cristiani

tanto sudore e sangue
da carni stracciate e spine,
non rose di amanti
quelle dei Romani,
che non si capisce ancora
dopo tanto aceto,
come mai Cristo abbia permesso
i cristiani, a dividersi
ad ammazzare aztechi, africani,
asiatici, per un po’ di profitto
e qualche ostensorio d’oro in più
nella cattedrale di Toledo,
creano santi e danno scandalo,
cristiani mai disposti a lavarsi
e nemmeno i pesci di profondità
sono al sicuro:
usurai di cristiani,
fedifraghi, nazisti,
predicatori nel caso
l’onorario fosse buono,
che ancora impestano chiese,
scrivono libri,
dispensano verbi senza verità, no
non mi è dato capire come mai
Cristo si sia sbattuto così
per creare i cristiani;
lo so, cuore mio,
faccio teologie da quattro soldi,
lasciami dire, tanto
la mia voce scavalca recinti
per spegnersi alla prima buca

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di cancri e danaro

Dobbiamo riflettere: com’è stato possibile
passare dal nazismo alla solidarietà pelosa?
La strada è molto lineare,
più di quanto sembri:
fino a ieri, abbiamo fatto mangime per tonni
di tanti perdigiorno,
nessuno ha detto nulla, solo i lavoratori,
defraudati dei loro diritti, hanno mostrato
altruismo ben più dei ricchi paperoni,
barricati, nascosti e senza volto:
i loro portavoce
vengono eletti a suffragio universale
ogni tanto, lustro più o lustro meno.
Sei mesi di illusioni, cinque anni di amnesie,
nessuno pensa all’altruismo da operetta
come a un collutorio.
Sciacquo le gengive, l’alito è più buono,
meno batteri e sputo tutto nello scarico.
Il mondo è come nuovo!
Facilmente verrà il giorno
in cui molti dovranno sorseggiare la stessa acqua,
ma non saranno negri, gente di colore
per essere corretti: e quello stesso giorno
moriremo tutti, malati come siamo
di cancri e danaro.
Il mondo bianco non è riformabile.

ascolti amArgine: The Ghost of Tom Joad – Bruce Springsteen (1995)

“La storia di Furore, per chi non l´abbia mai letta o l´abbia dimenticata, è l´epopea della biblica trasmigrazione della famiglia Joad, assieme ad altre centinaia di poveracci, dall´Oklahoma attraverso il Texas Pandhanle, il New Mexico e l´Arizona, lungo le famosa Route 66 che conoscerà altre storie letterarie (Kerouac, fra gli altri), fino alla California, «il paese del latte e del miele», in cerca di un modo di vivere. Ci troveranno solo il modo di sopravvivere: paghe da fame, padroni terribili, lavori da schiavi. Sono gli anni della Grande Depressione, e, se non vogliamo ricorrere a John Ford, possiamo immaginarci i Joad con gli stessi volti dei disperati ritratti da Dorothea Lange e da Walker Evans, cotti dal sole e dal vento della Dust Bowl – come vennero soprannominate una volta per tutte, anche quando tornarono alla quasi normalità, quelle zone, dopo le spaventose siccità di quegli anni, che le aveva rese un deserto di polvere e di tempeste di sabbia – , smagriti da un regime di lavoro che non bastava neanche lontanamente a nutrirli, e non si dica a farli vivere.” (Irene Bignardi, da La Repubblica) Capito Trump? E nonostante tutto chiederai soldi ai messicani per innalzare quel tuo muro di merda?

IL FANTASMA DI TOM JOAD (trad. Alessandro Portelli)

Uomini a piedi lungo i binari
diretti non si sa dove, non c’è ritorno;
elicotteri della stradale che spuntano dalla collina,
minestra a scaldare sul fuoco sotto il ponte,
la fila per il ricovero che fa il giro dell’isolato:
benvenuti al nuovo ordine mondiale.
Famiglie che dormono in macchina nel Sudovest
Né casa né lavoro né sicurezza né pace.

