letture amArgine: pubblica lettura di Angela Greco venerdì 2 febbraio a Massafra (TA)

Angela Greco è nata il primo maggio del ‘76 a Massafra (TA), dove vive con la famiglia. Ha pubblicato in prosa, Ritratto di ragazza allo specchio (racconti, Lupo Editore, 2008), ed in poesia: A sensi congiunti (Ed.Smasher, 2012); Arabeschi incisi dal sole (Terra d’ulivi, 2013); Personale Eden (La Vita Felice, 2015); Attraversandomi (Limina Mentis, 2015); Anamòrfosi (Progetto Cultura, Roma, 2017); Correnti contrarie (Ensemble, Roma, 2017); Ora nuda, antologia 2010-2017 (formato elettronico, Quaderni di RebStein LXVII, 2017).
È ideatrice e curatrice del collettivo di poesia, arte e dintorni Il sasso nello stagno di AnGre (http://ilsassonellostagno.wordpress.com/).

§

Dalla finestra il mare prende il sopravvento.
L’angolo di luce sulla casa bianca è un tentativo:
la crepa spacca l’occhio e la mano non basta
a fronteggiare l’urto. La profondità ha un costo.
Al foglio bianco il possibile squarcio,
la metafisica dell’attesa, la piazza vuota e la venere.

Il treno della solita domenica pomeriggio
restituisce la tua assenza alla finestra.
Vuota, dietro il vetro, la camera degli amanti
torna al pennello di Hopper. Questioni di colori
sbiadiscono il principio di giugno. Nessuna pietra
impedisce al piede la salita e la slogatura.

La luce geometrica di un triangolo regge la figura muta.
Non sono previsti atti, ma bottiglie di collo lungo e sottile
dal distributore inutile. Osservo energia priva di scopo.
Al piano superiore due colonne reggono il corpo
di fabbrica; la finestra è propaggine di materia oscura.
Non bussano ed entrano dove l’orologio è fermo
agli intrichi di rette, che perimetrano l’abitudine.
Avanzi della cena in bagno; si avvicina un suono fuori moda
mentre a torso nudo incalza la sera. Il decaffeinato chiama.

Il paesaggio distratto in lontananza non si preoccupa
del muscolo in salsa Worcestershire e accende una luce.
La decomposizione da cui deriviamo allarga l’orizzonte:
alla fine ogni eccesso si riduce a pochi elementi chimici.
Intanto sulla soglia una signora con mantello attende
ore sgranate nel tempo della mietitura. Un disegno
in bianco e nero aspetta un temperamatite. La lama è
sul lavandino accanto al dentifricio. Colore e marca conosciuti.

§§

Claire, non ho mai finito di porre domande. O, forse,
l’unica che davvero vorrei rivolgerci non so formularla.

La stazione di servizio ci ha fermati al km 500+17
della “Road to sea”: un grandangolo sul vuoto,
una porzione non meglio definita di bordo strada
e poche luci dall’interno. Il navigatore ha perso la stella
ed ha affidato al telefono la sua personale ricerca.
Guardo nella direzione sbagliata; vedo la tua schiena.
Verso il bosco una schiera di soldati a cavallo passa
nel silenzio. Mi stupisco. Volevo solo fare rifornimento.

Le spire del Laocoonte distanziano battiti; bianco e nero
si spengono le luci sul volto. Nemmeno il motivo
mi è dato conoscere. Apparteniamo a due orari d’istinti;
alle otto l’ultimo treno ci riporta in due case differenti.
Questo è uno dei momenti in cui vorrei sbagliare.

Si tratta di individuare la casa, di vivere la metafora,
di imbiancare il muro. Il grande tetto a valle rovesciata
copre la porzione di cielo a noi destinata.
Le colonne smettono sostegno e ingoiano angoli,
nella prospettiva dei giganti. Il taglio inferto
alla carne lascia penetrare una luce oscura, mai vista.

Il campo giallo fuma in più punti. Il faro
ha perso l’occhio che apriva il mare.
Roghi ai bordi, righi rossi diagonali, lungo le vie
di fuga, sulle pendici del risveglio. Vuoto di sguardo;
schiuma bianca per correggere inesattezze. Un tatuaggio
di poche parole avvia lo spettacolo, l’avambraccio recita
una sola frase: «Trovati un posto, devo fare il matto».
Il re di Danimarca ha perso lo spettro; non resisto al richiamo
di Amleto, mentre scorre un secolo bianco e nero, Lyda Borelli
m’appare veritiera, per interposta persona, nei tuoi nei.
La maschera assegna posti; dietro le quinte si prega.

