ascolti amArgine: Annie’s Song – John Denver (1974)

Questa canzone d’amore, scritta per sua moglie Anna, ci porta ancora a considerare il tema del “tu” come all’unica realtà che possa corrispondere all’oggetto proprio del desiderio umano. Si apre così la ricerca del “Tu” ultimo; solo in questo modo il “tu” umano non viene ridotto a oggetto da possedere.

CANZONE DI ANNA

Tu mi riempi i sensi
come una notte nella foresta
come le montagne a primavera
come una passeggiata sotto la pioggia
una tempesta di sabbia nel deserto
come un placido blu oceano
tu MI riempi i sensi
vieni a riempirli di nuovo

Vieni, lascia che ti ami
lascia che ti doni la mia vita
lasciami annegare nel tuo sorriso
fammi morire fra le tue braccia
lascia che mi distenda al tuo fianco
fammi stare sempre con te
vieni, lascia che ti ami
e amami ancora

Lascia che ti doni la mia vita
lascia che ti ami
e amami ancora

TESTO ORIGINALE

You fill up my senses
like a night in the forest
like the mountains in springtime
like a walk in the rain
like a storm in the desert
like a sleepy blue ocean
you fill up my senses
come fill me again

Come let me love you
let me give my life to you
let me drown in your laughter
let me die in your arms
let me lay down beside you
let me always be with you
come let me love you
come love me again

Let me give my life to you
come let me love you
come love me again

You fill up my senses
like a night in the forest
like the mountains in springtime
like a walk in the rain
like a storm in the desert
like a sleepy blue ocean
you fill up my senses
come fill me again”.

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Canzoni di caldo e d’estate

BUON SOLSTIZIO A TUTTI

(The big heat – Stan Ridgway 1985)

(Caldo – Diaframma 1988)

(Summer of 68 – Pink Floyd 1970)

(Estate – Bruno Martino 1960)

SE NE AVETE, AGGIUNGETE

ascolti amArgine: Zombie – Cramberries (1994)

È la canzone più celebre dei Cranberries, e una delle più celebri in assoluto degli anni ’90 che, con il suo enorme impatto, ha probabilmente contribuito al cessate il fuoco in Irlanda del Nord (nel 1994, cioè nello stesso anno di composizione di “Zombie”, Belfast era ancora squassata da sanguinosi attentati). È la canzone, tra le altre cose, che ha rivelato le straordinarie doti vocali della compianta cantante del gruppo irlandese, Dolores O’Riordan.

ZOMBIE

Un’altra testa cade lentamente,
un bambino muore
E la violenza sparge silenzio
Siamo stati noi a sbagliare?

Ma come puoi vedi non sono io, non è la mia famiglia
È nella tua testa che stanno combattendo
Con i loro carri armati, le loro bombe
i loro fucili
Nella tua testa, nella testa stanno piangendo.
Nella tua testa, cosa hai nella testa, zombie?

Ad un’altra madre stanno frantumando il cuore
Quando la violenza sparge silenzio
Noi probabilmente stiamo sbagliando.
È sempre la solita vecchia musica sin dal 1916

È nella tua testa che stanno ancora combattendo
Con i loro carri armati, e le loro bombe
e i loro fucili
Nella tua testa, nella testa stanno morendo.
Nella tua testa, cosa hai nella testa, zombie?

TESTO ORIGINALE

Another head hangs lowly
Child is slowly taken
And the violence causes silence
Who are we mistaken?

But you see, it’s not me
It’s not my family
In your head, in your head, they are fighting
With their tanks, and their bombs
And their bombs, and their drones
In your head, in your head, they are crying

What’s in your head, in your head
Zombie, zombie, zombie-ie-ie
What’s in your head, in your head?
Zombie, zombie, zombie-ie-ie, oh

Another mother’s breaking
Heart is taking over
When the violence causes silence
We must be mistaken

It’s the same old theme
In two thousand eighteen
In your head, in your head, they’re still fighting
With their tanks, and their bombs
And their guns, and their drones
In your head, in your head, they are dying

What’s in your head, in your head?
Zombie, zombie, zombie-ie-ie
What’s in your head, in your head?
Zombie, zombie, zombie-ie-ie-ie, oh

It’s the same old theme
In two thousand eighteen
In your head, in your head, they are dying

What’s in your head, in your head?
Zombie, zombie, zombie-ie-ie
What’s in your head, in your head?
Zombie, zombie, zombie-ie-ie-ie, oh

Ascolti amArgine: Ugly Sunday – Mark Lanegan (1990)

Un capolavoro lo è anche di lunedì.

