Gioielli Rubati 30: Watt (Savyasachi Singh) – Patrizia Schettini Natrella – Matteo Cazzaniga – Giovanni Baldaccini – Tramedipensieri – Marcello Comitini – Maria Marchesi – Emme_Vi.

Cognac di Kerouac

Delitti estatici e la nostra condizione eterna
Rallegraci, rallegraci!
Sai come l’aria fischia “Kathleen”
Più tardi è più grande che mai
Non accendi il fornello della cucina?
E vedi il blu fiammeggiante attraverso il metallo perforato.
Ya, ya, yay
Vanno il Neppytune e il bambino terrestre
Oltre il sistema spaziale
E le strade di Parigi rivendicano il passato
Oltre il punto morto Oh, Oh! Del vicino di estate.
Mi mancherà l’apertura dell’Alaska, mi mancherà per sempre.
Dovrei correre dalla grande vendetta delle droghe
degli uccelli del canyon,
delle loro penne di calcio,
di un uomo,
di una risata,
di un paradiso.
Muore come un milione di gare di montagna.
Nessuno è paragonabile a te, un grande ficcanaso
e non al tuo suono sibilante quando schiacci
la riva.
Ascoltami ascoltati!
Piccolo kip-up-up-Oh, niente silenzio ora.
Sembra tutto decente per i segni spezzati del mio dolore.
Dovrò sfondare la linea del domani.
Ti ricordi cosa prendi in prestito.
Di conseguenza non dovrò seguirti
attraverso la
caverna nebbiosa e vuota che chiami casa.

LO STATICO NON HA RISPONDENTE,
ora che l’acqua mi ha lasciato.
NON ERO NULLA,
Dammi una ricerca o una domanda,
DAMMI QUALCOSA o ANCHE TUTTO
Lascia che le esplosioni nelle mani abbandonate
si plachino o sia LA FINE

di Watt, qui:
Kerouac’s Cognac

*

PRUNUS

Domani, dicono, sarà tempesta.
Ma oggi,
lasciatemi godere
della magia del fiorire.
Lenta. Inevitabile. Invincibile.

Domani,
forse,
il Vento strapperà foglie e petali.

E il pruno si piegherà.
È inevitabile che accada.
Ma,
dopo,
tornerà a fiorire.

Testardo.
Tenace.
Seguendo la sua natura.

ⒸPATRIZIA SCHETTINI-NATRELLA (HALIA), qui:
https://vagheria.wordpress.com/2019/03/11/prunus/

*

INCONTRI – SGUARDI

Un posto a sedere.
Un pendolare che si trasforma in viaggiatore.
Una scoperta magnifica…
Sguardi e sorrisi così spontanei, semplici, quasi infantili e velati…ma così pieni di significato, con una potenza travolgente.
Perdersi in una splendida, enigmatica figura.
Un mondo, anzi un universo da scoprire sotto quelle due lenti.
Due binocoli per l’anima…
Perderdersi ancora, in quegli occhi così pieni di vita e di curiosità.
Un calore improvviso ad ogni incontro fugace tra due realtà cosi vicine, ma al tempo stesso così distanti…
Chi sei?
Come un velo di seta che ti accarezza il volto, un rosso che dona calore, passione.
Secondi che sembrano ore…
E poi un suono bellissimo, le parole passano sullo sfondo, qualsiasi frase assume significato solo perché pronunciata e scandita da una voce che nasconde una grande moltitudine di esperienze e nello stesso momento racconta tutto.
Perdersi ancora in tutta questa meraviglia.
Chi Sei?

di Matteo Cazzaniga, qui:
https://matteocazzaniga.wordpress.com/2019/03/11/incontri-sguardi/

*

Penso piuttosto alla malinconia

E poi siamo fuggiti, come succede ai carcerati
senza scappare mai e nei musei
ci trovi i sorpassati,
quelli che sono scappati prima
e non possono più.
Parigi è morta nel ’43
Berlino due anni dopo
Londra, secondo me, non è neppure nata.
Di Roma non parlo: è da lì che fuggo.
Nei musei i sorpassati ti aspettano
(ti stanno davvero aspettando)
perché la tua fuga è la loro
unica opportunità di farlo ancora.
Fuggono nei pensieri, nei cataloghi,
nei ricordi che ti porti dietro.
Quando ti fermi almeno per dormire
(c’è sempre una stanza dove ci si ferma a dormire)
si accorgono di stare ancora nei musei.
Non ti amano più.
Quanto a me
penso piuttosto alla malinconia
alle stazioni ai treni alla valigia:
un viaggio inesistente.

di Giovanni Baldaccini, qui:
https://scrivereperimmagini.wordpress.com/2019/03/10/penso-piuttosto-alla-malinconia/

