I compagni scomparsi di Fernando Bandini

Fernando Bandini (Vicenza, 30 luglio 1931 – 25 dicembre 2013) scrive (oltre che in latino e in italiano) poesie in dialetto vicentino. “La sua ricerca espressiva tende a un equilibrio che abbia come risultato una lingua colta e composita, ma, allo stesso tempo, nitidamente comunicativa e improntata al massimo rigore formale” (da Poesia italiana del Novecento, a cura di E. Krumm e T. Rossi, Skira ed., 1995, p. 905)

Seduti contro il muro senza aspettarsi niente,
nemmeno ch’io sapessi che si trovavano là,

(un muro in fondo a una stanza piena di umidità
come una grotta, e là in fondo il loro sguardo indolente)

i compagni scomparsi uno ad uno – senza un saluto
o appena agitando la mano – agl’incroci della mia vita

mi guardavano adesso con aria stranita,
non davano segno d’avermi riconosciuto.

Io dissi: «Presto in piedi! Questo è il momento buono
per scappare da qui. V’insegno io la strada…».

Fuori nel mondo l’ora delle torri era un tuono,
fischiavano nell’aria i sassi di qualche intifada.

Loro fissavano l’ombra davanti a sé col viso
pallido e smunto. Nessuno sussultò, nessuno si mosse.

L’unico che dall’angolo mi ha fiocamente sorriso
era un ragazzo che non ricordava chi fosse.

7 pensieri su “I compagni scomparsi di Fernando Bandini

  1. Una poesia un po’ particolare che racconta della fine di amici, morti improvvisamente in una stanza umida. Amici che avevano incrociato la vita del poeta. Tutto ciò accade nel momento del crollo delle torri gemelle, momenti in cui l’intifada fermentava in molti paesi, creando lutti improvvisi anche in Europa. Versi scorrevoli che creano nitide immagini al loro contesto.

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