Mancini

lo stesso mondo infrequentabile
per poi ritrarsi quando il naso
non sa più distinguere gli odori

ne ho incontrati di tutte le risme;
salvo soltanto chi usa la sinistra.
la destra non è la mano del cuore

scambisti di letture, incompresi,
madonnine, incomprensibili, acrobati,
puttane, sosia di

avessi un caminetto potrei decorarlo
con tante teste dai begli occhi di vetro

i peggiori non separano mai l’arte
dall’amicizia interessata, è drammatico
che all’inculata non corrisponda paga

nessuno è migliore di quelli già morti,
hanno detto tutto non possono più mentire:
io sono di gennaio e so di ghiaccio

se non scuoce a fiamma lenta
è tanto tenero il dimenticatoio

Odierna

Coperti di maniche per non sorridere,
non confessare anzitempo, che poi
ogni crimine cade in prescrizione.
Pochi conoscono il norvegese, tardano
in qualsiasi versione i condoni.
I cordoni stringono borse.
I fianchi, delizia e croce,
tutti acquattati dietro un cespuglio,
ma nessuno sta dalla stessa parte.
L’indovino sempre pronto a cogliere
le fate, gli umori, il nero delizia
dato in pasto ai verri.

le cose proseguono

misericordia è carota
da rincorrere sulle montagne russe
per riguadagnare la stima
dell’intero essere in corpo

per esempio, tornerà Natale
potremo sciare sulle ferite bianche,
subite o inflitte
non ne vediamo le profondità,
che non si sa mai
quale acqua prediliga il nuotatore

le cose proseguono
sui soliti due filari, cortesia
e finzione che
i più applaudono convinti.
cada la carne, peggiori la vista,
muoiano i denti durante bei discorsi

ognuno fatica la sua dote in silenzi,
non c’è scelta, i bar chiudono presto,
abbassano serrande deluse per gli incassi.
tutti a casa
anche i baristi hanno una vita

Sienna Miller

Mio Dio, com’è stanca
la ricerca della bellezza!
(da Novecento pt.1 di B. Bertolucci)

Sienna Miller agita lo strascico
nel tripudio di un sogno erotico
dove anche i bambini muoiono
e i dannati piantati, a materializzare
incubi come catene di tappi a corona,
e i politici fanno a gara
per ingraziarsi gli imbecilli
con cifre fasulle,
mentre il mare si rivolge al crematorio
non sapendo più
a quale prete votarsi,
non certo alla fragile personalità
dell’ignoto d’occasione
capace di esprimere inorridito
un’opinione pronta alla sputacchiera,
a offrire due monete di carità pelosa
per tacitare l’incubo,
dare alibi alle incoerenze in nero
di una diva a caso.
Non c’è futuro dopo la fine del tempo,
Greta apri la partita iva!
Il sogno erotico libera
un semi respiro altrimenti mozzo,
vite da pesci ingrassati anzitempo
nella speranza di libertà
che solo l’oppressore sa promettere.

parabola

dai banchi dell’umanità
qualcuno grida
bisogna finirla! getta benzina
e un cerino acceso

violare i termini del coprifuoco
è il peggiore dei crimini,
tutti a casa dunque
gli eguali a ritenersi pezzi unici

mentre la parabola riposa sul tetto,
tra millenari, sterco di rondine,
polvere morta e un ribollire
in stagioni mai mezze

pregate rimanga là,
non precipitino colori stinti
dai quadri, e non provarci
che non sai della mia vita

e tutta la vita sangue,
corsi di taglio e cucito.
Crudele nel cancellare,
appallottolare e gettar via.

La Settimana

«È estremamente gentile
da parte vostra pensarmi qui
E vi sono molto grato per aver chiarito
Che in realtà non sono qui…» Syd Barrett

Lunedì. Il gatto pigia, pigia,
per ricavare latte in polvere.

Martedì. Piogge improvvise
portano freddo, caldo, poi freddo.

Mercoledì. Non è folle
scegliere Dio per non essere animali?

Giovedì. Odio l’autunno,
da ferragosto ai morti, nessuna festa.

Venerdì. Robinson è scappato dall’isola,
un carro attrezzi rimuove due imbecilli.

Sabato. le previsioni anticipano
una sciagurata fine settimana.

Domenica. Nessuno è più qui,
il sole ha riempito la terra dei vasi.
La neve, come spesso, tarderà a venire.

Reale

Il reale è parco.
Se l’occhio è nudo,
certo patirà freddo.

La carne, gelsomino
rampicante sui legni:
il sentimento più puro,
volatile e pronto
per diventare Infinito,
o finire nel cestino
con altri studenti fuori sede.

La mia casa
è ovunque sia Tu.

E per antitesi vigliacca
un pessimismo carnale da poeta
pronto a vendersi
per le sue lagne.
Oppure a cedere
al primo moto contrario;
al non so cosa ho detto,
ma mi è piaciuto.

A voler chiudere
questo armamentario fiacco,
per redimerlo, dirò
non esiste poeta civile,
ma c’è carne, la più rara,
che sa pensare.