Pink Floyd con Carcere della terrestrità di Francesca Fiorentin (Macabor Editore)

In questa raccolta di Francesca Fiorentin, Carcere della terrestrità (Macabor Editore, 2021) tutto è calibrato: nessun eccesso creativo, nessuna esibizione, nessun trascinamento lirico. Eccola l’esistenza e il mondo che irrompono in una quotidianità per certi aspetti furiosa e l’unica arma per l’autrice è affidarsi in qualche modo alla parola che accoglie inesorabilmente ciò che è, senza sconti, senza illusioni curative (Scrivo i cocci dell’esistenza/ nessuna idea traina le altre/ si muovono urtando come onde.).

Ciò che viene fuori da queste pagine di “emotività sconnessa”  alla fine è un ritratto “non meno folle della reatà” e la sofferenza che “inquina” la scrittura non placa l’inquietudine ma l’accentua. Ci si sente perseguitati, e forse lo si è; il dilemma è se in ogni caso non si faccia il gioco dei persecutori considerando la scelta di partecipare volontariamente a questo gioco da cui non si ha il coraggio di sottrarsi.

Bonifacio Vincenzi

 

Umano è conservare pietre radioattive
presso il giardino dei cipressi
terrapieno del mio argine di socialità
e le virtù della comprensione
che un dio muto
insegnò di fronte agli orrori.

*

Il concerto dei pesci (H. Laxness)

Per lungo tempo il silenzio
fu un colpo nelle reni quotidiano
serali manie di fantasmi
tramortivano la mente
uno stato di perduta lucidità
trent’anni di follia.

Lessi dei pesci, del loro concerto
non solo abboccare, risi
e lessi di più, di tutto, da zero,
forsennatamente.
Una nuova vita, un angelo
dalla remota Islanda.

*

Corpo carta che assorbe
macchie di petrolio della cultura
la pompa carica di benzina nell’orecchio:
ascolta, non parlare
se parli, se scrivi la prima persona singolare
tagli il vento
e il turbine di voci come un fischio infligge
nel suo gorgo vorace di voler dire tutto
il dire niente.

*

Oggetto sterminato
furiosamente mondo
in ogni angolo uguale
ti chiudo dietro la mia porta
il paese dell’anima è qui con me
unica opposizione possibile.

*

Si dilapidino le energie della tua furbizia
per perdita di memoria
ideatore di malintesi.
Per metà vivi come racconti
per metà sei tu mezzo e sei tu fine
di una grande bolla in corsa casuale e impazzita
che imprigiona noi, per essere tu – mai.

da Carcere della terrestrità, Macabor Editore, 2021

Il libro è reperibile qui:

https://www.macaboreditore.it/home/libri/hikashop-menu-for-categories-listing/product/160-carcere-della-terrestrit%C3%A0.html

Francesca Fiorentin si è laureata in Filosofia all’Università Statale di Milano e ha conseguito un master di “Perfezionamento in discipline filosofiche” presso l’Università Bocconi. Una sua silloge poetica è apparsa su Nazione Indiana. Nel 2017 è uscito il suo libro di poesie Gli alfabeti intatti edito da Arcipelagoitaca. finalista al premio Tirinnanzi della città di Legnano nel giugno 2018. Nel gennaio 2020 esce il volume di poesia Legami cedenti ossigeno per Oedipus. E nel 2021, Carcere della terrestrità (Macabor Editore).

 

 

 

 

Daniel Herskedal con la mia postfazione ad AMAR-SI di Paolo Beretta e Ivanna Pedretti.

Qui sotto la mia postfazione ad AMAR-SI poesie d’amore di Paolo Beretta e Ivanna Pedretti uscito quest’anno per Terra D’ulivi Edizioni. Seguiranno quattro estratti dalla raccolta scelti dagli autori. Il libro è reperebile qui:

http://www.edizioniterradulivi.it/amar-si/279

Le risa esplose
con fragore nel petto
ne lambiscono i margini.

