Ventidue Novembre 1987

probabilmente nel dopo lavoro
troverò modo di distrarmi
e far dire che questa
è la più bella di tutte le settimane
anche ad amici adescati in fretta
senza provare vertigine tale
da lasciarci cadere

casa, sparizioni e apparenza
non già quelle di una volta
me stesso, starò a guardare
la lingua coi suoi gargarismi,
posto che il danno sia irreversibile
o non sortisca effetti,
nessun posto è perfetto

ora le carte si fanno più gialle
in dozzine di pose, le stesse
sembrano tutte calcolate,
le vedove si riaccaseranno,
cagne riverse ai bordi
di un orizzonte lontano,
la dedizione verrà premiata

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amArgine di un inedito di Giovanni Sagrini

Novità di giornata

La mano ubriaca spunta dalla neve
per finire nel grigio pronto a scioglierla.
Perpetuo sognare da stregone:
scienze occulte, frutti dimenticati
e la neve muore, gemendo fino all’osso
di tanta gente cancellata.

Novità di giornata
la buona sorte non sorprende,
lancia apostrofi a fianco della ragazza
con cui si gradirebbe parlare del tempo,
(la vorrei dei sogni amante e valletta)
ma non c’è tempo
questo nulla è fin troppo gremito.

Specialmente a metà settimana
fantasticavo di aquiloni gettati vivi
al cielo di Via Montefortino
e trovai interessante chiedere agli aerei
come possono portare spiriti così in alto
più dei loro passeggeri.

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Giovanni Sagrini nacque a Casola Valsenio (RA) il 21 gennaio 1939. Studente liceale, fu costretto su una sedia a rotelle dall’età di diciott’anni a seguito di un investimento stradale avvenuto sulla provinciale casolana/riolese. Poeta mai pubblicato, i suoi quaderni sono stati ritrovati dopo la morte, avvenuta per complicazioni cardiache nel 1966.

Oltre vetro (Beyond glass tra. Adeodato Piazza Nicolai)

I Soviet più elettricità
Non fanno il Comunismo
Anche se è un dato di fatto
Che a Stalingrado non passano
(CCCP – Fedeli alla Linea)

Oltre vetro l’afonia del grigio
spontanea, uniforme, forse no
a Berlino sarà diversa.
Qualcosa spinge ad affinare i sensi.
La mia discografia privata dice:
soviet più elettricità
non fanno il comunismo.

Il cantato non è più decifrabile
salvo ricordarlo com’era
e qualche stortura cade;
beati gli inermi, nessun rispetto
per quelle canne palustri
che si fanno chiamare poeti.
L’amore sfugge e sanguina
non è dessert di false fughe,
che sfonda il cranio e preme
sul cuore rimasto a terra,
rosso inerme come prima
tanto da confondersi
con ogni altra sporcizia
in un giorno senza voglie.
Fatte e inventate tutte.
La ragazza ipovedente giace,
lasciata sul treno per Ancona.
Il tempo a venire
sarà una sfera di cristallo
da raccogliere con attenzione
per evitare di ferirsi ancora.

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Beyond Glass

The Soviet plus elettricity
Do not make Comunism
Even if it’s a given fact
That in Stalingrad they don’t pass
(CCCP – Loyal to the line)

Beyound glass the afony of the grey
spontaneous, uniform maybe not
in Berlin there it is different.
Something pushes to refine the senses.
My private discography says:
Soviet plus electricity
Don’t make communism.

What is sung is no longer decifrable
beyond recalling it as it was
and some bending falls off;
blessed the worms, no rispect
for those muddy reeds
who call themselves poets.
Love runs away and bleeds
It is not dessert of false wrinkles,
that pierces the skull and oppresses
the heart left on the earth,
helpless red like before
so as to be confounded
with all the other dirt
on every day without desires.
Alle done and invented.
The hyperseeing girl awaits,
forgotten on the train for Ancona.
The coming time
will be one crystal ball
to be picked up with attention
so as to avoid another wound.

© 2017 American translation by Adeodato Piazza Nicolai of the poem Oltre vetro of Flavio Almerighi. All Rights Reserved.

accettazione (trad. Adeodato Piazza Nicolai)

tra altri pazienti dentro un barile,
aringhe salate poco inclini al buon senso.
Basterà un pomeriggio intero?

Ci ritroviamo nelle cose da aspettare,
solo così torniamo indietro.

Gli orologi dicono: ti chiameremo noi.
Vorrei lavarmi le mani, stenderle entrambe
come la sinistra, accettarmi.

Fuori corre un autunno splendido.
Chissà se i frutti d’estate erano buoni

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ACCEPTATION

Among other patients inside a barrel
the salted herrrings are ittle inclided to good sense.
A whole afternoon shouldl be enough.

We will find ourelves among things that are waiting,
only this way we will go bacward.

The clocks are saying: we’ll call you ourselves.
I’d like to wash my hands then put them to dry
like the left one, accepting myself.

Autside a marvellous fall is running,
who knows if summer’s fruits were matured?

