Ascolta & Leggi: Jacques Brel – Isabelle; Tiziana Pizzo tre poesie.

Francamente mi piacerebbe sapere che fine abbia fatto Tiziana Pizzo a dieci anni di distanza dalle sue ultime poesie e a qualcuno in più dall’uscita del suo probabile unico libro “Del mio scriverti muto. Parole puttane”, EditoreLiberodiscrivere edizioni. Scriveva pezzi forti e, secondo me, la sua poesia a distanza di dieci/quindici anni sta invecchiando bene. Probabilmente appartiene al genere rarissimo di quegli autori che, quando non hanno più nulla da dire, capiscono quanto sia buono e opportuno mettersi da parte e dedicarsi alle cose migliori della vita. Ha scritto pezzi sporchi, imbrattati di vita, qua e là qualche crepa, ma ancora buoni da leggere. Di più non so. Buona lettura.

Il libro, a chi interessi, a me piacque molto, è ancora reperibile qui:
https://www.ibs.it/libri/autori/Tiziana%20Pizzo

Il perché di questo preambolo

lei, questa tizia,
era bionda,
abitava in una microcasa
/due stanze sovrapposte
e un’impraticabile scala a chiocciola
a riappacificarle/
e si diceva facesse
[la tizia]
i pompini migliori della città

lui, questo tizio,
era alto,
negava di abitare nella microcasa
/ma qualcuno giura di aver visto
il suo spazzolino da denti, lì/
e fingeva di non sapere
[il tizio]
che lei faceva
i pompini migliori della città

ignoro io stessa
il perchè di questo preambolo
= perfidia del pettegolezzo, forse =
ma quello che volevo raccontarvi
*ora*
è che la tizia (tramite il tizio)
una sera di tantitanti anni fa
mi invita a una cena
{dimenticavo,
oltre ai pompini si diceva
fosse divinamente capace
di una ’’norma’’ spettacolare}

io,
dell’ennesimo sentimental-crak
ancora stupidamente discinta,
vado-nonvado-vado-nonvado-vado

vado

eccomi ignominiosamente schizzata a forza tra
reti di calze
e spilli di tacco
e perle circumnaviganti eterei colli di femmine ciarliere
e polsi di rolex-incanto subalterni a sorrisi di corteccia di radica

io
con la t-shirt del torso nudo di jim morrison
le mie unghie senza smalto
e i piedi sconciamente nudi
in angolo di terrazza
a pormi quei due-tre quesiti
che mi tormentano
da quando sono nata
(ai quali, prepotentemente,
si aggiungeva un ovvio
#checcazzoccifaccioqui?#)

insomma, abbrevio,
stavo per andar via

del mio silenzio avevo appena contaminato
la maniglia della porta d’ingresso
(già con la mente al lungomare
da percorrere in sordina)

invece
sbrrrrrrang

mi arrivano in faccia
|| es/im-plodendo ||
trentadue parole a forma di naso
(si, di naso)
e virgole e asterischi
mi si impigliano tra le ciglia
e suffissi indecenti e profumati
mi leccano le labbra
e avverbi in guisa di prepotenza
a fottermi gli occhi

=strano ma vero=

lui

uno di quelli che, presumibilmente,
aveva già verificato di persona
le varie abilità della padrona di casa,

lui
che sorvolava altero
le reti gli spilli i colli e i polsi di cui sopra

lui
aveva deciso (bontàsua)
di dedicarmi le sue attenzioni
nude di zirconi e di idiozia

lui
inaspettatamente con me
ad architettare la fuga

lui deliziosamente
solo con me

oltre

[ah, però, una precisazione va fatta
io la norma non la so fare]

sorrido

*

femmina di poesia inferta

fluttuo come posso in tua
eclissi di lingua mi faccio sillaba
carnosa come se
in invadenza disarmonica
e a forza di bocca
potessi puntellare tutte
tutte le rughe del tuo viso amaro

o avessi modo – volendomi a farlo –
di riordinare uno ad uno
i paragrafi divelti della tua vita
che non so

azzero gli avanzi malsani
dei miei fantasmi di ieri
solo impugnando – nuda –
una manciata di sassi piccoli sassi
aguzzi da scaraventarti in gola
o sulle dita impudiche che
forse è meglio

e sarò femmina di
poesia inferta
o sbaglio bello bello in unghie
da mangiarsi domenica
mattina

*

Altro che sillabe rifratte

in tedio d’acqua trapassata
diserto l’enigma dei polsi
(tre volte miopi
e di molto scadente fattura)
rifiutando le fiabe/fobie
del tuo più che perpetuo non esserci