*

Versi estratti da AA.VV. “Come una mezzaluna nel sole di maggio. Ricognizione della poesia pugliese 1975-1994” (Fallone Editore, novembre 2017). L’antologia, contenente i testi di diciotto poeti pugliesi nati tra il 1975 e il 1994, alcuni dei quali già consolidati a livello nazionale e altri ancora inediti, censiti per generazioni, sarà presentata venerdì 2 Febbraio 2018 a Massafra (TA), alle ore 18.30, presso lo storico Bar Aurora, sito in Corso Roma n.278. La presentazione sarà condotta da Angela Greco.

https://falloneeditore.com/

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letture amArgine: Memoria, inediti di Luigina Bigon, Adeodato Piazza Nicolai, Giovanni Sato, Lucia Gaddo Zanovello

Questo post è bellissimo, gli autori hanno spontaneamente messo a disposizione i loro testi per indicare che Memoria non è formalità e retorica, ma è diritto e dovere. Ringrazio quindi Adeodato Piazza Nicolai, Lucia Gaddo Zanovello, Giovanni Sato e Luigina Bigon. Non era mai accaduto che poeti mettessero a disposizione del blog, così generosamente, alcuni loro lavori. Li corredo con la foto di un sasso trovato per caso a Dachau nell’estate 2016, non so se lavorato intenzionalmente o dovuto a rimbalzi e intemperie, ma a mio avviso però mostra il bene e il male che è in ogni persona. Grazie

I FIORI DI AUSCHWITZ di Adeodato Piazza Nicolai

Affaticati spuntano ancora
i fiori di Auschwitz,
troppe ceneri
sulle quelle lande polacche
ingrassate dalle morti
di tanti sotterrati.
Sorelle, fratelli venite
di nuovo
in questo mondo impazzito
da tenebre, pogrom
gulag e guerre, femminicidi
emigrazioni infinite/sfinite
Questa
non è poesia ma l’urlo
di chi
più non crede nell’uomo.

© 2018 Adeodato Piazza Nicolai

*
THE FLOWERS OF AUSCHWITZ

Exhausted, again blossom
the flowers of Auschwitz
too many ashes
in these Polack fields
made fertile by death.
of so many buried bodies.
Come again
you sisters & brothers
in this crazy world
of darkness, of pogroms,
of gulags & wars, of femminicides
of tired, endless migrations.
This isn’t a poem but the howl
of one
who cannot
any longer believe in man.

© 2018, English translation of the poem I FIORI DI AUSCHWITZ
by the author. All Rights Reserved.

*
CAMPI DELLA MEMORIA di Adeodato Piazza Nicolai

1.
Li chiamavano campi di accoglienza.
Possibile cancellare dalla mente, dal corpo
manganellate soprusi scosse elettriche
sete fame, ovunque pulci scarafaggi: il male
assoluto, la soluzione finale? Morire, ecco
l’unica fine per diseredati, ammalati
alienati da leggi nazi-fasciste! Scappare era,
sempre, l’unica risposta. Braccati assediati
da can-lupi e soldati. Zingari, Ebrei, omosessuali;
i non-ariani trattati peggio di tutte le bestie:
gli inutili alimentano forni, gli altri a massacranti
lavori. Bambini, specialmente gemelli, nelle grinfie
del pazzo dottor Mengele… Maledette le S.S.
senza onore, senza coscienza. Vigliacchi crudeli.
La Storia per cosa conta? Chi la racconta?
Urlano ancor i negazionisti, i neofascisti. Casa Pound
perché esiste chi e che cosa nasconde?

2.
Heil Hitler.In Germania, chi ascoltava i Rabbini?
Evviva Mussolini. Chi ha ucciso Nello e Carlo Rosselli,
imprigionato Antonio Gramsci, martoriato esiliato
e poi ucciso migliaia di dissidenti? Quanti milioni
gassati e poi sepolti nei lager di concentramento?
Evviva voi muti-ciech-sordi: voi menefreghisti che ancora
negata la Shoàh– Buchenwald, Mathausen Auschwitz.
Alla riscossa voi lestofanti, leccaculisti, arrivisti fascisti
e popolo bue. Volevate colonie: Abissinia Somalia Eritrea
tutte italiane Meglio essere ultimi che derisi dalle grandi
pre-potenze d’Europa. O deficienti, illusi. Soldati con carri
armati di latta, mitragliatrici inceppate, vecchi fucili

voi ubbidienti, imbambolati poi immolati per nulla.
Sconfitti, tornerete a casa con un pugno di mosche. Cosa
insegna e racconta la solita Storia? Credo un bel niente …

