Perché ti dici poeta? Sei solo uno stronzo

se per fare il poeta devi essere belloccio, assomigliare vagamente a Cristo, fare i bisogni nella cassettina come i gatti ben educati, frequentare giri giusti, pagare per far libri che nessuno leggerà, frequentare giri e accademie altrettanto giuste, dar via il culo (spero solo in senso lato), scrivere robe inodori, insapori innocue e più brevi di un sms, pompare like e dare buone recensioni in cambio di buone recensioni, iscriverti a una confraternita, insultare il sano lettore che te lo sottolinea, beh, allora ringraziando la Divinità, io non sono un poeta: la Poesia non ha bisogno di me e di nessuno di noi, sa Lei cosa le serve

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Postumi

Regalò, dopo averlo pagato caro,
un suo libro fresco di stampa
con la copertina rosa dei diari
perduti dalla bella Elisa Sansovino.
Eppure dentro, oltre l’apparenza
la confessione non fu qualsiasi
ma la sua morte, la sua vita.

Lo studio di decenni
l’aveva attaccato da ogni parte,
sì che anche ridere era rischioso.

Se ne andò
come si tira indietro per tempo
una fiera prima di morire.
Dimenticò il suo libro.
A Roma come a Cartagine
lo smarrimento è tutto un sale.
Il Confessato non so più dov’è.

Lui nemmeno sa
quanto sia stato orgoglioso
di averlo sfogliato.

*

invocazione a Gagarin

Jurij spara alle stelle
ti prego, dei da ravvivare
e marinai col sestante
non ce ne sono più.

Vengano giù a scaldarmi
qui fa freddo.
Sono manovale,
faccio il muratore in case d’altri
per me non ne ho mai tirate su.

Oggi c’era tutto quel cemento
da gettare e le ore
non si sono contate,
nemmeno segnate.

Le ho perdute assieme al mio tempo,
assieme alla corriera delle Undici:
alla fermata ora fa freddo,
scambio due parole
con lo sconosciuto

e diventano tutte bianche.
Come eri tu, Jurij
mandami Dio, t’invoco
manda mia figlia che non sa.

Ora è buio,
ma la gettata era perfetta
in squadra, bella
e sta asciugando bene.

******

bestie da camera

molti animali impuri galleggiano
sul pelo d’acqua di religioni altrui;
si allenano al dunque
sognando di non vederlo approdare

fruscio d’ali e donne che si svestono
l’umore confuso è adeguato all’abito;
ogni veglia ricordare e smettere
mentre i piedi affondano

finiremo per credere di vederli spuntare
dall’antro di verginità smarrita
sull’isola di Bocklin

****

risate amAr(E)gine: Chi sbaglia paga, Malagò invece no


dal Fondo di Marco Travaglio (Fatto Quotidiano 16-11-2017)

Sono passati 15 giorni, Tavecchio e Ventura sono gli unici ad averci lasciato le chiappe (si fa per dire) ma lo sport italiano va tutto rifondato, a partire dal Coni. Oltre al tiro al bersaglio con archi e carabine, la scherma e il rutto libero, in quali altri sport eccelle l’Italia?

