Canzoni e poesia

Queste canzoni hanno a che fare tutte, per composizione del testo o per argomento, con la poesia. I testi di Dalla e Fossati sono stati ad esempio scritti da poeti (rispettivamente Roberto Roversi, Anna Lamberti Bocconi). Voi avete qualcosa da suggerire?

Tu parlavi una lingua meravigliosa – Lucio Dalla 1975

Smisurata preghiera – Fabrizio De André 1996

Confessione di Alonso Chisciano – Ivano Fossati 1990

Poesia – Riccardo Cocciante 1973

Ascolti amArgine: Cherry Blossom Girl – Air (2003)

Una quindicina di anni fa il gruppo anglo francese degli Air proponeva musica per niente scontata. Nel 2003 estrassero dal cilindro una delle più belle canzoni d’amore del XXI secolo, la voce femminile è di Hope Sandoval.

Fiore di ciliegio

Non voglio essere timido
non lo sopporto più
voglio solo dire “Ciao”
a quella che amo

Fiore di ciliegio

sto male tutto il giorno
per non essere con te
voglio solo uscire un poco
ogni notte

dimmi perché non può essere vero
non ti parlo mai
la gente dice che dovrei
posso pregare tutti i giorni
perché arrivi il momento giusto

Fiore di ciliegio

voglio solo essere sicuro
quando verrò a te
quando il tempo arriverà
sarai al mio fianco

Fiore di ciliegio

Dimmi perché non può essere vero

non saprò mai amare di nuovo
posso dirti non scappare
se provo a essere vero

ci sarò sempre per te
significa che non c’è tempo da perdere
ogni volta che c’è una possibilità

dimmi perché non può essere vero

TESTO ORIGINALE

I don’t want to be shy
Can’t stand it anymore
I just want to say ‘Hi’
To the one I love
Cherry blossom girl

I feel sick all day long
From not being with you
I just want to go out
Ever night for a while
Cherry blossom girl

Tell me why can’t it be true

I never talk to you
People say that I should
I can pray everyday
For the moment to come
Cherry blossom girl

I just want to be sure
When I will come to you
When the time will be gone
You will be by my side
Cherry Blossom Girl

Tell me why can’t it be true
I’ll never love again
Can…

Gioielli Rubati 78: Giulia Martini – Donatella Giancaspero – Silvana Dal Cero – Paolo Caianiello – Daniela Cerrato – mimi – Biagina Danieli – Enrico Marià.

Marta non m’ama ed io non l’amo. Pure
cosa rimane nella nostra vita
da quando disse – Tra di noi è finita –
è un’apocalisse con figure
michelangiolesche, botticelliane.

Le primavere botticelliane –
che sembra lei quella chiamata Flora –
potessi almeno rivederla ancora
al plenilunio, tra le ipecacuane.
Ma se la rivedessi, che direi?

Ma se la rivedessi, che direi?
È una domanda che mi faccio indarno
mentre attraverso i ponti sopra l’Arno
pieni di sampietrini e di cammei
d’onice incisa come Dio comanda.

Resto indecisa – come Dio comanda –
tra vivere e morire o continuare
a leggere e ripetere e amare
le mie abitudini di laureanda
in Letteratura contemporanea.

Ma Marta non mi è più contemporanea –
ormai declina a un lontano passato
la rondine il futuro trapassato –
curiosa ancora ma già estranea
come galassia in allontanamento.

Di quel tuo passo in allontanamento
non mi dimentico le calzature
Vans, e che va di moda la texture
sulle Dottor Martins – e non commento
il tuo seguire la moda e la morte.

Marta che muore della nostra morte
come una martire preraffaellita
e che mi disse – Tra di noi è finita –
usandomi una voce aspra e forte
quasi fosse una voce buona e giusta.

È veramente cosa buona e giusta
a queste vie simmetriche e deserte
rimettere le rime che ci ha inferte
la nostra ingiusta vita incombusta.
Pur Iulio suona ancora di lontano…

Marta non m’ama ed io non pure l’amo.

di Giulia Martini, qui:

Giulia Martini

*

Cinquantacinque

Una valigetta di legno – in dotazione nella Seconda guerra –.
La cassetta: lì dentro, quell’odore chimico.

