Il mio lavoro non è bello

Nonostante mangi fuoco
l’alito non è sgradevole
nemmeno durante un bacio.
L’incoerente siede
sopra un morso, lo tira
lo allenta a piacimento.
E t’amo è conficcato in gola
sotto marciapiedi bagnati,
parole dall’impugnatura nuda
come estati fresche
e rose chine.
Non serve ricordare,
nemmeno sfoltire l’umanità,
prima o poi si morirà tutti
saltando da un cielo all’altro.
Il mio lavoro non è bello,
niente per cui valga la pena,
perché non è lo stesso che
avevo scelto da bambino.

Taddeo al bagno

Centocinquantamila euro di fontana
Taddeo può fare il suo bel pediluvio,
quando, la mattina presto
l’estate è in vacanza.
Non m’incazzo no, Taddeo
il passato breve che hai alle spalle
è il tuo miglior diritto.
Un dente sì, un dente no, sorridi un po’!
La piazza nuova non è per il traffico,
come si dice se ti mozzano i piedi:
se tagliare la testa è decapitare,
se cavare gli occhi accecare.
Come si dice per i piedi?
Ora già non ci sei più.
Mi basta saperti felice sulla fontana
il tuo talento parla per te, e io sono
l’uomo vecchio da seppellire.

letture amArgine: omaggio a LIU XIAOBO in memoria


Tranquilli, un iceberg vasto quanto la Liguria non innalzerà il livello dei mari, così come la morte di un poeta cinese, dissidente e per giunta sfortunato, non innalzerà il livello delle coscienze.
Professore, politico e poeta, Xiaobo (nato nel 1955) ha inteso l’impegno con l’umiltà e l’amore per il suo Paese, propria degli orientali, senza clamori o vanità. Quando nel 1989 ci furono le mobilitazioni che portarono agli scontri di Piazza Tienanmen, Xiaobo era in Occidente per alcune conferenze: le interruppe per tornare in Cina a dare il suo aiuto a quella lotta per un Paese più libero e giusto. La dura repressione, il sangue di quei morti non potranno cadere nell’oblio del silenzio. Scrive nella poesia Le anime dei morti in primavera: «Quella primavera, un’illusione divenne per le madri eterna pena».

È quella pena che ha spronato gli intellettuali cinesi, tra cui Liu, a redigere Charta 08. Sono gli artisti e i pensatori cinesi che hanno pagato e pagano il prezzo più alto, per aver espresso pubblicamente il loro dissenso ad un governo corrotto e oligarchico. La poesia e l’arte tutta non sono più semplice gusto per il bello, ma diventano uno strumento di lotta per una società più giusta e onesta.

Xiaobo è stato condannato da un processo farsa ad undici anni di reclusione, costretto all’isolamento e trattato peggio di un delinquente pericoloso.

A nulla è valso il premio Nobel per la Pace attribuitogli l’8 ottobre 2010, se non ad inasprire gli animi tra il governo cinese e quello danese. Inasprimento che sono costati alla moglie di Xiaobo e ai suoi familiari gli arresti domiciliari e la perdita di ogni forma di sostentamento.

Liu Xiaobo se ne è andato oggi, 13 luglio 2017.

Quella primavera, si gettò sotto i cingoli dei carri armati
Pur donando ogni saggezza pur offrendo la mia nuda anima
non sono assurto alle altezze della tomba

Quella primavera, un illusione divenne per le madri eterna pena
da allora ogni primavera
è legata con ceppi e catena

Ma io so
essa è prova e lascito delle anime dei defunti

Quella primavera, il crollo delle mie speranze
Il mio esile corpo la mia debole anima
se ne andarono prima del primo fascio di luce
Temo ogni prodezza da eroe
e non ho la forza d’infierire su me stesso
Una vita rinchiusa
lotta nel vuoto
Posso solo accendere una sigaretta
afferrare saldamente ogni attimo della caduta
sopravvivere è una prova
nessuno sa
se crollerò in meno di un’ora
Ho verniciato di nero uno specchio
lo lecco finché sia lucido da riflettere di nuovo
[…]

Una lettera mi basta

per Xia

una lettera mi basta
per andare oltre e
trovarmi a parlare con te

proprio come il vento che attraversa
la notte
e usa il suo sangue
per scrivere un verso segreto
che mi ricorda che ogni parola
è l’ultima

il ghiaccio che hai nel corpo
si scioglie in una leggenda di fuoco
negli occhi del carnefice
l’ira diventa pietra

due file di sbarre di ferro
inaspettatamente si sovrappongono
falene sbattono forte le ali verso
la luce della lampada, segno incessante
che disegna la tua ombra

