ascolti amArgine: Otis Redding (Sittin’ on) The dock of the bay (1968)

Giova riascoltare.

SEDUTO SUL MOLO DELLA BAIA

Seduto sotto il sole del mattino
Resterò fini a quando farà sera
Osservando le navi entrare
Poi le guarderò quando se ne andranno di nuovo

Sono seduto sul molo della baia
Mentre osservo la bassa marea,
Sono proprio seduto sul molo della baia
A perdere tempo

Sono partito da casa mia in Georgia
Diretto alla Baia di Frisco
Perché non avevo niente per cui vivere
E pare che niente troverò sul mio cammino

Quindi non farò altro che stare seduto sul molo della baia
A osservare la bassa marea

Sembra che niente debba cambiare
Tutto rimane come prima
Non sono in grado di fare ciò che dieci persone consigliano
Quindi suppongo che rimarrò quello di sempre

Seduto qui a riposare le mie ossa
Questo stato di confusione e di solitudine non vuole lasciarmi in pace
In giro per duemila miglia
Solo per poter fare di questo molo la mia dimora!

Mi siederò sul molo della baia
Ad osservare la bassa marea,
Sono seduto sul molo della baia
A perdere tempo

TESTO ORIGINALE

Sittin’ in the mornin’ sun
I’ll be sittin’ when the evenin’ comes
Watchin’ the ships roll in
Then I watch ‘em roll away again

I’m sittin’ on the dock of the bay
Watchin’ the tide, roll away
I’m sittin’ on the dock of the bay
Wastin’ time

I left my home in Georgia
And I headed for the Frisco Bay
‘Cause I’ve got nothin’ to live for
Looks like nothin’s gonna come my way, so

I’m just come sittin’ on the dock of the bay
Watchin’ the tide roll away
I’m sittin’ on the dock of the bay, wastin’ time

Looks like nothin’s gonna change
Everything seems to stay the same
I can’t do what ten people tell me to do
So I guess I’ll remain the same

I’m sittin’ here restin’ my bones
And this loneliness won’t leave me alone
This two thousand miles I roamed
Just to make this dock my home
Now I’m just sittin’ on the dock of the bay

Watchin’ the tide roll away
Sittin’ on the dock of the bay
I’m wastin’ time

Annunci

ascolti amArgine: Sugar Man di Sixto Rodriguez (1970)

Sugar Man è lo spacciatore, il pusher. Sixto Rodriguez una specie di fiaba, ignorato negli stati Uniti dove faceva l’operaio, e a sua insaputa rock star in Australia, Nuova Zelanda e Sudafrica. Per saperne di più:

https://it.wikipedia.org/wiki/Rodriguez_(musicista)

Spacciatore

Sbrigati, spacciatore
perché sono stanco di questa realtà
per una moneta blu puoi riportarmi
tutti i colori dei miei sogni?

nelle tue navi magiche argentate porti
Antidepressivi, cocaina, dolce Mary Jane

Spacciatore, ho incontrato un falso amico
su una strada isolata e polverosa
ho perso il mio cuore e quando l’ho ritrovato
Era diventato nero come carbone

Spacciatore, tu sei la risposta
che fa svanire le mie domande
perché sono stanco
di questi doppi giochi

TESTO ORIGINALE

Sugar man, won’t you hurry
Cause I’m tired of these scenes
For a blue coin won’t you bring back
All those colors to my dreams

Silver magic ships you carry
Jumpers, coke, sweet Mary Jane

Sugar man met a false friend
On a lonely dusty road
Lost my heart when i found it
It had turned to dead black coal

Silver magic ships you carry
Jumpers, coke, sweet Mary Jane

Sugar man you’re the answer
That makes my questions disappear
Sugar man cause I’m weary
Of those double games l hear

Sugar man

Compositori: Sixto Diaz Rodriguez
Testo di Sugar Man © Universal Music Publishing Group

Perduto sulla terra

… la scuola terminò, e ci accorgemmo
di non avere appreso educazione e libertà.
A meno che non siano stanziate altre risorse,
le rivoluzioni, da domani, non si faranno più.
I destinati alla gioia dormono su binari morti.

Nessuna capriola rialza la giornata uggiosa.
Occhi da nibbio idealista sull’avere sul dare.
Non ci sei più, ma sappi, mai ho amato l’idea.
Mi sento un acquazzone perduto sulla terra.
Basterà un po’ di sole, andranno via gli Unni?

Ascolti amArgine: Behind Blue Eyes – Who (1971)

Behind Blue Eyes è una canzone degli Who, composta dal chitarrista Pete Townshend e contenuta nell’album Who’s Next del 1971. Fu pubblicata come singolo nello stesso anno. Sempre bella e sempre nuova. Buon ascolto.

