Gioielli Rubati 40: Giuditta Michelangeli – Filippo Fenara – Cipriano Gentilino – Chiara – Matteo Rusconi (roskaccio) – Daniela Cerrato – Riccardo Mattii (Sin apsi) – Bozhidar Pangelov.

RETROUVAILLES

Il saluto è il rito iniziatico
soffiato sulle bocche degli infanti;
l’insipida e allentata abitudine
delle otto negli uffici.
Ma talvolta dal saluto
si srotola il testimone peggiore
di certe mancanze
che si ornano di un cenno
in fondo all’asse delle strade.

È lì che ti raggiungo
dove si condensa tutto
dentro un unico centro
come un punto di fuga
come il fondo denso
d’una tisana all’arance,
dove si ricuce la pelle
attorno a steli d’ossa
e si rimpolpano pure i melograni.

E della tempesta sul Tamigi
il mio sole più grande.

di Giuditta Michelangeli, qui:
https://giudittamichelangeli.wordpress.com/2019/05/01/retrouvailles/

*

Questa Giornata Qui

Battiti fino allo spasmo più recondito
per inspirare l’essenza di questa giornata
trapunta dei luccichii di occhi riflessi
su verdi mantelli e celesti soffitti.

Dondolati nel rollio di tiepidi aliti d’angelo,
crogiolati in gorghi e spirali liquide
e non crucciarti se i baci donati ai rospi
non li faranno principi,
principessa sei tu,
oltre ogni mio sospetto.

Arrenditi alla rigogliosa rivolta del creato,
al pacato insurrezionalismo della primavera,
posto che lo stagno,
pur non scorrendo,
palpiti di vita infusa.
Libra i tuoi sguardi oltre l’orizzonte,
migra i tuoi sensi in cima ad uno stelo,
fiorisciti di generoso sole
e circondati di terra
che premurosa accarezzi
le tue salde radici.

Cuciti ai sorrisi di bambini centrifugati,
aspettano i tuoi sguardi per diventare grandi.
Fai di tutto per conquistarti una giornata così,
sì,
proprio questa giornata qui.

di Filippo Fenara, qui:

Questa Giornata Qui

*

meteore

Odori anche tu di erba tagliata
vieni siediti vicino a me.
Aspettavi anche tu le stelle ?

Sono già cadute
abbiamo perso il tempo
le masche* ci hanno ingannato.

Che speravi ?
– ritrovarmi folle e tu ?
Folle lo sono già
volevo un nome.

Ora vicini odoriamo di cielo
spegni questa luna indecente
siano noi perseidi stanotte.

*La masca è una strega del folclore piemontese.

di Cipriano Gentilino, qui:
https://ciprianogentilinonuccio.wordpress.com/2019/04/30/meteore/

*

Silenzio

Poi un giorno
ho iniziato ad ascoltare i silenzi.
Avevano la tua bocca affamata
il tuo respiro caldo,
avevano persino la tua voce calma.
Ho capito di averti raggiunto
nel punto più profondo della comprensione
dove si dice parlino gli occhi
o le mani che si cercano
e si ritrovano annodate.
In silenzio ti ho detto
le parole che non so
in silenzio mi hai detto
il futuro che non sai.

di Chiara, qui:
https://viaggiraccontiscrittura.wordpress.com/2019/05/02/silenzio/

*

Le luci del mattino non sono fatte di alba
sono led fluorescenti che investono la via
e la fanno sembrare viva.
La produzione già mi aspetta con i suoi cancelli aperti
e con le finestre degli edifici che sembrano sguardi assatanati.
Le ante dei portoni mi ricordano fauci spalancate.
Le macchine all’interno sono diavoli che non dormono
attendono la mia carne per pungerla e squamarla
sotto vivide luci da sala operatoria.
La fabbrica è una bestia che nera non riposa,
ha denti d’acciaio cariati di polietilene
con cui mi morde polpastrelli e palpebre
e la strada tortuosa è la sua lingua che viscida mi cattura.
La fabbrica è una bestia che mi insegue giorno e sera
reclamando la mia schiena
perché mi vuole possedere con i suoi meccanismi
mentre le luci del mattino
rimangono tremori di stanchezza che non passa
e io sono stanco, tanto stanco di scappare.

