Realtà e canzone

Farò che mancherai,
tutto è così popolare, di forte impatto
quando i piedi battono sul cemento secco 
echeggia tutto il corpo, cuore e fiato
cadono sulla strada passando per verità.
Colori in pasto al diaframma onirico
e profondi fossi scavano
tra realtà e canzone.

Com’è vivere nella balena

Da una stazione in fondo al cuore
con treni in orario, tendine dietro i vetri,
alloggi e marciapiedi puliti.
I soldati in partenza torneranno tutti
vivi e vincitori, le spose dietro la porta
pronte ad aprire.
Operai e villeggianti venderanno,
passeranno il proprio tempo
in stridente armonia. Quanto a me,
nemmeno Giona sapeva
com’è vivere nella balena.

Statico

Rimango come sono, lasciatemi dormire,
i giorni accorceranno ben prima di me.
Mentre il mondo prende aria,
vivo perenne senso da re mida al contrario:
tutto quanto sfioro è ruggine.
.
Il perbenismo scarica vergogne,
arma dei consimili non ancora scoperti;
fossi nato prima, avrei dovuto inghiottirmi
l’accusa di avere invaso la Polonia.
.
Statico è il continuo, inarrestabile comico
lamento, fate bene a non volerlo sentire più.,

Due piccole luci

Luci piccole sotto i piedi,
nessun gatto, qualche mistero
oltre alberi e prati
non è detto quale sia la soluzione,
quanta pace!
La terra si raffredda al buio
con calma immobile da giocatore:
il suo volto minerale non tradisce
il peso dei quattro assi.
L’orizzonte non è ghiaccio, ghiaia
o acqua in caduta libera, i lumi sanno
non dicono. Un silenzio esteso
fin dentro la coscienza spinge
a guardare in su due piccole luci.

Settimo Giorno

Il settimo giorno riposò
stanchezze, malinconie, e la sensazione
di non aver creato con giusta esperienza
e onestà intellettuale.
Pensò agli angeli, ai demoni,
alle ingiustizie formate e scelte, si ripromise
di creare il libero arbitrio, vide che era bene,
per non dover ridiscutere ogni male
voluto in forma di bene, e riposò di nuovo
mentre in lontananza scattò l’allarme
di una banca, scoppiò la guerra santa
e l’acqua dolce terminò.

Al mio tempo

Essere vecchio, logoro,
serbatoio di passi acquistato da una ditta
prossima a chiudere i battenti, 
pronto a scivolare a valle
addormentato in grembo a un rigo d’acqua.
Qualcuno chiederebbe a chi sia appartenuto. 
Invece qui non si vede mai nessuno.
I pomeriggi sono epifanie perdute a scacchi,
i pezzi mangiati lasciati agli avvoltoi.
I cani abbaiano tra loro senza vedersi,
marcare il territorio non include conoscenza.

 

la prima volta

La prima volta 
l’oceano delle sabbie entrò
nel mare dei vagiti, sorprendentemente
non un’onda ritrasse
e non si trovò mano
a riportarmi dov’ero.
.
Acclimatarsi era ozio,
un torrente di prossimità
cui affidare gli stivali a scendere.
Restavano gli dei, spesso
gettati in ombra
sul paralume degli occhi.

 

L’emerito vissuto

Ermetismo è dono del Diavolo,
il canto invece sfugge a Dio
sempre all’erta, gigante addormentato,
mentre il sangue scorre dal naso
e il cervello pende
come dopo un’illuminazione,
l’esecuzione è prevista all’alba.
L’emerito vissuto passa
innanzi agli occhi
in rassegna campionaria, dai prezzi bassi
e fissi, rende inutile ogni richiamo
ogni evocazione di profumi
e brillantini, emerge spontaneo il gioco
del Tu dov’eri?
 .
Le cronache restano molto avare di dettagli,
il portacenere pieno,
intanto Imprevisto suona
il campanello.

Disegnino

Com’è carogna la parola, ha una dimensione sola,
convinta di sondare e aver attraversato carne,
spirito, l’intero universo.
.
Invece, il solo buio musica le stelle, mentre l’amore
ritma la notte, per poter affrontare ogni giorno qualunque.
E so molto bene qual è la rabbia del figlio, quando scopre
che il padre non può tutto.

Alieno

Frenate brusche, tornanti numerati,
forse in cima c’è un po’ di formaggio,
quello buono per dire ne è valsa la pena:
la lezione è servita al Tavolo Sei,
il piu’ vicino alle cucine
dove si frigge e suda senza domani,
vestiti e capelli impregnati, dannazione.
Basta una penna al sopravvissuto
per scavare nel vissuto fino all’acqua,
bagnarsi e ritornare alla polla
dopo tanta polvere.