disunirsi e dissolvere (trad. Adeodato Piazza Nicolai)

Il sole risale lento il cementificio.
Il suo abbraccio un’oscura ferita.
Non mi meraviglia la stella di passaggio,
ma evita di farci soffrire
albe da macellai e agenti di commercio.

L’invocazione sale da una vasca bollente.

Figlia, lascia le pietre al loro destino,
muoiano e siano abbandonate in fretta.
Guardale disunirsi e dissolvere.
Dimentica canzoni musulmane,
allarmi rossi e racconti coreani,
tutto armamentario da traslare
ai poveri di spirito.

Siamo eretici per gli atei,
ma neanche stiamo bene coi baciapile.
Tu non sei figlia di un flauto di mare
abbandonato alle onde
Lascia gli scogli, guarda verso casa.

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disjoining and dissolving

The sun slowly climbs on the cement plant
It’s embrace a dark wound.
The passing star desn’t surprise me,
but prevents us from suffering
butcherlike sunrise and salesmen

The invocation rises from a boiling container.

Daughter, leave the stones to their fate,
let them die and be quickly left alone.
Watch them disjoin and dissolve.
Forget muslem songs,
red alarms and Corean news,
it’s all an armament to pass on
to the poor of soul.

We are heretics for unbelievers,
and never hang out with ass-kissers.
You are not the daugher of a sea flute
left to the waves.
Leave the rocks and look towards home.

2017 American translation by Adeodato Piazza Nicolai of the poem
disunirsi e dissolvere by Flavio Almerighi. All Rights Reserve
d.

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isole

Fughe appassionate
dalla calura estiva – isole
le braccia aperte galleggiano
sulla luce pomeridiana.
Saranno, forse no.

Pazienti e in attesa
segreti murati nell’armadio
a fare sonno,
anche adesso bianca neve,
le onde vorrebbero lambirla

ha voglia di andare via
fuggendo oltre
gli sminuzzi di cattivo tempo
rimasti sul parabrezza
o ancora fermi in gola.

Quale destino d’artista
per chi saprà tirare somme
ma non stridere i denti
aprire glicini e arance,
nemmeno disegnare?

I numeri non hanno futuro,
infinito soltanto lo zero,
lasciali ostinare
nell’ozio della logica
a me porta un abbraccio.

mia figlia (trad. inglese di Adeodato Piazza Nicolai)

molte volte
ci siamo amati con le donne
ognuna ha il suo sapore,

l’unica, la più lontana
un giorno fortunato
mi ha dato una figlia,
una donna come me
col mio nome
a battezzare ogni via
di futuro e qualche manifesto

no, implicazioni diverse
non ci sono
è così, basta.

Lasciamo speculare
i molti apprendisti avanzati
inutili altrimenti,
mangino pane
senza lievito di birra,
cicale indurite sui tronchi
nel tempo della siccità,

confini segnati
da un sottile filo di perle.
Cambia l’idioma,
niente più è
soffrire a ore,
il dolore una diaspora,

che mia figlia è bella
unica, venuta bene, sola
difficile da trovare

MY DAUGHTER

Many times
we made love to women
each one with her own flavor,

the only one, the most distant
one lucky day
gave me a daughter,
a woman like me
with my name
to bless every future
way and some manifest

no, different implications
there weren’t
and so it isn’t enough.

Lets speculate on
the many advanced apprendists
otherwise useless,
let them eat bread
and beer without yeast,
hardened cicadas on tree trunks
in the time of dryness,

borders marked
by a thin thread of pearls.
Change the idiom,
Nothing rests
like suffering by hours
pain is a diaspora,

that my daugher is beautiful,
unique, well evolved, alone
difficult to find

© 2017 American translation by A. P. Nicolai of the poem by Flavio Almerighi, MIA FIGLIA. All Rights Reserved for the original and for the translation.

club

strumentazione adeguata
ma pesante di carattere,
il cielo al tramonto,
i feriti tutti d’accordo
niente di meglio,
un canto di sirene
per ammazzare l’agonia
la convinzione, un’abbronzatura
se ne va con poche docce
è la ritualità del destino,
mia figlia inventa
un uomo che l’ami
e mi lasci libero,
sarò una bicicletta prestata
mai più restituita
in questo paese onnivoro
dall’aria piena di canzoni
dove le catene vanno giù
non qui, sarà un altro club
nuovi riferimenti, forme e tracce,
stesse innate meraviglie
che dicono tutto in poco spazio
finché la musica tace

Casalborsetti


I genietti s’intrufolano ovunque
prediligono seni minuti e coppe splendenti,
ti si vede ancora piccola
con cappelletto bianco e sottogola
scontare ogni debolezza futura,
e una piccolissima valigia a mano
quelle di una volta in cartone
piene di speranza.

A Casalborsetti suonano Santo & Johnny,
vendono cocco sempre più bello,
la spiaggia libera è irraggiungibile
come accumulare danaro
per i venditori di elastici e meraviglia.
Cancellerò tutto con agosto
specie questa umanità che fa orrore,
tutti gli altri bacerò senza memoria.

Vertebre, strade che accostano,
il tentativo di gridare, senza volere
si fa cura per mesi.
Ogni voce esterna è polvere di strada,
sabbia sui piedi da slacciare
una volta raggiunta la passerella in cemento,
ne rimarrà sempre un po’
da riportare a casa.

Bologna, 2 agosto 1980 MAI dimenticare

Angela Fresu anni Tre

ci mancammo di un giorno

faccio progetti, ricognizioni
cerco un posto a buon mercato
per mangiare, brutto anno
per sorrisi, fragoline e gambe magre
in posa davanti al rosso parete
di ruggine e materiali rotabili
l’odore, campassi mille anni

dov’è la stanza delle coccole

sull’estate rimangono stelle cadute,
frutta a chilometri zero
la bomba in stazione
di non si sa chi
l’inizio è onda, una fase

di noi butteranno via tutto
sta serena, unico vizio è ricordare
gli uomini preferiscono le bionde
*

il tempo non esiste

Petroliere puniche al largo della Sirte
trascinano natanti sfondi che
solo un miraggio terrebbe sull’acqua,
all’altro capo del disinganno
bambini giocano sulla spiaggia
persi in tripudi di altoparlanti,
poche le bionde utilizzabili
dall’agenzia delle sembianze.
Eri bambina nell’epoca
della mia felicità più vera.

Pronti i menu, pronti i commensali
al gran banchetto del delitto,
pronto un altro Due Agosto
così, tanto per ricordare
il miracolo di vacanze negate,
la vita salva per un no.
Dovevi nascere, tu
col cuore pieno d’ombra
sulla mia paternità dolente
è stato un tempo, il tempo non esiste.

Beirut Snack

Tessute le une sopra le altre
illudono forme nuove,
sono pronte a tutto
le tette in corteo.

Ha torto chi non c’è,
chi c’è ripassa
strabilianti, uniche
vere volute di fumo.

Di tanto velenoso sentire
non c’è più soggetto
da molto tempo, salvo il salto
dell’ultimo istante.

Dietro il sorriso
la strada più stretta
salirà in discesa
in fondo siamo nati
credo, per smarrire
e ritrovare la rotta,

il futuro abbozza
il sole è già domenica
nel salone degli specchi
silenzio, sassi e fionda.