Sticazzi 3.0

Dunque, ricevo un sms con un punto di vista o una citazione sul vero valore dei poeti. Dice, “chi sa fare poesia può avere eventualmente maestri, ma guai a seguire qualcuno. Il vero poeta è in testa, mai gregario”, e penso di essere stato d’accordo fin da quando ho iniziato a leggerlo. In effetti un mix tra parola dell’ennesimo dio minore, ipersalivazione e continui rapporti semi incestuosi tra contigui, provoca un profondo abbattimento della specie, soggetti deboli, scritti grigini poco belli e tutti dello stesso colore. Il sistema che si auto genera e rigenera è perverso e apparentemente indistruttibile. Mediocri, direbbe il Professor Jim Bennett, il cui talento inutile fa male alle lettere: sopravvivono scrivendo buone recensioni in cambio di buone recensioni. E’ ovvio che un sistema che si gonfia e si basta, può produrre letteratura del déjà vu, niente altro. Oltretutto “letteratura” è tutto quanto già stato, quando sei letteratura come minimo sei morto. Un poeta non è un accademico, un critico, un cantautore, può essere un prete o un fabbro: denti aguzzi e mani sode. Voglio leggere da ora in poi solo Poeti, gli altri li lascerò intonsi dentro le loro madrasse a farsi un altro po’ di selfie prima di sparire.
In quanto alla posizione del “fottiti”, sarebbe altro argomento di possibile conversazione, magari ne riparliamo.

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foglio assenze

Com’è bello questo rosso acceso!
Noti il tremolio della sinistra?
Ogni domenica si spezza come l’ostia
finché non torna foglio assenze.

Il tempo liquiderà in abbracci.
Durante ogni temporale si sa,
i primi a cedere sono i bracci alle croci.
Furtivamente, dopo tanti stenti
il braccio di un giradischi attacca,
piove anche sui bambini.

Troppo presto per il Muppet’s Show
guerriglieri andalusi attraverso lo stretto,
attaccheranno all’alba,
l’aria ferma nel tempo di eclissarsi.
da tutti i dove la stessa voce.

La sera resoconti, quanto bruciato
quanto da bruciare, esortazioni.
Devi trovarla ancora la tua fortuna.
Cambio la mia
con tantissime finestre aperte.

Opportunities

Ercole è un baro (trad. inglese di Adeodato Piazza Nicolai)

Scardina il tempo,
questa cosa si nutre
delle nostre paure,
vuole che ne abbiamo.
Rotola e srotola il tappeto,
Ercole è un baro.

Non c’è liberazione
a disoccupare le case,
averne un po’ nella manica
nella nail art da riporto
nelle notizie che vagano,
la Nona non è la Settima.

Ercole è un baro, pensai
poggiata la testa sul cuscino:
un giorno tutto questo sarà tuo
pensò,
mi estasiai
mi sconsacrai, scivolai

perduti nel Gran Mare
della Tranquillità,
disturbati ma eclatanti
abbiamo inghiottito
vero amore
in forma di bevanda calda.

Ercole is a gambler

Unwinding time,
this thing feeds
on our fears,
wanting us to òpossess them.
It winds and unwinds the carpet
Ercole is a gambler.

There is no freedom
to occupy homes,
havesomething up our seeve
in the nail art of news
in the tales running around,
the Ninth is not the Seventh.

Ercole is a gambler, I thought
my head reclined on a pillow
some day all of this will be yours
he thought,
I was ecstatic
I was disappointed, I slid

lost in the Great Sea
of Tranquility,
disturbed but eclectic
we swallowed
true love
in the shape of a warm drink.

© 2017 for the American translation by A. P. Nicolai of the poem ERCOLE È UN BARO, of Flavio Almerighi, All Rights Reserved for the original and the translation.

Marino

viaggiare stretti borse in bocca,
Ciao Gina, come andiamo?
… sono stata poco bene.

Il libro di Larkin mi si piega
come non più la mano.
Ciao Gina, ti farò sapere.

Dio c’è, recuperiamo velocità
sulle ali di una capotreno deliziosa,
sorrisi disallineati che valgono
l’intero abbonamento.

La suora riprende il breviario
senza svelare chi sia l’assassino,
insegna a evitarlo.
Marino dibatterà a lungo
invasi e siccità senza aumentare
di una goccia la portata.

La sua vicina si guarda attorno
ha la gonna troppo corta
l’abbassa e guarda ancora,
rincuorata torna a staccare.
Fuori non è aria solo fretta
e molto invenduto.

Vivevamo all’americana,
certi della nostra santità sovietica,
Gesù non se ne parli più
Marino torna al tempo che fa.

eh, sticazzi 2.0

ho avuto modo di sperimentare che basta poco, veramente poco, perché la vecchia puttana smetta di sputare denti e si rianimi, e torni in forma smagliante: basta darle un po’ attenzione, lisciarle il pelo, soprattutto rispettarla, e torna rispettabile. In caso di mia prematura e repentina dipartita (per le vacanze, e dove cazzo credete che vada!) lascio questa raccomandazione scritta, rispettate la poesia e vi spalancherà le cosce! Finitela con gli atti di presenza e le minchiate del tipo “io c’ero”/”uhhh quanto mi piace!”, quando invece eravate in tutt’altro luogo, specialmente con un paio di organi interni, cuore e cervello, fondamentali per la poesia. Finitela di creare poesia e poeti a vostro uso e consumo, i rami secchi vanno gettati nel cassonetto. Conosco un sacco ‘ggente che ha il pane ma non i denti, e viceversa. La poesia non ha bisogno di elucubratori del nulla (ci mancavano anche ‘sti coglioni) ha bisogno di qualcuno che l’accarezzi e la spogli, insomma di qualcuno che scopra quanto è bella la Poesia e abbia voglia di darle qualcosa.

il senza tetto

ho appoggiato lo stiletto al muro,
separato il cuore dal suo amore,
osservato una straniera grassa osservarmi
come non avesse mai visto un alieno,
abbandonato ogni velleità bellica
da corteccia a sughero

me ne sto sul ciglio
dentro una maglietta nera ad aspettare,
il caldo secca i limoni,
molti vorrebbero chiedere una sigaretta
un tizio ce la fa
perché uscito da una novella di Camus,

nasconde una pistola dentro casa
il senza tetto, tornerà soltanto
chi non ha più gambe

di tante altre parentesi


Ridemmo, sapevamo bene
oltre le risate, di pagine e nulla
complicati da percorrere:
scoprimmo comete in ogni canto,

(situazione inesistente,
telefonata anonima
con addebito al destinatario,
questa parentesi è fatta
di donne sorridenti e caparbie
con le loro pettinature
tramandate ai posteri
da spruzzate generose di lacca,
di uomini il cui cuore
si butta a indovinare,
e buttandosi cade in un roseto
luogo coltivato a spine,
di tante altre parentesi
dimenticate da dio e dagli uomini,
cerini accesi il cui ultimo anelito
rimane in mano alla recluta
vittima di un cecchino
e non c’è musica che possa
commuovere più di quella
ancora da ascoltare)

ridemmo della sigaretta accesa
che, ruotando nel buio,
descriveva un circolo perfetto
prima di morire tra due dita.