– nessun disincanto disponibile
dietro le ciglia e le dita –

l’appoggio qui, la lingua,
tra una scusa e l’altra
a decifrarti il labiale squisito
nel riverbero estremo
di ogni tua evidente finzione
o sul confine disatteso
del tuo collo in delizia

– non sbiadisce lo strazio
né sbraita –

altro che sillabe rifratte
e multipli di te
urgo di alchemica melodia
o – se possibile –
di estasi in frasi
da sbalordirmi i pugni sbarrati
e fottermi (ripeto, fottermi)
ogni singolo patetico
poro

ora, ho detto

ora

********************************

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Gioielli Rubati 33: Franco Bonvini – Matteo Rusconi (rsk) – Gary J – Massimo Sannelli – Carmine Mangone – Carlo Bordini – Luciana Riommi – Cristina Annino.

«Sono sogni che la lingua non può dire,
la somma di tutti i libri che leggeva,
a filo di una luce morbida, l’altezza
reale, lo dicono tante foto, una in interno,
ma rivolto al cielo, alla solennità dello
sguardo, a combattere le tentazioni dell’accidia,
già giovane e così dolorosa da vincere quasi
lo slancio naturale. Ma tante vite splendide
e i tanti che ancora sono. Magari immagini.»

ALLA CARA MEMORIA DI ALBERTO TONI

SOGNI DA BAMBINO

Le vernici invisibili!
Chi non ha sognato di trovarsi nello spogliatoio delle ragazze
magari con gli occhiali a raggi x, per vederle meglio.
E poi le radio allo strombolio di fragolosio
quelle che creano interferenze che bloccano le onde bugiardiche
e ti fanno dire la verità così ti sgamano sempre.

Ma sono così tanti e veloci questi sogni
che all’ ultimo non ricordo il primo.
E ho pensato..
sono grande,
da grande non servono tutte quelle cose,
basta premere sugli occhi e appaiono volti e paesaggi e corpi prima invisibili,
basta premerli un pò di più coi pollici e si mischiano con le nuvole
e poi le oltrepassi fino ad arrivare alle stelle
e ai pianeti coi loro anelli
e soli gialli girano tutto intorno con contorni sfavillanti
e poi la solita scritta,
bianca e sfolgorante su sfondo rosso.

Quando apri gli occhi la trovi ancora lì,
proiettata sul muro bianco,
e ti accorgi che, in negativo,
è un enorme fungo atomico in un cielo in fiamme.

“ma come fanno gli angeli a volare in un cielo rosso rosso”

E lo stai a guardare.

di Franco Bonvini, qui:
https://bonvinifranco.wordpress.com/2019/03/26/sogni-da-bambino/

*

Vacche da macello

Verranno a prenderci nelle fabbriche,
a strapparci dalle pareti
come fossimo peli di vacche da macello.
Verranno con gli idranti mentre manifestiamo
per un salario più alto,
per un padre licenziato
per un buono pasto che ci riempie di cibo.
Verranno a prenderci a calci
nei loro maglioni di cachemire
e porteranno con sé i muscoli forti per recidere la catena
che ci lega alla protesta e che fomenta la sommossa.
E l’amianto che da anni respiriamo
si confiderà con lacrime e fumogeni e botte in mezzo agli occhi.
Verranno a prenderci nelle piazze,
a strapparci dai nostri figli
come fossimo peli di vacche da macello.
Verranno con i manganelli mentre manifestiamo
contro le leggi bavaglio,
contro i segreti di stato
contro fascismo violenza e ogni forma di ignoranza.
Chiuderanno i cancelli e resteremo senza dialogo
transenneranno le strade e resteremo senza ascolto
ma faremo in tempo a ringraziare i fornai per il pane quotidiano
perché Cristo sarà impegnato a non ripetere il miracolo
e sembrerà essere in esilio, fuggito.
Siamo articoli scomodi, riusciti male
e verranno a prenderci per questo, lo sappiamo…
Ma io e te resteremo a terra placidi
e scivoleremo in un nodo di lingue
per staccarci al tramonto,
per dimenticare la siepe di ciò che siamo
per diventare onda che ribalta l’odio.
Verranno a prenderci, un giorno, lo sappiamo
ma non ci troveranno
non ci troveranno perché saremo
su tutte le labbra che baciano la libertà del sogno.

di Matteo Rusconi, qui:
Vacche Da Macello

*

dove altro tra nuvola e onda

qualcosa potrebbe dipingere

a somiglianza d’amore allo specchio

perché è tra cuore e battito

che balliamo la danza della vita

di Gary J., qui:
https://steele646.wordpress.com/2019/03/26/syzygy-77-2/

*

Io ti offro un esilio luminoso
oggi: una litania di undici colpi,
precisa, non la morte, e una sequenza
delicata, nessuna distruzione.
Questo è un esilio dolce, come il seno:
nella rete sei tu; sei prete e re,
e veramente hai lo scudo, hai lo stile,
hai Dio, non il suicidio, veramente.

