Letture amArgine: Inediti di Yuleisy Cruz Lezcano (con una nota dell’autrice)

In questi giorni mi è accaduto, spesso, di occuparmi a lungo della contemplazione, di meravigliarmi della creazione di ogni forma di vita che racconta l’esistenza, in quell’energia invisibile, impercettibile agli occhi. Contemplando, ho sentito penetrare il mio mondo dalla natura e ho capito che la nascita, la morte e la resurrezione del sole vogliono mostrarci, a noi esseri umani, la possibilità di vita e di rinascita.
Ogni giorno è un ciclo del ciclo. Ogni luna e ogni sole ci ricollegano all’acqua, al mondo vegetale, alla fecondità e alla nascita.
Nascendo, siamo inizialmente nudi nel vento, potremo tremare con la pioggia, scioglierci nel sole, possiamo urlare contro la vita e alla vita, sognando di diventare la vita stessa. (Yuleisy Cruz Lezcano)

*

Una poetica viva, spirituale, lirica, che sa amplificare con forza tutto quanto potrebbe passare inosservato anche a poeti conclamati. Nello spazio di pochi versi, la sintesi di un mondo anche arcaico, anzitutto vissuto e portato in dono alla disponibilità del lettore. D’altra parte essere ancora vivi in tanta morte è la capacità di saper interpretare i segni, il respirare di un mondo dove siamo immersi, che ci da vita, ma che siamo bravissimi a ignorare. In tempi bui come questi una poesia che dunque rianima con la magia della visione, la capacità della Visione. Buona lettura.

*

Lasciar andare

Per lasciar andare le cose
bisogna soffrirle fino in fondo
finché il dolore non fa più male,
bisogna camminare
per pozzanghere perse,
attraverso il paludismo pastoso
di tutti gli sfratti di profumi erranti,
fra le vecchie piaghe
con le ossa marce,
camminare e camminare
su vulcani incatenati,
e urlare e gridare:
“in tutta questa morte,
sono ancora viva!”

*

Breve sogno

Per il regno della rugiada
vive il mio sangue la sua morte,
la mia sete vorrei offrirti,
darti il mio respiro,
la stella che da me esce,
le parole sommerse,
le ombre dal cuore emerse,
nascondendo le ferite.
Vorrei darti
la mia migliore parte,
un bacio che non si dimentica,
una promessa che dura tutta la vita.

*

Fotogrammi

Nello spazio di infinite lune
si apre l’evocazione della profezia
di parole che illuminano la poesia
con la cecità della nebbia,
errante sul firmamento.
La mano segue l’intento
di disegnare specchi di brezza
per giocare con la carezza
delle stelle senza regno.
Si colgono nello sfocato disegno
orizzonti senza anima
dell’orbita più lontana,
riflessa sulla terra che frana.

*

Visioni

Con labbra piene di fantasmi
e palpebre rubate alla nebbia,
le foglie suicide
si riempiono di pagine morte.
La natura respira storie di oblio,
aperte in un mondo di fiori grigi
che cadono senza memoria.
Nessuno capisce l’entità delle spine
quando non ci sono più le rose.
La morte, a migliaia, confonde
le urla dei fusti
di olmi sfocati, di erbette sfiorite
trasudanti linfa su prati cupi.
Si tuffano sui rami i venti,
accompagnano i rintocchi dei tempi lenti
e spingono acque su fiumi ingialliti,
dove si riuniscono scorie.
Sotto la melma che unge memorie,
gli umidi boschi galleggianti
si avvolgono nella nebbia
per esaltare le angosce
di tutti i naufragi.
Le migrazioni e gli ultimi viaggi
si spengono lentamente,
dinanzi alla distesa si avverte il niente.
Il silenzio risuona nella muta allegoria,
per immaginare la vita,
ci vuole fantasia.

**************************************************************

Yuleisy Cruz Lezcano, poetessa e scrittrice di origine cubana, nata a Cuba il 13 marzo 1973, è emigrata in Italia dal 1992, in specifico a Bologna dove consegue le lauree in Scienze Biologiche e Laurea Magistrale in scienze infermieristiche e ostetricia. Lavora nella sanità pubblica. Dal 2013, partecipa a vari premi letterari, ottenendo ottimi risultati.
Ha pubblicato diversi libri ed è presente in diverse antologie italiane e internazionali.
E’ stata eletta membro onorario del Festival Internazionale di Tozeur, Tunisia.
Nel 2018 è stata giurato di diversi premi letterari e organizzatrice del Mini festival della poesia al femminile nel Comune di Signa (Fi). E’ collaboratrice dei blog Alessandria Today (https://alessandria.today/) e Il Giornale
Letterario (https://www.ilgiornaleletterario.it/).

