XXV Aprile 1945: resistere è contrattaccare

Contiamo infiniti morti! la danza è quasi finita! la morte,
lo scoppio, la rondinella che giace ferita al suolo, la malattia,
e il disagio, la povertà e il demonio sono le mie cassette
dinamitarde. Tarda arrivavo alla pietà — tarda giacevo fra
dei conti in tasca disturbati dalla pace che non si offriva.
Vicino alla morte il suolo rendeva ai collezionisti il prezzo
della gloria. Tardi giaceva al suolo che rendeva il suo sangue
imbevuto di lacrime la pace. Cristo seduto al suolo su delle
gambe inclinate giaceva anche nel sangue quando Maria lo
travagliò.
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Nata a Parigi travagliata nell’epopea della nostra generazione
fallace. Giaciuta in America fra i ricchi campi dei possidenti
e dello Stato statale. Vissuta in Italia, paese barbaro.
Scappata dall’Inghilterra paese di sofisticati. Speranzosa
nell’Ovest ove niente per ora cresce.
,
Il caffè-bambù era la notte.
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La congenitale tendenza al bene si risvegliava.
 
AMELIA ROSSELLI
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Gioielli Rubati 141: Lucia Triolo – Giuseppe Blandino – Silvia Maria Molesini – Agostino Resta – Antonio Corradi – Vincenzo Ditoma – Gianni Bianchi – Lucia Piombo (poetella).

Come sempre grazie a Daniela Cerrato per l’ottima collaborazione, la rubrica è reperibile anche qui:
https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/
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l’ultima terra
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l’ultima terra, la mia
di chi sarà?
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soffrire di fedeltà sconosciute:
sconosciute mete che
mi chiamate
all’altro
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nel paragone perdo:
cieco è lo sguardo
con cui mi cerco
inflessibile
infame
e non mi trovo
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ciò che scorge un cieco
é desiderio
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di Lucia Triolo, qui:
https://poesiesemiserie.com/2021/04/17/lultima-terra/
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UN’ALTRA IDEA
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Giorno dopo giorno
il tempo passa e lascia
un foglio bianco.
È tutto una caterva di fogli,
una storia sferzata
da ogni tempesta,
poca umanità, poco amore
in incessante discordia
la terra ed il cielo,
senso e bellezza
sono lontani
e non si fanno capire.
Era un’altra idea,
si resta muti, la genialità
può parlare col tempo:
grazie lo stesso
se le pagine si possono
rileggere e sfogliare ancora.
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di Giuseppe Blandino, qui:
https://www.facebook.com/giuseppe.blandino.94
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Ho imparato che il dolore non arriva, prima
c’è uno spaventamento, è lento vede
le cose che scompaiono una una
come su schermo volendo vede,
ha tutto lo svolgersi e sta lì che sente
non solo l’immagine, il volto, ma un
muoversi solenne verso qualche fine
si muore sì ma non completamente
e ci andiamo un po’ a parlare ancora:
c’è uno spazio ancora anche quando
degenera e non somiglia più al dio e
quello che vuole, assurdo, stordito
sempre intero infinito stanca sempre
si ripete fino a nessuna chiusa un loop
semilucido sbanda e su lui continua
ritorna, imperterrita, l’eterna mente:
quando il dolore arriva l’eterno si arrende
ai femori in frattura santi, delicati, sarà
bello poi ammettere
dove fa male a sere.
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di Silvia Maria Molesini, qui:
https://www.facebook.com/silvia.molesini
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Odore d’asfalto
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e mi sfugge
per un secondo
il solito treno
dove sei salita al volo
nascondendo le parole
in quello sguardo perso,
cielo grigio
adesso
con piccole gocce di pioggia
sull’asfalto
della mia delusione
e illusione.
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di Agostino Resta, qui:
https://pensieriepoesie.home.blog/2021/04/18/odore-dasfalto/
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Per il 25 aprile
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Ti ho vista nuda
e solitaria,
come un pesce
sulla riva.
Vestita solo di domande,
e di carezze, e dei tuoi occhi.
Ed il resto era penombra.
La tua pelle mare aperto,
le mie mani l’orizzonte.
Ti ho vista nuda,
e senza stelle.
E ogni paura
diventava un niente,
e ogni filo della notte
si tesseva sul tuo cuore.
Ti ho vista nuda,
di pioggia e terra eri fatta,
e di limoni, e di un posto lontano.
Sull’altare della tua
nuca opaca,
ho lasciato le mie preghiere,
che del mondo
ero straniero, e ormai naufrago
del tempo.
Ti ho vista,
nuda, e m’eri tutto.
Il tuo piede greco, e la tua bocca.
Ho lasciato qualunque porto,
e la mia fronte sul tuo petto.
Ed un drappo
di capelli, ci nascondeva
ogni pudore.
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(Ti ho vista nuda, Le api muoiono giovani)
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di Antonio Corradi, qui:
https://www.facebook.com/AntonioCorradiOfficial
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D’UN TRATTO
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avevi mani capaci di guerra e di deserti,
poi un giorno il suono di un aprile
ancora sporco di neve, di quella
a tradimento, ha fatto il resto:
e ti ritrovi un disavanzo
d’esili speranze, un rimestare
i giorni, impari
a far di conto, un ragionare attento
a quelle imposte semichiuse, all’occhio
che si apre all’alba di un tramonto,
e invecchi
d’un tratto con le mani ancora in guerra
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di Vincenzo Ditoma
https://www.facebook.com/vincenzoditomapoesia
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Forse ritornerai
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( ritorno contemplato
perchè desiderato,
di certo quando piove
e ancora un altro nonsense
ti stuzzica la mente )
e intrecceremo ancora
sottili e forti legami d’ amore
per costruire ponti improvvisati
di un sentire diverso e condiviso.
Vedrai una rosa con fiori di campo
sul tavolo vicino alla finestra
e i miei pensieri ti accompagneranno
con rispetto e sospetto
( perchè l’amore prende
ma a volte si confonde
a un altro bel respiro
e tu ti puoi distrarre
voltarti per fuggire,
perfino non capire )
quando cosciente
mi donerai un sogno,
un tuo credo frustrante
un muro fragile di incomprensioni.
Allora potrei prenderti la mano
mostrarti la bellezza di un’attesa
da tanto coltivata
e ti racconteró
la favola inventata,
che stupisca il tuo viso,
di bellezza infinita ,
sarà tua, per la vita.
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di Gianni Bianchi
https://www.facebook.com/gianni.bianchi.739
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quanto ci addolora…
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Quanto ci addolora, quanto ci lega il cuore stretto stretto che parrebbe quasi espellere tutto il suo sangue lasciandoci sospesi in un vuoto malinconico di nebbia grigia, quanto ci fa sentire barchetta senza timone, senza vela, senza più remi alla deriva nel mare d’inchiostro seppia del nostro inesauribile smarrimento in solitudine.
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Quanto ci riempie d’un sapore amaro, come di rabarbaro, di chiodo di garofano, d’erba velenosa che lega i denti e sfinisce il cuore questo, all’improvviso, rileggere quanto si scriveva nella nostra lontana, felice, indimenticabile stagione
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quando l’amore… e la giovinezza. E tu.
(by poetella)
di Lucia Piombo, qui
https://poetella.wordpress.com/2021/04/17/quanto-ci-addolora/
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Il Vaccinone 87