Se siete arrivati in fondo, ora vi tocca leggere anche questa pagina, e in genere qualcosa la lettura lascia. In questo caso consiglio una rilettura, perché questo libro la merita, soprattutto per l’amore con cui è stato tessuto, composto e poi colorato. Avete letto una silloge di poesie d’amore scritta a quattro mani da un uomo e da una donna che, come in ogni amore che si rispetti, non hanno più una linea di demarcazione che definisce separatamente i soggetti, diventano in poesia due di uno. Quel che mi piace e mi colpisce già da subito, epidermicamente di questo libro, è stata la volontà dei due autori di non separare le proprie poesie per mettersi in luce, uno a discapito dell’altro, quanto quella di metterle assieme. Uno dei primissimi assiomi in amore è proprio questo: due, ma uno. Spero abbiate apprezzato la dolcezza lirica di questi pezzetti di poesia che formano un singolo canto armonioso, efficace, lieve, come può esserlo soltanto la volontà di prendersi cura e rispettare la poesia, così come il valore dell’amore che qui è stato cantato. Io mi auguro che non l’abbiate letto come si può leggere un articolo di giornale o un romanzo. La poesia si legge diversamente, saltando pagine, tornando indietro, rileggendo e portando via, per tenere nel cuore i momenti che più hanno colpito e sono penetrati. Se non lo avete fatto, ricominciate da capo, rileggete, partecipate, perché amore è soprattutto prendersi cura, e ci si può prendere cura anche di un libro, amarlo, per il gesto d’amore che rappresenta. Il resto non conta, quel che importa è una cosa sola, e rimane dentro, la si pone dentro l’anima. E infine mi rivolgo agli autori. Siete stati bravi, siete riusciti a livello poetico nel formare di due corpi un’anima e questo non è poco.

*

Se capissi

Se capissi il dono
del tuo mancare
non alzerei polveri inutili
né strida di corvi.
Nemmeno ti sottoporrei
all’incessante gocciolio
del mio peso.
Mi dileguerei per le stanze
ingombrandole
di baci e carezze
che non sempre so dare.
 
 
Senza anestesia

Mi appello inutilmente
ad un passato che ancora scava lacrime.
Farei fuori conti in sospeso
che passeggiano sulle mie notti insonni.
Ma freddi e amari i sogni
si presentano al mio capezzale.
Succulenti alla mia insufficienza.
È un azzardo
una partita persa in partenza.
Un due di picche.
I giorni che stanno dopo
sono l’eco di un lagnoso rimpianto.
Ci vorrebbe un punto di sutura
uno di quelli senza anestesia.
Sostituirei il dolore vecchio
con uno nuovo.
 
 
Next stop Kagran
 
La ruota disarmata
sta ferma. Negli occhi
cristalli di fiume
lacrime d’amorino
ghiacciate nella sabbia
mentre colonne di fumo
sorreggono il cielo.
Next stop Kagran.
I panni asciugano
tu dormi rannicchiata.
La tua pelle sulla tela del letto
ispira l’immortalità di una caduta.
Noi non siamo
ma rimarremo.
 
 
Somewhere
Sei come la sabbia
sotto le ciglia austere dei palazzi.
Capita spesso a Parigi
per questo la amo.
E amo te
la tua assenza
le mie origini contadine.
So di poter tornare a casa, se voglio.
Fai in modo che questo non avvenga.
 
 
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Tim Hecker con inediti di Gisella Canzian