Dimissioni, dimissioni! Da due giorni un solo grido si leva dalla Nazione tutta, dall’Alpi a Scilla. I destinatari sono ovviamente e sacrosantamente il presidente della Figc Carlo Tavecchio e il ct Gian Piero Ventura, che ieri è stato licenziato. Invece Tavecchio, uno che verrebbe scartato pure nel Terzo mondo come posteggiatore abusivo, resta. Ma è comunque bizzarro che in Italia l’etica della responsabilità – “chi sbaglia paga” – valga per il pallone e non per la politica, l’economia e il resto dello sport. Com’è ridotto il Coni l’abbiamo raccontato lunedì in un’inchiesta del Fatto: 23 federazioni sportive su 44 sono in rosso, alcune tecnicamente fallite. E, se avessero partorito campioni e medaglie, si potrebbe pure perdonarle: invece da tempo lo sport italiano, in mano a carrozzoni, stipendifici, marchettifici e ospizi per politici in disarmo, scarseggia di eccellenze.
L’ètà dell’oro di Spagna 1982, di Mennea, Simeoni, Abbagnale, Oliva, Di Biasi, Cagnotto, Cova, Thoeni, Gros, Vaccaroni, Masala, Moser, Saronni, Canins, Meneghin e il Settebello di pallanuoto, per citare i primi che vengono in mente, dinanzi al quasi-deserto di oggi, è roba da lucciconi agli occhi. Quindi in che senso Malagò dice che al posto di Tavecchio se ne sarebbe già andato, visto che è ancora lì? E di quale “rifondazione del calcio” blatera il cosiddetto ministro Lotti, complice o almeno palo del sistema?

Renzi invece va al Tg1, cioè a casa sua, e chiede che “chi ha sbagliato se ne vada”: il che, a parte la profondità del ragionamento, ci potrebbe anche stare se a dirlo non fosse lui, che non ha alcun titolo per decidere presidenti e ct (come l’amico B., che nel 2000 insultò Zoff dopo l’Europeo perso in finale con la Francia). O se a dirlo fosse lui, ma con l’annuncio delle dimissioni da segretario Pd, essendo il più grande perditore della storia dalla scomparsa di Fantozzi.
Uno che, dopo le Europee del 2014 (quando gli elettori non lo conoscevano), è riuscito a schiantarsi in tutte le elezioni circoscrizionali, comunali e regionali, più referendum. Uno che annuncia la rinascita di Alitalia, e Alitalia affonda. Il risanamento di Mps (“un bell’affare in cui investire”), e Mps cola a picco fino al salvataggio di Stato per la modica cifra di 9 miliardi. La resurrezione dell’Unità, e l’Unità chiude. Il salvataggio di Almaviva, e Almaviva defunge. L’Italicum che tutto il mondo c’invidia, e la Consulta glielo rade al suolo. Il lancio in Borsa della Ferrari, e il titolo viene bloccato per eccesso di ribasso. Il rilancio della Rai liberata dai partiti (tranne il suo), e la Rai tracolla, anche grazie alle geniali epurazioni di Giannini, Giletti e Gabanelli.

