Noccioline & Banane: Gallo Cedrone (1998- anvedi che ber sito…)

Armando Feroci viene sequestrato e condannato a morte da un gruppo di integralisti islamici di un paese nordafricano. L’avvenimento diviene un caso nazionale, mobilitando la politica e i media. Dalle interviste e i ricordi delle persone a lui vicine, in una sequenza di episodi tra il comico e il grottesco, emerge il quadro di un individuo immaturo, avventato nonché molesto. In strada, ad esempio, rivolge avances alle passanti al limite del ridicolo. Patito di Elvis Presley, tenta di convincere i membri di uno scalcinato fanclub di esserne il figlio segreto.

Gallo Cedrone recupera in piena regola la tradizione della commedia all’italiana, e finisce poi con chiudersi su un finale beffardo e finanche sgradevole. Uno dei film italiani obbligatori degli anni Novanta nonché il capolavoro assoluto di Carlo Verdone.

Noccioline & Banane: The Bunker di Rob Green Trailer (2001)

The Bunker non è un horror, ma un film che comunque lascia sgomenti per il rimorso che si riflette sui colpevoli dopo aver compiuto un orrore.
Stiamo parlando di un gruppo di sbandati della Wehrmacht che, verso la fine del 1944, per sfuggire agli americani si rifugia in un bunker posto sul confine tra Germania e Belgio. A presidiare il bunker trovano solo un anziano soldato ed una giovane recluta, e, immediatamente dopo avere ricevuto l’ordine dal comando di rimanere a presidio in attesa di rinforzi, perdono il contatto radio.
L’anziano soldato rivela loro l’esistenza di una maledizione che grava su quel luogo, raccontando un fatto ivi avvenuto in passato, dove persone dapprima amiche si erano uccise tra di loro, ammonendoli a non entrare nel tunnel sotterraneo del bunker, ma uno dei soldati, preso dal ricordo e dal senso di colpa per qualcosa avvenuto sul fronte sovietico, vi discende, dando il via ad un incubo che li farà precipitare in uno scontro fratricida dal quale solo la giovane recluta uscirà viva, per arrendersi agli americani nel frattempo sopraggiunti.

Il film è disponibile nella versione italiana, e con pazienza è ancora reperibile.

Noccioline & Banane: Mario Brega SO’ COMUNISTA COSÌ !!!

Mario Brega è furbo, svelto, intelligente, spavaldo, un po’ megalomane. Assorbe tutto ciò che vede e capisce al volo con chi ha a che fare. È anche folle nel non temere nessuno e a mettergli paura con quella faccia da duro e il tono della voce alto e spesso minaccioso. Ma è anche generoso oltre misura. Poteva portarti a casa dieci casse di frutta e verdura di primissima scelta dai Mercati Generali (dove lavorò per molto tempo) o poteva presentarsi con tre scatole di scarpe costose di Testoni o di Samo. Come poteva urlarti dalla strada: “A’ busciardo! M’avevi promesso venti pose e mo’ me ne fai fa’ cinque? Scenni che parlàmo! A’ busciardo, io mica so’ n’accattone!”. Era imprevedibile. E c’era un solo modo per farlo calmare, farsi trovare fragile, debole. Se poco poco provavi ad affrontarlo rischiavi di finire male. La forza di Brega qual era sullo schermo? Era realmente un bravo attore? Lo era se faceva il Mario Brega della vita di tutti i giorni. E lui era talmente incosciente, senza timore alcuno, che riusciva a trasportare perfettamente sé stesso. Spesso esagerando o addirittura improvvisando fuori luogo. E quindi la bravura del regista era quello di regolarlo nei toni e nei gesti. La vita di Mario Brega era una continua recita.