© Adeodato Piazza Nicolai

*

DALLA CORNICE di Lucia Gaddo Zanovello

Avrei voluto
che questo sole ci scaldasse il cuore insieme
invece picchia, secco sasso, nel ricordo
e l’incantato albore dei giorni trascorre lontano
dalle nostre pallide mense
abitate dalla tua ombra chiusa in una foto,
oracolo velato di baci mai posati.

Ci furono compagni arbitrio oscuro e il male
e il destino nostro reciso rovina
nella miseria amara dell’arroganza
nell’empia indifferenza di chi vede
i nostri passi stenti di passero nero
affondare offesi nel fango
gravi di ingiurie.

Non ai confini ora, ma tra i fratelli
perdurano protervi giorni
e consumano gelidi la fiamma che è data
fra la candida neve della vana speranza.

Ma tu abbi luce anche per noi, amore,
e guardaci da questa nuvola bianca
che sfila alta nel cielo
guardami, nel luogo che volesti per noi,
libero e puro
e inventami, che tra i vivi vive
l’anima mia
che ti appartiene.

©Lucia Gaddo Zanovello

Dalla cornice è la poesia scritta per il nonno Attilio, morto di stenti e di consunzione a soli 49 anni, nel novembre del ’44, in Campo di prigionia ad Hammerstein e stampata nel libretto ricordo a lui dedicato Buona parte del giorno.
*

Lasciami urlare! di Giovanni Sato

Ho toccato il ferro che ti ha portato:
ora non va per vie ferrate
e nel buio chiuso dal filo
non ci sono pianti
che cercano di uscire.

Lasciami urlare!

Non può
essere che domani
tutto svanisca nell’aria
e l’indifferente riso
torni così come niente
fosse mai stato.

E chi passa fotografa per gioco,
chi cammina distratto non si accorge.

Chi Sa fa vinta di nulla,
e di voi
che avete tremato nudi nel freddo,
voi che siete passati per la porta del non ritorno,
di voi rimane un profondo solco

che ci separa dal vostro paradiso.

©Giovanni Sato

*

GLI ORTI DELL’OLOCAUSTO di Luigina Bigon
Auschwitz

Angeli e demoni ad Auschwitz.
Dalle oscene ciminiere sale il rosso
delle ceneri, si consuma nell’aria
va ovunque sui campi sulle strade,
sulle case di campagna a profanare
gli orti dell’olocausto. Un silenzio
gravido come un mantello nero
chiude ogni bocca, spegne ogni mente
mentre giovani vecchi madri e bambini
muoiono nei forni crematoi.
Qui nei campi di sterminio
ci tengono alla pulizia:
niente cappelli lunghi per i pidocchi,
niente vesti: ci devono lavare
disinfettare… Nella misera nudità
nascondiamo con le mani
il pudore dissacrato,
ma crediamo ancora. Il respiro
ci addormenta lentamente, persi
per sempre in un lager senza fine.

©Luigina Bigon
28 GENNAIO 2018

*

ERO SOLO UN BAMBINO di Luigina Bigon

Ero solo un bambino
non dovevo morire,

non volevo morire.

Guardavo altri bambini
scheletriti, io risucchiato
non avevo più parole,
solo sguardi denutriti.

Dov’era mia madre,
dov’era!? Straziata,
sparita dentro una strada
nera. Mio padre …

mio padre insultato,
preso a calci, fucilato.

Non avevo più lacrime,
non avevo più cuore,

ero inzuppato d’orrore,
la mani fredde il viso
unto d’innocenza,
abbandonato nel covo
della morte.

Ero solo
un bambino che voleva
cambiare il mondo …

Sono diventato incenso
per gridare al mondo

non lasciarti perire.

Ero solo un bambino
non volevo morire,

non dovevo morire …

©Luigina Bigon

I WAS ONLY A CHILD

I was only a child
I should not have died.

did not want to die.

Looking at other children
skeletons, I wasted away
without any words,
my stares wasting way.

Where was my mother,
where was she? Destroyed,
vanished in some black
street. My father …

my father insulted,
kicked around, then killed.

I had no more tears,
I had no more heart,

I was soaked in fear,
cold hands, my face
dirty with innocence,
thrown into the teeth
of death.

