Papaveri ovunque (Reblog da la Dimora del Tempo Sospeso e una canzone)

Aggiungo una canzone e ringrazio Francesco Marotta per il suo regalo.

La dimora del tempo sospeso

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Tre Sorrisi (da Coscienze di Mulini a Vento, 2007)

(Un nuovo estratto dal mio libro dimenticato)

Ho visto quel che non si vede,
ma non esiste ciò che ho visto.

Una brace illumina e ombreggia
volti sconosciuti che inseguono l’aurora
muovendo ai lati d’una scacchiera in stallo.
Chi sono io?
Non dovrei chiedermi,
ma sembro il sorriso scoccato dal palco
di un teatro mai aperto.

Potrei nascere dalla tomba
e raggiungere, camminando, mia madre
per rinfrescarle in viso il gelido make up,
ripensare seriamente al volo.
Sorrido. Soltanto il desiderio
rifà profilo alle cose,
tutti sono ritorni.

Che sia riagguantare lo sfuggito
con il morso di un cavallo scosso,
che sia su strade poco illuminate.
Chi sono io?
(altro sorriso)

Amarsi è l’incontro con qualcuno
che sappia rompere il silenzio.

Come ogni sera

La calza di Biancaneve
piena di smagliature
l’altra fugge nei fossi:
certi miracoli di nebbia
stanno in piedi da soli,
le voci, anche quest’anno
non hanno eco.
Gobbo il significato
nel volerne attribuire
costi quel che costi.
Nessuno canta alle finestre.
Ai rari incroci
i pochi passanti curano
anzitutto l’impossibilità
di concedere gli occhi.
I fossi gelano trasparenti,
il freddo è calore in giacenza.
Tornando a casa battuto
scriverò, come ogni sera,
contro l’abolizione
del genere umano.

il livello del mare

Dolcezze d’ufficio
per amori lasciati a mare,
quando spancia sugli scogli
e va in mille pezzi.

Ho fatto poesie magnifiche
le ho scordate tutte,
non sono cambiato molto
solo si è alzato
il livello del mare.

Colombi coperti di nebbia
o qualsiasi cosa siano,
finirà anche il ricordo,
riprendono dopo pranzo
a scaldare i tetti.

ascolti amArgine: Manic Monday – The Bangles (1986)

A 27 anni ci si diverte ascoltando un pezzo come questo, specie se si è posizionati a metà degli Eighties. La canzone fu scritta nel 1984 da Prince e fu registrata come duetto, su un album della band Apollonia 6. Due anni dopo Prince (sotto il nickname di Cristopher) si rivolge alla leader delle Bangles, Susanna Hoffs, proponendole di realizzare una cover del brano. La canzone raggiunge il secondo posto nelle classifiche statunitensi e inglesi, al primo posto c’era Kiss dello stesso Prince.

LUNEDI’ FRENETICO

Sono già le sei
ero proprio nel bel mezzo di un sogno
stavo baciando Valentino
vicino a un ruscello italiano
di color blu cristallino

Ma non posso arrivare in ritardo
perché se arrivo in ritardo
penso che allora non verrei pagata
questi sono i giorni
quando speri che il letto sia già fatto

E’ solo un altro frenetico lunedì
spero che sia domenica
perché è il mio giorno di svago
un giorno in-cui-non-devo-correre
è solo un altro frenetico lunedì

Dover prendere il treno di mattino presto
essere al lavoro per le nove
e anche se avessi un aeroplano
non riuscirei comunque ad arrivare in orario

Perché ci metto tanto tempo
solo per decidere che vestito mettere
rimproverarmi poi per la scelta che ho fatto
mentre sono sul treno
quando il capo è già arrivato in ufficio

E’ solo un altro frenetico lunedì
spero che sia domenica
perché è il mio giorno di svago
un giorno in-cui-non-devo-correre
è solo un altro frenetico lunedì

Tutte le notti
perché il mio amante
abbia dovuto scegliere l’ultima notte
per impasticcarsi
non importa
che io debba sfamare entrambi,
il lavoro scarseggia
lui mi dice con la sua voce da camera da letto
dai dolcezza, facciamo un po’ di casino
il tempo scorre così velocemente
quando ti stai divertendo

E’ solo un altro frenetico lunedì
spero che sia domenica
perché è il mio giorno di svago
un giorno in-cui-non-devo-correre
è solo un altro frenetico lunedì

(TRADUZIONE DI FRANCESCO KOMD)

