutti i ricordi che ti ho dato
terrei per noi quell’eroe di guerra,
Onestini mi sembra si chiamasse,
morto di spagnola nel Ventuno,
la sua edicola dimenticata accesa
incubava tuorli di passero,
tu li vedevi vivi, curiosa salivi
a osservare i becchi aperti e muti
nel via vai infinito della fame
del bisogno di mettere piume
avere voce e diventare cattivi.

Al tuo ritorno saranno hqdefaultripartiti.

Solo perché è luce

Solo perché è luce
la luna non stanca.

Scuce e ricuce punti di vista
per quanto è più simile al gatto.
Il buio delle cinque una scoperta
all’uscita silenziosa dal lavoro
dentro un concerto di campane.

Illudeva di sentirsi bene
ma, cambiato il tempo
non si fece più trovare.

Forse per un contatto nei cavi
alle dieci suona il campanello,
sarà umidità, passaggio di nubi
inutile andare a vedere
soltanto un po’ di luce.

luna

Succede al basilico e al ciliegio

(ai figli che s’incontrano e si lasciano)

C’è sempre da imparare
specie in primavera,
quando il seme germoglia precoce
ingannato dal sole generoso.
La terra l’accoglie come quercia.
Succede al basilico e al ciliegio
quando il sole volta le spalle,
l’osserviamo fuggire per paura del calendario.
L’amore nato troppo presto
arrossisce e perisce,
come certe foglie cade
con un’ombra di tristezza sugli occhi
ciliegio