Maurice Ravel con poesie di Charles Tomlinson

Il poema del mare

Un osso calcinato
la voce del mare
in composita monodia
tumultua verso quello scopo.
E’ come se
le trasparenze del suono
componendo un simile candore
deponessero vari strati
con un solo movimento
della superficie variegata;
la profondità verde bottiglia,
il bacino dondolante
come un errore dell’atmosfera, e ciascun
movimento si muta
in sospiri separati, e ogni sospiro
è un respiro di quella singolarità
che “insieme muove
se pur si muove”,
e il suo è un moto invariato
teso a un solo scopo
polverizzar
l’osso calcinato.

*

Tarquinia

Vince Viet Cong! Testimonia il muro.
Che vorrà mai dire? “Che vinca”
O “sta vincendo?”´ Tarquinia anticamente
dominava dieci province, adesso
È questo museo di tombe, questa necropoli.
muri su muri, la decaduta
capitale etruscaè una città di bar di macellerie
fra palazzi in rovina.
La tomba dei guerrieri. Raffigurati a un banchetto
brindanti alla vittoria. Forster disse:
“Lasciatevi annientare”. Essi combatterono e lo furono.
Passa una donna curva sotto il peso
del gallo che trasporta. Per accompagnamento
una piccola croce oscilla sul suo collo.
Gli occhi dei cavalli alati
che cavalcano nella cittadella
brillano ancora dell’intelligenza
di un’arte ormai perduta.
Vince Viet Cong. Che vorrà mai dire?

*

La piazza

Una fusione
di voci nella strada
Sottostante, un’onda
che non raggiunge alcuna destinazione: quelle di bimbi
più acute
Le sovrastano e le rauche
monomaniache bici
cacciano la loro ombra
nella luce della piazza
al rullo del tamburo
dei metalli scorrevolmente
abbassati; su tutto ciò
Il riflesso sospeso
sopra il vetro
aperto (si apre
verso l’interno) della campana
di Santa Maria delle Nevi
che non dondolava
nemmeno leggermente
nella calda aria
della sera.

*

A mia figlia

Noi che non abbiamo occhi da chiudere
a mezzanotte
come i gufi assennati
che attizzano il fuoco delle bruciature,
noi che non abbiamo altro modo di vegliare
che i gemiti del silenzio
e i respiri trattenuti
intorno alle sorgenti d’una volta,
usciamo dalle nostre grotte,
vediamo come gli slanci
del sonno
tolgono le foglie
dal torrente della vita.
Rovina di suoni,
moltitudine delle ombre
che i sibili del vento
radunano,
il cielo e la terra sono legati
dal raggio dei sogni,
lo stupore dei misteri.
Primavera del ciclo,
ogni scintilla luccica nel suo fulgore,
ogni bolla si appiattisce nella chiarità dei suoi laghi
sotto le ali leggere del Nulla
vuoto e silenzioso.
Noi che siamo assetati
di limpidezza freschezza profumo
di un’altr’acqua,
appoggiamoci al bastone degli esiliati,
avanziamo
a passo di formica
nel vasto regno dell’assoluto.
Sete, sete, sete.
Acque di tutte le sorgenti dell’universo,
il mio cuore è deserto

*****************************************************************

Charles Tomlinson è stato un poeta e traduttore inglese. Il suo primo libro di poesie è stato pubblicato nel 1951 seguito poi da Selected Poems (1955-1997). Nel 2000 vedono la luce due raccolte, Skywriting (2004) e Cracks in the Universe (2006). Come traduttore la sua attività fu laboriosissima e si cimentò con le esperienza poetiche più disparate con versioni dal russo, dallo spagnolo e dall’italiano, compresi i lavori di Antonio Machado, Fedor Ivanovic Tjutcev, César Vellejo e Attilio Bertolucci e collaborò con lo scrittore messicano Ocatvio Paz.

10 pensieri su “Maurice Ravel con poesie di Charles Tomlinson

  1. Un senso accentuato del tempo, e dello spazio, che inducono, la memoria di questo autore. a soffermarsi anche su luoghi italiani…
    Delicato l’accompagno musicale…

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