di Matteo Rusconi, qui:
https://roskaccio.com/2019/04/29/1429/

*

il gatto la bimba e una mosca

Immobile come una statua di Bastet
scolpita nello scuro basalto,
orecchie ritte e coda raccolta,
naso appeso in aria, occhi
di giada in overdose di luce,
seduto sui giocosi e fieri artigli
affianca in posa una bimba.
Gli sguardi sembrano convergere
verso un punto ad altri sconosciuto
ma fra un istante un balzo felino
mostrerà un istinto assai diverso
nel contemplare dettagli d’universo.
Lei osserva una mosca senza malizia,
lui sta calcolando tempo e distanza
chè non impiega energia in eccedenza,
è moschicida dotato di divina grazia.

di Daniela Cerrato, qui:
https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/2019/05/05/il-gatto-la-bimba-e-una-mosca/

*

QUANDO I POETI SOGNAVANO DEGLI ANGELI

Lei s’alza presto dal letto
corre allo specchio
i lividi causati in attimi di rabbia.
Lui le s’inginocchia accanto ancora una volta
sussurra una promessa
“La prossima volta ti spezzerò le ossa”.

E chi fa buoni propositi lascia entrare il diavolo
e se il fiume si prosciugasse direbbero che non è vero.

Mentre i giocatori pescano le loro carte
dal fondo del mazzo,
vicolo dopo vicolo
le dimore feudali volano via.
Rimedio al malcontento del popolo.

Quando i poeti sognavano degli angeli
che cosa vedevano?
La storia allineata in un lampo alle loro spalle.

Quando i poeti sognavano degli angeli
che cosa vedevano?
I vescovi ed i cavalieri pronti ad attaccare.

da When the Poets dreamed of Angels di David Sylvian, traduzione e adattamento di Riccardo Mattii (sinapsi), qui:
https://mariannapuntog.wordpress.com/2018/04/10/sinapsi-14/

*

Per mia madre

„L’arte crea il sogno della vita“

È la stagione?
Le foglie colpiscono le finestre silenziose
e alcune radici degli alberi urlano,
ma io sono un sogno.
Non riconosco i colori,
quando il sole di quella città
senza tempo mi ripara come mamma.
Che fiori ti darò?
Non sono un santo – non posso farti rivivere.
Non riesco nemmeno a piangere.

Il regalo per te – un ultimo fiore.

di Bozhidar Pangelov, qui:
https://bogpan.wordpress.com/2019/05/05/my-mothers/#more-2174

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ВАШИЯТ КОМЕНТАР

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ascolti amArgine: Listening Wind – Talking Heads (1980)

Prima del periodo autocompiaciuto di sperimentazione nata un po’ vecchia, David Byrne coi suoi Talking Heads piazzò il suo colpo migliore: a mio avviso l’intero Remain in Light del 1980 è uno dei migliori album di tutti i tempi, praticamente perfetto: soluzione perfetta di pop e avanguardia. Un album in anticipo sui tempi di almeno cinque anni. Listening Wind è una ballata ipnotica, etnica e visionaria: la batteria anticipa i ritmi della world music, chitarre e tastiere si intrecciano perfetti, Byrne canta come dall’interno di un rituale dando vita a un ritornello che sa di vento e distanze, puntellato da un basso straordinario, di quelli che promettono di non farsi dimenticare più (infatti i Police non se ne scorderanno imbastendo la peraltro bellissima “Wrapped Around Your Fingers”).

VENTO IN ASCOLTO

Mojique vede il suo villaggio da una collina nei dintorni
Mojique pensa ai giorni prima che arrivassero gli americani
Vede gli stranieri aumentare sempre più
Vede gli stranieri in belle case
Pensa ai giorni che può ancora ricordare.
Mojique ha un pacchetto nelle mani tremanti
Mojique spedisce il pacchetto all’americano
Scivola leggero per strade e vicoli,
Sale il vento che li fa correre al riparo
Lui sente che il tempo è sicuramente ora o mai più

Il vento nel mio cuore
La polvere nella mia testa
(vieni a) cacciarli via
Scacciali via

Mojique compra attrezzature al mercato
Mojique pianta ordigni nella zona di libero scambio
Sente che il vento sta risollevando la sua gente
Chiama il vento affinché lo guidi nella sua missione
Sa che il suo amico vento è sempre in piedi lì vicino
Mojique annusa il vento che viene da lontano
Mojique aspetta notizie in un posto tranquillo
Sente la presenza del vento intorno a sé
Sente il potere del passato alle sue spalle
Ha il sapere del vento che lo guida oltre

