Ascolta & Leggi: Loredana Bertè, Professore – Poesie Antifasciste

Se è vero che l’ignoranza delle leggi non scusa, l’ignoranza della Storia scusa ancora meno.

Sette fratelli come sette olmi,
alti robusti come una piantata.
I poeti non sanno i loro nomi,
si sono chiusi a doppia mandata :
sul loro cuore si ammucchia la polvere
e ci vanno i pulcini a razzolare.
I libri di scuola si tappano le orecchie.
Quei sette nomi scritti con il fuoco
brucerebbero le paginette
dove dormono imbalsamate
le vecchie favolette
approvate dal ministero.

Ma tu mio popolo, tu che la polvere
ti scuoti di dosso
per camminare leggero,
tu che nel cuore lasci entrare il vento
e non temi che sbattano le imposte,
piantali nel tuo cuore
i loro nomi come sette olmi :
Gelindo,
Antenore,
Aldo,
Ovidio,
Ferdinando,
Agostino,
Ettore ?

Nessuno avrà un più bel libro di storia,
il tuo sangue sarà il loro poeta
dalle vive parole,
con te crescerà
la loro leggenda
come cresce una vigna d’Emilia
aggrappata ai suoi olmi
con i grappoli colmi
di sole.

Gianni Rodari – Compagni fratelli Cervi – 1955

*

ALLE FRONDE DEI SALICI

E come potevamo noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo ?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.

(Salvatore Quasimodo, “Giorno dopo giorno”, 1947)

*

Dove vai, rasentando i muri della città
sembri assorto in pensieri lontani,
forse stai ricordando la tua gioventù,
i tuoi vent’anni,
anche allora rasentavi i muri imbracciando un fucile,
qualcuno vestito di nero voleva impedirti di realizzare i tuoi sogni.
Qualcuno voleva impedirti
che altri uomini, altre donne, altri bambini
vivessero in un mondo diverso
fatto di lavoro, di benessere, di felicità
non so se oggi si possa dire
che tutto si sia realizzato..
ma i sogni restano
e quelli nessuno potrà toglierteli
vecchio partigiano.

Pietro Tajetti “Mario”

*

Così giunsi ai giorni della Resistenza
senza saperne nulla se non lo stile:
fu stile tutta luce, memorabile coscienza
di sole. Non poté mai sfiorire,
neanche per un istante, neanche quando
l’ Europa tremò nella più morta vigilia.
Fuggimmo con le masserizie su un carro
da Casarsa a un villaggio perduto
tra rogge e viti: ed era pura luce.
Mio fratello partì, in un mattino muto
di marzo, su un treno, clandestino,
la pistola in un libro: ed era pura luce.
Visse a lungo sui monti, che albeggiavano
quasi paradisiaci nel tetro azzurrino
del piano friulano: ed era pura luce.
Nella soffitta del casolare mia madre
guardava sempre perdutamente quei monti,
già conscia del destino: ed era pura luce.
Coi pochi contadini intorno
vivevo una gloriosa vita di perseguitato
dagli atroci editti: ed era pura luce.
Venne il giorno della morte
e della libertà, il mondo martoriato
si riconobbe nuovo nella luce……

Quella luce era speranza di giustizia:
non sapevo quale: la Giustizia.
La luce è sempre uguale ad altra luce.
Poi variò: da luce diventò incerta alba,
un’alba che cresceva, si allargava
sopra i campi friulani, sulle rogge.
Illuminava i braccianti che lottavano.
Così l’alba nascente fu una luce
fuori dall’eternità dello stile….
Nella storia la giustizia fu coscienza
d’una umana divisione di ricchezza,
e la speranza ebbe nuova luce.

Pier Paolo Pasolini

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Gioielli Rubati 35: Salvatore Leone – Bianca Bi – Tiziana Pizzo – Antonio Bianchetti – Janine Bonifacio – Tramedipensieri – Vicente Vives (Tin) – Giuditta Michelangeli.