FIBROMIALGIA
.
Una vita a zoppicare
cercando il baricentro
nello strazio delle ore.
Dormire è sogno vano,
mi sveglio incompleta.
.
L’alba arriva a tratti e
colmo il grido afono,
arrugginito, teso
a smorzare domande
come fossero precipizio senza ritorno.
.
Do poco peso alle croste.
Freme solo la sete d’esserci.
.
*
.
Ero il piede costretto a marciare nelle tua scarpa.
La via crucis di una vita spaccata a metà.
.
*
.
Chiudiamo porte in faccia
strimpelliamo parole e poi
poi la musica pizzica i sogni.
Gli occhi e le mani sentiranno
quanto vuoto resta
attorno al mai detto.
Maledetto.
.
*
.
La ferita tinge le parole
di un travaglio impensato.
.
Solo la mano trema e
la penna si fa corpo.
.
*
.
Sotto i miei denti la delusione stride
non si dilegua
rimescola il sangue.
E’ zona infetta pure la gola
che fascia stretto il pomo d’Adamo.
Sono pilastro di pietra
che staglia nel cielo voce.
Così resto: ferma e attenta
reclamando ascolto.
.
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.
Gisella Canzian è nata a Valdobbiadene (Treviso). Ora vive a Lamon (Belluno). Tutta la sua biografia è raccolta tra i versi che scrive. Ha pubblicato due raccolte di poesia “2 Ottobre” e “Il mio passo si fa strada”.
.
*
 

 

Kælan Mikla con un inedito di Lucia Triolo

Pezzi di vita
.
“Sognavamo con i vermi
sotto un Braille di stelle” 
(S. Armitage, da “Possiamo concederci un breve periodo di esultanza” ora in “In cerca di vite già perse” p.99)
 
.
Lina non era una persona seria
e nemmeno non seria
.
aveva atteso invano come un
rumore
che qualcosa accadesse
che i figli si sistemassero
che gongolassero almeno un po’
una timida esultanza
tipo lo scodinzolio di un cane
che non desta invidia
.
ce n’era una senza caroselli in testa
che non riusciva proprio
a spruzzare coriandoli sulla vita e nemmeno su qualcuno e
comprava scarpe rossoscuro
anche naftalinizzate
-sindrome da millepiedi-
per lei aveva desiderato
-scherzi a parte-
un portafoglio a fisarmonica,
.
un’altra senza lavoro e tanti guai
le diede finalmente
la notizia
aveva deciso di prendersi un cane
“forse -disse all’ ago sotto l’unghia-
sul marciapiede di fronte
c’è ancora un po’ di spazio,
basta che
si metta d’accordo col clochard
più anziano”
.
degli altri 
quando me ne parlò
non ricordava più bene
uno, credeva, facesse in qualche teatro all’aperto
lo spettatore
sotto un Braille di stelle:
guardava gli altri recitare
grandiosi copioni ad inchiostro simpatico
cioè vivere
e non rubava la scena a nessuno
.
Non era particolarmente amareggiata:
.
“sono stata tutta la vita sopra i piedi
come una ciliegina su uno stronzo”

.

LETTERE – Flavio Almerighi

Un bell’articolo di Antonio Bianchetti su Lettere, grazie di cuore.

Intonations Cocktail Club 432

lettere-di-flavio-almerighi

Flavio Almerighi è una di quelle persone che ha avuto la fortuna di vivere due esistenze: una pre-digitale e un’altra successiva. Fa parte di quella generazione cresciuta attraverso due modi differenti di percepire la vita, e ha la possibilità di sentirsi giudice di un certo comportamento che ci appartiene e che in un certo modo ci ha formato, attraverso le esperienze della crescita.

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Brian Eno con tre poesie inedite di Maria Allo.