*

.ciò che desidero

Tutto ciò che desidero
è stare qui

su questa distesa
di sabbia e posidonia

.pensieri
.piedi scalzi
_che si nascondono_

.onde
cantilenanti
la stessa nota

.vento
rufolo avanza
.confuso

.tutto ciò che desidero
è stare

di tramedipensieri, qui:
https://tramedipensieri.wordpress.com/2019/03/06/cio-che-desidero/

*

Piume

Nuvole fuggono negli occhi vuoti della finestra.
Sopra i rami spogli dell’albero un pettirosso
terge
le piume macchiate di sangue.
Spalanca il becco in un grido e
trema
al più lieve soffio del vento.
Il mio sguardo insegue le nuvole
in quella piccola tela lucida
riquadrata nel telaio del tempo.
L’ombra dei corpi nascosti
tra le lenzuola bianche
della malinconia. Sono ricordi
che fuggono
e la finestra si colma
dell’azzurro del cielo. Un corvo in volo
lo taglia col nero delle sue ali.

di Marcello Comitini, qui:
https://marcellocomitini.wordpress.com/2019/02/11/piume-plumes-feathers/

*

Il prato è stato falciato. Domani
ci faranno giocare a girotondo.
Io mi nascondo nel braccio, nel naso,
nella mia camicetta ricamata. Così la luna
potrà calpestare gli indugi
funesti delle cariatidi. C’è uno stellato
stasera in cui si può nuotare facendo il morto.
La giostra ha il cuore grande dei bambini.

di Maria Marchesi, qui:
http://golfedombre.blogspot.com/2008/10/maria-marchesi.html

*

Stavolta Piano

Piano,
stavolta piano,
perché il gemito
non diventi affanno,
perché la salita
diventi piano,
per tornare ancora da te.

Piano,
stavolta piano,
cercando il tempo
per sfiorarci,
cercando la bocca
per baciarci,
cercando i nostri corpi stesi

Piano,
stavolta piano,
perché l’onda
ci sorprenda,
e di brividi attraversi
i nostri cuori affranti,
in cerca di un riparo.

Piano,
ma ora non più piano,
quando arriva il vento
che travolge i sensi,
valanga dalla cima
che cerca il porto,
per venire assieme a te.

di Emme_Vi, qui:
http://www.domenicapoetica.it/poesia/stavolta-piano/

****************************************************

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Gioielli Rubati 29: Giuditta Michelangeli – Maria Grazia Duval – Mariangela Ruggiu – Anna Maria Curci – Mauro Ferrari – Alessandro Ansuini – Massimo Botturi – Rosario “sarino” Bocchino.

COME IL MARE, ALLORA TU

Come il mare leviga le sue pietre
e poi le abbandona sulla sabbia
così tu mi hai sputato
fuori dal tuo ventre.

Galleggiavo dentro di te
e non vedevo che incombeva
sopra la superficie
l’ombra cupa del tuono:
ero cieca e sorda,
e tu sapevi già che avresti espulso
questa tua figlia devota
fuori dal tuo grembo vitale.

Ora cuocio sotto il crudissimo sole
inchiodata lì,
sasso che scava la duna:
non mi riesuma nessuna tempesta.

Eppure talvolta torni ad accarezzarmi
con la tua lingua spumosa:
parole incerte tra i tumulti notturni.
Vuoi recuperarmi ora sulla riva?

Ma sono già lontana,
gettata in un altro oceano.

di Giuditta Michelangeli, qui
https://giudittamichelangeli.wordpress.com/2019/02/13/come-il-mare-allora-tu/

*
Cremazione

Ecco che m’accingo a incenerire
L’anno morto e mi restringo e fingo
un’infilata in vene di dimenticanza.
Facile compitino, ad occhi chiusi
come a tentoni girar per la stanza
e non trovare al risveglio il mattino.

Risalgo la corrente, cieco il salmone
con l’istanza del tutto niente –
ritrovo il granito dell’infanzia,
verde sbrecciato gradino ove inizia la pira –
legno e legno – catasta di anelli e sa ira
brace che scaldi chi poi verrà.

di Maria Grazia Duval, qui:
https://antoniobianchetti.wordpress.com/2019/02/28/maria-grazia-duval-unala-interminabile/#more-14647

*

che tu sia felice

che ci sia luce quando ti svegli
una mano lieve posata
un desiderio tra le ciglia

e voci intorno come un richiamo
profumi consueti come acqua che viene
libri con parole tue, e parole nuove

che tu rida come respirando
che l’aria si posi su di te con un abbraccio

che il sonno sia porta aperta

e noi andare e tornare

di Mariangela Ruggiu, qui:

*

kit di sopravvivenza

dosi massicce di sopportazione
sordina a false rivendicazioni
sguardo rivolto al cielo o a un filo d’erba
un libro spalancato o uno spartito

di Anna Maria Curci, qui:
https://ws081amcu.wordpress.com/2019/02/05/kit-di-sopravvivenza/

*

È nelle cicatrici che è graffiato il tempo,
nei segni che restano, gli oggetti dispersi
nei cassetti e le scritte sui muri
che non svaniscono. Ma quanto
brucia a toccarlo, e quanto avvampa
a ricordare cosa siamo stati,
noi che pensavamo
ancora possibile l’irrealizzabile
e i miraggi a portata di mano –
un’utopia di bello buono e giusto –
mentre il mare si ritirava preparando
l’onda dello tsunami.

di Mauro Ferrari, qui:
https://rebstein.wordpress.com/2019/03/05/la-spira/

*

CORSO DI SCRITTURA CREATIVA IN DIECI PUNTI

1 Se hai qualsiasi cosa da fare piuttosto che scrivere,
falla. Non hai la casa in disordine? Non devi mettere le
ruote invernali alla macchina? Ecco.
2 Fra una donna e la descrizione poetica di una donna
non c’è mai stato paragone. Quindi renditi conto che
invece di stare lì a scrivere ti conviene alzarti che tanto
è una battaglia persa.
3 La scrittura non è arte, è una nefrite del cervello.
4 Tutto ciò che si vende non è arte.
5 Quando si scrive bisogna vergognarsi perché non si
è trovato niente di meglio da fare.
6 Il talento non si coltiva, meglio passare direttamente
ai fiori.
7 Scrivere è cancellare. Quindi la pagina bianca è la
pagina perfetta.
8 Nessuna cosa ti allontana maggiormente dalla scrittura
che le parole.
9 La scrittura non ha bisogno di te, è il contrario.
10 50,00 euro grazie.

di Alessandro Ansuini, qui:
https://perigeion.wordpress.com/2015/05/05/alessandro-ansuini/

*

LIZARD

Quando è vicino il riarmo del ciliegio
nell’aria è il primo giorno di nozze
e risuoniamo
come le canne a un metro di lago, le novelle.
Poco ci importa dell’ombra sugli anelli
delle lucertole ceduta mezza coda;
poco ci importa dell’ostrica socchiusa
la perla rotolata sul fondo chissà dove.
La gemma scrive in noi le otto rime
e come a Cuba, sei nuda e liscia
come Neruda, come il giorno
che aperto il tuo grembiule davanti, fosti gambe
e cavalletta sulla ringhiera, Senza foglie
soltanto un ramo vergine profumo di violetta.
Il giorno che farà il suo ventaglio, là saremo
a prenderci sul capo la pioggia del cotone
la metrica mai scritta migliore, il suo portento
per noi, piccole scorze di nulla
ma felici.

di Massimo Botturi, qui:
https://massimobotturi.wordpress.com/2019/03/03/lizard/

*

un passo imperfetto

sul mare di fronte c’è un volo
che scende in preghiera,
cerca nell’aria un po’ di silenzio
e quella gravità indefinita
che spesso si ferma al sogno

intorno le auto
vivono una lentezza smisurata,
non basta nessuna forma da dare in pegno
il vuoto dentro si appende
come un peso in agenda

fuori è sempre notte, due luci a margine
e qualche parola ogni tanto,
solo la luna non sa niente
rimane in doppia fila, senza tempo

mentre il fiato si getta in ogni metro
come l’ala che non teme la pioggia,
per rincorrere la strada
e la solita distesa fatta di memoria

ma a volte capita di sentirsi vento,
anche in questo cielo simile alla terra
dove l’unico talento
è un passo imperfetto

di Rosario “sarino” Bocchino, qui:
https://rosariobocchino.wordpress.com/2019/03/10/un-passo-imperfetto/

**********************************

ascolti amArgine: Born on the Bayou – Creedence Clearwater Revival (1969)

Born on the Bayou è la prima traccia del secondo album dei Creedence Clearwater Revival, Bayou Country (1969). Fu il lato-B del singolo Proud Mary. Insomma la musica non era questione di marketing e nemmeno di marketting.

Nato nel Bayou

Allora, quando ero solo un ragazzino
e arrivavo al ginocchio di mio padre,
Papà disse: “Figlio, non lasciare che l’uomo ti prenda
E faccia quello che ha fatto a me”.
Perché ti prenderà
Perché ti prenderà ora, ora
E posso ricordare il 4 di Luglio
quando correvo nudo per le campagne
Riesco ancora sentire tutti i miei cani da caccia abbaiare
inseguire un menagramo

Nato nel Bayou

Vorrei essere di nuovo nel Bayou
Rotolarmi con qualche Regina Cajun*
Sperando di essere un veloce treno merci
Semplicemente continuare ad andare verso New Orleans

Oh Signore, fallo.
Fammi tornare ragazzo
Andrà tutto bene!