White rabbit and Sandy rabbit on blue background

CARI TUTTI, NE APPROFITTO PER PORGERVI I MIEI MIGLIORI AUGURI PER QUESTI GIORNI DI PASQUA E DI LIBERAZIONE. PRENDO UN POCHINO DI RIPOSO: TORNO IL 23 APRILE. A PRESTO.

Alle spalle di Alicudi

Credevo che i giganti mi sentissero
anche da lì, alle spalle d’Alicudi, dove finisce il mare.
Troppo giovane per gridare lontano, chiedere alghe d’oro
alzando braccia d’azzurro che mente.
Sapevo della pece sui gomiti, degli abbandoni alle pietre,
lamenti che diventano inni, o delle mani fatte di sale.
Mi chiedevo cosa ci fosse di così divertente
a giocare nel mare, nei gridi spensierati delle feste più calde,
come avrei potuto sorridergli.

Speravo che i giganti mi sentissero
anche da lì, dove l’acqua sanguina tramonti.
Che gli dessero la colpa.
Troppo giovane per mandare Bronte
a spaventare il mare che si prende tutto
e restituisce il cattivo odore
dei silenzi alla conchiglia, brezza più cruda
che si ferma addosso.

di Salvatore Leone, qui:
https://ssalvatoreleone.wordpress.com/2019/03/31/4684/

*

Io devo dirti una cosa

io devo dirti una cosa
ma dopo che l’avrò detta
la chiuderò dentro un baule
sotto tutti i panni in disuso
l’adagerò sulla spuma del mare
perché sia tortura per i sassi lontano da bocche
umane
da orecchie sorde all’agonia di un’onda.
resisterà come le disperate cose
che non hanno fine.
dopo che l’avrò detta non potrò più
guardare nei tuoi occhi
che mai sono stati miei
ma che ho tenuto stretti stretti
in un centimetro di pelle,
volerò nel vento
insieme a qualche piuma
come una paziente formica
porterò il mio fardello senza peso.
dopo che l’avrò detta io sarò
più sola che mai, poi
non avrò più voce: ti amo.

di Bianca Bi, qui:
https://biancabiblog.wordpress.com/2019/04/02/io-devo-dirti-una-cosa/

*

dico di risucchio lieve alla gola

vorrei qualcuno a svinarmi il dentro
quello liquido per scelta, sgrondato alla bocca
da salvazione vorace o da
spaccio d’endovena

non parlo d’errata corrige, o di camuffo

dico di risucchio lieve alla gola
a tirar fuori reliquie d’accenti inesatti, marciume
d’iride, muco taciuto alle mani, ristagno
umido per saliva sprodiga
non certo mia

così da restarmi asciutta e scollacciata
e pronta
per travaso d’annate mai ingollate prima
dell’alba (come si conviene) quando
il nero ancora non si slabbra
il mare menzogna

e persino l’infimo che mi sono
pare poesia

di Tiziana Pizzo, qui:
https://www.liberodiscrivere.it/biblio/scheda.asp?opereid=130491

*

L’INDACO

Anche la sera
scende a confondere
il senso della sua malinconia
a lavare inutilmente
strati di pelle
colorata appena dallo sforzo
di pulirsi ancora
e ancora vivere
tra i vetri
smerigliati del presente

Anche la seta
ricopre questi corpi
avvolti nel deliquio
vicino al disincanto
che in silenzio ripropone
la realtà insieme all’illusione
Noi guardiamo soltanto
perché dietro le sbarre
non ci sono le iene
l’attrazione è sempre
la vasca delle sirene

di Antonio Bì, qui:
https://antoniobianchetti.wordpress.com/2015/11/11/lindaco/

*

MANI FREDDE

Da allora,
ogni volta che le mie mani si raffreddano,
Nanay mi tiene per mano

Così, quando le mani di Nanay si raffreddano,
ho imparato a fare lo stesso.

7 mesi fa,
in una fredda e piovosa notte di agosto
in ospedale,
le mani di Nanay sono diventate così fredde.
Così fredde che ha fatto
accorrere tutti a nella sua stanza

Ero così spaventata.
Mi bloccai per un momento.

Cosa è andato storto??