I was only
a child who wanted
to change the world …

I only turned into incense
howling to the world …

do not let me perish.

I was only a child
not wanting to die,

I did not have to die …

© Luigina Bigon, English translation
by Adeodato Piazza Nicolai
*

*

*

Intervista di Rosa Pierno e due pezzi da Isole

Ringrazio Rosa Pierno per l’intervista e per la pubblicazione, che trovate qui
http://rosapierno.blogspot.it/2018/01/due-poesie-inedite-di-flavio-almerighi.html

Due poesie inedite di Flavio Almerighi tratte dalla raccolta “Isole”

il Crepuscolo Degli Dei

il Crepuscolo degli Dei
cadde sulla platea fredda
di barbe mal fatte
con l’ultima camicia buona
prima dell’apocalisse
nell’imminente crollo
dell’incrollabile fede
nella Vittoria Finale
gli sguardi persi all’idea
di un fuoco cui lasciare
uniforme e tessera del partito
mentre Wagner drammeggia
il crepuscolo in atto
le donne fingono indifferenza
col nemico alle porte
carni finite e cuori smarriti
senza più petto
*
tutto compiuto, firmata la resa
un brindisi nelle sconnessioni
dell’ultimo bistrot
nei pochi perimetri rimasti
solo posti in piedi
ai vinti.
Bene necessario è l’acqua,
l’acqua è pace,
la pace è silenzio
sulle rovine di Sodoma e Berlino

Hart Island

L’uomo ha conquistato la terra.
Invaghito della luna
risoluto l’ha sottomessa.
Gli amori, lontanissimi nell’aria,
sono appannati da un lampo.

Troppo tardi per ripartire
il prossimo vapore è domattina.

Avrei preferito trovare sereno
tutti in sonno e ben vestiti.
Nessuna pietà invece,
malgrado il gioco di pazienza
delle mani unite.

Fra tanta sterpaglia e veloci sussurri
chissà, forse,
fuggirà la voglia di essere terra.

Una a una vedo braccia
e foglie autunnali fermarsi,
colare a picco quest’isola

(Poesie inedite tratte da “Isole”)

Domande:

R.P.: Nelle poesie inedite tratte dalla raccolta “Isole”, rispetto alla tua prova precedente “Caleranno i vandali”, noto un tono di voce più pacato, eppur non meno persistente e appassionato, che fa pensare a una ritrosia, a una sorta di risparmio energetico, anche se non emotivo.

F. A.: Ho inteso andare oltre la rabbia pura di “Caleranno i Vandali” e ancor prima a quella più rovente di “Procellaria”. E’ chiaro che ogni autore vive la propria ispirazione per attimi. Certamente questo è un momento più tranquillo, per cui ho pensato a una sorta di riflessione, a un libro forte sotto tutti gli aspetti, partendo proprio da quello che il cosidetto “secolo breve”, il tanto vituperato Novecento, ha indicato ma non ha insegnato. O meglio, da questa umanità che sembra indifferente a ogni lezione della storia. Ad Auschwitz hanno fatto seguito i Killing Fields, il disastro della foresta pluviale, lo sterminio per fame di intere popolazioni. A Varsavia ha fatto seguito Aleppo. No, non abbiamo imparato nulla. All’ideologia si è sostituito il contante. Così come una rabbia eccessiva rischia di arruffare il discorso, per cui sì, pacatezza, ma nessuna rinuncia. D’altra parte credo di saper scrivere anche pezzi d’amore o più intimisti. Voglio aggiungere un’ultima semplice considerazione. Il mio marchio in fronte è quello di “poeta antilirico e civile” non mi sento niente di tutto quanto questi tre termini vogliano significare quando vengono associati al mio nome. Il tintinnio lasciamolo ai bravi poeti.

R.P.: Personaggi identificati esclusivamente da un ruolo si aggirano tra le quinte periferiche di una città, seguiti da un tuo sguardo solidale. Tra i tuoi temi continuano ad esserci questioni sociali e politiche.

F.A.: Sarà retaggio di una quindicina di anni di impegno politico attivo e al servizio degli altri. Impegno di cui mi pento pubblicamente, perché il suo prodotto finito è stato molto diverso dai propositi che lo avevano mosso. Resto convinto che un autore non possa esimersi dall’alzare la propria voce su ciò che vede. Chi va oltre senza guardare, ha chiuso con la verità. Vedo troppe cose storte per potermi permettere di stare zitto e farmi gli affari miei.