Pubblicazioni
Demamah il signore del deserto – 2019 – Monetti Editore
Inventario delle cose perdute – 2018 – Leonida Edizioni
Tristano e Isotta. La storia si ripete – 2018 – SwanBook Edizioni
Fotogrammi di confine – 2017 – Casa editrice Laura Capone
Soffio di anime erranti – 2017 – Prospettiva Editrice
Frammenti di sole e nebbia sull’Appennino 2016 – Leonida Edizioni
Credibili incertezze – 2016 – Leonida Edizioni
Due amanti noi – 2015 – FusibiliaLibri
Piccoli fermioni d’amore 2015 – Libreria Editrice Urso
Sensi da sfogliare 2014 – Leonida Edizioni
Tracce di semi sonori con i colori della vita 2014 – Centro Studi Tindari Patti
Cuori Attorno a una favola 2014 – Apollo Edizioni
Vita su un ponte di legno 2014 – Edizioni Montag
Diario di una ipocrita – 2014 – Libreria Editrice Urso
Fra distruzione e rinascita: la vita – 2014 – Leonida Editore
Pensieri trasognati per un sogno – 2013 – Centro Studi Tindari Patti

Irene Rapelli: Febbre Lunare (e book scaricabile gratis dal sito dell’autrice)

Continua, tra momenti di pausa e riflessione, l’avventura creativa di Irene Rapelli, che propone un e book con venti pezzi recenti di cui consiglio vivamente la lettura. L’ebook, curato dall’autrice, è reperibile dal suo blog, qui:

Febbre lunare

sarà anche l’occasione preziosa per riscoprire la poetica efficace e di notevole fattura di questa giovane autrice.

Grazie

Ascolta & Leggi: Beatles e poesie di Lucia Triolo

Quello che mi ha colpito fin da subito, nelle scrittura di Lucia Triolo, è l’iperrealismo arricchito da metafore, surrealiste a volte, realmente azzeccate. L’autore, il suo corpo s’immola, è ponte su cui la poesia attraversa. Probabilmente è questa la chiave di buona parte di questa poesia, per lo meno di quella che ho letto fin qui. Dire che è stata una scoperta felice è riduttivo. E’ possibile che l’esigenza creativa, scoperta in vena ben oltre l’età della ragione, l’abbia resa più libera e molto più originale. In questo momento non riuscirei ad accostare i lavori di Lucia Triolo ad altri autori contemporanei, specie nostrani. Una scrittura di forte originalità, o comunque il coraggio di averla ritrovata se dimenticata. Bravissima, dunque, e da seguire. Buona lettura.

”Quasi leggera morte”*

apro la pioggia
mi guarda
come una tragedia voltata
a contare una per una le lettere
dei nostri nomi
e noi: soliloqui di un ventriloquo!
Il corpo è un ponte su cui passa leggera morte

questa notte
scopre l’attesa della
tua bocca

*Osip Mandel’štam

*

Cronache dal mondo

Qui tra i muri è freddo
la rabbia non ha più nulla
di sexy
né toast da offrire
Come in un quadro di Max Ernst
gira gente
che ha scambiato
la scarpa della madre per la sciarpa
e se l’è appesa al collo:
vanno tutti in cerca della propria pazzia
la coscienza non abita più
la parola

Io sono la reincarnazione
di un tostapane

*

E tu venivi
senza fretta
insegnavi alla mia fronte
la ruga
camminavamo insieme
la strada
che avevamo percorso
da soli
tutto tenevamo
negli occhi
il tuo verso tiepido
e la rosa

parlavi in piena luce alla mia bocca
baciavi il si e il no

l’ultima parola che ci ha guardato
deve ora restare
da sola

*

Pezzi della tua morte

parlavi
a pezzi della tua morte
abitavano il tuo corpo giallo:
l’ allampanato condominio
dove lo sbruffone si diverte a suonare
i citofoni

la tua esplosione di rabbia come vento
continuava a girare a girare
a spazzarne via
i risvolti dall’ultima pelle che ancora li ricopriva
neanche fosse erba secca

restavano solo pezzi della
tua morte
scaglie dei tuoi discorsi

e la tua inutile fame
di vita

*

TRITTICO DELL’INIZIO

I

può un inizio essere bugiardo?
il mio lo fu
come nacque in me? l’idea
che m’ assedia
quanto la scheggia di una bomba
scoppiata in un’ altra testa

II

in me nascevano le idee
poi le distruggevo
come fanno gli uomini con le città
c’era qualcuno che si toccava
e non aveva scelta
nei suoi occhi
ma aveva una sorella che guardava
e contava fino a dieci
e poi ricominciava
saltava l’oggi
numerava l’altro ieri
che era cambiato il mese
saltava l’oggi
numerava un dopodomani
che sarebbe cambiata la stagione
saltava il qui
era sempre là
e poi un poco più in là
saltava il qui
perché non
lo cercava e non
lo trovava
ed era senza tempo e senza spazio
sempre in penombra

era
sì era.
ma non sono sicura che ci fosse
era
ma forse non c’era
tutto l’universo non era abbastanza grande
da accogliere il suo non esserci

III

saltava il padre che le mancava
non aveva mai amato
le paternità dell’ultimo minuto
decise di andar via
saltando alla corda
insieme.

