Brian Eno con tre poesie inedite di Maria Allo.

Della terra e del mare
.
Cercare gli dei della terra e del mare
nel sole che sorge o nel chiarore lunare
in ogni fenditura o in una pagina vuota
quando da una gioia nasce sulle gote
una piega musicale da assaporare
nel fumo azzurro delle lontananze.
Cercare gli dei della terra e del mare
sulle sabbie ardenti nel deserto
[mai quanto avrei pensato]
o nella luce fredda di una casa.
Mettersi alla prova quando la nebbia
si infittisce e dopo un poco ci si accorge
che chi possiede  il tuo cuore
si è fermato nel lungo labirinto
con l’infinito alle spalle
.
*
.
Follia umana
.
Un più grande silenzio regna
poco lontano dalle coste.
Mani screziate di vene volteggiano
come ceneri contro onde
indifferenti e un’occhiata fugace
rimuove la preziosità della vita
.
*
.
Declino
.
Tutti proveniamo dall’acqua ma non tutti apparteniamo all’acqua.
Il silenzio e il vento mi appartengono
sono  vene innaffiate di sale
in ogni suono muto incoraggiano
il biancospino a resistere
come il mio corpo di mirtillo selvatico
con gli stessi gesti di quando si resta
mentre gli occhi hanno guizzi di gabbiani
e ricordi inaspriti nel mare di corallo.
C’è il riverbero di terra incolta
di un parco in abbandono con la bocca secca
della fontana del Nettuno in ogni nome
stagliato contro la siccità dei rovi
sabbia e cenere tra rami e pietre
Intanto cigolano scaglie di bacche
                                                        [sulla pelle.
.
*********************************
visitate il suo blog:
https://nugae11.wordpress.com/

Flavio Almerighi, alcuni estratti da Lettere

Ringrazio Angela Greco e il blog Il Sasso nello Stagno

Il sasso nello stagno di AnGre

Il sasso nello stagno di AnGre poesia edita

Flavio Almerighi, estratti da LETTERE (Macabor Editore, 2021)

Con affetto
.
Gesù Cristo, mi piacerebbe
essere di nuovo felice!
Salire su un autobus
e, dopo la colletta, tornare a casa.
.
Non è più lo stesso senza te.
Preferisco non sentire
gli anni sbagliarmi addosso,
vorrei ascoltare altra musica.
.
Qui il più legale è bandito.
Spiana la canna sotto il mento,
alzi le mani d’istinto
mentre ti vuota le tasche.
Sorride prima di spezzarti i denti.
.
In ogni epoca tutti sono amici,
fino a quando cominciano i soldi.
La scena si consuma,
l’avarizia divora, strappa ogni piuma
d’inutili orpelli ai vivi.
.
Con affetto.
.
.
.
Dimenticare tutto
.
Cosa raccontiamo. Smembrata la Compagnia,
ognuno ha ripreso la propria strada
oltre i campi, verso la nuova età dell’oro.
in fondo, servono guerre per arrivare alla Luna.
Le divergenze parallele porgono cordiali saluti.
.
Salgono docili le biciclette…

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Gene Deer con poesie di Daniela Cerrato.

Infrango il tacito patto, infatti la rubrica Gioielli Rubati non include brani miei o di Daniela Cerrato, dunque oggi la derubo un po’ io.

Un foglio racconta
.
Un foglio bianco
raccoglie il pigolare
che stanzia sui tetti,
piazza di racconto
al centro e ai bordi,
spazio vuoto che resta
per ragionare silenzi,
in parentesi tonde
coriandoli di festa,
apostrofi e accenti
se opportuni. Qualche
ghirigoro per ricordare
che anche un foglio
è cuore, sa esser bambino.
.
*
.
Acqua terra e luce
.
Incisioni d’una lapide solitaria
riapparse a vista dopo la pioggia,
lacrime tardive han rimosso l’oblio
ridestando un nome emarginato.
L’identità si ripresenta
vestita di foglie gialle cucite a pietra
“eccomi son sempre qui – pare dica –
non scordate che esisto e resisto
tra le pieghe del tempo a dimora,
da tanto non coglievo attenzione
non posso dirvi quanto mi rincuora”
.
*
 

Il tuo Es (a un’amica)

.
Prova a non sopprimere per una volta
quella  parte di te che sempre fuggi
gradita o sgradita ti potrà apparire
ma non potrai di continuo oscurare
ciò che agli occhi altrui talvolta appare
non cercar pretesto, osserva l’ombra
che vive interagisce alberga in te
guarda il suo volto  ascoltane la voce
almeno per una volta non deluderla
asseconda il suo desiderio primario
chissà che tu non abbia sempre eluso
volontariamente la tua parte migliore.
.
*
.
Abbraccio
.
Sotto edicole di sospiri
sostano silenzi accomodanti
attese mai lasciate sole,
sui fianchi crescono rose
minute e profumate, bottoni
che aperti spogliano a vista
l’anima, offerta nuda
a mani ausiliatrici.
Benedici labbra adoranti
martiri del morso in entrata,
una scossa in scia vertebrale
apostola di eterno desiderio
spinge a declinare amore
nella forma meno grammaticale.
Nessun rituale è più dolce
del solleticare un fiore
appena schiuso alla vita.

.