Tra le cose smemorate, il biberon di vetro del Cinquantacinque.
In viaggio, da una periferia all’altra.

Alla presenza dell’onorevole in bianco e nero col pizzetto,
il cappellino di angora celeste, allacciato sotto il mento.

Riceve in adozione la bambola già adulta, mentre le poltroncine
di velluto rosso si slacciano nel vapore caldo della platea.

Dietro una quinta armata, fa il palo un vento di tramontana.
A ogni raffica, il sussulto del tempo.

Oltre cinquant’anni dopo, nella penombra di un’illusione, l’imputato,
assolto con formula piena, ruba ventisette mesi e un giorno.

Tenta il furto degli anni a venire, sventato per strada
dal numero cinque, nelle prime ore pomeridiane di ottobre.

© Donatella Giancaspero 2020, qui:
https://www.facebook.com/donatella.giancaspero?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARBBXkOuTSV6xteafUwsyF46gid9T5x-3k0Rc7DH3f8VEhqeXxkoUwE5s25GF63y9vh9lX75W5AOB0gr&hc_ref=ARS9kT6-ZTrrrYRPbvb8LnxdPZW9F7opODEabitzWYCortDEJ-SFtcVgR-NWhHXU_lM&fref=nf

*

Per frammenti

Per frammenti vivo
il multiprisma davanti a me
son io
cerco per frammenti la sua unità
…..
solo l’amore ricompone
l’unico essere
per frammenti
….
non ha un solo volto
un solo linguaggio
tentativi faccio
….
domani
nel solstizio
io rinasco.

di Silvana Dal Cero, qui:
Per frammenti

*

80 parole

Le tue scarpette rosse intrise di sabbia innamorano i gabbiani.
I capelli sono vele in viaggio
verso oriente e l’alma del tuo mare in tempesta m’ubriaca la vita.

Il faro non ama la quiete
e oggi c’appartiene la sua luce.
Amami qui, nel vento, e tutti i pesci dei mari domani parleranno di noi.

Amami nell’irrequieto cielo prima che possa rubarti l’azzurro degli occhi.
Amami adesso, ora.

di Paolo Caianiello, qui:
https://paolocaianiello.wordpress.com/2020/02/10/80-parole/

*

L’attimo

Il detto e il fatto sono un oltre d’intenzione,
un bacio dato è soavità immensa già uscita
dalla sfera di un desiderio abbacinante.
Vuoi mettere l’istante in cui si forma
il desiderio di avvicinarsi al labbro amato
e senza sfiorarlo respirare il respirato,
quell’attimo di ebbrezza in sospensione
in cui si attende l’unione dei silenzi?
Così medesimo è quel t’amo ancor non detto
che solo il cuore sa quant’è perfetto.

di Daniela Cerrato, qui:
https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/2020/02/10/lattimo/

*

M’insegue un presagio

M’insegue un presagio
cammina
(nel sole)
dietro di me

e poi da dietro un angolo talvolta
come uno sguardo intravisto
s’affaccia

e poi di fronte
arriva d’improvviso
come il profumo portato da un alito di vento
(sorrido).

di mimi, qui:
M’insegue un presagio

*

Che non ragiona
ma solamente vuole
l’amore abbandono
l’algebra del corpo accanito.

di Enrico Marià, qui
https://www.facebook.com/EnricoMaria2?__tn__=%2Cd-%5D-h-R&eid=ARDMNBtLxj3L9dI1Ac9EUdy1Sa58PnfHT0R3xeGNXigzMF6eine-V61q9j4Y2KiZ6k6C1CfLYeoh7F-E

*

Strafottuto amore

uno strafottuto amore
uno di quelli che ti strappa le budella
che uccide

uno strafottuto amore
che non hai scelta
che puzza di carne
e di sudore

di notti insonni passate a darsi
con fatica e sacrificio
per poi ricominciare
fino all’infinito
senza dire basta mai

uno strafottuto amore
che scortica l’anima
di giorni lunghi
senza respiro
nell’attesa di riprendersi
e ritrovare la felicità

uno strafottuto amore
che ti svegli la mattina
e hai voglia di vivere

di Biagina Danieli, qui:
https://biadoit.wordpress.com/2020/02/13/strafottuto-amore/

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Ascolti amArgine: Charlotte Sometimes – The Cure (1981)

Un brano memorabile da una band memorabile. Correva il 1981… buon ascolto.

