Ascolta & Leggi: Lounge Lizards e Variazioni sulla donna attenta di Leopoldo Attolico.

In questa epoca di palloni gonfiati e dirigibili pronti a esplodere, Leopoldo Attolico è la prova vivente, la pistola fumante, che dimostra quanto il talento, unito a un pizzico di genio e a una lacrima di autoironia, sia capace di sopravvivere benissimo anche senza prendersi troppo e maledettamente sul serio.

VARIAZIONI SULLA DONNA ATTENTA

I

Piace
la donna attenta, vigile, presente
e mai fuori posto, con quel suo senso della posizione
che la colloca nel punto giusto al momento giusto
alla Franz Beckenbauer per intenderci
ma senza muscoli tirati ed impeti tappabuchi
bensì col suo esserci moderatamente engagé
ancorché intransigente, ortodosso, responsabile
cosciente che i piedi hanno una punta
e bisogna attivarli-alla bisogna-tempestivamente
senza incertezze, con un occhio a Carla Fracci
e l’altro ben attento a produrre, se necessario
un dinamismo disadorno e pedestre
ma altrettanto efficiente, perfettamente funzionale
ai risultati pratici da conseguire

II

Piace
questa presenza rassicurante
quando da interlocutoria si fa perentoria
nel declinare la puntigliosa precisione della sua intraprendenza
-peraltro mai gratuita ed esorbitante
ma spassionatamente professionale,
connotato che la colloca a buon diritto
in un ambito di prestigioso protagonismo
facendone sicuro punto di riferimento
ed elemento felicemente destabilizzante
nel mare magnum brulicante e disarticolato
becero e spoetizzante
del nostro vivere disastrato

III

Piace dunque, ed ha successo
questa limpida figura di donna
distaccata e intrigante al contempo
solare, terrestre ma antropologicamente imperscrutabile,
che si direbbe miracolosamente nata
dai veleni metropolitani per lapsus biologico
o sortilegio astrale, proveniente forse
dal prelogico imponderabile o da chissà
quale insondabile momento umano
distruttivo/creativo a prova di sociologo,
frutto maturo di un raziocinio azzerato e rilanciato
nel dopodiluvio inquietante d’un postmoderno
performativo e smagato,
stagno asfittico scalzato dal terreno
e diventato costellazione, guida del navigante
cometa di Natale, occhio febbrile asservito
alle strategie di un Ordine superiore e irrinunciabile…

Questa -succintamente- (?!) è la donna attenta
vigile, efficiente
che solo l’invernocattivo riesce a far sparire dalla circolazione

E’ la donna vigile che scrive.
E’ la Vigilessa

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Leopoldo Attolico (Roma, 5 Marzo 1946) è autore di sette titoli di poesia e di quattro plaquettes in edizioni d’arte. Suoi testi ed interventi critico/teorici sono apparsi sulle principali riviste letterarie.
Numerose le sue letture nelle università e nei licei, e le sue presenze in festival e reading nazionali ed internazionali.
Una nutrita scelta delle sue poesie è stata pubblicata negli USA , presso Chelsea, NY,
per la traduzione di Emanuel di Pasquale, 2004.
Il testo presentato è tratto da Si fa per dire, Tutte le poesie, 1964-2016, Marco Saya Edizioni, 2018, Premio Speciale Camaiore Belluomini; Segnalazione Speciale-Una vita per la poesia- al Lorenzo Montano; Finalista Premio Città di Como .

Ascolta & Leggi: Genesis e poesie inedite di Agostino Rossi

Agostino è un mio compaesano, ci conosciamo da una vita, scrive poesie, oltre che dedicarsi con profitto alla composizione musicale. Ridendo, ogni tanto gli ricordo che è il secondo miglior poeta castellano vivente. La sua edicola è un crocevia per noi perdigiorno, che ogni tanto ci ritroviamo là a chiacchierare di massimi sistemi. Le sue poesie sono piene di emozioni che, spero, contagino anche voi. Buona lettura.