Della terra e del mare
.
Cercare gli dei della terra e del mare
nel sole che sorge o nel chiarore lunare
in ogni fenditura o in una pagina vuota
quando da una gioia nasce sulle gote
una piega musicale da assaporare
nel fumo azzurro delle lontananze.
Cercare gli dei della terra e del mare
sulle sabbie ardenti nel deserto
[mai quanto avrei pensato]
o nella luce fredda di una casa.
Mettersi alla prova quando la nebbia
si infittisce e dopo un poco ci si accorge
che chi possiede  il tuo cuore
si è fermato nel lungo labirinto
con l’infinito alle spalle
.
*
.
Follia umana
.
Un più grande silenzio regna
poco lontano dalle coste.
Mani screziate di vene volteggiano
come ceneri contro onde
indifferenti e un’occhiata fugace
rimuove la preziosità della vita
.
*
.
Declino
.
Tutti proveniamo dall’acqua ma non tutti apparteniamo all’acqua.
Il silenzio e il vento mi appartengono
sono  vene innaffiate di sale
in ogni suono muto incoraggiano
il biancospino a resistere
come il mio corpo di mirtillo selvatico
con gli stessi gesti di quando si resta
mentre gli occhi hanno guizzi di gabbiani
e ricordi inaspriti nel mare di corallo.
C’è il riverbero di terra incolta
di un parco in abbandono con la bocca secca
della fontana del Nettuno in ogni nome
stagliato contro la siccità dei rovi
sabbia e cenere tra rami e pietre
Intanto cigolano scaglie di bacche
                                                        [sulla pelle.
.
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visitate il suo blog:
https://nugae11.wordpress.com/

Flavio Almerighi, alcuni estratti da Lettere

Ringrazio Angela Greco e il blog Il Sasso nello Stagno

Il sasso nello stagno di AnGre

Il sasso nello stagno di AnGre poesia edita

Flavio Almerighi, estratti da LETTERE (Macabor Editore, 2021)

Con affetto
.
Gesù Cristo, mi piacerebbe
essere di nuovo felice!
Salire su un autobus
e, dopo la colletta, tornare a casa.
.
Non è più lo stesso senza te.
Preferisco non sentire
gli anni sbagliarmi addosso,
vorrei ascoltare altra musica.
.
Qui il più legale è bandito.
Spiana la canna sotto il mento,
alzi le mani d’istinto
mentre ti vuota le tasche.
Sorride prima di spezzarti i denti.
.
In ogni epoca tutti sono amici,
fino a quando cominciano i soldi.
La scena si consuma,
l’avarizia divora, strappa ogni piuma
d’inutili orpelli ai vivi.
.
Con affetto.
.
.
.
Dimenticare tutto
.
Cosa raccontiamo. Smembrata la Compagnia,
ognuno ha ripreso la propria strada
oltre i campi, verso la nuova età dell’oro.
in fondo, servono guerre per arrivare alla Luna.
Le divergenze parallele porgono cordiali saluti.
.
Salgono docili le biciclette…

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Gene Deer con poesie di Daniela Cerrato.

Infrango il tacito patto, infatti la rubrica Gioielli Rubati non include brani miei o di Daniela Cerrato, dunque oggi la derubo un po’ io.

Un foglio racconta
.
Un foglio bianco
raccoglie il pigolare
che stanzia sui tetti,
piazza di racconto
al centro e ai bordi,
spazio vuoto che resta
per ragionare silenzi,
in parentesi tonde
coriandoli di festa,
apostrofi e accenti
se opportuni. Qualche
ghirigoro per ricordare
che anche un foglio
è cuore, sa esser bambino.
.
*
.
Acqua terra e luce
.
Incisioni d’una lapide solitaria
riapparse a vista dopo la pioggia,
lacrime tardive han rimosso l’oblio
ridestando un nome emarginato.
L’identità si ripresenta
vestita di foglie gialle cucite a pietra
“eccomi son sempre qui – pare dica –
non scordate che esisto e resisto
tra le pieghe del tempo a dimora,
da tanto non coglievo attenzione
non posso dirvi quanto mi rincuora”
.
*
 

Il tuo Es (a un’amica)

.
Prova a non sopprimere per una volta
quella  parte di te che sempre fuggi
gradita o sgradita ti potrà apparire
ma non potrai di continuo oscurare
ciò che agli occhi altrui talvolta appare
non cercar pretesto, osserva l’ombra
che vive interagisce alberga in te
guarda il suo volto  ascoltane la voce
almeno per una volta non deluderla
asseconda il suo desiderio primario
chissà che tu non abbia sempre eluso
volontariamente la tua parte migliore.
.
*
.
Abbraccio
.
Sotto edicole di sospiri
sostano silenzi accomodanti
attese mai lasciate sole,
sui fianchi crescono rose
minute e profumate, bottoni
che aperti spogliano a vista
l’anima, offerta nuda
a mani ausiliatrici.
Benedici labbra adoranti
martiri del morso in entrata,
una scossa in scia vertebrale
apostola di eterno desiderio
spinge a declinare amore
nella forma meno grammaticale.
Nessun rituale è più dolce
del solleticare un fiore
appena schiuso alla vita.

