Ascolta & Leggi: Soft Verdict con poesie inedite di Laura Segantini.

Può la poesia essere quella coltre di buio che illumina la vita, lo sconosciuto che fa conoscere? Poesia è tante cose. Scriveva Jim Morrison: La poesia non dice niente, elenca solo delle possibilità. Apre tutte le porte. E voi potete passare per quella che preferite. Ecco direi che la poesia di Laura si avvicina molto a questo sentire, senza ricerca di definizione, ma nella speranza che i piccoli viaggi giungano a destinazione. Perché poi alla fine, sinceramente, tutti scriviamo nella speranza di stare meglio, dopo. Buona lettura.

***

Così questo buio
io l’ho preso
e l’ho messo nelle tue mani.
Ho sfiorato un momento, del tuo silenzio,
e sono scivolata via.
Ho perduto il sentiero,
distratta dall’attesa.
Ed ho lanciato le mie parole
oltre.
Oltre le sbarre di questa gabbia.
E le strade di ieri, ora,
non significano più niente.
Scrivi sul mondo,
una sola parola.
Scrivi per me.
La leggerò.
Oggi.

*

Ti vesti di parole,
ascoltando un nuovo silenzio.
Questo lo sai fare bene.
Ma le maschere cadono, sai.
La notte ha voltato il viso,
non ti vedrà piangere.
Non questa volta,
ma io lo saprò.
Una sola nota d’azzurro,
traspare dalle fronde scure.
Limpida come un sorriso.
E le nuvole sostano,
troppo simili a me.
In un luogo mobile,
indefinito.
Eternamente,
tra la terra ed il cielo.

*

Io non la so descrivere,
quella parte segreta
del cuore.
Che si innamora
del colore del cielo,
passeggiando
tra gli aghi di pino.
Non ti so dire,
quando piange, il perché.
Quando vorrebbe abbracciare il mattino,
e respirare la notte,
tutta intera,
non te lo so dire il perché.
So che tu sei sempre lì,
e domani sarai ancora lì.
E non ti so dire il perché.

*

Noi siamo quelli
col senno di poi.
Ripiegati, doloranti,
senza luce, nel buio.
Noi.
Rinchiusi nel profondo,
neanche un grido
che arrivi in superficie.
Testimoni dei miracoli altrui.
Noi siamo quelli a cui
manca sempre
un solo passo…
Per riuscire a volare,
verso il cielo,
non importa dove…
Ma volare via.
E, di fronte alle nuvole,
qualche volta,
ci viene da piangere.

*

Laura Segantini, autrice del tutto inedita sul piano editoriale, è nata a Legnago (VR) e vive a Vicenza. Ha frequentato il Liceo Artistico Statale Marzotto a Valdagno (VI)

Ascolta & Leggi: Lounge Lizards e poesie di Liliana Casadei

La pagina letteraria di oggi è dedicata a un’autrice mia conterranea: conobbi Liliana Casadei una decina di anni fa, ai tempi del suo esordio editoriale; entrambi pubblicammo per l’Editore Tempo al Libro di Faenza, e prendemmo parte ad alcune iniziative organizzate da Mauro Gurioli, tra cui una trasmissione presso una TV privata di Imola. La sua poesia con l’andare del tempo si è evoluta pur non snaturando la spontaneità potente che ne è caratteristica peculiare. Liliana ha capito quanto sia importante evitare l’arzigogolo e la scarsa comunicativa; il lettore non si stupisce, se ne va. Questa è buona poesia epigrammatica a volte, aforistica in altri casi, ma sempre di piacevole lettura e notevole risonanza. Ringrazio l’autrice e auguro a tutti buona lettura.

SOLE

Anche questa lunga ombra,
che chiamiamo notte,
mi racconta di te.

*

ICEBERG

Aveva l’inferno dentro quella testa,
ma da fuori non si vedeva quasi nulla,
una lieve malinconia.
Come quando da qualche parte imperversa il temporale
e tu vedi solo qualche bagliore all’orizzonte.
Ecco,
quello era il suo inferno.

*

FIESTA

La fiesta alle spalle.
Il miglior mojito è in ogni bar di Cuba.
E mi chiedi perché
sto lontana dalla fiesta.
Perché io amo la foschia delle 6 di mattina
sui colli di Vinales.
Perché il mio silenzio
vince quasi su tutti gli argomenti.
Perché conosco gli occhi più veri
e lì mi fermo.
Davanti alla fame sincera
di un cane di strada.
Perché io desidero la pioggia.
E perché ora non cambierei con nessuna fiesta
queste pagine d’oro,
a navigare nella notte
di chi mi insegnò a vivere
anni fa.

*

TRUE LOVE

A volte
pensavo che la amasse così tanto
che le sarebbe bastato anche solo pensarla,
anche solo per il resto dei suoi giorni.

*

LACKY

Ci sono notti
in cui non dormirei mai
e giorni in cui non vorrei nemmeno esistere.
Tra salvezza e distruzione.

Eppure sei così bella,
anche quando piangi,
ma ancora di più quando trovi una ragione
e ti rialzi.
Sei bella
con tutti i tuoi ricordi
e anche con quelli che non trovi più,
perchè le foto non bastano.

È ora di vivere,
immagino.
E, per fortuna,
c’è ancora tempo.

*****************************************************

Liliana Casadei, laureata in Scienze Antropologiche nel 2009, è nata il 17 maggio 1984 in
provincia di Bologna. Autrice dei romanzi “Come i binari” (2014), “Le Imperfezioni” (2017), “Agnese” (2019) e
delle raccolte di poesie “Oltre le prigioni del corpo” (2010), “Visioni oniriche” (2017), “Oceano di stelle” (2018), “L’isola che non c’è” (2019).