di Massimo Sannelli, qui:
https://lottadiclassico.files.wordpress.com/2019/03/me.pdf

*

Le mie labbra ti cercano fra i
rimasugli del cielo.
La morte demorde,
la lirica inciampa,
e non posso far altro che urlare tutta la poesia inevasa,
tutta questa cazzo di poesia giunta fino a noi
senza uno straccio di redenzione.

di Carmine Mangone, da portare Acqua al tuo sesso, qui:
Portare acqua al tuo sesso

*

Pernod

In una cupola di Pernod,
che è il colore del tuo cielo,
una città affogata in un grande bicchiere di Pernod,
passi l’inverno.
E forse la tua tranquilla ebbrezza
di paese padano
che nuota in un bicchiere
di acqua minerale
ti cosparge di pesciolini
in un bianco frizzante,
e come è opaco il cielo così è limpido
il colore dei tuoi aperitivi
assonnati
sotto la cupola bianca
del tuo cielo bavoso:
come l’asfalto della tua
autostrada

di Carlo Bordini, qui:
http://www.carlobordini.com/poesie.html

*

quanto al mio nome

ho assunto una posizione di ripiego
per riascoltare ancora le domande
non archiviate
ma ignorate a caldo
e sento scricchiolare alle giunture
voci d’anonimo
senza destinatario
tra fogli malamente accartocciati.
quanto al mio nome,
so che è ancora qui, tra ortica e vento.

di Luciana Riommi, qui:
https://lallaerre.wordpress.com/2019/03/27/quanto-al-mio-nome/

*

L’UDITO CRONICO

Le poesie d’amore le do
In appalto ai droghieri. Io
Inseguo pensieri su cui
casco, è vero, in rime toniche.
Anche a me succede, ma in genere,
è un fatto, sto in piedi. Ed ho
un bell’udito cronico
per la vita, o meglio
per la testa impazzita
dell’uomo che ragiona, e gli sale
accanto in due, divisa
fino all’occhio glaciale.

di Cristina Annino, qui:
https://cartesensibili.wordpress.com/2019/03/28/t9-le-parole-incomplete-paolo-polvani-e-paolo-gera-rileggono-le-poesie-di-cristina-annino/?fbclid=IwAR2o5mXjdXs85-t0LI9ih96Z0J4CveJxneb_R

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ascolti amArgine: Eighties – Killing Joke (1985)

Una premessa, i Killing Joke, prima di questa canzone e questo album, avevano già dato il meglio. Siamo nel 1985, vari anni sono ormai passati dagli esordi dei tempi di “Wardance” e “Requiem”. “Night Time”, l’album da cui è tratta Eighties, non è granché, impreziosito giusto dai singoli, come “Love Like Blood”. Il video è fantastico. Jaz Coleman è un politico promettente, violento, provocatorio, esaltato dalla folla davanti alla tv o nella piazza pronta a divinizzarlo. Il riff ha probabilmente ispirato quello di “Come As You Are” dei Nirvana, ma i Killing Joke rinunciarono alla causa legale che avevano intentato, dopo il suicidio di Cobain. Purtroppo dopo “Night Time” inizia la fase discendente della band, dai, buon ascolto.

Per saperne di più:
https://it.wikipedia.org/wiki/Killing_Joke

ANNI OTTANTA

Vivo negli anni ottanta
Devo spingere, devo lottare
Togliti di mezzo, non sono più in vendita
Facciamo I kamikaze finché non arriviamo li

E abbiamo cantato
Fallo in questo modo

Di giorno corriamo di notte balliamo, noi facciamo
Sono innamorato già della prossima competizione
Ho il meglio, prenderò tutto ciò che posso ottenere
Vivo per gli anni ottanta

Sto vivendo negli anni ottanta, spingo deciso
Sto vivendo
Vivo negli anni ottanta, lotto
Sto vivendo gli anni Ottanta
Ottanta, spingere, spingere, lottare

TESTO ORIGINALE

Eighties, I’m living in the eighties
Eighties, I have to push, I have to struggle
Eighties, get out of my way, I’m not for sale no more
Eighties, let’s kamikaze ‘til we get there

And we sang
You do it this way

Eighties, by day we run by night we dance, we do
Eighties, I’m in love with the coming race
Eighties, I’ve got the best, I’ll take all I can get
Eighties, I’m living for the eighties

Eighties, I’m living in the eighties, I push
Eighties, I’m living
Eighties, I’m living in the eighties, I struggle
Eighties, I’m living

Eighties, I’m living
Eighties, I’m living in the eighties
Eighties, I’m living in the eighties, I push
Eighties, push, push, struggle

Eighties, I’m living
Eighties, eighties, I’m living
Eighties, I’m living in the eighties, I push

Ascolti amArgine: War Pigs (1970) – Black Sabbath.