.

*

visitate il suo blog:

https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/

 

Armando Trovajoli con poesie in romanesco di Silvia De Angelis

ER GIORNO ALLEGRO

Quei giorni de ‘ a vita che chissà perché
te senti davero de’ bbon umore
come  si ‘no sboccio de primavera
t’avesse ridato ‘n soffio de felicità.
Allora te vesti de tutto punto
coll’abbito più malandrino
che te aritrovi e ‘na scarpetta ‘ntonata
pe’ n’abbinamento azzeccato.
Te senti ‘na strafica pe’ ‘a via
puro si cor tacco arto
preghi Sant’Antonio de nun fatte rotolà
per tera, co’ ‘no scivolone mardestro.
Passeggi spenzierata co ‘ a voglia
solo de’ sta’ bbene.
Ma ecco che ‘na ventata ‘mprovisa
t’arza er pizzo der vestito
e manco poco…
arriva quasi a vedesse ‘a mutanda!
Ah bella te grida ‘n garzone a voce arta
te voi fa ‘n giro co’ me?
Senza nisconne l’imbarazzo
cerchi de datte ‘n tono
e je risponni gira a largo regà
che nun ciò tempo da perde co’ te!
Nun rimane che tornà a casa
e ripiasse ‘a, de niscosto, ‘a vita de sempre
senza volè strafà!
.
IL GIORNO ALLEGRO (traduzione)
.
Quei giorni della vita che chissà perché
ti senti davvero di buonumore
come se uno sboccio di primavera
ti avesse ridato un soffio di felicità.
Allora ti vesti a nuovo
con l’abito più sfizioso
che hai e una scarpetta intonata
per un abbinamento armonioso.
Ti senti molto carica per la via
anche se col tacco alto
preghi S.Antonio di non farti cadere
in terra, con uno scivolone rovinoso.
Passeggi spensierata con la voglia
solo di star bene.
Ma ecco che una ventata improvvisa
alza il vestito
e manca poco….
arriva a vedersi quasi la mutanda!
Ah bella ti grida un ragazzo a voce alta
vuoi farti un giro con me?
Senza nascondere l’imbarazzo
cerchi di darti un tono
e gli rispondi gira a largo ragazzo
che non ho tempo da perdere con te!
Non rimane che tornare a casa
e riprendersi di nascosto la vita di sempre
senza voler strafare

.

ER PURCIARO

Drento ‘no sguardo
che nun ariva ar di là d’ ‘a saccoccia
se move sempre guardingo er purciaro.
Cià timore che quarche tipaccio
‘o possa deufradà der patrimonio
che nun se deve d’abbassà nimmanco d’n centesimo.
Passa er tempo a contà li baiocchi
carezzannoli come si fossero creaturelle fraggili.
Prima d’addormisse
ignaro de’ ‘na visita notturna che ‘o po’ fa’ ‘mbruttì
aripja tutto quer ben de Dio e ‘ncomicia
a gratificà  quei spiccioli
come si fossero fijetti sua….
.
L’AVARO (traduzione)
.
Dentro uno sguardo
che non arriva al di là della tasca
si muove sempre guardingo l’avaro.
Ha timore che qualche malintenzionato
lo possa deufradare del patrimonio
che non deve diminuire ne anche di un centesimo.
Passa il tempo a contare i denari
carezzandoli come se fossero creature fragili.
Prima di addormenarsi
ignaro di una visita notturna che lo può far imbruttire (la morte)
riprende tutto quel ben di dio e ricomincia
a gratificare quei denaro
come se fossero suoi figli

.