Ascolta & Leggi: Una poesia e intervista a Nadia Alberici (con musica di Ennio Morricone)

SALA D’ATTESA

buongiorno io sono di Correggio

E lei di dov’è?
Io di Rivarolo del Re

Non ci possiamo frequentare
Peccato, stare lontani non aiuta

Però mi sarebbe piaciuto, lei come parla,
Le sue parole assomigliano ai miei pensieri

Questa solitudine per me non è da ieri
E se non stai attento, sbarra finestre e sentieri

Ma lei scusi, che la vedo sensata,
Che ne pensa del matrimonio da donna sposata?

Ohh nei primi tempi vivi con l’amore
Poi si scende in un alveare senza sapore

Beh dipende, va a fortuna
Ma spesso si spaccia amore per desiderio

Quanto vorrei parlare con lei
Mi creda, mi trovo bene, ha un bel profilo
La mascherina non lo rende

Io sarò operato martedì
Al cuore del ginocchio

Troppi calci alla mia vita!

E lei che intervento?

Io agli occhi per troppe lacrime
E un by pass coronarico
Per passare oltre e non guardare indietro.

*

Dove sta andando la tua poesia?

La mia poesia, non so dove stia andando, ma la tengo stretta e cara come risorsa importante di qualcosa che sono. Ho cominciato tardi a scrivere per un desiderio intrinseco a me, come forma mia che doveva uscire. Mi sono sempre cimentata con disegno, ceramica… e sono state passioni di cui avevo necessità.
Sono approdata alla poesia così, una forma artistica nuova e spontaneamente…
Sicuramente ho cominciato a scrivere sull’onda delle emozioni, ma questa cosa non può durare a lungo senza doverti ripetere ed è allora che cerchi di cambiare nella forma e nei contenuti. Tante volte mi ispiro ad articoli che leggo un po’ ovunque. Mi piace l’indagine introspettiva, il senso delle cose, la loro verità, indagare il tempo e le dimensioni del mondo di cui ancora provo meraviglia, e il vivere umano sforzandomi di andare oltre il giudizio e gli stereotipi.
Quando cominciai a leggere i grandi (Campana, Luzi, Emily Dikinson,la Merini, Cepollaro, Transtromer e tanti altri) ho provato la meraviglia. Allora mi sono cimentata. I primi passi con Campana cercando di riprodurre le sue poesie per comprenderne i passaggi, il percorso, gli aspetti più interiori
Poi ho scoperto lentamente che con qualche scrittore mi sentivo più in sintonia che con altri: ho notato una certa vicinanza, forse nel sentire, con alcuni e tuttora succede di immergermi in grande coinvolgimento e di innamorarmi dello scrivere di questi o anche soltanto di alcune loro poesie.
Oggi leggo molti poeti contemporanei sia sul blog che sulla carta e sono impressionata dalle diversità e dalle bellezze che ognuno mette in campo.
Io cambio continuamente, credo, subendo influssi da molti. Mi sono affinata forse. Trovo spazi di riflessione in più e con maggior consapevolezza. Dove vado non lo so ma sono sempre alla ricerca di qualcosa di meglio che mi dia soddisfazione. Mi accorgo quando cresco nel mio lavoro e se dovesse ristagnare la mia poesia entrerei in crisi per il timore di non aver più niente da dire.
Succede ogni tanto, ma l’importante è trovare altri stimoli o altre letture o qualcosa che mi sblocchi.

Puoi spiegare meglio il legame fra la tua terra e la tua poesia?

Il luogo di nascita e dove si è cresciuti credo che resti incollato a tutti. Io avevo l’argine maestro del Po
dietro casa superato il largo cortile e l’orto. L’infanzia l’ho vissuta lì: corse e giochi e rotolate nell’erba alta, scorribande nella golena. Bagni estivi in un’ansa del Po e lunghe passeggiate fino al ponte vecchio e con parte della comunità viadanese a osservare lo spaventoso e quasi miracoloso spettacolo delle esondazioni.
Tutto questo appare di tanto in tanto nelle mie poesie: è inevitabile perché noi siamo i nostri luoghi, il Po è il grande fiume di cui ricordo lo scorrere, le schiume, i gorghi, la spiaggia, il torbido i tramonti. La mia grande sete e un grande amore. Poi impari ad amare anche luoghi dove ti trasferisci e qui non si contano i giri in bicicletta nelle strade secondarie tra le risaie e i fossi.
La poesia, che a volte è il noi più intimo, riporta questa parte interiore. Spesso la poesia che scriviamo esce dal quotidiano e porta in superficie, anche senza volerlo, l’esperienza e le sensazioni dei luoghi vissuti ed è proprio il legame che “fabbrica” la poesia.
La mia prima raccolta “TERRE INCOLTE” è molto legata alla natura dei luoghi che ho vissuto o solo incontrato e riportato in memoria

Su quali poeti ti sei formata?

