Al mio tempo

Essere vecchio, logoro,
serbatoio di passi acquistato da una ditta
prossima a chiudere i battenti, 
pronto a scivolare a valle
addormentato in grembo a un rigo d’acqua.
Qualcuno chiederebbe a chi sia appartenuto. 
Invece qui non si vede mai nessuno.
I pomeriggi sono epifanie perdute a scacchi,
i pezzi mangiati lasciati agli avvoltoi.
I cani abbaiano tra loro senza vedersi,
marcare il territorio non include conoscenza.

 

22 pensieri su “Al mio tempo

  1. nessun roseo orizzonte in vista. Ti auguro un cielo migliore e soprattutto non sprecare i tuoi passi per ditte prossime a chiudere battenti, offrono poca sopravvivenza. La chiusa è inequivocabile.

  2. beh anch’io mi sento così…poi non mi soffermo troppo sulla vecchiezza che altrimenti vado in depressione …dai dai io mi dò almeno altri vent’anni ..insomma o giù di lì, ma pensa a Morin che ne ha compiuti 100 e che ancora pubblica e a Pahor che ne ha almeno 107…scrivere fa bene!

  3. splendido efficacissimo affresco della condizione umana. In ogni verso la pennellata giusta. Come descrizione di una condizione personale invece, la sento paradossalmente una poesia d’amore

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