*******************************************************
Lucia Triolo è nata e vive a Palermo, nella cui Università ha insegnato Filosofia del diritto.
Il suo impegno come scrittrice di poesia è recente: ha pubblicato per la G.A Edizioni: “L’oltre me” (Maggio 2016), per le Edizioni il Fiorino: “Il tempo dell’attesa” (Maggio 2017), per La Ruota Edizioni: “E dietro le spalle gli occhi” (Febbraio 2018), per BIbliotheke Edi-zioni: “Metafisiche Rallentate” (Ottobre 2018). per DrawUp Edizioni: “Dedica” (Aprile 2019), ancora per La Ruota Edizioni: “Dialoghi di una vagina e delle sue lenzuola” (Mag-gio 2019). È presente in numerose riviste e antologie pubblicate nel quadriennio 2016/19.
Numerosi i riconoscimenti: vincitrice per LietoColle dell’ iPoet Dicembre 2017, prima clas-sificata al Concorso internazionale Il canto delle Muse 2017 (poesia a tema), al Premio Gustavo Pece 2017, al Premio AlberoAndronico 2018 (raccolta inedita di poesia), al Pre-mio Città di Latina 2018 (silloge inedita); al Premio Letterario Per Agnese 2019, al Premio Il Sirmione Lugana 2019. Premio Amelia Rosselli al Premio Nazionale di Poesia e Narra-tiva Città di Conza della Campania 2018, terza classificata al XIX Concorso Nazionale di Poesia e Narrativa Guido Gozzano ed. 2018, secondo premio in memoria di Duccia Cami-ciotti, nel Premio internazionale Giglio blu di Firenze, seconda classificata al Premio Albe-roAndronico (silloge inedita) 2019 e al Premio ASAS (silloge inedita) 2019, al Premio Cit-tà di Latina 2019 (silloge inedita). Quarta classificata al Premio Nazionale di Poesia e Nar-rativa Città di Conza della Campania 2019. Alcune sue poesie -di cui una anche in tra-duzione spagnola- sono apparsi in Febbraio 2019 sulla Rivista Atelier Web, in Maggio 2019 su Limeslitere, in Luglio 2019 su Le stanze di Carta, in Febbraio 2020 su Germogli-Tropismi e a più riprese su diversi quotidiani. Inserita nell’ agenda poetica Il Segreto delle fragole 2020 (Lietocolle edizioni), nell’antologia Poeti per L’Infinito (V. Guarracino a cura: di), nell’evento Cartoline per Leopardi (V. Guarracino e A. Di Mineo: a cura di), nella re-centissima antologia italo-tunisina Nello stesso mare (Abdallah Gasmi e Lucilla Trapazzo a cura di).

.

Ascolta & Leggi: Inediti di Sabastiano A. Patanè Ferro con musica di Karl Jenkins

C’è molto dramma nelle poesie di Sebastiano, un uomo che con la penna riesce a rivoltarsi le interiora, a farne uscire, nel bene e nel male, la sincera verità. Una poesia, la sua, calata nella sua terra, somma di bellezza e infinite contraddizioni. Preferire all’inferno le dalie, è un grande atto di speranza e infinito coraggio personale. Una poesia che apprezzo profondamente e vi porgo, ringraziando l’autore per la sua disponibilità.

*
il rosario ha perso un grano
di nuovo il costato trafitto
e in basso -succede spesso-
una bocca salterà il pasto

la preghiera s’inceppa si confonde
diventa scura e cade
quasi come una bestemmia
appena sotto l’altare

ha perso un grano il rosario
tra le cosce e il seno
forse lungo i corridoi sottopelle
delle collaudate menzogne

non riescono le dita
ad aggirare il fosso
e ripetono una vecchia pietà
nemmeno più in cartellone

mentre si muore di freddo
sotto un piumone e un bimbo cade
accanto alla pietra di un colone
ancora calda

*
la mente della sera
superati gli occhi
si ferma a ridosso
di un rimpianto
ci provi vuoi scansarlo
lo spingi fuori dal cerchietto
lo annebbi
con piccole indecenze
o cucchiaiate di nutella
ma lui sempre lì
convesso e concavo
concavo e convesso

lo schivi poi lo scalci
accendi il fuoco
sotto il gelsomino
dell’ultima poesia
apri la finestra
lo lanci nel tuo vuoto
senza alcun ritorno
nell’abisso di richiami
pieno fino all’orlo
l’abisso concavo
della schiena curva
della poesia schiena
della schiena muro

