ascolti amArgine: canzoni con nome di donna

(Amanda, Boston 1986)

(Vincenzina e la fabbrica, Enzo Jannacci 1975)

(Gloria, Them 1965)

(Agnese dolce Agnese, Ivan Graziani 1979)

Attendo i vostro contributi! Grazie

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ascolti amArgine: luna e canzoni

(Pier Angelo Bertoli & Tazenda: Spunta la luna dal monte, 1991)

(Vinicio Capossela: Signora Luna, 2000)

(Sergio Caputo: Spicchio di Luna, 2000)

(Nick Drake: Pink Moon, 1972)

AL RESTO PENSATE VOI?

Gioielli Rubati 42: Bianca Bi – Vicente Vives (TIN) – Chiara – Manuel Calderon (Macalder02) – Antonella Iacoli – The 50 year old poet – Bruno Navoni – Flavia Tomassini.

Presagio

cos’è questa atmosfera che scuce
gli oggetti
e li inarca in pose spietate?
questo dislessico ammutinamento?
incombe una nuova parola.
tutto sosta silenzioso
nell’imminenza
in un centimetro del tempo
tremolante e teso.
a qualche secondo
dal fragore
netto
che farà il presagio
quando suolo toccherà
nel mio
s’finito corpo.
sopra ronza un insetto, quello di prima.
come se niente fosse
ronza.

di Bianca Bi, qui:
https://biancabiblog.wordpress.com/2019/05/21/presagio/

*

Perché siamo nati e perché moriamo?

Sono dalla morte il rifugio più profondo
e la parte che aspetta e si dispera.
E dalla vita sono ciò che vuole,
perché ho imparato a vivere per questo mondo.

Quanto costa morire e come fa male
la vita, e come grida dall’interno
E anche ciò che non fa male, fino al suo centro
non c’è morte che non arrivi o non consoli.

Tutti corriamo lo stesso rischio
essere proprio ciò che soffriamo
Quando il tempo è dimenticato, noi esistiamo.

E noi siamo di vita o di morte
il dubbio di sapere perché siamo nati
e perché moriamo.

di Vicente Vives (Tin), qui:
https://poesiainstante.wordpress.com/2019/05/21/porque-nacemos-y-por-que-morimos/

*

Credimi.

Mi credi se ti dico che non credo agli errori?
Quelli che, dicono, insegnano.
Quelli che, dicono, se io e te ci amiamo
il male che ci faremo non sarà mai un vero sbaglio.
Mi dici che è normale per una che non crede ai santi,
né tantomeno alla giustizia di Dio
che, dicono, superi di molto quella di chi scelse la mela
e pose i serpenti dentro i letti
e scoprì il peccato fra le sue gambe.
Una stronza (comun)ista, dice, qualche frigido (qualunqui)sta.
Non credo neppure ai fatti che se non seguono le parole,
allora le parole devono inchinarsi all’evidenza.
Provate solo ad immaginare
a quante volte i poeti avrebbero ucciso,
a quanti amori in più li avrebbero logorati,
a quante vene tagliate avrebbero affidato il loro tormento,
se la letteratura permettesse il trionfo del vero sopra al bello.
Forse non sarò mai tua per sempre,
né faremo mai due o tre bambini,
ma avremo sempre una porta aperta,
quella che spaventa gli amori incerti.
Però una cosa te la voglio dire:
non voglio credere a domani se è oggi che sei qua,
permettimi solo di volare sulle tue… parole.

di Chiara, qui:
https://viaggiraccontiscrittura.wordpress.com/2019/05/20/credimi/

*

LE MIE POESIE

La notte addormentata tra le nuvole
apre la porta dei sogni
Sto fluttuando sopra le parole
perse nella nebbia dell’immaginazione
La mente viaggia verso il nulla alla
ricerca di luce negli abissi dell’inconscio
Faccio scivolare la matita senza fare rumore
per non svegliarmi, righe sul foglio
versi affondano nella pelle dello spirito
in attesa di veder fiorire una poesia
mentre illusione nuda sulla mia fronte
scritta a caso, con estrema ingenuità,
la parola ispirata
dal linguaggio frammentato lascia sentire la sua voce
e diventa visibile nel silenzio dell’anima
I miei pensieri diventano carne
sentono dolore, risate e tristezza
Il caffè calma i nervi
Il vino risveglia i sensi
Se non sei triste
non puoi parlare alla luna
Se non hai un po’ di follia
non puoi scrivere al cuore

di Manuel Calderon, qui:
https://macalderblog.wordpress.com/2019/05/22/mis-poemas/