Questo pezzo è del 1970 (apre l’album “Paranoid”) e la guerra a cui si fa riferimento è quella del Vietnam.

I MAIALI DELLA GUERRA

Generali si riunirono in massa
Proprio come streghe alle messe nere
Menti malvagie che tramano distruzione
Stregoni per la costruzione della morte
Nei campi bruciano i corpi
Mentre la macchina da guerra continua a portare
Morte e odio all’umanità,
Avvelenando menti già plagiate
Oh Si Signore!

I politici si nascondono
Hanno solo fatto iniziare la guerra
Perché dovrebbero andare a combattere?
Lasciano questo ruolo ai poveri

Il tempo metterà a nudo i loro piani di potere,
Fare la guerra solo per profitto
Trattare le persone come pedoni degli scacchi,
Aspettate che venga il giorno del giudizio, si

Ora nell’oscurità il mondo smette di girare,
Ceneri dove bruciavano i corpi
I Maiali della Guerra non hanno più potere,
E dato che Dio ha spaccato il secondo:
Il giorno del giudizio, Dio chiama
I maiali della guerra strisciano sulle ginocchia,
Implorando pietà per i loro peccati
Satana, ridendo, spiega le ali
Oh Si Signore!

TESTO ORIGINALE

Generals gathered in their masses
just like witches at black masses
evil minds that plot destruction
sorcerers of death’s construction
in the fields the bodies burning as the war machine keeps turning
death and hatred to mankind
poisoning their brainwashed minds… Oh lord yeah!

Politicians hide themselves away
they only started the war
Why should they go out to fight?
They leave that role to the poor

Time will tell on their power minds
Making war just for fun
Treating people just like pawns in chess
Wait ‘till their judgement day comes, yeah!

Now in darkness, world stops turning
as the war machine keeps burning
No more war pigs of the power
Hand of god has sturck the hour
Day of judgement, god is calling on their knees, the war pigs crawling
Begging mercy for their sins
Satan, laughing, spreads his wings
ALL RIGHT NOW!

Gioielli Rubati 32: Fabia Grenzovich – Pasquale Vitagliano – Gabriela M. – Antonella Marinetti – Macalder02 – Maria Allo – Marcello Comitini – Luisa Zambrotta.

DEDICO QUESTA PUNTATA AL VENEZUELA E AL SUO POPOLO TORMENTATO NELLA TIRANNIA, ATTANAGLIATO DALLA PRIVAZIONE.

La Catanegài

’na zatarìna, ’na candela
impissàda per ogni morto
negà, per ogni putèlo
desmentegà drento el pantàn
del fondo, tra le rive

del sile, la restìa, la catanegài
i la ciama, i vivi e i morti smarìi
soto aqua, dove la zàtara
la se ferma, de novo catài
dal scuro fin a la luse

de un nome pronunzià – la luse
la tanta luse dei oci
de le mame.

[La Catanegài
una zatterina, una candela / accesa per ogni morto / annegato, per ogni bambino / dimenticato nel pantano / del fondo, tra le rive // del sile, la schiva, la catanegài / la chiamano, i vivi e i morti smarriti / sotto acqua, dove la zattera / sosta, di nuovo portati / dal buio fino alla luce // di un nome pronunciato – la luce / la tanta luce degli occhi / delle madri.]

di Fabia Grenzovich, qui:
https://rebstein.wordpress.com/2019/03/23/se-la-guardi-controluce/

*

DEL FARE SPIETATO

Scrivo sempre la stessa poesia
Passo sempre dagli stessi luoghi
So contare fino a tre
Riesco quasi sempre a fermarmi in tempo
Cerco sempre le stesse persone
Dopo averle perse
Sarà il mio modo di indagare
Sulla legge segreta del tempo
La forma per adeguarmi al suo moto pendolare
Mi rassicura questo ticchettio
Che ti dice dove stai e con chi
Che è impossibile restare a lungo nel quadrante
Che ti ritrovi di nuovo ai margini
Consolato dal fatto che da soli
Si scrive e si muore

di Pasquale Vitagliano, qui:
https://rebstein.wordpress.com/2019/03/23/del-fare-spietato/

