2 + 2 = 5

Il giubilo per la vittoriosa sconfitta
terminò subito dopo.
Il giorno Cinque, spagnola e fascismo
bussavano insistenti.
Hemingway abbandonò Monastier,
dopo un amore ferito
tornò a casa da eroe.

Generazioni di lucciole e banditi
continuarono senza interruzioni;
le donne sulle loro biciclette
non temevano correnti o piogge.

La finta pace, stato benevolo di crisi
per chi ha tanti soldi,
delineò l’ebreo comunista
quale pervertito tarlo dei popoli.

E’ venuto, è passato. Persone
da qualche altra parte, svergognate
e con nuovi sensi di predazione.
Due e Due faranno ancora Cinque.

Auschwitz, un tempo cinta di reticolati
a doppia mandata,
è prosperata senza ritegno e confini,
oggi è dappertutto:
il lavoro rende esclusi.

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Domeniche amArgine: cento anni dopo, la finta pace e Sympathy For The Devil

ASCOLTA, LEGGI, FATTENE UN’IDEA

Dopo aver ucciso 16 milioni di persone e averne invalidate altri 20, la Prima guerra mondiale liquida i tre imperi e le aristocrazie che strutturavano l’Europa. Alle popolazioni sottoposte a questa “tabula rasa”, sospinte dalla collera o dalla speranza, nuovi profeti hanno promesso la costruzione di una società più giusta, che avrebbe fatto parte del loro avvenire. Mentre Woodrow Wilson annuncia al mondo l’instaurazione della pace e della prosperità attraverso la democrazia ed il libero mercato, nello stesso tempo Lenin promette ai proletari una società egualitaria, liberata dal bisogno e dallo sfruttamento. Mussolini sta progettando di rispondere alla crisi dello stato moderno forgiando una nazione unita e forte, una nazione di produttori e di soldati, mentre Hitler sta invece pensando a fondare un potente ed invincibile Reich dei Tedeschi, assicurandogli il suo spazio vitale (lebensraum). Nel corso dei decenni seguenti, quattro ideologie rivali, la democrazia liberale, il comunismo, il fascismo ed il nazionalsocialismo (queste ultime due sempre più conniventi), si daranno da fare per mobilitare le masse. Tutte e quattro portano in sé la convinzione e la certezza di poter rifondare la società su delle nuove basi che consideravano provate dalla ragione e dalla storia.

I discepoli di Wilson che avevano dei sostenitori anche in Europa, devono molto rapidamente rinunciare ad estendere la loro utopia. Dopo aver imposto la democrazia parlamentare in quasi tutta Europa, la stessa entra in crisi negli anni ‘30 di fronte alla creazione di poteri autoritari, che si riallacciavano più o meno con la tradizione politica anteriore al 1918. Alla fine degli anni ‘30 l’utopia della Società delle Nazioni è ormai morta. Il Reich hitleriano registra vittorie spettacolari all’interno ed all’estero, ma l’ebbrezza del successo provocherà anche la sua rovina. Avendo raggiunto il suo apogeo fra il 1940 ed il 1941, nonostante prodigi di tenacia che non fanno certo dimenticare tutti gli orribili eccessi di ferocia, lo stato hitleriano affonderà in seguito in una sconfitta assoluta che trascinerà con sé anche quella del fascismo.

Dopo il 1945, essendo state vinte le più dinamiche delle quattro ideologie attraverso la forza delle armi, le due restanti rimangono in competizione per circa mezzo secolo di guerra fredda, il cui esito è stato incerto per lungo tempo. Ma questa lotta è avvenuta senza una vera partecipazione delle popolazioni europee. Dissanguate, spossate, distrutte dagli sforzi titanici esercitati nelle due guerre mondiali, esse entrano in letargo, ad eccezione di minoranze sempre più deboli. L’onda possente delle passioni collettive è di nuovo caduta. I vecchi credenti si trasformano in nostalgici impotenti o in cinici apatici e rassegnati. E si scoprono la seduzione del ripiegamento sugli egoismi e le smorte ambizioni della sfera privata. E’ in tal modo che dopo il 1945, portata dalla vittoria americana, la democrazia liberale o sociale si installa in Europa, drogata spesso da metodi presi in “prestito” dal fascismo che sono appunto la personalizzazione del potere, il senso dello spettacolo, lo stile sportivo dei dirigenti, l’efficacia tecnocratica.