*I Cajun sono i discendenti degli Acadiani, coloni del Canada Orientale
che sono stati esiliati dalla loro
terra nel 1750, e si stabilirono in Louisiana

TESTO ORIGINALE

Now, when I was just a little boy
Standin’ to my Daddy’s knee
My papa said, “Son, don’t let the man get you
An’ do what he done to me.”
Because he’ll get you
Because he’ll get you now, now
An’ I can remember the fourth o’ July
Runnin’ through the backwood bare
An’ I can still hear my ol’ hound dog barkin’
Chasin’ down a hoodoo there [x2]

Born on the Bayou
Born on the Bayou
Born on the Bayou

Wish I was back on the Bayou
Rollin’ with some Cajun Queen
Wishin’ I were a fast freight train
Just a chooglin’ on down to New Orleans

Born on the Bayou
Born on the Bayou
Born on the Bayou

{?Bridge}?

Do it, do it, do it, do it. Oh, Lord
Oh get back boy

I can remember the fourth o’ July
Runnin’ through the backwood bare
An’ I can still hear my ol’ hound dog barkin’
Chasin’ down a hoodoo there [x2]

Born on the Bayou
Born on the Bayou
Born on the Bayou

{?Outro}?

All right! Do, do, do, do
Mmmmmmm, ohh

I figli

i figli dei fumatori
hanno più probabilità di cominciare a fumare

i figli dei notai
hanno più probabilità di fare i notai,
così i figli dei farmacisti e dei dottori

i figli di puttana lo sono per diritto di nascita

il figlio di Laerte
ha più probabilità di diventare Ulisse

i figli degli zingari
hanno più probabilità di essere reietti

i figli dei re debbono attendere
i figli dei poeti in genere non hanno figli

i figli dei politici massoni
hanno più probabilità di cominciare la carriera

gli ascensori sembrano tutti guasti

Gioielli Rubati 28: Brigida Liparoti – Italo Bonassi – Malvina Massaro – Daniela Cerrato – Matteo Rusconi (Roskaccio) – Joyce Mansour – José Emilio Pacheco – mimi.

NEL TEMPO DI UNA GOCCIA

non si attende mai
da soli
Tanti pensieri
riscaldano nel petto

sabbia a scorrere
colorata e non
porta via
orme di corse di un fiume

parti della mente
nel loro dolore lavano
come figli che
lasciano orfani

nell’acqua silenziosa
portano via
futuri
sempre più raggiungibili

di Brigida Liparoti, qui:
*nel tempo di una goccia

*

LA BEAT GENERATION

A volte, se mi capita di andare
turistegggiando per città lontane
da quella in cui abito, straniere,
e guardo i palazzotti e i monumenti,
vestigia di non sai quale passato,
provo la felicità di non sapermi
fortuito ed arbitrario, ma di essere
anch’io come un erede di un qualcosa,
una parte, non so quale, della Storia.
E allora mi scuso e mi giustifico
per questa mia non nobile esistenza
di uomo senza infamia e senza lode,
da farne un monumento e d’ammirare,
un miracolo del Nulla, un Giulio Cesare
di una beat-generation senza gloria.

di Italo Bonassi, qui:
https://italobonassi.wordpress.com/2019/02/09/dimenticavo-di-dirvi-che-son-morto/

*

Λάβα, ovvero Versi #16 e una canzone greca

Nei falò d’inverno è un’ombra d’estate,
d’estate, che si festeggiano i santi e si balla che le giornate si accorciano
incendiario
l’inverno
con la sua luce avanza ed entra
nel cerchio
e danza
ανατολικό
come un diavolo nascosto
nel buio stellato e caldo
di un ventre vulcanico di una bottiglia
che è canto di quattro sorelle.
Legni da ubriacarsi e pelli che ancora conservano il respiro
come il vulcano
la sua peristalsi.
Lo senti? È la vita che frigge.