R.P.: La storia, invece, sembra essere presente per la prima volta, e in maniera consistente. Quale tipo di considerazioni intorno a questo oggetto culturale?

F.A.: Sono appassionato da sempre di letture storiche. Un’intera sezione del libro è dedicata al Novecento, specialmente per quel periodo che va dal 1914 al 1989, settantacinque anni che hanno cambiato ogni cosa. Il XXI Secolo in realtà è iniziato a partire dal 1990, quando sembrò che l’informatica e la “vittoria” sul comunismo fossero la panacea per qualsiasi male e per qualsiasi problema. La deriva si protrae da allora a oggi e durerà ancora molto a lungo. L’umanità sembra non voler più reagire a un turbo capitalismo che sta facendo più vittime del colonialismo, del nazifascismo e del comunismo messi assieme.

R.P.: La tua raccolta inedita “Isole” non descrive esclusivamente l’isolamento degli esseri ai margini della società, ma anche un modo d’essere dell’intellettuale, che ha compreso che la resistenza è una strategia.

F.A. La resistenza è una tattica non una strategia, e porta da nessuna parte. Non basta resistere, bisogna saper reagire. Saper reagire significa mettersi insieme, socializzare i bisogni e dar loro una risposta che sia giusta e laica per tutti, e non alludo solo alle vicende interne di singoli stati. Nel mondo delle lettere assisto alle vicende di tanti patetici personaggi che fingono di resistere al non buon andazzo generale (uso perifrasi per evitare un linguaggio più colorito), alle tante piccole camarille che vogliono gestire pezzetti di potere, ai leccapiedi: salvo crearsi i propri. Funziona così: se mi sarai amico sei di sicuro anche un gran poeta, un gran letterato. Altrimenti non hai alcun valore, non esisti proprio.

R.P. Che cosa rappresentano per te le isole?

F.A. Acqua e solitudine. E’ quello che molti stanno diventando, presi tutti da vicende personali, gli altri sono il “resto dell’umanità” senza volto e senza nome. Come scrisse Paolo Conte “Si nasce e si muore soli. Certo in mezzo c’è un bel traffico”

letture amArgine: Quattro inediti di Giancarlo Stoccoro

Se scorgi un paesaggio comincia dalle cornici
non prendere d’assalto le nuvole ricorda
le pianure ci leggono con i loro squarci
riscrivono le nostre ferite a cielo aperto

colori scuri lacrime d’inchiostro e asfalto
case di fango infanzie spalmate sui marciapiedi

la verità è estesa non ci sono terre di mezzo
certe finestre si aprono soltanto al buio

(2014-2017)

*

Minuta

Ero quella forma
che raggiungeva le tue labbra
e le baciava

Dei nostri corpi
restava la bocca
e la memoria di una carezza
sempre più lunga tra le mani

(2017)

*

La rivoluzione è un segreto
tra te e me
prigionieri delle altezze
lontani da anni nutriti con le flebo
e la meraviglia di un Magritte
alla finestra accesa ogni sera

(12/2017)

*

Eri quello sguardo che entra in un letto
e immagina che la guerra tra due corpi sia finita
che la verità rimanga stretta tra quattro mura
che un alfabeto muto salvi da un attacco di panico

I giorni parlano in luoghi aperti il cielo
si espande all’infinito appena esce
dalla finestra le strade si moltiplicano
quando ti dimentichi dove sei

(29/12/2017)