Astralaminchia, il noto vaccinone reso famoso per le controversie sorte sugli effetti collaterali che combina, ha colpito ancora. Non facciamo nomi, non diciamo località, ma un vecchietto di 85 anni che non faceva più nulla dai tempi della caduta del Muro, dopo avere ricevuto la sua dose di Astra si è improvvisamente risvegliato. Una pattuglia lo ha beccato dentro il suo furgone bianco mentre si ingroppava con successo una professionista del sesso. Prese le generalità gli ha fatto 500 euro di multa perché fuori comune in zona rossa. Più tardi, la stessa pattuglia ha di nuovo notato il furgone bianco sul ciglio della strada, dentro lo stesso vecchietto con una rumena che si dava da fare come un ventenne. Altri 500 euro, perché il vecchio brigante nel frattempo aveva cambiato comune e sempre in zona rossa. Immagino già l’incazzatura della moglie al pensiero che quelle cartucce poteva spararle con lei.

Conforto

Conforto è un giorno
di pace e di pane
coi forni chiusi, e via
le metastasi dello spirito
coperte da sapori caldi,
nessuna donna offesa
da chi uomo non è,
le puttane al mare in ferie
assieme agli operai
a far pace col mondo
e con l’acqua, i fermenti,
i buoni pasto;
montagne senza più bisogno
di epigoni dei partigiani
perché sono finiti
nazisti e usurai europei;
dicono in giro,
pochi illusi in verità,
che le mani di chi ama
siano dolci, e il conforto
un diritto.