Direi che quando si è spinti a scrivere poesia, anche se molte volte non la si può chiamare tale, è perché esiste qualcosa appreso durante l’infanzia, magari una sensibilità o una caratteristica dei propri genitori. Anni fa si scrivevano lettere in carta e penna e c’era l’usanza del diario che io ho tenuto. Sia mia madre che mio padre quando scrivevano avevano la tendenza, pur sgrammaticando, a scrivere “bene”, belle frasi, bei pensieri. C’era uno sforzo nel raggiungere una forma scritta toccando emozioni e soprattutto uno sforzo per essere cortesi con l’interlocutore. Si usava così. Mai negli scritti dei miei era apparsa un’offesa sgarbata o volgare, mai parole buttate a caso. La scrittura era una forma superiore d’espressione, era un rappresentare il meglio di sé. Alla scrittura si doveva rispetto come fosse ed è, una forma superiore d’espressione.
Io credo di cercare in me lo stesso sforzo perché alla base ho in mente questa sorta di rispetto nelle parole sgrammaticate ma tendenti al bello di mia madre e di mio padre.
In più mia madre dipingeva fin da giovane, era brava, nelle pause del lavoro dei campi. Ha dipinto fino a circa 94, 96 anni. C’è amore in questa passione, una volontà all’arte.
Da piccola, avevo imparato a memoria alcuni versi della Divina Commedia: un’edizione vecchia con i disegni di Doré.. ancora quando penso alla Divina Commedia sono quei disegni che vedo.
Poi Rodari, le filastrocche lette e rilette con quel senso del ritmo e incredibilmente belle.
Grande impressione Ungaretti, un po’ studiato a scuola, ma soprattutto ascoltato in tv in bianco e nero mentre recitava alcune sue poesie con quel marcato accento sui suoni e così scevre e scarne le parole.
E tanti piccoli incontri sia televisivi con la poesia (Paolo Poli che leggeva Palazzeschi) e con il teatro, che in letture di testi teatrali di Eduardo De Filippo, di Goldoni, di Ionesco e Bekett.
E devo dire anche un elogio (raro) della mia insegnate di lettere per un mio tema breve ma secondo me con senso poetico. Queste cose rimangono talmente tanto che solo adesso me ne rendo conto.
Io però ho cominciato a scrivere cercando la poesia in età avanzata con qualche raro esperimento, mal riuscito, di tanto in tanto. Da qui con sistematicità ho innaffiato e coltivato e dato da mangiare alla mia capacità espressiva con abbonamento ad una rivista e leggendo tutti gli autori italiani e stranieri che venivano proposti. E provando e trovando soddisfazione. Qualche volta seguendo certi autori come una traccia sui cui scrivere del mio. Io non posso definirmi autodidatta, sono improvvisata, istintiva e fuori da ogni corrente o schema o verso. Ciò che mi sento e mi piace al momento. Non voglio cambiare. Non sono una poetessa.
Da quando cominciai a scrivere regolarmente, prima di approdare al blog, alcuni autori mi avevano entusiasmato, come un innamoramento temporaneo: Papuska, Guillermo Fernandez, La Merini, Cepollaro, Luzi (gli stessi nominati prima), e Transtromer che tengo sul comodino, poi una bravissima poetessa mantovana Elia Malagò … Sicuramente ne dimentico moltissimi.
E di seguito i miei incontri con altri bravissimi, che leggo sui blog. Questa del blog ritengo che sia una palestra, un confronto quotidiano che mi spinge a crescere… perché credo che il percorso di formazione di ognuno sia perenne, credo che fino a ché si continua a leggere e scrivere non si arrivi mai ad essere completi.

Ringrazio Almerighi per avermi dato modo di spiegare un poco come affronto la poesia, un invito inatteso
e sicuramente immeritato, vista la quantità e la qualità delle scrittrici e degli scrittori che producono magnifiche cose.

Nadia Alberici

Ascolta & Leggi: Bruno Di Pietro videopoesie con testo

Ringrazio Bruno Di Pietro per avere concesso al blog queste videopoesie corredate dai testi. Una poesia, quella di Di Pietro, ricca di riferimenti storico mitologici ed esoterici (la luna nera per esempio), che conferiscono fascino inusuale a testi già di forte e scintillante bellezza. Dunque, buon ascolto e buona lettura.

sarà come
dopo la luna nera
di quarto in quarto
di marea in marea
sprofondare e rialzarsi
per derive di vénti
e seni e bocche schiuse
(cose da niente i baci)

*

di come un mattino di ottobre
seduto sulla riva del mare
spettinato dal grecale
pesando la retata del pescato
tu abbia immaginato
una nuova terra un nuovo cielo

di come ti sia sembrato labile
il margine fra l’onda e il lido
e avresti voluto per detto
tutto il dicibile

dirai un giorno

e di come allora
fiutato il vento
come un vecchio marinaio
sia iniziato il cammino
verso il non ancora

*

VI. Augusto a Somma evoca Orazio e Mecenate

Tutt’altro che pallida, Quinto, è la morte.
Nulla s’impara nella perdita dei più cari affetti
come in quell’ostile autunno che portò via te e Gaio.
Ritroveremo nell’Ade il sapore
delle olive e del vino della Sabina
e quei silenzi in cui ognuno pensava con se stesso?
Il mio viaggio verso l’origine si ferma a Somma
non si può vedere l’inizio prima della fine.
Sono in quella radura del tempo e dello spazio
che non ha sponde: non più qui non ancora altrove.

Devo salutare le costellazioni
mentre incoronano il vulcano.
Svanisce la quieta maestà delle stelle
di fronte alla minacciosa infinità priva di futuro.
Svanisce l’erba in questi afosi giorni estivi
svaniscono le rose prima del crepuscolo.

È questa la notte dell’antico niente
e persino le ali della luce sono lente
quando non sai più se l’ora passata
è un’ora persa o un’ora guadagnata.

Ascolta.
Il cigolío degli scalmi
lo sciabordío dei remi
annunciano l’avvento del battelliere
( e tu ne tremi).

*************************************************************

BRUNO DI PIETRO (1954) vive e lavora a Napoli esercitando la professione forense.

Ha pubblicato le raccolte poetiche: “Colpa del mare” ( Oédipus, Salerno-Milano 2002)“[SMS] e una quartina scostumata” (d’If,Napoli 2002)“Futuri lillà” (d’If, Napoli,2003)“Acque/dotti. Frammenti di Massimiano” (Bibliopolis,Napoli 2007) “Della stessa sostanza del figlio” (Evaluna,Napoli 2008) “Il fiore del Danubio” (Evaluna,Napoli 2010)“Il merlo maschio” (I libri del merlo, Saviano 2011) “minuscole” (IL LABORATORIO/Le edizioni, Nola 2016) “Impero” (Oèdipus,Salerno-Milano, 2017) “Undici distici per undici ritratti” (Levania Rivista di Poesia n° 6/2017).”Colpa del mare e altri poemetti” (Oèdipus ,Salerno Milano 2018); “Baie” (Oèdipus ,Salerno-Milano 2019)

