Canzoni sulla scuola


Compagno di scuola – Antonello Venditti – 1975


School is out – Alice Cooper – 1972


Professore – Mario Lavezzi – 1985


Remember the days of the old schoolyard – cat Stevens – 1977

INIZIANO LE SCUOLE… E VOI COSA RICORDATE?

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Gioielli Rubati 55: Chiara – Bianca Bi – Flavia Tomassini – macalder02 – Giorgio Blu – Filippo Fenara – Lucia Piombo – Maria Petrungaro.

Lontano

Mischi il vento alle parole
e gli occhi piangono
il mare in cui ti bagni.
È una clessidra questa sabbia,
ma dimmi quanto manca
alla fine della festa?
Quanto manca alla fine della storia?
Ti ascoltavo nel mare che si muove,
e nella roccia che fa ombra
nascondevo ogni paura.
I tramonti raccontavano le storie
di giovani sirene e amici marinai,
di pesci senza scampo
anche se non sanno della terra.
Nuotano lontano insieme a noi
che siamo lì lungo la strada
a ricucire la distanza.

di Chiara, qui
https://viaggiraccontiscrittura.wordpress.com/2019/08/19/lontano/

*

Tocca il foglio, sfiora.

tocca il foglio, sfiora.
accarezza la carta, passa
con il dito sopra la parola fine
e sosta.
guarda i punti, gli spazi accantonati
su cui anche una sbavatura d’inchiostro ha parola.
aggràppati ai tratti più sbiaditi
alle lettere inusuali
all’angolo del foglio che a volte quando s’alza
crea gratuita un’ombra.
contempla lo sporco, il pasticcio
l’imperfezione delle cose chiuse.
ripassa con il dito sopra la parola fine
e sosta.
in ultimo, dovunque
fa’ uno scarabocchio una malformazione,
poi credici col corpo
che quella è la Poesia
il grande mistero l’enigma
svelato rinchiuso
in tutto il nulla di cui è fatta
una macchia.

di Bianca Bi, qui:
https://biancabiblog.wordpress.com/2019/08/30/tocca-il-foglio-sfiora/

*

Dopo un anno

Siamo andati in giro
mio fratello ed io,
la notte, l’ultima
del mese,
compagni nella vita di un giorno
e dei giorni a venire,
problemi e prospettiva.
Con quale spirito rientri,
mi chiede.
Trovare un posto nel mondo,
rispondo,
serena.

di Flavia Tomassini, qui:
https://flaviatomassini.wordpress.com/2019/09/01/dopo-un-anno/

*

IO SONO MIGRANTE

Il tempo consuma pazienza soffocando
e la penna si bloccò su carta sfilacciata
cancellando le tracce di un’esistenza
intrappolata in una terra nobile
Le speranze si restringono e si contorcono
sotto un mare di confusione ideologica
Quando il fumo raggiunge i polmoni
non puoi respirare la libertà
Quando rimangono solo pietre scheggiate per camminare
non c’è altra scelta che migrare
Se il mondo sta morendo
Voglio continuare a scrivere poesie
prima che uccidano la lingua.

di Macalder02, qui:
https://macalderblog.wordpress.com/2019/08/29/soy-migrante/

*

questo amore ci raccatta dalle ore usate
buttati su due righe storte
non puoi chiamarlo cielo
questo soffitto di cose brulle
non passa pioggia sulle cinque colline
senza il rumore che fa la goccia
portami fuori da questo buco di condominio
togli il tappo al collo stretto
di questo pomeriggio
corriamo a fare la gimkana tra le facce varie
sui marciapiedi pieni come coni gelato
guardiamoci di rimbalzo
sulle vetrine
sguainiamo i denti con un sorriso
a chi li ha più bianchi
come fanno le mareggiate ai sassi

di Giorgio Blu, qui:
https://www.facebook.com/jonny.poesia?__tn__=%2Cd-%5D-h-R&eid=ARB5x4IeUaLlSQw3dwDnhAmDOiaWk1jxNO7oqmVdGxjDAzAcrqC4c8KJH0xv5MK2s1WOUop2HAVqdvl2

*

ZERO VIRGOLA ZERO

Sono zero virgola zero periodico,
lacuna in costante ampliarsi…
…sono decrescita, vuoto d’aria,
silenzio digitale, sprofondo;
sono ardire a ritroso,
abbraccio involuto,
soffio aspirato
e sole astutato in cenere.
Sono imploso
in tempo antiorario,
resa incondizionata
di un martire immaginario.
Sono sempre meno,
per fare posto
alla luce che colma
sfiorando i miei pensieri.

di Filippo Fenara, qui:

Zero Virgola Zero

*

Guardavo il cielo, al solito, sette di mattina…

Guardavo il cielo, al solito, sette di mattina

[anche tu, forse?no dico, a quell’ora, anche tu?
Lo so che lo fai. Ma…in quel preciso momento?]