TESTO ORIGINALE

Six o’clock already
I was just in the middle of a dream
I was kissin’ Valentino
by a crystal blue Italian stream

But I can’t be late
‘cause then I guess I just won’t get paid
these are the days
when you wish your bed was already made

It’s just another manic Monday
I wish it was Sunday
‘cause that’s my funday
an I-don’t-have-to-run day
it’s just another manic Monday

Have to catch an early train
got to be to work by nine
and if I had an aeroplane
I still couldn’t make it on time

‘Cause it takes me so long
just to figure out what I’m gonna wear
blame it on the train
when the boss is already there

It’s just another manic Monday
I wish it was Sunday
‘cause that’s my funday
an I-don’t-have-to-run day
it’s just another manic Monday

All of the nights
why did my lover have to pick last night
to get down
doesn’t it matter
that I have to feed the both of us
employment’s down
he tells me in his bedroom voice
c’mon honey, let’s go make some noise
time it goes so fast
when you’re having fun

It’s just another manic Monday
I wish it was Sunday
‘cause that’s my funday
an I-don’t-have-to-run day
it’s just another manic Monday

Gioielli Rubati 18: Italo Bonassi – Cipriano Gentilino – Stefania Giannetto – Felice Serino – Luciana Riommi – Nadia Alberici – Emilio Ferro – Erospea.

Allora, ricominciamo, la Terra è rotonda e auguro a tutti un 2019 migliore; e… dice, ma migliore rispetto a che? Rispetto al 2018 e precedenti.

DIARIO DI UN MORTO

Non percepisco tutto in una volta,
ma a poco a poco. Qui da noi le voci,
qui, sotto terra, tardano a arrivare,
ci mettono più tempo per raggiungerci.
Come dentro una camera antiacustica,
suoni, rumori, voci son smorzati
di quel tanto che arrivano un po’ fiochi.

Tanto per dire, oggi, a mezzogiorno,
c’è stato per esempio un funerale
di un povero operaio di un cava
di porfido di Albiano. C’era il prete,
un chierico che aveva l’acqua santa
e un vecchio ch’era lì proprio per caso
in visita di una zia morta da anni.

Dunque, appena il prete fa il discorso
che di solito si fa se uno muore
(oh, due parole, non di più, era povero…),
ecco levarsi un coro di preghiera,
un coro dolce, tenero, soave,
tanto che ci alziamo tutti noi morti
dai loculi, a guardare chi è che canta.

Nessuno! Non il prete e neanche il vecchio,
né tantomeno il chierico. Cantavano
gli Angeli delle lapidi di marmo.
E, con loro, due talpe e quattro grilli

di Italo Bonassi, qui:
https://italobonassi.wordpress.com/2018/12/12/diario-di-un-morto/

*

Mediterranea

ti avrei amato
mediterranea
madre meticcia
di gelsomini
venere puttana
di imam
savoiardi e babba’
ti avrei amato
fossi stata
oriente di pretini
in camporella
e ti avrei tradito.

di Cipriano Gentilino, qui:
https://ciprianogentilinonuccio.wordpress.com/2018/12/27/mediterranea/

*

Rêves (Sogni)

J’ai des rêves
Mais maintenant sont poussière,
J’ai des idées
Mais maintenant sont paroles,
Paroles que je n’explique pas
car il sont dures et difficiles,
Paroles d’espoir
Mais paroles de souffrance.
J’ai rêvé l’or et l’argent,
J’ai rêvé les Dieux
Et le hibou
Q’à le tombée de la nuit
M’annonce la sagesse
Et l’esprit de la calme.
J’attends la mite
Qui me guide à la lumière.

(Ho dei sogni
Ma ora sono polvere,
Ho idee
Ma ora sono parole,
Parole che non so spiegare
perché sono assai difficili,
Parole di speranza
parole di sofferenza.
Ho sognato l’oro e l’argento,
Ho sognato gli dei
E il gufo
Quando è buio
Dimmi la saggezza
E lo spirito d’equilibrio.
Sto aspettando la falena
Chi mi guidi alla luce.)

di Stefania Giannetto, qui:
https://chroniclesofanhyperactivewriter.wordpress.com/2018/12/06/reves/

*

La rosa di sangue

in sogno spio se
riesce a passare “qualcuno”
per la cruna
Dio non è stanco
mai dell’uomo

gl’ insulti gli sputi
gli scivolano addosso
Lui perdona sempre perché “non sanno”

sempre viva è la rosa di sangue
e splende di bellezza

di Felice Serino, qui:
https://sestosensopoesia.wordpress.com/2018/12/27/la-rosa-di-sangue/