*

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https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/

 

Armando Trovajoli con poesie in romanesco di Silvia De Angelis

ER GIORNO ALLEGRO

Quei giorni de ‘ a vita che chissà perché
te senti davero de’ bbon umore
come  si ‘no sboccio de primavera
t’avesse ridato ‘n soffio de felicità.
Allora te vesti de tutto punto
coll’abbito più malandrino
che te aritrovi e ‘na scarpetta ‘ntonata
pe’ n’abbinamento azzeccato.
Te senti ‘na strafica pe’ ‘a via
puro si cor tacco arto
preghi Sant’Antonio de nun fatte rotolà
per tera, co’ ‘no scivolone mardestro.
Passeggi spenzierata co ‘ a voglia
solo de’ sta’ bbene.
Ma ecco che ‘na ventata ‘mprovisa
t’arza er pizzo der vestito
e manco poco…
arriva quasi a vedesse ‘a mutanda!
Ah bella te grida ‘n garzone a voce arta
te voi fa ‘n giro co’ me?
Senza nisconne l’imbarazzo
cerchi de datte ‘n tono
e je risponni gira a largo regà
che nun ciò tempo da perde co’ te!
Nun rimane che tornà a casa
e ripiasse ‘a, de niscosto, ‘a vita de sempre
senza volè strafà!
.
IL GIORNO ALLEGRO (traduzione)
.
Quei giorni della vita che chissà perché
ti senti davvero di buonumore
come se uno sboccio di primavera
ti avesse ridato un soffio di felicità.
Allora ti vesti a nuovo
con l’abito più sfizioso
che hai e una scarpetta intonata
per un abbinamento armonioso.
Ti senti molto carica per la via
anche se col tacco alto
preghi S.Antonio di non farti cadere
in terra, con uno scivolone rovinoso.
Passeggi spensierata con la voglia
solo di star bene.
Ma ecco che una ventata improvvisa
alza il vestito
e manca poco….
arriva a vedersi quasi la mutanda!
Ah bella ti grida un ragazzo a voce alta
vuoi farti un giro con me?
Senza nascondere l’imbarazzo
cerchi di darti un tono
e gli rispondi gira a largo ragazzo
che non ho tempo da perdere con te!
Non rimane che tornare a casa
e riprendersi di nascosto la vita di sempre
senza voler strafare

.

ER PURCIARO

Drento ‘no sguardo
che nun ariva ar di là d’ ‘a saccoccia
se move sempre guardingo er purciaro.
Cià timore che quarche tipaccio
‘o possa deufradà der patrimonio
che nun se deve d’abbassà nimmanco d’n centesimo.
Passa er tempo a contà li baiocchi
carezzannoli come si fossero creaturelle fraggili.
Prima d’addormisse
ignaro de’ ‘na visita notturna che ‘o po’ fa’ ‘mbruttì
aripja tutto quer ben de Dio e ‘ncomicia
a gratificà  quei spiccioli
come si fossero fijetti sua….
.
L’AVARO (traduzione)
.
Dentro uno sguardo
che non arriva al di là della tasca
si muove sempre guardingo l’avaro.
Ha timore che qualche malintenzionato
lo possa deufradare del patrimonio
che non deve diminuire ne anche di un centesimo.
Passa il tempo a contare i denari
carezzandoli come se fossero creature fragili.
Prima di addormenarsi
ignaro di una visita notturna che lo può far imbruttire (la morte)
riprende tutto quel ben di dio e ricomincia
a gratificare quei denaro
come se fossero suoi figli

.

‘A CAPPELLA D’IMMACOLATA
.
Me so’ ‘nnamorata d ‘a cappelletta
d’Immacolata ch’arberga drento
Villa Borghese pe’ decisione
de quer riccone der Principe Marcantonnio
che ciebbe ‘sta dedizione ‘mmensa
p ‘a Madonna a li tempi che lui visse der  settecento
‘A chiesetta è comme ‘na bomboniera
e riccoje li dipinti de Raffaelo
che s’era preso ‘na mezza scuffia
pe’ ‘sto posto santo
che je faceva friccigà er pennello n’i colori
Vorte che s’entreccieno ner calore
de’ n’intimmità mai vista
e de fora ‘n’contorno de pini secolari
rinverditi da ‘n’emmozzione
de n’atmosfera ‘ntrigante
che solo Roma co’ qua’arietta sorniona
e stuzzicarella te sa dà
comme ‘na signora d’artri tempi
che nun è capace d’envecchiasse….
.
TRADUZIONE
Mi sono innamorata della cappelletta
dell’Immacolata che si trova dentro
Villa borghese per decisione
di quel principe ricco Marcantonio
che ebbe questa immensa dedizione
per la Madonna al tempo che lui visse nel settecento
La chiesetta è come una bomboniera
E racchiude i dipinti di Raffaello
che s’era preso una mezza cotta
per questo posto santo
che stimolava la sua arte impressionistica
Volte che s’intrecciano nel calore
di un’intimità mai vista
e l di fuori un contorno di pini secolari
rinverditi da un’emozione
di un’atmosfera intrigante
che solo Roma con quell’aria sorniona
e stuzzicarella  ti dà
come una signora d’altri tempi
che non è capace a invecchiare

.