*


Giancarlo Stoccoro, nato a Milano nel 1963, è psichiatra e psicoterapeuta. Studioso di Georg Groddeck, ne ha curato e introdotto l’edizione italiana della biografia: Georg Groddeck Una vita, di W. Martynkewicz (IL Saggiatore, Milano, 2005). Da parecchi anni, oltre all’attività clinica, si occupa di formazione e conduce incontri sulla relazione medico-paziente secondo la metodica dei Gruppi Balint. Ha pubblicato diversi lavori su riviste scientifiche.
Suo è il primo saggio che esplora il cinema associato al Social Dreaming (sognare sociale/ sognare assieme) che ha applicato in ambito sanitario, scolastico, nelle carceri e direttamente nei cinema: Occhi del sogno.(Giovanni Fioriti editore, Roma, 2012).
Ha partecipato al premio Lerici Pea 1988, vincendo la medaglia nati dopo il 1958, con la poesia L’ombra dell’aquilone premiata da Giorgio Caproni.
Sono state segnalate poesie su Lo Specchio della Stampa (2/12/06) nella rubrica “Scuola di Poesia”
e in “Dialoghi in versi” (17/08/2007) da Maurizio Cucchi.
Per le edizioni Gattomerlino/Superstripes è uscito nel 2014 Il negozio degli affetti e in ebook, presso Morellini, Note di sguardo, tra le opere vincitrici del concorso internazionale Lago Gerundo 2014. È dell’aprile 2015 Benché non si sappia entrambi che vivere per Alla chiara fonte editore di Lugano. Nel settembre 2015 è uscito I registi della mente (Falsopiano, giugno 2015), curato da Ignazio Senatore, contenente il lavoro Ciak. Si sogna! L’esperienza di Kiev.
Nel novembre 2015 è arrivato tra i finalisti del 29 ° Premio internazionale Lorenzo Montano con la poesia inedita Non hanno scuse. Nel marzo 2016 si è classificato al secondo posto al Premio Torresano 2016 con la raccolta inedita La dimora dello sguardo, che otterrà la segnalazione speciale della giuria al Premio letterario Nazionale Scriviamo insieme (ottobre 2016) e la menzione al merito al Secondo Premio Internazionale Salvatore Quasimodo.
Parole a mio nome, è la silloge, edita c/o Il Convivio Editore, vincitrice del Premio Pietro Carrera (aprile 2016) e successivamente finalista del Premio Gozzano 2016 e al Premio Letterario Internazionale Indipendente (PLII) 2017 per l’opera edita.
Sempre del 2016 è il saggio da lui curato, Pierino Porcospino e l’analista selvaggio, con scritti inediti di Groddeck e di Ingeborg Bachmann e il contributo di autori vari per ADV Publishing House di Lugano.
Ha collaborato al secondo numero della rivista Poesia e conoscenza di Donatella Bisutti con il lavoro: “Brevi considerazioni sull’inconscio e la scrittura poetica”.
È vincitore del terzo premio Hombres Itinerante “Ignazio Silone” (giugno 2016) con la poesia inedita Si sommano i luoghi ai gesti alle frasi. E’ finalista del Premio Museo Casa Alda Merini 2016 con la silloge inedita Luoghi ligi.
Ha ricevuto ancora nel 2016 una menzione speciale al 30° Premio Lorenzo Montano, per la raccolta inedita Luoghi d’ombra, poi riproposta con alcune variazioni e classificatasi terza al Premio Subiaco Città del Libro IV edizione, prima al Secondo Premio Internazionale Salvatore Quasimodo (1 aprile 2017), finalista al Premio Salvatore Piccoli 2016 e segnalazione al Premio Poetika 2017.
Nel gennaio 2017 è uscita l’ampia raccolta poetica Consulente del buio (1983-2013), con prefazione di Giovanni Tesio (L’Erudita, Roma, 2017), finalista al Premio Europa in Versi 2017.
Ha ricevuto la segnalazione della giuria del XIII Premio Hombres Itinerante 2017 per la silloge inedita “Estate autunno inverno” e la Segnalazione Particolare della Giuria del 42° Premio Casentino nella sezione poesia inedita.
È stato appena pubblicato per AnimaMundi di Otranto (settembre 2017) Alla corte dell’Es Poeti e prosatori, saggio da lui curato con il contributo di Donatella Bisutti, Franco Buffoni, Milo De Angelis, Alessandro Defilippi, Maria Grazia Calandrone, Laura Liberale, Franco Loi, Franca Mancinelli, Umberto Piersanti, Fabio Pusterla, Giovanna Rosadini, Francesca Serràgnoli, Miro Silvera, Giovanni Tesio.
È presente con 14 poesie e una prosa breve nell’antologia Mai la parola rimane sola del circolo letterario Acarya di Como (2017) ed è antologizzato ne Il segreto delle fragole 2018 dell’editore Lietocolle (2017).
Ha ricevuto la menzione speciale per la raccolta inedita Incompiuti silenzi al 31° Premio Lorenzo Montano.
È vincitore assoluto della 5^ edizione del Premio Internazionale di poesia inedita “I colori dell’anima” (agosto 2017) con la silloge Forme d’ombra, pubblicata poi dall’associazione Mondo Fluttuante come plaquette. Ha ricevuto la segnalazione per la poesia inedita Pochi luoghi al Premio Guido Gozzano 2017.
Ha ricevuto la menzione d’onore al Premio Pier Paolo Pasolini – Il canto popolare 2017. È vincitore del secondo premio per la poesia singola e del terzo premio per il Sublime in luce al Premio Il Sublime 2017, poi inserite nell’antologia Il Sublime in versi e in prosa (Il Mondo Fluttuante, dicembre 2017).