*
il passo reale eppure era gesso
quasi un sagittario da innamorare
come l’avanzante di Pompei

era, perché rimane passato
bellezza espressa in una compressione
tanto che il cuore batteva forte
una volta al mese
quando il pullman non era troppo pieno

aristocratica bella
affascinante ossessione dell’archeologo
un passo dietro l’altro
nel foyer del Massimo Bellini
proprio dove esplodevano tutte le misure

ma la mano, quella mano così regina
breve e fredda come un bassorilievo
senza alcun sacro e spiegata poi da un dottore

*
una somma di incantesimi
nasconde porte strade occhi
persino ponti e sotterranei
contorti dall’incoerenza:
si lancia una corda per salvare
e finisci impiccato al ramo basso
davanti a un pubblico ciclope
e con un solo orecchio

l’anima è ridotta a una discarica
putrescente tentativo di riciclo
di bocche marce fino alla parola
protetta dalle lacrime di Giuda
e c’è un seme oltre la ringhiera
che sembra voglia germogliare
ma è oltre la parola stessa e
preferirei morisse

*

Sciarada

all’inverno preferisco le dalie
che trasformano in sorrisi
le spiagge ormai chiuse
e i passi che non trovano la via del ritorno
lasciano gli ultimi arcobaleni
perdendosi nel ricordo

sono altari le labbra
per preghiere inascoltate
sull’orlo di un’estranea sottana
immacolata
come una colata di fango
federa di falsa aristocrazia
sugli orinatoi di luridi bordelli
coperti da profumi di cipria e colonia
e qualche sigaro alla vaniglia

vorrei la scopa della strega
o il suo disagio per la verità
ma, all’inferno preferisco le dalie

****************************************

Sebastiano A. Patanè-Ferro nasce a Catania nel 1953 sotto l’acquario di Febbraio. Fin da giovanissimo coltiva la passione delle lettere che comincerà a sviluppare con impegno negli anni ‘80 quando fonda il centro culturale e d”arte “Nuova Arcadia” salotto di poesia e sede di numerosi reading.
Numerose le pubblicazioni in riviste e giornali del periodo, sia nazionali che internazionali.
Nel 1994 pubblica la raccolta poetica “Luna & dintorni”. Nel 2011 la Clepsydra Ed. pubblica le “poesie dell’assenza”. Nel Giugno 2013, esce con la silloge di poesie “gli angoli (aprono i loro acuti per ingoiarci)” datata 2010, introdotta da Anila Resuli, per conto della Smasher Edizioni e, sempre per la Smasher nel Febbraio 2014, il racconto “Ho incontrato un angelo”.
Nel Giugno successivo esce “Il pescatore di fiori” per la Onirica Edizioni, introdotto da Daniela Cattani Rusich.
Presente in diverse antologie tra cui Metamotphosis, Fragmenta, No job, Il cielo di Lampedusa e Kronos editi rispettivamente da Versinvena, Smasher, Smasher, Rayuela e Onirica Ed.

Altri doni, poesie di Gisella Canzian

Da tanti frammenti ottengo una suite intera, quando Gisella Canzian mi manda qualcosa la propongo a voi lettori, con la stessa onestà con cui mi viene proposta dall’autrice.

Cammino e leggo – scrivo di me – di un dentro che non esce – Quell’orrore di sasso – macigno che soffoca e
spreme.

Senza sostegno la schiena si curva.
Il passo rallenta il piede che annaspa e s’increspa.

Sono così dolente che la primavera stenta – è abisso che non mi apre al Sole – si rivela a sé come Lune
riflesse in laghi di verde.

E ora vado – ero ed erro da questa terra che non m’appartiene – migro
dove il cuore non duole.

Il dolore ha preso radici che se tiri – stanno – avvinghiate alle pietre come edera silente.
Scorgo zampilli di sangue – parole scassate e incassate che non vanno.

Corazza molle – pietra che ferma tace – non mente, ma corre – sfida il dente e
scivola – dentro. Fuori fa freddo.

Corro – scorro e srotolo giorni. Torno
dove il cuore nasce, alla fonte di sensi pervasi e perversi.

E quando il melo piega le fronde, il tronco si spezza – spazza – polvere e nebbia – nubi di spine che spiano i
passi – e il cuore tace – si spegne e saluta un sole al tramonto.

Sono e resto

Gisella Canzian è nata a Valdobbiadene (Treviso). Ora vive a Lamon (Belluno). Tutta la sua biografia è raccolta tra i versi che scrive.

Ascolta & Leggi: Lounge Lizards e Variazioni sulla donna attenta di Leopoldo Attolico.

In questa epoca di palloni gonfiati e dirigibili pronti a esplodere, Leopoldo Attolico è la prova vivente, la pistola fumante, che dimostra quanto il talento, unito a un pizzico di genio e a una lacrima di autoironia, sia capace di sopravvivere benissimo anche senza prendersi troppo e maledettamente sul serio.