ER GRAPPOLETTO D’UVA
.
Me so’ ‘mbriacata solo co’ l’occhi
A rimirà quer grappoletto d’uva paffuta
Che sembra ditte: “pieme a morzi
drento ‘sti chicchi zuccherosi
che te fanno sorseggià er gusto
de ‘a vita”
Vita s’aritrova vicino a vite
e solo peì ‘na conzonante spaiata
sembra cambià tutto er significato
che ‘nvece cià uguaglianza
pe’ quell’amore forte che racchiudeno
baciate tutte e due dar sole
co’ quer riflesso paierino
che fa riccontà er zucco de ‘n’episodio
emozionante de ‘sta vita
.
TRADUZIONE
.
Mi sono ubriacata solo con gli occhi
osservando un grappolo d’uva tonda
che sembra dirti:” prendimi a morsi
dentro questi chicchi dolcissimi
che fanno assaporare il gusto
della vita”
vita è vicina a vite
e solo per una diversa consonante
sembrano avere un significato diverso
che invece è simile
per quell’amore intenso che racchiudono
baciate entrambe dal sole
con quel riflesso paglierino
che fa raccontare il succo di un episodio
emozionante della vita

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Queste a altre poesie qui:

https://ssilviadeangelis5.blogspot.com/

Silvia De Angelis è nata a Roma, sempre invogliata dal contatto con la gente per il suo carattere estroverso e comunicativo. Dopo un inizio poetico rivolto a elaborati dai toni “scarniti”, cresce notevolmente, modificando lo stile e delineandone il fascino, con scritti più congrui e completati da una struttura più armoniosa.
Gioisce al contatto con la natura, in tutte le sue manifestazioni, dedicandole svariati elaborati poetici,
in particolare, un volume, completamente riservato agli animali “CONOSCIAMOLI MEGLIO”.
Ne pubblica poi un secondo, “CORALLI DI PAROLE INTAGLIATE COL FIATO”, in cui si sofferma volutamente su tratti d’inconscio. Ancora un terzo libro, stavolta in vernacolo, dedicato alla tradizione della sua città nativa, Roma, dal titolo “’N’ANTICCHIA DE’ ROMA MIA”. Segue un libro di poesie del profondo “INGANNI TRAVESTITI D’INCANTO” e infine un’ultima pubblicazione, di emozioni poetiche, dal titolo “SCREZI NEL VENTO”

Franz Liszt con una fiaba poesia di Lucia Triolo.

LA MORTE E LA MIGNOTTA (favola)
.
appoggiata ad un angolo di strada
aspettava il cliente per fare la serata.
Era buio, freddo, era tutta ghiacciata;
tanti i passanti, nessuno l’aveva fermata
Non era giovane, era anche stanca
in quell’ angolo non c’era alcuna panca.
Sperava in una macchina per potersi scaldare
dopo la sosta inutile di tutte quelle ore.
.
Ecco: d’ improvviso qualcuno le si accosta,
le fa cenno col dito, le apre la portiera.
lei subito entra veloce e leggera,
svolazzante come una capinera
La macchina prosegue, affonda nella notte,
si lascia alle spalle la strada brutta
con le corsie interrotte.
Imbocca una traversa, va verso il cimitero.
Nessun lampione. Intorno è tutto nero.
.
Lei guarda di sfuggita il guidatore.
Non che le importi molto: chiunque le va bene,
qualunque sia il sembiante, purché, ovvio,
sia fornito di …  contante.
Lui non le chiede niente e lei niente risponde,
l’occhio però poggia sul volante
sobbalza impietrita: le mani che lo stringono
una magrezza scheletrica.
Davvero impressionante!
.
Si gira assai stranita, sul sedile dietro una falce é poggiata,
quella che con morte è raffigurata.
Un dubbio ora l’assale, ha in gola una risata:
“chi sarà mai costui che ha rubato l’ arnese di lavoro
a quel bieco personaggio, togliendogli il decoro?”
Si volta verso il tizio che intanto ha posteggiato:
“ci siamo visti prima? -chiede con simpatia-
una di queste sere? O cominceremo adesso
a usare insieme amore?”
Il tizio non si gira. Tiene nascosto il volto
dentro un grande cappello tirato fino al collo
e risponde gentile alla matura pulla:
“no, non ci siamo visti in precedenza
perché a chi incontra me tempo più non avanza.
Stasera però voglio fare un’eccezione
Voglio provare amore come tutti i mortali
perché sono io che determino il loro essere tali.
La tua prestazione sarà da me apprezzata,
tranquilla: quella falce non sarà proprio usata”
.
Voce dall’ oltretomba esce da quella bocca.
La pulla trema tutta dal terrore assalita,
finalmente ha capito chi se l’è caricata.
Ma intrepida riprende anche se è atterrita:
“come potrai toccare la pelle mia dato
che chi ti incontra ci rimette la sua?”
“L’eccezione mia cara consiste proprio in questo:
che io ti sfiori e ti ami senza esserti molesto.
Del resto tu capisci se depongo la falce
e vengo a te dappresso
è perché voglio toccarti ma…
non voglio il tuo decesso”.
“Questo mi rasserena.
Ma com’è che hai il denaro?”
Aggiunge lei sfrontata, ormai rassicurata.
“L’ho preso al tuo magnaccia,
un tipo che ho incontrato
Andava contromano e cosi
l’ho falciato.
Sarai pagata bene: era carico d’oro,
eri tu il suo tesoro”.
.
“La morte che va a puttane è proprio cosa strana
-pensa la pulla attonita e s’ alza la sottana-.
La morte cerca amore anche se prezzolato,
l’amore non vuol morte nemmeno se è acquistato.
Di lui io sono più forte, adesso lo capisco,
stretta tra le sue braccia quasi mi intenerisco.
Avverto che ha bisogno di un poco di calore:
anche là dove è morte atteso resta amore!
***
.
Lucia Triolo è nata e vive a Palermo. Del suo impegno di scrittrice si ricordano numerosi titoli, l’ultimo dei quali “Debitum” (Prometheus Editore) è reperibile sui principali siti e commerce dedicati ai libri.

 

Lettere: una lettura di Alfonsina Caterino.