A volte Charlotte

Tutti i volti, tutte le voci
si confondono
diventano un solo viso, una sola voce.
Preparati per andare a letto
Le luci sembrano luminosi bagliori sulle pareti bianche
Tutti i suoni di Charlotte
Nella notte con Charlotte

Notte dopo notte sta da sola nel suo letto
Gli occhi spalancati sul buio,
le strade che sembrano così strane
così lontane, ma Charlotte non piange
Le persone sembrano così vicine,
giocano in giochi inespressivi.
Le persone sembrano così vicine

A volte sogno
Mentre tutti gli altri ballano
A volte sogno
A volte Charlotte
Inespressiva, in trance
A volte sogno tanti altri nomi
A volte sogno
Gli stessi suoni immobili
A volte sogno
Che lei apra i suoi occhi bui
Su mondi differenti
Vieni da me
Principessa spaventata
Charlotte

Lungo quel nero sentiero
(vedeva come il sole era di nuovo scivolato via)
le lacrime le scendevano sul viso.
Piangeva per una ragazza morta tanti anni prima

A volte Charlotte piange per se stessa,
A volte Charlotte sogna un muro intorno a sé.
Ma sempre con amore
così tanto amore che sembra
qualsiasi altra cosa
così lontana
sotto vetro,
e bellissima
A vole Charlotte…

TESTO ORIGINALE

all the faces
all the voices blur
change to one face
change to one voice
prepare yourself for bed
the light seems bright
and glares on white walls
all the sounds of
charlotte sometimes
into the night with
charlotte sometimes

night after night she lay alone in bed
her eyes so open to the dark
the streets all looked so strange
they seemed so far away
but charlotte did not cry

the people seemed so close
playing expressionless games
the people seemed
so close
so many
other names…

sometimes i’m dreaming
where all the other people dance
sometimes i’m dreaming
charlotte sometimes
sometimes i’m dreaming
expressionless the trance
sometimes i’m dreaming
so many different names
sometimes i’m dreaming
the sounds all stay the same
sometimes i’m dreaming
she hopes to open shadowed eyes
on a different world
come to me
scared princess
charlotte sometimes

on that bleak track
(see the sun is gone again)
the tears were pouring down her face
she was crying and crying for a girl
who died so many years before…

sometimes i dream
where all the other people dance
sometimes i dream
charlotte sometimes
sometimes i dream
the sounds all stay the same
sometimes i’m dreaming
there are so many different names
sometimes i dream
sometimes i dream…

charlotte sometimes crying for herself
charlotte sometimes dreams a wall around herself
but it’s always with love
with so much love it looks like
everything else
of charlotte sometimes
so far away
glass sealed and pretty
charlotte sometimes

Ascolti amArgine: Thursday – Morphine (1993)

Ho amato i Morphine dal primo all’ultimo giorno della loro storia. Ve li propongo al meglio, buon ascolto.

GIOVEDI’

Ci incontravamo ogni giovedì pomeriggio
Per un paio di birre e una partita a biliardo
Andavamo in un motel dall’altra parte della strada
E il nome del motel era Wagon Wheel

Un giorno disse, perché non vieni fino a casa mia
Mio marito è fuori città, starà via fino alla fine del mese

Ero così nervoso,
sapete, non potevo rilassarmi mai, davvero
perché non è che sapessi come stavano realmente le cose
Quando suo marito tornò
venne fuori che fu uno dei vicini
ad aver visto la mia macchina
E glielo dissero, sì, che pensavano di sapere chi fossi

Suo marito è un uomo molto violento e geloso
Ora devo abbandonare la città. meglio partire finché posso

Avremmo fatto meglio a trovarci ogni giovedì pomeriggio
Per un paio di birre e una partita a biliardo
Era pure piuttosto figa!