La strada è viva stasera
ma nessuno si illude su dove va a finire
sto qui seduto alla luce del falò
e cerco il fantasma di Tom Joad.

Tira fuori un libro dal sacco a pelo
il predicatore accende un mozzicone e fa una tirata
aspettando il giorno che gli ultimi saranno i primi e i primi gli ultimi
in uno scatolone di cartone nel sottopassaggio
ho un biglietto di sola andata per la terra promessa
hai un buco in pancia e una pistola in mano
dormi su un cuscino di sasso
ti lavi nell’acquedotto municipale.

La strada è viva stanotte
ma dove va a finire lo sappiamo tutti;
sto qui seduto alla luce del falò
e aspetto il fantasma di Tom Joad.

Diceva Tom: “Mamma, dovunque un poliziotto picchia una persona
dovunque un bambino nasce gridando per la fame
dovunque c’è una lotta contro il sangue e l’odio nell’aria
cercami e ci sarò.
Dovunque si combatte per uno spazio di dignità
per un lavoro decente, una mano d’aiuto
dovunque qualcuno lotta per essere libero
guardali negli occhi e vedrai me”.

La strada è viva stasera
ma nessuno si illude su dove va a finire
sto qui seduto alla luce del falò
assieme al fantasma del vecchio Tom Joad.

TESTO ORIGINALE

Men walkin’ ‘long the railroad tracks
Goin’ some place, there’s no goin’ back
Highway Patrol choppers comin’ up over the ridge
Hot soup on a campfire under the bridge
Shelter line stretchin’ round the corner
Welcome to the new world order
Families sleepin’ in their cars in the southwest
No home, no Job, no peace, no rest

The highway is alive tonight
But nobody’s kiddin’ nobody about where it goes
I’m sitting down here in the campfire light
Searchin’ for the ghost of Tom Joad

He pulls prayer book out of his sleepin’ bag
Preacher lights up a butt and takes a drag
Waitin’ for when the last shall be first and the first shall be last
In a cardboard box ‘neath the underpass
Got a one way ticket to the promised land
You got a hole in your belly and a gun in your hand
sleeping on a pillow of solid rock
Bathing in the city aqueduct

The highway is alive tonight
Where it’s headed everybody knows
I’m sittin’ down here in the campfire light
Waitin’ on the ghost of Tom Joad

Now Tom Said; “Mom, wherever there’s a cop beatin’ a guy
Wherever a hungry new born baby cries
Where there’s a fight ‘gainst the blood and hatred in the air
Look for me mom I’ll be there
Wherever there’s somebody fightin’ for a place to stand
Or decent job or a helpin’ hand
Wherever somebody’s strugglin’ to be free
Look in their eyes mom you’ll see me.”

Well the highway is alive tonight
But nobody’s kiddin’ nobody about where it goes
I’m sitting down here in the campfire light
Searchin’ for the ghost of Tom Joad

ascolti amArgine: The Days of Wine and Roses – The Dream Syndicate (1982)

Una delle canzoni più belle che conosco, 1982, album d’esordio dei californiani Dream Syndicate. Per un po’ l’anima dei Velvet e dei Television è rivissuta in questa formidabile band.

I GIORNI DEL VINO E DELLE ROSE

Un chiacchiericcio dall’esterno
è lei di nuovo sul balcone,
pesca una carta
minacciando di tutto
Sono qui a vagare
dove sono entrato
Tutti dicono che non mi interessa
ma sto solo cercando di ricordare
i giorni del vino e delle rose
Il prete della parrocchia,
cerca di persuadermi
l’uomo con il blocco note
vuole la verifica
qualcuno dice che questa è stata colpa mia
Sua madre dice è colpa tua
non ti sei mai preso cura di lei

Suo padre si sta adoperando
per avere indietro i mobili
Sono qui a riflettere
su quali siano state le ragioni.

TESTO ORIGINALE

The word from outside
and she is on the ledge again
drawing a card
and threatening everything
I’m here wandering
where I got in
Everybody says I don’t care
but I’m just trying to remember
the days of wine and roses
The priest from the parish
is looking for persuasion
the man with the notepad
wants verification
somebody says this was my creation
Her mother says it’s your fault
you never looked after her
Her father arranging to
get back the furniture
I’m here wandering
what the reasons were.