Il vento nel mio cuore
La polvere dentro la testa
Il vento nel mio cuore
(vieni a) cacciarli via
Scacciali via

TESTO ORIGINALE

Mojique sees his village from a nearby hill
Mojique thinks of days before Americans came
He sees the foreigners in growing numbers
He sees the foreigners in fancy houses
He thinks of days that he can still remember…now.
Mojique holds a package in his quivering hands
Mojique sends the package to the American man
Softly he glides along the streets and alleys
Up comes the wind that makes them run for cover
He feels the time is surely now or never…more.
The wind in my heart
The wind in my heart
The dust in my head
The dust in my head
The wind in my heart
The wind in my heart
(Come to)
Drive them away
Drive them away.
Mojique buys equipment in the market place
Mojique plants devices in the free trade zone
He feels the wind is lifting up his people
He calls the wind to guide him on his mission
He knows his friend the wind is always standing…by.
Mojique smells the wind that comes from far away
Mojique waits for news in a quiet place
He feels the presence of the wind around him
He feels the power of the past behind him
He has the knowledge of the wind to guide him…on.
The wind in my heart
The wind in my heart
The dust in my head
The dust in my head
The wind in my heart
The wind in my heart
(Come to)
Drive them away
Drive them away.

cinema amArgine: Paterson (2016) di Jim Jarmusch.

Intanto Jim Jarmusch non sbaglia un film! Questo è un film speciale, perché il protagonista è un poeta, intanto guida autobus, che non sa di esserlo. Paterson (interpretato magnificamente da Adam Driver) è un autista di pullman che vive nelle cittadina di Paterson del New Jersey, città natale del poeta William Carlos Williams vissuto tra il 1883 e il 1963. Paterson conduce una tranquilla vita ordinaria, fatta di piccole emozioni, riti quotidiani e un rapporto affettuoso con la moglie Laura. Ogni giorno, durante il solito giro in pullman osserva e ascolta la vita delle persone che lo ispirano per la sua vera e unica passione: la poesia. Trascrive i suoi versi su un taccuino senza curarsi di farne una copia, nonostante le insistenze delle moglie Laura che ne coglie il pregio e il valore.
Un giorno però il cane Marvin, distrugge il taccuino lasciato incustodito sul divano di casa e Paterson sembra cadere in un profondo sconforto per la sua perdita, ma un incontro inaspettato darà nuovo vigore alla creatività poetica di Paterson.
E’un piccolo capolavoro questo ultimo di Jarmusch. Esattamente come la poesia che vuole rappresentare è lento, ripetitivo, discreto, sussurrato, ma, soprattutto, chiede qualcosa di decisivo agli occhi di chi lo guarda, ovvero la predisposizione all’attenzione, la voglia di cercare, nella ripetitività di una vita noiosa e ai margini del mondo come nel flusso di parole semplici e di suoni quotidiani che forma le poesie di Paterson, l’anello che non tiene, il minuscolo scarto che dà il senso a tutto il resto.
Film consigliatissimo e lunga vita alla Poesia!

ascolti amArgine: Dance me to the end of love – Leonard Cohen (1984)

[‘Dance me to the End Of Love’] mi è venuta in mente ascoltando o leggendo o sapendo che nei campi di concentramento, vicino ai forni crematori, in alcuni di questi campi, un quartetto d’archi era obbligato ad esibirsi mentre l’orrore veniva perpetrato, queste erano persone il cui destino faceva parte di quell’orrore. E suonavano musica classica mentre i loro compagni di prigionia venivano uccisi e bruciati.(Leonard Cohen)

Fammi Danzare Fino Alla Fine dell’Amore.