*

amor, amore, mon amour

amore colpisce come il maestrale
nei venti di Saint-Tropez, allucinazioni di pianoforti
decidono di ululare in re,
enigmi maggiori muovono dentro l’intimo:
mormorio, incubazioni sotto le fasi della luna
stregate allegorie d’amore sollevano ondine a nudi esasperati
un profeta guarda una vergine sibilla
i cui occhi liquidi predissero il nostro amore
nei riflessi dorati, lava delle nostre anime,
uno specchio appeso al muro nella stanza rossa
una fenice solleva
i nostri corpi affogati
nel tempo liquido del mediterraneo
amor, amore, mon amour
la splendida carne di un poema in gestazione
lava le nostre anime singolari e frenetiche

di Gabriela M., qui:
https://shortprose.blog/2019/03/24/amor-amore-mon-amour-mediterranean-poem-poetry/

*

Figlio, vorrei…

Figlio, vorrei,
mentre ritorni con fiducia ad appoggiarti a me,
dolcemente vorrei dirti il mio bene per te,
vorrei raccontarti le tue notti ad aspettarti,
le tue stelle cadenti per i tuoi desideri,
le tue albe e i tuoi tramonti a pensarti,
e i miei occhi spalancati al buio con il tuo cuore dentro al mio,
Figlio, vorrei dirti quanto ti amo
ma poi resto in silenzio a guardarti,
senza osare accarezzare quei tuoi ricci ribelli,
e le parole che vorrei dirti sono inutili e lontane;
vorrei chiamarti con i miei segreti nomignoli d’affetto, cucciolo, tesoro, amore,
e dirti fai la nanna dolce e non aver paura,
ma poi pronuncio il tuo nome
e so che racchiude tutto il tuo essere così unico e speciale;
Figlio, vorrei stringerti più forte
ma poi mi trattengo per pudore e timore di offenderti e
ti abbraccio delicatamente nei miei pensieri, come nuvole blu all’alba.
Figlio, vorrei cullarti ancora
ma ora è la tua Vita a condurti per mano
ed io resto a sognarti e tu sei già grande…

di Antonella Marinetti:
https://ioinviaggio.wordpress.com/2016/08/11/figliovorrei/

*

LA CITTA’ SENZA LUCE

A volte smetto di esistere
alla fine del cielo
contemplandone i bordi presagire
uno sciame di nuvole nere.
Le ore sono inclinate
per oscurare l’orizzonte,
lasciando battere gli orologi
nel profondo pozzo dei miei incubi.
Bevo la nuda solitudine
che avvolge i miei sensi
se cammino attraverso le ferite
di antiche stelle bruciate.
A completare vuoto deforme
incatenato ai miei pensieri
mentre proseguo
la ricerca di una lacrima per piangere
nella luce pallida del pomeriggio.
Il soffio del respiro della morte
non mi raggiunge ancora in faccia,
quindi arriva travestito da sospiro.
La mia anima piena di angoscia
intimidita dalla rabbia sfrenata
impotente per non essere in grado di reagire
vaga per il deserto
dei sogni abbandonati
perduti per le strade in ombra
al buio della mezzanotte
sepolto nella mia testa
viene la domanda:
Perché vivere?

di macalder 02, qui:
https://macalderblog.wordpress.com/2019/03/22/la-ciudad-sin-luz/

*

nel feroce azzurro

La magnolia si è impigliata nei rami secchi.
Eppure non cede al dolore delle schegge
diviene fede di resistenza
alle intemperie dell’oblio o attesa
senza nido da portare alla luce.
Ora ha ripreso a soffiare nel vento
che si condensa nel feroce azzurro
per vivere in un tempo che non c’è.
C’è sempre tanta parte di magnolia
in quegli spazi che non si piegano
alla morte e su questa sponda
al centro delle cose stiamo noi
a grandi passi fino a terra.

© Maria Allo, qui:
https://nugae11.wordpress.com/2019/03/15/nel-feroce-azzurro/

*

LA SEDIA VUOTA

Lo so. L’ho vista altre volte seduta a quel tavolo lontano
nell’ora deserta di questo bar.
Beve il suo caffè con le braccia poggiate sulla distesa
rotonda del ripiano di marmo. Il viso rivolto
alla sedia vuota dall’altra parte del tavolo.
Il cameriere dietro il bancone lungo e dritto come una lama
si guarda le mani doloranti rose dall’acqua.
Non le parla, non la vede neppure.
Lei non attende più nessuno, lo so.
Una voce sussurra dal fondo del cuore
ragazza e all’improvviso un lampo degli anni verdi e turchesi.
Chiusa nei suoi pensieri sente
le radici del suo silenzio crescere nel ricordo
di coloro che l’amavano alla follia.
Fra pochi istanti si alzerà scomparendo
oltre i vetri del bar.