Guardavo il cielo, al solito, stamattina.
Quella sensazione di spaesamento, di leggerezza. Di, come dice Musil?
– Sensazione di sconfinamento e sconfinatezza propria delle estasi mistiche e dell’amore.-

Ecco.

Guardavo il cielo, oltre il tramestio
il brontolio
l’indaffarato trafficare
il laborioso formicolio delle faccende

S’apparecchiava il mercato giornaliero
del darsi e prendersi, dello svendersi
e del vendersi a caro prezzo.
Del regalarsi.

Guardavo il cielo, risucchio per l’anima
sfiato dei pensieri che entravano tra le nubi
entravano e si spandevano e trovavano posto
Una scolaresca a teatro, muta. In attesa.

Guardavo il cielo e, improvvisamente
indovina un po’?
m’è venuto in mente il tuo viso, i tuoi occhi
e la Bellezza.

Allora ho detto (m’avrà sentito qualcuno?)
sì, insomma, m’è sfuggito un

Ah, Dio! Oddio! Forse s’è fermato il cuore. Solo un attimo.

di Lucia Piombo, qui:
https://poetella.wordpress.com/2019/09/04/guardavo-il-cielo-al-solito-sette-di-mattina-3/

*

Sorsi di vita

Odo bacco,
letizie
e suon di gran festa,
una cantina in musica
nella valle di una stagione in fermento.
Spezie di opere d’arte,
coppe magiche nei giardini dell’uva in fiore,
nell’aria tintinnii di calici freschi.
Svetta il sole sugli sguardi,
un meraviglioso bouquet di profumi
inonda finestre di mille colori.
Sorsi di vite,
di mille euforie,
brindisi a nuovi orizzonti,
un raggio di primavera perenne.

di Maria Petrungaro, qui:
https://jadorelemots.wordpress.com/2019/06/08/sorsi-di-vita/

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ascolti amArgine: Your latest trick – Dire Straits

IL BRANO E’ DEL 1985, TRATTO DA BROTHERS IN ARMS. BELLO.

IL TUO ULTIMO COLPO

Tutti gli affari sono stati conclusi a tarda notte
tra spasimanti di velluto e le loro belle
e camion della spazzatura preistorici
La città è lì per loro
Echi, ruggiti, dinosauri
stanno facendo uno scontro tra mostri
e quasi tutti i taxi e le puttane
lavorano solo in cambio di contanti

Non so come sia accaduto
è successo tutto così in fretta
ma tutto quello che posso fare è
restituirti il tuo ultimo colpo

La mia porta era spalancata
le difese lontane e rilassate
ma è stato solo il mio cuore ad spezzarsi
avevi un pass-partout fatto di cera
hai giocato a fare la rapinatrice con insolenza
e io ho suonato il blues di dodici battute sulla Via degli Amanti
e non sei mai stata abbastanza furba da usare
le dodici chiavi che pendevano dalla mia catena

Ora è molto più tardi dell’ultimo giro di alcool
le memorie del passato sono state qui e se ne sono andate
il padrone di casa ci ha finalmente pagati tutti
i suonatori di jazz nei loro velluti hanno riposto i fiati
e restiamo in piedi fuori da questo paese delle meraviglie
con sguardi tristi e abbandonati
Come uno straccione di via Bowery quando finalmente capisce
che la bottiglia è vuota e non è rimasto niente.

VERSIONE ORIGINALE

All the late night bargains have been struck
Between the satin beaus and their belles
And prehistoric garbage trucks
Have the city to themselves
Echoes roars dinosaurs
They’re all doing the monster mash
And most of the taxis and the whores
Are only taking calls for cash

I don’t know how it happened
It all took place so quick
But all I can do is hand it to you
And your latest trick

My door was standing open
Security was laid back and lax
But it was only my heart got broken
You must have had a pass key made out of wax
You played robbery with insolence
And I played the blues in twelve bars down Lover’s Lane
And you never did have the inteligence to use
The twelve keys hanging off my chain

I don’t know how it happened
It all took place so quick
But all I can do is hand it to you
And your latest trick

Now it’s past last call for alcohol
Past recall has been here and gone
The landlord finally paid us all
The satin jazzmen have put away their horns
And we’re standing outside of this wonderland
Looking so bereaved and so bereft
Like a Bowery bum when he finally understands
The bottle’s empty and there’s nothing left

I don’t know how it happened
It was faster than the eye could flick
But not all I can do is hand it to you
And your latest trick

Gioielli Rubati 54: “nerodavideazzurro” – Massimo Romano – Bozhidar Pangelov – Franco Bonvini – Luca “Yok” Parenti – Giuseppe La Mura – Biagina Danieli – Gary J.