Tutto attorno a noi sboccia ed esplode.

di Malvina Massaro, qui:
Λάβα, ovvero Versi #16 e una canzone greca

*

piume blu (ecfrasis)

Tra iris protèsi al sole di Creta
immortalato nell’intonaco del tempo
spalanchi il tuo occhio all’eterno immenso
e ancora voli, volteggi sulle alture di Kefala
nel tuo piumaggio di seta turchina.
Il corso del tempo si sospende e l’emozione
punge, conficcandosi nella pelle come spina,
ci separa un oceano d’immortalità e riconosco
d’essere un nulla al cospetto di un affresco.

di Daniela Cerrato, qui:
https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/2019/02/25/piume-blu-ecfrasis/

*

Il Giorno In Cui Mi Hanno Detto

Il giorno in cui mi hanno detto
che eri bella nel vestito tuo più bello
ho fatto le scale di corsa
e sono sceso giù, sul dorso della folla
per cercarti con tutta la mia eleganza,
con tutta la mia forza.
Avevo nelle braccia l’intera potenza
di milioni di ponti levatoi,
e i miei muscoli erano pistoni potenti
e i nervi cavi d’acciaio di un altro pianeta.
Come un squalo che sente il sangue
scansavo le genti e ribaltavo le loro macchine.
Il giorno in cui mi hanno detto
che eri sola nel buio più lontano
ho fatto le scale di fretta
e sono salito su qualsiasi pineta,
mi sono arrampicato in cima a ogni cosa
e sui lampioni ho sradicato nidi di uccelli e di ragni
per rubare idee e kilowattora.
Allora le mie mani si sono fatte fornace
e dagli occhi mi uscivano fiamme roventi
e qualsiasi oggetto si incendiava al mio sguardo,
tutto intorno era un grande incendio
e bruciava quel nero attorno al vestito tuo più bello
e bruciavano e si incenerivano tutte le distanze.
Il giorno in cui mi hanno detto
che eri bella lì al mio fianco
mi sono sorpreso a mezz’aria, sdraiato su un lato
sulla linea di confine tra la melma e il sogno
dove tu mi hai portato
dove noi tuttora ci teniamo sottobraccio.

di Matteo Rusconi, qui:
Il Giorno In Cui Mi Hanno Detto

*

Nuoterò verso te
Attraverso lo spazio profondo
Sconfinato
Acida come un bocciolo di rosa
Ti troverò uomo senza freno
Magro sommerso dal fango
Santo dell’ultima ora
E tu farai di me il tuo letto e il tuo pane
La tua Gerusalemme

da ‘Rapaces’, traduzione di trad. Rita R. Florit
di Joyce Mansour, qui:
http://www.lideale.info/doAnteprimaConfTot.php?ArticleAn=535#.XHUBYaJKiJA

*

PRESENZA (trad. mia)

Cosa rimarrà di me quando morirò
oltre questa chiave intatta di sofferenza,
queste poche parole confuse col giorno:
ha lasciato le ceneri della sua ombra infuocata?
Cosa rimarrà di me quando mi farà male
quel pugnale finale? Forse il mio
sarà il funerale e la notte vuota.
Improvvisamente sarà di nuovo primavera.
Non ci sarà lavoro, nessun dolore
credere e amare il tempo aperto,
simile ai mari e al deserto,
deve cancellare dalla sabbia confusa
tutto ciò che mi salva o mi incatena.
Di più se qualcuno vive, sarò sveglio.

di José Emilio Pacheco (1939-2014), qui:
https://shirashaman.wordpress.com/2014/01/27/en-memoria-a-la-presencia-de-un-poeta/

*

Non puoi tagliare

Non puoi tagliare
il mio filo intessuto
sulla federa oltremare.

Le fondamenta erose
e il mio respiro, strappato
aggrappato

a questa grande luna.

di mimi, qui:
Non puoi tagliare

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Gioielli Rubati 26: Vincenzo Costantino Cinaski – Irene Rapelli – Luca Yok Parenti – Agostino Resta (AGORES) – Riccardo Mannerini – Amina Narimi – Emilia Barbato – Bianca Bi.

SOLO PER ME

Il mondo
mi ha regalato il mondo
con tutte le sue contraddizioni e le sue
curve.
La vita
mi ha cercato
solo quando mi nascondevo.
La luna
mi ha trovato
in preda a un furto.
Le stelle
hanno illuminato
solo perché non avevano niente da fare.
Il cielo
ha cercato
di prendermi in giro e io ci ho creduto.
La strada
mi ha stretto la mano
e ci siamo sorrisi.
Finalmente
ho cercato qualcosa di blu
e tra notte e cielo
ho trovato
l’ultimo angelo che mi ha portato via
dall’inferno e dai sentimenti
accontentandosi del semplice fatto che
sono vivo.
E ringrazio Dio che lo sia anche lei
per me
solo per me
e forse anche per voi.

di Vincenzo Costantino, qui:
SOLO PER ME

*

LUX AETERNA

La marea cacofonica bisbiglia
iati, mezzi toni, sfumature,
lampi d’oscurità nel parapiglia
dell’adulto, l’assedio di paure

dissezionando vuoti, tra le ciglia
l’inizio di matematiche pure
o l’equazione nulla della griglia
che figge nei celesti, sulle alture

mappe e boschi di stelle troppo alieni
vicini forse a bambini rapiti
nell’incanto lunare che si gira

sfasando idee, spaziosi sereni
appena cedono sogni attecchiti
dove la morte sposa si ritira.

