Ventidue Gennaio

al suo debutto
ogni regola appare già vecchia,
astrusa come pensieri insistenti
d’amore verso chi si odia,
il riscaldamento brucia
il freddo però non si scalda,
sottoboschi intricati di orpelli
crepitano sotto passi pesanti
di idioti da tartufo

ogni giorno una buca,
la tagliola che c’é sotto,
la distorsione nell’ipotesi migliore:
sono stanco,
ho voglia di dormire
ma il gelo spezza il sonno fuscello;
una cimice, durissima, resiste
non teme rigore,
respira a lungo e con gioia

Ascolta & Leggi: The Stranglers e poesie di Gennaio

Dopo la notte di diluvio il limpido
vento di tramontana
fa miracoli sulle facciate
delle case specchiandovi nei foschi
intonachi il lampo dei boschi
risorti nel turchino degli sfondi.

Cantano le montagne attraversate
dal gran respiro; e dal fondo dei borri
il soffio di rovaio
leva odori di funghi di castagno.
I cavalli galoppano
sopra vie di diamante
e fumano dal manto sauro e baio;
nell’arco delle grotte
gioiellate di ghiaccio
è santo il mio gennaio.

Giorgio Vigolo

*

Ritorna ai rami

Ritorna ai rami il fuoco di gennaio
intenerito, di neve i colli non lontani
rallegrano l’ozioso pomeriggio
alle porte della città.
Il giorno è popoloso sino a che s’accende
sul ponte il lampione
e inonda l’acqua di ferro fiorito.

Attilio Bertolucci

*

Gennaio

Parte dei soldi li spesi in assoluta allegria
Quella stessa con cui li avevo guadagnati
Ci voleva del fegato per ammettere
Che come erano entrati così erano usciti

Il resto era là, in banca ad aspettare
Attirato da una formula a interesse anticipato
Alla fine del mese sembrava proprio di avere
Lo stipendio ed un nuovo datore di lavoro

Nessun senso di colpa, non è importante per me
Tu non stare in pensiero, è solo un finto cuore

Alla fine decisi di prender casa in affitto
Sempre meglio che vagare e lavarsi i panni al diurno
La mia stanza era entrando sulla sinistra
Quella di Barbara a destra: c’eravamo rivolti
A nostra insaputa, alla stessa agenzia

Gennaio, gennaio
Gennaio

Nessun senso di colpa, non è importante per me
Tu non stare in pensiero, è solo un finto cuore

Thanks

Federico Fiumani

*

Foglie di palma

A mezzanotte in punto
1973-74
Los Angeles
ha cominciato a piovere sulle
foglie di palma fuori dalla mia finestra
i clacson e i fuochi d’artificio
erano svaniti
e tuonava.

ero andato a letto alle 21.00
spente le luci
tirate su le coperte –
la loro letizia, la loro felicità,
le loro urla, i loro cappelli di carta,
le loro automobili, le loro donne,
i loro ubriachi dilettanti…

la notte di Capodanno mi atterrisce
sempre

la vita non sa nulla degli anni.

adesso i clacson si sono ammutoliti
e i fuochi d’artificio e i tuoni…
tutto è finito in cinque minuti…
odo soltanto la pioggia
sulle foglie di palma,
e penso:
non capirò mai gli uomini,
ma è andata
anche questa.

Charles Bukowski

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Noccioline & Banane: Il mio ultimo giorno di guerra di Matteo Tondini (2009)

Nella primavera del 1944 i tedeschi avevano costruito una linea fortificata, denominata Linea gotica, che si estendeva da Rimini a La Spezia. La linea gotica costituiva l’ultima forte linea difensiva tedesca prima della pianura padana. Il punto centrale del fronte era localizzato poco a nord di Bologna, a cavallo del torrente Idice.
Nel bolognese e in Romagna la fortificazione era difesa da due armate: la Xª, schierata dall’Adriatico fino a Bologna, che si componeva di un corpo corazzato e di un corpo paracadutisti; la XIVª, che era schierata dal torrente Idice al mar Tirreno, con un corpo corazzato e un corpo da montagna (con una divisione italiana).

Girato nel comune di Riolo Terme, vicinissimo a Castello, prodotto da Valentino Peduli e diretto dal giovane regista Matteo Tondini nel 2009 (all’epoca diciannovenne), “Il mio ultimo giorno di guerra” è uno dei cortometraggi italiani più premiati di tutti i tempi. Nel suo palmares si contano infatti 80 nominations in festival internazionali e ben 45 premi, incluso il “Miglior cortometraggio sezione elemets+10″ al Giffoni Film Festival 2009 e “Best Foreign Drama” al Los Angeles International Family Film Festival 2010.