Vorrei gli occhi di un bambino
e la sua curiosità
quella luce che sorride nel suo sguardo
lo stupore, la sua gioia
riscoprire ogni momento
di esser vivo
di esser vero
di esser parte di un progetto
che del gioco più non è

Vorrei i sogni dell’anziano
e le sue perplessità
quel timore che l’opprime dentro al cuore
la stanchezza, l’abbandono
la certezza ogni momento
di partire
di aspettare
di esser parte di un disegno
che fu gioco e più non è

Vorrei darti la speranza
nel cammino della vita

sogna e mai dimenticare

le stagioni smetteranno di passare

*

La nebbia confonde
il tuo viso
le tue piccole mani
il tuo dolce sorriso

La nebbia nasconde
il tuo sguardo
negli occhi l’azzurro
di un cielo segreto

Ma il passare del tempo
non ha mai sbiadito
il ricordo che cullo
di te

*

solo il freddo calore
delle stelle
mi teneva compagnia
brillando di deboli luci
tra le nubi
stracci di cielo
che il vento portava
a segreti spazi

*

Nell’aria è diverso
stasera
il profumo del mare
dell’onde spazzate
dal vento
di schiuma

Mille stelle ricamano
il cielo
dipingendo la notte
i colori sbiaditi dal pianto
dal sonno

L’orizzonte è scomparso
nel buio
vedo luci lontane
quanta gente lontana
che trema
che attende

è il sapore del sale
è il sapore del tempo

*

tornerà il sereno
avrà il colore della notte
luce nera
ombre luminose

forse capiremo
di non essere esistiti

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Agostino Rossi, classe 1964, nato e cresciuto a Castel Bolognese, dove tutt’ora risiede, sposato e padre di due figli, spinto dalla passione per il canto, la musica, la fotografia e la lettura, fin dall’adolescenza si cimenta nel componimento di opere musicali (che ama definire “musiche per immagini”) e scritti di prosa e di poesia anche
se, a causa della maniacale ricerca della perfezione, che lo “costringe” a riprendere in mano le proprie opere, non è autore prolifico. Le poesie, come le musiche, sono intrise di nostalgica malinconia, “condizione ideale”
ripete spesso “per alimentare il terreno della creatività”.

Ascolta & Leggi: Joni Mitchell con un micro racconto di Saverio Caruso

Stamani ho sentito gli uccelli cantare più del solito e poi di un canto diverso, sembrava più allegro, oserei dire, liberatorio, ho pensato: è frutto della mia fantasia, eh, ne ho di fantasie, io. Poi ho visto i cani del mattino, quelli col padrone che li porta a fare il bisognino, anch’essi parevano diversi, si allontanavano volentieri dal loro miglior amico e mi è sembrato facessero fatica a seguirlo.
La mia sicurezza cominciava a vacillare, non poteva essere stata di nuovo la mia fantasia. Poi gli alberi andavano a destra e a manca coi loro rami, vabbè c’era vento, ma sembrava proprio che si agitassero felici anche quando le folate si fermavano. Ormai il dubbio mi si era bello che insinuato. Infine poi a togliermelo definitivamente è stato il mio topolino di campagna, lui vive, praticamente, nel mio box, gli lasciamo sistematicamente da mangiare, una patata, un cespo di lattuga, una zucchina, una carota o un frutto qualsiasi.
Come dicevo, stavolta al mio arrivo non è fuggito a nascondersi, ma mi è venuto incontro. Io ero sorpreso, ma dopo gli eventi a cui avevo assistito, si può dire che fossi ormai vaccinato alla sorpresa e ho preso quella novità, con curiosità, più che meraviglia, non vedevo l’ora di conoscere il finale di quella mia esperienza.
Ebbene il topolino, che in famiglia chiamiamo “Ospite”, mi si è avvicinato, è salito sopra la macchina, all’altezza del mio orecchio, e ha sussurrato: Lo so, avrai pensato che oggi ti siano successe delle cose strane, ma posso assicurarti che non è così, è vero, siamo tutti più felici perché voi umani da qui a poco vi estinguerete e noi tutti, piante e animali potremo finalmente gioire della nostra esistenza. Ah, comunque, grazie, conserverò un bel ricordo di te, sì, sappi che ti ho voluto bene. Ciao.