Lo sa. L’attende il lungofiume buio.

di Marcello Comitini, qui:
https://marcellocomitini.wordpress.com/2019/03/25/la-sedia-vuota-ita-fr-eng/

*

LE ETA’ DELL’AMORE

Rosso è l’amore, quel vortice di emozioni
che infiamma le viscere
e rende ognuno di noi rare eccezioni,
in tutto simili al resto del mondo

Bianco è di un figlio l’amore incondizionato
quando ci prende la mano
e sicuro si consegna a noi
con affidamento illimitato.

D’ argento è l’amore diventato maturo
una tranquilla consuetudine
un grumo di luce che avanza
stagliandosi contro il grigio dell’altrui solitudine.

Blu è l’amore quando è solo un dolceamaro rimpianto
la nostalgia di un momento che fu,
un piacere deteriorato velocemente,
un’offerta la cui scadenza era troppo imminente.

Ma un mostro dagli occhi verdi, una parola senza alcun significato
non più passione ma violento possesso
è il folle gesto destinato
a bloccare chi non vuole più essere sottomesso.

di Luisa Zambrotta, qui:
https://wordsmusicandstories.wordpress.com/2018/12/17/le-eta-dellamore/

***********************************************************************

Gioielli Rubati 31: Giuseppe La Mura – Cipriano Gentilino – Frabrizio Centofanti – Felice Serino – Paolo Beretta – Maria Allo – Marco G. Maggi – Anna Leone.

I miei risvegli
Sono intinti nell’indaco
Oltre me
Si svegliano anche i ricordi
E dunque sprofondo nel mare
Che mi porto dentro.

di Giuseppe La Mura, qui:
https://giuseppelamura.wordpress.com/2019/03/14/15620/

*

a domani

sto dormendo, chi siete ?

siamo te

e che fate ?

cerchiamo il tempo, lo abbiamo perso al luna park

e quelle ombre ?

umani come noi fuggiti dal giostraio

oh !

dormiamo insieme e un tempo forse ci troverà

e per loro

facciamo spazio nel letto ora.

A domani.

di Cipriano Gentilino, qui:
https://ciprianogentilinonuccio.wordpress.com/2019/03/14/a-domani/

*

Tornare a casa

Avevo fame, e mi avete respinto,
ma avete fatto la fila per ricevermi nell’ostia.
Avevo sete, ma mi avete lasciato
in balia delle onde, dell’acqua che dà morte,
anziché dissetare.

Ero malato, ma vi siete rifatti il viso un’altra volta,
piuttosto che occuparvi del mio volto sfigurato.
Ero straniero, ma mi avete bollato
come nemico della pace, pur di serbare
la pace della morte, quella dei vostri interessi.

Ero nudo, ma avete dilapidato patrimoni
in abiti griffati, pur di ignorare il comando
sulla tunica di troppo.

Ero in carcere, e mi avete raddoppiato le sbarre,
pur di cancellare ogni rischio
di quella che un tempo
si chiamava libertà.

Ero un uomo, una donna,
ma avete preferito comprare il cibo di lusso
ai vostri cani,
rendendoli complici
di un cinismo disumano.

Vi siete sciolti in elogi infiniti
per un’auto, una villa, una vacanza,
mentre moriva una bambina,
appena superato lo steccato.

Lasciate l’altare, venite quaggiù
a comunicarvi, scendete nella tomba
dei morti viventi,
e solo allora dirò quella parola

che rende degni
di tornare a Casa.

di Fabrizio Centofanti, qui:
https://artamia.wordpress.com/2019/03/12/degni-di-tornare-a-casa/

*

Anche per voi

salgo sulla croce anche per voi disse con gli occhi
rivolto a quelli che lo inchioderanno
anche per voi che ancora nei secoli
mi schiaffeggiate sputate
negando la vita buttandola tra i rifiuti
aizzando popolo contro popolo
sotto tutte le latitudini
salgo sulla croce anche per voi
che mi sprecate nelle icone
per voi nuovi erodi/eredi della svastica
che insanguinate la luce delle stelle
oscurando la Notte della mia nascita
anche per voi potenti della terra
razza di serpenti
che non sopportate di sentirmi nominare
dal mio costato squarciato fiumi di sangue
tracciano il cammino della storia
la mia Passione è un solo grande urlo muto
di milioni di bocche imploranti
dinanzi al vostro immenso Spreco
con cui avete eretto babeli
di lussuria come cultura di morte

di Felice Serino, qui:
https://sestosensopoesia.wordpress.com/2019/03/18/anche-per-voi-2/

*

Resistenza

Sta
nel profondo
anche quando di te
vogliono
membra discinte
slabbrate
capitozzate
legna da ardere
cenere
nullità.
Risorge
nell’intimo
ogni volta che alzi lo sguardo
ogni singolo giorno
nel sogno
desiderio
virgulto
la tua dignità.