Ho provato a tenere le mani
per alcuni secondi,
per pochi minuti,
per quasi un’ora

ma quella notte era diversa,
la mano di Nanay rimase fredda per molto tempo.

quella notte,
ho capito che le sue mani possono diventare ancora più fredde.

e quella notte,
mi resi conto che non
avrei mai più, sentito il calore di Nanay.

Mi manca mia nonna.

di Janine Bonifacio, qui:
https://huedspirit.wordpress.com/2019/03/18/cold-hands/

*

Radici d’albe

.viviamo
.stretti
tra albero e radici
cerchiamo fiori
e ali verdi
su cui posare stelle
in firmamento d’albe

viviamo
.vicini
tra terra e nuvole
sgretoliamo il mare
c’immergiamo
nella sua voce

viviamo
a due passi
dal cielo
tra vento e lampi
d’umore

d’amore .viviamo

di Tramedipensieri, qui:
https://tramedipensieri.wordpress.com/2017/07/14/radici-d-albe/

*

No lo consigo

Perso nel passato, continuo, ci provo
Quella verità che giace e che vorrei.
Dimenticato nella fede della mia chimera
Mi convinco solo, mento anche a me stesso.

Posso iniziare la voce del mio lamento,
sconfiggere il trambusto dell’attesa.
Posso essere di nuovo per te
e tormentarti mentre mi tormento.

Posso scavare in me stesso e convincermi
che tutto è possibile, che niente
vale la pena se non sei con me.

Posso trovare me stesso e allo stesso tempo perdere me stesso
in quella profonda luce dei tuoi occhi.
Potrei, ma non l’ho mai capito.

di Vicente Vives, qui:
https://poesiainstante.wordpress.com/2019/04/08/no-lo-consigo/

*

PICCOLI MOMENTI D’ESSERE

Troverò una vecchia donna
davanti allo specchio,
no – non una donna
ma un essere asessuato
ed ermafrodito.

Gli dirò:
– hai trovato il simmetrico
senso? Il gesto finale
in cui converge il perimetro
di una formula eterna?
Mi risponderà: – no,
ma ho lucidato quel paio
di scarpe lasciate alla porta
dopo l’uggiosa tormenta
di giugno,
avevo l’inguine stanco
per tanta corsa.
Erano accanto
all’ombrellino di seta blu
che portava gli occhi
di mia madre
come un serto nuziale
di stelle.

Solo questo ora so.
Ricordo il non nitido,
il momento d’essere
non accessoriato,
l’inutile rivolgersi sempre
allo stesso sole
e sentirlo accecante solo
un’unica vera volta
inaspettata
come un graffio di epifanica
rivelazione sulla pelle.

di Giuditta Michelangeli, qui:
https://giudittamichelangeli.wordpress.com/2019/04/08/piccoli-momenti-dessere/

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Ascolti amArgine: The Nile Song – Pink Floyd (1969)

Un brano, tutto sommato, singolare per il sound dei Pink Floyd: hard rock, contenuto nella colonna sonora del film More. Uno dei pochi casi in cui è più famoso il soundtrack del film. Alzi la mano chi ha visto More: in palio ricchi premi e cotillon (e non fate i furbi su youtube)

LA CANZONE DEL NILO (trad. Francesco Komd)

Stavo in piedi accanto al Nilo
quando vidi la ragazza sorridere
avrei voluto afferrarla per un momento
per un momento

Le mie lacrime scorrevano come quelle di un bimbo
come ondeggiavano disordinati i suoi capelli d’oro
poi spiegò le ali per volare
per volare

Alzata in alto dai venti
sempre andando dove le piace
raggiungerà le isole nel sole

Seguirò la sua ombra
l’osserverò dalla finestra
un giorno si accorgerà di me

Sta chiamando dal profondo
chiamando la mia anima in un sonno infinito
è destinata a trascinarmi giù
trascinarmi giù.

TESTO ORIGINALE (ROGER WATERS)

I was standing by the Nile
when I saw the lady smile
I would take her out for a while
for a while.

Oh, my tears wept like a child
how her golden hair was blowing wild
then she spread her wings to fly
for to fly.