DIETRO GLI OCCHI AZZURRI

Nessuno sa come ci si senta
ad essere l’uomo cattivo
ad essere l’uomo triste
dietro gli occhi azzurri.

Nessuno sa come ci si senta
ad essere odiato
ad essere accusato
di dire solo bugie.

Ma i miei sogni
non sono così vuoti
come sembra essere la mia coscienza.

Passo ore in totale solitudine
il mio amore è una vendetta
che non è mai libera.

Nessuno sa come ci si senta
a provare questi sentimenti
come faccio io
e me la prendo con te

Nessuno si trattiene così tanto
dalla rabbia,
nessun mio dolore né disgrazia
può trasparire.

Quando i miei pugni si stringono, riaprili
prima che li usi e perda la calma
quando sorrido, raccontami qualche brutta notizia
prima che inizi a ridere
e comportarmi come un pazzo

Se ingoio qualcosa di dannoso
cacciami le dita in gola,
se tremo, ti prego dammi una coperta
tienimi caldo, lascia che indossi il tuo cappotto

TESTO ORIGINALE

No one knows what it’s like to be the bad man
to be the sad man behind blue eyes
no one knows what it’s like
to be hated, to be fated to telling only lies

But my dreams, they aren’t as empty
as my conscience seems to be
I have hours, only lonely
my love is vengeance that’s never free

No one knows what it’s like
to feel these feelings like I do and I blame you!
no one bites back as hard on their anger
none of my pain and woe can show through

But my dreams, they aren’t as empty
as my conscience seems to be
I have hours only lonely
my love is vengeance, that’s never free

When my fist clenches, crack it open
before I use it and lose my cool
when I smile, tell me some bad news
before I laugh and act like a fool

And If I swallow anything evil
put your finger down my throat
and If I shiver, please give me a blanket
keep me warm, let me wear your coat

No one knows what it’s like to be the bad man
to be the sad man behind blue eyes.

Ascolti amArgine: Toiler on the sea – Stranglers (1978)

Gli Stranglers nei loro anni migliori, nel loro disco più bello.

LAVORATORE SUL MARE

Avevo una nave donna
L’ho portata in mare aperto
Ha lasciato la stiva spalancata
Ho dovuto trovare un approdo
Ero un lavoratore sul mare

Non abbiamo usato parole crudeli
Per navigare in mari cattivi
Il vento mordeva forte
A volte ho dovuto urlare
Ero un lavoratore sul mare

E quando abbiamo raggiunto terra
Ci siamo arenati sugli scogli
Divenne un relitto insabbiato
Divenne un ovile

Ci siamo avventurati via terra
Combattuti gli alieni
I giovani usavano le mani
Indicavano la strada a un gregge

Un gregge di gabbiani

Poi abbiamo ripercorso i nostri passi
Ricostruito la nave donna
L’ho riportata al nord
L’ho persa nella nebbia
Ero un lavoratore sul mare

TESTO ORIGINALE

I had a woman ship
I took her overseas
She left her hold unlocked
I had to find a dock
I was a toiler on the sea
I was a toiler on the sea

We didn’t use cruel words
To navigate cruel seas
The wind was biting hard
At times I had to scream
I was a toiler on the sea
I was a toiler on the sea

And when we reached the land
We went aground on the rocks
Became a wreck in the sand
Became a home for a flock

We ventured overland
Fought with the aliens
The young ones used their hands
Pointed the way to a flock

A flock of seagulls
A flock of seagulls
A flock of seagulls

Then we retraced our steps
Rebuilt the woman ship
I took her back up north
I lost her in the fog
I was a toiler on the sea
I was a toiler on the sea

Roma Antica: musica dell’antica Roma, epigrammi e poesie di Marziale.