‘A CAPPELLA D’IMMACOLATA
.
Me so’ ‘nnamorata d ‘a cappelletta
d’Immacolata ch’arberga drento
Villa Borghese pe’ decisione
de quer riccone der Principe Marcantonnio
che ciebbe ‘sta dedizione ‘mmensa
p ‘a Madonna a li tempi che lui visse der  settecento
‘A chiesetta è comme ‘na bomboniera
e riccoje li dipinti de Raffaelo
che s’era preso ‘na mezza scuffia
pe’ ‘sto posto santo
che je faceva friccigà er pennello n’i colori
Vorte che s’entreccieno ner calore
de’ n’intimmità mai vista
e de fora ‘n’contorno de pini secolari
rinverditi da ‘n’emmozzione
de n’atmosfera ‘ntrigante
che solo Roma co’ qua’arietta sorniona
e stuzzicarella te sa dà
comme ‘na signora d’artri tempi
che nun è capace d’envecchiasse….
.
TRADUZIONE
Mi sono innamorata della cappelletta
dell’Immacolata che si trova dentro
Villa borghese per decisione
di quel principe ricco Marcantonio
che ebbe questa immensa dedizione
per la Madonna al tempo che lui visse nel settecento
La chiesetta è come una bomboniera
E racchiude i dipinti di Raffaello
che s’era preso una mezza cotta
per questo posto santo
che stimolava la sua arte impressionistica
Volte che s’intrecciano nel calore
di un’intimità mai vista
e l di fuori un contorno di pini secolari
rinverditi da un’emozione
di un’atmosfera intrigante
che solo Roma con quell’aria sorniona
e stuzzicarella  ti dà
come una signora d’altri tempi
che non è capace a invecchiare

.

ER GRAPPOLETTO D’UVA
.
Me so’ ‘mbriacata solo co’ l’occhi
A rimirà quer grappoletto d’uva paffuta
Che sembra ditte: “pieme a morzi
drento ‘sti chicchi zuccherosi
che te fanno sorseggià er gusto
de ‘a vita”
Vita s’aritrova vicino a vite
e solo peì ‘na conzonante spaiata
sembra cambià tutto er significato
che ‘nvece cià uguaglianza
pe’ quell’amore forte che racchiudeno
baciate tutte e due dar sole
co’ quer riflesso paierino
che fa riccontà er zucco de ‘n’episodio
emozionante de ‘sta vita
.
TRADUZIONE
.
Mi sono ubriacata solo con gli occhi
osservando un grappolo d’uva tonda
che sembra dirti:” prendimi a morsi
dentro questi chicchi dolcissimi
che fanno assaporare il gusto
della vita”
vita è vicina a vite
e solo per una diversa consonante
sembrano avere un significato diverso
che invece è simile
per quell’amore intenso che racchiudono
baciate entrambe dal sole
con quel riflesso paglierino
che fa raccontare il succo di un episodio
emozionante della vita

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Queste a altre poesie qui:

https://ssilviadeangelis5.blogspot.com/

Silvia De Angelis è nata a Roma, sempre invogliata dal contatto con la gente per il suo carattere estroverso e comunicativo. Dopo un inizio poetico rivolto a elaborati dai toni “scarniti”, cresce notevolmente, modificando lo stile e delineandone il fascino, con scritti più congrui e completati da una struttura più armoniosa.
Gioisce al contatto con la natura, in tutte le sue manifestazioni, dedicandole svariati elaborati poetici,
in particolare, un volume, completamente riservato agli animali “CONOSCIAMOLI MEGLIO”.
Ne pubblica poi un secondo, “CORALLI DI PAROLE INTAGLIATE COL FIATO”, in cui si sofferma volutamente su tratti d’inconscio. Ancora un terzo libro, stavolta in vernacolo, dedicato alla tradizione della sua città nativa, Roma, dal titolo “’N’ANTICCHIA DE’ ROMA MIA”. Segue un libro di poesie del profondo “INGANNI TRAVESTITI D’INCANTO” e infine un’ultima pubblicazione, di emozioni poetiche, dal titolo “SCREZI NEL VENTO”

Franz Liszt con una fiaba poesia di Lucia Triolo.