BRUTTA DOMENICA

Sento il tuo sangue correre freddo
Ed è una piovosa domenica mattina
conto il milione di miglia che sto vagando
Da qui, all’inferno
Oggi

Dietro le finestre la gente spia
Non riesco a riconoscerne la gentilezza
Solo preghiere per le navi affogate in mare
Nessuna per me
E

ci vorrà una pioggia difficile per lavare via il vostro gusto
Ancora Vorrei che ci fosse un motivo a sinistra per rimanere

sono mezzo ubriaco cieco
ed è una brutta Domenica mattina
Il vento arriva con le nuvole
rifiutano di farsi da parte, come me
Perché se tutto il mondo si è fermato?
Come può cadere tutta questa pioggia?
Lasciandomi un milione di miglia lontano
da te

Perché se sono così, solo ora si sta facendo dura
dire addio o arrivederci

TESTO ORIGINALE

I feel your blood run cold
and it’s a rainy Sunday morning
I count the million miles I’m driftin’
from here, to hell today

Behind their windows people stare
can’t recognize the kindness there
just prayers for drownin’ ships at sea
none for me and you

It’ll take a hard rain to wash your taste away
still I wish there was a reason left to stay

I’m drunk half blind
and it’s an ugly Sunday morning
the wind arrives with the clouds refusing to break
apart, like me
why if all the world’s stopped turnin’
how can all this rain keep fallin’
washin’ me a million miles away from you

Why if I’m so alone now
is it getting hard, to say goodbye now
goodbye now”.

Gioielli Rubati 44: Mauro Roversi Monaco – Giuditta Michelangeli – Tone Škrjanec – Gabriella Leto – Jonathan Varani – Bruno Lugano – Giorgio Blu – Anna Leone.

IN MEMORIA DI GABRIELLA LETO E BRUNO LUGANO

Sovrastandole la mole di non so che
– palazzo, montagna – e lei pareva piccola.
Ma quasi sparivo, io,
nella bifida omertà del luïo.
S’andava verso il buio, il freddo scuro
li accartocciava, ci rintuzzava
a cerchio: serpente telescopico,
toroide sbobinato
di cinque filamenti-persone.
È l’unica maniera
per inalare tenebre;
per espirare luce, forse, domani;
caricati dall’angoscia dolce
di una menzogna antica.

di Mauro Roversi Monaco, qui:
https://www.facebook.com/mauro.roversi1?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARApcJnPPbTWXGxsvm3MXQTSIxhr1IWNAdxNtlQ4Lg4CjzEH6jkv4A-ZyEcF5OdsiDLB_MK3n6edWcYG&hc_ref=ARTu2r6E21se6guGXkN5WaGxIBI9HVORKEeEEScFe_Dk84JeqOC5PdVUmx4B5812kr8&fref=nf

*

PURCHE’ SI ASPETTI

Omnia licet
purché si aspetti
e aspettando sono morta
nelle parole che allora rifiutavi.
Ero assai misericordiosa
e alcun segno imprescindibile per te
piaga contro il Faraone d’Egitto;
non ho lasciato sangue alla tua porta
ma una qualche riga sottolineata
in un brogliaccio ammuffito all’angolo.

Ero assai misericordiosa
ma ci sarà un tempo
in cui un paragrafo si ridesterà
dietro la tua cortina
e incosciente accoglierai
il flagello di sterminio ad entrare
e tutte le mie deità nel loro livore
godranno della visita tardiva
del criminale sul luogo del delitto.

di Giuditta Michelangeli, qui:
https://giudittamichelangeli.wordpress.com/2019/05/30/purche-si-aspetti/

*

Una storia da Ljubljana Vecchia (Von Hinten)

i volti si somigliano come le giornate.
il terzo occhio è nascosto in uno strappo nei pantaloni.
la via lastricata scende indolente
e noi con essa.
non mano nella mano
o con la testa sulla spalla,
ma in un tale silenzio,
che le finestre si aprono senza fretta.
la notte è una morbida coltre,
un silenzio stropicciato tirato
su capelli di paglia.
il discorrere cupo di un lento fiume verde.

di Tone Škrjanec, trad. Amalia Stulin, qui:
Ostri Ritmi #23: Tone Škrjanec

*

Io so che cosa è il male
il suo affondo spietato
il calcolo venale
di violenza e di frode
e il suo perversare.
Ma il peccato – che muta
nei tempi e nelle mode
le sue passioni amare
non so che sia – lo ignoro
certo è vita vissuta
forse senza decoro.

di Gabriella Leto, qui:
I poeti della domenica #359: Gabriella Leto, Io so che cosa è il male

*

[ due sogni ]

Due sogni scuotono
la veste del tempo

si guardano da un grembo
sospeso, petto di fuoco
e poesie della bocca

la luce tace la danza
dei corpi

c’è solo il respiro,
la disfatta cardiaca
e le mura che restano.

