Un ricordo di Alfredo De Palchi (1926 – 2020)

Apprendo stamani della morte di Alfredo De Palchi, avvenuta un paio di giorni fa, uomo anzitutto e poi poeta. Debbo ringraziare Lui se il mio libro Procellaria fu tradotto e pubblicato negli Stati Uniti per le edizioni Xenos Books di Los Angeles e di questo suo avermi notato e trattato affabilmente gli sarò sempre grato. La sua vita è stata lunga, aspra, difficile, e già da alcuni anni era ammalato. Ecco, della sua morte mi dispiace enormemente. La sua vita e le sue opere rimarranno nella mia memoria.

Polvere dovunque su tutto polvere su ciascuno
su me un cadere continuo di polvere dal soffitto
sul letto tappeti bottiglie dalle pareti
che mi serrano nella morsa del mio futuro cadavere
già sepolto sotto il cumulo di polvere di questa
polvere che rassodata nello spazio gira su se stessa
e intorno il sistema termonucleare come me cadavere
che rigiro su me stesso e spostato di quel tanto
dal mio centro intorno me stesso:
costellazione anonima.

(Alfredo De Palchi, 1926 – 2020)

per saperne di più:

http://www.alfredodepalchi.com/

https://en.wikipedia.org/wiki/Alfredo_de_Palchi

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Lettera da un paese diviso

Io non ho la vostra luce, né voi la mia,
ho qualche pietra arrotata e un po’ d’acqua,
mentre gli alberi si sbracciano, sfiorano
giorni perduti o rubati.

Enrico rivide tutto poco dopo che a Giovanna
si spensero gli occhi. Raccontava
di una guerra mai vista, dove chi scampava
la mitraglia lo ammazzavano i carabinieri.

Ubriachi di dolore si torna un po’ bambini:
la verità non basta, né il vuoto può riempire
certe notti di pioggia dove i piccoli dormono
e le madri non vegliano.

Barenthal

Oltre il ciglio della strada,
accerchiati dal bosco,
riposano sulla brezza trasparente
tra canti di uccelli.

Ora, ignoti agli uomini,
ma sempre cari a Dio e alle voci
spente di mogli e figli lontani
dispersi nel tempo.

Lizzie adesso è ovunque
dall’oceano e sulle cime dei fiori,
soltanto le nostre voci
tramezzo a tanta pace

Grassi d’inedia

La casa dell’immaginazione sfrattata con disonestà
cacciò lo spirito dai muri, infestò varchi e strade.
Vuoto a partire da marzo con l’intervento della polizia;
i giornali riportavano numeri, davano i numeri
nessuno di questi attendibile.

Pertanto, travestiti da Nestore,
e col valore di alcuni eroi omerici, qualcuno si dimise,
qualcun altro si lasciò conquistare,
a maggioranza si chiamarono grassi d’inedia
con rinuncia a ogni forma di libero pensiero.

I tigli risalivano fiumi da cui scendevano gli impiccati.
Molte le rappresaglie: tu sei morto, ancora parli?
La civiltà divenne una torcia elettrica data alle correnti.

Accadde tutto ufficialmente da marzo e aprile:
distanziati da ogni senso critico,
pronti a cavalcare l’inerzia intellettuale successiva e precedente.

Milli Graffi (1940-2020)

Un ricordo di Milli Graffi su La Dimora del Tempo Sospeso

La dimora del tempo sospeso

Milli Graffi

(da Embargoed Voice, 2002)

……………resta un segno
…………………..che la movente pluviale vita
………………..tiene ben raccolto e fermo

……………………………………..era….. cosa
l’urlo del tronco aggrappato al braccio
nel balzo alla certezza dell’
essere inseguite

……………………………………..era….. cosa
il sasso rifugio nello schianto del sole
o il sasso pioggia come aperto mantello
o il sasso ombra mugugno di canzone

…….e le grandi foglie figure perdute insegna
…………… globale di tutta la ramificazione

…….cosa? chiama
……………….a raccogliersi
……………………..questa sparuta minoranza

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Milli Graffi, un semplice saluto.

