Povera patria

Oggi Due Giugno le nostre istituzioni, rappresentate da uomini e donne (nel pieno rispetto delle quote rosa) ai limiti della decenza i piu’ oltre i limiti della cialtronaggine, hanno spolverato come ogni anno l’anniversario della Repubblica. Nata dalla Resistenza che, almeno in parte, fu movimento di persone cui non importava di immolare tutto compresa la vita, doveva essere un’istituto e una forma di governo a misura d’uomo in cui tutti fossero realmente rappresentati nella collettività e tutelati dalla collettività stessa. Cosa rimane di quel sogno e del progetto che ne seguì? Poco piu’ che retorica e senso della distanza.

Povera patria
Schiacciata dagli abusi del potere
Di gente infame, che non sa cos’è il pudore
Si credono potenti e gli va bene quello che fanno
E tutto gli appartiene
 
Tra i governanti
Quanti perfetti e inutili buffoni
Questo paese devastato dal dolore
Ma non vi danno un po’ di dispiacere
Quei corpi in terra senza più calore?
 
Non cambierà, non cambierà
No cambierà, forse cambierà
 
Ma come scusare
Le iene negli stadi e quelle dei giornali?
Nel fango affonda lo stivale dei maiali
Me ne vergogno un poco e mi fa male
Vedere un uomo come un animale
Non cambierà, non cambierà
Sì che cambierà, vedrai che cambierà
 
Si può sperare
Che il mondo torni a quote più normali
Che possa contemplare il cielo e i fiori
Che non si parli più di dittature
Se avremo ancora un po’ da vivere
La primavera intanto tarda ad arrivare

22 pensieri su “Povera patria

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