Il Vaccinone 86

E se un giorno, svegliandoci, scoprissimo che è stato soltanto un brutto sogno? Che in realtà la pandemia spettacolo non c’é stata, che Giovanni Giolitti è ancora presidente del consiglio, che il Generalissimo Figliuolo è stato dato disperso dopo una selvaggia aggressione da parte dei polli del Friuli, così ingiustamente cannonneggiati? Allora ci alzeremmo felici, mentre le rondini festose solcano il cielo baceremo le nostre mogli e altreattanto felici andremmo a controllare se è arrivato l’accredito della Cassa Integrazione, azz! Non è arrivata. Allora andremmo al bar sotto casa, perché ci danno il cappuccino in bicchieri di plastica e ci tocca andar fuori a consumare? E perché tutti portano quelle buffe mascherine? Ah, non è il 23 aprile 2019?

Ascolta & Leggi: Phil Ochs – Changes con poesie di Judith Rodriguez.

Poesie che annegano
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Ogni giorno annegano a dozzine
artigliate a morte,o soffocate sotto terra
trascinandosi dietro scadenze velenose*.
Otturano le mie crepe
muoiono a poco a poco
il giorno si leva e trema
sorge ed è per me indifferente.
.
Alla fine nessuna traccia rimasta.
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Ma tu,poesia,
intravista così vicino alla nascita
te io solleverò
anche se per i capelli;
sì,questa,viva
o quasi.
Con violenza o astuzia
o in qualsiasi altro modo,
anche sleale.
.
*
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Cuore di strega
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Guidando stasera nell’aria gelida
per affollare il ridotto ventoso del Comedy
andiamo a vedere una rossa battona che fa sorgere
undici nobili morti dalla tomba
undici signore che si erano divertite
e un secolo era passato dai loro funerali.
Oh!Cantavano bene e vivevano pienamente.
Fu l’incontro di una notte in una strada a fondo cieco
le raffiche sono fredde ed è buio nella strada
la grandine scende e la punteggia di bianco
e nella triste oscurità del Comedy
saremo quei nobili truffati e onorati
violentati e feriti,ubriacati e rapinati
buttati in prigione e morti e giovani che si lamentano,
quelle signore alte nel vento e nella pioggia
che le illumina e le prostra,
una battona dai capelli rossi racconta nel corso degli anni
che undici puttane morte mascherano la loro tristezza.
.
il cuore di strega canta con un volto esangue
e vive il trionfo di quel dolore
.
e quelli che amano e vivono sono ancora più donne
felici della loro gaiezza e potenza.
.
*
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Questa donna
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Questa donna.
occhi verdi non trasmessi ai figli,
sfiora gli amici con il pensiero,dubita che facciano altrettanto,
simula la malattia e incanta a tratti,muore ogni giorno.
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Questa donna:
non porta l’anello.si aggrappa al marito,maledetto lui,
per essere il marito che potrebbe essere,se lo fosse,
anche se ci volessero cinquant’anni.Fedelmente se lo stritola
con pensieri e parole,giustificazioni precarie.
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Questa donna:
ha sentito parlare di ninfe simili al vino;con violenza dentro di sé
affronta l’acqua torbida e tempestosa,le pareti di fango
ammassate e pesanti.Le ninfe intrecciano calme
ruscelletti di luce,un’estate silente. Lei scava
con pensieri confusi in un profondo cumulo di disordine:
dove scaricare i rifiuti,dove estrarre,se
abbandonare il posto all’inondazione,
facce scolpite scorticate
nel turbinìo delle macerie.
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Questa donna:
in sintonia con il suo umore tangibile,
spartito semi-tranquillo,corrotto,
esultante,discordante,problematico…
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Judith Catherine Rodriguez (13 febbraio 1936 – 22 novembre 2018) è stata una poetessa australiana. Ha pubblicato numerosi volumi di poesie, alcuni illustrati dalle sue xilografie. Dal 1979 al 1982 è stata redattrice di poesie della rivista letteraria Meanjin, e dal 1988 al 1997 è stata editrice di poesie con l’editore Penguin Australia. Nel 1989 ha vinto una borsa di studio per iscritto al Victoria College, che nel 1993 è diventata parte della Deakin University, dove ha continuato a insegnare fino al suo pensionamento nel 2003. È stata nominata membro dell’Ordine dell’Australia nel 1994