foglio assenze

Com’è bello questo rosso acceso!
Noti il tremolio della sinistra?
Ogni domenica si spezza come l’ostia
finché non torna foglio assenze.

Il tempo liquiderà in abbracci.
Durante ogni temporale si sa,
i primi a cedere sono i bracci alle croci.
Furtivamente, dopo tanti stenti
il braccio di un giradischi attacca,
piove anche sui bambini.

Troppo presto per il Muppet’s Show
guerriglieri andalusi attraverso lo stretto,
attaccheranno all’alba,
l’aria ferma nel tempo di eclissarsi.
da tutti i dove la stessa voce.

La sera resoconti, quanto bruciato
quanto da bruciare, esortazioni.
Devi trovarla ancora la tua fortuna.
Cambio la mia
con tantissime finestre aperte.

Opportunities

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Marino

viaggiare stretti borse in bocca,
Ciao Gina, come andiamo?
… sono stata poco bene.

Il libro di Larkin mi si piega
come non più la mano.
Ciao Gina, ti farò sapere.

Dio c’è, recuperiamo velocità
sulle ali di una capotreno deliziosa,
sorrisi disallineati che valgono
l’intero abbonamento.

La suora riprende il breviario
senza svelare chi sia l’assassino,
insegna a evitarlo.
Marino dibatterà a lungo
invasi e siccità senza aumentare
di una goccia la portata.

La sua vicina si guarda attorno
ha la gonna troppo corta
l’abbassa e guarda ancora,
rincuorata torna a staccare.
Fuori non è aria solo fretta
e molto invenduto.

Vivevamo all’americana,
certi della nostra santità sovietica,
Gesù non se ne parli più
Marino torna al tempo che fa.

Onorio

Io non so
di cosa siano ammalati
fiumi e stelle, fiumi di stelle
la terra umiliata dal secco,
con tutta l’acqua sciolta in aria
si diventa appiccicosi
fin dentro il carattere,

le cicale insolenti
con quei loro fonemi arabi
sempre in sottofondo, condanne
migrazioni che lasciano di stucco
i nostri bei dialetti,
unico sopravvissuto
di quattro aborti

sul Po asfaltabile.
Onorio disse ai romani di fidarsi
del suo eunuco,
noi terragnoli seguimmo Onorio,
lo raggiungemmo
scagliammo pietre per lapidarlo.

cronaca vera

quando ho voglia rido,
in prossimità di un lutto rido
innamorato della vera musica
anche perché
mai frequentai un liceo classico,
ho avuto/ho senso del brivido e braccia forti
che non si sa mai il perché,
forse per le mamme che sanno crescere
e non più inghiottire,
come si faccia
per convincere gonne
senz’occhi a mandorla
a lasciarsi sollevare
là dove il tramonto non da tristezza,
ma possibilità
ampie e scampanate. Non so
forse per questo so far ridere
incutere fiducia,
soltanto quando serve,
una pausa cruciverba
aiuta le persone serie
a rendersi speciali
a essere due fatti
tutti e due importanti,
ma nella cronaca vera
c’è sempre una terza persona,
singolare, estranea
a fare di due un bivio

sul declinare

Deliziosi silenzi carichi
di voci in lontananza
non capire una parola,
trovo fascinosi certi intrecci
di attempate signorine
con giovanotti in disarmo.

Alcuni sono poeti, altri
viaggiatori difficili da riconoscere
specialmente al mattino,

non sanno più tenere un’arma in mano,
ma sono pronti a declinare senza sosta
ogni piega del tramonto.

Lasciano impronte lievi sul talco
usciti dopo un bagno
coi loro bagagli e i trucchi
dimenticati sul letto

letture amArgine: il nuovo libro di Claudio Borghi

Scrisse in una delle sue più belle canzoni/poesie Federico Fiumani dei Diaframma: “L’odore delle rose è una reazione chimica/se un giorno lo scoprissi non lo ameresti più? / Il senso delle cose è una coperta stesa/su un passato ancora vivo ma te lo ricordi tu ?”
Se un giorno scoprissi che la poesia può benissimo scaturire anche dalla mente di un fisico non la ameresti più? E’ singolare e stimolante la scrittura di Claudio Borghi, a dimostrazione che gli intellettuali completi, dediti sia alle scienze che alle lettere, esistono ancora. Claudio Borghi e l’indimenticato Ubaldo De Robertis ne sono fulgidi esempi.
Claudio Borghi è nato a Mantova nel 1960. Laureato in fisica all’Università di Bologna, insegna matematica e fisica in un liceo della sua città natale.
Oltre a essere noto per le pubblicazioni scientifiche su riviste specializzate nazionali ed estere, ha dato alle stampe le due raccolte di poesie Dentro la sfera (2014) e La trama vivente (2016). Imminente l’uscita de L’Anima Sinfonica per Negretto Editore http://www.negrettoeditore.it/
Da questo libro, disponibile a breve, è tratto il brano Tema della rosa (prologo e versi). Buona lettura.

Tema della rosa

La rosa è il simbolo dell’increato. Apre un mare di strana confusione metafisica, di impotenza a capire. Principio terreno del nulla, porta dell’assenza e della contemplazione del vuoto, la rosa è un gioco mentale, un’immagine di verità incompiuta, di silenzio, sostanza che racchiude lo sgorgare dell’invenzione. La rosa è l’implicito.

Rosa e cigno. Il cigno splende come luce di rivelazione, emotività della parola intraducibile, della parola creata che esteriormente rivela la vita. Il cigno è la bellezza aperta, la rosa la bellezza chiusa. Il cigno è la bellezza risolta, la rosa lo stupore isolato. Ogni rosa nasconde un cigno.

La mente trova infine se stessa come rosa staccata da sé, rinata nella coscienza rapita, preludio al distacco inconcepibile in cui il sipario dell’essere si chiude, alla resurrezione della rosa fisica nella rosa eterna.

Il mosaico del tempo brilla di luce strana. Il pensiero si abbandona alla misera vicenda quotidiana, dimentica la musica insondabile e inudibile colta in un semplice bagliore d’estasi. Il cuore lascia che il segno confuso della luce prenda forma nell’io nascosto, come una presenza di mattina diffusa.

*

Si apre ingrandendosi come la rosa
la mente di chiarore accesa,
dal nero incessante trae linfa e sale,

sale la forma attesa, si forma
il coro delle cose, si apre
ingrandendosi come la rosa –

la nota dal centro si dilata,
fiamma d’erba, gemma elementare,
battito silenzioso, luce alata,

nell’intonarsi invisibile del volo
cede la notte, si arrende il buio,
l’assenza impallidisce rivelata

splende l’acqua

cade l’ombra

svariano consistenze, trasparenze,
minima la vita freme in batter d’ali,
in massa dilagano fitte presenze,

il tempo scocca del non detto,
formandosi il verbo si accende,
verde calmo solca l’aria, netto

il coro si colma, cresce lento,
per il velo della coscienza
la luce inoltrandosi si diffonde

fino a spegnersi nel basso
tremare oscuro, sfiora la mente,
nel centro la tocca e la invade piano

– dove finisce il cuore in eterno sollevarsi?

in alto beve il nulla, sospeso
nel chiaro flutto senza forma,
in bianca estenuazione senza futuro

– in alto dunque l’ultima presenza del palpito?