letture amArgine: In qualche Betlemme inediti di Adeodato Piazza Nicolai

Concludiamo degnamente il periodo delle festività natalizie e di capodanno con brani inediti di Adeodato Piazza Nicolai, vero poeta, particolarmente gradito su queste pagine. Una poesia scevra da vincoli, libera e sempre pronta a imprevedibili colpi d’ala…

IN QUALCHE BETLEMME

Dall’alba al tramonto e tutta la notte
angeli ultramoderni piangono/cantano
disincarnati. Con cuore angosciato
guardo la monnaluna sospesa impiccata
nella sua culla notturna. Singhiozzano note
d’amore da cuori stranieri le sinfonie delle stelle
e nella stalla di qualche Betlemme il Redentore
rinasce
ogni giorno per illuminare i cuori randagi.
Asini ragliano, lupi affamati sull’Aspromonte
azzannano pecore capre galline. Farà paura
a qualche bambina se parte un colpo
dalla lupara. Che colpa hanno se hanno fame?
Alla gente di questo ferito/piangente paese
auguro il Buon Natale e Dolce Capodanno.
MERRY CHRISTMAS and HAPPY NEW YEAR …

© 2017 Adeodato Piazza Nicolai
Vigo di Cadore, 12 dicembre, ore 7:05

Versione ladina:

TE CALCHE BETLEMME

Dala bonora a tramontana e duta la nuote
i angeli ultramoderne piande e cianta
desencantàde. Col cuor pien de l’angoscia
vardo la monnaluna sospesa npicada
te la soa cuna de nuote. Singhiotha le note
d’amor da bocie straniere le sinfonie dele stele
e te la stàla de calche Betlemme l Redentor
nasse de nuou
ogni dornada par vèrde l cuor malvagio.
Asine raia, lupe nfamade su l’Aspromonte
morde le ciaure le fede le pite. Farà paura
a calche tosata se parte n colpo
de la lupara. Che colpa ài se i patìse de fame?
Ala dente de chesto paese feriu che piande
Auguri de Bon Nadal e Bel Capo d’An.
MERRY CHRISTMAS and HAPPY NEW YEAR …

© 2017 Adeodato Piazza Nicolai
Traduthion da l’italian de “In qualche Betlemme”

*

Is truth true beauty?

Keats, poeta inglese, ha scritto:
il vero è bello, il bello è vero…
tautologismo universale
oppure come un diamante
di varie misure e/o splendore?
Narciso era bello almeno nel
mito…?
Il bello cambia col tempo
e la Storia,

è codificato dalla memoria nel
nostro cervello? Il fenicottero
sa della bellezza del suo volo?
Bellezza, sinfonia mozartiana:

varia
da compositore a direttore, forse
cambia da violinista a jazzista
e pianista se suona la nota intonata
stonata?
è simmetria o idolatria, un accidente
voluto: il viso disarmante che varia
da cultura a cultura decodificante
una natura selvaggia? Geometria
il cerchio pefetto anche quand’è
quadrato? Tutto matematico dove
una rosa sempre sembra una rosa
anche se cambia la forma il colore?

Al giorno d’oggi è banale il bello?
probabilmente dipende
dall’occhio dell’osservatore.
Il bello vale anche se impuro sembra
dirci l’artista moderno. L’equazione di
Fibonacci spiega spirali nella conciglia,
le facettature d’un fiocco di neve?

© 2017 Adeodato Piazza Nicolai
Vigo di Cadore, 13 dicembre, ore 5:04

NOTA:
Ode on a Grecian Urn/ “Ode sopra un’urna greca”. John Keats scrisse: Beauty is truth, truth beauty / il bello è il vero
il vero, bello” (NdA)

*

INVERNO PATAVINO 2017

Sei corvi sulla punta dell’abete
cielo striato di rosso-grigio,
due betulle mutilate, rami
maciullati come moncherini.
Un noce spoglio di fianco alla casa,
aspetta la neve che tarda
a fioccare. Aria fredda pungente
sotto lo zero; incappucciate
bambine saltellano gioiosamente.
Anche quest’anno
l’inverno bussa alle porte graffia finestre
s’appiglia ai balconi. Penso alle cupole
del Santo: invocano raggi del sole;
nella Basilica voci ambrosiane natalizie,
sguardi innocenti appesi al presepio.
Fuori, barboni vicino ai portoni
soffrono con le mani ghiacciate.
La gente passa, abbassa la testa,
se ne va, cieca, senza parlare …
Dov’è nascosto il Natale? Sceso
dalle montagne dove, bambino, ogni
dicembre creavo presepi con muschio
bacche, rami d’abete larice e pino: sono
sepolchri sepolti sotto le nevi del tempo.