Milli Graffi (1940-2020): grande poeta italiano, editor, traduttrice.

nella mente dello spazio ci entro a sbattere il carrello con forza
a sinistra a soddisfazione a spazzare via con un colpo anatra meccanica
dolce abisso la memoria

tutto dritto è raramente possibile e le svolte a destra o a sinistra
sono sempre tendenziose l’angolo non è mai di 90 gradi non c’è altro da fare
che girare l’angolo dove te lo trovi imperfetto

ma diversamente da Venezia dove il tutto dritto comprende anche angoli
perfetti a 90 gradi e il pedone comprende e tira
dritto nella curva se poi quel dritto l’ha sbagliato torna indietro e tira dritto svoltando dall’altra parte e la
bellissima risorsa della città è che non ti perdi mai veramente te lo senti nella
periferia della mente il disegno del dolce dondolio che non sbaglia nel portarti
là dove condividi il sapere obiettivo del suo andare e ci vai dolcemente svelto

ma a Milano ti perdi implacabilmente il disegno occulto è inaccessibile
non sai mai dove una strada ti può portare sia a piedi che in macchina e alla
fine te lo spieghi e lo capisci
è una città stellare e la direzione è un bivio dove l’ultima destinazione alla fine
configura chiaro il tuo destino quello che è scritto nelle stelle fatalismo che è
una sconfitta perché le stelle non te l’hanno scritto in mente per questo è una
città dove si combatte
torna comodo agli architetti di Milano presumere di essere nella mente delle
stelle e si arrogano il diritto di essere loro il destino la Stazione Centrale di
Milano è sempre stata brutta non ci si può fare niente ma era comoda sincera
ci entravi e vedevi subito la stecca della biglietteria salivi le ampie scale che
vedevi lì immediate e sicure ci hanno infilato le scale mobili a scalini e le
vedevi
immediate e sicure e ci arrivavi ai treni che te li vedevi lì davanti con la forma
di treno tutto era solido lineare immediato il disegno della stazione era vai
avanti
dritto e il treno lo trovi sempre dritto anche se ti alzavi in verticale il
dislivello tra il piano della città e il piano del treno
neanche lo sentivi era un tutto dritto elementare era la rassicurazione che
anche il treno sarebbe filato via tutto dritto la stazione non era costruita nel
disegno della città ma nel disegno del treno
ora l’hanno rovinata entri e non c’è più niente niente biglietti niente edicole
non c’è la gente i treni sono soltanto un cartello piccolo dove c’è scritto
TRENI e ci devi credere come se Magritte non avesse mai fatto i suoi scherzi e
ti devi imbucare in un tunnel basso e uscire nel bagliore lucido stessa intensità di
luce stessi colori svolti a sinistra 90 gradi precisi passerella mobile in salita
liscia senza gradini la valigia ti sbatte sugli stinchi e poi giravolta a 180 gradi
come se volessi tornare indietro altra passerella mobile in salita liscia senza
gradini la valigia sempre sugli stinchi lo capisci il grande disegno occulto per
andare dritto devi fare zig zag due volte
il dietro che stai lasciando e il davanti del tuo futuro si rimpallano a zig zag fra i
due tre quanti
livelli di negozi che ti sparano negli occhi i loro spazi al neon

scrivo poesie per poter dire quello che se comincio a dirlo a voce non mi
ascolta nessuno
quando io è anche tu e mi ti piace ascoltarmi

relitto

oggi ho ricordato un sorriso assente
da ogni immagine ovunque stampata

ho pensato di aprire tutti i cassetti,
cercare, nella speranza che ognuno fosse l’ultimo

ho negato, spergiurato, strillato, rivendicato,
ma ogni cosa si è rivelata velo e vanità

il quadro di Steve è appeso, andrebbe spolverato
ogni tanto per dare posto a nuova polvere

il tempo fa il suo mestiere,
ma in bassa marea tutto quanto riaffiora

europa

barba e capelli di tagliati di fresco,
facciamo musica all’intorno di sedie vuote,
accatastate su nomi
di chi non è più tornato.
lo stesso suono canta ancora
sotto le mani, quelle di un tempo.
il nemico vive, ha cambiato tempi e modi
lo sappiamo bene:
questa europa non lascerà eredi,
poche mazzette di banconote
rimarranno sulle strade a macerare,
sciogliere nella pioggia di marzo,
a volare sulle ali di venti estivi,
a tremare nelle tempeste invernali