Saverio Caruso nasce a Scario (SA, nella foto), ha la pretesa di diventare Scrittore, ma per adesso è ancora un sogno. Non ama cichiarare la sua età, perché dice di sentirsi bambino, di essere rimasto agli 11 anni. Al suo attivo ha 2 pubblicazioni, “Scario Flash Back” del 2011 e “Banduorm e Compagnia bella” del 2013. Ora sta lavorando finalmente al suo Romanzo, di cui tutti noi estimatori aspettiamo l’uscita.

Ascolta & Leggi: Giorgio Gaber con Incerto Confine di Stefano Vitale e Albertina Bollati

Ricevo e pubblico questa idea di Stefano Vitale e Albertina Bollati “Incerto confine” una raccolta di poesie composte da Vitale, illustrata da Albertina Bollati per le Edizioni “Disegnodiverso” di Paola Gribaudo, facilmente reperibile in libreria e anche on line.

Impromptus

1.
Dormono bambini magri di rugiada
fuori infuria una notte d’estate
grandi occhi di vetro rotolano
stelle che hanno smarrito la rotta.

2.
Una pioggia pesante scroscia
dal marmo del cielo sull’orlo dei tetti
pietre di piombo, geme la terra.
Ovunque lividi da curare, presto.

3.
Vagoni fermi sul binario aspettano
un segnale, nulla sanno del loro viaggio
sotto l’artiglio del sole, nel vapore del gelo
il sudore si confonde col pianto.

4.
La luna rossa sorge bassa
fugge dalle sue stanze e ride
della luce riflessa del sole
che qui muore per rinascere altrove

Passare il confine
è un viaggio verticale
volo d’airone disteso nel grigio
senza rimorsi varca l’argine
nel buio della lingua
silenziosa e lucida
col suo suono di cometa
torna al punto di partenza
oltre il labirinto delle cose
resta nascosta la scienza
di questa povera arte
vita che si cerca
nei silenzi turbolenti
entra in se stessa
rinasce sprofondando.

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La grazia dei salvati

I.
Nascita, mescita di ombre e di luce
affiorano dal sangue incerte radici
di vite impreviste e lontane
prodigio di respiri trascinati
io so cosa vuol dire non tornare *
oltre l’orrore del fango resta
la carne vivida e furente
aggrappata al volo dei pensieri
incurante degli errori
in tanto dissipato fluire.

II.

Non si percepisce più
il senso della migrazione
stato dell’essere in fuga
mito un tempo ora sventura
e vince la partita il dio della paura
sotto il mantello del cielo
che ora più non protegge
sul confine della terra nera
là dove risplende il bianco e l’oro
della grazia dei salvati.
*da “Il tramonto di Fossoli” di Primo Levi

La chiave è nella Parola
suono che resta accanto
colore della pazienza
distesa sul paesaggio delle ore
passione e destino senza nome.

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DALL’INTRODUZIONE DI VITTORIO BO

Se alzi un muro, pensa a ciò che resta fuori
Italo Calvino

Se attraversiamo la vita alla ricerca di sicurezze che ci consolino e ci garantiscano la nostra ‘appartenenza’ come singolare e unica, saremo sempre più fragili di fronte al mutare del mondo e del tempo.
Siamo vivi e siamo ricchi se sappiamo cogliere nell’Altro la parte sempre mancante di noi stessi.
I versi e i colori di Albertina e Stefano disegnano un percorso possibile, concreto, ispirato, di questa ricerca attraverso la creazione di un loro vocabolario.
Prima di tutto, la Parola, come in alfabeto muto dove alla ricerca della trasparenza di significato si oppone l’incertezza, l’imperfezione, l’attesa che giunge al termine della raccolta in modo inequivocabile: La chiave è nella Parola. Perché la parola rappresenta la forza di opporsi ai muri, il disperato desiderio di conoscere, la volontà di essere con gli altri.