Il Fumatoio (versione in spagnolo di Vicente Vives)

Entra in ospedale, vai in ospedale.
Costa, borderline e capello di paglia,
aspetta il perdono ai primi caldi.
Vincenzo esamina muri
li riprende, aspetta forniture di pece,
oggi ha quarantasei anni,
domani trentasei.
Aspetta parecchio, ha il fagotto pronto,
finché aprono le porte
per sgaiattolare via, con chiunque sia;
lo tradisce il passo dei suoi ottant’anni,
la porta si richiude lenta:
è il mare, tomba d’Ulisse.
Elena ha preparato il suo funerale,
scelti i fiori, tirato sul prezzo della cassa.
Le piace fare le cose per bene,
mancano soltanto un prete e l’adattamento:
vuoi comprare la sua bara vuota
a un prezzo da amatore?
Il Fumatoio, d’ampia e luminosa
porta finestra, gode
una vista profonda, bellissima,
è guardare e non toccare,
non sembra Villa Azzurra;
il militare ha rotto il vetro
con un pugno, l’infermiere dovrà
sorvegliare se stesso, il cinese dà l’idea
di un ninja spaesato e composto;
ma Villa Nina un po’ più sotto.

EL FUMATOIO

Entra en el hospital, ve al hospital.
Costa, limítrofe y pelo pajizo,
Espera el perdón en el primer calor.
Vincenzo examina las paredes
llévalos de vuelta, espera por los suministros de tono,
hoy tiene cuarenta y seis años,
mañana treinta y seis.
Espera mucho tiempo, ten el paquete listo,
hasta que abran las puertas
sgaiattolare lejos, con quienquiera que sea;
El paso de sus ochenta años lo traiciona.
la puerta se cierra lentamente
Es el mar, la tumba de Ulises.
Elena ha preparado su funeral.
Elegí las flores, sacó el precio de la caja.
A ella le gusta hacer las cosas bien
Solo falta un sacerdote y la adaptación:
quieres comprar su ataúd vacío
¿A un precio amateur?
El Fumatoio, amplio y luminoso.
ventana de la puerta, disfrutar
una vista hermosa y profunda
es mirar y no tocar,
no se parece a la villa Azzurra;
los militares rompieron el vidrio
con un puño, la enfermera tendrá que
supervisarse a sí mismo, el chino da la idea
de un ninja confuso y compuesto;
Pero Villa Nina un poco más abajo.

ascolti amArgine: Corporal Clegg – Pink Floyd (1968)

Il padre di Waters morì nello sbarco ad Anzio nel 1944. Roger lo ha cantato tutta la vita. Cinquant’anni fa poteva trattare l’argomento con sarcasmo giovanile, poi assunse toni più grevi. Dichiarò:
“Corporal Clegg tratta di mio padre e del suo sacrificio nella seconda guerra mondiale. È sarcastica l’idea della gamba di legno vista come vinta nella guerra, come un trofeo.”

Tra la cacofonia di voci verso la fine si sente un ufficiale che dice al suo uomo con una gamba sola: “Clegg! Volevo parlarvi riguardo a quella vostra gamba. Siete esentato dalle parate d’ora in poi!” e alcuni membri della band che ridono nel ritornello.

IL CAPORALE CLEGG trad. di Riccardo Venturi

Il caporale Clegg aveva una gamba di legno
l’aveva vinta in guerra, nel 1944
Il caporale Clegg aveva pure una medaglia
arancione, rossa e blu.
L’aveva trovata allo zoo.
Cara, cara, erano davvero tristi per me?
Cara, davvero rideranno di me?
Signora Clegg, devi essere fiera di lui.
Signora Clegg, un altro goccio di gin.
L’ombrello del caporale Clegg, sotto la pioggia
non è mai stato lo stesso
Nessuno è da biasimare
Il caporale Clegg ebbe la sua medaglia in sogno
da Sua Maestà la Regina
i suoi stivali erano pulitissimi.
Signora Clegg, devi essere fiera di lui
Signora Clegg, un altro goccio di gin.