di Irene Rapelli, qui:
https://ilcielostellatodentrodime.blog/lux-aeterna/

*

costo

un verso non costa
può inabissarsi
o scontrarsi con la roccia della vita
ritornando al sole col sole
o può silenziarsi
in tante tracce come petali
nell`atto del nutrirsi
dell`abbeverarsi
o annichilirsi in un chiostro
nella soffusa bellezza d`arte
mettila da parte
questa poesia non ha prezzo
e non ha valore-
daglielo tu
daglielo tu un volto umano
una quadratura del cerchio
o un terribile pentimento.

di Luca Yok Parenti, qui:
https://yoklux.wordpress.com/2019/02/11/costo/

*

Giorni che passano

giorni
che passano
e niente di tutto questo
io ho voluto
desiderato,
volti
e passioni
capitate e vissute
rimpianti
perduti,
desideri campati un solo giorno
o mesi
anni
istanti
al tramonto sfumati,
questo è la vita quando la capisci
altro che coppia perfetta
mezza mela
l’uno per l’altra e viceversa
o altro,
e poi lo scrivi per chissà quale sollievo

di Agostino Agores Resta, qui:
https://agoressblog.wordpress.com/2019/01/31/giorni-che-passano/

*

EROINA

Come potrò dire
a mia madre
che ho paura?
La vita,
il domani,
il dopodomani
e le altre albe
mi troveranno
a tremare
mentre
nel mio cervello
l’ottovolante della critica
ha rotto i freni
e il personale
è ubriaco.
Ho paura,
tanta paura,
e non c’è nascondiglio possibile
o rifugio sicuro.
Ho licenziato
Iddio
e buttato via una donna.
La mia patria
è come la mia intelligenza:
esiste, ma non la conosco.
Ho voluto
il vuoto.
Ho fatto
il vuoto.
Sono solo
e ho freddo
e gli altri nudi
ridono forte
mentre io striscio
verso un fuoco che non mi scalda.
Guardo avvilito
questo deserto
di grattacieli
e attonito
vedo sfilare
milioni di esseri di vetro.
Come potrò
dire a mia madre
che ho paura?
La vita,
il suo motivo,
e il cielo
e la terra
io non posso raggiungerli
e toccare…
Sono sospeso a un filo
che non esiste
e vivo la mia morte
come un anticipo terribile.
Mi è stato concesso
di non portare addosso
vermi
o lezzi o rosari.
Ho barattato
con una maledizione
vecchia ma in buono stato.
Fu un errore.
Non desto nemmeno
più la pietà
di una vergine e non posso
godere il dolore
di chi mi amava.
Se urlo chi sono,
dalla mia gola
escono deformati e trasformati
i suoni che vengono sentiti
come comuni discorsi.
Se scrivo il mio terrore,
chi lo legge teme di rivelarsi e fugge
per ritornare dopo aver comprato
del coraggio.
Solo quando
scadrà l’affitto
di questo corpo idiota
avrò un premio.
Sarò citato
di monito a coloro
che credono sia divertente
giocare a palla
col proprio cervello
riuscendo a lanciarlo
oltre la riga
che qualcuno ha tracciato
ai bordi dell’infinito.
Come potrò dire a mia madre
che ho paura?
Insegnami,
tu che mi ascolti,
un alfabeto diverso
da quello della mia vigliaccheria.

di Riccardo Mannerini, qui:
http://accendiamo-le-idee.blogspot.com/2013/11/sabato-in-poesia-eroina-di-riccardo.html

*

Una radura di neve

C’è stata una ferita, ora c’è intimità.
Un passo indietro è quasi notte
e lei trema, vista di spalle
ma, prima degli occhi, ricuce
le cose quiete,
il miracolo di ogni colore.
Nel mezzo punto non entra il vento,
non scompare la pena.
Molto, molto più avanti,
una radura di neve
è il dorso della sua mano–

ha le dita forate e l’aria passa
e i fori danno un suono,
rettangoli azzurri, confini viola, e i fiumi
sono fili sul bianco.
Dà pace guardare;
piccoli gruppi di tuniche azzurre,
radunate come un pesce,
tutte in fiore,
parole sorelle con cappucci d’oro,
mentre un obbedisco copre il suono
della voce, lentamente, tra i coralli,
fino a fondersi in attesa.

Un passo indietro è quasi notte.
Nel mezzo punto non entra il vento,
non scompare la pena.
Molto, molto più avanti,
una radura di neve
è il dorso della sua mano.