È presente in diverse antologie fra cui : Mundus. Poesia per un’etica del rifiuto (Valtrend, Napoli 2008) Accenti (Soc. Dante Alighieri, Napoli 2010) Alter ego. Poeti al MANN (Arte’m , Napoli 2012). Errico Ruotolo, Opere (1961-2007) (Fondazione Morra,Napoli,2012) Polesìa (Trivio 2018, Oèdipus Edizioni)
Articoli e interventi sulle sue opere sono presenti in riviste e blog (Nazione Indiana, Infiniti Mondi, ClanDestino, Trasversale, Versante Ripido, Frequenze Poetiche, Atelier, Levania , Trivio , InVerso, Menabò, Poetarum Silva). E’ stato cofondatore con Gabriele Frasca e Mariano Baino della Casa Editrice “d’If” e socio della Casa Editrice “Cronopio”.

Ascolta & Leggi: Erik Satie con una ricognizione metafisica di Davide Inchierchia.

La scienza oggi, tra fenomenologia ed ontologia.
Una ricognizione metafisica
di Davide Inchierchia

Per rispondere alla domanda cruciale che incalza da più fronti del sapere contemporaneo – che ne è della Filosofia nell’epoca in cui «Sophia» si è compiutamente realizzata in Scienza? – sono oggi rintracciabili alcune prospettive di senso che individuano altrettante accezioni del “conoscere” filosofico.

1. Analitica semantico-concettuale e linguaggio.

Se si assume come del tutto evidente la piena identificazione tra scienza dell’essente e gnoseologia teoretico-linguistica; ovvero, se la Cosa coincide senza residui con il Concetto che definendola la determina oggettivamente – idea aristotelica che, attraverso il razionalismo della modernità cartesiana, si compie nella Logica dialettico- idealistica hegeliana e giunge fino ai logicismi e neoidealismi novecenteschi – filosofia
diventa qui il sapere della Totalità, in quanto “semantizzazione” assoluta dell’ente.
Per ogni DATO empirico esisterebbe un SIGNIFICATO razionale che ne descrive analiticamente lo statuto ontologico: ad una analisi di tipo epistemico delle proposizioni predicativo-referenziali si affianca, distinta ma non separabile, la sintesi epistemologica delle loro MEDIAZIONI sistemiche.
Si tratta di una linea interpretativa oggi per certi versi dominante che, a partire dalle discipline scientifico-naturali in senso stretto, si estende ai “linguaggi” che appartengono ad ambiti tra loro formalmente anche molto dissimili (come l’estetica artistica e l’intelligenza artificiale), ma tutti accomunati dal criterio cognitivista – con esiti nominalistici non di rado dalla forte connotazione convenzionalistica – secondo
cui conoscenza sarebbe atomisticamente la sola riduzione tecno-logica dell’ente alle sue “proprietà” strutturali ed elementari.

2. Critica trascendentale e fenomenologia

Laddove invece la stessa scienza si riconosce in termini non obiettivistici e deterministici bensì quantistico-probabilistici, tra il “manifestarsi” dell’essente e il “dire” che lo predica sopravviene una DIFFERENZA ONTOLOGICA che la filosofia ha cura di salvaguardare e tematizzare teoreticamente (non retoricamente).
Oggettività della conoscenza è possibile qui in virtù della inter-soggettività delle funzioni categoriali: l’essente è il FENOMENO che “appare” se e solo se sollecitato operativamente dal concetto; è l’OSSERVABILE la cui “forma” si trova in continua emergenza entro una prassi procedurale di necessaria “trans-formazione” modale.
Ad una scienza dell’ente in quanto SEMBIANTE – idea anch’essa di matrice aristotelica che, filtrata attraverso il criticismo kantiano, nutre il versante post-dialettico tardo-moderno, alla base delle varie declinazioni contemporanee del pensiero husserliano e heideggeriano – corrisponderà pertanto una filosofia ancora della Totalità, ma ora “aperta” alla IN-DETERMINAZIONE simbolica. All’ente nel suo apparire è del tutto costitutivo un “nascosto” quale condizione trascendentale del manifestarsi; la fenomeno-logia del mostrarsi non esaurisce l’onto-logia dell’ente che EX-siste sempre “differendo”; l’essente che si fa OGGETTO di rappresentazioni molteplici per il soggetto cela, in se stesso, la propria “invisibile” SOSTANZA, cui tuttavia il fenomeno fa necessariamente segno in ciascuna delle sue modalità “visibili”.

3. Negazione e decostruzionismo ​

Le costellazioni di pensiero appena delineate, protagoniste del grande dibattito filosofico-scientifico attuale, appartengono entrambe al medesimo orizzonte ermeneutico, non privo di interne contraddizioni. Nella prospettiva analitica così come nell’impostazione trascendentale, per quanto non sovrapponibili nella definizione e nel metodo, il REALE consiste unicamente nella RELAZIONE delle sue espressioni “potenziali”. In effetti sia esso un “fatto” performativo già qui e ora logicamente e tecnicamente disponibile, oppure sia esso indeterministicamente una virtuale “sopravvenienza” di là da venire, l’ente conosciuto scientificamente può “essere” solamente in rapporto ad “altro” da sé: la Cosa della scienza “ri-vela” – non in astratto, ma nella concretezza del suo oggettivo apparire – l’indicabile eppure mai generalizzabile, inattuale SINGOLARITA’ dell’esistente.
«Determinatio est negatio», affermava Aristotele: ogni episteme dell’Universale è possibile alla sola condizione del “negarsi” ontologico del Singolo.
Ora, davanti a tale perturbante “a-poria” dell’essente – l’insondabile “abissalità” insita nella ricerca di un FONDAMENTO che, nel momento del suo ESSER-FONDANTE, si mostra al tempo stesso IN-FONDATO – sono oggi filosoficamente alquanto inefficaci le reazioni irrazionalistiche talvolta rifiorenti del Pensiero Negativo che, nel solco di Nietzsche, vorrebbe riesumare i passati fantasmi del Nichilismo ma che, risolvendosi nella mera retorica del “Nulla nientificante”, non ha più né la forza teoretica né la cogenza storico-epocale delle note istanze nietzscheane.
Sembrano altresì peregrine ed ormai ineffettuali le pur suggestive e prolifiche teorie della Finitezza o del cosiddetto Nuovo Realismo. Il tentativo volto a decostruire genealogicamente i retaggi “mito-logici” di ogni Logos è operazione certo benemerita ed anzi doverosa, ma non sufficiente ed utile fintantoché non diventi autoreferenziale o dai toni patetico-sentimentali: l’umbratile “parvenza” dei nostri limiti conoscitivi –
limiti psicologici, antropologici, culturali – offusca sì il Finito ponendolo costantemente a sospetto d’illusorietà, ma non riesce affatto ad annientare tuttavia il problema del rigenerarsi – idealmente infinito – della sua “manifestatività”.

