Il mio paese è l’Italia di Salvatore Quasimodo

Salvatore Quasimodo (1901 – 1968)

Più i giorni s’allontanano dispersi
e più ritornano nel cuore dei poeti.
Là i campi di Polonia, la piana dì Kutno
con le colline di cadaveri che bruciano
in nuvole di nafta, là i reticolati
per la quarantena d’Israele,
il sangue tra i rifiuti, l’esantema torrido,
le catene di poveri già morti da gran tempo
e fulminati sulle fosse aperte dalle loro mani,
là Buchenwald, la mite selva di faggi,
i suoi forni maledetti; là Stalingrado,
e Minsk sugli acquitrini e la neve putrefatta.
I poeti non dimenticano. Oh la folla dei vili,
dei vinti, dei perdonati dalla misericordia!
Tutto si travolge, ma i morti non si vendono.
Il mio paese è l’Italia, o nemico più straniero,
e io canto il suo popolo, e anche il pianto
coperto dal rumore del suo mare,
il limpido lutto delle madri, canto la sua vita.

8 pensieri su “Il mio paese è l’Italia di Salvatore Quasimodo

  1. Un canto che è lo strazio di tutti noi sui lutti che, hanno fatto piangere il cuore d’ Europa, durante il periodo della seconda guerra mondiale, Il poeta elenca i vari campi di concentramento e i poveri morti bruciati, gettati lì fra le immondizie, nomina i reticolati dove hanno soggiornato gli ebrei prima di essere trucidati. Buchenwald, il bosco dei faggi ei i forni crematori in cui ebbero disciolta la vita milioni di uomini divenuti preda di altri. Nomina Minsk, gli acquitrini, la neve putrefatta, la Stalingrado. Teatri di grandissimi orrori, Questi posti hanno abbracciato la folla dei vili, quella dei vinti e quella perdonata dalla misericordia. Ma il poeta canta il suo paese, l’Italia, il suo popolo, le sue madri e anche il loro pianto coperto dal canto del mare. Ho sempre trovato questa poesia di grandissimo spessore. Meravigliosa e commovente nel suo scorrere accorato.

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