La poesia come usufrutto (una lettura di Lettere da parte di Lucia Triolo).

Ringrazio Lucia Triolo per questa sua lettura/recensione di Lettere apparsa a inizio luglio su Redaction Magazine. Non per far pubblicità, ma a chi interessasse il libro è reperibile qui:

 

https://www.macaboreditore.it/home/index.php/libri/hikashop-menu-for-categories-listing/product/148-lettere

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Recensione di “Lettere” di Flavio Almerighi

 

La cosa “Lettere”                                            
La poesia gestisce il dono di sé, nel duplice segno di un essere verso e di un andare verso qualcosa-qualcuno che, almeno inizialmente, non sa e che non importa sappia se non, forse, solo alla fine. Così la poesia non appartiene e non deve appartenere. Semplicemente rompe il silenzio, anche quello di una coscienza, ed è libera.
Come “essere-verso” il suo dominio sono le “esperienze verbali”.
Come “andare-verso” i suoi sono “percorsi”.
Una delle cose (e delle parole) che nel reale imitano meglio la poesia in questa sua duplice destinazione è la lettera

 

“dato un fruscio
la lettera s’imbuca,
il calamaio nero
rovesciato su preziosi amori,
cancella ogni coscienza
il cui principio è silenzio” (altre ombre, p.9).

 

Vorrei affidare all’ eco del fruscio evocato da questi versi, non a caso estrapolati dalla poesia che apre la silloge, il senso delle riflessioni che proporrò sull’ultima opera poetica di Flavio Almerighi, “Lettere” (edizioni Macabor, Maggio 2021), articolata in quattro sezioni: Lettere mai consegnate, Affrancature a carico del destinatario, Lettere d’amore e non, Lettere di Giovanni Sagrini. 
Rispetto ad altri testi di Almerighi, carichi di suggestioni evocative, la finzione poetica di “Lettere” rivela un’ambizione particolare: quella di innescare nel verso una inopinabile concretezza; c’è infatti una materialità che rimbalza immediatamente all’attenzione: la pretesa sembra essere, almeno inizialmente quella dimettere sotto gli occhi del lettore qualcosa, per così dire, di tattile. Quasi a fargli muovere la mano. Una lettera infatti si tiene tra le dita, passa per le mani. Anche di quelle del postino. Ma poiché è il contenuto della lettera che ci sta a cuore, di questa comunicazione tattile per lo più non ci accorgiamo. Così la forma cartacea finisce nel cassetto o nel cestino e oggi per lo più -nell’età della mail e di whatsapp- da nessuna parte.  Resta, però, che fino all’immediato ieri, una lettera non era lettera se non parlava al tatto. A lui anzitutto doveva dir qualcosa.
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L’articolo prosegue qui:

La poesia come usufrutto

Lettere: una lettura di Alfonsina Caterino.

Caro Flavio,
 
ho finito da poco di leggere tutto d’un fiato il tuo libro “Lettere” – Dopo  scriverò un testo critico. A caldo desidero dirti che l’ho trovato personalissimo,  capace di essere biografico e allo stesso tempo di integrare in ogni parola,  la cosmologia dei sentimenti di cui è formato un essere umano – Questo dato sopra tutti ho trovato molto intrigante e connotativo – Tu scorri il verso come ti scorre la linfa in vena; dunque sei di fronte alla poetica come di fronte allo specchio,  senza ritrarti di un millimetro, ti guardi dentro senza rimediare scuse o calibrare in giusta guisa motivi superiori, per non essere stati altri o fatto altro …. Il tempo diviene materia di servizio –  Tu lo fermi, lo galoppi, raggiungi il piccolo Flavio, lo prendi in braccio e gli indichi la strada che ha percorso senza dirgli di sapere dapprima,  come sarebbe andata –  Il piccolo ti guarda,  sorride non ignaro, ma due volte convinto che era ed è la vita la sola  cosa da fare – Gli dici anche che hai dovuto viaggiare sulle pietre impervie per congiungerti alla sua purezza e poter fare insieme a lui il  consuntivo –  La parola fluisce veloce e, mentre lo fa,  non da adito a ripensamenti, ugualmente al comportamento che tiene l’esistenza con i suoi figli –  Il poeta (Flavio)  sa che non c’era altro modo per vivere, se non vivere –  Sa bene  che è agito da forze invisibili, impassibili, violente,  innaturali, ma la vita è la vita  e null’altro ed è solo essa che infine pensiona ardimento, sogni e rivoluzioni, all’uomo – Il verso, fedele al tuo stile, si declina con un’accentazione  sicura, foriera di  forza e prerogativa,  originali, possenti e   speciali le quali non   consentono di essere partecipate da dubbi e incertezze che non siano loro spose –  Visioni, vissuto, tormenti, paure, aspettative mancate, resi da assolvere, sogni abbattuti e guardie andate a male,  sono il viaggio di un uomo che non finirà mai di farlo e di parlare a tu per tu con il tempo,  mediante un pensiero che non si ritrae da tormenti e colpe, pur di chiarirsi definitivamente con il destino… Il male che prova è pari a quello del suo cavallo di razza  …
Con ammirazione
Alfonsina
 
 

Lettere è in arrivo

Ci sono diverse persone da ringraziare per questo nuovo libro tra pochi giorni reperibile, intanto la notizia è questa.

Abbiate cura di voi,

dei vostri figli e della Legge.

Non trascurate di nascondere

quanto possa restarvi in tasca

in caso il diluvio

bussi alle vostre porte.

Vi diranno usurai,

mangiatori di carne umana.

Tutti ricorderanno Shylock

nessuno Gesù Cristo.