LA MORTE E LA MIGNOTTA (favola)
.
appoggiata ad un angolo di strada
aspettava il cliente per fare la serata.
Era buio, freddo, era tutta ghiacciata;
tanti i passanti, nessuno l’aveva fermata
Non era giovane, era anche stanca
in quell’ angolo non c’era alcuna panca.
Sperava in una macchina per potersi scaldare
dopo la sosta inutile di tutte quelle ore.
.
Ecco: d’ improvviso qualcuno le si accosta,
le fa cenno col dito, le apre la portiera.
lei subito entra veloce e leggera,
svolazzante come una capinera
La macchina prosegue, affonda nella notte,
si lascia alle spalle la strada brutta
con le corsie interrotte.
Imbocca una traversa, va verso il cimitero.
Nessun lampione. Intorno è tutto nero.
.
Lei guarda di sfuggita il guidatore.
Non che le importi molto: chiunque le va bene,
qualunque sia il sembiante, purché, ovvio,
sia fornito di …  contante.
Lui non le chiede niente e lei niente risponde,
l’occhio però poggia sul volante
sobbalza impietrita: le mani che lo stringono
una magrezza scheletrica.
Davvero impressionante!
.
Si gira assai stranita, sul sedile dietro una falce é poggiata,
quella che con morte è raffigurata.
Un dubbio ora l’assale, ha in gola una risata:
“chi sarà mai costui che ha rubato l’ arnese di lavoro
a quel bieco personaggio, togliendogli il decoro?”
Si volta verso il tizio che intanto ha posteggiato:
“ci siamo visti prima? -chiede con simpatia-
una di queste sere? O cominceremo adesso
a usare insieme amore?”
Il tizio non si gira. Tiene nascosto il volto
dentro un grande cappello tirato fino al collo
e risponde gentile alla matura pulla:
“no, non ci siamo visti in precedenza
perché a chi incontra me tempo più non avanza.
Stasera però voglio fare un’eccezione
Voglio provare amore come tutti i mortali
perché sono io che determino il loro essere tali.
La tua prestazione sarà da me apprezzata,
tranquilla: quella falce non sarà proprio usata”
.
Voce dall’ oltretomba esce da quella bocca.
La pulla trema tutta dal terrore assalita,
finalmente ha capito chi se l’è caricata.
Ma intrepida riprende anche se è atterrita:
“come potrai toccare la pelle mia dato
che chi ti incontra ci rimette la sua?”
“L’eccezione mia cara consiste proprio in questo:
che io ti sfiori e ti ami senza esserti molesto.
Del resto tu capisci se depongo la falce
e vengo a te dappresso
è perché voglio toccarti ma…
non voglio il tuo decesso”.
“Questo mi rasserena.
Ma com’è che hai il denaro?”
Aggiunge lei sfrontata, ormai rassicurata.
“L’ho preso al tuo magnaccia,
un tipo che ho incontrato
Andava contromano e cosi
l’ho falciato.
Sarai pagata bene: era carico d’oro,
eri tu il suo tesoro”.
.
“La morte che va a puttane è proprio cosa strana
-pensa la pulla attonita e s’ alza la sottana-.
La morte cerca amore anche se prezzolato,
l’amore non vuol morte nemmeno se è acquistato.
Di lui io sono più forte, adesso lo capisco,
stretta tra le sue braccia quasi mi intenerisco.
Avverto che ha bisogno di un poco di calore:
anche là dove è morte atteso resta amore!
***
.
Lucia Triolo è nata e vive a Palermo. Del suo impegno di scrittrice si ricordano numerosi titoli, l’ultimo dei quali “Debitum” (Prometheus Editore) è reperibile sui principali siti e commerce dedicati ai libri.