La lotta continua fra le due ideologie vittoriose della Seconda Guerra Mondiale si conclude nel 1989, anno della caduta del Muro di Berlino, evento che precede l’implosione dell’URSS nel 1991. La vittoria assoluta della democrazia americana sul comunismo non è stata una vittoria scontata. Sessant’anni prima non era assolutamente certo che la democrazia americana avrebbe trionfato sul nazionalsocialismo e sul fascismo. Questo è stato il risultato della sua alleanza con l’URSS e l’effetto di una serie di concatenamenti imprevisti. Quella che è potuta sembrare a posteriori una necessità hegeliana non è stato altro che il frutto del caso. E tutto è oggi dimostrato dal fatto che l’iperpotenza americana e la sua ideologia messianica hanno incontrato rapidamente degli ostacoli che nessuno aveva previsto: sconfitte militari, risveglio di antiche civiltà, rancori islamici, affermazione di nuove potenze – a cominciare dalla più recente, quella della nuova Russia nazionale – ed infine le fragilità interne di una economia finanziaria fondata sull’artificio, senza parlare dei cambiamenti demografici interni. Ancora una volta, l’avvenire non è scritto da nessuna parte.

estratto dal sito:
http://www.storiain.net/storia/1918-la-grande-illusione/

ascolti amArgine: This is England – The Clash (1985)

This Is England fu pubblicato per promuovere l’ultimo album del gruppo, Cut the Crap, del 1985. A differenza di quelle dell’album, spesso ridicolizzate, le critiche per questo singolo furono spesso positive, e la buonanima di Joe Strummer descrisse il brano come «the last great Clash song». La canzone appare anche alla trentesima posizione nella classifica delle 30 canzoni top dei Clash secondo un sondaggio effettuato nel dicembre del 2003 del magazine Uncut.
Il canto del cigno dei Clash, Strummer senza più Jones e la fine di un’epoca. Va reso atto che non si sono, almeno per ora, mai più riformati per motivi di cash.

QUESTA E’ L’INGHILTERRA

Sento una banda di fuoco su una fabbrica umana di danni
Stanno ululando o facendo qualche danno?
Su una passerella nella giungla qualcuno prese il mio braccio
Una voce parlò così fredda, ha trovato l’arma nel palmo della mano
Questa è l’Inghilterra
Questo coltello fatto di acciaio di Sheffield
Questa è l’Inghilterra
Questo è come ci sentiamo

Tempo sulle sue mani congelati quei vestiti
Non andrà per la carota
L’hanno battuto dal polo
Qualche giorno di sole di fronte alla sua anima
E’ fuori al mare, troppo distante, non può andare a casa

Questa è l’Inghilterra
Questo è quello per cui avremmo supposto di morire
Questa è l’Inghilterra
E non abbiamo più intenzione di piangere

L’ombra nera di Vincent
Cade su una linea della Triumph
Ho la mia giacca da motociclista
Ma sto camminando tutto il tempo
Il vento del Sud dell’Atlantico soffia
Ghiaccio da un credo morente
Non vedo la gloria
Quando saremo liberi

Questa è l’Inghilterra
Possiamo incatenarti alla rotaia
Questa è l’Inghilterra
Possiamo ucciderti in galera

Gli stivali inglesi calceranno
Gli calceranno in testa
La polizia non sta guardando
I giornali sono stati letti
A chi importa della protesta?
Un lampo nell’occhio come un bagliore
Arrivano i manganelli
E gli inglesi sono avvertiti!

Questa è l’Inghilterra
Luogo di balletti (il)legali
Questa è l’Inghilterra
Terra di mille posizioni
Questa è l’Inghilterra
Questo coltello fatto di acciaio di Sheffield
Questo è come ci sentiamo

I hear a gang fire on a human factory farm
Are they howling out or doing somebody harm
On a catwalk jungle somebody grabbed my arm
A voice spoke so cold it matched the weapon in her palm
This is England
This knife of Sheffield steel
This is England
This is how we feel
Time on his hands freezing in those clothes
He won’t go for the carrot
They beat him by the pole
Some sunny day confronted by his soul
He’s out at sea, too far off, he can’t go home
This is England
What we’re supposed to die for
This is England
And we’re never gonna cry no more
Black shadow of the Vincent
Falls on a Triumph line
I got my motorcycle jacket
But I’m walking all the time
South Atlantic wind blows
Ice from a dying creed
I see no glory
When will we be free
This is England
We can chain you to the rail
This is England
We can kill you in a jail
The British boots go kick them
Got ‘em in the head
Police ain’t watchin’
The newspapers been read
Who cares to protest
A (???) in the eye like a flare
Out came the batons and
The British warned themselves
This is England
The land of (il)legal dances
This is England
Land of a thousand stances
This is England
This knife of Sheffield steel
This is England
This is how we feel
This is England
This is England

This is Italy

Sconvolti dal destino cinico e baro
durante l’adattamento di una festa
dentro casa, più che abusiva
bene addobbata per l’occasione,
ma a loro insaputa adagiata
sul letto di un torrente. travolta
per singolari piogge monsoniche
e seguente violentissima piena,
nell’Italia ora e sempre democrista,
i politici al subbuteo, negli autoscatti,
la pena dei parenti in colpa
per le chiavi date in prestito;
i telegiornali, storie
raggirate per notizie nella più tenera
ovvia banalità del bene o male.
This is Italy.

Un mercoledì amArgine: alcune poesie di Simone Cattaneo, una canzone di Riccardo Cocciante.

ASCOLTA & LEGGI

A fine agosto il tuono morde i lampi prima che piova e
il cielo sembra sempre avere bisogno di un’autopsia,
cammino sulla strada crivellata di buche come fosse
un costoso tappeto cinese, la neve gialla è ancora lontana,
la luce pare un caleidoscopio difettoso ed io vado
dove i ragazzi hanno denti d’oro larghi come gonne a fiori
e nessuno mi potrà più servire da bere vino tagliato con il solfato di rame.
Ormai è un furto ogni prospettiva di fuga.

