ascolti amArgine: Personal Jesus – Johnny Cash (2002)

Personal Jesus è un singolo deI Depeche Mode, il primo estratto dal settimo album in studio Violator e pubblicato il 29 agosto 1989. Martin Lee Gore dice di essersi ispirato al libro di Priscilla Presley, Elvis and Me, infatti dichiarò:
« È una canzone riguardo all’essere un Gesù per qualcun altro, qualcuno che ti dia speranza e importanza. Riguarda il fatto che Elvis era il suo uomo e mentore e quanto spesso ciò accade in una relazione; come il cuore di tutti sia come un Dio in qualche modo, e questa non è una visione molto bilanciata di qualcuno, giusto? »
Vi propongo il brano nella splendida cover di Johnny Cash del 2002.

PERSONALE GESU’

Il tuo personale Gesù
Qualcuno per ascoltare le tue preghiere
Qualcuno a cui interessI

Il tuo personale Gesù
Qualcuno per ascoltare le tue preghiere
Qualcuno che c’è

Sensazione sconosciuta
E tu sei tutto solo
Carne e ossa
Per telefono
Solleva il ricevitore
Ti farò credere

Prendi l’attimo migliore
Mettimi alla prova

Tutto quanto ti pesa sul petto
Devi confessare

Rimetterò
Sai che sono un misericordioso
Raggiungere e toccare la fede

Il tuo personale Gesù
Qualcuno per ascoltare le tue preghiere
Qualcuno a cui interessi

Il tuo personale Gesù
Qualcuno per ascoltare le tue preghiere
Qualcuno da curare

Sensazione sconosciuta
E tu sei tutto solo
Carne e ossa

Per telefono
Solleva il ricevitore
Ti farò credere

TESTO ORIGINALE

Your own personal Jesus
Someone to hear your prayers
Someone who cares

Your own personal Jesus
Someone to hear your prayers
Someone who’s there

Feeling unknown
And you’re all alone
Flesh and bone
By the telephone
Lift up the receiver
I’ll make you a believer

Take second best
Put me to the test

Things on your chest
You need to confess

I will deliver
You know I’m a forgiver

Reach out and touch faith
Reach out and touch faith

Your own personal Jesus
Someone to hear your prayers
Someone who cares

Your own personal Jesus
Someone to hear your prayers
Someone to care

Feeling unknown
And you’re all alone
Flesh and bone
By the telephone
Lift up the receiver
I’ll make you a believer

I will deliver
You know I’m a forgiver

Reach out and touch faith
Reach out and touch faith
Reach out and touch faith
Reach out and touch faith

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i sogni belli

i sogni belli sono fortune
giunte da una distrazione all’altra,
struscio fatto soltanto nelle stazioni

muoiono col terrore di farsi prendere,
tacciono dal nascondiglio perfetto
hanno fatto ognuno il proprio tempo

sono vissuti dove hanno voluto vivere:
ogni distanza, fuga incompiuta,
è pazzia per ogni altro essere umano

ascolti amArgine: Nove Settembre 1998 – Nove Settembre 2018: e sei nella mia mente.

Dove’eri tu quand’è morto Lucio? – Ero in Montagnola a Bologna a guardare dentro due statue sporche di traffico, bianche un tempo. E non trovai il cuore che cercavo, perso oltre due anni prima. Gli esercizi obbligatori estetici terminarono molto dopo quelli etici. (Flavio Almerighi)

“Basta, devo sempre sospettare di tutti. Non mi vedrete mai più. Comunicherà al mio pubblico solo attraverso le canzoni”. Fermò la contingenza alienante per abbracciare l’inflessibilità dell’essenziale, radicalizzando il suo anticonformismo sviluppato all’ennesima potenza. Mollò Mogol scegliendo Panella, invertendo alchimie e ritmi di melodie strillate da chiunque accesi di notte i falò d’estate. Niente più ‘Acqua azzurra’, ‘Dieci ragazze’ e ‘Non è Francesca’, ma sperimentali rotture (Don Giovanni) in salsa dada (Hegel) per avanguardie post-moderne tradotte in suoni incomprensibili al grande pubblico.

Affrontata la prima malattia, proseguirono imperterriti gli attacchi del robusto ‘Fronte anti-battistiano’, il tentativo di lederlo nell’intimo rifugio costruito con meticolosa gelosia. Foto e filmati pirata. Note hip hop col dente avvelenato (Battisti dove sei? Esisti o non esisti?), fino ad un’inedita caccia al Battisti, con il primo canale di Stato impegnato nel nuovo gioco di società, l’abbattistamento condito da steccate polemiche della solita intellighentia. L’apice fuori un supermercato dell’alta Brianza, un anno prima dell’ultimo, esile, respiro tirato in una solitaria in una camera di terapia intensiva del San Paolo di Milano: Lucio salutò levando al cielo il dito medio. L’ultimo sussulto di un progetto ribelle studiato in ogni minimo particolare. Fuori dagli schemi infranti e alla riconquista dell’Io. “Io non sono un personaggio, ecco perché non voglio si parli di me”: 9 Settembre 1998, lunga vita alla memoria di Lucio Battisti, umanamente uomo!
(tratto da: https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/09/08/lucio-battisti-19-anni-fa-la-morte-del-cantautore-anticonformista-ma-mica-fascista/3844869/ )

nel Lago di Heviz

Non credo ai gargarismi di Rondoni.
Nemmeno penso facciano bene
certe scampagnate d’autore
accompagnate da cibi grassi
e vino rosso coi chiodi.