E poi il Tempo, che è plastico, vario, contradditorio. Il tempo si raggruma, fa rumore, è misura e al tempo stesso è altro, fino a porsi al centro della nostra soggettività con la domanda finale sono io il mio tempo? che si confronta con le speculazioni della fisica contemporanea che ha spezzato il concetto di un tempo unico e misurabile.

I Bambini sono gli unici soggetti umani che vivono questi versi, perché conoscono il vero, sono magri di rugiada, sono forse loro cui è dedicato il pensiero dell’essere come le nuvole, con la libertà di pensare di poter cambiare tutto: forma, luce, colore.

Se ti sedessi su una nuvola non vedresti la linea di confine tra una nazione e l’altra, né la linea di divisione tra una fattoria e l’altra. Peccato che tu non possa sedere su una nuvola. Così recitano alcuni versi di Kahlil Gribran, che si pone di fronte al mondo con gli stessi occhi innocenti e aperti di un bambino, che non pensa a barriere, confini, muri, ma che desidera invece appagare la propria curiosità attraverso la conoscenza del nuovo, del non conosciuto, del diverso.

Il colore è nei vividi versi di Stefano e si esalta nel caleidoscopio delle illustrazioni di Albertina. Simbolica è la rappresentazione della finestra dentro la quale siamo prigionieri dei confini ma che oltre vede una pioggia di colori che ci congiunge con un’altra parte di noi.
Le variazioni cromatiche scelte per rendere concrete le parole rappresentato un controcanto simbiotico nel descrivere le emozioni, il sogno, il dolore, la speranza, fino al vasto orizzonte verde che chiude la raccolta.
Ci piace pensare che il sentiero di Stefano e Albertina ci porti in quel luogo dove non esistono più barriere, muri, rifiuti, ma libertà e mare aperto dell’anima.

Confine diceva il cartello
cercai la dogana, non c’era
non vidi dietro il cancello
ombra di terra straniera
Giorgio Caproni

Vittorio Bo
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Stefano Vitale

Poeta e critico letterario, ha pubblicato Double Face (Ed. Palais d’Hiver, 2003); Semplici Esseri (Manni, 2005); Le
stagioni dell’istante (Joker, 2005), La traversata della notte (Joker, 2007); Il retro delle cose (Puntoacapo, 2012) Angeli (con disegni di Albertina Bollati, edizioni Paola Gribaudo Editore, 2013); ha curato (con Maria Antonietta Maccioccu) l’antologia Mal’amore no (SeNonOraQuando, 2015); La saggezza degli ubriachi (La Vita Felice, 2017). È presente su numerose antologie, blog, siti. Sue poesie sono tradotte in inglese sul “Journal of Italian Translation” (2019) e sul sito Italian Poetry (2018). È presente sull’ ”Atlante dei poeti” del portale Griseldaonline dell’Università di Bologna e sul sito Italian Poetry.

Albertina Bollati

Fotografa, disegnatrice, illustratrice di loghi, copertine, libri. Ha pubblicato Torino 2011, raccolta di fotografie in tricolore e illustrato le raccolte di poesia Palazzo di giustizia e umanità limitrofe di P. Berti e M. Napoli (Caramella Editrice, 2007); Angeli di Stefano Vitale (Edizioni PaolaGribaudo, 2013); l’antologia Mal’amore no (SeNonOraQuando, 2015); Pensieri sparsi di un psicoanalista di Daniela Gariglio (arabAFenice, 2017). Ha curato Oggi che il verde è così verde, scatti in bianco e nero di R. Balbo (2016) e ha partecipato al Festival della Scienza di Roma.

