Canto bianco

consumate lettere, pronunce indefinite,
malgrado tutti i sinceri artisti
mossi e presi nella voluttà d’apparire
dai profumi di rosa e giarrettiera:
quel che conta è non essere

stupire nell’illusione d’essere primi,
in realtà beati gli ultimi,
gli inapparenti, le loro briglie contuse
fanno schiocco e musica
senza svendite di partitura

hanno il canto bianco, il meglio,
non bisogno d’altro in glorie

le loro lettere dicono,
non esigono tributo

I Capi

I Capi hanno facce distese,
sorrisi sbiancati e bicipiti lavoratori,
i più anziani portano con sommo decoro
dignitose gobbe d’esperienza.
Le donne indossano firme, non fosse
per i canini pronunciati e dissonanti
con certa vocazione da sposa cattolica.

Saggi come il vuoto,
i Capi non conoscono fame e freddo
perché lavorano trenta ore al giorno,
per loro è passatempo
percorrere la Nazione in lungo e in largo,
capire meglio i bisogni della gente
e parlare al popolo, loro fragile creditore,
allegando ogni volta l’Annuncio tanto caro
di una nuova, straordinaria, riforma.

Mussolini, cento chili d’ossa
altrettanta pappa e ciccia, fa capolino
a benedire la nostra bella libertà.

I Capi sanno bene
che la guerra è pace, la povertà ricchezza,
non hanno parte né colore,
come diamanti restano per sempre.

tutte le poesie

i sogni a turno sono vittime
di sonni leggeri e cupe vampe,
invocano piaceri a pioggia
che rivedranno il sole:
tutto tace, anche l’eco, ben oltre
la necessità di rinsavire

nel conforto senza fede
tutte le poesie cercano sostanza.
bisognerebbe tacere
quando c’è nulla da dire su vicoli
diventati campi d’amore e guerra
per opposte fazioni di felini

ce la siamo fatta 70

Negazionisti del menga, più negate e più v’infettate, fosse solo per questo rimarrei indifferente, il guaio è che poi infettate anche gli altri. Per voi si dovrebbe studiare una mascherina coatta con la serratura, asportabile solo da chi ha la chiave: qualcosa di simile aveva preconizzato il buon vecchio Dumas nel suo romanzo La Maschera di Ferro. Poi ci sono le scuole, apriranno per chiudere poco dopo? Non riapriranno? I grillini le apriranno come scatolette di tonno? In questo momento di così grande incertezza nella nostra storia patria rimane la radio, vecchia compagna di sempre, con la sua musica e i suoi notiziari. Ultimamente però sono stato vittima di strane immondizie musicali, a un punto tale da provocarmi sfoghi e reazioni del tutto impreviste. Eccone alcune:
Bella d’estate di Mango, nella versione di Michele Bravi, mi ha fatto perdere la fede
Dopo avere ascoltato Lorenzo Jovanotti cantare Caruso di Lucio Dalla ho chiesto un TSO
Tiziano Ferro che canta Rimmel di De Gregori mi ha indotto un tentativo di schiopparmi le vene.
Dopo avere ascoltato Dorado di Mahmood, ho pensato intensamente ai bei tempi della Guerra Fredda.

I problemi sono altri, lo so bene, ma anche le radio però…

ce la siamo fatta 66

Allegri! Si torna a scuola. Arrivano i banchi monoposto biplano come nel ’15/’18 e la ministra Azzolina può ritenersi soddisfatta. Si tratta di banchi talmente buoni e carrozzati, che un paio di questi saranno affidati a Vettel e Leclerc per vedere se finalmente riusciranno a ritrovare la zona podio in questa disgraziata stagione automobilistica di F1. Le scuole saranno attrezzate con locali a hoc coi box per il cambio gomme e rifornimento di carburante. Non usciamo però dal seminato, la scuola è importantissima, se fontana e i suoi accoliti l’avessero frequentata un po’ di più forse non saremmo messi così male, specie in Lombardia. Comunque le linee guida sono sempre più chiare, la prima recita : Ognuno per sé e Dio per tutti!, la seconda: Si salvi chi puòòòò! Però insegnanti e insegnante saranno bellissimi con le nuove mascherine trasparenti, così come gli allievi, che potranno calare la mascherina in classe come un poker d’assi. Su dai, ce la faremo???!

Ce la siamo fatta 65

Fin dai tempi più remoti la stupidera ha fatto parte dell’animo umano, ma ora con il vairus ha subito un incremento che è sotto gli occhi di tutti. Impossibile negare, oltre ai negazionisti, sempre pronti a sparare cazzate e quelli tedeschi a sfilre con bandiere del loro reich millenario, segnalo l’esistenza dei teologi di ritorno, quelli che hanno iniziato a credere in Dio solo dopo che Briatore si è beccato il vairus e per questo lo hanno messo ai domiciliari dalla Santanchè. In moschea abbiamo subito alcune perdite. Cobra, ovverosia Er Cobbra per gli amici, è ritornato in America riportandosi dietro la bella Melania, alias first lady, giusto in tempo per pronunciare un discorso (questa volta non ha copia incollato niente, pare, dal discorso di Michelle Obama) a favore del marito Donald “The Wild Cat” Drumpo in occasione della sua investitura (non da parte di una baleniera) a candidato per un nuovo mandato da presidente iùesèi. Vogliamo poi parlare di quel tè freddo che aumenta del 15% la possibilità di avvistare alieni? Eh, è davvero un grande mondo il nostro!

