Prigionieri

Tutto ad un tratto, vidi attorno a noi una decina di nemici con i fucili spianati e le
baionette innestate. Girando attraverso quella trincea ci avevano scorti. A quella
vista nessuno di noi disse una parola e, quando si sentì una fucilata vicino, i tre
soldati lasciarono le giberne ed alzarono le mani. Gli austriaci si misero a gridare e
stavano facendo fuoco perché forse avevano visto me che ero ancora nascosto e
non mi ero alzato. Era inutile sperare più: ad evitare che noi fossimo ammazzati a
baionettate, nascosi là la pistola e mi alzai. Gli austriaci si avvicinarono e ci presero.
Da quel momento ero prigioniero. (S.Ten. Gaetano Giaconia)

*

Carissimo figlio […] fino a questo momento eri dichiarato disertore […] Figurati
quale fu il nostro grandissimo dispiacere, tanto che ci fossimo meglio contentati di
una gloriosa morte sul campo dell’onore anziché come disertore, giusta
comunicazione dataci dai Carabinieri. Per questo grande dispiacere provato, non ti dico i disturbi avvenuti in famiglia. Ciò fu causa della abbreviata vita di tuo nonno,
il quale il giorno 11 corr. cessava di vivere. (La madre il 20 luglio 1916 a Raimondo
Giordano, appartenente all’87° Reggimento Fanteria e prigioniero a
Theresienstadt)

*

Io mi chiamo Venturi Agostino, sono nato il 6 ottobre 1922 e sono stato prigioniero dei tedeschi dal 9 settembre 1943 fino al 25 agosto 1946 nel campo di concentramento di “Buchenwald” in Germania. Insieme a me sono partiti tanti altri soldati italiani, ma al ritorno eravamo solamente in9. Noi dovevamo lavorare, lavorare e lavorare per tutto il giorno; i più fortunati erano quelli che erano impiegati nei frutteti perché ogni tanto riuscivano a mangiare qualche frutto di nascosto, ma gli altri, compreso me, lavoravano nelle miniere e lì non c’era proprio niente da mangiare. Mi ricordo soprattutto la paura che avevo e l’incontrollabile fame che pativo. La mattina, quando ci portavano nelle miniere, lungo la strada c’erano ciliegie o mele, ma se qualcuno provava a raccoglierle veniva fucilato all’istante, infatti io non ci ho neanche mai provato. Inoltre mi ricordo che le guardie tedesche erano veramente cattive e senza scrupoli; addirittura una donna tedesca aveva fatto seppellire due prigionieri, lasciando loro fuori soltanto la testa per fare le porte da calcio per i propri figli. Alcune volte succedeva anche che, al mattino, alcuni prigionieri si svegliavano tutti gonfi e i soldati li portavano a quello che chiamavano “lazzaretto”, ma per quello che so io non sono mai tornati e penso che li uccidessero perché non riuscivano più a lavorare. Noi abbiamo saputo che la guerra era finita perché passò un aereo che lanciava volantini con scritto che la guerra era finita, ma se i tedeschi si accorgevano che noi li leggevamo ci uccidevano. Nei giorni seguenti ricordo che i tedeschi cominciarono ad andarsene e noi cercammo subito del cibo, ma visto che erano anni che pativamo la fame, alcuni mangiarono cosi tanto che morirono poco dopo perché lo stomaco non riusciva più a digerire come prima. Quando tornai a casa bussai alla porta e aprì la mamma che rimase sorpresa nel vedermi e io le dissi: ”Sono io, non mi riconosci?” La guerra mi ha lasciato un grande segno e ho dei ricordi molto tristi, ancora oggi quando sento dei tuoni molto forti mi prendo paura perché mi ricordano le fucilate dei tedeschi. (Agostino Venturi)

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