Caro Flavio,
 
ho finito da poco di leggere tutto d’un fiato il tuo libro “Lettere” – Dopo  scriverò un testo critico. A caldo desidero dirti che l’ho trovato personalissimo,  capace di essere biografico e allo stesso tempo di integrare in ogni parola,  la cosmologia dei sentimenti di cui è formato un essere umano – Questo dato sopra tutti ho trovato molto intrigante e connotativo – Tu scorri il verso come ti scorre la linfa in vena; dunque sei di fronte alla poetica come di fronte allo specchio,  senza ritrarti di un millimetro, ti guardi dentro senza rimediare scuse o calibrare in giusta guisa motivi superiori, per non essere stati altri o fatto altro …. Il tempo diviene materia di servizio –  Tu lo fermi, lo galoppi, raggiungi il piccolo Flavio, lo prendi in braccio e gli indichi la strada che ha percorso senza dirgli di sapere dapprima,  come sarebbe andata –  Il piccolo ti guarda,  sorride non ignaro, ma due volte convinto che era ed è la vita la sola  cosa da fare – Gli dici anche che hai dovuto viaggiare sulle pietre impervie per congiungerti alla sua purezza e poter fare insieme a lui il  consuntivo –  La parola fluisce veloce e, mentre lo fa,  non da adito a ripensamenti, ugualmente al comportamento che tiene l’esistenza con i suoi figli –  Il poeta (Flavio)  sa che non c’era altro modo per vivere, se non vivere –  Sa bene  che è agito da forze invisibili, impassibili, violente,  innaturali, ma la vita è la vita  e null’altro ed è solo essa che infine pensiona ardimento, sogni e rivoluzioni, all’uomo – Il verso, fedele al tuo stile, si declina con un’accentazione  sicura, foriera di  forza e prerogativa,  originali, possenti e   speciali le quali non   consentono di essere partecipate da dubbi e incertezze che non siano loro spose –  Visioni, vissuto, tormenti, paure, aspettative mancate, resi da assolvere, sogni abbattuti e guardie andate a male,  sono il viaggio di un uomo che non finirà mai di farlo e di parlare a tu per tu con il tempo,  mediante un pensiero che non si ritrae da tormenti e colpe, pur di chiarirsi definitivamente con il destino… Il male che prova è pari a quello del suo cavallo di razza  …
Con ammirazione
Alfonsina
 
 

Ascolta & Leggi: Horace Silver con poesie da Di albe e di occasi di Grazia Procino (ed. Macabor)

La religiosità dei luoghi nella poesia di Grazia Procino

di Pasquale Montalto

La poesia quando si presenta avanza piano piano e con forza poi si afferma lentamente, in relazione al tempo della presa di coscienza e del proprio mondo interno e di quello esterno, sociale, naturale, per metterli sempre più in una circolarità dialogante e passando dalla consapevolezza che sia possibile poter essere sé stessi: Io e i miei genitori, la memoria, il ricordo e il tempo passato, la bellezza della natura e del creato, delle stelle con la loro lucentezza vitale, l’incontro con la religiosità dei luoghi e della spiritualità che alberga nel profondo del proprio  animo. Nella poesia di Grazia Procino, per come ho lette in Di albe e di occasi (Macabor, 2021) a me sembra si muova, tra titubanze e ricerca di punti stabili di riferimento, il ricco mondo dell’Autrice fatto di tanta sensibilità e slancio vitale, sogni e amore per la vita: Sentire vorrei /ancora – per sottrarla al tempo – / la tua mano calda/ che indica la strada /consegna soluzioni ai rumori /dell’esistenza. Così dice la Procino nella poesia d’apertura al libro, preceduta da questa riflessione posta a mo’ d’epigrafe: Quando da bimbi abbiamo/ giocato e rigiocato / al sorriso che cattura / il mostro cattivo/ non sapevamo chi si nascondeva / dietro l’angolo. C’è quindi il bisogno d’attingere forza e energia ritrovando l’amore dei propri genitori, rivolgendosi loro con gratitudine. A mia madre: Nel fiore che sboccia/ strafottente al sole/ riconosco le tue cure verso la vita. /Mia madre sta salendo instancabile/ ma non si arrende/ scricchiolano le dita. La mamma, certo, presenza fondamentale per l’avvio d’una relazione d’attaccamento sicuro, che dopo averla partorita aiuti la figlia ad aprire gli occhi sulla realtà, prima di donarla al mondo. E poi A mio padre: Porto in me le tue lezioni / di solida dignità / aspetto albe luminose /e coricarmi voglio /legata al primo raggio che viene. Se la mamma è fondamentale per la relazione d’amore, non di meno è quella del padre nell’impartire le regole della buona convivenza e per le più importanti lezioni di vita. Poesie d’avvio chiare, precise e coraggiose che già indicano un viatico e danno il senso di una poetica emotivo-affettiva e di ricerca interiore, affidata da Grazia Procino a questo libro, scandagliando le pieghe del proprio cuore e del proprio animo, interrogando le sincere emozioni dei propri vissuti di vita, rimanendo sempre a contatto con gli elementi della natura e tenendo conto delle difficoltà del vivere nella realtà territoriale, sociale e culturale del proprio contesto d’appartenenza: A rattoppare i dolori erano/ le donne del paese / con il sole dietro il cuore/ e gli uomini fuori a pescare il pane.; a volte è sicuramente duro il confronto con la realtà, la costatazione dei fatti e la conseguente delusione,  aspro e amaro il dover prendere atto di quanto il vivere sia diverso da come lo si era immaginato e per come lo si voleva: cerco, cerco/ tra sterpaglia e gramigna l’ultimo nostro bacio/ e trovo più gioia in un rovo/ che nella curva del tuo abbraccio.(Pg 15-16).