Non credo ai rapparoli tatuati
veri parolai finto alternativi,
facciano cassa sulla pelle
degli sciocchi, e in loro nome.
Nemmeno penso facciano bene
certi professorini dissanguati,
semisoffocati dagli incensi
sparsi sugli altari
dove s’immolano chierichetti.

Non credo alle penelopi
un po’ sfatte, consacrate
ai loro imeni perenni,
sempre pronte a sventolarli
in nome della poesia femminile,
alle loro piazze inviolate
ma ben frequentate.
Nemmeno penso facciano bene
le tende tirate per separare
le sacre scritture dagli avventori
di bar chiusi all’aperto,
dove si consumano superalcolici
e molte più nefandezze.

Non credo a chi dice bravo
senza mani e a occhi chiusi,
non credo ai riflussi gastrici
di chi si ammanta di luce riflessa
dai migliori poeti,
citando luogo, data, ora e meteo
del giorno in cui li conobbero,
il grande poeta non se ne accorse.
Nemmeno penso facciano bene
i critici capiclasse,
i loro editori parassiti,
le scuole a memoria,
le scuole di scrittura,
i puri di cuore, gli illusi.

Facciamo un bel fagotto ermetico,
vi siano anche molte pietre,
tutto da gettare senza esitazioni
nel Lago di Heviz.

***
Il lago di Hévíz è un lago termale che si trova Ungheria, vicino all’estremità occidentale del lago Balaton, cinque chilometri a nord-ovest di Keszthely.
È il più grande lago termale nel mondo (47.500 m²) ed il flusso di acqua che lo alimenta è tale che ogni giorno tutta l’acqua del lago (leggermente radioattiva) viene totalmente rimpiazzata.
Il lago ha un ricambio veloce dell’acqua ogni 28 ore e una temperatura costante di 33° con queste acque si curano le malattie del sistema nervoso, le nevralgie, i reumatismi, le disfunzioni metaboliche. Sul lago fioriscono le ninfee rosse dei tropici mentre nel canale cresce spontanea la ninfea bianca.

ascolti amArgine: Venceremos – Working Week (1985)

Venceremos (Vinceremo) è una canzone cilena, inno della coalizione Unidad Popular. Il testo originale è stato scritto da Claudio Iturra, e, nella versione destinata alla campagna elettorale cilena del 1970 di Salvador Allende, da Víctor Jara, mentre la musica è stata composta da Sergio Ortega. La canzone, già inno del partito Unidad Popular, divenne presto così popolare da diventare l’inno non ufficiale del Cile stesso durante il periodo del governo Allende, fino al golpe dell’11 settembre del 1973. Qui in una cover del 1985, dei Working Week un gruppo cool strafico.

VINCEREMO

Non se ne parla più,
come specchi polverosi
pieni di paura,
costretti in questo inferno/paradiso.
Ogni volta che se ne parla
è un frammento che si spezza,
ora la pioggia sta cadendo,
un treno sta passando,
un fucile sta sparando
facendo a pezzi la notte in cui viviamo.
E noi troveremo il modo
di costruire un giorno
che sia prima di domani.

Un mondo che si apre
si sta costruendo
da Santiago a Rio.
Si aspetta il momento
quando si incontreranno
si chiameranno per nome
i loro ritratti in alto
per le vite negate loro.
Come la nuova passione
di un amore che si risveglia
desiderio che risplende
come l’orgoglio di creare
una nazione che respira
dalle città ai campi
di casa in casa
la vita sospesa
un respiro che profuma
di calore e di amicizia
dormendo come amanti
compagni nella clandestinità
raggiungeremo un gran finale.
Noi ci muoveremo
sapendo che andiamo a vincere
e vinceremo…
e vinceremo…

Ed è così che vanno le cose,
come il nostro amore scorre,
la forza è ritrovata
in una storia audace e coraggiosa.
Riparati nelle stanze,
ora siamo riusciti a sopravvivere,
la speranza ci muoverà ad un gran finale.
E così ci muoveremo, amico mio,
nella luce più sicura,
sapendo che
siamo qui per vincere…

Un nuovo mondo in costruzione
sta prendendosi
da Santiago a Rio,
il momento sta arrivando.
E lo scomparso sarà ritrovato
ed il suo nome chiamato ad alta voce,
le sue foto portate in alto
per la vita che gli è stata negata.
Una nazione sta respirando
nelle città e nelle campagne,
nella stanza da letto
la vita si tiene in sospensione,
un respiro che sa
di calore ed amicizia
e noi dormiremo come innamorati
compañeros in incognito,
dirigendoci verso un gran finale
e noi ci muoveremo, amico mio,
nella luce più sicura,
sapendo che vinceremo.