Soaring high above the breezes
going always where she pleases
she will make it to the islands in the sun.

I will follow in her shadow
as I watch her from my window
one day I will catch her eye.

She is calling from the deep
summoning my soul to endless sleep
she is bound to drag me down
drag me down”.

Concorso di poesia La Staffetta: vincitori e cerimonia di premiazione

Anzitutto un sentitissimo ringraziamento ai membri della Giuria, i Professori Leonardo Altieri, Bruno Bartoletti, Annalisa Rodeghiero e Francesco Sassetto, che, con il loro lavoro così serio e puntuale, hanno reso possibile e credibile l’ottima riuscita della Prima Edizione di questo premio. Un ringraziamento al Presidente della Sezione Anpi di Castelbolognese, Lucio Borghesi, e a tutta l’Anpi per l’interesse e l’entusiasmo con cui hanno seguito e valorizzato l’idea di questo Concorso di Poesia.

Riepilogo qui sotto i nominativi dei vincitori per singola sezione ma non in graduatoria:

Sezione A (Dialoghi di Resistenze): Roberto Ragazzi, Filippo Fenara, Pietro Catalano, Mariangela Ruggiu, Enzo Bacca, Maria Grazia Iriti.

Sezione (Tema Libero): Enzo Bacca, Serenella Menichetti, Veronica Agnoletti, Roberto Ragazzi, Pietro Catalano, Rosario Bocchino.

La graduatoria finale sarà comunicata durante la cerimonia di premiazione che si svolgerà sabato 27 aprile alle ore dieci presso la Residenza Municipale di Castelbolognese (Palazzo Mengoni) in Piazza Bernardi, alla presenza del Sindaco, dei Giurati, e della stampa.

 

 

Gioielli Rubati 34: Flavia Tomassini – Savina Dolores Massa – Milli Graffi – Daniela Cerrato – Bozhidar Pangelov (bogpan) – mimi – Franz – Matt Taggart.

Pimiento

Esemplarmente
soffriggo in tegame peperoni capperi e cipolla,
indecisa se aggiungere due foglie di basilico;
sono già molto profumati.
Vi rovescio un tanto d’acqua.
I peperoni di solito ne rilasciano, ma questi no.
Si vede che sono freschi.
Al Sud o in Spagna la stagione potrebbe essere
avanti. Forse sono di serra. Acqua non ne fanno.
Si vede che sono sodi.
Non esemplarmente
sto sul discrimine invisibile
che separa senso e non – senso, così come
sul fuoco ci stanno i peperoni,
Umberto Bindi canta nelle orecchie
una prosa monotona e sentimentale.

di Flavia Tomassini, qui:
https://flaviatomassini.wordpress.com/2019/03/07/pimiento/

*

Capirsi così

Macerare nel vino e nell’insonnia
capirsi mosto velenoso
e andare avanti
spaventati di sé quanto ammaliati
frugare con le unghie il proprio sangue
per berlo dai polsi un poco aperti
immaginarsi corvo su una lapide
fuggire dal pensiero
in riso roco, poco.
Capirsi così, indisponenti e odiosi
godere dell’allontanarsi dei sobri
dei maestri equilibristi
sulla corda dell’esistenza,
le corde sono cappi
per altri che domandano perdono
della loro ebbrezza malcelata
patetico urlo strozzato nella pancia
gonfia per avvoltoi incalliti
pronti nelle zanne.

Divorate pure gli epitaffi
stampati sulle fronti disperatamente vive:
facile nutrirsi della debolezza degli inferni.

di Savina.Dolores.Massa.,qui:
https://www.facebook.com/savina.massa

*

Per alzarsi.
Kreuza non sollevò le coperte.
Non si appoggiò sul gomito.
Non si drizzò sulla schiena.
Non allungò le gambe fuori dal letto verso il pavimento
sul tappeto i piedi
e prima aperti gli occhi per alzarsi.

Per alzarsi.
Kreuza cambiò in definizione della posizione orizzontale.