Il boom del Pil (il più basso d’Europa) e dell’occupazione (che cresceva di più quando non c’erano né lui né il Jobs Act né i 12 miliardi di incentivi alle imprese, la ripresa mondiale era al palo, i tassi e il petrolio erano alle stelle). Il Pd a vocazione maggioritaria, che ha subìto una scissione e oggi vale meno di quello di Bersani. Una collezione di fiaschi da far invidia a una cantina sociale. Quindi “chi ha sbagliato se ne vada”, esclusi i presenti.
Ps. Mentre finisco di scrivere, mi chiama Padellaro: “Ma l’hai visto il video di Renzi che fa a Putin il pronostico sui Mondiali del 2018?”. Azz, mi era sfuggito. E dire che i pronostici di Renzi li colleziono tutti, da quando il Divino Otelma lo definì “un vampiro astrale che porta sfiga a chi gli è vicino”. Per i Mondiali del 2014 augurò mirabilie agli azzurri, infatti vinse la Germania. Ci riprovò con gli Europei 2016, e vinse il Portogallo. Ma il meglio lo diede quando volò alle Olimpiadi di Rio e inferse messaggi beneauguranti a tutti gli atleti che, ignari dei suoi poteri nefasti, ringraziavano pure. Riempì di sms la schermitrice Rossella Fiamingo, favorita per la medaglia d’oro, infatti prese l’argento. Un altro superfavorito era Vincenzo Nibali: bastò un “Forza Vincenzo” e quello si schiantò per la prima volta in vita sua alla prima curva (doppia frattura). Chi teneva al medagliere azzurro convinse Renzi ad anticipare il rimpatrio. Lui, dalla scaletta dell’aereo, fece in tempo a twittare: “Il mio atleta preferito è una sola Federica Pellegrini, la Divina: l’ho vista in forma”, aggiungendo un misterioso “Only Federica” in una lingua sconosciuta. La povera Only arrivò quarta.
In ottobre, Renzi si recò in gita premio alla Casa Bianca dal pensionando Obama, viatico per l’immancabile vittoria referendaria del 4 dicembre, e di lì augurò ogni bene alla missione europea a guida italiana della sonda Schiaparelli su Marte: “Il nostro Paese vive un’altra pagina di orgoglio. L’Europa arriva su Marte, con una missione a leadership italiana e la sonda Schiaparelli. Un grande sogno europeo, reso possibile dalla straordinaria qualità dei ricercatori italiani che ho incontrato giorni fa a Torino. Viva chi ci prova, viva chi si mette in gioco, viva chi innova”. Di lì a poco, puntuale come un funerale, la capsula spaziale precipitò nel vuoto senza lasciare tracce.
All’implacabile score del Grande Gufo mancavano giusto i Mondiali del 2018, infatti ecco il filmato che impazza sul Web. Il 10 giugno 2015, all’Expo di Milano (altro trionfo con 250 milioni di buco), Renzi disse a un impietrito Vladimir Putin: “Non parlo dei Mondiali, sennò c’è crisi diplomatica perché vogliamo vincere i Mondiali in Russia del 2018, quindi fermiamoci qui”. Ma ormai il destino azzurro era segnato. Un anno dopo, ignaro di tutto, Ventura accettò la Nazionale. Ora, dopo la doccia svedese, tutti a disquisire dei suoi schemi sbagliati. Calunnie: il povero citì non avrebbe avuto scampo comunque.

Peggio della profezia di Renzi, poteva capitargli solo una sfida-sfiga di Fassino: “Se la Svezia pensa di qualificarsi ai Mondiali, faccia i playoff con l’Italia e poi vediamo chi vince”.

i diffidenti (con Trad. inglese di Adeodato Piazza Nicolai)

il mio letto vive
indicibili fantasie
e non ha nome,
la notte si sa
non è fatta per cantare,

la diffidenza è necessaria
per sopravvivere agli acari
specie al mattino
per uscire in strada,
rientrare indenne
a ogni rispettabile sportello

il letto intatto
il letto sfatto
la sera solenne.

L’ultima passa sulle altre
senza un al di là,
solo perché la sera
non offre altro.

La femmina dell’uomo.
Il maschio della donna.
Quando la donna
con gli anni diventa faticosa,
puntualmente i piedi
tornano freddi.

The diffidents

My bed inhabits
unspoken phantasies
with no name,

necessary diffidence
to survive the bugs
especially in the morning
to go out on the road
reenter with no incidents
in every respectable office window

the bed intact
the bed undone
solemn at night.

The last goes ahead of the others
without a who goes there,
only because evening
offers nothing else.

The man’s woman
the male of a female.
When the female
In old age gets difficult,
punctually her feet
turn cold.

© 2017 American transposition by A. P. Nicolai of the poem I DIFFIDENTI by Flavio Almerighi,
All Rights Reserved for the original and the translation.

il Palazzo d’Inverno

L’umanità si divide per tre,
uomini, donne, esuberi.
Agli uomini spettano
i propri Diritti Universali.
Alle donne più o meno lo stesso
ma facciamo un po’ meno.

Agli esuberi spettano ovunque
parcheggi, niente ombrelloni,
legati agli umori e alle briciole
che cadono dall’altrui privilegio.
Sono inutili a parte quando
servono a dilatare il profitto.

Maggioranza in aumento,
il solito caffè alle Tre
ci si intrattiene ancora un po’.
Maledizione, penso sempre
a quando decideranno di assalire
il Palazzo d’Inverno.