Ripartenza 119

Ogni tanto, per ripartire, va bene anche un bel film. The Father – Nulla è come sembra, segna il debutto alla regia di Florian Zeller. Protagonisti due attori straordinari, Anthony Hopkins e Olivia Colman, rispettivamente nei panni di un padre, Anthony, e di una figlia, Anne, in un film debitore della sua genesi teatrale che immerge lo spettatore in un racconto frammentato in cui schegge di vita, ricordi e pensieri affiorano in un loop dalle atmosfere thriller. Già in passato il cinema ha affrontato tematiche legate alla terza età o all’Alzheimer – da Amour Still Alice – ma la scintilla di The Father sta tutta nel punto di vista. Florian Zeller ci porta all’interno della mente di Anthony. È attraverso i suoi occhi, la sua memoria offuscata, la sua realtà distorta che ricomponiamo i pezzi della (sua) storia. Anthony Hopkins è strepitoso e struggente nel dare voce e corpo ad un uomo capace di essere sgradevole e un attimo dopo indifeso, sarcastico e smarrito. A fargli da spalla una sempre ottima Olivia Colman nel cui volto si leggono tutto l’amore, la preoccupazione e il senso di colpa di una figlia chiamata a prendersi cura del padre. Il film è del 2020, ne consiglio a tutti la visione.

Ripartenza 14: Il Nastro Bianco

Uno dei migliori modi per riaprtire è quello di recuperare buon cinema durante la prima vera domenica di pioggia da molto tempo a questa parte. Il film di Haneke, vincitore di una marea di premi, è del 2009 e merita la visione.

Un villaggio protestante nel nord della Germania. Anni 1913-1914. La vita si presenta con i ritmi delle stagioni e con la sua monotona ripetitività. Fino a quando accade un fatto inspiegabile: il medico si frattura gravemente una spalla in seguito a una caduta da cavallo dovuta a un filo solido ma invisibile teso sul suo percorso. A raccontare gli avvenimenti è la voce di un anziano: all’epoca dei fatti era l’istitutore arrivato in loco da un paese non troppo lontano. L’attentato al medico però non resta isolato. Altri eventi si susseguiranno sotto lo sguardo attento e misterioso dei bambini delle varie famiglie. Le relazioni tra gli adulti e tra questi e i bambini sono quanto di più algido e privo di un senso di umanità vera si possa concepire. Nei personaggi del Medico, del Pastore e del Barone si concretizzano tre modi di esercitare l’autorità e il sopruso (in particolare nei confronti della donna) che forniscono un modello da amare/odiare per i più piccoli. I quali finiscono con l’introiettare la violenza che domina la società, per quanto apparentemente celata dalle convenzioni. Il nastro bianco che il Pastore impone ai figli più grandi dovrebbe simboleggiare la necessità, per loro, di raggiungere una purezza che dovrebbe coincidere con l’acquisita maturità. Di fatto in quel piccolo mondo, in cui solo l’istitutore e la sua timida e consapevole innamorata, sembrano credere nella positività della vita il disprezzo domina. Non passeranno molti anni e quei nastri bianchi si trasformeranno in stelle di Davide. Ad appuntarli sul petto delle nuove vittime saranno proprio quegli ex bambini.

Il buono, il brutto, il cattivo. Il leggendario Triello.

Morricone, Leone, Eastwood, Wallach e Van Cleef: giocassimo a carte sarebbe molto più che un  poker. Come in un balletto, Clint Eastwood, Eli Wallach e Lee Van Cleef si dispongono attorno all’arena fatale, al centro di un cimitero: migliaia di croci sono il pubblico silenzioso che attende il loro scontro.
Per cinque infiniti minuti si alternano i primissimi piani dei loro sguardi che s’incrociano e si studiano, delle loro mani che vibrano verso la pistola o se ne ritraggono, come animali da preda nascosti nell’erba. Ciascuno deve capire chi scatterà per primo, deve scegliere contro chi sparare (uno di loro, in realtà, sa già tutto, ma noi no).
È una mano di poker, una mano col morto.
La scena è muta ma non silenziosa: a sostenerla c’è la colonna sonora di Ennio Morricone, altro geniale giocattolaio capace di creare emozioni infilando in un’orchestra d’archi e fiati un ululato, un fischio, un gracchiare, un urlo, uno sparo o un carillon; oppure componendo senza strumenti una musica di vento e gocce, ronzii e cigolii, quasi a prendersi gioco (anche) di sé e del proprio immenso mestiere.
Lui, Leone e i tre interpreti ci tengono ipnotizzati e sospesi a guardare una situazione in cui non succede nulla, succede tutto. Il montaggio si fa sempre più rapido, come le pulsazioni. Poi lo sparo. Poi un altro.
E Clint Eastwood si aggiusta il sigaro tra i denti.

Notte e nebbia di Alain Resnais

E’ fondamentale NON DIMENTICARE, anche fuori dal 27 Gennaio, visti i chiari di luna e i costanti rigurgiti di nazifascismo. Notte e nebbia è un documentario storico originale che affronta in modo non convenzionale un delicato argomento storico ed è quindi considerato documento di denuncia e tragica testimonianza sui campi di concentramento. Il documentario è costituito da una serie di contrapposizioni; vengono alternate inquadrature in bianco e nero con altre a colori: le prime costituiscono i 9/10 del film e sono riprese brevi e quasi prive di movimenti di macchina da presa, mentre le seconde – il restante decimo delle immagini – sono inquadrature lunghe e dinamiche, girate dallo stesso regista in Polonia durante la realizzazione del film. L’alternanza di immagini in bianco e nero e quelle a colori evidenzia un’opposizione tra passato e presente. Mentre le immagini si fanno più drammatiche, la musica di commento sempre più dolce.  Il testo della voce di commento è scritto in un francese letterario aulico e sembra obbedire a una logica diversa dal resto del film: la colonna visiva si contrappone, perciò, alla colonna sonora. Tali elementi – a detta della critica – hanno contribuito a rendere Notte e nebbia un film di grande impatto emotivo sullo spettatore.

Noccioline & Banane: Split (2016)

James McAvoy

La vicenda è ambientata a Filadelfia, dove, nel parcheggio di un fast food, un uomo rapisce tre studentesse in pieno giorno per poi imprigionarle in un luogo segreto. Le tre sono Casey Cook, Claire Boint Marcia. A disorientarle e spaventarle più della prigionia, vi sono i repentini cambiamenti del rapitore, che a distanza di pochi minuti muta atteggiamento, postura e voce. Ben presto, le tre scopriranno a loro spese che il vero nome dell’uomo è Kevin Wendell Crumb, il quale a causa di una infanzia particolarmente difficile e travagliata ha generato una serie di complessi disturbi mentali, dando vita a ben 23 identità differenti, ognuna con le proprie personalissime caratteristiche.

Kevin è da anni in cura presso la psichiatra Karen Fletcher, la quale è stata la prima a riconoscere il grave disturbo dell’uomo. Le varie personalità, inoltre, si manifestano a seconda dello stress che Kevin sta subendo sul momento. La stessa dottoressa, però, ha evidenziato la formazione di una nuova personalità, la ventiquattresima, nonché la più temibile e pericolosa di tutte. Questa, chiamata la Bestia, non si è ancora mai manifestata realmente, ma nel tentativo di fuggire le tre ragazze non mancheranno di scatenarla una volta per tutte. Sopravvivere, a quel punto, sarà più difficile che mai.