VARIAZIONI SULLA DONNA ATTENTA

I

Piace
la donna attenta, vigile, presente
e mai fuori posto, con quel suo senso della posizione
che la colloca nel punto giusto al momento giusto
alla Franz Beckenbauer per intenderci
ma senza muscoli tirati ed impeti tappabuchi
bensì col suo esserci moderatamente engagé
ancorché intransigente, ortodosso, responsabile
cosciente che i piedi hanno una punta
e bisogna attivarli-alla bisogna-tempestivamente
senza incertezze, con un occhio a Carla Fracci
e l’altro ben attento a produrre, se necessario
un dinamismo disadorno e pedestre
ma altrettanto efficiente, perfettamente funzionale
ai risultati pratici da conseguire

II

Piace
questa presenza rassicurante
quando da interlocutoria si fa perentoria
nel declinare la puntigliosa precisione della sua intraprendenza
-peraltro mai gratuita ed esorbitante
ma spassionatamente professionale,
connotato che la colloca a buon diritto
in un ambito di prestigioso protagonismo
facendone sicuro punto di riferimento
ed elemento felicemente destabilizzante
nel mare magnum brulicante e disarticolato
becero e spoetizzante
del nostro vivere disastrato

III

Piace dunque, ed ha successo
questa limpida figura di donna
distaccata e intrigante al contempo
solare, terrestre ma antropologicamente imperscrutabile,
che si direbbe miracolosamente nata
dai veleni metropolitani per lapsus biologico
o sortilegio astrale, proveniente forse
dal prelogico imponderabile o da chissà
quale insondabile momento umano
distruttivo/creativo a prova di sociologo,
frutto maturo di un raziocinio azzerato e rilanciato
nel dopodiluvio inquietante d’un postmoderno
performativo e smagato,
stagno asfittico scalzato dal terreno
e diventato costellazione, guida del navigante
cometa di Natale, occhio febbrile asservito
alle strategie di un Ordine superiore e irrinunciabile…

Questa -succintamente- (?!) è la donna attenta
vigile, efficiente
che solo l’invernocattivo riesce a far sparire dalla circolazione

E’ la donna vigile che scrive.
E’ la Vigilessa

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Leopoldo Attolico (Roma, 5 Marzo 1946) è autore di sette titoli di poesia e di quattro plaquettes in edizioni d’arte. Suoi testi ed interventi critico/teorici sono apparsi sulle principali riviste letterarie.
Numerose le sue letture nelle università e nei licei, e le sue presenze in festival e reading nazionali ed internazionali.
Una nutrita scelta delle sue poesie è stata pubblicata negli USA , presso Chelsea, NY,
per la traduzione di Emanuel di Pasquale, 2004.
Il testo presentato è tratto da Si fa per dire, Tutte le poesie, 1964-2016, Marco Saya Edizioni, 2018, Premio Speciale Camaiore Belluomini; Segnalazione Speciale-Una vita per la poesia- al Lorenzo Montano; Finalista Premio Città di Como .

Ascolta & Leggi: Genesis e poesie inedite di Agostino Rossi

Agostino è un mio compaesano, ci conosciamo da una vita, scrive poesie, oltre che dedicarsi con profitto alla composizione musicale. Ridendo, ogni tanto gli ricordo che è il secondo miglior poeta castellano vivente. La sua edicola è un crocevia per noi perdigiorno, che ogni tanto ci ritroviamo là a chiacchierare di massimi sistemi. Le sue poesie sono piene di emozioni che, spero, contagino anche voi. Buona lettura.

Vorrei gli occhi di un bambino
e la sua curiosità
quella luce che sorride nel suo sguardo
lo stupore, la sua gioia
riscoprire ogni momento
di esser vivo
di esser vero
di esser parte di un progetto
che del gioco più non è

Vorrei i sogni dell’anziano
e le sue perplessità
quel timore che l’opprime dentro al cuore
la stanchezza, l’abbandono
la certezza ogni momento
di partire
di aspettare
di esser parte di un disegno
che fu gioco e più non è

Vorrei darti la speranza
nel cammino della vita

sogna e mai dimenticare

le stagioni smetteranno di passare

*

La nebbia confonde
il tuo viso
le tue piccole mani
il tuo dolce sorriso

La nebbia nasconde
il tuo sguardo
negli occhi l’azzurro
di un cielo segreto

Ma il passare del tempo
non ha mai sbiadito
il ricordo che cullo
di te

*

solo il freddo calore
delle stelle
mi teneva compagnia
brillando di deboli luci
tra le nubi
stracci di cielo
che il vento portava
a segreti spazi

*

Nell’aria è diverso
stasera
il profumo del mare
dell’onde spazzate
dal vento
di schiuma