4. «Physis» e metafisica della presenza

Una discussione filosofica che si dichiari all’altezza della Sophia moderna, un sapere cioè che intenda “pensare” in coerenza e rigore “alla luce” dell’essente – questa radicale “trasparenza” è ciò cui l’Idea del sapiente da sempre va in cerca nella Cosa che “concreta-mente” gli appare – sarà allora di necessità un sapere certo contingente ma che saprà vedere nella scienza (anziché un temibile ostacolo da oltrepassare) una fonte viva ed incessante d’intellegibilità.
Senza pregiudiziali ideologiche di sorta, e a stretto contatto con le genealogie critiche e le semantiche del Linguaggio, la Metafisica può (forse deve) riscoprire così tutta la sua classicità. Ma ciò significa, tornando non ad un pensiero arcaico ma ad un “pensare archeico” – il pensiero dell’Originario – tornare a ricongiungersi e a dialogare nel profondo con la “metafisicità” immanente, seppur spesso inconsapevole, a tanta Fisica del contemporaneo (al contemporaneo dibattito post-relativistico sull’ontologia della materia/energia), la quale – a sua volta rinunciando agli stereotipi dello scientismo dogmatico – sappia beninteso riconoscere la medesima “scientificità” della Filosofia.
Nessun concetto, filosofico o scientifico, nasce concettuale.
Autentica conoscenza sorgerà sempre di nuovo a partire dalla “natura” di Aletheia: da quella primigenia PRESENZA dell’essente, la cui “ulteriorità” è possibile di scorcio RAPPRESENTARE, ma non de-terminare né com-prendere poiché già da sempre l’ente SI PRESENTA speculativamente, riflettendosi nella “interiorità” del pensante.
Potremo dire dunque con Heidegger, parafrasando il Platone del mito della Caverna
(cfr. M. Heidegger, «La dottrina platonica della verità», 1942):
non ci si libera mai davvero dalle “ombre” dei sensi e dell’intelletto, se non uscendo
una volta ancora nell’ “Aperto” di Physis.

DAVIDE INCHIERCHIA è nato a Mantova il 7 giugno 1983, risiede a Curtatone, si è laureato in Scienze Filosofiche a Bologna nel 2008, è libraio (mestiere che francamente gli invidio) presso il palazzo Ducale di Mantova.

Ascolta & Leggi: Agostino Rossi cinque poesie (feat. The Doors)

Seconda puntata delle poesie di Agostino Rossi, questa volta scelte dall’autore.

SORRISO DOLCE

Perché sorgi?

Il fiore si schiude
un passero canta

Le ore rincorrono
il giorno

Bambini gridano
nel parco
madri affacciate
chiamano:
la cena è pronta!

La notte
è attesa del risveglio
di un istante senza buio
senza vita

Speranza

Perché sorgi?

Dopo la pioggia
il sereno

il sorriso

forse

*

FINIRA’ L’INVERNO

Finirà
questo inverno
questa finta
primavera

Sarà solo storia
quando
ci troveremo
a contare
i petali
di una margherita
sfiorita

*

A MIO PADRE

stringi i denti guerriero
devi essere forte
cavaliere senz’armi
soggiogato alla sorte
per quest’ultimo viaggio
con timore si parte

sta ammiccando l’estate
e già bussa alle porte
ma conduce per mano
la promessa di morte
il destino spietato
ha girato le carte

il tuo lento cammino
sta seguendo il sentiero
ed in ogni tuo passo
greve resta un pensiero
ora devi inghiottire
il boccone più amaro

e ripeti pregando
sempre quelle parole

non lo voglio il dolore
dammi solo il coraggio

nei profumi di Maggio
s’appassiscono i fiori
un sudario pulito
di siringhe e dottori

dilavati i colori
e la luce fa male
incessante supplizio
la paura ti assale

e nell’ultimo grido
la tua voce risale

madre cara ti prego
prendi queste mie mani
non lasciarmi cadere
non lasciarmi più andare

oh padre
padre mio
ovunque ora tu sei
per sempre in me sarai

*

GUERRIERO

Non girerò le pagine
del mio quaderno
perché il tuo nome
scivoli
nell’oblio

Non getterò le foto
delle tue stagioni
per imbiancare
pareti

Non salirò la cima
della montagna
per toccare
la luna
quando posso nutrirmi
del sole
e dei tuoi occhi

Resterò immobile
guerriero
di argilla
sepolto
di sabbia
e di tempo

*

CAREZZE

Vorrei dirti
Parole che accarezzano
Quando le mani
Non possono

************************************************

Agostino Rossi, classe 1964, nato e cresciuto a Castel Bolognese, dove tutt’ora risiede, sposato e padre di due figli, spinto dalla passione per il canto, la musica, la fotografia e la lettura, fin dall’adolescenza si cimenta nel componimento di opere musicali (che ama definire “musiche per immagini”) e scritti di prosa e di poesia anche
se, a causa della maniacale ricerca della perfezione, che lo “costringe” a riprendere in mano le proprie opere, non è autore prolifico. Le poesie, come le musiche, sono intrise di nostalgica malinconia, “condizione ideale”
ripete spesso “per alimentare il terreno della creatività”.