TESTO ORIGINALE

Corporal Clegg had a wooden leg
He won it in the war, in 1944.
Corporal Clegg had a medal too
In orange, red, and blue
He found it in the zoo.
Dear, dear were they really sad for me?
Dear, dear will they really laugh at me?
Mrs. Clegg, you must be proud of him.
Mrs. Clegg, another drop of gin.
Corporal Clegg umbrella in the rain
He’s never been the same
No one is to blame
Corporal Clegg received his medal in a dream
From Her Majesty the queen
His boots were very clean.
Mrs. Clegg, you must be proud of him
Mrs. Clegg, another drop of gin.

ascolti amArgine: Emilia Paranoica – CCCP Fedeli Alla Linea.

Siamo stati la regione dell’Impero Americano più filo sovietica di tutte ai tempi della guerra fredda. Il Cardinal Biffi, utilizzando la metafora di Bologna, utilizzò due aggettivi “sazia e disperata”, oggi siamo rimasti un luogo sedotto, abbandonato, privo di ogni speranza, siamo tutti vecchi. La rinascita non sta più qui, con le percentuali pro quota di malattia per cancro più alte al mondo, il clima peggiore d’Europa, le fabbriche dismesse, l’ambiente a pezzi. Le sirene leghiste con percentuali oramai a due cifre la dicono lunga dello schifo che ci avvolge. Giovanni Lindo Ferretti (oggi conservatore ultracattolico) fondò con Massimo Zamboni il sedicente gruppo punk filosovietico CCCP Fedeli Alla Linea; questo pezzo è l’eredità più lucida di come eravamo e di cosa siamo diventati. Soluzione del problema oltre a questionarlo? Una sola, ritrovare dirittura morale e pensare meno ai soldi.

Posso essere uno stupido felice
Un prepolitico, un tossicomane
Un posto dove andare alla moda, quello che si dà nelle storie d’amore

EMILIA PARANOICA

Il freddo più pungente, accordi secchi e tesi
Segnalano il tuo ingresso nella mia memoria
Emilia paranoica

Il freddo più pungente, accordi secchi e tesi
Segnalano il tuo ingresso nella mia memoria
Consumami distruggimi è un po’ che non mi annoio
Oh oh oh oh
Aspetto un’emozione sempre più indefinibile, sempre più indefinibile
Teatri vuoti e inutili potrebbero affollarsi
Se tu, se tu ti proponessi di recitare te
Emilia paranoica, paranoica, paranoica

Brucia Tiro e Sidone, il Roipnol fa un casino
Il Roipnol fa un casino se mescolato all’alcol
Bombardieri su Beirut
Bombardieri su Beirut
Bombardieri su Beirut
Due tre quattro plegine
Due tre quattro plegine
Chiedi a settantasette se non sai come si fa
Chiedi a settantasette se non sai come si fa
E mi lia pa ra noica

Posso essere uno stupido felice
Un prepolitico, un tossicomane
Un posto dove andare alla moda, quello che si dà nelle storie d’amore
Quello che si dà perché si ha paura
Camminare leggero, soddisfatto di me
Camminare leggero, soddisfatto di me
Da Reggio a Parma, da Parma a Reggio
Da Modena a Carpi, da Carpi al Tuwat, da Carpi al Tuwat, da Carpi al Tuwat

Emilia di notti, dissolversi stupide sparire una ad una
Impotenti in un posto nuovo dell’ARCI
Emilia di notti agitate per riempire la vita
Emilia di notti tranquille in cui seduzione è dormire
Emilia di notti ricordo senza che torni la felicità
Emilia di notti d’attesa di non so più quale amor mio che non muore
E non sei tu, e non sei tu, e non sei tu

Emilia paranoica
Pa ra noi ca pa ra noi ca
Aspetto un’emozione sempre più indefinibile
Indefinibile
Indefinibile