Mille stelle ricamano
il cielo
dipingendo la notte
i colori sbiaditi dal pianto
dal sonno

L’orizzonte è scomparso
nel buio
vedo luci lontane
quanta gente lontana
che trema
che attende

è il sapore del sale
è il sapore del tempo

*

tornerà il sereno
avrà il colore della notte
luce nera
ombre luminose

forse capiremo
di non essere esistiti

******************************************************

Agostino Rossi, classe 1964, nato e cresciuto a Castel Bolognese, dove tutt’ora risiede, sposato e padre di due figli, spinto dalla passione per il canto, la musica, la fotografia e la lettura, fin dall’adolescenza si cimenta nel componimento di opere musicali (che ama definire “musiche per immagini”) e scritti di prosa e di poesia anche
se, a causa della maniacale ricerca della perfezione, che lo “costringe” a riprendere in mano le proprie opere, non è autore prolifico. Le poesie, come le musiche, sono intrise di nostalgica malinconia, “condizione ideale”
ripete spesso “per alimentare il terreno della creatività”.

Ascolta & Leggi: Joni Mitchell con un micro racconto di Saverio Caruso

Stamani ho sentito gli uccelli cantare più del solito e poi di un canto diverso, sembrava più allegro, oserei dire, liberatorio, ho pensato: è frutto della mia fantasia, eh, ne ho di fantasie, io. Poi ho visto i cani del mattino, quelli col padrone che li porta a fare il bisognino, anch’essi parevano diversi, si allontanavano volentieri dal loro miglior amico e mi è sembrato facessero fatica a seguirlo.
La mia sicurezza cominciava a vacillare, non poteva essere stata di nuovo la mia fantasia. Poi gli alberi andavano a destra e a manca coi loro rami, vabbè c’era vento, ma sembrava proprio che si agitassero felici anche quando le folate si fermavano. Ormai il dubbio mi si era bello che insinuato. Infine poi a togliermelo definitivamente è stato il mio topolino di campagna, lui vive, praticamente, nel mio box, gli lasciamo sistematicamente da mangiare, una patata, un cespo di lattuga, una zucchina, una carota o un frutto qualsiasi.
Come dicevo, stavolta al mio arrivo non è fuggito a nascondersi, ma mi è venuto incontro. Io ero sorpreso, ma dopo gli eventi a cui avevo assistito, si può dire che fossi ormai vaccinato alla sorpresa e ho preso quella novità, con curiosità, più che meraviglia, non vedevo l’ora di conoscere il finale di quella mia esperienza.
Ebbene il topolino, che in famiglia chiamiamo “Ospite”, mi si è avvicinato, è salito sopra la macchina, all’altezza del mio orecchio, e ha sussurrato: Lo so, avrai pensato che oggi ti siano successe delle cose strane, ma posso assicurarti che non è così, è vero, siamo tutti più felici perché voi umani da qui a poco vi estinguerete e noi tutti, piante e animali potremo finalmente gioire della nostra esistenza. Ah, comunque, grazie, conserverò un bel ricordo di te, sì, sappi che ti ho voluto bene. Ciao.

Saverio Caruso nasce a Scario (SA, nella foto), ha la pretesa di diventare Scrittore, ma per adesso è ancora un sogno. Non ama cichiarare la sua età, perché dice di sentirsi bambino, di essere rimasto agli 11 anni. Al suo attivo ha 2 pubblicazioni, “Scario Flash Back” del 2011 e “Banduorm e Compagnia bella” del 2013. Ora sta lavorando finalmente al suo Romanzo, di cui tutti noi estimatori aspettiamo l’uscita.

Ascolta & Leggi: Giorgio Gaber con Incerto Confine di Stefano Vitale e Albertina Bollati

Ricevo e pubblico questa idea di Stefano Vitale e Albertina Bollati “Incerto confine” una raccolta di poesie composte da Vitale, illustrata da Albertina Bollati per le Edizioni “Disegnodiverso” di Paola Gribaudo, facilmente reperibile in libreria e anche on line.

Impromptus

1.
Dormono bambini magri di rugiada
fuori infuria una notte d’estate
grandi occhi di vetro rotolano
stelle che hanno smarrito la rotta.

2.
Una pioggia pesante scroscia
dal marmo del cielo sull’orlo dei tetti
pietre di piombo, geme la terra.
Ovunque lividi da curare, presto.

3.
Vagoni fermi sul binario aspettano
un segnale, nulla sanno del loro viaggio
sotto l’artiglio del sole, nel vapore del gelo
il sudore si confonde col pianto.