Numero minimo quattordici di Irene Rapelli (nuovo e book scaricabile gratuitamente)

Irene Rapelli, la leggo minimo da un paio d’anni, ha saputo svecchiare e arricchire di contenuti un genere poetico, il sonetto, altrimenti ridotto a mero, sterile esercizio di stile.

Qui trovate il suo nuovo e book

Numero minimo quattordici

oppure qui:

Numero-minimo-quattordici_Irene-Rapelli_ebook-2

ne raccomando caldamente la lettura.

Ascolta & Leggi: Bach (Invenzioni a due voci) Daniele Barbieri (poesie inedite)

Dietro mia insistenza, Daniele Barbieri mi ha inviato questa manciata di splendida poesia, ricca di echi, fascino e ricerca di complicità col lettore.

falla tutta a pezzi la melagrana, smembrala a grane
rosse tutto sangue, tutto cola, non ti puoi scottare

benché bruci, aprila come un organo vivo, troppo
dolce, sacra, densa e troppo debole, anima cremisi,

non importa che tu la voglia davvero mangiare, basta
questo, basta vivere

***

essere predata come una lepre, ti coglieranno

al balzo, la volpe dirà al gatto che ne valeva
la pena, gustosa era la tua carne, non ne rimane

nemmeno l’odore, adesso, ti hanno rosicchiato il cuore
come l’osso buono alla fine della bistecca, quando

potrai riposare di nuovo ne sentirai la mancanza,
sapeva d’amore, di buono

***

nel cuore, nel mare, nell’osso duro che mi contiene
mentre tesso il filo del senso e di tutta la sua mancanza,

nel mare, nel cielo duro che mi attraversa sotto il sole
violento, nel cuore duro che non capisce, io non capisco

non capisco mai quando il senso si interrompe di un discorso
di amore, sono così bravo con le parole e

le persone sfuggono con tutto il loro senso, il cuore,
il mare rimangono apparati imperfetti, che l’osso

che protegge questa fragilità non può impedire
che le cose scorrano attraverso i sensi per uccidere

***

tuo fiore di cenere, mia rosa amorosa, metafora
tenera, di olfatto tenace, radice di angoscia, rosa

vera, vera, bianca, oscura, densa, di odore che trema,
idea della rosa, rosa totale, carnale, profonda

mio fiore profondo e terribile, radice di angoscia,
l’odore ubriaca, tradisce, questa rosa, questo fiore,

tienila, sostienila, mangiala, rosa di carta e di seta
bruciate, tuo fiore impalpabile e grigio, adesso si disfa

tra le nostre dita

***

saremo un tesoro sotterrato in giardino, un corpo morto
e dimenticato, saremo il corpicino di un uccello

canterino, a notte canteremo una nenia di fantasma
bambino, saremo il sospetto che ci siano cose, fuori,

che noi non sappiamo, che non sospettiamo, ecco, saremo
la mia stessa voce che io non sospettavo di avere,

che non sospettavo di essere, che non ero io
pure sempre essendo io, pur valendone la pena

***

tra la bocca e l’anima un condotto lungo di emozione
accompagna i sensi al collasso, sbattono troppo forte
le imposte, si oscura il senso, scivola la nostra vita

dentro l’altra vita ignota, non tanto simili a dei
fiamme sotto i muscoli, suoni tintinnanti nella notte
che ci copre, battono impazziti gli scuri dell’essere

***

quando rosa è fiore e polvere, quando sassi colpiscono
con il vento il mondo, quando fiore è il nome che noi diamo
a quello che abbiamo o non abbiamo, quando la mia polvere
è quello che resta dei sassi che sono stati tuoi,

quando la tua rosa ha smesso di essere nostra, quando
i sassi colpiscono e sono nomi e fanno male, quando
non c’è più la rosa che fu il nostro nome

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Oltre a scrivere poesie, Daniele Barbieri, di formazione semiologo, insegna presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna. Ha pubblicato numerosi volumi di carattere critico, in alcuni dei quali si parla anche di poesia: Nel corso del testo. Una teoria della tensione e del ritmo (Bompiani 2004), Il linguaggio della poesia (Bompiani 2011), Testo e processo. Pratica di analisi e teoria di una semiotica processuale, (Esculapio, 2020). Ha pubblicato due volumi di poesia (La nostra vita, e altro, Campanotto 2004, e Distonia, Kurumuny 2018) e un’altra raccolta (Canzonette) nel volume Emozioni in marcia (Fara 2015). Sue illuminate opinioni, anche sulla poesia, si possono leggere sul suo blog all’indirizzo

http://www.guardareleggere.net.

Sue poesie si possono leggere sull’altro suo blog, all’indirizzo

ancoraunaltrome.wordpress.com.

Ascolta & Leggi: Benedetto Marcello (Adagio) Angela Greco (Arcani)

Il nome non ha importanza; hai sempre pensato
si chiamasse in modo straniero, forse per via di sua madre.