Una mente che demenzialmente mente.
Mentire per carenza di virtù tutte riconducibili alla mente.
Una mente mentisce.
Mentiscente. Demenza mentiscente.
Mentisce chi è sano di mente. Robusto. Corazzato.
Il mentiscente corazzato mente per eccesso di vizi tutti riconducibili
alla mente.

E chi è così debole da non saper mentire?

di Milli Graffi, qui:
http://www.archiviomauriziospatola.com/prod/pdf_archivio/A00213.pdf

*

binario precario

Fabbricati dismessi di rimpianta produzione
fantasmi di salari e casse integrazione
l’operaio dilsocato, l’indotto s’è impiccato,
in periferia imperano sale giochi dove impegnano
anche il quinto di padre o nonno pensionato,
dignità suicida, lavoro contingentato
appeso a un filo interdentale usato,
oscillante da sincope come vuole il mercato.
Regna l’impero di capitali digitali
s’investono a moscacieca bitcoin, moneta fittizia,
mentre qualcuno ravana nei bidoni d’immondizia
in cerca di scarti per poter sopravvivere,
è un mondo involuto con nostalgia del passato
all’epoca del dopoguerra dove i padri han sudato
per costruire un benessere che ben poco è durato.
Recessione, si o no? al posto giusto va la crocetta
se non hai l’occhio ricoperto di suina fetta
il lavoro l’han ridotto come il pane a borsa nera,
al Grande Tavolo non se ne parla da anni
twittano e presenziano sul corriere della sera
con l’ultimo selfie in posa ghignante e idiota
indegni d’esser chiamati alla guida italiota,
e mentre i colossi finanziari ingrassano in giornata
ascolto con nostalgia la gucciniana avvelenata.

di Daniela Cerrato, qui:
https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/2019/03/31/binario-precario/

*
CON UN SOFFIO DI LORCA

Quando tornerò, Belen,
la luna sarà piena.

Salterò oltre il recinto,
di fronte alla porta,
con il cuore in mano.
Cuore pazzo, cuore pazzo
di notte per aver bruciato.
Uscirai, Belen, uscirai,
la
mia pelle è bianca,
gli occhi sono neri.
Il mio cavallo batte gli zoccoli
sul selciato. Lasciali battere.
Un’onda batte sulla riva.
Lasciala battere.
Trecento persone stanno piangendo.
Trecento persone piangeranno
per il mio sangue rosso.
Cuore pazzo, cuore
bruciato di notte bruciato.

Torno, Belen.
E nessuno mi riconosca!

di bogpan, qui:
https://bogpan.wordpress.com/2019/03/29/with-a-waft-of-lorka/

*

Nell’ora della terra

mi ritroverai:
quando tutto nella notte sembrerà tacere.

Sarà nel soffio che spegnerà il fiammifero
nel sospiro che muoverà la fiamma
nella brezza che arriverà dal mare
fino a fluttuare la tua tenda

il mio pensiero.

di mimi, qui:
https://lepaginestrappateadisegnare.home.blog/

*

Canto dell’amore perduto Blues

I’ vaco sbarianno,
‘o ssaje ca vaco sbarianno
e so anne, assaje anne ca me danno
(lamento in sax)
N’ata notte senz’ammore
senza nu ciato de calore
comm’è fredda chesta stanza
e ‘a cervella fora danza
(Sax in ottave a salire)
Senza ‘o schiocco e’ nu vaso
è na schiumma stu travaso
nu sudore senz’ammore
friddo e scuro dinto ‘o core
(lamento in sax)
N’ata notte senz’ammore
senza nu ciato de calore
dinto’a stanza grigia e scura
pure’a speranza mme fa’ paura.
(chiusa in cascata di note dolorose ad libitum)

di Franz, qui:
https://infinitis8.wordpress.com/2019/04/03/canto-dellamore-perduto-blues/