For Iris

Flowers for you
with a flower’s name;
Heart knows it
Heart tells you
everything you need to know
to live.
You paid for every breathe
but you seemed to be good, yet.
I hope it has been
‘cause you loved stayin’ where
we are still.

(Fiori per te
che colsi di nome da un fiore;
in petto si sa,
il cuore t’insegna
tutto ciò di cui necessiti
per vivere.
Caro t’è costato ogni caro respiro
ma ancor non davi a vederne costo.
Il cuor mi suggerisce
creder ché tu amasti il luogo
dove noi ancor stiamo.)

di nerodavideazzurro (trad. dell’autore), qui:
https://nerodavideazzurro.wordpress.com/2019/07/22/for-iris/

*

La nebbia al lago

Al levare del sole,
felice corri in
riva al lago
tra la nebbia
della radura
e come ovattata
da ombre e fasci di luce
tu Ginevra
sogni spuntare dalla natura
quel cavaliere errante
che ti porti in sella
come un amante.

Poesia scritta da Massimo Romano il 12 novembre 2018, qui:
La nebbia al lago

*

Sento

Sento l’essere accanto a me
come un oceano.

E come un ramoscello
di albero spoglio
la sento.
Sto fuori e non ho labbra
Non so abbracciare.
Non so respingere.
Non so nulla della persona – di me.
Da quando sono un uccello
radicato in cielo.
Da allora – sono un’ombra
del sole.
E non ho suono.

Sento l’estasi dell’Universo.

di Bogpan, qui:
https://bogpan.wordpress.com/2019/08/15/i-hear/

*

T’ ho incontrata domani

T’ ho incontrata domani
dice una canzone di qualche anno fa
e a pensarci bene non è poi tanto stupida questa cosa qua.
Ho visto babbo e mamma
al terrazzino del Croce bianca, davanti al lago,
che il poeta è fingitore, e trasfigura la realtà.
Guardavano il lago scurirsi di buio
e l’ acqua indorare all’ ultimo sole,
io non c’ ero ma il cielo era pieno di stelle
stelle cadenti di mille colori.
Finte nuvole di fumo tra i lampi
riempivano il cielo.
E’ stato solo il tempo di un lampo
mentre guardavo il lago scurirsi di buio
l’ acqua indorare all’ultimo sole,
e il cielo era pieno di stelle,
stelle cadenti di mille colori.

di Franco Bonvini, qui:
https://bonvinifranco.wordpress.com/2019/08/27/t-ho-incontrata-domani/

*

carrube e fichi

negli occhi tuoi
una notte strana
sensuale mediterranea
carrube e fichi
datteri e carezze
coi visi puntati al mare
o alla mareggiata
del primo giorno che iddio
ha messo in terra
ed io belando e scuotendo
i nervi ferrosi sottopelle
come corde di piano doppio
sono fatto d’acqua cristallina
orlata schiuma vezzosa
addizionata d’anidride carbonica
e tu m’incendi
come se fossi benzina
stamattina al poderoso
sonante alzabandiera
m’hai detto
tutto di te amo e voglio
aizzami e scopami
come se fossi d’anima
e canto.

di Luca “Yok” Parenti, qui:
https://wordpress.com/read/blogs/41283165/posts/13679

*

Amo il suo Mare

Lo tiene nel segreto del suo grembo,

Dentro di se.

Inonda i miei solchi

Le ferite profonde dei miei campi,

Gli abissi del mio Cuore.

di Giuseppe La Mura, qui:
https://giuseppelamura.wordpress.com/2019/08/29/15074/

*

Se non trovi

Se non trovi le scarpe
cammina scalza

Se non trovi le parole
stai in silenzio

Se non trovi l’amore
cercalo

Se non trovi le risposte
chiedi

Puoi tutto,
come tassello
dell’universo.

Sei energia,
regola e armonia
del cosmo.

Sei brandello
di stella
argentea.

Di tutto
hai diritto,
soprattutto della vita.

di Biagina Danieli, qui:
https://wordpress.com/read/blogs/152566614/posts/858

*

Fibonacci

questo grido coincide con la possibilità di attraversare l’acqua
i sorrisi persi in una città dove l’illusione scrive il catalogo

abbiamo sempre ballato e conta solo dove sei
cantare e dipingere i nostri cuori soli è gridare forte verso il cielo

questo prato d’istinto individuale dei fiori è qualcosa
osservare gli uccelli descrivere matematicamente pesci tra le nuvole

tutti i volti di tutte le vite che passano sopra, silenziosi e invisibili
uguale allo sguardo di ogni persona un fiore ricorda anche il sorriso

inavvertitamente ci salutiamo sempre l’un l’altro
danzando nel vento come i nostri antenati
guidati sia dal problema che dalla soluzione

di Gary J., qui:
https://steele646.wordpress.com/2019/08/16/fibonacci/

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ascolti amArgine: Nebraska – Bruce Springsteen (1982)

Springsteen trasse ispirazione dopo aver visto La rabbia giovane di Terrence Malick, in seguito cominciò a cercare materiale sugli omicidi di Charles Starkweather, tra cui un’intervista a Ninette Beaver, che aveva scritto un libro al riguardo. Nonostante la ricerca, nello scrivere il brano Springsteen non ha creato una ricostruzione completamente accurata degli omicidi: per esempio nel testo le persone uccise sono dieci, e non undici.