Ascolta & Leggi: Clair de lune – Debussy con poesie di Gabriella Grasso

Una poesia, quella di Gabriella Grasso, che tracima tranquilla dal ricordo, dalla naturalità dei paesaggi, dagli interni e da tutto quanto ha suscitato l’emozione giusta verso l’ispirazione. Perché non c’è dono più grande del sentire condiviso dal Poeta, tradotto in parole si fa ponte verso il lettore. Ho vissuto la lettura di queste poesie, tratte dalla raccolta “Quale Confine”, proprio così, senza abbozzare il pur minimo pensiero, ma cercando di afferrare, a ogni parola e in ogni verso il “senso” che lo ha prodotto e lo ha portato fin sotto i miei occhi. C’è un grande equilibrio, una forte naturalità quasi pittorica, persino nel suono dei versi di Gabriella Grasso: ho trovato qui buona Poesia.

il libro è reperibile qui:

Gabriella Grasso, Quale confine

Cortocircuito

Lo senti
l’archetipo
in questo alito di tempo
all’incrocio di ogni mondo

Lo tocchi
con mani bambine
nel caldo di questa materia
che docile assume
molteplici forme e colori
colonne volute festoni
di templi votati all’Immenso
gradoni di eterni teatri
per vivere con i tuoi pari
il ciclico corso dei venti
e smorfie beffarde
di uomini ormai mascheroni
fermati per sempre
su questi portali

Lo avverti
nell’aria, nell’oleandro
che macchia e rallegra ogni canto
di questa tua strada in salita

Lo ascolti​
nel canto del”chiù”
e nelle voci
degli uomini che dalla fiera
ti chiamano
ti invitano a entrare
in quella caotica tela
per fonderti con gli altri fili
e reinterpretare con loro
la tua prima forma

*

Foglio di cielo

Foglio di cielo
in terra
disteso
tra frasche e bitume
a suscitare forme
balenare colori
e sfumarli in pensieri
incostanti
in scorie e in rimpianti

sei un invito a restare
a non fuggire più
e a contemplare
il palinsesto dell’anima
le sue pagine logore e
rare

*

Quasi inverno

Io quell’odore di legna bruciata
e quelle nebbie rade
esalate dal cuore della terra
intorno a me, come compagne
lente
qui non li sento
in questo autunno sciapo
uguale a ogni altra stagione
della vita

Solo se chiudo gli occhi
vedo il fuoco
di una stufa che macina gramigna
e che placida insegna
storie di fiamme e di bagliori
mentre tuo nonno
curvo sul battaglio
destinato alla capretta appena nata
parla al legno
ed intaglia
antichi e nuovi eroi
dai soprannomi strani
e le castagne al sale
sfrigolano
già pronte da mangiare​

Sono ferma
non mi decido a entrare
nella stanza c’è ancora il suo cuscino
modellato dal peso
e quel profumo
di caldo buono, di freddo
salutare

Sono ferma alla porta dell’inverno
dove il gelo è uno spiffero sottile
incapace di far male
e dove è dolce
restare ad occhi chiusi
ed indugiare

**************************************

Gabriella Grasso è nata a Catania nel 1971 ed è vissuta a Linguaglossa, a Catania, a Bassano Del
Grappa e ad Acireale, dove attualmente risiede e dove insegna lettere nella scuola secondaria di I
grado. E’ studiosa di linguistica, in particolar modo della Lingua Italiana dei Segni (LIS), di cui è
interprete e su cui ha pubblicato alcuni contributi (Edizioni del Cerro, Zanichelli). E’appassionata di
letteratura e, soprattutto, di poesia; collabora con il blog letterario “Letteratitudine” e con la rivista
letteraria “Lunarionuovo”. Ha pubblicato la silloge “Quale confine” nel dicembre 2019, per le
Edizioni Kolibris (Ferrara).

