Il Vaccinone 49

Oggi è domenica, giorno dedicato al mangiar grasso e al varietà religioso. In fin dei conti siamo tutti fedeli a qualcosa, specie alla cifra stampigliata sulle banconote. Oggi però è anche la vigilia della festa delle mimose, cioè quel giorno in cui le donne (solo per l’8 marzo) sono specie protetta dal WWF, quindi vorrei dedicare un affettuoso pensiero a una figura femminile per la quale non esiste il reato di istigazione all’odio. Avete presente quelle casalingue bruttine anche da giovani, alte un metro poco più, sì quelle che quando sei al supermercato mettono il carrello da una parte e loro chinate a novanta gradi sulla corsia opposta a far finta di leggere le etichette di un prodotto qualsiasi, anche delle bottiglie di acqua minerale. Talmente assorte nelle loro meditazioni che manco si accorgono di ingorgare la corsia, e tu lì che fischi il Vaffanculo di Masini. Incontrarle equivale a incappare in un posto di blocco sull’Emilia quando hai la macchina piena di gancia: da lì non si passa non puoi nemmeno indietreggiare, bloccato come sei anche dietro da una coppia di piccioncini che apre un dibattito per la scelta di una marca di maionese. A questa figura di donna va oggi il mio pensiero, e soprattutto il desiderio folle di assestarle un calcio in culo da mandarla bocconi contro la corsia su cui è chinata ad aprire una confezione di tintura per capelli e in modo tale da creare uno straordinario effetto valanga.

Il Vaccinone 48

Chiuso recluso dentro una regione rossa, ma il Pci non c’entra. Le idee però non mi mancano così come il cibo per gatti. Mi alzo, fumo, cago, prendo il caffé, fumo, tiro a mezzogiorno ovviamente fumando, pranzo generalmente solo perché mia figlia o lavora o è terra di nessuno, fumo, guardo qualche film, ho libri intonsi che non leggo, fumo, faccio cena, fumo, guardo la Tv, e mi sento talmente stanco a sera che prima o poi me ne vado a dormire, dopo aver fumato ovviamente. Vita da vitelli! Tutto sommato noiosa se non fosse per la variante Adrianone, il simpatico siamese ha deciso di finire su tutti i giornali e si sta trasformando in un quokka, già non era abbastanza simpatico di suo. Quindi siamo arrivati al punto che io faccio vita da gatto da appartamento, mentre lui fa vita da gatto da appartamento che si sta trasformando in quokka. Vogliateci bene!

Il piano

una serie di parentesi storiche
poi graffe a cercare il risultato
di genti smarrite
dalla scoperta del fuoco
fino all’invenzione di una nidiata di dei
che, gelosi e sospetti, non disdegnano
libagioni di sangue
e organi interni, tutti uguali
nell’elegia all’occhio distratto,
ai re non piacciono le diversità:
preferiscono perpetuarsi, facce nuove
stessa musica
a condurre è pur sempre il piano

Il colloquio universale

spinti da sempre, tenuti,
educati, be pasciuti, venne giorno
e Dio si manifestò,
un dio ateo ma ortodosso,
musulmano e cristiano,
animista e ateo pensatore:
chiunque poteva crederlo

nessuno in realtà pensava
potesse accadere, anche i gattini
annegati appena nati
tagliarono i sacchetti
per nuotare in superficie,
i morti vollero il loro posto
tra i vivi, il colloquio proseguì
senza giudizio o spiegazioni

gli aerei civili e da caccia
restarono a terra,
gli dei tacquero
finirono le malattie,
alcuni uscirono a passeggio,
molte donne tornarono
con un bel taglio di capelli

Il Vaccinone 44

E’ ufficiale! Da oggi la Provincia di Ravenna diventa zona arancione merda, questo significa che si sguazza nella diarrea. E per fortuna che ho cambiato per tempo la cassetta dei bisogni ad Adrianone, ovvero il suo cessò, perché altrimenti, con tutte queste limitazioni, la prossima puntata dei Gioielli Rubati mi toccava farla con gli stronzi tarlati della cara bestiola. Se tale si può definire un gatto di dieci chili. Intanto Domenico Arcuri, l’uomo che quando parla ti fa venire voglia di morire, è stato defenestrato dal premier Grisù dall’incarico di Commissario per l’emergenza Covid-19 in Italia. Nella nota di Palazzo Chigi, la presidenza del Consiglio ha espresso “i ringraziamenti del Governo per l’impegno e lo spirito di dedizione (e l’ovvio sprezzo del pericolo)” con cui Arcuri “ha svolto il compito a lui affidato in un momento di particolare emergenza per il Paese”. Il ruolo di Arcuri è stato affidato al Generale di Corpo d’Armata Francesco Paolo Figliuolo della Wehrmacht. Il vecchio firmaiuolo conta di rimanere in carica in eterno, al grido di spezzeremo le reni al vairus!

Da ragazzi

Siedono fantasmi, attorno alle poltrone vuote
celebrano l’amicizia, qualcuno dice sto bene
nell’illusione di un Giuda mai nato.

Da ragazzi far sera è stato attimi di Pentecoste
acutizzati da memorabili angoli di noia,
già ci si credeva finiti sui trenta

nessuno in realtà voleva perdere i denti,
la vecchiaia sottrae amore, aggiunge acciacchi,
diventiamo più esigenti coi cantanti

i vecchi allora non avrebbero mai pensato
che un giorno i gatti potevano diventare star
dopo il tiro al piattello con le cicche accese

qualcuno ancora si vergogna
per qualche scheletro nell’armadio o sull’attaccapanni,
altri li esibiscono con sincera stupidità

a volte, sfiorando il muro esterno della chiesa,
qualcuno creduto perso, riappare,
è sempre fresca la colla sulla tavola dei necrologi.

Quando un uomo scrive

Quando un uomo scrive
non vive,
riepiloga l’inventario
del fieno chiuso in cascina
col senso di possesso
del leone affamato

si guarda la barba
trascurata da giorni,
stenta a riconoscersi
dentro un specchio sadico
per via dell’età,
inventa facce nuove, dure

sono mio padre
e il contrario di lui,
perché in ogni contraddire
sta il valore di un figlio
che disonora il padre
per poterlo salvare.

Nostra Signora dei confini

Proteggi dai colpi e dall’elettricità
chi non li vede e cerca un varco
verso case e amici nuovi, gli stessi,
dopo la grande rapina
consumata ai loro danni.

Fa sì che passino indenni e non ci siano
freddo, o ferite da rimarginare,
oltre quelle che già bruciano
e spingono gli uomini
a lasciare le loro case.

Nostra Signora dei confini proteggi noi,
i rapinatori, che li abbiamo disegnati
a colpi di squadra e matita, e iprite,
poi di cannone, e ancora, ancora,
pensiamo al bene assoluto
di una carità pelosa.