Fammi danzare verso la tua bellezza con un violino in fiamme
Fammi danzare attraverso il panico finché io non sia in salvo
Sollevami come un ramo di ulivo e sii la mia colomba diretta verso casa
Fammi danzare fino alla fine dell’amore

Oh, mostrami la tua bellezza non appena i testimoni se ne saranno andati
Fammi sentire il tuo corpo muoversi come fanno a Babilonia
Mostrami poco a poco ciò di cui io solo conosco il limite
Fammi danzare fino alla fine dell’amore

Fammi danzare fino al matrimonio, fammi danzare continuamente
Fammi danzare con molta dolcezza e fammi danzare ancora a lungo
Siamo entrambi al di sotto del nostro amore, e ne siamo sopra
Fammi danzare fino alla fine dell’amore

Fammi danzare verso i bambini che domandano di essere messi al mondo
Fammi danzare attraverso le tende che i nostri baci hanno superato
Innalza una tenda per ripararmi, sebbene ogni filo sia strappato
Fammi danzare fino alla fine dell’amore

Fammi danzare verso la tua bellezza con un violino in fiamme
Fammi danzare attraverso il panico finché io non sia in salvo
Toccami con le tue mani nude o toccami con il tuo guanto
Fammi danzare fino alla fine dell’amore

TESTO ORIGINALE

Dance me to your beauty with a burning violin
Dance me through the panic ‘til I’m gathered safely in
Lift me like an olive branch and be my homeward dove
Dance me to the end of love
Dance me to the end of love

Oh let me see your beauty when the witnesses are gone
Let me feel you moving like they do in Babylon
Show me slowly what I only know the limits of
Dance me to the end of love
Dance me to the end of love

Dance me to the wedding now, dance me on and on
Dance me very tenderly and dance me very long
We’re both of us beneath our love, we’re both of us above
Dance me to the end of love
Dance me to the end of love

Dance me to the children who are asking to be born
Dance me through the curtains that our kisses have outworn
Raise a tent of shelter now, though every thread is torn
Dance me to the end of love

Dance me to your beauty with a burning violin
Dance me through the panic till I’m gathered safely in
Touch me with your naked hand or touch me with your glove
Dance me to the end of love
Dance me to the end of love
Dance me to the end of love

ascolti amArgine: Otis Redding (Sittin’ on) The dock of the bay (1968)

Giova riascoltare.

SEDUTO SUL MOLO DELLA BAIA

Seduto sotto il sole del mattino
Resterò fini a quando farà sera
Osservando le navi entrare
Poi le guarderò quando se ne andranno di nuovo

Sono seduto sul molo della baia
Mentre osservo la bassa marea,
Sono proprio seduto sul molo della baia
A perdere tempo

Sono partito da casa mia in Georgia
Diretto alla Baia di Frisco
Perché non avevo niente per cui vivere
E pare che niente troverò sul mio cammino

Quindi non farò altro che stare seduto sul molo della baia
A osservare la bassa marea

Sembra che niente debba cambiare
Tutto rimane come prima
Non sono in grado di fare ciò che dieci persone consigliano
Quindi suppongo che rimarrò quello di sempre

Seduto qui a riposare le mie ossa
Questo stato di confusione e di solitudine non vuole lasciarmi in pace
In giro per duemila miglia
Solo per poter fare di questo molo la mia dimora!

Mi siederò sul molo della baia
Ad osservare la bassa marea,
Sono seduto sul molo della baia
A perdere tempo

TESTO ORIGINALE

Sittin’ in the mornin’ sun
I’ll be sittin’ when the evenin’ comes
Watchin’ the ships roll in
Then I watch ‘em roll away again

I’m sittin’ on the dock of the bay
Watchin’ the tide, roll away
I’m sittin’ on the dock of the bay
Wastin’ time

I left my home in Georgia
And I headed for the Frisco Bay
‘Cause I’ve got nothin’ to live for
Looks like nothin’s gonna come my way, so

I’m just come sittin’ on the dock of the bay
Watchin’ the tide roll away
I’m sittin’ on the dock of the bay, wastin’ time

Looks like nothin’s gonna change
Everything seems to stay the same
I can’t do what ten people tell me to do
So I guess I’ll remain the same

I’m sittin’ here restin’ my bones
And this loneliness won’t leave me alone
This two thousand miles I roamed
Just to make this dock my home
Now I’m just sittin’ on the dock of the bay

Watchin’ the tide roll away
Sittin’ on the dock of the bay
I’m wastin’ time

Gioielli Rubati 39: Alberto Rizzi – Rubens Baserra – Nadia Alberici – Flavia Tomassini – Yelling Rosa – Lucia Tosi – Elettra Verganti – Marina Pizzi.