*

Determinare la posizione

Determinare la posizione
del ricevente e del trasmettitore
secondo l’arco centrato
sull’isolamento dei corpi
la stazione sommersa di neve
traboccante di passi
con il cuore sottobraccio
prima della virata delle labbra
miglia fuggite via nella veglia
mantenere la prua
neve alta fin dal mattino
l’ampiezza del compito
mancato avvicinamento
al raggio corto della morte
irrilevanza dell’ago
in caduta libera.
Risponde sempre da terra
una fede luttuosa.

di Antonella Jacoli da Radiofaro – ed. Ladolfi 2016, qui:
http://lasantafuriosa.blogspot.com/2017/02/la-poesia-antonella-jacoli-e-savina.html

*

Migliori amici

Giocavamo insieme
quando eravamo bambini
scarabocchiavamo
i nostri nomi sui muri.
Ci promettemmo che saremmo stati
migliori amici per la vita
ma sono successe cose
non potevamo prevedere.
Una ragazza si è messa tra noi
ha infranto uno dei nostri cuori
mentre l’altro è fuggito
con lei per ricominciare.
Quando sei tornato
non hai mai mostrato rimpianti,
invece hai sorriso
e mi ha detto di dimenticare.
Una volta avrei voluto
avvisarti del pericolo
Ora t’incrocio per strada
come un estraneo.

di The 50 year old poet, qui:
Best Friends

*

NON CI SI METTE CON UOMO COMUNE

No, non ci si mette con uno che ha letto tutta quella roba
con uno che ha avuto tutte quelle donne.
Non ci si mette con un miliardario che non vuole
cambiarsi i denti perché ha paura di perdere il morso.
Non ci si mette con uno inaffidabile, perverso, romantico che…
che se poi salti le virgole viene fuori l’uomo comune.
Non ci si mette e basta.
Ormai sa del pudore e della sconcezza
sa della legge e degli artefici
sa persino aprire una scatola di acciughe
(e meglio di Bukowski)
sa di una scarpa persa per strada
sa, e con precisione, dei centimetri di quel tacco…
sa dei propri tiramenti erotici dimenticati o allontanati
come fossero nemici
come se fossero la scadenza di un cibo da leggere sull’etichetta
Non ci si mette con uno che crede di vivere di poesie
(e sa che sta vivendo sui sogni di chi le legge…
insomma non ci si mette con una puttana…
passa uno che gli offre di più e tu sei nella merda).

Non ci si mette con uno che ha avuto anche il tempo di sposarsi
(oh, mica una volta sola)
con uno che entra in una stanza, sente il profumo di garofano
e crede di essere Jorge Amado e corre alla tastiera
(come fa un Sepulveda qualsiasi)
con uno che sa di essere una pianta e…
…e pensa di fare ombra come un bosco
con uno che ama la matematica mentre ti sfili le calze
e è lì che pensa, e lo vedi che è lì che pensa,
“…quanti secondi ancora, prima di impazzire?”
E non ci si mette con uno che lascia alle cose il diritto
di decidere chi siamo…il solito inchino alla narrazione…
E non ci si mette con uno che crede ancora alla bellezza
E, insomma, non ci si mette con uno con tutti questi no,
ammenoché non vieni tu a salvarlo dalla sua poesia, dalla sua
voglia del nero sul bianco, dall’astinenza di una feroce
intimità

di Bruno Navoni, qui:
https://brunonavoni.wordpress.com/2019/02/12/non-ci-si-mette-con-un-uomo-comune/

*

Safe Place

Non mi sorprenderai nei viali
a rincorrere fantasmi,
mi troverai adulta
ascoltare una canzone.
Una giornata particolare,
non mi sorprenderai ai cortei
o nel contro corteo.
Sarò a casa, assediata dalla pace.
Sentirò le urla salire, le ombre venire,
serena, conscia
dell’ignoranza che non arretra
e ci lascia sperare.

di Flavia Tomassini, qui:
https://flaviatomassini.wordpress.com/2019/05/19/safe-place/

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ascolti amArgine: Farewell Angelina – Bob Dylan (1965)

«La canzone si riferisce evidentemente ad un ragazzo richiamato per andare in guerra, che saluta la sua ragazza. All’epoca della canzone era in pieno svolgimento la guerra del Vietnam, ed in USA la leva era ancora obbligatoria, quindi il riferimento è trasparente.» (Alberto Truffi)

ADDIO ANGELINA

Addio Angelina, i banditi sono là
Stanno rubando le campane del re
C’è un suono di trombe e lo devo seguire

