Teoria della Sicilia di Manlio Sgalambro

Manlio Sgalambro,
filosofo, poeta, paroliere
(1924 – 2014)

Là dove domina l’elemento insulare è impossibile salvarsi. Ogni isola attende impaziente di inabissarsi. Una teoria dell’isola è segnata da questa certezza; un’isola può sempre sparire. Entità talattica, essa si sorregge sui flutti, sull’instabile. Per ogni isola vale la metafora della nave; vi incombe il naufragio. Il sentimento insulare è un oscuro impulso verso l’estinzione. L’angoscia dello stare in un’isola, come modo di vivere, rivela l’impossibilità di sfuggirvi come sentimento primordiale. La volontà di sparire è l’essenza esoterica della Sicilia. Poiché ogni isolano non avrebbe voluto nascere, egli vive come chi non vorrebbe vivere. La storia gli passa accanto con i suoi odiosi rumori. Ma dietro il tumulto dell’apparenza si cela una quiete profonda.
Vanità delle vanità è ogni storia! La presenza della catastrofe nell’anima siciliana si esprime nei suoi ideali vegetali, nel suo tedium storico, fattispecie nel Nirvana.
La Sicilia esiste solo come fenomeno estetico. Solo nel momento felice dell’arte quest’isola è vera.

14 pensieri su “Teoria della Sicilia di Manlio Sgalambro

  1. L’essenza di questo approfondito brano rispecchia l’idea, di un nativo della Sicilia, per cui questa terra, si trovi in bilico fra la realtà e il pericolo latente “di non più esistere”, ingoiata dal mare….comunque essa racchiude una speciale bellezza, proiettata anche in un notevole senso dell’arte…

  2. Certo poeta e filosofo, vede tutto sotto la sua ottica, ma in molte cose devo dargli ragione, infatti i Siciliani e, lo dico da siciliana, vivono gli accadimenti come una certa fatalità, è vero che gli avvenimenti storici li toccano appena senza segnarli. La vita scorre e viene percepita con una certa lentezza, tale da donare un piacevole languore in cui è piacevole adagiarsi. L’arte e la letteratura la fa da padrona, visto le varie dominazioni che ha subito nei secoli, ha assimilato il meglio dalle varie culture. Un post che ho apprezzato moltissimo.

  3. Grazie della proposta, Flavio, Non tutti i siciliani, si sentono così, probabilmente, ma io ci sono dentro perfettamente, come sento vicino anche quanto dice il Principe di Salina nel Gattopardo: la pesantezza di secoli di dominazione, quel retaggio di fatica e di sonno, stanchezza e insofferenza, sdegno e impotenza. Sono la pasta di cui siamo fatti. E l’arte e la natura le uniche verità o consolazioni.

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