Ascolta & Leggi: Enigma con poesie di Daniela Cerrato

Ricevo e pubblico molto volentieri queste esperienze poetiche di Daniela Cerrato. In poesia gli inizi sono sempre incerti, difficili, specie nel rapporto tra quanto si vorrebbe dire e quanto effettivamente si dice, e in che modo. Questa autrice, con molta buona volontà, ha saputo coltivare il proprio talento, la propria urgenza di creare, attraverso letture, confronto, e una forte capacità autocritica. I risultati sono evidenti, con la produzione di pezzi sempre più importanti sia nello stile che nei contenuti. Buona lettura.

il suo blog:

https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/

DEBUTTANTI ALLE PROVE

Cala il sipario tutti i giorni,
anche su quelli inconcludenti
che non ci hanno resi protagonisti.
Posti a sedere pochi. Stiamo in piedi,
che alzandoci sulle punte e stendendo
braccia e dita verso l’alto
ci si avvicina di più al cielo.
Non si applaude, non si osanna
alcun momento particolare,
un bis non è consentito, ieri
è tempo andato, l’oggi in corso.
Il domani sarà recita a soggetto
ma con l’entusiasmo dei debuttanti
durante le prove, senza pubblico.

*

LA NOTTE NON AMA LE LUCI

La notte non ama le luci,
nemmeno quelle di un lumicino
i pensieri vagano errabondi
dov’è abbondanza di tenebra,
sono pipistrelli in volo
inorridiscono alla violenza
sul velo nero, e si disperdono
sparpagliati nel nulla
quando una luce emana il raglio
di un somaro che disturba pace.
Ombre su ombre, monocromo
allargato come le pupille
che si adeguano al gioco,
come falene che sgusciano via
dai nascondigli e con bisbigli d’ala
scandagliano aria prima che giunga l’alba.

*

FORSE

Poesia scorsa per l’intera sera
odissea di versi giù per la gola,
acqua a dissetare l’animo
vestito di spugna per l’occasione,
le vibrazioni son giunte, puntuali,
a impreziosire collane di parole
presenti già in memoria.
Sale sulla coda del respiro accorciato
al passaggio d’ogni estasi verbale,
folate di emozioni sublimate,
ammalianti, dolci, assassine,
che quando ho tentato poi di scrivere
ogni idea pareva plagio, e giù,
a spegnere dalla testa ogni scintilla
nuova e buona solo in apparenza.
A mente resettata dalla notte l’attesa
d’una vampa riaccenderà il mio corsivo.
Forse…

*

MARGHERITE

Fra le macchie del prato
v’è una candida semplicità
di minuscoli pallidi volti,
numerosi e fitti, bianche frange
tra il verde tenero e precoce,
sottile manto per la pigra primavera.
Sembrano oltremodo infreddoliti
quei piccoli astri un po’ sbiaditi,
ancorati alla terra bruna,
petali allungati e stretti a corona,
incurvano le punte per porre riparo
al pungente pizzicore del mattino.

*******************

Daniela Cerrato nata e residente ad Asti, carattere introverso, sin da bambina alla compagnia preferivo contemplazioni e fantasie che cercavo in sereno isolamento. Cresciuta con polso fermo e pochi vizi, iniziai a scrivere pensieri su diari personali che acquistavano spessore per tutto ciò che incollavo sulle pagine. Letture e musica hanno influenzato la mia adolescenza e insieme le prime insofferenze. Ho iniziato a scrivere poesia sporadicamente, solo per me, molti anni più tardi, senza mai preoccuparmi di farla leggere a qualcuno. Ho iniziato a far conoscere i miei versi in rete circa sei anni fa, inizialmente senza troppa convinzione. La passione per la scrittura è aumentata strada facendo come il tempo ad essa dedicato, compatibilmente con quello che lavoro e impegni consentono.