Vivere per la poetessa diventa allora sperimentare e sapersi districare tra gli opposti che costruiscono e danno senso all’esistenza, preannunciato d’altronde già dal titolo della silloge, ben collocata dall’Editore al n.22 della felice Collana di Poesia “Quaderni di Macabor”, a cura dello scrittore Bonifacio Vincenzi. Così la poeta tesse il suo percorso incontrando e scontrandosi con lati opposti di sé stessa, quelli ombrati e quelli in luce, visibili e invisibili, il bene e il male, il giorno e la notte, spaziando tra Est e Ovest, altalenandosi e caricandosi sempre di ricche sensazioni e percezioni, a volte chiare e volte ambigue, comunque sorrette dalla chiarezza della creatività, perché vissute senza negazione e con la forza dell’accettazione che fa dire: io ce la farò; e poi: Discendo da querce nodose che non si arrendono / alla devastazione del terreno siccitoso e stanno, / come possono, ma stanno. (Pg 17-19). Versi carichi di forza poetica e di animosità che non si arrende dinanzi agli ostacoli, pronta a fronteggiare ogni forma di sofferenza e dolore, a osservare le ambiguità e contraddizioni che trovano avvio e muovono dalle debolezze dei luoghi e del tempo del vivere nel Sud che in termini di riscatto assorbe tutte le energie: Sulle strade del Sud / battono a passi alterni / incantesimi di luce. (Pg 22). Ma … ora io vivo, è la presa di coscienza di G. Procino, e non mi importa dell’ancora e / del dove che accadrà. / In questo momento / mi accalora anche la lucertola venuta fuori / all’erba umida / … / Mi accovaccio come / nel grembo di una madre / che mi ebbe il 10 aprile. (Pg 23).

Non c’è che dire, una poesia fenomenologicamente indirizzata e orientata a cogliere e soffermarsi sul senso esistenziale del proprio vissuto antropologico e sociologico (cfr pg 25,28,37 e in particolare L’etica del vento a pg 78). Se poi dovesse succedere di rimanere senza prospettive in qualche giorno buio del nostro vivere, cerchiamo di resistere e non cadere facilmente vittime del panico, ricordando che non siamo mai soli. Grazia Procino procede dunque spedita con l’offerta meditativa di queste sue meravigliose poesie e Macabor Editore ha il merito di avercele fatte conoscere, perché La poesia è così:/ una sera con un poeta che / dice a tutti le sue poesie. / Mani vive a scorticare l’anima.

Il libro è reperibile qui:

http://www.macaboreditore.it/home/index.php/libri/hikashop-menu-for-products-listing/product/133-di-albe-e-di-occasi

***   

La veglia agli assenti

Non so più nulla di te

in quale casa hai riparato le tue fragili ossa

la tua mente occupata

a domare gli eventi

a classificare le cose

quali voli intessi

in quali veglie preghi

quel Dio cui affidasti

i timidi sorrisi.

In questa casa corone di rossi pomodori

secchi con le zanzare che frullano

nel fuoco dell’estate vigilano

come guerrieri scesi dai monti lucani.

Moriamo alla luce di ceri accesi

su finestre spalancate sulle sere che giocano intorno

                                                           riti di passione.

Non c’è più nulla che ti somigli.

***  

Esercizi di etica

Verso sera mi esercito

a ricordare il succo della giornata,

cosa avrei potuto rispondere,

come avrei dovuto incrociare

nel momento opportuno il suo sguardo.

E con cattiveria colpire il mondo storto.

Quando l’esercizio smarrisce la logica

– l’etica, ante omnia –

mi posiziono davanti allo specchio grande, a figura

                                                                        intera,

allora so

quanto mi sia costata la corsa a ripetere

all’infinito

quel momento sgomitante di felicità.

***  

La preveggenza del dolore

Chi soffre

è un veggente

si aggrappa

ai muri

del silenzio, tace.

Un ragno instancabile nei suoi fili avvolgenti

si ferma a osservare.

Scaturisce dalle fibre del dolore

un non so che di vischioso che acchiappa la pelle

e non respira…

da Da albe e di occasi, Macabor Editore

Grazia Procino,docente di Lettere presso il Liceo Classico di Gioia del Colle, ha pubblicato haiku in due raccolte collettive edite da Fusibilia; la raccolta poetica Soffi di nuvole (Scatole parlanti, 2017), Finalista Premio Nabokov e Premio Speciale al Premio nazionale “Poetika” a Verbania; e i racconti Storie di donne e di uomini (Quaderni edizioni, 2019). E sia (Giuliano Ladolfi Editore). E con Macabor Editore nel 2021 la raccolta di poesia Di albe e di occasi.

Ascolta & Leggi: Mike Oldfield con nuovi inediti di Agostino Rossi (Agone)

Fosti madre
 
 
Gli occhi ora spenti
il silenzio spietato
cancellati i colori
il destino spezzato
 
Il bambino che piange
il suo grido di amore
mentre il sole tramonta
nel giorno che muore
 
*
 
Cammino
 
 
Rivivo i miei sogni
con avida rabbia
ma il teatro ora è vuoto
la storia è ormai vecchia
 
Rivedo i miei passi
lise impronte di sabbia
sono solo ricordi
che diventano nebbia
 
La mia vita è passata
è finita ogni giorno
rivissuta per caso
vagabonda nel tempo
 
*
 
Preludio
 
 
Io vivo di ricordi
di immagini spezzate
di gesti e di silenzi
di grida e di risate
di sguardi indifferenti
di lacrime salate
di sogni e desideri
di strade mai cercate
 
Io vivo di tramonti
di foto ormai sbiadite
di terre sconosciute
di tracce mai seguite
di musiche stonate
di cose mai capite
di feste sopportate
di prove mai finite
 
