Ascolta & Leggi: Horace Silver con poesie da Di albe e di occasi di Grazia Procino (ed. Macabor)

La religiosità dei luoghi nella poesia di Grazia Procino

di Pasquale Montalto

La poesia quando si presenta avanza piano piano e con forza poi si afferma lentamente, in relazione al tempo della presa di coscienza e del proprio mondo interno e di quello esterno, sociale, naturale, per metterli sempre più in una circolarità dialogante e passando dalla consapevolezza che sia possibile poter essere sé stessi: Io e i miei genitori, la memoria, il ricordo e il tempo passato, la bellezza della natura e del creato, delle stelle con la loro lucentezza vitale, l’incontro con la religiosità dei luoghi e della spiritualità che alberga nel profondo del proprio  animo. Nella poesia di Grazia Procino, per come ho lette in Di albe e di occasi (Macabor, 2021) a me sembra si muova, tra titubanze e ricerca di punti stabili di riferimento, il ricco mondo dell’Autrice fatto di tanta sensibilità e slancio vitale, sogni e amore per la vita: Sentire vorrei /ancora – per sottrarla al tempo – / la tua mano calda/ che indica la strada /consegna soluzioni ai rumori /dell’esistenza. Così dice la Procino nella poesia d’apertura al libro, preceduta da questa riflessione posta a mo’ d’epigrafe: Quando da bimbi abbiamo/ giocato e rigiocato / al sorriso che cattura / il mostro cattivo/ non sapevamo chi si nascondeva / dietro l’angolo. C’è quindi il bisogno d’attingere forza e energia ritrovando l’amore dei propri genitori, rivolgendosi loro con gratitudine. A mia madre: Nel fiore che sboccia/ strafottente al sole/ riconosco le tue cure verso la vita. /Mia madre sta salendo instancabile/ ma non si arrende/ scricchiolano le dita. La mamma, certo, presenza fondamentale per l’avvio d’una relazione d’attaccamento sicuro, che dopo averla partorita aiuti la figlia ad aprire gli occhi sulla realtà, prima di donarla al mondo. E poi A mio padre: Porto in me le tue lezioni / di solida dignità / aspetto albe luminose /e coricarmi voglio /legata al primo raggio che viene. Se la mamma è fondamentale per la relazione d’amore, non di meno è quella del padre nell’impartire le regole della buona convivenza e per le più importanti lezioni di vita. Poesie d’avvio chiare, precise e coraggiose che già indicano un viatico e danno il senso di una poetica emotivo-affettiva e di ricerca interiore, affidata da Grazia Procino a questo libro, scandagliando le pieghe del proprio cuore e del proprio animo, interrogando le sincere emozioni dei propri vissuti di vita, rimanendo sempre a contatto con gli elementi della natura e tenendo conto delle difficoltà del vivere nella realtà territoriale, sociale e culturale del proprio contesto d’appartenenza: A rattoppare i dolori erano/ le donne del paese / con il sole dietro il cuore/ e gli uomini fuori a pescare il pane.; a volte è sicuramente duro il confronto con la realtà, la costatazione dei fatti e la conseguente delusione,  aspro e amaro il dover prendere atto di quanto il vivere sia diverso da come lo si era immaginato e per come lo si voleva: cerco, cerco/ tra sterpaglia e gramigna l’ultimo nostro bacio/ e trovo più gioia in un rovo/ che nella curva del tuo abbraccio.(Pg 15-16).