“Ti depili il petto, le gambe e le braccia,
e hai rasato i peli che ti cingono la minchia.
Fai ciò, oh Labieno -chi non lo sa?-
per la tua amante. Per chi, oh Labieno,
ti depili il culo?” (II, 62)
*
“Oh Basso, le vecchie ti eccitano,
le ragazze non ti interessano,
ti piace una vecchia vicina alla tomba
e non una bella donna. Non è questa,
di grazia, una follia, non è pazzo il tuo pene,
dal momento che con Ecuba
puoi godere e con Andromaca no?” (III,76)
*
“Oh Galla, mi chiedi perché non ti voglio sposare?
Sei troppo colta: il mio membro fa spesso errori di grammatica.” (XI,19)
*
“Un mattino si presentarono a Fillide
due uomini per fotterla, e ciascuno
desiderava possederla nuda per primo.
Fillide promise di concedersi ad entrambi
nello stesso tempo e lo fece:
uno le alzò il piede e l’altro la tunica.” (X,81)
*
“Oh Ligeia, perchè ti depili la vecchia fica?
Perchè tormenti le ceneri del tuo cadavere?
Tali raffinatezze si addicono alle fanciulle;
ma tu ormai non puoi pensare
neppure di essere una vecchia.
Questo, oh Ligeia, credimi, non si addice
alla madre di Ettore, ma alla sposa.
Ti sbagli se pensi che questa tua sia una fica,
per cui nessun pene sente più interesse.
Perciò, oh Ligeia, se hai un po’ di pudore,
non strappare la barba a un leone morto.” (X,90)
*
“All’ingresso della Suburra, là dove pendono
le sferze insanguinate dei carnefici,
e molte botteghe di calzolai si affacciano
sull’Argileto, sta seduta una barbiera.
Questa barbiera però, oh Ammiano,
non fa la barba, ti dico che non fa la barba.
Allora cosa fa? Rade!” (II,17)
*
“Con te son passati trecento Consoli, Vetustilla,
e ti accompagnano tre capelli e quattro denti,
il petto di una cicala, le zampe ed il colore d’una formica;
mostri una fronte piena di grinze più della stola (d’una matrona)
e le tette assomigliano alle reti dei ragni;
un coccodrillo del Nilo ha la bocca
angusta se comparata al tuo mascellone,
e le rane del ravennate borbottano più piacevolmente,
e le zanzare sibilano nell'(ampio) atrio più dolcemente,
e vedi quanto i vecchi gufi riescono a vedere alla mattina,
e puzzi come quel marito delle capre,
ed hai le chiappe di un’anatra macilenta,
e la tua fica smunta supera il vecchio Cinico;
il guardiano dei bagni ti ammette insieme alle puttane
che alloggiano nelle tombe sol quando la lucerna è spenta;
per te Agosto è un mese d’inverno
e neanche la febbre pestilenziale può scongelarti:
ed ancora dopo la morte di duecento mariti hai il coraggio di andare a nozze
e come una pazza cerchi un uomo che si ecciti
per le tue reliquie. Chi desidera il sasso (tombale) di Sattia?
Chi mai si unirà a te, chi ti chiamerà moglie,
quando Filomelo non tanto tempo fa’ già ti chiamava nonna?
Se pretendi che qualcuno scavi fuori il tuo cadavere,
che si prepari il letto del triclinio infernale
il solo adeguato al tuo talamo nuziale,
e il crematore porti dinnanzi alla nuova sposa la torcia:
solo la fiamma ardente può penetrare codesta fica”. (III,93)
********************
Marco Valerio Marziale (in latino: Marcus Valerius Martialis; Augusta Bilbilis, 1º marzo 38 o 41 – Augusta Bilbilis, 104) è stato un poeta romano, comunemente ritenuto il più importante epigrammista in lingua latina. Dappertutto, nella sua opera, l’autore è presente in prima persona ed è sempre possibile scorgere la sua personalità. Ciò che risalta spesso è la sua insofferenza verso la vita da cliente, che vive come una vera e propria mortificazione, che contrasta fortemente con le aspirazioni e i sogni della sua vita.
Ciò che prevale, comunque, è l’aspetto comico-satirico, spesso reso dal fulmen in clausula, o in cauda venenum (in italiano stoccata finale), ovvero la tendenza a concentrare gli elementi comici e pungenti nella chiusa dei componimenti, terminati con una battuta inaspettata, chiamata aprosdoketon. Gli epigrammi sono brevissimi (come voleva la tradizione): l’elemento comico è concentrato nella seconda parte del componimento. Si tratta di una struttura bipartita. Tale tecnica è lo strumento privilegiato della sua poesia: il senso stesso e lo spirito di moltissimi componimenti sono da ricercare nel finale dell’epigramma, «che a volte riassume i termini di una situazione in una formulazione estremamente incisiva e pregnante, altre volte li porta ad una comica iperbole, altre volte li costringe a un esito assurdo o a un paradosso, altre volte li pone all’improvviso sotto una luce diversa e rivelatrice» (Mario Citroni). Marziale dimostra di riuscire sempre a cogliere la comicità che si annida nelle situazioni reali, specie nei vizi e nei difetti umani. È così che si delineano nei suoi versi molti tipi umani: dal pervertito al finto ricco, dalla lussuriosa all’ubriacona e così via. I componimenti di Marziale rivelano l’influenza della filosofia epicurea della sua epoca, con la ricerca di una vita semplice e il disimpegno politico, con la metafora esemplare della lode alla tranquillità e al calore del focolare, mentre fuori dalle mura domestiche infuria la tempesta.
Non mancano però esempi di elevata delicatezza e lirismo: è il caso della poesia funebre (non molto frequente) che ci permette di scoprire un Marziale insolitamente delicato e raffinato: è il caso dell’epigramma dedicato a Erotion (V 34), una fanciulla morta sei giorni prima del suo sesto anno, per la quale il poeta chiede alla terra di non gravare sul suo piccolo corpo, giacché lei non l’ha fatto su di essa. Di grande originalità si rivelano i componimenti caratterizzati dalla commistione di elementi di comicità a motivi funebri.
Con Marziale si ha l’affermazione dell’epigramma come strumento letterario: prima di lui l’epigramma, risalente all’età greca arcaica, aveva una funzione essenzialmente commemorativa e veniva usato per ricordare positivamente una cosa o una persona (ed infatti la parola “epigramma” deriva dal greco e significa “iscrizione”); grazie alla sua opera invece esso, pur conservando la sua brevità, si occupa di nuovi temi quali la parodia, la satira, la politica e l’erotismo.
Dal punto di vista stilistico egli contrappone la mobilità dell’epigramma sia al genere epico, sia alla tragedia greca, che con i loro temi illustri e “pesanti” si tenevano lontani dalla realtà quotidiana. Costante è infatti nei suoi versi la polemica letteraria, spesso usata per difendersi da chi considerava il genere epigrammatico di scarso valore artistico, ma anche da coloro che gli rimproveravano di essere aggressivo o osceno.
La lingua da lui usata risulta colloquiale e quotidiana. Il suo costante realismo gli permette però di sviluppare un linguaggio ricco facendo passare nella letteratura molti termini e locuzioni che non avevano mai trovato posto prima. Riesce, infine, a dimostrare grande duttilità nell’alternare frasi eleganti e ricercate a frasi sconce e spesso vernacolari. La novità di Marziale consiste nell’eliminazione della mitologia, considerata falsa e inverosimile. Il fine poetico sta nel rifarsi totalmente alla realtà.

