9 Maggio (Mammaz – Skiantos)

Ti bacio sulla faccia
Che odora di insalata
Mamma tu mi piaci
Perché ti sei sposata
Ti bacio sulle mani che san di polpettone
Ti bacio si ti bacio
Ti bacio sulla faccia
Mamma sei sbarbina, la domenica mattina
Con santa ragione tu sei la mia passione
Sulla faccia sulle mani
Io ti bacio anche domani… Mamma
La Mamma è sempre quella
Una Mamma non saltella
Una Mamma in carne ossa se ti abbraccia da’ la scossa
Mangia adagio che ti ingozzi…
Come hai fatto a farti male…
Ti bacio sulla faccia che sa di camomilla
Mamma io ti guardo in fondo alla pupilla
Mamma sei odorosa fai la spesa senza posa
Ti travesti per la gita con gli anelli nelle dita
Sei sconvolta di dolcezza per il tuo geranio rosa
Se ti trovi senza sale
Ti apposti sulle scale
Con santa ragione tu sei la mia passione
Vieni su presto che sudi
Dove vai con questo vento
Mangia adagio che ti ingozzi
Come hai fatto a farti male

L’odore del sonno

Il sonno della ragione genera mostri (Goya)
.
E’ il mattino la freccia più appuntita
lo sguardo sconnesso, l’odore del sonno,
i capelli tra demonio, santità,
sempre anarchici e più scaltri della visuale.
.
Il vento si racconta e non atterra,
qualcosa sbatte, qualcuno corre senza dove,
e nulla cambia: soliti canali sepolti,
soliti disoccupati.
.
L’affetto è tutto, senza esitare
innamoramento verso il proprio carnefice,
la notizia falsa che tutto abbassa
fuorché i prezzi.
.
Ipanema è Calcutta è Roma
garrotate all’estremo, l’inverno pigro
va verso l’autunno:
la vita è questa,
si può osservare tutto da fuori,
aumentare il distacco nel gran ballo delle ore.

Ascolti amArgine: La Plus Belle Des Mers – Yves Montand (1967)

Dagli immortali versi di  Nâzım Hikmet, in “Piraye İçin Yazılmış Saat 21-22 Şiirleri”, raccolta di lettere alla moglie Piraye, scritte nella prigione di Bursa.

24 SETTEMBRE 1945

Il più bel mare
è quello che non navigammo
il più bello dei nostri figli
ancora non è cresciuto
i nostri giorni migliori
non li abbiamo ancora vissuti
e la miglior parola che voglio dirti è:
“Non ti ho ancora detto…”

LA PLUS BELLE DES MERS

La plus belle des mers
Est celle où l’on est pas encore allé.
Le plus beau des enfants
N’a pas encore grandi.
Les plus beaux jours,
Les plus beaux de nos jours,
On ne les a pas encore vécus.
Et ce que moi je voudrais te dire de plus beau,
Je ne l’ai pas encore dis.

Il Vaccinone 89

Ho festeggiato il Diciannovesimo con molta sobrietà, come si conviene a una personcina ammodo come me. Appena terminata Sassuolo Atalanta ho emesso grida belluine e gettato la spazzatura addosso ai miei vicini di casa new age e, siccome sono mussurmani in ramadan, gli ho pure regalato una intero maiale vivo. Non sto a dilungarmi nel descrivere le loro facce piene di gratitudine. Ho pesantemente insultato un cronista Rai che chiedeva a Moratti: cosa si prova a vincere uno scudetto senza giocare? Gli ho risposto io! Abbiamo già giocato coglione! Poi, sempre molto sobriamente, ho preso il primo freccia rossa per Milano e mi sono fiondato in Piazza del Duomo, mi sono spogliato e, indossando esclusivamente una maschera da Andrea Pirlo, col pipino al vento mi sono aggregato agli altri trentamila che, sempre così sobriamente, festeggiavano. E’ stato un grande momento di calcio non giocato.

Metrica della distanza

Ai prodromi di un lunedì già noioso
lanciato sulle solite frequenze
dove ci si accavalla natando sotto vento
da bravi incrociatori corazzati
rispettando la metrica della distanza
salvo alcuni baci e pochi abbracci
più che altro per riflesso
senza intenzione alcuna di offendere
galilei e stranieri impantanati
dentro isole pelagiche
il cui destino rimane da scoprire.

l’incattività

di quali e quante parole siamo capaci,
rapaci, qui dove non cresce che nulla
e nulla ha le braccia o le mani pronte
ad afferrare, abbracciare qualcuno
e non qualcosa senza odore né parte;
il significato non regge al tintinnare
lasciato dolorare nell’infinito
dove galleggiano noia e pessima volontà
e un comodino a fianco del letto
ove s’impolverano letture d’appendice
e mancanza di tatto, sotto un vaso
di cariatidi indurite assieme al tempo
immobile, scandito da un fuori
di eventi sterili;
lo sdegno, la morale garibaldina,
ci lasciano credere liberi e vergini
da ogni tentativo di manomissione:
di quali e quante parole siamo capaci
noi complici?

Tutto costa

Il comico taglia le vene al povero
e lo fa morir nel ridere
per dimenticare il delitto e la battuta
da caramella già finita;
se dopo di noi il diluvio
e prima di noi l’estate
moriremo sulla dura pianura
piena di passi, battuta dal vento,
dove la prima neve evapora
ancora prima di toccare terra;
beati i poveri in spirito e i caduti in battaglia
perché tutto costa.