Noccioline & Banane: Sono la bella creatura che vive in questa casa (2016)

Sono la bella creatura che vive in questa casa è un film che vive di attese, preoccupandosi più di mostrare che di raccontare a parole. Non intende spaventare lo spettatore o metterlo in allarme al primo aumento della colonna sonora, piuttosto cerca di immergerlo nell’angosciante mood della storia, insistendo ossessivamente su dettagli come macchie di muffa su un muro o un tappeto spiegazzato. Tutto questo senza, però, dimenticarsi di offrire spunti e citazioni sia letterarie che cinematografiche, da Poe ad Ann Radcliffe, da Polanski al Nakata di Dark Water. Gran bel film, da vedere con pazienza, perché è un film che vive di non accaduto e forse di non detto, qui sotto lo potete vedere per intero.

Noccioline & Banane : Oltre il guado (2013)

Più che un film horror è un gioiellino estrememente bizzarro ambientato in un non meglio identificato borgo abbandonato del Friuli. La storia: Marco Contrada è un etologo naturalista abituato ad inoltrarsi in solitudine nelle foreste friulane e piemontesi per posizionare microcamere su animali selvatici e studiarne spostamenti e comportamento. Una di queste riprese, una notte, mostra i ruderi di alcune case abbandonate in una zona estrema e poco conosciuta del bosco. Marco decide di raggiungere quelle strane abitazioni.
Il giorno seguente, con il suo camper, sotto una pioggia battente raggiunge il paese dimenticato superando il guado di un corso d’acqua. C’è qualcosa di strano in quel posto abbandonato. Macabri rinvenimenti forse non imputabili ad un animale feroce e alcuni ritrovamenti all’interno della vecchia scuola diroccata spingono a pensare a qualcosa di diverso, qualcosa legato ad un antico passato ancora pulsante tra quelle case. Il maltempo incessante continua a ingrossare le acque del torrente, rendendo impraticabile la via del ritorno.
Marco è bloccato “oltre il guado”, in quel paese sperduto in una profonda e innaturale solitudine, forse intrappolato tra quelle case sinistre, forse intrappolato dalle sue paure. Ora però, improvvisamente, urla disumane rompono il silenzio di quel villaggio. Nel frattempo un vecchio sloveno che da bambino abitava in quel villaggio racconta a dei volontari arrivati per cercare l’etomologo di due sorelle che venivano ritenute portatrici di disgrazia e quindi relegate e allontanate da tutti; quando i volontari arrivano al villaggio si imbattono nel cadavere mezzo mangiato di Marco e vengono uccisi a loro volta dalle sorelle.

Noccioline & Banane: Dolce fine giornata (trailer, 2019)

Maria Linde (Krystyna Janda) è una poetessa premio Nobel per la letteratura che vive in Toscana con la sua famiglia composta da un marito italiano Antonio (Antonio Catania), la figlia Anna (Kasia Smutniak) e i giovani nipoti. La vita in campagna scorre semplice, serena e senza particolari sussulti. L’arrivo di Nazeer (Lorenzo de Moor), un giovane egiziano immigrato, dona a Maria Linde una nuova luce di passione. In lotta tra la sua mente intellettuale e libera, un’esistenza ormai consolidata e sin troppo serena, e un corpo che via via invecchia sempre più, Maria si ritroverà a fare i conti con la propria identità e con i propri sentimenti a costo di iniziare una lenta frattura non solo con gli affetti familiari ma anche con la sua carriera e con l’opinione pubblica. Un attentato terroristico a Roma sarà l’evento che porterà Maria in una spirale di cambiamenti a cui non potrà sottrarsi.

Noccioline & Banane: Jona che visse nella balena (1993) Gam Gam

Jona è un bambino ebreo di quattro anni che vive ad Amsterdam prima dello scoppio della seconda guerra mondiale. Nel 1940, dopo l’occupazione della città da parte dei tedeschi, viene deportato insieme ai suoi genitori ebrei dapprima nel Campo di concentramento di Westerbork e quindi in quello di Bergen-Belsen, dove trascorrerà l’intero periodo della guerra. A Bergen-Belsen vive in una baracca con la madre, mentre il padre è assegnato ad un altro settore del campo.
Il bambino soffre freddo, fame, paure, angherie anche da parte degli altri ragazzi. Sono rarissimi i casi in cui viene trattato con garbo: solo il cuoco, che dopo morirà, e il medico dell’ambulatorio sono gentili con lui. Il destino dei genitori di Jona è tragico: il padre muore per stenti e denutrizione. Negli ultimi giorni di guerra, Jona e la madre vengono evacuati dal campo a bordo di un treno che vagherà per giorni nel territorio tedesco prima di essere liberato dalla truppe sovietiche. La madre non si riprende dalle sofferenze subite; impazzisce per la morte del marito e muore in un ospedale, nei giorni seguenti alla liberazione. Jona torna ad Amsterdam dove viene adottato da una famiglia di amici. La didascalia finale dice che Jona è ancora vivo e fa lo scienziato.

