Mai na gioia 113

L’eccesso peggiore è lo spreco. Tempo, danaro, cibo, amore: abbiamo sprecato tutto fino a tagliarci la speranza di un futuro migliore, e non soltanto a noi ma anche alle prossime generazioni. Mentre si sprecava, la maggior parte degli emarginati ci ha osservato dapprima con cupidigia e poi con odio sempre crescente. I bambini del Biafra scheletrici ma con occhi dolci non esistono più, ora fanno la guerriglia e non è impossibile pensare che, prima o poi, arrivino alla nostra porta. Il declino porta dietro lassismo, distruzione dei valori senza sostituzione con altri e una forma di adattamento al vuoto he renderà noialtri ancora più cattivi. Buoni non ce ne sono se non nei film di Amedeo Nazzari, avete  notato con quale ferocia siete osservati, e soprattutto osservate? L’acqua dolce scarseggia, i rifiuti sono dappertutto e nessuno più ha, a parte qualche obnubilato ottantacinquenne strafatto di viagra in perenne difesa del malloppo, l’ardire di promettere un avvenire migliore? Un futuro della nostra società migliore di questo, il disegno di una società migliore? I nostri stessi figli ci guardano storto, e la solidarietà è diventata una forma di esibizionismo: insomma un altro spreco.

Invisibile

Normalmente lo scalino è vuoto,
la banca è piena di chi ancora 
ha qualcosa da perdere, ma oggi
qualcuno riposa là sopra,
ha la faccia di chi in banca non potrà
mai più entrare, qualcosa nelle sporte
i piedi gonfi di cammino:
la voce bassa lascia intendere
una vergogna piegata repressa
verso il passato prossimo di chi
in strada è da poco: invisibile
è più libero e farà appello
al poco cristianesimo rimasto,
noi siamo il suo resto.

*

 

Olio e Limone

Tutto è provvisorio.
Mentre una rondella di limone prende il sole
dimezzata sull’oscura e brillante pietra lavica
la polpa sezionata pulsa intermittenze di luci.
.
Beata Vergine, non una marca d’olio italiano,
su tutto a osservare il ritmo astioso
passo respiro:
clima e tempo si accoppiano.
.
Trascorrere accarezza ossida ogni creatura
cui cambia colore e tratti.
Ritengono per errore di rimanere le stesse
tant’è impercettibile il mutamento.
.
Il limone corre morbido verso la fine
incapace di accompagnarsi a una bibita fredda
d’amore.
Piange Moloch il suo umano sacrificio.

*

Mai na gioia 71 (articolo rubato a Iole Toini)

17/06/2022
Una (e molte) storia vera.
Quanto costa il lavoro? Un buon 50% della propria vita?
Costa anche di più quando un lavoro non ce l’hai.
Delusione, preoccupazione, svilimento. Frustrazione, stress, rinunce.
Il mercato del lavoro. E viene in mente quel luogo dove si contratta al ribasso. Dove ci sono persone che chiamano all’incanto. Vendite gonfiate, per metà fasulle o totali truffe.
La merce trattata è l’uomo stesso. La sua dignità, la sua persona unica e speciale. La sua vita.
Da una parte un uomo o una donna che hanno in mano la paletta del voto da attribuire a un altro uomo o donna che si deve prestare a farsi analizzare fisicamente e psichicamente (ricorda qualcosa). E in mezzo, un altro uomo o donna che fa da mediatore.
Naturalmente il mediatore ha ben presente chi è che muove l’asticella. Lui o lei è un mediatore che pende da una parte. Mai da quella del più fragile. Eccetto qualche rarità.
Le aziende sono in cerca di personale, si sente dire. Alberghi, pizzerie, aziende di meccanica, di guarnizioni, non riescono a trovare persone che siano disposte a lavorare. Ma davvero? Che sfaticati. Che buon tempo che hanno. Sì lamentano che non trovano lavoro e invece non hanno voglia di lavorare…
Vero?
E se fosse che quel lavoro è offerto a pochi euro? Magari in nero? Forse con un contratto a chiamata?
Se vuoi lavorare è così, prendere o lasciare.
Se hai figli da mantenere, se hai un mutuo da pagare, e bollette, auto, scuola, e possibilmente una vita da vivere, abbassi il crapone e via andare, dalle 6 alle 14, dalle 14 alle 22, dalle 22 alle 6. E il sabato? E no, almeno mezza giornata la devi fare. Facoltativo, naturalmente, ma se non lo fai poi facciamo i conti. Che sono sempre al ribasso.
E cosa viene da fare quando un bel giorno, dopo parecchio che cerchi il tuo agognato lavoro, ti chiama la mediatrice e ti dice ho un lavoro per te. Il cielo si illumina, e tu vai all’agenzia e senti la proposta e cominci a sognare. Una ditta seria, vicino a casa, 8 ore con contratto, domani vieni che parli con la proprietaria. E si fa festa quella sera, moderata, perché manca ancora un semaforo da passare.
E ti presenti il tal giorno puntuale, e rispondi a tutte le domande, e cerchi di essere equilibrata seria preparata. Ho un figlio, sì, ma mi organizzo, lo porto prima all’asilo e lo ritiro più tardi. Costa 100 euro in più al mese ma ne vale la pena. Il contratto per ora è di una settimana, poi per un mese, poi un altro e poi chissà…
E sì, la ditta mi piace, le ragazze sono carine, ho tempo per un caffè, lavoro in piedi tutto il giorno, inscatolo guarnizioni, è noioso ma non importa, sono finalmente felice. Forse fra un anno avremo i soldi per comprarci un’auto, e forse riusciremo ad andare qualche giorno al mare col bambino, e forse…
È finita la prima settimana. È andato tutto benissimo. Mi aspetta un bel weekend. E poi la proprietaria ( la proprietaria della ditta?) mi dice che il contratto è terminato.
Era di una settimana, no? E la settimana è finita. Avevamo bisogno di una buona mano. Sei stata molto utile, grazie. Ti terremo in considerazione. Ma per essere sincera – sai, a me piace molto la sincerità, e essere generosa, e dare ill buon esempio, e andare alla messa, e preferiamo un ragazzo, forte, giovane, senza mestruo, e se lo troviamo anche senza dignità sarà proprio il top.