Mai na gioia 27

I social oramai sono diventati dei sochmél e niente più. Un tempo andavano di moda le poete con le tette fotoscioppate e le teenagers con le labbra pittate come il Jocker, oppure i poeti che mandavano foto dilatate del loro zufoletto (ma solo in privato) poi la pandemia da vairus ci ha peggiorati, adesso con la guera in tivvù tutti dicono la propria, o meglio il proprio. Sì, il proprio DOGMA: una roba cui la verginità di Maria e l’infallibilità del Papa fanno un emerito baffo. Insomma, oramai la deriva non è più sul confronto sano di opinioni e idee nel reciproco rispetto, ma una lite in cui alla fine, inevitabilmente qualcuno viene del tutto virtualmente espulso. Insomma, se non la pensi come me ti cancello. Uh, che perdita di buon gusto! Se non la pensi come me minimo sei uno zotico terrapiattista! Scusate, sono un romantico, pensavo che il confronto con un pizzico di ironia fosse il sale della terra!

13 pensieri su “Mai na gioia 27

  1. Pe’ di’ com’è fatto un ‘n pezzo de umano.

    Una povera pecora passanno un fiume, cascò ne l’acqua,fece glu glu glu
    e nun se vidde più.
    Naturarmente tutte le compagne
    saputo er fatto,corsero sur posto
    e ‘ncominciorno a piagne:
    ” povera pecorella/lei ch’era tanto bbona/lei ch’era tanto bbella”!

    Puro ‘n omo ciannò,
    ma ne la foga de dimostraje
    la pietà cristiana,
    invece de strillà “povera pecora”,
    strillò “povera lana”!

    (Carlo Alberto Salustri)

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