Ascolta & Leggi: Genesis e Poesie di Roberta Borgia

Non è certo la poesia a odiare il poeta, in genere è chi si fregia abusivamente del titolo di poeta a odiare la poesia, a farne un proprio fine. Con sollievo ho letto e apprezzato i buoni lavori di questa brava autrice, versi freschi, spesso emozionanti, alcuni sanno colpire con forza ed esattezza, come se Roberta Borgia sapesse fin da subito quali corde e quali sensibilità toccare nel lettore. Le Poesie sono tratte tratte dalla raccolta La condizione acerba, chi volesse approfondire può reperire qui l’intero lavoro su carta:

http://sillabedisale.it/shop/poesia/la-condizione-acerba/

L’appartamento

Sulla tavola
solo bicchieri rotti,
trappole per le mie mani.

Ma, in fondo, le dita per cosa schioccano
se non per incidere una nota
sul mio ventre?

Cigolano, tacitano, mancano
persino, le porte aperte
di fronte alla mia mente.

E specchi e bugie ovunque,
aspirazioni rincorse e poi
soppresse.

Ed è il ritmo del mio respiro
che mi censura
nel giorno e nella notte.

*

La vera bellezza

Se d’un tratto divento quiescente
finché mutano il mio sangue e il mio
prezzo, linee d’ombra insidiano il tragitto
nascondendo fessure e rilievi.

Cos’è questa pena già espiata, questa
tratta di vergini aforismi, come ancora
di chi si vende ad una ressa
ma nell’agio di un incontro pregresso?

E poi nel chiedermi se resistere
schivando e scivolando via carponi
scorgo presto in quel timido vocio
un dubbio, una domanda, una pulsione.

Sottomessa e spinta da un vago
rimprovero, mi accosto
accondiscendente e privilegiata.

*

L’abitudine

La finestra di una casa
non si apre mai
se non è certa di affacciarsi
allo stesso panorama, che
sia il mare a pochi passi
o la stanza di un vicino.
E trattiene le impronte
di chi angosciato
avverte le vibrazioni
della vita, sui vetri.
Prova che lì al di fuori
è il vento che muove tutto.

*

PLATEA

Aspettavamo seduti. Come
seduti sui piedistalli

immaginiamo, nei ritratti,
i morti. E la necessità

divincolava. Ci intimavano
di non tossire. Non era più

un’attesa: l’impulso bastava
a non sentirci compromessi.

Il panneggio delle
quinte ci viziava.

*

IL POETA FEMMINA

Il poeta femmina
tornò all’eco

dopo aver richiuso
la finestra.

E l’aria aveva già
contaminato le dita.

Passò delicatamente
l’odio fra i capelli.

Li distese, li attorcigliò.
Seguitò strappandoli.

*

La poesia

La poesia odia il poeta che l’assiste
senza lo sguardo a quell’altrove intimorito.
Odiava anche l’arma vuota d’inchiostro

mentre parlavi di te e io annuivo,
fingendo di costruirti una memoria.
“Stare fuori, chiusi d’aria e di rumori”

Solo questo hai lasciato impresso,
un pensiero tronco.
Ma bene ai poeti che s’amano

per gioco, compagni di birra
e annegati nei consensi.
Io preferisco l’acqua, così scontata

e sporca dei detriti che ha limato.
La inghiotto così, sotto sguardi perentori
e lucidati. E ho un po’ vergogna

quando m’attardo e sbadiglio, per
l’eccitazione del brindare alle preghiere
soporifere di queste anime accese.

*****************************************************

Roberta Borgia nasce a Messina nel 1982.
Le sue liriche sono state inserite in riviste, laboratori e blog letterari, quali Isola Nera- diretta dalla scrittrice Giovanna Mulas;
Bottega di Poesia del quotidiano La Repubblica, a cura di Gian Luca Favetto;
presso il laboratorio di Poesia del Nostro Tempo.
Menzione di merito al Premio Internazionale Salvatore Quasimodo, la poesia Messina viene recitata da Alessandro Quasimodo, nell’ambito del progetto “Alessandro Quasimodo legge i poeti contemporanei”.
Risulta finalista al Premio Internazionale Città Di Como, con la silloge edita La condizione Acerba, pubblicata nel maggio 2019 presso la casa editrice Sillabe di Sale.