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Veglia

Un’intera nottata
buttato vicino
ad un compagno
massacrato
con la sua bocca
digrignata
volta al plenilunio
con la gestione
delle sue mani
penetra
nel mio silenzio
ho scritto
lettere piene d’amore

Non sono mai stato
tanto
attaccato alla vita

Giuseppe Ungaretti (Cima Quattro il 23 dicembre 1915)

*

L’addormentato della valle
E’ una gola di verzura dove il fiume canta
impigliando follemente alle erbe stracci
d’argento: dove il sole, dalla fiera montagna
risplende: è una piccola valle che spumeggia di raggi.
Un giovane soldato, bocca aperta, testa nuda,
e la nuca bagnata nel fresco crescione azzurro,
dorme; è disteso nell’erba, sotto la nuvola,
pallido nel suo verde letto dove piove la luce.
I piedi tra i gladioli, dorme. Sorridente come
sorriderebbe un bimbo malato, fa un sonno.
O natura, cullato tiepidamente: ha freddo.
I profumi non fanno più fremere la sua narice;
dorme nel sole, la mano sul suo petto
tranquillo. Ha due rose ferite sul fianco destro.

Arthur Rimbaud (1854 – 1891)

*

Ombra
Rieccovi accanto a me
Compagni miei morti in guerra
Oliva del tempo
Ricordi che ormai fate un ricordo solo
Come cento pelli fanno una sola pelliccia
Come queste migliaia di ferite fanno un solo articolo di giornale
Impalpabile e buia apparenza avete preso
La forma instabile della mia ombra
Un indiano in agguato per l’eternità
E ombra mi strisciate accanto
Ma non mi sentite più
Non conoscerete più i poemi divini che canto
Mentre io vi sento vi vedo ancora
Destini
Ombra multipla il sole vi conservi
Voi che tanto mi amate da non lasciarmi mai
E che ballate al sole senza far polvere
Ombra inchiostro del sole
Scrittura della mia luce
Cassone di rimpianti
Un dio che si umilia.

Apollinaire (1880 – 1918)

*

Il sangue

Chi può versare
Sangue nero
Sangue giallo
Sangue bianco
Mezzo sangue?
Il sangue non è indio, polinesiano o inglese.
Nessuno ha mai visto
Sangue ebreo
Sangue cristiano
Sangue mussulmano
Sangue buddista
Il sangue non è ricco, povero o benestante.
Il sangue è rosso
Disumano è chi lo versa
Non chi lo porta.

Ndjock Ngana (Camerun, 1952)

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Qualcosa è buio

Il silenzio ha dizione ben scandita
senza ombre fuorché le stelle,
dove qualcuno brucia e non si vede,
l’anno luce è patrigno
delle curiosità.

Sarà cocciutaggine parietale,
ma il cielo si racconta
veste e sveste torri di guardia,
qualcosa è buio poi no,
uccide le stelle rinviandole
verso un altro settembre.

Le sentinelle sbirciano
fino ai tronchi del bosco più in là.

L’apostasia dei cecchini in odore di vittoria
affila coltelli alla mietitura senza nome.

Si fottano autori e sceneggiatori
nel dolore caldo di chi ha perso tutto.

Niente è reale. La guerra dei poveretti,
cenere alla cenere, è sull’altra stella.

Demoni

Demoni che accompagnano i morti.
Tutti cantano e pregano
purché stiano lontani.
Si lascino amare, battezzare
domestici innocui: le loro gesta
rimangano immobili leggende.

Il vostro sesso profuma.
Ricorda il respiro della radura
dopo la pioggia.
Il sangue esiste, molti sputano.
altri vorrebbero mangiarlo.
La fame brucia anche le pietre.

Dio esiste, esistono l’Alieno
e il teologo della domenica.
C’è tanto ferro arrugginito
che ha attraversato le carni
di ogni Cristo.
Allora aiutatemi!

Se tutto questo esiste,
perché non sta qui sopra?

ce la siamo fatta 50

A questo mondo se ne trova a iosa. L’idiozia ci permea come inchiostro le carte assorbenti. Una donna, poveretta, si da fuoco per strada e, anziché soccorrerla, la filmano col telefonino. Mi sa che anche Nerone (o Neurone, l’unico che aveva?), quando incendiò Roma, anziché chiamare i pompieri abbia fatto la stessa cosa! Un po’ come Cobra, i suoi piedi assomigliano sempre di più a cingoli di carrarmato con tutta la fanga e il grasso che hanno immagazzinato. Il fetore è insopportabile, ma la first lady imperterrita continua a pippargli l’alluce (l’unico rimasto, l’altro lo ha perso in Vietnam girando un film sulla vita e l’opera di Rambo). Per protestare contro Cobra, Agone e Monnezza hanno deciso di non fare più il bidè dopo l’evacuazione mattutina. Insomma, poco che si faccia caldo siamo spacciati. A proposito, nessuno vuole una first lady extracomunitaria, ripudiata dal marito, senza alcun esborso monetario? Abbiamo messo un annuncio su Scemus, ma nessuno ha risposto. Voleva portarsela via il neomelodico napoletano Cetto Riccardi, ma lei ha declinato, porca miseria! Riccardi con duecento euro, che ci aveva chiesto, se la sarebbe portata a Mergellina per farle suonare triangolo e congas nella sua orchestra. Insomma, siamo alle solite, qualcuno vorrebbe gentilmente recapitarci un cartone di Arbre Magique?