Se vi va in una ventina di minuti ve la cavate, buona visione.

Ascolti amArgine: The Falconer – Nico (1970)

Nico, pseudonimo di Christa Päffgen (Colonia, 16 ottobre 1938 – Ibiza, 18 luglio 1988), è stata una cantante, attrice e modella tedesca. Conosciuta anche con il soprannome di “Sacerdotessa delle Tenebre”, per le atmosfere gotiche e decadenti dei suoi brani, unite alla sua inconfondibile voce profonda, è considerata la progenitrice del gothic rock. In campo musicale raggiunse i primi riconoscimenti come collaboratrice del gruppo The Velvet Underground, partecipando all’album The Velvet Underground & Nico come cantante dei brani Femme Fatale, All Tomorrow Parties e I’ll Be your Mirror. La sua avventura con i Velvet ebbe vita breve, e nel 1967 si avviò alla carriera solista. I suoi album più celebri sono The Marble Index del 1968 e Desertshore del 1970, spesso considerato dalla critica il suo capolavoro, entrambi prodotti da John Cale.

IL FALCONIERE

Il falconiere siede
Sulle sabbie del suo deserto all’alba
Aprendo gabbie d’argento sommerse
Con una rivelazione argentea tutti gli amabili volti
Tutte le amabili tracce d’argento cancellate
Le mie pagine vuote

Il falconiere siede
Sulle sabbie del suo deserto all’alba
Sotto le sue brillanti onde argentate
E la sua danzante corsa ribelle
Composta prima del tempo eterno
Un suono nella mia notte illuminata da candela

Padre figlio
Angeli della notte
Una cornice d’argento alla mia notte di candela

TESTO ORIGINALE

The falconer is sitting on
His summersand at dawn
Unlocking flooded silvercages
And with a silverdin arise
All the lovely faces
And the lovely silvertraces erase
My empty pages

The falconer is sitting on
His summersand at dawn
Beside his singing silverwaves
And his dancing rebelrace
That compose ahead of timeless time
A sound inside my candle light

Father child
Angels of the night
Silver friend
my candlelight

Father child
Angels of the night
Silver friend
my candlelight

The falconer is sitting on
His summersand at dawn
Unlocking flooded silvercages
And with a silverdin arise
All the lovely faces
And the lovely silvertraces erase
My empty pages

I poeti

In questo paese esistono tre categorie di poeti.
Quelli che lo sono stati, e non riescono proprio a farsene una ragione. Diventati opinionisti, vuotato il loro sacco da ogni idea, scoppiati, si mettono a pontificare su tutto sfruttando il loro nome.
Quelli che lavorano sodo per farsi un nome e prendere il posto di quelli di cui al paragrafo precedente. Ovvi e loffi, faranno strada: intanto non si lasciano scappare nemmeno una letturina. Sono prezzemoli molto rigogliosi, contestano il sistema perché vorrebbero farne parte.
Quelli bravi cui non interessa nulla di quanto fanno e dicono i poeti. In genere vivono e lavorano in silenzio, scoprirli è una conquista.

Collana Libri amArgine: gli altri volumi scaricabili gratis

Se avete ancora voglia di leggere eccovi, tutti insieme, gli altri e book della Collana Libri amArgine, che potete scaricare qui sotto, buona lettura.

Libri amArgine 5 Gentilino Cipriano

Libri amArgine 6 Carolina Almerighi

Libri amArgine 7 Elettra Verganti

Libri amArgine 8 Salvatore Leone

Zoe senza storia – Libri amArgine

Libri amArgine 10 Alexandra Bastari

Ascolti amArgine: We Love You – Rolling Stones (1967)

La canzone, percorsa dai rumori dei passi e dei catenacci dentro una prigione, fu scritta da Mick Jagger e Keith Richards in occasione dell’arresto per droga subito da parte della polizia del Sussex. L’arresto giunse al culmine di una feroce campagna di stampa ordita contro i Rolling Stones (ma anche contro altri artisti di primo piano, come Donovan, Pete Townshend de The Who e Ginger Baker dei Cream) da “News of The World”, che fu poi al centro dello scandalo di “phone hacking” corredato da clamorosi suicidi ed arresti e che il proprietario Rupert Murdoch chiuse definitivamente nel luglio del 2011. Il brano fu registrato con due coristi d’eccezione John Lennon e Paul Mc. Cartney. Buon ascolto

