Monto su

Madonna Santa,
ho appena scelto
casa nuova per mamma.
Mentre aspetto il treno
ne passa un altro,
sparato, che a momenti
mi si rovescia la bici.

Un merci stipato di auto nuove,
furgoni tutti bianchi.
Mi chiedo chi
comprerà tanta roba,
quanti sacrifici, cambiali,
discussioni da morirci la sera
anziché cenare.

Bestemmie da quantificare,
donne da lavorare sui sedili dietro.
Qualcuno, magari,
vorrà cambiar colore.

Arriva il mio treno.
Una giovane canta muta
con gli auricolari
conficcati in testa.

Avrei voglia di cioccolata,
di dormire, non di squadrare
tutte quelle facce indebitate.
Va bene dai, facciamo giornata!
Monto su altri pensieri.

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Ascolta & Leggi: Eloise, Barry Ryan (1968) – La mia gonna corta, Eve Ensler.

LA MIA GONNA CORTA

La mia gonna corta
non è un invito
una provocazione
un’indicazione
che lo voglio
o che la do
o che batto.

La mia gonna corta
non è una supplica
non vi chiede
di essere strappata
o tirata su o giù.

La mia gonna corta
non è un motivo legittimo
per violentarmi
anche se prima lo era
è una tesi che non regge più
in tribunale.

La mia gonna corta, che voi ci crediate o no,
non ha niente a che fare con voi.

La mia gonna corta
è riscoprire
il potere dei miei polpacci
è l’aria fredda autunnale che accarezza
l’interno delle mie cosce
è lasciare che viva dentro di me
tutto ciò che vedo o incrocio o sento.

La mia gonna corta non è la prova
che sono una stupida
o un’indecisa
o una ragazzina manipolabile.

La mia gonna corta è la mia sfida.
Non vi permetterò di farmi paura.
La mia gonna corta non è un’esibizione,
è ciò che sono
prima che mi obbligaste a nasconderlo
o a soffocarlo.
Fateci l’abitudine.

La mia gonna corta è felicità.
Mi sento in contatto con la terra.
Sono qui. Sono bella.
La mia gonna corta è una bandiera
di liberazione nell’esercito delle donne .
Dichiaro queste strade, tutte le strade,
patria della mia vagina.

La mia gonna corta
è acqua turchese con pesci colorati che nuotano
un festival d’estate nella notte stellata
un uccello che cinguetta
un treno che arriva in una città straniera.
La mia gonna corta è una scorribanda
un respiro profondo
il casqué di un tango.
La mia gonna corta è
iniziazione, apprezzamento, eccitazione.

Ma soprattutto la mia gonna corta
con tutto quel che c’è sotto
è mia, mia, mia.

****************

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Eve Ensler (New York, 25 maggio 1953) è una drammaturga statunitense.
Il successo da drammaturga è legato principalmente all’opera I monologhi della vagina, scritta nel 1996 e premiata con un Obie Award nel 1997. I monologhi (tradotti in 35 lingue) sono stati portati in scena a Broadway (con Susan Sarandon, Glenn Close, Melanie Griffith e Winona Ryder) e a Londra (con Kate Winslet e Cate Blanchett) e in altre città europee. Da questa pièce teatrale è nato il V-Day, contro la violenza sulle donne.
La Ensler è anche poetessa, sceneggiatrice e regista.

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Barry Ryan, pseudonimo di Barry Sapherson (Leeds, 24 ottobre 1948), è un cantante pop. figlio di Marion Ryan, una cantante melodica che ebbe il suo momento di gloria intorno al 1950, debuttò nella musica insieme al fratello gemello Paul, formando con lui il duo Paul & Barry Ryan, che portò al successo negli anni 60 diverse canzoni, in gran parte composte da Paul: Don’t Bring Me Your Heartaches (1965), Have Pity on the Boy (1966) e Missy Missy (1966). A causa dell’esaurimento nervoso che poco dopo afflisse Paul, ebbe inizio la carriera da solista di Barry, col fratello che seguitò comunque a occuparsi dei testi e delle musiche. Nel 1968 Barry Ryan lanciò Eloise, una canzone dalle atmosfere melodrammatiche e particolarmente lunga (quasi 7 minuti), destinata a conquistare la vetta delle hit-parade di mezzo mondo, compresa l’Italia.
Il cantante ebbe ancora grande successo negli anni seguenti con pezzi come Love Is Love (1968), The Hunt (1969), Magical Spiel (1970) e Kitsch (1970), ma nessuno di essi poté eguagliare la fama di Eloise. Da diversi anni Barry Ryan lavora come fotografo.

in basso a destra

qualcuno, sempre in basso a destra,
ha un’aria da fine impero, all’ultimo
sopravvive ammaccato: giù da terra
guarda e si nota parecchio tormento.
era così, anche durante l’occupazione,
innamorato delle maestrine, pronto
a fuggire al primo soffio d’aria cattiva,
diario nascosto, pantaloni cortissimi,
troppo per la sua età, e oggi
sembra dire, sono qui e non mi va
perché sono venuto male,
per tutta la vita mi rideranno dietro:
com’eri buffo! Sei tu in questa foto?