Addio Angelina
Il cielo è in fiamme e io devo andare

Le regine e i fanti hanno lasciato il cortile e
Gli zingari adesso hanno le guardie di fronte
Dove un tempo era pace, adesso è guerra

Addio Angelina
Il cielo si piega, ci vediamo fra un po’

Hanno sparato i cannoni, sono esplose le bombe
I malvagi adesso sono truccati da buoni
Hanno comprato gli uccelli e li hanno chiusi in gabbia

Addio Angelina
Il cielo esplode e io devo andare

Non ti servono a niente né colpa né ira
Niente da dimostrare, tutto è sempre lo stesso
Sulla spiaggia è rimasta una tavola vuota

Quindi addio Angelina
Il cielo esplode, ci vediamo fra un po’

TESTO ORIGINALE

Farewell Angelina
The bells of the crown
Are being stolen by bandits
I must follow the sound
The triangle tingles
And the trumpet play slow
Farewell Angelina
The sky is on fire
And I must go.

There’s no need for anger
There’s no need for blame
There’s nothing to prove
Ev’rything’s still the same
Just a table standing empty
By the edge of the sea
Farewell Angelina
The sky is trembling
And I must leave.

The jacks and queens
Have forsaked the courtyard
Fifty-two gypsies
Now file past the guards
In the space where the deuce
And the ace once ran wild
Farewell Angelina
The sky is folding
I’ll see you in a while.

See the cross-eyed pirates sitting
Perched in the sun
Shooting tin cans
With a sawed-off shotgun
And the neighbors they clap
And they cheer with each blast
Farewell Angelina
The sky’s changing color
And I must leave fast.

King Kong, little elves
On the rooftoops they dance
Valentino-type tangos
While the make-up man’s hands
Shut the eyes of the dead
Not to embarrass anyone
Farewell Angelina
The sky is embarrassed
And I must be gone.

The machine guns are roaring
The puppets heave rocks
The fiends nail time bombs
To the hands of the clocks
Call me any name you like
I will never deny it
Farewell Angelina
The sky is erupting
I must go where it’s quiet.

ascolti amArgine: Immigrant Song – Led Zeppelin (1970)

Si potrebbero anche fare forzate attualizzazioni di questa canzone di ‎Robert Plant e soci, ma restando aderenti al testo – e alla musica feroce ed incalzante che lo ‎accompagna – non si può non ammettere che questa “Immigrant Song” è una canzone, anzi, un urlo ‎di guerra, quello delle orde vichinghe che tra l’Ottavo e l’Undicesimo secolo si abbatterono a più ‎riprese sulle coste inglesi.‎
La canzone fu infatti scritta da Plant, cultore della mitologia nordica, in omaggio alla terra d’Islanda ‎dopo un concerto dei Led Zeppelin tenutosi a Reykjavík a metà del 1970. A volte non basta il titolo a spiegare tutto il contenuto.

CANZONE MIGRANTE (trad. Riccardo Venturi)

Ah, ah
veniamo dalla terra del ghiaccio e della neve,
dal sole di mezzanotte dove sgorgano le sorgenti calde.
Il martello degli dèi
spingerà le nostre navi a nuove terre,
per combatter l’orda, cantando e urlando:
Valhalla, sto arrivando!

Procediamo sbattendo i remi,
la nostra sola mèta è la costa a occidente.

Ah, ah,
veniamo dalla terra del ghiaccio e della neve,
dal sole di mezzanotte dove sgorgano le sorgenti calde,
Come son morbidi i vostri campi così verdi,
sanno sussurrare racconti sanguinosi,
di come abbiam placato le maree della guerra.
Siamo i vostri dominatori.

Procediamo sbattendo i remi,
la nostra sola mèta è la costa occidentale.

Ora fareste meglio a fermarvi
e a ricostruire tutte le vostre rovine,
perché la pace e la fiducia possono trionfare
nonostante abbiate perso.

TESTO ORIGINALE

Ah, ah,
We come from the land of the ice and snow,
From the midnight sun where the hot springs blow.
The hammer of the gods
Will drive our ships to new lands,
To fight the horde, singing and crying:
Valhalla, I am coming!

On we sweep with threshing oar,
Our only goal will be the western shore.

Ah, ah,
We come from the land of the ice and snow,
From the midnight sun where the hot springs blow.
How soft your fields so green,
Can whisper tales of gore,
Of how we calmed the tides of war.
We are your overlords.

On we sweep with threshing oar,
Our only goal will be the western shore.

So now you’d better stop
And rebuild all your ruins,
For peace and trust can win the day
In spite of all your losing.