*

Fa male provare ad aprirlo.
Così, ho fatto come sempre,
sono andato al pub a leggere un libro.
Questa volta ero nel libro.
Il bar era pieno, così sono rimasto in piedi nell’angolo
e ho preso una birra scura.
Il rumore delle molte conversazioni
sbiadì, come succede sempre quando leggo,
ma quando ho toccato il libro sembrava elettrico.
“Eccomi,” pensai. ”
Sto per leggere la mia storia”.
Ma non potevo farlo. Ho aperto il libro a pagina 62.
Diavolo, ho persino fatto una foto.
Ma non ho potuto leggere la mia breve storia.
Non potevo nemmeno andare oltre la seconda riga.
Non sono sicuro del perché. Non so cosa sia successo.
Molto probabilmente leggerò tutti gli altri e non leggerò mai il mio.

di Matt Taggart, qui:
https://mtaggartwriter.wordpress.com/2018/08/13/poem-78/

********************************************************

Ascolti amArgine: Do You Know Where You’re Going To? – Diana Ross (1975)

Do You Know Where You’re Going To è un brano scritto da Michael Masser, Gerry Goffin e Lee Holdridge, inciso originariamente nel 1973 da Thelma Houston. La versione più nota è quella incisa nel 1975 da Diana Ross per la colonna sonora del film, diretto da Berry Gordy, Mahogany (con il titolo Theme from Mahogany), che si guadagnò una nomination al Premio Oscar come miglior canzone; oltre a essere uno di quei lenti strappa mutanda che spopolavano nei festini casarecci anni Settanta (secolo scorso, ohimè).

SAI DOVE STAI ANDANDO?

Sai dove stai andando?
Ti piacciono le cose che la vita ti sta mostrando
Dove stai andando
Lo sai?

Hai capito?
Cosa speri
Quando ti guardi indietro
Non c’è nessuna porta aperta
Cosa speri
Lo sai?

Una volta ci fermavamo in tempo
Inseguendo le fantasie
che ci riempivano le menti
Sapevi quanto ti amavo
Ma il mio spirito era libero
Ridi alle domande
Che una volta mi hai fatto

Adesso ripensando a tutto ciò che abbiamo progettato
Lasciamo tanti sogni
Scivolare tra le mani
Perché dobbiamo aspettare così tanto
Prima vedremo
Quanto potranno essere tristi
le risposte

Hai capito?
Cosa stai sperando
Quando guardi dietro di te
Non c’è nessuna porta aperta
Cosa speri
Lo sai?

TESTO ORIGINALE

Do You Know
Where you’re going to?
Do you like the things?
That life is showing you
Where are you going to?
Do you know?

Do you get?
What you’re hoping for?
When you look behind you
There’s no open doors
What are you hoping for?
Do you know?

Once we were standing still, in time
Chasing the fantasies and feeling all nice
You knew how I loved you, but my-spirit was free
Laughing at the questions
That you once asked of me

Now looking back at all we’ve had
We let so many dreams just slip through our hands
Why must we wait so long, before we see?
How sad the answers to those questions can be

Do you get?
What you’re hoping for
When you look behind you
There’s no open doors
What are you hoping for?
Do you know?

Fade Out

Ascolta & Leggi: Jacques Brel – Isabelle; Tiziana Pizzo tre poesie.

Francamente mi piacerebbe sapere che fine abbia fatto Tiziana Pizzo a dieci anni di distanza dalle sue ultime poesie e a qualcuno in più dall’uscita del suo probabile unico libro “Del mio scriverti muto. Parole puttane”, EditoreLiberodiscrivere edizioni. Scriveva pezzi forti e, secondo me, la sua poesia a distanza di dieci/quindici anni sta invecchiando bene. Probabilmente appartiene al genere rarissimo di quegli autori che, quando non hanno più nulla da dire, capiscono quanto sia buono e opportuno mettersi da parte e dedicarsi alle cose migliori della vita. Ha scritto pezzi sporchi, imbrattati di vita, qua e là qualche crepa, ma ancora buoni da leggere. Di più non so. Buona lettura.