Noccioline & Banane: Barbara Bouchet cubista in Milano Calibro 9 (1972)

A mio avviso Fernando Di Leo, nel suo genere, è stato geniale: molti suoi film hanno ispirato remake americani e certe atmosfere dei film di Quentin Tarantino. Senz’altro Milano Calibro Nove, con la colonna sonora firmata Luis Bacalov e dal gruppo rock progressivo napoletano degli Osanna, è stato uno dei suoi migliori film.

Milano, primi anni ’70. Un uomo, Ugo Piazza, esce dal carcere con il pretesto di ricostruirsi una vita e stare alla larga dalla vita criminale. Dopo una condanna di tre anni di carcere a causa di una rapina può finalmente tornare in libertà grazie a un’amnistia. Tuttavia all’uscita del carcere lo aspetta Rocco Musco, un altro criminale con cui aveva dei conti aperti da prima di entrare in carcere. Piazza, infatti, è l’unico corriere sopravvissuto a un passaggio di denaro finito male e Musco lo accusa di essersi appropriato di questi soldi. Piazza dovrà riuscire nel duplice intento di dimostrare la sua innocenza ai suoi ex compagni di banda e di convincere uno spietato commissario di polizia delle sue buone intenzioni, nonostante quest’ultimo sia fermamente convinto che Piazza continuerà a commettere reati. Inoltre c’è Nelly Bordon, la fidanzata di Ugo Piazza e ballerina in un night club: Piazza vorrebbe coinvolgerla nel suo nuovo progetto di vita, fuori dalla vita criminale. La scena in cui Piazza vede Nelly ballare nel locale è una delle più famose del film e dell’intero filone: l’inquadratura segue i movimenti del corpo della ballerina, mettendo in risalto la bellezza della ragazza e ricreando un mondo criminale in cui violenza, potere e sesso sono strettamente collegati tra loro. (la lap dance di Barbara Bouchet è omaggiata da Quentin Tarantino in Grindhouse – A prova di morte).

Milano Calibro 9 è un film del 1972, diretto da Fernando Di Leo e ispirato al romanzo Stazione Centrale ammazzare subito di Giorgio Scerbanenco.
In Milano Calibro 9 si segnalano spunti di critica sociale come in questura, dove ad un commissario capo pragmatico ed attento si contrappone un vicecommissario, fresco di nomina, particolarmente istruito e progressista. In quel luogo, e tra loro due, ci saranno discussioni che per i tempi sorprendono. Il commissario capo si distingue con affermazioni tipo: “I ricchi non danno fastidi!” “Ci sono ricchi e ricchi!” “La proprietà non è un furto!”, “Siamo sempre stati al servizio dei ricchi!”, “I ricchi hanno sempre ragione!”, “La polizia lotta contro gli studenti e contro gli operai!” e il vice-commissario che risponde con frasi come: “Lei è un poliziotto vecchio. I delinquenti sono un effetto, non una causa”, “Non ci sarebbe la delinquenza meridionale se i meridionali non facessero lavori mal pagati che non vuol fare nessuno”. Oppure si parlerà della condizione disumana dei detenuti nelle carceri e, cosa che costerà al vice il trasferimento in Basilicata, si parlerà di quanto tempo si perde sui pesci piccoli e non s’indaga sui movimenti dei capitali che proprio a Milano, grazie alla Borsa, trovano il terreno più fertile per riciclare i proventi illeciti.