Ascolti amArgine: Got to Get You into My Life – Beatles, 1966.

Got to Get You into My Life è un brano dei Beatles scritto da Paul McCartney (ma accreditato come da consuetudine al duo Lennon-McCartney) e contenuto nel settimo album della band, Revolver. Un pezzone. Nella sua autobiografia del 1997 scritta a quattro mani con Barry Miles, Paul McCartney: Many Years from Now, l’autore dichiara che il tema della canzone riguarda il suo consumo di marijuana all’epoca: Got to Get You into My Life era una di quelle che scrissi quando fui iniziato alla marijuana… Molte frasi del testo suggeriscono infatti questa interpretazione.

Debbo averti nella mia vita

Ero solo, ho fatto un viaggio
Non sapevo cosa avrei potuto trovare
Un’altra strada dove forse
Avrei potuto incontrare altri modi di pensare
Ooh, e poi improvvisamente ti vedo
Ooh, ti ho detto che ho bisogno di te
Ogni singolo giorno della mia vita?

Non sei scappata, non hai mentito
Sai che volevo solo stringerti
E se te ne fossi andata, già sapevi
Che ci saremo rivisti, perché ti avevo avvertita
Ooh, eri fatta per starmi vicino
Ooh, e voglio che tu mi senta dire
Staremo insieme ogni giorno
Debbo portarti nella mia vita

Cosa posso fare? Cosa posso diventare?
Quando sono con te voglio stare lì
Se sono fedele, non me ne andrò mai
E se lo faccio so come ritornare

Debbo portarti nella mia vita

TESTO ORIGINALE

I was alone, I took a ride
I didn’t know what I would find there
Another road where maybe I
Could see another kind of mind there
Ooh, then I suddenly see you
Ooh, did I tell you I need you
Every single day of my life

You didn’t run, you didn’t lie
You knew I wanted just to hold you
And had you gone, you knew in time
We’d meet again for I had told you
Ooh, you were meant to be near me
Ooh, and I want you to hear me
Say we’ll be together every day

Got to get you into my life

What can I do, what can I be
When I’m with you I want to stay there
If I’m true I’ll never leave
And if I do I know the way there
Ooh, then I suddenly see you
Ooh, did I tell you I need you
Every single day of my life

Got to get you into my life

I was alone, I took a ride
I didn’t know what I would find there
Another road where maybe I
Could see another kind of mind there
Ooh, then I suddenly see you
Ooh, did I tell you I need you
Every single day…