TESTO ORIGINALE

“We used to meet every Thursday
Thursday
Thursday in the afternoon
for a couple a beers
and a game of pool

We used to go to a motel
a motel, a motel across the street
and the name of the motel
was the “Wagon Wheel”

One day she said
c’mon c’mon
she said: “why don’t you come back to my house”
she said: “my husband’s out of town”
you know he’s gone till the end of the month

Well I was just so nervous, so nervous
you know I couldn’t really quite relax
‘cause I was really never quite sure
when her husband was coming back

It turned out it was one of the neighbours
one of the neighbours
one of the neighbours that saw my car
and they told her, yeah they told her
they think they know who you are

Well her husband is a violent man
a very violent and jealous man
now I have to leave this town
I gotta leave while I still can

We should have kept it every Thursday
Thursday
Thursday in the afternoon
for a couple of beers
and a game of pool

She was pretty cool too.

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Gioielli Rubati 77: Matteo “Roskaccio” Rusconi – Mariangela Ruggiu – Giovanni Baldaccini – Gianluca D’Andrea – Filippo Fenara – Chiara Marinoni – Elisa Falciori – Nadia Alberici.

BRUFOLI

Indossiamo una tuta blu,
una maglia rosa in estate
e una felpa rossa in inverno,
tutto cortesemente sponsorizzato
dall’azienda.
A guardarci bene
con questo rosso di ordinanza
sembriamo globuli del sangue,
il sangue della ditta.
Sembriamo dita schiacciate
dalla mazza di ferro,
palmi lacerati da trucioli che scottano,
occhi gonfi di ore di lavoro.
Indossiamo il marchio del contratto
come vacche al pascolo
come porci al macello
e siamo rossi come brufoli,
come il succo di mirtillo
che a colazione mi bevo.

di Matteo Rusconi, qui:
BRUFOLI

*

sento il mio corpo ritirarsi
e il mio spazio farsi stretto

così le parole trattenute nella bocca
rinunciano al suono, ci parliamo solo
con le intenzioni; il tempo si chiude
in una bolla di silenzio, amami
come se fossi niente, ma bellezza

respira il mio respiro, aria che abbiamo
purificato dal male, l’uomo ancora deve
schiudersi, e comporsi dopo mille mute

tutto il male deve svolgersi, condizione
indispensabile alla scelta, ma ripudio
il dolore del parto, mi sei nato ridendo

di Mariangela Ruggiu, qui:
https://www.facebook.com/mariangela.ruggiu?__tn__=%2CdlC-R-R&eid=ARAawXVNC_9rCYBOPLtsaWwvkAKdTPRLsb8TJeyv1gupqV6xKyD3M-hH7v5_REu9k0HC18QxeqDsyJeb&hc_ref=ARTBO4JiUup-u9dG9i9yNBl2k8_Ki8H6yV4Ae5l7fHowLFxhHgdPvIZOyv_tGQfD0LE

*

ovvero la follia

Ho pacchi di coriandoli a difesa
sono piccolo
cambio colore
muto
la personalità con le stagioni
ma privo di antefatti
non mi ricordo dove sono nato
io vengo dal silenzio e ad esso torno
e a volte sono solo un precipizio
dove immagino cose che non sanno
nulla di me e divengo
una mancanza dalla differenza
tra le forme che immagino e i distanti
versi animali
quando la notte a volte mi dipinge
e sento la pietà di diventare
mondo.

di Giovanni Baldaccini, qui:
https://scrivereperimmagini.wordpress.com/2020/01/29/ovvero-la-follia/

*

Trasfigurazione

Un tremolio di troppa luce tutto
rende vago, ma la vita è completa
se abbraccia gli spettri, se la speranza
è una ghirlanda notturna di semi.

Nei giorni lunari i muri agonizzano,
le pietre cadono, restare sospesi
è difficile. Cosa dovrebbe esserci
di sacro sul dirupo sciolta l’illusione?

Alcune raffiche decompongono i muri
che sputano veleno da un cantuccio
del deserto. Splendori e requie del vento
s’impongono fiammeggiando nella notte bianca.

di Gianluca D’Andrea, qui:
https://rebstein.wordpress.com/2020/02/02/riflessi-sette-inediti-di-gianluca-dandrea/#more-99758

*

Finta, Doppiopasso, Rabona

Io e il gatto
Abbiamo pernottato
Dentro una lattina
In attesa
Di partire
Per Düsseldorf
E presenziare
Al concerto da camera
Di Alfredo con gli Slayer:
Malgrado l’indigestione
Di rotelle di liquerizia
Siamo presi nel mosh;
Dentro il golfo mistico
È un putiferio
Di strumenti dissonanti,
Torneremo acufenici,
Gonfi d’ecchimosi
Ed avidi di Rivotril.