Io vivo di parole
che ho scritto e poi buttato
di fogli e scarabocchi
che il tempo han cancellato
di quadri appesi ai muri
di libri che ho studiato
di amici e pugni in faccia
che mai ho perdonato
 
Io vivo della vita
che il tempo mi ha lasciato
del sole e della pioggia
del vento che ho incontrato
di amori che ho perduto
di amori che ho trovato
di occhi nei miei occhi
di labbra che ho baciato
 
nulla ho dimenticato
 
 
*
 
Naufrago
 
 
qui confuso come nebbia all’imbrunire
vivo il sogno che dissolve il mio reale
ma non sento il desiderio di guarire
non importa quanto greve sarà il male
 
nei tuoi sguardi cerco invano di lenire
le ferite che mi bruciano nel cuore
e mi sembra quasi stessi per morire
mentre ancora stai sbocciando come un fiore
 
dimmi quanto il tuo sorriso può stordire
come possano i tuoi occhi far volare
e di quanto ogni tua lacrima soffrire
e di quanto ogni tua lacrima bruciare
 
quanto è folle che io cerchi di capire
cosa riesca a fare nascere un amore
come un bimbo mentre cerca di scoprire
una cosa che non vede ma che vuole
 
e i miei pensieri sono un fiume in piena
che naufrago io sfido alla deriva
e maledico e mordo la catena
che mi costringe al pianto sulla riva
 
e mi allontana dalla mia sirena
 
 
*
 
Orizzonte
 
 
respiro la vita
 
e il silenzio
è nel sole che nasce
è nel giorno che muore
è col bimbo che dorme
è nel vento tra i rami
nelle api sui fiori
nella neve che cade
e sussurra
nelle onde del mare
sopra i languidi fiumi
sul tappeto di foglie
cadute:
solo macchie e colori
 
è negli occhi
 
è nel cuore
 
le mie mani
 
il tuo bacio
 
un sorriso
 
 
il riposo
 
 
*
 
Condanna
 
 
nel mare dei tuoi occhi annegherei
appeso alle parole qui a tremare
nel tumultuoso fremito del cuore
le dita tra i capelli a implorare
che il fato ci conceda di partire
 
e il sole all’orizzonte ancora muore
 
 
nei tuoi sorrisi ingenui cercherei
sapori di una bocca da baciare
rubare al tempo odioso le sue ore
le mani dolcemente accarezzare
cercando le tue pene di guarire
 
e in cielo si dissangua un altro amore
 
 
le lacrime sul viso asciugherei
sospeso in un futuro da sognare
assaporando ladro il tuo tepore
sui seni e sui tuoi fianchi liberare
i desideri ardenti da sopire
 
la sera adesso è il quadro di un pittore
 
 
la luna e il mondo intero ti darei
arcobaleni e fiori da guardare
e della neve porterei il candore
del sole e delle stelle l’ammiccare
e suoni melodiosi da sentire
 
ma nella notte grida il mio dolore
 
 
il tempo che è passato getterei
il tempo che ho buttato per amare
e questa ottusa vita di grigiore
le maschere che indosso cancellare
bruciarle come carta nelle pire
 
è l’alba e un altro giorno da scontare
 
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Agostino Rossi, classe 1964, nato e cresciuto a Castel Bolognese, dove tutt’ora risiede, sposato e padre di due figli, spinto dalla passione per il canto, la musica, la fotografia e la lettura, fin dall’adolescenza si cimenta nel componimento di opere musicali (che ama definire “musiche per immagini”) e scritti di prosa e di poesia anche
se, a causa della maniacale ricerca della perfezione, che lo “costringe” a riprendere in mano le proprie opere, non è autore prolifico. Le poesie, come le musiche, sono intrise di nostalgica malinconia, “condizione ideale”
ripete spesso “per alimentare il terreno della creatività”.

Ascolta & Leggi: Pink Floyd con inediti di Carla Viganò

Mi piace la tersa e sana irrazionalità di chi si avvale della facoltà di essere nuvola, rinunciando alle pesantezze di tanto uniforme e maledetto neogrigio. Carla Viganò riesce ad appassionare il lettore con pezzi che non sono mai indeboliti da tirate diaristiche o eccessivamente liriche, ma semplicemente da operatività degli occhi e del cuore, che poi sono i punti nodali da cui da cui nasce Poesia che non invecchia precocemente, e sa dare emozioni niente affatto banali. Meno male che Carla Viganò a differenza di tanti poetini rinchiusi in Milano a evocare la bella città di una volta, o a ricordare la bottega del meccanico che c’era prima della filiale dell’ennesima banca strozzina, sa volare un po’ più in alto. Grazie, continua così.

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La salvezza

Io mi avvalgo del diritto
di essere una nuvola
E depongo testimonianze
brevi dei paesaggi surreali
Poi ammetto il reato
di stravaganze assurde

Non accolgo invece la sentenza
all’oltraggio dell’azzurro
Perché mi dichiaro innocente
e ho toccato il cielo per difesa
Ma condannata e argentea
sconto la pena iniqua nella pioggia

E se c’è il sole?
Non è affatto particolare essere felici

*

Non di poesia ma quasi

Quando a diciott’anni
all’AIED * con quella pasticca
sequenziata in giorni settimanali
io e una mia compagna di liceo
abbiamo raggiunto l’indipendenza di pensiero
e la fine dei problemi
Forse è per questo che si ha un ricordo
non di poesia ma quasi – di incontro.
Il tutto con una goccia di patchouly
E nel darsi la mano ci siamo promesse
la parte vulnerabile come scambio
Era un mattino del ’70
a Milano non ricordo in quale via

*AIED Associazione italiana per l’educazione demografica

*

Maître à penser

Ti eleggo mio filosofo
sulla “ mia” carne bianca
quando muovi le onde del pensiero
in un lago incosciente
e quando del mondo detestato
ne facciamo parte
E fare l’amore
sul niente
è l’incenso dell’angelo
il becco del corvo
e alati noi
senza l’anello al dito
abbiamo la grazia
di sorreggere un mondo malandato
in parte nelle nuvole
in parte nell’esercizio dell’intendersi
nel mondo dove si prepara
il pane quotidiano
e liberamente a noi precluso

*

La ragazza di Hipanema ?