Si cammina per ore, o in pochi passi
la metà del cielo è superata.
Nella manica è scesa la neve,
e, come tutti i doni,
sempre più delicatamente.

di Amina Narimi, qui:
https://aminanarimidotcom.wordpress.com/2019/02/09/una-radura-di-neve/

*

in alto, guardando tra i tetti
di un caffè francese o anche
in certi film del maestro Ozu,
la notte si vela quel poco
di bianco e un breve sogno
mi prende per mano, suoni,
foglie di lunaria dico, parole
fumose, sono trasparenza
un diorama di fili d’angelo.

di Emilia Barbato, qui:
https://emiliabarbato.wordpress.com/2019/01/13/3241/

*

BIANCA

le nostre fiere maiuscole
più non proteggono
in questa solitudine dei nomi
che bastano a se stessi.
Bianca:.
i punti sono bocche lussuriose
dove si franano tutte
le parole del mondo.
è necessario salutare bene
ogni tempo ora, e piano piano.
le lettere vagano porose e fratturate
come noi umani
che se non ci teniamo per mano
non riusciamo a parlare
e indichiamo le cose per poter
r’esistere un poco come residui
di testo, come sacri enigmi
di uno scarabocchio
che quando incurva sul foglio
contornando il vuoto
allora sole è luna.

di Bianca Bi, qui:
https://biancabiblog.wordpress.com/2019/02/11/bianca/

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Gioielli Rubati 25: Mariangela Ruggiu – Annalisa Rodeghiero – Alfonsina Caterino – Marcello Comitini – Mario Benedetti – Franco Bonvini – Fernando Della Posta – Irene Rapelli.

tu, stai bene

guarda com’è luminoso il giorno

ci sono cose sospese
in questo attimo che scivola
e lascia aspettative inconsuete

che sia tutto meglio
che non sia un peccato, l’amore,
di uomo, di donna, carezze
che non uccidano

è pensiero sacro
vedere oltre il gesto
l’Amore e l’Errore

sapere che ognuno impara
perché c’è un tempo
che i veli cadono dagli occhi

a volte è un salto
a volte è questo andare sicuri

tu, stai bene,
usa il potere che hai
cambia il mondo

ama

di Mariangela Ruggiu, qui:
https://www.facebook.com/mariangela.ruggiu?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARAVqKn1yKBvYCwKUNT-84fT7dXq2gC01y_zGiNONNW9m1ZQtxzee7fE-P259FWBFQ6NWVItbzEg-X2R&hc_ref=ARRGeKy46C_RWeYNFDScmnA85cRaaqVJ3iHlIBekHsp3DBBqDQgpfHOnDEIdG6H6ziI&fref=nf

*

L’UNICO BATTITO

Apparteniamo,
me l’ha detto stasera il suo pianto
disperato
come un bambino che si perde.
Si era persa infatti
seppure stretta nella presa dolce
del mio abbraccio inutile.
Lei cercava la sua casa piccola
l’aria di latte, i suoni noti
nelle stanze. L’unico battito
che era il suo, dentro la bolla.

Ho seguito lo scorrere lento
della mancanza, goccia dopo goccia
sotto le tempie
fino ai bordi piegati delle labbra,
verso sentieri di solitudine.
Conosco l’aridità del paesaggio
attorno -anche se in fiore-
se una soltanto
è la voce che cerchiamo.

Apparteniamo
forse per nascita, predestinazione o scelta
a un genitore a un figlio a un uomo,
ognuno a modo nostro.

È il nostro modo di vivere il mondo
in fondo
– quasi sempre o quasi mai –
soli.

di Annalisa Rodeghiero, qui:
https://www.facebook.com/annalisa.rodeghiero?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARBB-6S6Gs5TANC4x0kt8fSlyJ381XjiIuKBESN8nmzTptG7RBZs3fUmneIXNWfnwAC4o3LfEwYS3t-t&hc_ref=ARQFR7bzeXoOF0f9UMiqR8omOK-bRmOpTendmZ6UaOnlS_Loku7TbvaGscsj70zCIUk&fref=nf

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…FITTIZIA LA PELLE

sopravvive ai pesi delle convalescenze
lunghe funestate dai giocattoli vedovi
delle primavere
sbattute tenere tombe
nel grembo della terra

Smarrita pelle fittizia
tra il disgusto e il senso vedovo
sopravvive male giorno
nel contenitore
mai prosciugato seme
interrato nella pausa dei fiori

E tu Angelo
postato nella rete
spinata dei luoghi in Croce
nel tentativo di bilanciare gli equilibri
con le ali
non obliare le spalle impassibili
accoppiate sotto ai cuori degli uomini
infelici che mutano e saltano
nel vuoto
dei loro scavi

di Alfonsina Caterino, qui:
https://www.facebook.com/titti.barbato.3?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARAsDVRmifPtP7NItvTt3SEDvQoT3cBPzTLRGWwZzgxrFZgX60w0Arfd_4HKdUDJPmTqY3wkukhzPmz9&hc_ref=ARQTGgKK-z_NbrP07iGozKaIh6-MEQLA_SgdfjQdzfPTSsBYxvXBvihmfA7Mt5TwwZk&fref=nf

*

Tra le stelle

Sono in piedi e avanzo lentamente
i piedi sepolti dalla sabbia.