NOI VI AMIAMO

A noi non interessa sapere solo se voi avete amato “noi”
A noi non interessa sapere solo se prima voi amavate “noi”
Noi vi amiamo. Vi amiamo e speriamo
che anche voi amiate “noi”
Noi amiamo “loro”. Noi amiamo “loro”
E vogliamo che anche voi amiate “loro”

A noi non importa se voi ci perseguitate
E ci imprigionate
Spranghiamo tutto questo nelle nostre menti perché
Noi vi amiamo, vi amiamo

Non ci sconfiggerete mai
Non vestiremo mai le vostre uniformi
Non ci importa del posto dove ci avete rinchiusi
Perché noi vi amiamo
Ovviamente è così.

Vi amo, io vi amo
E spero
Che anche voi stiate bene
Noi vi amiamo. Lo facciamo. Vi amiamo.
È vero.

TESTO ORIGINALE

We don’t care if you’d only love “we”
We don’t care if you’d only love “we”
We love you
We love you
and we hope that you will love “we” too

We love “they”
We love “they”
And we want you to love “they” too
Ah…

We don’t care if you hound “we”
And lock the doors around “we”
we locked it in our minds ‘cos
We love you
we love you

You will never win “we”
Your uniforms don’t fit “we”
We forget the place we’re in
‘Cause we love you
We love you.
Of course, we do

I love you
I love you
And I hope that you are grooving too
We love you
We do
We love you.
We do
Ah…

Ascolti amArgine: Emilia Paranoica – CCCP Fedeli Alla Linea

Nel 1985, l’allora Cardinale di Bologna Giacomo Biffi, definì Bologna – e per estensione l’Emilia – “terra sazia e disperata”. Espressione spesso fraintesa che lo rese famoso anche fuori dei confini emiliani e che in realtà anticipava di qualche anno la critica radicale al vuoto culturale e valoriale riempito, nel migliore dei casi, dal consumismo spinto con cui ci confrontiamo quotidianamente (in Emilia e non solo). La canzone dei CCCP uscì quasi contemporaneamente.

Il freddo più pungente, accordi secchi e tesi segnalano il tuo ingresso nella mia memoria.

Emilia paranoica! Emilia paranoica! Emilia paranoica!

Il freddo più pungente, accordi secchi e tesi segnalano il tuo ingresso nella mia memoria.

Consumami distruggimi è un po’ che non mi annoio.
Oh oh oh oh.
Aspetto un’emozione sempre più indefinibile, sempre più indefinibile.
Teatri vuoti e inutili potrebbero affollarsi
Se tu, se tu ti proponessi di recitare te,
Emilia paranoica.
Emilia paranoica.
Emilia paranoica, paranoica, paranoica.

Brucia Tiro e Sidone, il Roipnol fa un casino.
Il Roipnol fa un casino se mescolato all’alcol.

Bombardieri su Beirut.
Bombardieri su Beirut.
Bombardieri su Beirut.
Due tre quattro plegine.
Due tre quattro plegine.
Chiedi a settantasette se non sai come si fa.
Chiedi a settantasette se non sai come si fa.
E mi lia pa ra noica.

Posso essere uno stupido felice,
Un prepolitico, un tossicomane,
Un posto dove andare alla moda, quello che si dà nelle storie d’amore,
Quello che si dà perché si ha paura.
Camminare leggero, soddisfatto di me.
Camminare leggero, soddisfatto di me,
Da Reggio a Parma, da Parma a Reggio,
Da Modena a Carpi, da Carpi al Tuwat, da Carpi al Tuwat, da Carpi al Tuwat.

Emilia di notti, dissolversi stupide sparire una ad una,
Impotenti in un posto nuovo dell’ARCI.

Emilia di notti agitate per riempire la vita,
Emilia di notti tranquille in cui seduzione è dormire.

Emilia di notti ricordo senza che torni la felicità,
Emilia di notti d’attesa di non so più quale amor mio che non muore,
E non sei tu, e non sei tu, e non sei tu.
Emilia paranoica. Emilia paranoica. Emilia paranoica!

Pa ra noi ca pa ra noi ca…

Aspetto un’emozione sempre più indefinibile.
Indefinibile.
Indefinibile.