Il libro, a chi interessi, a me piacque molto, è ancora reperibile qui:
https://www.ibs.it/libri/autori/Tiziana%20Pizzo

Il perché di questo preambolo

lei, questa tizia,
era bionda,
abitava in una microcasa
/due stanze sovrapposte
e un’impraticabile scala a chiocciola
a riappacificarle/
e si diceva facesse
[la tizia]
i pompini migliori della città

lui, questo tizio,
era alto,
negava di abitare nella microcasa
/ma qualcuno giura di aver visto
il suo spazzolino da denti, lì/
e fingeva di non sapere
[il tizio]
che lei faceva
i pompini migliori della città

ignoro io stessa
il perchè di questo preambolo
= perfidia del pettegolezzo, forse =
ma quello che volevo raccontarvi
*ora*
è che la tizia (tramite il tizio)
una sera di tantitanti anni fa
mi invita a una cena
{dimenticavo,
oltre ai pompini si diceva
fosse divinamente capace
di una ’’norma’’ spettacolare}

io,
dell’ennesimo sentimental-crak
ancora stupidamente discinta,
vado-nonvado-vado-nonvado-vado

vado

eccomi ignominiosamente schizzata a forza tra
reti di calze
e spilli di tacco
e perle circumnaviganti eterei colli di femmine ciarliere
e polsi di rolex-incanto subalterni a sorrisi di corteccia di radica

io
con la t-shirt del torso nudo di jim morrison
le mie unghie senza smalto
e i piedi sconciamente nudi
in angolo di terrazza
a pormi quei due-tre quesiti
che mi tormentano
da quando sono nata
(ai quali, prepotentemente,
si aggiungeva un ovvio
#checcazzoccifaccioqui?#)

insomma, abbrevio,
stavo per andar via

del mio silenzio avevo appena contaminato
la maniglia della porta d’ingresso
(già con la mente al lungomare
da percorrere in sordina)

invece
sbrrrrrrang

mi arrivano in faccia
|| es/im-plodendo ||
trentadue parole a forma di naso
(si, di naso)
e virgole e asterischi
mi si impigliano tra le ciglia
e suffissi indecenti e profumati
mi leccano le labbra
e avverbi in guisa di prepotenza
a fottermi gli occhi

=strano ma vero=

lui

uno di quelli che, presumibilmente,
aveva già verificato di persona
le varie abilità della padrona di casa,

lui
che sorvolava altero
le reti gli spilli i colli e i polsi di cui sopra

lui
aveva deciso (bontàsua)
di dedicarmi le sue attenzioni
nude di zirconi e di idiozia

lui
inaspettatamente con me
ad architettare la fuga

lui deliziosamente
solo con me

oltre

[ah, però, una precisazione va fatta
io la norma non la so fare]

sorrido

*

femmina di poesia inferta

fluttuo come posso in tua
eclissi di lingua mi faccio sillaba
carnosa come se
in invadenza disarmonica
e a forza di bocca
potessi puntellare tutte
tutte le rughe del tuo viso amaro

o avessi modo – volendomi a farlo –
di riordinare uno ad uno
i paragrafi divelti della tua vita
che non so

azzero gli avanzi malsani
dei miei fantasmi di ieri
solo impugnando – nuda –
una manciata di sassi piccoli sassi
aguzzi da scaraventarti in gola
o sulle dita impudiche che
forse è meglio

e sarò femmina di
poesia inferta
o sbaglio bello bello in unghie
da mangiarsi domenica
mattina

*

Altro che sillabe rifratte

in tedio d’acqua trapassata
diserto l’enigma dei polsi
(tre volte miopi
e di molto scadente fattura)
rifiutando le fiabe/fobie
del tuo più che perpetuo non esserci

– nessun disincanto disponibile
dietro le ciglia e le dita –

l’appoggio qui, la lingua,
tra una scusa e l’altra
a decifrarti il labiale squisito
nel riverbero estremo
di ogni tua evidente finzione
o sul confine disatteso
del tuo collo in delizia

– non sbiadisce lo strazio
né sbraita –

altro che sillabe rifratte
e multipli di te
urgo di alchemica melodia
o – se possibile –
di estasi in frasi
da sbalordirmi i pugni sbarrati
e fottermi (ripeto, fottermi)
ogni singolo patetico
poro

ora, ho detto

ora

********************************