Guardo in alto. Vedo nello spazio immenso
tra una stella e l’altra
l’oscuro nulla della notte immobile.

Temo che il buio ostacoli i miei passi
che un po’ di vento freddo mi rovisti il cuore,
che un soffio più deciso lo disperda
come polline sul mare.

Temo.

Ma nell’oscuro nulla il vento mi spingerà
più in alto.
Io ancora esisterò.

di Marcello Comitini, qui:
https://marcellocomitini.wordpress.com/2019/01/09/tra-le-stelle-parmi-les-etoiles-among-the-stars/

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Il fegato di Dio

Venne scomunicato per aver difeso
il fegato di Dio
Roque Dalton

Dio padre / gioviale
nello stile di Giovanni ventitré
disse / lasciate che gli scomunicati
vengano a me / lasciateli

abortisti / eretici
adulteri o gay
marxisti / sacerdoti sposati
guerriglieri
venite a me / liberissimi
che è vostro il regno
dei miei cieli

in certo modo devo compensarvi
per i soprusi innumerevoli
per le offese con enciclica
che i miei vicari
vi infliggono

fin dall’Inquisizione
ho il fegato dolente

venite da me scomunicati
figli miei

di Mario Benedetti, qui:
https://rebstein.wordpress.com/2019/02/02/il-fegato-di-dio/

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Multietnica

Guarda!
Irina ha un accento russo
suona sous le ciel de paris alla fisarmonica
nel sottopasso de cavalleggeri al Vaticano
ti sorride, al passaggio
e ti chiede una monetina.

Intanto Guendaliña sta senza denaro e senza passaporto
passati di mano sul metrò
ma ha gli occhi che brillano mentre lo racconta
perchè intanto ti racconta tutto il suo paese.

Carmelo non lo conosco
ma non è qui
e non ci dev’ essere neanche nella vita di Cettina
che l’ ha tatuato sul braccio
e tira il riso ai piccioni
da una panchina della grande piazza.

Se ti volti,
il tevere, più in là, scorre come sempre
tranquillo
e se non ne sai il nome
somiglia tanto al tuo fiume.
Vedi amore?
C’è bellezza da vedere dappertutto.

Solo al rientro, in albergo,
mi son accorto che non c’eri.

di Franco Bonvini, qui:
https://bonvinifranco.wordpress.com/2019/02/03/multietnica/

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Szymborskiana

La verità è che passa il tempo
e abbiamo sempre meno da scambiare
con le strade, con le case, con gli uomini
con gli odori, con i colori, con tutti i nostri noi
che vivono rinchiusi
lontano dallo sguardo del mondo.

Scrivere è prima di tutto stupirsi
tenere il capo della miccia
che s’infila sotto tutte le montagne
e che raggiunge tutte le vallate.
Il fuoco che sfida il nero del sogno
l’oro del lustro, il ghigno del giorno.

Scrivere è ritrovarsi in una casa altra
votarsi naturalmente ad essa
rassettare tutte le sue stanze
con l’ottimismo della tigre:
l’inconsapevolezza che tratta incautamente
tutte le consapevolezze.

Ma il gesto si fa sempre più controllato
e l’edificio necessita d’interventi
sempre più particolareggiati,
o forse le crepe danno troppa luce.

di Fernando Della Posta da Gli anelli di Saturno, Edizioni Ensemble srls – Roma, 2018: qui
https://unpostodivacanzasite.wordpress.com/2019/01/15/fernando-della-posta-gli-anelli-di-saturno/

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La montagna

Le fragranze dei pini martellano la casa
portandovi clangore d’inerte solitudine
esistente e l’ebbrezza d’ogni morte e travasa
dall’alta recinzione l’inconscia moltitudine

ed è quasi picchiare con un’aguzza incudine
sulla testa di cielo la prigioniera evasa
oscillando pian piano nella similitudine
di labirinti al freddo di luna che si sfasa

nell’argento fremente sciolto in cima all’abisso
degli aghi conficcati dentro un sangue rovente
di vette abbandonate nel buio ove l’amore

dello sguardo ghiacciato come la neve e fisso
al centro del nonsenso profumava di niente
ogni luna ubriaca di quel suo alieno cuore.

di Irene Rapelli, qui:
https://ilcielostellatodentrodime.blog/la-montagna/

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