Quarantena 12

‘fanculo al ventisei marzo, bruttissima giornata, questo poi è stato esemplare più che un ventisei marzo è un due novembre, ma pure i cimiteri sono chiusi. Preferirei andarmene a caccia di pokemon, piuttosto che starmene qui confinato come un lebbroso a leggere certe cazzate che circolano sui più disparati siti e sui social. Comunque quel #iorestoacasaperte o anche quel #andràtuttobene oppure #insiemecelafaremo sono molto più ridicoli e velleitari di quel #Vincere! di mussoliniana memoria. Piuttosto sarebbe molto più efficace una roba tipo #seuscitevifacciamoiltappone, un ottimo deterrente, anche più realista; da qui a luglio (di quale anno?) sarà molto lunga.

Quarantena 8

Sia lode alla Quarantena, lungo i suoi verdi pascoli non manco di nulla. Vai a fare in culo quarantena, oggi manco sono uscito, tanto il cappuccino in stazione non lo fanno più, e rischiare di essere fucilato sul posto per una copia del Fatto Quotidiano, ancora non mi va ma non l’escludo. Il carretto passava e quell’uomo gridava: gelatiii. Paolone è un grande, se telefoni, suo figlio te lo porta a casa vestito da Christian Barnard. Insomma, qui si vive di piccole varianti, ognuna è fondamentale a segnalare che la vita continua, sì, continua. Già in fondo a destra, dalle parti delle toilettes, dove vivono e prosperano, i maledetti della finanza si fregano le mani, preannunciando l’ennesima crisi economica. Se vi capita di conoscerne qualcuno, citofonate, vi presto la fionda.

scusa il disturbo

scusa il disturbo, ma adesso
il video è bucato assieme ai vetri
e il porco disperato che arrossisce
dentro un trasporto eccezionale
sei diventato tu

terminati i denti, ai macellai
rimangono le pistole ancora cariche

come ti senti nella sifilide avanzata
pronta a consumare i muri,
erano così belle le disgrazie altrui
da consumare a cena
prima del meretricio?

e la malinconia ha ceduto
al terrore di una noia da riempire?

come ti senti in chiese e prati vuoti,
nella rinuncia che hai preteso
al mondo di cui sei stato il centro?

vai sul terrazzo a cantare eccessi,
adesso che non sei più separatista
sei diventato ermetico anche tu,
ti farò sanguinare con la mia fionda

senza storia

latrare immobile, il tempo
pioggia battente, lo steccato
finestre accese, non si vede
dentro, invisibili onomatopee
del tutto impronunciabili:
un’esclamazione indietreggia,
ancheggia sorridente l’insetto
futuro sacrificio di primavera,
che marzo è buio,
nessuno ha pensato di far luce
troppo preso, immobile,
sensibile all’infinitamente
piccolo; ogni cambiamento
amplificato spacca i timpani
di un udito basso
da sembrare sessantenne,
senza suono o parere,
senza storia

a chiunque amo

debbo morire, perché stanno sparando,
ma ci saranno sgomenti nuovi
pronti a ritrovare il mio pasto d’ossa
campando senza timori vecchio e nuovo
di coscienze oggi smerigliate

se li sapranno afferrare,
arriveranno tempi di fiori e miele
con maggior coscienza
dell’inutile per cui abbiamo vissuto
fin qui

Non c’è memoria

Tutto intorno,
senza averne colore,
è prato
recintato di ruggini.

Una sconosciuta esce
dall’unico cancello:
che fai? – le chiedo
non c’è mai stata chiave!
Sorridendo
Cosa dici? – risponde,
è sempre stata qui!
La gira ed esce
dall’inferriata chiusa.

La guardo sparire,
perdersi tra colori incerti.

La chiave non c’è più.
Provo a girarla,
non c’è. La cerco
nella toppa sporca.
Non c’è memoria.