4.
La luna rossa sorge bassa
fugge dalle sue stanze e ride
della luce riflessa del sole
che qui muore per rinascere altrove

Passare il confine
è un viaggio verticale
volo d’airone disteso nel grigio
senza rimorsi varca l’argine
nel buio della lingua
silenziosa e lucida
col suo suono di cometa
torna al punto di partenza
oltre il labirinto delle cose
resta nascosta la scienza
di questa povera arte
vita che si cerca
nei silenzi turbolenti
entra in se stessa
rinasce sprofondando.

***********
La grazia dei salvati

I.
Nascita, mescita di ombre e di luce
affiorano dal sangue incerte radici
di vite impreviste e lontane
prodigio di respiri trascinati
io so cosa vuol dire non tornare *
oltre l’orrore del fango resta
la carne vivida e furente
aggrappata al volo dei pensieri
incurante degli errori
in tanto dissipato fluire.

II.

Non si percepisce più
il senso della migrazione
stato dell’essere in fuga
mito un tempo ora sventura
e vince la partita il dio della paura
sotto il mantello del cielo
che ora più non protegge
sul confine della terra nera
là dove risplende il bianco e l’oro
della grazia dei salvati.
*da “Il tramonto di Fossoli” di Primo Levi

La chiave è nella Parola
suono che resta accanto
colore della pazienza
distesa sul paesaggio delle ore
passione e destino senza nome.

*******************************************

DALL’INTRODUZIONE DI VITTORIO BO

Se alzi un muro, pensa a ciò che resta fuori
Italo Calvino

Se attraversiamo la vita alla ricerca di sicurezze che ci consolino e ci garantiscano la nostra ‘appartenenza’ come singolare e unica, saremo sempre più fragili di fronte al mutare del mondo e del tempo.
Siamo vivi e siamo ricchi se sappiamo cogliere nell’Altro la parte sempre mancante di noi stessi.
I versi e i colori di Albertina e Stefano disegnano un percorso possibile, concreto, ispirato, di questa ricerca attraverso la creazione di un loro vocabolario.
Prima di tutto, la Parola, come in alfabeto muto dove alla ricerca della trasparenza di significato si oppone l’incertezza, l’imperfezione, l’attesa che giunge al termine della raccolta in modo inequivocabile: La chiave è nella Parola. Perché la parola rappresenta la forza di opporsi ai muri, il disperato desiderio di conoscere, la volontà di essere con gli altri.

E poi il Tempo, che è plastico, vario, contradditorio. Il tempo si raggruma, fa rumore, è misura e al tempo stesso è altro, fino a porsi al centro della nostra soggettività con la domanda finale sono io il mio tempo? che si confronta con le speculazioni della fisica contemporanea che ha spezzato il concetto di un tempo unico e misurabile.

I Bambini sono gli unici soggetti umani che vivono questi versi, perché conoscono il vero, sono magri di rugiada, sono forse loro cui è dedicato il pensiero dell’essere come le nuvole, con la libertà di pensare di poter cambiare tutto: forma, luce, colore.

Se ti sedessi su una nuvola non vedresti la linea di confine tra una nazione e l’altra, né la linea di divisione tra una fattoria e l’altra. Peccato che tu non possa sedere su una nuvola. Così recitano alcuni versi di Kahlil Gribran, che si pone di fronte al mondo con gli stessi occhi innocenti e aperti di un bambino, che non pensa a barriere, confini, muri, ma che desidera invece appagare la propria curiosità attraverso la conoscenza del nuovo, del non conosciuto, del diverso.

Il colore è nei vividi versi di Stefano e si esalta nel caleidoscopio delle illustrazioni di Albertina. Simbolica è la rappresentazione della finestra dentro la quale siamo prigionieri dei confini ma che oltre vede una pioggia di colori che ci congiunge con un’altra parte di noi.
Le variazioni cromatiche scelte per rendere concrete le parole rappresentato un controcanto simbiotico nel descrivere le emozioni, il sogno, il dolore, la speranza, fino al vasto orizzonte verde che chiude la raccolta.
Ci piace pensare che il sentiero di Stefano e Albertina ci porti in quel luogo dove non esistono più barriere, muri, rifiuti, ma libertà e mare aperto dell’anima.

Confine diceva il cartello
cercai la dogana, non c’era
non vidi dietro il cancello
ombra di terra straniera
Giorgio Caproni

Vittorio Bo
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Stefano Vitale

Poeta e critico letterario, ha pubblicato Double Face (Ed. Palais d’Hiver, 2003); Semplici Esseri (Manni, 2005); Le
stagioni dell’istante (Joker, 2005), La traversata della notte (Joker, 2007); Il retro delle cose (Puntoacapo, 2012) Angeli (con disegni di Albertina Bollati, edizioni Paola Gribaudo Editore, 2013); ha curato (con Maria Antonietta Maccioccu) l’antologia Mal’amore no (SeNonOraQuando, 2015); La saggezza degli ubriachi (La Vita Felice, 2017). È presente su numerose antologie, blog, siti. Sue poesie sono tradotte in inglese sul “Journal of Italian Translation” (2019) e sul sito Italian Poetry (2018). È presente sull’ ”Atlante dei poeti” del portale Griseldaonline dell’Università di Bologna e sul sito Italian Poetry.