© 2017 Adeodato Piazza Nicolai
Padova, 23 dicembre, ore 12:54

*


verrà l’insolita notte

che spesso
propone consigli balordi
insieme a conigli ormai
spelacchiati e scodellati

manderà cani arrabbiati
gatti ammantati e senza memoria
poiane spaesate poiché senza pelle

sogni infecondi infatti balordi
incubi insani
messaggi/massaggi criptati

qualche allunaggio spietato
salsicce infette da scabbia
cervi scornati
scoiattoli volanti inesistenti

fantasmi annodati ma lungimiranti
parole fiabesche scabre lontane
da ogni reame di fate morgane
montagne innevate dal fango
e senza boschi

lune già morte da tanto tempo
inascoltate preghiere
speranze ammainate con stelle spente
nei buchi neri
stalle a Betlemme senza bambini

sentieri al posto di comici avvalli
fogli-di figli spartani spariti, voglie-
foglie schiacciate dal ghiaccio e valanghe

innocue sostanze al posto
di certe pietanze che sfamano
bocche innocenti

volgari minacce con schiaccia-noci
senza ragione. Siamo in prigione
oppure all’inferno? Ecco l’inverno
che incanta la mia nostalgia …

© 2017 Adeodato Piazza Nicolai
*
Corvo sul tetto

canta la vecchia
storia sepolta
sotto il tuo becco,
se non ti capisco
ti ascolto come vagito
del bimbo appena
uscito dal grembo
di mamma.
Non fa più paura
la tua saggezza,
dammi
una noce che possa
spartire ….

© 2017 Adeodato Piazza Nicolai

Remo Pagnanelli: Quasi un consuntivo (Donzelli, 2017)

Fresco di stampa il recupero, ed è importante che sia avvenuto, della poesia di Remo Pagnanelli, altrimenti destinata all’oblio o al culto di pochi conoscitori. Questo evento mi rende felice.

Per acquistarlo e per saperne di più:

https://www.donzelli.it/libro/9788868436858

Mia ombra mio doppio,
talvolta amico ma più spesso
straniero che mi infuria ostinato,
mio calco che nessuna malta riempie,
fantasma appena colto,
di te ho centinaia di fotogrammi
sfrenati dalle corse, trattenuti
nelle reti, mio ombrello protettivo
paratutto, già cieco già binomio d’altro,
convengo con te quel che segue.
Niente di umano scoperchia la follia.

*

Vorrei fare una lunga vacanza nella terra.
Mie notizie porterebbe il vetro del mare o qualche animale
dal mugugno impigliato nel trabocchetto del buio.
A chi volesse trasmigrerei nelle stagioni intermedie
il fresco dal mio sottocutaneo (la terra
si raffredda più presto del mare), risolto
nel minerale, spesso in simbiosi col vegetale,
assoggettato in altra specie dall’acqua che disperde,
in più sciolto da ogni esperimento di corporeità.

auguri amArgine: Levando Polvere con Cristina Annino

Cristina ha riletto il mio canto di Natale e l’ha musicato a suo modo. Così ci siamo scambiati gli auguri.

Levando polvere

Perché mi guardi?
Pensa all’osso tuo
e non temere i botti
coglioni della notte
santa, che sparirà
con loro, dormi.

Se quel vacuo nascere
fosse vero sarebbero
spine soltanto di pesce
adriatico andante, senza
mare né cielo celeste.

Guarda la famiglia
se l’ hai, vai magari
a una festa o invita
ma non scambiare mai
regali per mutande.

Fosse vero,
saresti dove?
come diresti Buon Natale
se l’arca ormai rovesciata
non spande più giustizia?

qui qualche notizia biografica su Cristina Annino

https://it.wikipedia.org/wiki/Cristina_Annino

qui è reperibile qualche notizia sul nuovo romanzo di Cristina Annino

https://www.ibs.it/conivenza-amorosa-libro-cristina-annino/e/9788879807685