i settanta

passammo insieme
fino al ritorno
smarriti i settanta
in giro per chilometri
per tanti anni
a dare la voce
sotto il sole
di buona parte di giugno,
lo stomaco splendeva
emanava una luce
da zolletta di zucchero:
noi stessi non mettemmo
mai piede sulla felicità,
il cappello piatto
moriva nell’ombra
e noi tutti a farneticare
di ogni cosa
su cui poterci prendere
scontrare,
la ragione si sa
non è una cosa seria,
Teresa lo sapeva,
frequentava la spiaggia
non dava confidenza
e tornava al negozio
certa di essersi salvata
da noi politicanti,
ebeti resi complessi
dalla portata doppia
dei nostri stomaci,
i cavalli non ruminano,
i cavalli digeriscono greci
(a Giusy Verbaro)

ora d’aria

dell’ora d’aria dolcissimi
ricordi di passi strascicati,
la morte non insegna, raccoglie.
Misurato a naso il pavimento
senza fatica ci innamoreremo
della cima e di molte altre cose,
l’amore consegna, semina

e da tutto questo entrare
non so quanto sarà possibile uscire,
andare oltre come suore
la cui assunzione canta
tra campane a festa

la sera fu breve

la sera fu breve.
schiacciata di lato
attraverso, di fronte
fuochi freddi
un casotto abbandonato,
il mare viola non vide

Stasera cosce di Poeta,
distratto e affamato
da non volersi accendere,
arrostite a fuoco spento.
Scusa non mi va, scusa.
il canto mi si spezzò dentro.

Tutto buono, bellissimo
ma non va giù niente.
mi sarei schiacciato un tempo,
adolescente, occhi compresi
pur di vederti
nuda fino all’anima.

Stasera no
e quel mare idiota
non muta

Il tempo è incerto

e, sorridendo mi ritrovo
militare dal pollice alzato
ancor prima di respirare, prima
di qualsiasi altra cosa, tu.
Infinita attesa
dell’interlocutore
di tenere notti.

Si può vivere più a lungo
cavalcando la religione di turno,
lucidare i gradi
aprire camicie sul petto
per arrivare al cuore.

Pantaloni bianchi
ampiamente vissuti
dentro universi paralleli
molte copule, molto onore
è strano,

ma le calzature più antiche
sono disegnate da stilisti nuovi,
oggi il tempo è incerto
brutale il suo sguardo.

due ragazzi gratis

molto tempo è passato
molto non ne abbiamo,
rondini in cielo, passeggiatrici
nemmeno una lupa
potrà salvarle

fossero qui ora,
farei un bagno nella tinozza
mi consegnerei
fino a farmi prendere,
ma non sono qui

dopo simili incidenti
rimanere in vita
è una bestemmia,
rende capaci di tutto.

Andate a pagina due,
due ragazzi in vendita
nessun acquirente
due ragazzi gratis

fauna amArgine: un calcetto al cosidetto ministro del Lavoro Poletti

Rimanga tra noi e i due o trecento che leggeranno. Poletti il presunto ministro, è appena normodotato nel senso che ha il pollice opponibile come tutti i primati e qualche bancario. Ha fatto carriera partendo dalla FGCI, facendosi un culo così a forza di chiudere cappelletti per i festival de l’Unità. Cosa lo distingueva dagli altri, a parte le non eccelse doti intellettuali? Una non comune capacità di maneggio (non dei cavalli) lo stare sempre dalla cosca, ehm… pardon, dalla parte che vinceva. Il PD (nelle sue varie sigle e declinazioni dal rossissimo al rosè al profondo renziano, governa la mia amata Emilia Romagna da 71 anni. Trovatemi un altro paese al mondo dove lo stesso partito tiene il potere da così tanto tempo. Finiti i galantuomini, come i dinosauri purtroppo estinti, e non dite Bersani, perché farebbe bene ad aprire una pulitintolavanderia per giaguari. Il PCI/PDS/DS/PD è diventato partito degli affari peggio della peggior DC, delle coop miliardarie della finanza. Tutta bella gente col cuore (forse) a sinistra, ma con la saccoccia ben salda a destra. Concludendo, in Calabria c’è la ‘ndrangheta, in Sicilia Cosa Nostra, in Campania Jenny ‘a Carogna. Cosa c’è in Emilia Romagna, chi fa sì che non si muova appalto che dio non voglia? Lo scrivo sanguinando lacrime di sangiovese. Glielo darei io un bel calcetto a costui, soch!

roastbeef al sangue

by Georgi Andinov

“Sa che io per l’appunto
sono semplice, so scherzare.
Semplice da ferire
da guarire. E mi lascia fare
una coorte di errori
tenendomi per mano”

È stupido che, come noi
milioni di limoni
giudizi pressanti e diversi
rispettino casette
buone a nulla, allineate
dipinte dello stesso colore.

Ignobile tempo prestato
alla tranquillità dell’abbaglio,
non c’è retribuzione
nessun imponibile sufficiente
a saldare un conto, un
roastbeef al sangue.

Niente e nessuno è più grande
di noi. Tutti sappiamo,
spaccare teste non è bene
ma lo facciamo ugualmente.