Vivere per la poetessa diventa allora sperimentare e sapersi districare tra gli opposti che costruiscono e danno senso all’esistenza, preannunciato d’altronde già dal titolo della silloge, ben collocata dall’Editore al n.22 della felice Collana di Poesia “Quaderni di Macabor”, a cura dello scrittore Bonifacio Vincenzi. Così la poeta tesse il suo percorso incontrando e scontrandosi con lati opposti di sé stessa, quelli ombrati e quelli in luce, visibili e invisibili, il bene e il male, il giorno e la notte, spaziando tra Est e Ovest, altalenandosi e caricandosi sempre di ricche sensazioni e percezioni, a volte chiare e volte ambigue, comunque sorrette dalla chiarezza della creatività, perché vissute senza negazione e con la forza dell’accettazione che fa dire: io ce la farò; e poi: Discendo da querce nodose che non si arrendono / alla devastazione del terreno siccitoso e stanno, / come possono, ma stanno. (Pg 17-19). Versi carichi di forza poetica e di animosità che non si arrende dinanzi agli ostacoli, pronta a fronteggiare ogni forma di sofferenza e dolore, a osservare le ambiguità e contraddizioni che trovano avvio e muovono dalle debolezze dei luoghi e del tempo del vivere nel Sud che in termini di riscatto assorbe tutte le energie: Sulle strade del Sud / battono a passi alterni / incantesimi di luce. (Pg 22). Ma … ora io vivo, è la presa di coscienza di G. Procino, e non mi importa dell’ancora e / del dove che accadrà. / In questo momento / mi accalora anche la lucertola venuta fuori / all’erba umida / … / Mi accovaccio come / nel grembo di una madre / che mi ebbe il 10 aprile. (Pg 23).

Non c’è che dire, una poesia fenomenologicamente indirizzata e orientata a cogliere e soffermarsi sul senso esistenziale del proprio vissuto antropologico e sociologico (cfr pg 25,28,37 e in particolare L’etica del vento a pg 78). Se poi dovesse succedere di rimanere senza prospettive in qualche giorno buio del nostro vivere, cerchiamo di resistere e non cadere facilmente vittime del panico, ricordando che non siamo mai soli. Grazia Procino procede dunque spedita con l’offerta meditativa di queste sue meravigliose poesie e Macabor Editore ha il merito di avercele fatte conoscere, perché La poesia è così:/ una sera con un poeta che / dice a tutti le sue poesie. / Mani vive a scorticare l’anima.

Il libro è reperibile qui:

http://www.macaboreditore.it/home/index.php/libri/hikashop-menu-for-products-listing/product/133-di-albe-e-di-occasi

***   

La veglia agli assenti

Non so più nulla di te

in quale casa hai riparato le tue fragili ossa

la tua mente occupata

a domare gli eventi

a classificare le cose

quali voli intessi

in quali veglie preghi

quel Dio cui affidasti

i timidi sorrisi.

In questa casa corone di rossi pomodori

secchi con le zanzare che frullano

nel fuoco dell’estate vigilano

come guerrieri scesi dai monti lucani.

Moriamo alla luce di ceri accesi

su finestre spalancate sulle sere che giocano intorno

                                                           riti di passione.

Non c’è più nulla che ti somigli.

***  

Esercizi di etica

Verso sera mi esercito

a ricordare il succo della giornata,

cosa avrei potuto rispondere,

come avrei dovuto incrociare

nel momento opportuno il suo sguardo.

E con cattiveria colpire il mondo storto.

Quando l’esercizio smarrisce la logica

– l’etica, ante omnia –

mi posiziono davanti allo specchio grande, a figura

                                                                        intera,

allora so

quanto mi sia costata la corsa a ripetere

all’infinito

quel momento sgomitante di felicità.

***  

La preveggenza del dolore

Chi soffre

è un veggente

si aggrappa

ai muri

del silenzio, tace.

Un ragno instancabile nei suoi fili avvolgenti

si ferma a osservare.

Scaturisce dalle fibre del dolore

un non so che di vischioso che acchiappa la pelle

e non respira…

da Da albe e di occasi, Macabor Editore

Grazia Procino,docente di Lettere presso il Liceo Classico di Gioia del Colle, ha pubblicato haiku in due raccolte collettive edite da Fusibilia; la raccolta poetica Soffi di nuvole (Scatole parlanti, 2017), Finalista Premio Nabokov e Premio Speciale al Premio nazionale “Poetika” a Verbania; e i racconti Storie di donne e di uomini (Quaderni edizioni, 2019). E sia (Giuliano Ladolfi Editore). E con Macabor Editore nel 2021 la raccolta di poesia Di albe e di occasi.

6 pensieri su “Ascolta & Leggi: Horace Silver con poesie da Di albe e di occasi di Grazia Procino (ed. Macabor)

  1. Puoi anche usare un’introduzione per apprezzare le poesie di un grande poeta come Gracia Procino. Un riconoscimento di te come persona inclusa la tua sensibilità poetica sul blog.
    Ho apprezzato Horace al pianoforte. Una selezione delle migliori melodie.
    Un saluto Flavio.

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