Albertina Bollati

Fotografa, disegnatrice, illustratrice di loghi, copertine, libri. Ha pubblicato Torino 2011, raccolta di fotografie in tricolore e illustrato le raccolte di poesia Palazzo di giustizia e umanità limitrofe di P. Berti e M. Napoli (Caramella Editrice, 2007); Angeli di Stefano Vitale (Edizioni PaolaGribaudo, 2013); l’antologia Mal’amore no (SeNonOraQuando, 2015); Pensieri sparsi di un psicoanalista di Daniela Gariglio (arabAFenice, 2017). Ha curato Oggi che il verde è così verde, scatti in bianco e nero di R. Balbo (2016) e ha partecipato al Festival della Scienza di Roma.

Ascolta & Leggi: Clair de lune – Debussy con poesie di Gabriella Grasso

Una poesia, quella di Gabriella Grasso, che tracima tranquilla dal ricordo, dalla naturalità dei paesaggi, dagli interni e da tutto quanto ha suscitato l’emozione giusta verso l’ispirazione. Perché non c’è dono più grande del sentire condiviso dal Poeta, tradotto in parole si fa ponte verso il lettore. Ho vissuto la lettura di queste poesie, tratte dalla raccolta “Quale Confine”, proprio così, senza abbozzare il pur minimo pensiero, ma cercando di afferrare, a ogni parola e in ogni verso il “senso” che lo ha prodotto e lo ha portato fin sotto i miei occhi. C’è un grande equilibrio, una forte naturalità quasi pittorica, persino nel suono dei versi di Gabriella Grasso: ho trovato qui buona Poesia.

il libro è reperibile qui:

Gabriella Grasso, Quale confine

Cortocircuito

Lo senti
l’archetipo
in questo alito di tempo
all’incrocio di ogni mondo

Lo tocchi
con mani bambine
nel caldo di questa materia
che docile assume
molteplici forme e colori
colonne volute festoni
di templi votati all’Immenso
gradoni di eterni teatri
per vivere con i tuoi pari
il ciclico corso dei venti
e smorfie beffarde
di uomini ormai mascheroni
fermati per sempre
su questi portali

Lo avverti
nell’aria, nell’oleandro
che macchia e rallegra ogni canto
di questa tua strada in salita

Lo ascolti​
nel canto del”chiù”
e nelle voci
degli uomini che dalla fiera
ti chiamano
ti invitano a entrare
in quella caotica tela
per fonderti con gli altri fili
e reinterpretare con loro
la tua prima forma

*

Foglio di cielo

Foglio di cielo
in terra
disteso
tra frasche e bitume
a suscitare forme
balenare colori
e sfumarli in pensieri
incostanti
in scorie e in rimpianti

sei un invito a restare
a non fuggire più
e a contemplare
il palinsesto dell’anima
le sue pagine logore e
rare

*

Quasi inverno

Io quell’odore di legna bruciata
e quelle nebbie rade
esalate dal cuore della terra
intorno a me, come compagne
lente
qui non li sento
in questo autunno sciapo
uguale a ogni altra stagione
della vita

Solo se chiudo gli occhi
vedo il fuoco
di una stufa che macina gramigna
e che placida insegna
storie di fiamme e di bagliori
mentre tuo nonno
curvo sul battaglio
destinato alla capretta appena nata
parla al legno
ed intaglia
antichi e nuovi eroi
dai soprannomi strani
e le castagne al sale
sfrigolano
già pronte da mangiare​

Sono ferma
non mi decido a entrare
nella stanza c’è ancora il suo cuscino
modellato dal peso
e quel profumo
di caldo buono, di freddo
salutare

Sono ferma alla porta dell’inverno
dove il gelo è uno spiffero sottile
incapace di far male
e dove è dolce
restare ad occhi chiusi
ed indugiare

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Gabriella Grasso è nata a Catania nel 1971 ed è vissuta a Linguaglossa, a Catania, a Bassano Del
Grappa e ad Acireale, dove attualmente risiede e dove insegna lettere nella scuola secondaria di I
grado. E’ studiosa di linguistica, in particolar modo della Lingua Italiana dei Segni (LIS), di cui è
interprete e su cui ha pubblicato alcuni contributi (Edizioni del Cerro, Zanichelli). E’appassionata di
letteratura e, soprattutto, di poesia; collabora con il blog letterario “Letteratitudine” e con la rivista
letteraria “Lunarionuovo”. Ha pubblicato la silloge “Quale confine” nel dicembre 2019, per le
Edizioni Kolibris (Ferrara).