Mai na gioia 71 (articolo rubato a Iole Toini)

17/06/2022
Una (e molte) storia vera.
Quanto costa il lavoro? Un buon 50% della propria vita?
Costa anche di più quando un lavoro non ce l’hai.
Delusione, preoccupazione, svilimento. Frustrazione, stress, rinunce.
Il mercato del lavoro. E viene in mente quel luogo dove si contratta al ribasso. Dove ci sono persone che chiamano all’incanto. Vendite gonfiate, per metà fasulle o totali truffe.
La merce trattata è l’uomo stesso. La sua dignità, la sua persona unica e speciale. La sua vita.
Da una parte un uomo o una donna che hanno in mano la paletta del voto da attribuire a un altro uomo o donna che si deve prestare a farsi analizzare fisicamente e psichicamente (ricorda qualcosa). E in mezzo, un altro uomo o donna che fa da mediatore.
Naturalmente il mediatore ha ben presente chi è che muove l’asticella. Lui o lei è un mediatore che pende da una parte. Mai da quella del più fragile. Eccetto qualche rarità.
Le aziende sono in cerca di personale, si sente dire. Alberghi, pizzerie, aziende di meccanica, di guarnizioni, non riescono a trovare persone che siano disposte a lavorare. Ma davvero? Che sfaticati. Che buon tempo che hanno. Sì lamentano che non trovano lavoro e invece non hanno voglia di lavorare…
Vero?
E se fosse che quel lavoro è offerto a pochi euro? Magari in nero? Forse con un contratto a chiamata?
Se vuoi lavorare è così, prendere o lasciare.
Se hai figli da mantenere, se hai un mutuo da pagare, e bollette, auto, scuola, e possibilmente una vita da vivere, abbassi il crapone e via andare, dalle 6 alle 14, dalle 14 alle 22, dalle 22 alle 6. E il sabato? E no, almeno mezza giornata la devi fare. Facoltativo, naturalmente, ma se non lo fai poi facciamo i conti. Che sono sempre al ribasso.
E cosa viene da fare quando un bel giorno, dopo parecchio che cerchi il tuo agognato lavoro, ti chiama la mediatrice e ti dice ho un lavoro per te. Il cielo si illumina, e tu vai all’agenzia e senti la proposta e cominci a sognare. Una ditta seria, vicino a casa, 8 ore con contratto, domani vieni che parli con la proprietaria. E si fa festa quella sera, moderata, perché manca ancora un semaforo da passare.
E ti presenti il tal giorno puntuale, e rispondi a tutte le domande, e cerchi di essere equilibrata seria preparata. Ho un figlio, sì, ma mi organizzo, lo porto prima all’asilo e lo ritiro più tardi. Costa 100 euro in più al mese ma ne vale la pena. Il contratto per ora è di una settimana, poi per un mese, poi un altro e poi chissà…
E sì, la ditta mi piace, le ragazze sono carine, ho tempo per un caffè, lavoro in piedi tutto il giorno, inscatolo guarnizioni, è noioso ma non importa, sono finalmente felice. Forse fra un anno avremo i soldi per comprarci un’auto, e forse riusciremo ad andare qualche giorno al mare col bambino, e forse…
È finita la prima settimana. È andato tutto benissimo. Mi aspetta un bel weekend. E poi la proprietaria ( la proprietaria della ditta?) mi dice che il contratto è terminato.
Era di una settimana, no? E la settimana è finita. Avevamo bisogno di una buona mano. Sei stata molto utile, grazie. Ti terremo in considerazione. Ma per essere sincera – sai, a me piace molto la sincerità, e essere generosa, e dare ill buon esempio, e andare alla messa, e preferiamo un ragazzo, forte, giovane, senza mestruo, e se lo troviamo anche senza dignità sarà proprio il top.

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