Il non detto è parte integrante della poesia, così come il silenzio è per la musica. Arcano è mistero, divinazione, interpretazione della realtà e di quanto a venire attraverso i tarocchi. Quel che non viene mai detto, ma si legge tra le righe di questo libro, sorta di convitato di pietra, è l’ancestrale. Quanto l’autrice dice di sè, della sua storia personale che si fonde indissolubilmente con il legame con la sua terra, la Puglia. La mia, non vuole essere una recensione e nemmeno una nota di lettura, conosco Angela da anni, ho letto diversi suoi libri a partire da Personale Eden, ne ho seguita la scrittura e la sua progressiva maturazione. Arcani, uscito quest’anno per i tipi di Achille e la tartaruga Editore, rappresenta una prima tappa decisiva nella maturazione di Angela, è un libro importante, di cui consiglio vivamente la lettura. Il libro è reperibile qui:

Angela Greco (AnGre) — Arcani

eccone alcuni estratti, ognuno dei brani scelti è tratto da una delle sezioni, ad esclusione dell’ultima di cui ho inserito più frammenti, in cui l’opera si divide:

da Claire (della solitudine e altri ritorni)

§6
Il sole pendola a un’ora ferma sulla grave
a sud di primavera anticipata; una sequenza
di rotti vetri colorati e legni e un ciondolo
appeso alla cipria del cielo, sul collo di un
pomeriggio casuale. Claire vede il verde
di occhi echeggiare alla parete carsica;
meraviglie nascoste dietro fessure di silenzio
e gatti in bilico tra troppe vite. Un falco sorvola
il luogo del prossimo nido incurante della sera
incipiente e dei suoi colori. Giochiamo a dare un senso
alle parole, che ci fraintendono prima della buonanotte.

Si sfuoca in lontananza la visione e per oggi siamo
fermi in questo cerchio, affacciati a un balcone .

*

da I giardini del mago (del tempo e altri percorsi)

§7
E alla pietra, dunque, lascio la profezia
dei giorni passati ad aspettare che
la storia raccontata a bordo sonno
diventi inciampo e ri-conoscenza.
Il vento fa dell’erba melodia sottile
fino alle ginocchia ancora illese e
nude; le cadute aspettano in difese
nuovamente il loro turno.

Abito l’antro dei miei avi; una cavità
graffiata nella nudità del risveglio,
appena dopo il sorgere del sole.
La radice nella sua ricerca
sfiora la volta e tace del ventre
in cui torniamo all’origine, risalendo
interstizi contro gravità e abitando
nuove prospettive.

Scomodi, in questa posizione umana,
attraversiamo spazi sospesi tra due sponde.

*

da “Ein jeder Engel ist schrecklich” (dell’incerto e altri dettagli)

§10
infiniti ostacoli infiniti
la crepa sul muro,
la siepe e la siepe,
reiterazioni di affanni,
trottole senza dimora;
eppure, dove non ti aspetti,
dove nemmeno tu
hai speranza di trovarti,
nuovi orizzonti radicano.

Non è un caso
la parola che ci accomuna,
il silenzio che avvicina,
lo sguardo inerme su giorni
e giorni da rincorrere,
spossati da bauli vuoti e
tesori mai riconosciuti.
Possiamo farcela, credimi,
anche perduti come siamo.

*

da Falling (caduta)

Profetico van Gogh, il suo campo graffiato,
i corvi troppo loquaci e le sue strade
senza punto di fuga. Accade, così,
di diventare fiume tra due sponde
nella croce da montare pezzo a pezzo.

Ho una sola salvezza, ora tra le dita,
nonostante l’artrosi circostante, l’en passe,
il giro di tango. Marzo porta sempre con sé
una follia e il mal di stomaco acconsente.
Qui, nonostante la terra copra le salme,
luce e fioritura si sperano comunque.

*

Nella terra bagnata decadente e struggente,
nel suo odore di ieri e bellezza,
inizia a fiorire la lavanda, le mie origini,
un messaggio tra opposti, rosso e azzurro che
s’incontrano tra pietre e gocce, in metamorfosi.
Nel ritrovarsi, raccolgo spighe a bordo strada,
mentre s’approssimano nuvole scure dietro la casa
dalla mezza finestra aperta sulla piazza vuota.

Dove non sei tu incomincia a piovere;
si fa intenso il verde, carnale, prossimo
al desiderio dei tuoi occhi, malachite
che cura il cuore in rovinosa caduta,
giada e acqua, che mostrano il fondo
dove annegare, in trasparenza e lontananza.

*

L’impersonalità appartiene ad altri, non a me
che abito di pelle e mani cespugli di rovi e rose,
sfiancando buonsenso e cautela, sfidando
genealogie di saggi, per il respiro di marzo,
prima delle idi, acque nascoste alla vista,
radici amare, stessa terra e voli altissimi.

Bruci anche più della prima ora, quando le nuvole
erano ancora una possibilità. Adesso, per quel
per sempre,
la pioggia è solo un leitmotiv. Si arrende
anche l’ultima goccia di diplomazia.

*

La sera del venerdì santo il paese vecchio si fa folla e inquieta bellezza; l’occhio si ferma; forse è la luna, che s’affaccia alla fine della strada, forse tu, che baratti un sorriso con la fine del giorno; campi verdi di prossimo grano, reggi nei tuoi palmi una volta (incipit e cielo); guarda la signora senza risposte, argentea e muta, e il letto nero lontanissimo, dove si riflette il ricordo di stradine imbiancate e case vuote; un cristo traballante sale tra le pietre sorretto da dubbi e attese e torno ai passi dell’orologio della piazza, ai battiti scanditi dal giorno, al colore delle tue scarpe e dei miei pensieri, in questa mattina di grafite, così fragile che si potrebbe piangere.