RIFLESSIONE SU UNA CONCLUSIONE COME TANTE

Sa di vetro consumato
questo nostro amore

un vetro che riflette solo parte dei tuoi occhi
_______che traspare solo un oltre indistinto

Giorno dopo giorno
il sole tramonta sulla mia anima

e le ombre mi osservano
dalla loro medesima lunghezza

di Alberto Rizzi (inedita e irreperibile su web)

*

MARE

Pioggia nel mare,
Una giornata fredda, un giorno qualunque della mia vita,
La pioggia lava via le mie lacrime, le lacrime nel mare,
Un giorno buio in cui sono solo come sono sempre stato,
Non voglio piangere perché sono stanco di piangere,
Stanco di respirare, di sentire il cuore che mi batte forte nel petto.
Voglio morire in mare.
Ogni giorno siamo gli ultimi a fare ciò che vogliamo fare,
Vivere è soddisfare il desiderio, non desidero altro,
Solo riposare e dimenticare che sono ancora vivo,
Vivere è il suicidio più doloroso
Perché è lento e distrugge poco a poco,
Una ghigliottina è più misericordiosa della vita,
Solo un secondo e non c’è più dolore,
Né tormenti, afflizioni e angosce,
Solo il silenzio dell’eternità.
Voglio morire in mare.
Amo la morte perché so che esiste,
La mia fede non è invano,
Chiudere gli occhi e dormire per sempre
Con la certezza che non ci sarà un domani per me,
La fine è triste e bella come il crepuscolo,
Se piango è perché sono ancora vivo,
Ma tutto sarà diverso quando smetterò di respirare
Con i polmoni pieni d’acqua,
Non ci saranno più problemi senza soluzione,
Solo il vuoto della non esistenza,
Un macabro paradiso.
Voglio morire in mare.

di Rubens Baserra, qui:
https://rubensbeserra.wordpress.com/category/italiano/

*

FINE FINE

E stai attenta, fai la cucitura a zero
fine fine
Perché non si capisca dal diritto la cucitura
di quel buco largo che si era fatto nell’usura
e nella mancata cura
Lì ci poteva entrare una mano e anche
perdersi un’anima con tutte le sue parole
Chi le avrebbe mai ritrovate in quella profondità
che arrivava all’infanzia
Dove i bottoni delle peonie dovevano ancora aprirsi
E gli accenti del selciato che risuonavano
aperti e a volte schiusi appena
come in una covata di pulcini
e ogni sasso tirava fuori dei gong e degli acuti
che si poteva fare una canzone!
Fine fine mi raccomando
Che recuperiamo pantaloni
e il fiorire delle peonie.

di Nadia Alberici, qui:
https://sibillla5.wordpress.com/2019/04/29/fine-fine/

*

Verso il promontorio

Nella casa oltre la brughiera
vivo sola sulla spiaggia
ho un portico che guarda ad ovest,
il sole nasce dietro la rimessa,
lo vedo morire ogni giorno
verso il promontorio inventato.
*
Sei rimasta indietro
ti ho seppellita tra le more,
in una notte di luna cercavo le tue braccia
e ho trovato il tuo volto, con orrore
non eri neppure tu tra i rovi.

di Flavia Tomassini, qui:
https://flaviatomassini.wordpress.com/category/poesia/

*

AMORE

Sei la mia perla brillante
che alleggerisce l’energia oscura
e irrompe nella materia nera.
“Non c’è nessuno che esiste”,
hai chiesto e sto rispondendo,
“No, altri stanno penzolando tra
le superfici e spiegando
piccole cose minuscole nella speranza che
diventino significative
invece di abbracciare
l’
Entità universale .”

© Yelling Rosa, qui:
https://yellingrosa.wordpress.com/2019/03/07/love/

*

Mostratevi entusiasti di avermi conosciuto

La vita si fa poco per volta:
coi sensi di oggi non riconosco
quello che allora, e più indietro,
devo aver per certo provato:
per il sangue le morti
– da spiaccicamento autostradale o da malanno –
i suicidi.
Ogni volta una diga che tracima
un vajont di disperazione.
Come l’acqua che si ritira
non si sa dove – di tanta
che n’è scesa – anche il dolore
lo risucchiano il da fare
del giorno e l’invocata tenebra.
A guardare indietro
parmi d’esser stata di pietra:
neanche il tempo per graffiarmi il volto
e buttarmi a terra, nel buio,
a brancolare.