Ti ho vista in un bar di Milano
Con la tua pelle
In una tuta di skai
Nelle cosce a tornanti
Scoprivi il fuoco tra i tavoli
Con un bicchiere in mano
Mentre “L’anno del gatto ”
Usciva da una radio
Come da un mare
E il tuo lui
Un tipo californiano
Mandava in bestia
Il tuo umore
E ballavi ballavi
Come la ragazza delle spiagge
E c’era un ragno
Che pendeva dal banco
– E sono presenti testimoni –
E io leggevo il giornale
Per tenermi in contatto
Con i gradini bassi
Delle scale dell’informazione

*

Al ristorante delle piccole porzioni

Quando sono andata
al ristorante delle piccole porzioni
non era ancora mezzanotte
oh le ricordo così bene
le pareti viola
e uno squallido dicembre
sui piatti fluttuava una foglia di basilico
da prendere con le mani
come un diamante grezzo da forgiare
per poi esplodere in stupore nella bocca

In ogni poesia di tono malinconico
togliere e aggiungere
indebolire o rafforzare le strofe
è presupposto d’incapace

Ma sono persone diverse
quelle che entrano
nel ristorante delle piccole porzioni
sono quelle che nel resto del giorno
oscillano tra l’essere felici
o far finta di esserlo
tra l’opulenza del niente
e il nulla gigantesco

*

Quando sai
che tremo in ogni giunta
e arrossisco come l’acero
che mano inopportuna
m’infili tra le gambe ?
E sempre sulla schiena s’incatena
il tuo divorare diamante
s’arresta il sole
e cade un nubifragio
un po’ di odio per il tuo regno
che in me l’ancella traccia
a chi nel comandare
impone alle stelle di brillare
Una mite amazzone
cavalca la passione
offesa nel recinto del piacere
ai finimenti sciolti della resa
Godere non è amare
e pesa poco il peso
del corpo amato
l’anima leggera

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Sono nata a Milano dove vivo, da sempre interessata alle arti figurative, maturità artistica nel 1976.
Mi sono avvicinata alla poesia, prima leggendola assiduamente poi componendo haiku e in seguito scrivendo testi quando il maggior tempo a disposizione me lo ha permesso.
Nel 2016 ho pubblicato la mia prima raccolta “Soffio nelle crepe” per Terre d’ulivi e nel 2019 “Ritocchi marginali” per Lepisma Floema – Controluna

Ascolta & Leggi: Max Richter e poesie tratte dal libro Di tanto vivere di Anna Maria Bonfiglio

Dopo avere letto con piacere, più volte, Di tanto vivere di Anna Maria Bonfglio ancora una volta ho la conferma che l’approdo più sicuro rimarrà la poesia. La raccolta, edita da Caosfera, e reperibile qui:

Di tanto vivere


è senz’altro, per toni, liricità e scrittura, uno dei migliori libri di poesia letti negli ultimi anni a opera di un autore contemporaneo. Veniamo alla struttura del libro, che si articola in quattro parti.
I Discorsi sono specchi in cui l’autrice ha il coraggio di guardare e atraversare in una sorta di autocatarsi quotidiana. Le Stanze, di gran lunga la parte del libro che preferisco, una sorta di poemetto sul non tempo e il non luogo della solitudine, aspro e toccante, in cui ognuno di noi vive ogni giorno e per questo condivisibile. Gli Atterraggi sono invece momenti disincantati di consapevolezza riguardo un happy ending cui tutti aspiriamo senza che arrivi mai, tempi di danni compiuti o subiti.
Miserere, quarta e ultima sezione, è un resoconto di tante tragedie uscite dalle pagine dei giornali o dalla televisione dal Giorno della Memoria all’assassinio avvenuto in Iran di Neda Agha Soltan.
Di tanto vivere rimarranno alcune tracce, sempre più confuse nel tempo e nello spazio, l’illusione di avere lasciato qualcosa, mentre la storia si ripete, e si ripete, ignara di noi.
Buona lettura.

Canto minimo

Ora che la vita stride nelle ossa
ammalorate
la viola incide l’arco minimale
del canto che vorrebbe lievitare.
E l’accompagna un suono
come d’incanto
un incendio che esplode e si fa verso.

Venne sull’ala ubriaca della notte
la voglia di cantare
e fu subito festa
distesa geometria di voli
impennati all’albero più alto
un gioco pazzo
di cui t’accorgi tardi e che tradisce
segreto che ti sguscia dalle mani
prima dell’allegria, prima del sogno.

Abiti la più nuda fra le case
vesti la più impossibile menzogna
e ti fai strada chiusa
anello inciso di desideri e date
età del disincanto
stella che irradia inutili bagliori
profeta di stagioni di declino.

*

Un distacco

Un distacco
Qualche volta si muore –
di silenzio o di parole che non vuoi sentire
e non ti basta
sapere che nell’ombra del distacco
s’annida ancora un rantolo di vita.
Si può morire
per una foglia secca e calpestata
per l’anòdino unguento di un ricordo
si può morire cento e cento volte
nelle frasi banali di un saluto.