8. 1. 2000
Traduzione in italiano: Maria Cristina Donda

L’abito buono

L’abito buono non coincide con la festa.
Le feste sono in genere una noia mortale.
La morte accampata in cimitero è serena.
Quel suo silenzio è un abbraccio materno.
Mia madre non mi parla già da molti anni.
Non serve altro tempo, di più per liberarla.
La persona è ingente come vasi di gerani?
Nessun cuore esce vivo da una pianta.
Ritratti d’amore come alberi in gestazione.
Fuori piove, tu fai una doccia, sei vuota.
La dance hall deserta è pensiero d’amore.
L’amore è più importante di un geranio.
Il vostro amore mi ha tolto tutto il tempo.
Moriremo tranquilli su quei gerani secchi?
Sceglierò l’abito buono, il migliore.
Il più bello per te, così sarai nuova.

Tu che fai per vivere? (trad. di Adeodato Piazza Nicolai)

E’ disgustoso osservare come i nostri parenti serpenti europei affrontino la questione legata a un movimento di popoli da fare impallidire quelli di Goti e Unni 1600 anni fa. Ci pensino Italia e Grecia! Belle parole, compiti a casa, gli iberici che non vogliono assolutamente sbarchi nei loro bei porti, i francesi per bocca del loro impiegatuccio presidente hanno già detto “mais non”, i crucchi d’austria sono pronti a schierare l’esercito alle frontiere (un bel centenario di Caporetto col botto!), gli altri qualche altra bella parola di circostanza e forse anche una mancetta. Si fottano, che ci stiamo a fare in un’europa del genere, quando siamo già africa? “Caleranno i Vandali/gli Unni sono già qui”

Sembra ci siano vampiri
sotto questo sole.
Un bel mare tonalità salvia
t’assale a perdita d’occhio.

Un’ora, Khalid prenditi un’ora.

C’è movimento per aria.
Ti farai vivo, guardia
dentro un palazzo di giustizia
quando l’amore è tormenta
ma ha paura a scoprirsi.

Sposato, diviso, risposato
su altari da campo,
morto e sopravvissuto.
La memoria è una finestra alta
senza grondaia.

Tu che fai per vivere?
Sventro ritornelli, tu?
Io li immagino

WHAT DO YOU DO FOR A LIVING?

There seem to be vampires
under this sun.
A lovely sea with sage tints
as far as the eye can see.

One hour, Khalid, take one hour.

There is movement in the air.
You will show up, a guard
inside a palace of justice
when love is tormented
but afraid to be revealed.

Married, divorced, married again
in open-field camps,
dead and survived.
Memory is a high window
with no gutter.

What do you do for a living?
I cut up refrains, and you?
I imagine them

© 2017 American translation by A. P. Nicolai of the poem
“Tu che fai per vivere?” by Flavio Almerighi. All Rights Reserved.

muoriti stella! (trad. Adeodato Piazza Nicolai)

Muoriti stella sfondata,
diceva spingendola oltre un muro,
oltre il balcone
oltre il nulla:
quello che è una nebbia
in cui si smette di sentire
di pensare, molto molto buia
soltanto più nessun tormento.

Il nero è troppo erotico
per essere nulla senza accatti,
muoriti stella! Il mio stellicidio
verrà dopo il tuo, crepa tu
che io son Dio!

La spinse oltre i gerani,
oltre la pioggia che non cadeva
dentro un pomeriggio oppresso
di sole fondente e aria ferma.
Lei sparì in fretta, oltre gerani
sole fuso e aria ferma,
oltre la pioggia che non veniva,
ma lei non cadde, volò.

DIE STAR!

Die banged up star,
he said pushing it over the wall,
over the balcony
over nothingness:
that which is the fog
where nothing is heard
or thought of, very very dark
only no suffering left.

The dark is too sexy
to be nothing with no hooks,
die star! My star-drippings
will fall after your own, you die
since I am God!

He pushed it beyond the geraniums,
beyond the rain that wasn’t falling
on an oppressive afternoon
of melting sun and air stillness,
beyond rain that wasn’t coming,
but she didn’t fall, she flew.

© 2017 American translation by A. P. Nicolai of the poem MUORITI STELLA! of Flavio Almerighi. All Rights Reserved.

Sei rara direi

Solitaria, unica
riferente di me stesso.
Tette piccole, occhiali grossi
a rivestire lo sguardo fermo
da ritenere solitudine un’arte
di una cinquantina d’anni fa.
Sei rara direi
dopo essermi spinto oltre
luci passeggere
dietro ginocchia palladiane,
poi basta.
C’è il momento in cui
tutto è stato inventato
dal nulla al dimenticatoio.