di Paolo Beretta, qui:
https://uncielovispodistelle.wordpress.com/2019/03/16/resistenza/

*

La fine di un inverno

Oggi l’ inverno replica come un demone feroce.
Cosparse di brine le foglie
ululano nel vento
per una ferita senza tempo.
Il rumore dell’acqua a pezzi sulle ciglia
come questa terra che denuda suoni
coi graffi di nodi sull’area battuta
in un ruscello muto.
Così atavico l’inverno corre sulla lava
con la sua porzione di libertà
attraverso una fessura e questo amore
che trema nel coraggio di un glicine sommerso.
La fine di un inverno inizia qui.

© Maria Allo, qui:
https://nugae11.wordpress.com/2019/02/24/la-fine-di-un-inverno/

*

Leggende?

Quasi fossero leggende
gocce di sangue indurite
cadono sul foglio di brutta
di un’estate senz’aria.

Luci al neon computano
i silenzi fino all’ora quarta
le funi seguono un taglio netto
gli algoritmi sono lame
che inghiottiscono l’aula.

Così tutto si compie
sull’abbecedario dei corpi
la commissione d’esame
suddivide i destini
e qualche atroce brandello
di un futuro di rabbia.

di Marco G. Maggi, qui:
https://mandolinom.wordpress.com/2019/03/14/leggende/

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Gerla d’ortiche

Nel sobbalzo epocale
spersero lo sfalcio della stagione buona;portatrici carniche
fino in prima linea.
Poi fiori da deporre,
medaglie da appuntare .

Ma intanto dimmi:
come sono morta ancora?
Lungo un canale, nuda,
fra mura domestiche
divenute arsenali di vendetta
o forse franando
nello strazio del restare,
comunque restare?

Dammi un sillabario vergine
su cui riscrivere don- na
libera dalla genia della colpa,
dai chiodi di dovere.

Sono Ishshah derivata dal fianco che mi volle
schiava, condannata a nascondere desideri in seno.

Invano sollevo il velo del rito che ci unì;
ho una gerla d’ortiche sulla schiena,
ma nelle mani, per te, Ish,
uomo mio, ho sempre un fiore.

di Anna Leone, qui:
https://vocisottili.wordpress.com/2018/12/04/gerla-dortiche/

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Gioielli Rubati 30: Watt (Savyasachi Singh) – Patrizia Schettini Natrella – Matteo Cazzaniga – Giovanni Baldaccini – Tramedipensieri – Marcello Comitini – Maria Marchesi – Emme_Vi.

Cognac di Kerouac

Delitti estatici e la nostra condizione eterna
Rallegraci, rallegraci!
Sai come l’aria fischia “Kathleen”
Più tardi è più grande che mai
Non accendi il fornello della cucina?
E vedi il blu fiammeggiante attraverso il metallo perforato.
Ya, ya, yay
Vanno il Neppytune e il bambino terrestre
Oltre il sistema spaziale
E le strade di Parigi rivendicano il passato
Oltre il punto morto Oh, Oh! Del vicino di estate.
Mi mancherà l’apertura dell’Alaska, mi mancherà per sempre.
Dovrei correre dalla grande vendetta delle droghe
degli uccelli del canyon,
delle loro penne di calcio,
di un uomo,
di una risata,
di un paradiso.
Muore come un milione di gare di montagna.
Nessuno è paragonabile a te, un grande ficcanaso
e non al tuo suono sibilante quando schiacci
la riva.
Ascoltami ascoltati!
Piccolo kip-up-up-Oh, niente silenzio ora.
Sembra tutto decente per i segni spezzati del mio dolore.
Dovrò sfondare la linea del domani.
Ti ricordi cosa prendi in prestito.
Di conseguenza non dovrò seguirti
attraverso la
caverna nebbiosa e vuota che chiami casa.

LO STATICO NON HA RISPONDENTE,
ora che l’acqua mi ha lasciato.
NON ERO NULLA,
Dammi una ricerca o una domanda,
DAMMI QUALCOSA o ANCHE TUTTO
Lascia che le esplosioni nelle mani abbandonate
si plachino o sia LA FINE

di Watt, qui:
Kerouac’s Cognac

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PRUNUS

Domani, dicono, sarà tempesta.
Ma oggi,
lasciatemi godere
della magia del fiorire.
Lenta. Inevitabile. Invincibile.

Domani,
forse,
il Vento strapperà foglie e petali.

E il pruno si piegherà.
È inevitabile che accada.
Ma,
dopo,
tornerà a fiorire.

Testardo.
Tenace.
Seguendo la sua natura.

