dopo un ballo

dopo un ballo viene la malinconia
creduta dispersa in retrovia
ferita mai più pronta a risorgere
sulle impronte del mondo fuggito
alla vista di stelle cadute in mare

dove vivono isole madri di alberi
con foglie larghe e aguzze
quaderno di spose a giugno
per lunghe lettere fitte in fede
e predicati verbali

Ascolta e Leggi: John Zorn e qualcosa da Isole (Ensemble, 2018).

ISOLE è la mia ultima pubblicazione su carta, risale a circa due anni fa. Qui sotto alcuni estratti dal libro, reperibile qui:

Isole

L’ora vuota

Conosci le ragazze?
Le ho dimenticate a tal punto
da crescerne una nella scatola degli spilli.

Sono l’uomo sull’atrio urtato per caso,
amo l’intervallo di un cono da passeggio,
mi accorcio svellendo parole insolite.

Mulini senza pane volano via,
passata l’ora vuota tornano
con impazienza curvilinea di rondini.

Laika per evitarmi si nascose nell’androne
fece carriera e diventò una stella,
ma il mondo non aspetta l’ora vuota
ha voglia di mettersi in affari
rientrare nelle medie stagionali.

Nero stellato badante di chimere
alzo la fronte dalla mia stanza
verso la premura più illesa mai scoperta
sala parto di ogni teologia,
meraviglia e panno steso
alla mercé del respiro
arrugginito in gola

*

Cozzolino Benedetto (1914 – 1989)

Cozzolino Benedetto faceva il muratore
in gessato grigio e un foularino alla Battisti,
tanto bastava per i colpi d’aria
inservibile contro una lupara bianca,
dolce con la zazzera da drudo.

A sera, bello in faccia
e con le mani rotte, volava risoluto
sul ventre della fidanzata
un po’ aspro, dolcemente più boscoso a sud.

Lei, un poco rigida, si chiedeva
di chi fosse il sangue
poi, dopo aver finto di godere,
copriva Benedetto
di nomignoli preziosi.

Infine si rendeva conto, tutto il sangue era suo.

*

disunirsi e dissolvere

Il sole risale lento il cementificio.
Il suo abbraccio un’oscura ferita.
Non mi meraviglia la stella di passaggio,
basta che eviti di farci soffrire
albe da macellai e agenti di commercio.

Figlia, lascia le pietre al loro destino.
Guardale disunirsi e dissolvere.
E siano abbandonate in fretta.

Dimentica tutto l’armamentario
da lasciare ai poveri di spirito.
Tu non sei nata da un flauto di mare
abbandonato alle onde.

Lascia gli scogli, guarda verso casa.

*

Hart Island

L’uomo ha conquistato la terra.
Invaghito della luna
risoluto l’ha sottomessa.
Gli amori, lontanissimi nell’aria,
sono appannati da un lampo.

Troppo tardi per ripartire
il prossimo vapore è domattina.

Avrei preferito trovare sereno
tutti in sonno e ben vestiti.
Nessuna pietà invece,
malgrado il gioco di pazienza
delle mani unite.

Fra tanta sterpaglia e veloci sussurri
chissà, forse,
fuggirà la voglia di essere terra.

Una a una vedo braccia
e foglie autunnali fermarsi,
colare a picco quest’isola

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