All’alba si svuotano gli occhi
All’alba si giustiziano i sogni.

di Jonathan Varani, qui:
https://tremoridinchiostro.wordpress.com/2019/05/31/due-sogni/

*

Mi sono venute indifferenti le lontananze della sera
La culla planetaria dei tramonti
e la radiosità indispensabile delle colline
Reagisco alle stregonerie delle sofferenze nervose
in questa virilità soffro a tutta luce
a pieni cristalli di adolescenza smisurata.

di Bruno Lugano, qui:
https://www.facebook.com/BrunoLuganoPoesia/

*

poi venne un’altra alba
rosalba si guardò attorno
raccolse nella tovaglia di uno sguardo
quello che aveva da portare via
delle altre cose era finito il tempo dell’allattamento
s’afferrò forte a quella maniglia di un futuro
salì leggera sul treno
in un’ampolla il santino di una religione
nessuna valigia
la collana della prima comunione
si sedette nella poltrona a guardare avanti
quello che veniva
alberi soffitte margherite fili nuvole
ai passaggi a livello
chiudeva col cemento le porte agli addii
apriva libri delle prossime fermate
terminò
quando ormai era giunta
in centro
del primo domani
erano capitoli tinti freschi
non c’erano mobili, ancora,
i fiori erano smilzi
le pareti sapevano di bucato
nell’aria canti di foglie
cicale in bicicletta

di Giorgio Blu, qui:
https://www.facebook.com/jonny.poesia?__tn__=%2Cd-%5D-h-R&eid=ARDFhguOhSJw3ZmHH5OYp9SMIOVuA8WoSLc9wWUjEJdICz3RSGZI3yvkxS8KVci0L2XX-lrtmPhcKpyV

*

Nel buio di silenzi

Gli scricchiolii che sento
sono del legno che respira,
per gli spazi che concede.

Ora so, per somiglianza,
che non sono assoluta,
ma un reticolo dentro cui avvengo.

Se smaglio la rete,
risalendo dal petto fino alla gola,
nel vocio del mondo straripo: Indifferenziata voce, cròtalo senza canto.

Ricongiungere vorrei, anello su anello, il tronco,
per sentirlo respirare
oltre le fronde

Chè il crepitio del legno
è la riottosa voce dell’abero
sacrificato al taglio,
orfano di radici.

La mia voce inconfondibile
è il prana del mio intimo giardino,
acqua del midollo
della mia appartenenza.

In questa notte che sfronda e svela,
in questo buio di silenzio e radici
che mi invadono e risalgono fino alla bocca…

di Anna Leone, qui:
https://vocisottili.wordpress.com/2019/05/31/nel-buio-di-silenzi/

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ascolti amArgine: Some Candy Talking – The Jesus & Mary Chain (1986)

Li ho adorati fin dal primo singolo, per quel loro fare rock anni Novanta/Duemila a metà degli anni Ottanta: li ho amati perché ogni volta che li mettevo sul piatto in radio, il telefono scoppiava e in genere la domanda era: Ma checcazzo stai trasmettendo, vattene a casa! Le allusioni contenute nel testo sono molto chiare. I ragazzi all’epoca erano pieni fino alle punte dei capelli.

Un po’ di chiacchiere dolci

Sto andando laggiù, stanotte
A vedere se riesco a rimediarne un po’
di quel sapore,

Quel sapore di qualcosa di caldo e dolce
Che ti scuote le ossa e ti alza la febbre

Sto andando in quel posto là, stanotte
Quel posto marcio e affamato.
Dovessero brillare tutte le stelle del cielo, stanotte
Non potrebbero smorzare lo scintillio dei tuoi occhi.
Ma è così dura essere l’unico
A toccare, provarci, ad essere obbligato a farlo solo per divertirmi.
E’ troppo pretenderlo da un giovane cuore,
Perché i cuori sono la cosa più facile da infrangere.

Dico porcate e me ne vado via,
Ripiegato dentro me stesso,
Eppure ne voglio ancora di quella roba,
Di quella roba. Di qualche parola dolce.
Qualche dolce chiacchierata.

Amo il modo in cui cammino
Amo il modo in cui parlo
E’ colpa del modo in cui cammino
E’ solo il modo in cui parlo

E io ho bisogno…
Di tutta quella roba
Dammene un po’
Di quella roba
Voglio la tua dolcezza,
voglio la tua dolcezza,
Ne ho bisogno,
Dammela,
La tua roba,
Dammela,
Voglio la tua dolcezza, voglio la tua dolcezza.
Voglio la tua dolcezza.
Voglio la tua roba.

TESTO ORIGINALE

I’m going down to the place tonight
To see if I can get a taste tonight
A taste of something warm and sweet
That shivers your bones and rises to your heat

I’m going down to the place tonight
The damp and hungry place tonight
Should all the stars shine in the sky
They couldn’t outshine your sparkling eyes
But it’s so hard to be the one
To touch and tease and to do it all for fun
But it’s too much for a young heart to take
Cause hearts are the easiest things you could break

And I talk to the filth and I walk to the door
I’m knee deep in myself
But I want to get more of that stuff
Of that stuff

Some candy talking
Talk

And I want
And I want
Some candy talking
Some candy talk
I love the way she’s walking
I love…