*****

Angela Greco è nata il primo maggio del ‘76 a Massafra (TA). Ha pubblicato: in prosa, Ritratto di ragazza allo specchio (racconti, Lupo, 2008); in poesia: A sensi congiunti (Smasher, 2012); Arabeschi incisi dal sole (Terra d’ulivi, 2013); Personale Eden (La Vita Felice, 2015 – segnalato al XXIX Premio di Poesia e Prosa Lorenzo Montano sez. Opera Edita); Attraversandomi (Limina Mentis, 2015, con ciclo fotografico dell’autrice e di Giorgio Chiantini); Anamòrfosi (Progetto Cultura, Roma, 2017 – 3° classificato ex aequo al Premio Internazionale Patria Letteratura 2017); Correnti contrarie (Ensemble, Roma, 2017); Ora nuda, antologia 2010-2017 (Quaderni di RebStein LXVII, 2017); Ancora Barabba (Collezione Bocche Naufraghe, YCP, 2018); All’oscuro dei voyeur (YCP, 2019, prefazione di Franco Pappalardo La Rosa e disegni di Angelo Bruno).
Le sue poesie sono incluse in numerose antologie nazionali ed internazionali, riviste letterarie, siti e blog e nel 2019, “Claire” – inclusa in Arcani – è stata segnalata nella sezione Raccolta inedita del XXXIII Premio di Poesia e Prosa Lorenzo Montano.
È ideatrice e curatrice del Lit-blog Il sasso nello stagno di AnGre (http://ilsassonellostagno.wordpress.com/).
Commenti e note critiche sono reperibili all’indirizzo https://angelagreco76.wordpress.com/.

Ascolta & Leggi: Samuel Barber Adagio for strings e Poesie di Luigi Paraboschi

Ricevo e pubblico volentieri queste belle, commoventi, poesie inedite di Luigi Paraboschi, poeta piacentino la cui conoscenza risale a molti anni fa. Luigi ha alle spalle diverse pubblicazioni e numerosi riconoscimenti, collabora e fa parte della redazione di Versante Ripido.

E’ marzo il mese più crudele

E’ il grigio di queste pozze
a intorbidire la speranza
è l’acqua che inzuppa il cotto
e riga con vibrazioni di chitarra
i rossi accesi delle carrozzerie
a dirmi che non è l’aprile
il mese più crudele

ma questo marzo d’acqua
in cui le rondini sono alibi
per i poeti domenicali

e anche il lombrico che scalzo
con la vanga dal letargo
è infreddolito e pigro
a districarsi nella zolla.

No, non ti voglio celebrare
primavera, non sono Botticelli,
oggi tu fai solamente dondolare
i fogli degli avvisi dei decessi
negli angoli arrugginiti delle bacheche.

*

N.C.R.
non candidabili alla rianimazione

Li conducono qui stremati e assetati
d’aria, con gli occhi acquosi di paura
e chiedono del luogo e se potranno
comunicare col sangue del proprio
sangue rimasto fuori, esclusi da quei
legami _ unico sostegno _ e si vorrebbero
aggrappare alle nostre mani purtroppo monche,
e intanto chiediamo gli anni e valutiamo
le debolezze che il tempo gli ha inciso
dentro e fuori, poi li sediamo per togliere
le sofferenze di questa stagione che
ci invecchia tutti sopra le nostre lontananze.

Così ora dopo ora si fa sottile il pensiero
in cui inventare ricordi pervicaci e onde
di capelli scuri, e corrono i giorni verso
quell’incontro che se scriveremo sia
N.C.R.
sarà quello finale verso un altro pneuma,
il più profondo, ma dover decidere
chi salvare e scegliere quelli che lasceremo
navigare nello Stige è il dramma di delitto
senza colpe commesso per involontario tradimento
al giuramento di operare per la salvezza.

*

in memoria di Pino il madonnaro

Quante ore/giorni/anni hai trascorso abbrutito
dalla fame e dallo sporco, inginocchiato
a dipingere santi e madonne sul selciato,
ore di rimpianti hai fatto scorrere
dentro la mente, e la nostalgia di una casa,
gli errori, gli abbandoni, i rimbrotti, le maledizioni
e gli insulti, tutto affogato nel bicchiere
di quella birra diventata ormai sangue.

C’era un po’ di talento dentro i tuoi gessi
inginocchiato non in preghiera ma per esprimere
contorni e visi, ma l’hai smarrito nel cammino,
-anche tu come tanti -non hai creduto
che dipingere non era pitturare i marciapiedi
per ritrarre visi, era fare segni di incisione
che parlassero di te e raccontassero la tua gioventù
prima di annegarla dentro la bottiglia.

Forse il talento vero non l’avevi e forse hai capito
in tempo la tua mediocrità di aspirante artista
ma dove ora sei tutto t’appare chiaro e definito
come dentro tutte le Madonne di Raffaello.

*

8 marzo 2020 – nostalgia di un fiore

Il conforto talvolta viene a sera
nel riposo quando basta la mano
distesa sotto le coperte e tocca
un braccio, o il polso oppure il piede
di qualcuno con cui hai mangiato
il pane da una vita, e non hai più
paura di ritrovarti sola, ma oggi

che lo guardi al di là di un vetro
sotto protezione vedi le sue grandi
mani da maniscalco o da ferraio
ancora con la morchia sotto l’unghia
che non sa mai come togliere
perché tu non sopporti l’odore
del candeggiante, quelle stesse

mani che non ti hanno mai portato
un omaggio anche minuto per questo giorno
oggi le vedi stese sopra il lenzuolo
separate dal suo respiro, stai qui
piegata nel timore stringi quel rametto
giallo comprato sul mercato
e lo accarezzi come fossero
le sue sotto le tue nel riposo.

*
Sottotono

Un soffio di vento _ colpo d’ala sopra i fiori bianchi
del tarassaco_ li porta leggeri a disperdersi nel volo,
così sei andata via, forse senza neppure la coscienza
che stavi pronunciando ad-Dio e che ti stavi avvicinando
a quella casa ove eri da sempre attesa, e sei scomparsa
senza neppure un ciao- fattivedere -non passi mai, forse
neppure una giaculatoria di quelle che mormoravano
sempre i nonni prima di appoggiare le teste sui cuscini,
passare senza saperlo dall’alfa all’omega, da un letto
di corsia dal quale mi raccontavi i tuoi ricordi per la casa
sull’Appennino di provenienza, ad un sonno confuso
anche un poco ottuso dalla morfina e scivolare piano
sottotono per non disturbare o fare rumore.

(Alla memoria di Anna B. scomparsa il 30.3.2020)

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