*

Appesa per le caviglie ad un albero del viale
ho incontrato per la prima volta l’unica donna che ho mai amato,
avrei voluto proseguire ma mi ha chiesto uno sguardo
mi ha domandato di guadare un fiume inesistente fra le stelle,
quindi mi sono arrampicato fino all’orlo del suo viso ma
non si è scomposto, nulla del mio corpo mi ha nascosto.
Immersa nel suo odore mi ha aperto il petto così che
potessi sentire il suono del colore,
colmo di paura ho promesso che avrei imparato ad aspettare,
ho fatto un giro intorno all’albero e
la mia donna era svanita, rapita dalla frutta candita di
un’isola caraibica. Mi sono legato per le caviglie ad un lampione
per capire la sua prospettiva e riallineare la mira,
ammassati intono a me sbavavano dei cani, con le mascelle di vetro
in fiamme ma la terra si è asciugata e la festa è finita.
Non ho più incontrato una donna così bella, forse sì,
è la carne che tutte le notti mi dorme accanto
persuasiva nelle cosce, elegante nelle mani, luce morale nei fianchi
ripiegata e indistinta come uno scheletro di pesce.
Sono certo, siamo l’uno la proposta dell’altra.

*

Le ragazze più belle ballano nel centro della discoteca
con un crocefisso appeso nell’elastico alto delle mutandine, a riprova
del loro amore acceso verso dio e il cazzo, sicure di non
precipitare dal montacarichi di un palazzo e di non dovere
mai lavare vestiti in consunti pneumatici trasformati in tinozze.
Bramano un uomo che sappia muovere bene il bacino a ritmo di
R&B, indossare un cappello con nonchalance e sfilare in un
ristorante con un completo di Armani. Ormai l’alba crolla e il cielo si
dissangua in feroci miraggi.

*

Arrivano stranieri bramosi di niente dagli altri continenti,
mi auguro non si integrino ma sgozzino i nostri ragazzi,
violentino le nostre donne chiuse in chiese, palestre e discoteche,
mi ammazzino per primo sarà un piacere, basta sorrisi avvizziti
al gin, sconfinamenti nei campi magnetici, non mi interessa se
la statica si equivalga alla dinamica, è giunta l’ora che i
rottami privi di sesso dai dialetti strani: albanesi, criminali o
calabresi brucino questa nuova Milano di Averna e cambiali, nessuna
visione metaprospettica, vivono in macchine abbandonate in balìa
del gelo, torce di immondizia, corpi vivi ma già in avanzato stato
di decomposizione. Milano ti amo dalla ’ndrangheta al Cenacolo Vinciano
ma sentire una vecchia canzone alla radio e poi ringiovanire
di dieci anni non serve a nulla, è un saldo di fine stagione
dieci Tavor da un ml e due litri di vino bianco non fanno più la
differenza è solo un vapore che ti assale alle spalle:
è un verde chiaro lo sfondo di questo giorno.

(Simone Cattaneo, da Peace&Love, Il Ponte del Sale 2012)
per saperne di più:
https://it.wikipedia.org/wiki/Simone_Cattaneo

Via Lattea

alba, tramonto, cielo rosso
pali e cavi della luce,
sarà sempre buio: dille la visione
anche se non ricordi,
è pur sempre Via Lattea
fanne frasi appartate
riconoscibili. in amore
il precariato è abitudine
ma ogni istante
va scolpito nel cuore

puntuale la virilità
viene presa in custodia
da sale d’attesa.
il mormorio assume pose,
virate da stormi
abbagliati in volo.
un tempo bastava la morosa

non dubitare,
Lei è più uomo di te,
sa restare sola
non teme urti
dopo averne subiti tanti.
potresti anche ucciderla,
morirai tu.
naufrago come sei
tra un vestitino a fiori secchi,
collant arancioni

culo ingrossato
per la maternità,
tiene in seno figlia e iphone
non disdegna entrambi.
ha coraggio,
non si vedono spesso
madri così
sulla Via delle silfidi sterili

centocinquanta femminicidi,
quattrocento caduti al lavoro:
nell’immaginario colpevole
la maggioranza perde

Stella Maris

fa freddo, questa mattina
è più carogna di quanto creda,
Stella Maris tra case popolari,
lavoratori, strette di mano,
scolari, il fumo esce sputato
da una locomotiva in corsa,
la ragazza e una vetrina di mode,
un uomo la guarda, lei sorride,
lui la segue, tra passanti,
soldati inquadrati e in marcia
senza voglia di guerra,
sbarre sorvegliano i passaggi
a livello, in città
manifesti stanchi di umidità,
guardie all’angolo, ce n’è
sempre uno da girare;
qualcuno insegue lancette
e orologi fin troppo puntuali,
un uomo vuota il secchio in strada,
il gatto pensava fosse latte,
ma non fa una piega, svolta
verso il mercato del pesce