NEBRASKA

La vidi in piedi nel prato davanti casa
che faceva roteare il suo bastone da cheer-leader
siamo andati a fare una corsa in macchina, signore
e dieci innocenti sono morti

Dalla città di Lincoln, Nebraska
con un fucile 410 a canne mozze sulle ginocchia
attraverso le terre desolate del Wyoming
ho ucciso tutto quello che trovavo sulla mia strada

Non posso dire di essere pentito
per le cose che abbiamo fatto
almeno per un po’, signore
io e lei ci siamo proprio divertiti

La giuria ha emesso il verdetto
e il giudice mi ha condannato a morte
a mezzanotte nella cella di una prigione
con cinghie di pelle attorno al petto

Sceriffo, quando l’uomo girerà l’interruttore
e farà schioccare la mia povera testa
si assicuri che la mia dolce piccola
sia seduta proprio sulle mie ginocchia

Hanno deciso che non sono degno di vivere
e che la mia anima
deve essere gettata nel grande vuoto
volevano sapere perché ho fatto quello che ho fatto
bene signore, credo che ci sia
solo malvagità in questo mondo

VERSIONE ORIGINALE

I saw her standin’ on her front lawn
just twirlin’ her baton
me and her went for a ride sir
and ten innocent people died

From the town of Lincoln Nebraska
with a sawed off .410 on my lap
through to the badlands of Wyoming
I killed everything in my path

I can’t say that I’m sorry
for the things that we done
at least for a little while sir
me and her we had us some fun

The jury brought in a guilty verdict
and the judge he sentenced me to death
midnight in a prison storeroom
with leather straps across my chest

Sheriff when the man pulls that switch sir
and snaps my poor head back
you make sure my pretty baby
is sittin’ right there on my lap

They declared me unfit to live
said into that great void my soul’d be hurled
they wanted to know why I did what I did
well sir I guess there’s just a meanness in this world

ascolti amArgine: The Carter Family – Carly Simon (1972)

LA FAMIGLIA CARTER

La Famiglia Carter ci visse accanto per quasi 14 anni
Con Gwen fummo inseparabili dalle bambole di pezza ai reggiseni
Poi Gwen cominciò a annoiarmi con le sue risatine e le sue paure
Il giorno in cui i Carter si sono trasferiti, ho dovuto fingere le lacrime
Dissi ai nuovi amici che Gwen Carter era diventata una sciocca parassita
E poi ho scoperto che mi mancava più di quanto avessi mai immaginato

La nonna mi tormentava per raddrizzarmi la schiena
Per agire con rispetto e leggere buoni libri
Prendermi cura di ciò che era mio
Odiavo essere rimproverata e chiederle il permesso
E se il suo consiglio fosse saggio, mi faceva sempre male ascoltarla
Non ho pianto quando è morta Nonna, ma mi ha reso così depressa
E poi ho scoperto che mi mancava più di quanto avessi mai immaginato

Mi facevi gemere a letto, ma non poteva essere abbastanza
I miei amici si sono lamentati delle tue battute crufe
Le tue maniere erano troppo aspre
Non so proprio quello che volevo, ma so che volevo di più
Qualcuno carino, presentabile, da fondere con il mio arredamento
E ora di notte penso a come hai sorriso quando ti sei spogliato
E trovo che mi manchi più di quanto avrei mai immaginato.

TESTO ORIGINALE

The Carter family lived next door for almost 14 years
With Gwen and I inseperatable from rag dolls through brassieres
Then Gwen began to bore me with her giggles and her fears
The day the Carters moved away, I had to fake my tears
I told new friends Gwen Carter had become a silly pest
And then I found I missed her more than I’d ever have guessed

Grandma used to nag at me to straighten up my spine
To act respectful and read good books
To take care of what was mine
I hated being criticized and asking her permission
So what if her advise was wise, It always hurt to listen
I didn’t cry when Granny died, she made me so depressed
And then I found I missed her more than I’d ever have guessed

You used to make me moan in bed, but that can’t be enough
My friends complained your jokes were crude,
Your manners were too rough
Don’t know just what I wanted, but I know I wanted more
Someone smooth, presentable, to blend with my decor
And now at night I think of how you grinned when you undressed
And I find I miss you more than I’d ever have guessed.