ⒸPATRIZIA SCHETTINI-NATRELLA (HALIA), qui:
https://vagheria.wordpress.com/2019/03/11/prunus/

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INCONTRI – SGUARDI

Un posto a sedere.
Un pendolare che si trasforma in viaggiatore.
Una scoperta magnifica…
Sguardi e sorrisi così spontanei, semplici, quasi infantili e velati…ma così pieni di significato, con una potenza travolgente.
Perdersi in una splendida, enigmatica figura.
Un mondo, anzi un universo da scoprire sotto quelle due lenti.
Due binocoli per l’anima…
Perderdersi ancora, in quegli occhi così pieni di vita e di curiosità.
Un calore improvviso ad ogni incontro fugace tra due realtà cosi vicine, ma al tempo stesso così distanti…
Chi sei?
Come un velo di seta che ti accarezza il volto, un rosso che dona calore, passione.
Secondi che sembrano ore…
E poi un suono bellissimo, le parole passano sullo sfondo, qualsiasi frase assume significato solo perché pronunciata e scandita da una voce che nasconde una grande moltitudine di esperienze e nello stesso momento racconta tutto.
Perdersi ancora in tutta questa meraviglia.
Chi Sei?

di Matteo Cazzaniga, qui:
https://matteocazzaniga.wordpress.com/2019/03/11/incontri-sguardi/

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Penso piuttosto alla malinconia

E poi siamo fuggiti, come succede ai carcerati
senza scappare mai e nei musei
ci trovi i sorpassati,
quelli che sono scappati prima
e non possono più.
Parigi è morta nel ’43
Berlino due anni dopo
Londra, secondo me, non è neppure nata.
Di Roma non parlo: è da lì che fuggo.
Nei musei i sorpassati ti aspettano
(ti stanno davvero aspettando)
perché la tua fuga è la loro
unica opportunità di farlo ancora.
Fuggono nei pensieri, nei cataloghi,
nei ricordi che ti porti dietro.
Quando ti fermi almeno per dormire
(c’è sempre una stanza dove ci si ferma a dormire)
si accorgono di stare ancora nei musei.
Non ti amano più.
Quanto a me
penso piuttosto alla malinconia
alle stazioni ai treni alla valigia:
un viaggio inesistente.

di Giovanni Baldaccini, qui:
https://scrivereperimmagini.wordpress.com/2019/03/10/penso-piuttosto-alla-malinconia/

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.ciò che desidero

Tutto ciò che desidero
è stare qui

su questa distesa
di sabbia e posidonia

.pensieri
.piedi scalzi
_che si nascondono_

.onde
cantilenanti
la stessa nota

.vento
rufolo avanza
.confuso

.tutto ciò che desidero
è stare

di tramedipensieri, qui:
https://tramedipensieri.wordpress.com/2019/03/06/cio-che-desidero/

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Piume

Nuvole fuggono negli occhi vuoti della finestra.
Sopra i rami spogli dell’albero un pettirosso
terge
le piume macchiate di sangue.
Spalanca il becco in un grido e
trema
al più lieve soffio del vento.
Il mio sguardo insegue le nuvole
in quella piccola tela lucida
riquadrata nel telaio del tempo.
L’ombra dei corpi nascosti
tra le lenzuola bianche
della malinconia. Sono ricordi
che fuggono
e la finestra si colma
dell’azzurro del cielo. Un corvo in volo
lo taglia col nero delle sue ali.

di Marcello Comitini, qui:
https://marcellocomitini.wordpress.com/2019/02/11/piume-plumes-feathers/

*

Il prato è stato falciato. Domani
ci faranno giocare a girotondo.
Io mi nascondo nel braccio, nel naso,
nella mia camicetta ricamata. Così la luna
potrà calpestare gli indugi
funesti delle cariatidi. C’è uno stellato
stasera in cui si può nuotare facendo il morto.
La giostra ha il cuore grande dei bambini.

di Maria Marchesi, qui:
http://golfedombre.blogspot.com/2008/10/maria-marchesi.html

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Stavolta Piano

Piano,
stavolta piano,
perché il gemito
non diventi affanno,
perché la salita
diventi piano,
per tornare ancora da te.

Piano,
stavolta piano,
cercando il tempo
per sfiorarci,
cercando la bocca
per baciarci,
cercando i nostri corpi stesi

Piano,
stavolta piano,
perché l’onda
ci sorprenda,
e di brividi attraversi
i nostri cuori affranti,
in cerca di un riparo.

Piano,
ma ora non più piano,
quando arriva il vento
che travolge i sensi,
valanga dalla cima
che cerca il porto,
per venire assieme a te.

di Emme_Vi, qui:
http://www.domenicapoetica.it/poesia/stavolta-piano/

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