*

che le mani

che le mani facciano che sia, se non sai dirlo,
d’acqua e di terra, come una cosa vera
una cosa che non c’era

di lallaerre (Luciana Riommi), qui:
https://lallaerre.wordpress.com/2018/12/28/che-le-mani/

*

Aquile copiose s’inventano le case

Tra queste montagne nevose e stagne
Contese insorgenti resti
Gioca d’ astuzia il livido che permea il giorno
Lava il vestito d’occasione
È un fremito di poderose ali d’auto
E asciutto l’ incanto nell’ incanto
Sincere menzogne nascoste sulle felci dietro casa
Un compleanno di neve sulla città
Luci con squame d’uccello
E uccelli con soffi di caducità
Il lago brontola ghiaccio e liquami
E il bosco del giorno inizia un suo cercarsi
Uno spazio dell’altro mondo si è fatto alcova
Ha invaso la bocca del mio stupore spalancato
E gravita dentro il suo imperialismo naturale
Discute e va e rientra e pensa e contraddice
La mia estraneità compresa in una memoria ricca e posata
Col filtro del padre e della madre
Non sa il cielo come vivere l’insulto della ricchezza
Con la sua coperta calda e fine di buon sapere
Il sapore la corteccia l’ acero hanno il proposito del sogno
L’abbandono di pupille allo straniero invitante occaso
Dove il fare inventa Dei e case e spiriti effimeri
e ricorre alla madre vigorosa d’Europa
E sfugge rosso cardinale in cerca di un se’
Con cui vestirsi

di Nadia Alberici, qui:
https://sibillla5.wordpress.com/2018/12/27/2507/

*

Addio cara Ventimiglia

Addio cara Ventimiglia
mia amata terra elettiva,
hai lasciato gioie e ferite
sulla mia vita ed i ricordi,
da te ho lasciato lacrime
e sorrisi, risate sguaiate,
abbracci e baci infuocati,
da te ho lasciato l’ombra
appena accennata di poesie,
mai scritte né mai declamate,
da te le tracce dei miei passi
sui marciapiedi sulla battigia,
sul ponte sul Roia sui sassi.
Addio Ventimiglia cara,
addio all’ombra del corsaro nero,
la battaglia dei fiori, il tuo mistero
che ha attraversato i millenni,
cuore pulsante intemelio di terre
impervie e laboriose fatta di serre
e terrazze sui colli colmi d’ulivi
gente silenziosa affabile e laboriosa
accolsi dalla Trinacria famiglie intere
accogliesti anche me: profugo d’Africa,
giunto dopo lo stivale aver attraversato,
l’isola del monte Capanne, esilio di Napoleone
ricca di magici borghi e del mio cognome.
Fatto o destino, disegnano fortuna o sciagura,
scampoli della mia esistenza sopravvissuti,
per magico destino nelle colline metallifere
in quel di Gerfalco, borgo d’altri tempi,
s’aggrappano coriacei al cupio dissolvi,
la vita ti da e toglie: a te non arrenderti!
Stringere i denti, andare avanti sempre,
v’è sempre il momento inatteso del riscatto,
con paziente attesa e con solida tenacia,
per chi non s’arrende facilmente
alle inattese tempeste della vita.
Addio Ventimiglia

di Emilio Ferro, qui il suo blog:
https://lafeniceinattesa.me/

*

28/12/2018.

Tu dove sei è una domanda inutile. inutile
la cromatica degli occhi, la frequenza di pelle,
la presa a tatto degli invisibili organi. tu come sei
è una domanda più inutile. come la poesia che non serve. e
tu che non servi. o come la stella che non chiede
se far luce o scaldare, o far luce e scaldare, e se troppo caldo
brucia. di mezzo qualcosa non pone filtri di volontà. tutto è
a dovere, la cura è attenzione indoverosa. così l’attenzione
al dove sei, come sei, e una soluzione che congiunge mai.
Eppure stai qui, tu che non servi, diversamente dalla poesia
che è roba mia e sempre taglia
da liberarsi.

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il 2018 di amArgine

I dati 2018 sono lusinghieri:

VISITE 67362
VISITATORI 22129
“MI PIACE” 13138
COMMENTI 5730

il blog viene costantemente visitato da tutti i continenti, sono contento di vedere che le proposte, e la trasformazione da semplice diario personale a rivista rivolta a tutti si sta rivelando un successo.

Grazie a tutti Voi. Auguro un 2019 migliore a tutti Voi.

Flavio Almerighi