La virata in bianco e nero, insolente
scoloritura d’autore che, potendo,
nuoce ancor più, soprattutto in basso
a destra, dove i reietti irrigidiscono.
non parlano, non fanno domande,
specie quelle inutili, senza risposta
a destra dentro la busta della spesa,
a sinistra nel sacchetto dell’immondizia

Ascolti amArgine: Bitter Sweet Symphony – The Verve (1997)

Prima traccia dell’album Urban Hymns. Pubblicata come singolo il 16 giugno 1997, ha raggiunto la seconda posizione nella classifica inglese Official Singles Chart.
Il pezzo è stato inserito al 382º posto nella lista delle 500 migliori canzoni di tutti tempi secondo la rivista Rolling Stone.

A parere di chi scrive, accetto contestazioni, questo è il più bel singolo in lingua inglese uscito negli anni Novanta del secolo scorso. Acido il giusto, pomposo il giusto, beatlesiano il giusto, rollingstoniano il giusto (detengono loro i diritti dopo aver fatto causa per plagio ai Verve), british il giusto. Fantastico. Irripetibile.

SINFONIA DOLCE AMARA

perché’ è sinfonia dolce amara questa vita
che cerca di far coincidere gli estremi
che ti fa diventare schiavo del denaro e poi morire;
ti porterò sull’unica strada che io abbia mai percorso
lo sai, quella che ti conduce nei luoghi in cui
tutte le cose si ritrovano

Nessun cambiamento, io non posso cambiare
sono qui fermo nella mia posizione,
sono tra un milione di persone diverse
giorno dopo giorno
non posso cambiare la mia posizione

non pregherò mai
ma stanotte sono in ginocchio
ho bisogno di udire alcuni suoni che mi facciano riconoscere il dolore che c’è in me
lascio che la mia melodia risplenda, che purifichi la mia anima, mi sento libero ora
ma le strade sono pulite e non c’è nessuno che canti per me

non posso cambiare la mia posizione
non posso cambiare
non posso cambiare il mio corpo

ti porterò sull’unica strada che io abbia mai percorso
su cui sei mai stata

TESTO ORIGINALE

Cause it’s a bittersweet symphony, this life
Try to make ends meet
You’re a slave to money then you die
I’ll take you down the only road I’ve ever been down
You know the one that takes you to the places
where all the veins meet yeah,

No change, I can change
I can change, I can change
But I’m here in my mold
I am here in my mold
But I’m a million different people
from one day to the next
I can’t change my mold
No, no, no, no, no

Well I never pray
But tonight I’m on my knees yeah
I need to hear some sounds that recognize the pain in me, yeah
I let the melody shine, let it cleanse my mind, I feel free now
But the airways are clean and there’s nobody singing to me now

No change, I can change
I can change, I can change
But I’m here in my mold
I am here in my mold
And I’m a million different people
from one day to the next
I can’t change my mold
No, no, no, no, no
I can’t change
I can’t change

‘Cause it’s a bittersweet symphony, this life
Try to make ends meet
Try to find some money then you die
I’ll take you down the only road I’ve ever been down
You know the one that takes you to the places
where all the things meet yeah

You know I can change, I can change
I can change, I can change
But I’m here in my mold
I am here in my mold
And I’m a million different people
from one day to the next
I can’t change my mold
No, no, no, no, no

I can’t change my mold
no, no, no, no, no,
I can’t change
Can’t change my body,
no, no, no

I’ll take you down the only road I’ve ever been down
I’ll take you down the only road I’ve ever been down
Been down
Ever been down
Ever been down
Ever been down
Ever been down
Have you ever been down?
Have you’ve ever been down?

Ascolti amArgine: Each man kills the thing he loves – Jeanne Moreau (1983)

Jeanne Moreau (Parigi, 23 gennaio 1928 – 31 luglio 2017) è stata un’attrice notissima, oltre che regista e cantante. Questo brano è ispirato alla Ballata del Carcere di Reading, di Oscar Wilde.

Eppure ogni uomo uccide ciò che ama,‎
ognuno ascolti dunque ciò che dico:‎
alcuni uccidono con uno sguardo d’amarezza,‎
altri con una parola adulatoria,‎
il codardo uccide con un bacio,‎
l’uomo coraggioso con la spada!‎ (Oscar Wilde)

Ogni uomo uccide ciò che ama

Ogni uomo uccide ciò che ama,
e tutti lo sappiamo:
Alcuni lo fanno con uno sguardo di odio,
altri con una parola carezzevole.