di Lucia Tosi, qui:
Lucia Tosi, Metafore del freddo. Sei poesie

*

RESTITUZIONE

Alla fine
si dirà con garbo
qualcosa di sensato

Intanto faremo a mezzo
del pasto e dei minuti
ché al volo ciascuno
ha già mangiato

Ecco, questo è tuo.
Nel porgere il dovuto
fai caso a non scordare
la fotografia di me bambina
con gli occhi e il braccio oltre la

ringhiera

Chissà cosa avrò visto lontano sulla strada

di Elettra Verganti, qui:
https://www.facebook.com/Elettra.Verganti/?__tn__=kCH-R&eid=ARAZ6GSUtzG8QKGHkdzKHFrA56T8cSB177yB6Sb0NXv_3amGrmInYetZmFHdSHsbw6mdc6Hy8UN4Domb&hc_ref=ARRH-4NdqeD60tiGBxLA4U6WbILlej-CBHJQuKBnsOkd3Rg85uhDuo9FcZdSz6V_ySM&fref=nf&__xts__%5B0%5D=68.ARAvMTG2YZ1i3TpPn9orjy02pidP2vuVCCvkfNphqSACYG1f6MkgXDMhGxqMZFuHJze5CRDRste-ZYQwThuV01rEC1XBEkjjhsXN7mx9Np9D1v_O-zaWHCTI6B7eWzXIWKt90Q0_nTqJ-ydlCVQzSdz462pl9YkqhMUlhXX8y2NprVeCLopJ_sYxITfiVC2Lk0pHmDGzJWFGTogerwAHoYrtiyigGk5WSuVTrja81akHaT8-sLcqygh1iEww9F9InZaCJ5TBq2Ry_rPgnEZ6qZg9-_N828Xaij4kAJsAFZS_HcTL626yFOB8VzhbH69ljOMas-C07kKoUiZgSA_SRvs

*

Horror vacui la botola costante
La stazza vuota di forzar lucchetto
Transito del fantasma finalmente.
La stanza estiva di un albergo di lusso
Ha per sovrano il peso del seno
Straziato dalla falla di capire
Ossuta la pirofila misterica.
Ora è sicuro andrai a far morire
Tutte le cure di un nirvana falso
Bruciacchiato dall’origine di stallo.
Questa strada conduce al camposanto
Nel calice di ruggine la ginnica frontiera.
Lotta magna cavalcar le stelle.

di Marina Pizzi, qui:
https://www.facebook.com/marina.pizzi.18?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARDgz2uidImAhFsTkLcBoyk3D7bj_QL71HD470zn_3mQbTdH8WL1ZTCCQjfF0sT2qQs7zxMaqdMiu_JV&hc_ref=ARSi5GdLb4CWXKx_JqyDWXZBl1NH2ZxCVb_VHSxDox2avUbI7HTUpzKaP22VA_P5bjk&fref=nf

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ascolti amArgine: Sugar Man di Sixto Rodriguez (1970)

Sugar Man è lo spacciatore, il pusher. Sixto Rodriguez una specie di fiaba, ignorato negli stati Uniti dove faceva l’operaio, e a sua insaputa rock star in Australia, Nuova Zelanda e Sudafrica. Per saperne di più:

https://it.wikipedia.org/wiki/Rodriguez_(musicista)

Spacciatore

Sbrigati, spacciatore
perché sono stanco di questa realtà
per una moneta blu puoi riportarmi
tutti i colori dei miei sogni?

nelle tue navi magiche argentate porti
Antidepressivi, cocaina, dolce Mary Jane

Spacciatore, ho incontrato un falso amico
su una strada isolata e polverosa
ho perso il mio cuore e quando l’ho ritrovato
Era diventato nero come carbone

Spacciatore, tu sei la risposta
che fa svanire le mie domande
perché sono stanco
di questi doppi giochi

TESTO ORIGINALE

Sugar man, won’t you hurry
Cause I’m tired of these scenes
For a blue coin won’t you bring back
All those colors to my dreams

Silver magic ships you carry
Jumpers, coke, sweet Mary Jane

Sugar man met a false friend
On a lonely dusty road
Lost my heart when i found it
It had turned to dead black coal

Silver magic ships you carry
Jumpers, coke, sweet Mary Jane

Sugar man you’re the answer
That makes my questions disappear
Sugar man cause I’m weary
Of those double games l hear

Sugar man

Compositori: Sixto Diaz Rodriguez
Testo di Sugar Man © Universal Music Publishing Group