Altra cosa
saperti per i viali di Mondello
o in un bar del centro di Palermo
(una canzone ruffiana e caffè freddo
aspettando le brume)
Fra due c’è sempre uno
che resta appeso al gioco degli abbracci
(e non sai s’è meglio andare o rimanere)

La nave ha già mandato i tre segnali:
ci salutiamo con occhi di sale
e ricami d’amore sulla pelle.
Quelli che noi non siamo
vivranno in episodi ricorrenti
la realtà dicibile –
l’altra è un sussurro
che sfiata dalla mia alla tua bocca.

Non ti chiedo neppure cosa sono
nella tua vita di ferite e rughe.
Ti leggo sulle mani
i segni dei ritorni ripetuti
e so che sei per me pianto e carezza
stazione provvisoria ove si torna
mosca impazzita
nel dedalo dei sogni capovolti.

*

I
S’è consumato sempre nelle stanze
il desiderio di correre
ora ho soltanto voglia dei tuoi piedi
che mi raccontino la strada
e la fatica nella sera breve
quanto un sorso d’aria
Un canto d’ubriachi
le luci di una festa
che ci ricorda i giochi di bambini
quando – sconosciuti e lontani
mangiavamo il tempo per crescere
ognuno col suo sogno dentro al cuore

*

Lupara bianca

Così abbiamo murato a calce viva
(come i delitti di lupara bianca)
i nostri pomeriggi luminosi
la trasgressione di qualche martedì
sottratto ai doveri maritali.
E non possiamo dire
di avere consumato nella noia
gesti abitudinari
di avere allineato i nostri
spazzolini su un comune lavabo
dove schiumava un tubo dentifricio
che ti dava ai nervi.

Così abbiamo ucciso ogni progetto,
neanche ci stupiamo
se il silenzio s’attarda sopra i muri
se la vita continua i suoi giochetti
contro le nostre sagome di carta.

*

Pomeriggio a San Martino

Fra i rami delle querce
era scirocco
nell’aria che sapeva
di limoni.

Un diadema di sole
e un gatto fra i gerani
che si scrollava
l’ultimo torpore.

Noi si taceva
per quel sapore afro
di cose
che volgono alla fine.

*

Furti

E non stupirti
se mi vedi vivere alla resa
contando
sulle dita di una mano
quello che resta
dopo i vandalismi
e le piraterie
perpetrati ai miei danni
con fatale eleganza –
tu che sai
com’abbia sempre perso
quello che avevo a cuore.

*

Miserere

Anche la notte ha paura
quando apre gli occhi
sul sangue dei fiori
a pelo d’acqua.
Ogigia – remoto
ombelico del mare
ha sprangato le porte,
filari di spine a cerchiare
le mura.

Ecce homines – buoni
e cattivi alle sbarre
a implorare clemenza.

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Anna Maria Bonfiglio è nata a Siculiana (AG) e risiede a Palermo dove svolge attività culturale nell’ambito letterario. Ha collaborato con settimanali del gruppo Rizzoli e GVE , con i mensili SiciliaTempo e Insicilia ,con la rivista Silarus e con molti altri periodici per i quali ha redatto recensioni e articoli. Ha curato un corso di analisi ed interpretazione del testo poetico presso l’Istituto Professionale CEP di Palermo ed un laboratorio di scrittura creativa presso la sede regionale ENDAS Sicilia. E’ stata per alcuni anni presidente dell’Associazione Scrittori e Artisti e ha diretto il periodico Insieme nell’Arte e il giornale online Quattrocanti. Sue poesie e articoli di letteratura sono reperibili in vari siti web. Per il suo impegno in campo letterario le sono stati assegnati i premi Città di Monreale, Giacomo Giardina, Salvator Gotta e Telamone 2014.

Pubblicazioni

Poesia:
Le parole non dette (Thule,1978); Le voci del silenzio (Thule, 1979); Uguali dimensioni (S.S.C 1981); L’insana voglia di ardere (Gabrieli, 1982); Nell’universo apocrifo del sogno (Il Vertice, 1985); La Marna e l’Arenaria (poesie inserite nell’antologia del Novecento Gli eredi del sole, Il Vertice, 1987); La donna di picche (Il vertice, 1989); Album – Sedici dediche (Insieme nell’arte, 1991); Spinnu (Pubbliscoop, 1996); D’ombra e d’assenza (Issimo, Il Vertice, 1999); Le voci e la memoria (Gabrieli, 2000); Tra luce ed ombra il canto si dispiega -5 poeti per Palermo (Ila Palma, 2002); Per tardivo prodigio (Fondazione Thule Cultura, 2006); Il miele amaro (CFR, 2013); D’amuri e di raggia (Agemina, 2017); Di tanto vivere (Caosfera, 2018). Sue poesie sono state inserite in molte antologie fra cui Stagioni (Lietocolle), Cuore di preda (CFR), Poesia erotica contemporanea (ATI), Il corpo, l’eros (Ladolfi)

Narrativa:
L’ultima donna (Pubbliscoop, 1994)
La verità nel cuore (Confessionidonna, 2006)
Scelta d’amore (Confessionidonna, 2006)
Il profumo del mandorlo (Di Felice Edizioni, 2019)

Saggistica
Il mito nella poetica di Cesare Pavere (Insieme nell’arte, 1990); Maria Messina in Figure femminili del Novecento a Palermo (ULITE, 2000); A cuore scalzo-La vita negata di Antonia Pozzi (CFR, 2012)
La vicenda di gioia e di dolore nell’opera di Camillo Sbarbaro (CFR, 2012 )