Erik Wøllo con poesie di Khan Klynski

altrove
 
morsi dei cieli,
lo stesso volto, gli stessi nodi,
le stesse corde legate ai polsi
nei ritmi fobici d’un battito fuggente
percosso nel candore d’altri mondi,
altri risvolti,
altre medaglie,
l’altre lezioni di cui derisi vecchi linguaggi divisi in brividi,
mappe di lividi nitidi, canditi
le incomprensibili istruzioni fuori luogo,
a cui prestò la fede il tarlo,
un dito rotto,
sotto lo sforzo, dal sangue scosso,
occhi a brandelli,
ribelli del vuoto
senza battesimo né sconto rimorso
sul nervo che rinomino a dirotto
e nel mutuo rancore
su cui fissammo i meccanismi del risorto nelle dinamiche di nuovi testamenti,
disastri e nuvole,
dove l’eclissi si confonde in lieti calici
riempiti d’alibi,
salpati in mari avidi, aridi
su bisettrici di funeste cicatrici
dai furti e dai prodigi trascurati,
dove il pensiero
nell’ali di farfalle a mezzanotte,
nell’ultimo sospiro,
come se fosse dalla musica scissione,
ciò ch’è del cuore,
un tuffo nell’imbuto del rumore,
la mistica ostensione dell’archetto spalmato sulle note a piè di pagina,
spiegami l’anima,
senza raccolti
di croci accatastate sulla fronte,
svestimi dio
 
*
 
margine
 
osservo sommerso dal letto d’un fiume sudare le mani prostrate,
gli approdi codardi, la ragione
in tutto ciò ch’è stato una prigione
e di colei che naviga,
sospesa insicurezza,
al madrigale, per naviganti
tra rapide e zanzare,
 
disturberò dell’anima
la forma irregolare che resiste,
rigurgita la vista in mulinelli
al tocco della melma universale
nei giochi d’acqua, sorella
vedessi nel riflesso della terra
l’accomodato corso delle rose
dai parapetti traboccanti
d’invenzioni,
di schiuma e della noia,
un promemoria sulla sorte,
 
poco è passato,
forse una piena,
troppo il digiunare sulle coste
 
*
 
fiato
 
ora e per sempre,
l’Intercalare delle pause sofferte
chi ci riporta al luogo
dove perdemmo l’opinione dello specchio,
la solitudine del pozzo,
d’arcate e lune amare al cielo coperto
sorretto dalle dita alle appendici
in più frontali
segmenti del bioritmo delle palpebre
e tu sei l’iride,
distante come foglia scopata a mezz’aria,
controvoglia,
un moltiplicatore d’orizzonti,
questi ed il silenzio,
al sordo mutamento delle ossa,
spostarsi l’animo
oltre i contorni del frastuono,
dal mio tuonare
perché non ha questione forse il lampo
se non colpire,
illuminare il male, l’amore animale
 
ora è per sempre
 
*************************
 
testi tratti da:

9 pensieri su “Erik Wøllo con poesie di Khan Klynski

  1. La tua scelta di poesie è sempre mirata a trovare versi che risaltano quando li leggi. La melodia è un rilassante ideale per sentire la tua lettura. Buongiorno Flavio. Inizia la mia mattinata nel migliore dei modi. Un abbraccio.

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