di Filippo Fenara, qui:

Finta, Doppiopasso, Rabona

*

Ho un nuovo cappotto

Avevo un nuovo cappotto
caldo e avvolgente.
L’ho portato in giro, entusiasta
dei mie sogni
gonna ampia, carta da zucchero
forse volevo così il colore degli occhi.
Colletto all’inglese e bottoni grandi
amavo la martingala dietro
mi dava sicurezza.
Passando leggera, ad ogni vetrina
uno sguardo al muto impaziente
della vita domani.
Ho un nuovo cappotto
poca pazienza, non ha bottoni
lunga cerniera e un grande collo
nero come l’umore all’ultimo passo.
Nonostante tutto il nero mi sfina
e poi non è l’abito che fa il monaco.
Posso colorare d’azzurro ogni sorriso
e qui sta il bello!
Passando leggera, ad ogni vetrina
uno sguardo muto, sereno
alla vita.

di Chiara Marinoni, qui:
https://chiaramarinoni.wordpress.com/2020/02/01/ho-un-nuovo-cappotto/

*

Il tiratore d’arco

Il tiratore d’arco mi voltò le spalle
così accesi il freddo con legna piccola.
Il ceppo grande ormai consumato
produsse braci annerite
il fumo avvolse le ultime frasi
tossicchiate tra un rimpianto
e il futuro, custode di grazia
di forme informi
dall’alone verdastro.

di Elisa Falciori, qui:
https://elisafalciori.wordpress.com/2020/02/04/il-tiratore-darco/

*

NECESSARIO

Poi è andata così
Che il pomeriggio si prospettava
luogo inespresso. desiderio

Necessario scolpire il tempo
nel mentre e con l’idea di nominare

addensata. Inevitabile. Forma.
il gesto, lo strumento la violenza

un sottile dentro. impalpabile
Alla fine la burrasca

alla fine il colore sul foglio
con sgarbo. L’inquietudine

spalmata
la forza il succedersi il sovrapporsi
secco.

di Nadia Alberici, qui:
https://sibillla5.wordpress.com/2020/02/06/necessario/

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Ascolti amArgine: Jerusalem – E.L.&P. (1973)

Jerusalem è un inno inglese, scritto nel 1804 da William Blake come prefazione al proprio poema epico Milton e messo in musica da Sir Hubert Parry nel 1916. Il testo è ispirato ad una leggenda apocrifa secondo cui Gesù avrebbe compiuto un viaggio assieme a Giuseppe di Arimatea a Glastonbury; inoltre c’è un riferimento al Libro dell’Apocalisse, in cui viene descritta la venuta della Gerusalemme celeste.
Venne incluso nell’album di E.L.&P. Brain salad surgery del 1973, fu pubblicato anche come 45 giri ma bandito in tutto il Regno Unito perché giudicato blasfemo.

GERUSALEMME

E quei piedi nei tempi antichi
Camminarono sulle verdi montagne d’Inghilterra?
E fu visto il Santo Agnello di Dio
Tra i piacevoli pascoli d’Inghilterra?

E il Divino Volto
Risplendette sulle nostre colline nebbiose?
E fu costruita qui Gerusalemme
Tra questi oscuri mulini satanici?

Portatemi il mio arco di oro bruciante!
Portatemi le mie frecce del desiderio!
Portatemi la mia lancia! O nuvole, apritevi!
Portatemi il mio carro di fuoco!

Io non cesserò di combattere la battaglia spirituale,
Né la mia spada sarà a riposo nella mia mano,
Finché non avremo costruito Gerusalemme
Nella verde e piacevole terra d’Inghilterra.

TESTO ORIGINALE

(di William Blake)
And did those feet in ancient time,
Walk upon England’s mountains green?
And was the Holy Lamb of God
on England’s pleasant pastures seen?

And did the Countenance Divine,
Shine forth upon our clouded hills?
And was Jerusalem builded here
Among these dark Satanic mills?

Bring me my bow of burning gold!
Bring me my arrows of desire!
Bring me my spear: O clouds unfold!
Bring me my Chariot of Fire!

I will not cease from mental fight;
Nor shall my sword sleep in my hand
Til we have built Jerusalem
In England’s green and pleasant land.