© 2017 American translation by Adeodato Piazza Nicolai of the poem ACCETTAZIONE by Flavio
Almerighi. All Rights Reserved.

letture amArgine: Carlo Selan poesie inedite

Ho conosciuto Carlo Selan a Faenza lo scorso 30 settembre in occasione dell’Independent Poetry. Abbiamo letto insieme alcuni pezzi nell’atrio della stazione di Faenza, ed è stata un’esperienza appagante ascoltarlo. Ecco finalmente un giovane che sta iniziando a trovare la sua voce. Questi inizi dicono bene. Tra l’altro Carlo ha una notevole presenza scenica e il suo modo di proporre i brani non ha nulla da invidiare a un Emidio Clementi, giusto per scomodare un nome. La sua poesia sta prendendo forma, l’attuale è a parer mio già notevole. Spero vivamente che prosegua la strada che ha imboccato. Qui il talento c’è, e la poesia italiana ha bisogno di gente come lui.(Flavio Almerighi)

Parli brezza al mare, terra alla terra,
larghe, a navigare, ti diranno
la resa e l’inverno di quando
riposi, che è stata una vita ieri
e un ridere vero e un non togliere mai
le mani alle mani, le parole alle
parole, e solo negli occhi, a volte,
cadere

*

Rispondi una riva, un cenno
di neve, Itaca, infine, dal
lato dell’uva, dei grappoli d’osso,
carcasse di spuma. Nella marina,
con le bandiere nel vento, in tempo
di festa si scriveva i fondali,
le quinte dei pozzi, le dita sorprese.
E scaltre le mani dei commercianti,
un’ancia di labbra un sospiro,
una loro segreta sinfonia

*

Com’è stato sognarsi soli e avere
paura, com’è stato trovare ancora
paura nei prati bagnati dagli occhi
che sono le guance, svegliarsi ancora,
la bocca impastata e le parole annunciate, le parole precise,
che ogni pietra è d’angolo e ogni casa è il tempo
e le mani che il mese ha perso ieri

*

Quattro dita sfioravano, due
carezzavano, se grazie ad un
uomo non saprò essere padre,
se dietro era il mare che tu
camminavi, già stanca, già tardi,
se già mi credevi, in parti
di pietra, croci di legno, figliolo.
Se grazie a una donna sapevo
già fingere, se ho pianto l’inizio
e chi mi ha battezzato, che mancavo
soltanto in questa genesi derisa.
Se grazie a un uomo, a chi
l’ha visto annegare, cambiare l’acqua
in vino e ridere cianciando
delle donne e del suono, sporco, di un
flauto nell’ultimo Salmo, quello
del perdono, ho smesso di credere,
ho iniziato a scrivere

*

Pratico alcune parole, esilio
che richiama asilo, acqua dice
sete, aspetteremo

di non avere calma la poesia
è quel di più che non so dire,
non è soltanto questo, ma toccatemi
quell’altro
che io non trovo

*****


Carlo Selan nasce a Udine nel 1996 e già da giovanissimo inizia a scrivere racconti e poesie. Finiti gli studi superiori presso il Liceo Scientifico “G. Marinelli” di Udine, nel 2015 si iscrive alla facoltà di Lettere presso l’Università di Trieste. Nel 2016 pubblica la sua prima raccolta di poesie (Periferie, Campanotto Editore). Alcune suoi versi sono apparsi anche sulla rivista Digressioni e nel blog Laboratoripoesia.

Ventennale

Tarda estate, primo pomeriggio (1997)

Figuriamoci
se agosto fosse stato infinito
e il moto ondoso in perenne bonaccia
riempito soltanto dalle anime morte
da esso assediate giorno e notte…
Fumare e dormire
il programma piatto che segue momenti
di grande vicinanza e comunicazione,
quando decidevi l’importanza del mio piacere,
un’esigenza superiore
alla precauzione estrema di non lasciare tracce.
Oggi dormirei volentieri su quel letto di gusci rotti
senza averti toccata
e sopra un altro più plausibile
di piume e molle, dopo l’ennesimo atto
di un nostro colloquio d’amore.
Che silenzio!
Alla ricerca affannante della felicità
nell’impresa disperata
di creare una sublime opera d’arte.
Il letto è composto,
le trame ordinate, abbinate
e il primo pomeriggio
tutto da riempire.
******

(dal libro d’esordio Allegro Improvviso – 1999, incluso nell’antologia Cerentari – 2017)

flavio-almerighi-cerentari-1998-2017

Splendor

città di luci ti si scarica la dinamo,
ragazze senza rispetto, maschi fragili
tutti chiamati a scegliere tra
la uno – la due – la tre,
imprenditrice di te stessa, imbecille,
soddisfatta o rimborsata.
la notte non fa sconti

prego, indossa questa faccia da festa
le parole, accessori tra un prezzo e l’altro
tutto deve puzzare di velocità
si vive una volta sola, godere
mentre l’assassino sta in ombra,
le sue decisioni non si sa da chi
né dove siano prese

the west is the best

fatte per una soglia sotterrata
un basso profilo d’attenzione
per crederti unico tra miliardi come te.
mentre le macchine sfiorano chiunque
dalle bretelle all’autostrada
sei forse dio con il vento tra i capelli?
Sei fuori senza uscire

ora i miti sono scarpe rotte
per ciabattini senza scrupoli,
le bambine capannelli di bambole,
per i relitti ci sono discariche,
per le discariche l’eterno,
per l’eterno i temporali,
ma qui non piove

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