(TRADUZIONE DI MARIA CUDA E GIGI MARINONI
DA STAMPA ALTERNATIVA)

TESTO ORIGINALE

A comment is passed,
like dust and glass,
full of fear,
held in this heaven and hell.
Each time it’s spoken,
there’s a fragment broken,
now the rain is falling,
a train is passing,
a gun is firing,
splitting out here in the night in which we live.
We’ll find a way,
to build a day,
sooner than tomorrow.

Un mundo che se abre
esta por hacerse
de Santiago a Rio
se espera el momento
se encontraran
se nombraran
con retratos en alto
esas vidas negadas
como la nueva pasión
de un amor que despierta
deseo que brilla
como el orgullo de crear
una nación que respira
de ciudades a campos
de hogar en hogar
la vida en suspenso
un respiro fragrante
de calor y amistad
durmiendo como amantes
compañeros encubiertos
lograremos un gran final
no nos moverán
sabiendo que vamos a vencer
y venceremos…
y venceremos…

And so it goes,
as our love flows,
a strenght is found,
in a history bold and proud.
Safe in rooms,
in which we find survival,
hope will tread a greater end.
So we’ll move my friend
into safer light,
knowing that
here we will win – here we will win – here we will win.

A new world in the making,
it’s there for the taking,
Santiago to Rio,
the moment is waiting.
The lost will be found,
and named out aloud,
photos carried high,
the lives they’re denied.
A nation is breathing,
in cities and farmland,
in bedrooms and boardrooms,
life held in suspension,
a breath that is scented,
with warmth and friendship,
and we sleep here as lovers,
companeros in cover,
we’ll tread a greater end
and we’ll move my friend,
into safer light,
knowing that we will win.

ascolti amArgine: Wild West End – Dire Straits (1978)

Una delle mie canzoni della vita. Tratta dall’album d’esordio dei leggendari Dire Straits (fantastici quando li conoscevamo in pochi, poi andati quando diventarono musica da stadio). Amo questa canzone, che continua a ricordarmi le mie libere uscite da militare di leva nella Padova del lontano 1979. Le visite al negozio di Dischi Ricordi, la Cappella degli Scrovegni dove si poteva entrare quando ti pareva, il Pedrocchi, la Pizzeria Marechiaro, le puttane motorizzate di Piazzale Stanga… tempus fugit, buon ascolto.

SELVAGGIO WEST END

Uscendo da Angellucci’s per i miei chicchi di caffè
Controllando i film e le riviste
Una cameriera mi guarda attraversare il Bar Barocco
Sto prendendo un pickup per la mia steel guitar
Ti ho vista uscire da Shaftesbury Avenue
Mi scusi per aver parlato, voglio sposarti
Questa è la settima strada del paradiso per me
Non essere così sostenuta

Sei solo un altro angelo tra la folla
E sto camminando nel selvaggio west end
Camminando con il tuo migliore amico selvaggio
E col mio conduttore sul numero diciannove
Lei era un tesoro

Unghie rosa e mani sporche di soldi
I capelli grassi un sorriso facile
Mi ha fatto sentire diciannovenne per un po ‘
E sono andato a Chinatown
Nel retro c’è il mondo di un uomo
Tutti i soldi vanno giù

Duck dentro la porta deve mangiare l’anatra
In questo momento si sente bene
Io e te non possiamo battere
E una ragazza ballerina gogo, sì, l’ho vista
Il deejay che dice è Mandy per te
Mi sento bene a vederla

Ma è pagata per fare quella roba
Sta ballando in alto, mi sposto
I primi piani possono diventare difficili
Quando passeggi nel selvaggio West End.

TESTO ORIGINALE

Stepping out to Angellucci’s for my coffee beans
Checking out the movies and the magazines
Waitress she watches me crossing from the Barocco Bar
I’m getting a pickup for my steel guitar
I saw you walking out Shaftesbury Avenue
Excuse me for talking I want to marry you
This is the seventh heaven street to me
Don’t be so proud

You’re just another angel in the crowd
And I’m walking in he wild west end
Walking with your wild best friend
And my conductress on the number nineteen
She was a honey

Pink toenails and hands all dirty with money
Greasy hair easy smile
Made me feel nineteen for a while
And I went down to Chinatown
In the backroom it’s a man’s world
All the money go down

Duck inside the doorway gotta duck to eat
Right now feels alright now
You and me we can’t beat
And a gogo dancing girl yes I saw her
The deejay he say here’s Mandy for ya
I feel alright to see her

But she’s paid to do that stuff
She’s dancing high I move on by
The close ups can get rough
When you’re walking in the wild west end.

ho tanto di stigmate

La buona poesia, non esiste buona poesia, c’è Poesia e basta: se hai un minimo di onestà intellettuale e di preparazione la riconosci subito, il tempo la consacrerà (ma cosa importa?) ed è assolutamente da non confondersi con quella collezione di farfalle spillate in teca che è la letteratura. Troppo spesso siamo noi obnubilati dal bisogno di approvazione e relazioni sociali, tanto da esprimere giudizi che nulla hanno a che vedere con la Poesia. Si sa, è tipico dei mediocri dare buone recensioni in cambio di buone recensioni.