Il vigliacco lo fa con un bacio,
chi è spavaldo con una spada.
Alcuni uccidono il loro amore,
quando sono ancora giovani,
Altri quando sono già vecchi,
Alcuni lo strangolano con le mani del desiderio,
Altri con le mani dell’oro,
I più gentili usano un coltello, così che
i cadaveri gelino al più presto…

Si ama eccessivamente
o troppo poco,
l’amore si vende o si compra.
Talvolta si compie il delitto con tante lacrime,
qualche altra volta senza un sospiro,
perché ognuno di noi uccide ciò che ama
eppure non è costretto a morirne.

TESTO ORIGINALE

Each man kills the thing he loves,
by each let this be heard.
Some do it with a bitter look,
some with a flattering word.

The coward does it with a kiss,
the brave man with a sword.
Some kill their love
when they are young,
some when they are old.
Some strangle with the hands of lust,
some with the hands of gold.
the kindest use a knife because,
the dead so soon grow cold.

Some love too lit.
Some too long,
some buy and other sell.
Some do the deed with so many tears,
and some without a sigh.
for each man kills the thing he loves,
yet each man does not die.

Ascolta & Leggi – Il Nuotatore, Massimo Volume (2019)

Poche settimane fa è uscito un disco importante: riconcilia musica e poesia. Emidio Clementi non è nuovo a questo tipo di operazione, pensiamo soltanto alle sue ultime uscite soliste con le poesie di Carnevali ed Eliot. Ieri sera sono rientrato con il CD fresco di stampa. Il primo ascolto riconcilia, il secondo… beh, vedremo stasera, Francoforte Inter permettendo.
Qui l’esaustiva recensione di Ondarock:
http://www.ondarock.it/recensioni/2019-massimovolume-ilnuotatore.htm

L’estratto che vi propongo è ispirato a un bellissimo film con Burt Lancaster del 1968, dal titolo Un uomo a nudo ( https://it.wikipedia.org/wiki/Un_uomo_a_nudo )

Testo

Il tempo è buono
Il gin è in fresco
C’è chi sguazza in piscina
Chi conversa del più e del meno
Le mogli in vestito da sera
I mariti con le giacche di lino
Ci divertiamo a un cocktail party
Organizzato da una coppia di vicini

Viviamo qui da quando è nato Sergio
Laura aveva voglia di spazio
Di un posto dove farlo crescere meglio
Ora abbiamo anche noi una villa e un giardino
E una piscina circondata di siepi
Simile in tutto a quella dei vicini

Così nel mezzo del rinfresco
Mi spoglio allegro
Ed entro in acqua
Deciso a tornare a casa
Una vasca dopo l’altra
Chiedendo il permesso ai vicini
Mi lasceranno di sicuro entrare
Li conosco uno a uno
E li considero tutti dei buoni amici

Ma all’improvviso il tempo cambia
Comincio a sentire freddo
Come se l’estate se ne fosse andata di colpo
Come se tutto quello che avevamo fosse andato perso
Le piscine che attraverso
Sono vuote
Sul pavimento s’è accumulato uno strato di foglie
E la gente che fino a ieri
Mi invitava a entrare
Ora mi nega il saluto
Come se le avessi fatto qualcosa di male
E quando arrivo finalmente a casa
La trovo abbandonata
I vetri rotti
La porta sfondata

A volte immagino il mondo
Coperto da un velo
Che nessuno ha il coraggio di scostare
Per vedere cosa c’è dietro
Nemmeno io lo volevo
Ma poi s’è alzato il vento
E quello che non osavo scoprire
Ho capito che era peggio di quello che temevo

All’improvviso il tempo cambia
Comincio a sentire freddo
Come se l’estate se ne fosse andata di colpo
Come se tutto quello che avevamo fosse andato perso
Le piscine che attraverso
Sono vuote
Sul pavimento s’è accumulato uno strato di foglie
E la gente che fino a ieri
Mi invitava a entrare
Ora mi nega il saluto
Come se avessi un conto da pagare
E quando arrivo finalmente a casa
La trovo abbandonata
I vetri rotti
La porta sfondata

molti

molti, sereni e tranquilli,
si sbattezzarono
pensando di essere liberi,
fu divertente, un esperimento sociale.
essere liberi migliorava l’aderenza.
a ogni terreno. pieni d’aria
indiscussi i fondamentali:
nasci, cresci, rapina, vattene a casa

Fiandre, Calvinisti, Ugonotti;
vegani, mistici indiani, danaro:
faranno lume ogni anno,
in pugno l’invitta fiaccola
della democrazia.
Marzo non verrà, maggio li troverà
incompiuti specie al mattino

liberi di cadere, essere pioggia,
l’ombrello non ancora inventato,
disumani, falliti, troppi.
ascari di qualsiasi banderuola,
ai morti anzitempo non furono
liquidate pensioni d’oro,
tutti gli altri non meritano assoluzione

(a tutti quelli col cuore a sinistra e il portafogli a destra)