Ascolta & Leggi: Max Richter e poesie tratte dal libro Di tanto vivere di Anna Maria Bonfiglio

Dopo avere letto con piacere, più volte, Di tanto vivere di Anna Maria Bonfglio ancora una volta ho la conferma che l’approdo più sicuro rimarrà la poesia. La raccolta, edita da Caosfera, e reperibile qui:

Di tanto vivere


è senz’altro, per toni, liricità e scrittura, uno dei migliori libri di poesia letti negli ultimi anni a opera di un autore contemporaneo. Veniamo alla struttura del libro, che si articola in quattro parti.
I Discorsi sono specchi in cui l’autrice ha il coraggio di guardare e atraversare in una sorta di autocatarsi quotidiana. Le Stanze, di gran lunga la parte del libro che preferisco, una sorta di poemetto sul non tempo e il non luogo della solitudine, aspro e toccante, in cui ognuno di noi vive ogni giorno e per questo condivisibile. Gli Atterraggi sono invece momenti disincantati di consapevolezza riguardo un happy ending cui tutti aspiriamo senza che arrivi mai, tempi di danni compiuti o subiti.
Miserere, quarta e ultima sezione, è un resoconto di tante tragedie uscite dalle pagine dei giornali o dalla televisione dal Giorno della Memoria all’assassinio avvenuto in Iran di Neda Agha Soltan.
Di tanto vivere rimarranno alcune tracce, sempre più confuse nel tempo e nello spazio, l’illusione di avere lasciato qualcosa, mentre la storia si ripete, e si ripete, ignara di noi.
Buona lettura.

Canto minimo

Ora che la vita stride nelle ossa
ammalorate
la viola incide l’arco minimale
del canto che vorrebbe lievitare.
E l’accompagna un suono
come d’incanto
un incendio che esplode e si fa verso.

Venne sull’ala ubriaca della notte
la voglia di cantare
e fu subito festa
distesa geometria di voli
impennati all’albero più alto
un gioco pazzo
di cui t’accorgi tardi e che tradisce
segreto che ti sguscia dalle mani
prima dell’allegria, prima del sogno.

Abiti la più nuda fra le case
vesti la più impossibile menzogna
e ti fai strada chiusa
anello inciso di desideri e date
età del disincanto
stella che irradia inutili bagliori
profeta di stagioni di declino.

*

Un distacco

Un distacco
Qualche volta si muore –
di silenzio o di parole che non vuoi sentire
e non ti basta
sapere che nell’ombra del distacco
s’annida ancora un rantolo di vita.
Si può morire
per una foglia secca e calpestata
per l’anòdino unguento di un ricordo
si può morire cento e cento volte
nelle frasi banali di un saluto.

Altra cosa
saperti per i viali di Mondello
o in un bar del centro di Palermo
(una canzone ruffiana e caffè freddo
aspettando le brume)
Fra due c’è sempre uno
che resta appeso al gioco degli abbracci
(e non sai s’è meglio andare o rimanere)

La nave ha già mandato i tre segnali:
ci salutiamo con occhi di sale
e ricami d’amore sulla pelle.
Quelli che noi non siamo
vivranno in episodi ricorrenti
la realtà dicibile –
l’altra è un sussurro
che sfiata dalla mia alla tua bocca.

Non ti chiedo neppure cosa sono
nella tua vita di ferite e rughe.
Ti leggo sulle mani
i segni dei ritorni ripetuti
e so che sei per me pianto e carezza
stazione provvisoria ove si torna
mosca impazzita
nel dedalo dei sogni capovolti.

*

I
S’è consumato sempre nelle stanze
il desiderio di correre
ora ho soltanto voglia dei tuoi piedi
che mi raccontino la strada
e la fatica nella sera breve
quanto un sorso d’aria
Un canto d’ubriachi
le luci di una festa
che ci ricorda i giochi di bambini
quando – sconosciuti e lontani
mangiavamo il tempo per crescere
ognuno col suo sogno dentro al cuore

*

Lupara bianca

Così abbiamo murato a calce viva
(come i delitti di lupara bianca)
i nostri pomeriggi luminosi
la trasgressione di qualche martedì
sottratto ai doveri maritali.
E non possiamo dire
di avere consumato nella noia
gesti abitudinari
di avere allineato i nostri
spazzolini su un comune lavabo
dove schiumava un tubo dentifricio
che ti dava ai nervi.

Così abbiamo ucciso ogni progetto,
neanche ci stupiamo
se il silenzio s’attarda sopra i muri
se la vita continua i suoi giochetti
contro le nostre sagome di carta.

*

Pomeriggio a San Martino

Fra i rami delle querce
era scirocco
nell’aria che sapeva
di limoni.

Un diadema di sole
e un gatto fra i gerani
che si scrollava
l’ultimo torpore.

Noi si taceva
per quel sapore afro
di cose
che volgono alla fine.

*

Furti

E non stupirti
se mi vedi vivere alla resa
contando
sulle dita di una mano
quello che resta
dopo i vandalismi
e le piraterie
perpetrati ai miei danni
con fatale eleganza –
tu che sai
com’abbia sempre perso
quello che avevo a cuore.

*

Miserere

Anche la notte ha paura
quando apre gli occhi
sul sangue dei fiori
a pelo d’acqua.
Ogigia – remoto
ombelico del mare
ha sprangato le porte,
filari di spine a cerchiare
le mura.

Ecce homines – buoni
e cattivi alle sbarre
a implorare clemenza.

**********************************************************
Anna Maria Bonfiglio è nata a Siculiana (AG) e risiede a Palermo dove svolge attività culturale nell’ambito letterario. Ha collaborato con settimanali del gruppo Rizzoli e GVE , con i mensili SiciliaTempo e Insicilia ,con la rivista Silarus e con molti altri periodici per i quali ha redatto recensioni e articoli. Ha curato un corso di analisi ed interpretazione del testo poetico presso l’Istituto Professionale CEP di Palermo ed un laboratorio di scrittura creativa presso la sede regionale ENDAS Sicilia. E’ stata per alcuni anni presidente dell’Associazione Scrittori e Artisti e ha diretto il periodico Insieme nell’Arte e il giornale online Quattrocanti. Sue poesie e articoli di letteratura sono reperibili in vari siti web. Per il suo impegno in campo letterario le sono stati assegnati i premi Città di Monreale, Giacomo Giardina, Salvator Gotta e Telamone 2014.

Pubblicazioni

Poesia:
Le parole non dette (Thule,1978); Le voci del silenzio (Thule, 1979); Uguali dimensioni (S.S.C 1981); L’insana voglia di ardere (Gabrieli, 1982); Nell’universo apocrifo del sogno (Il Vertice, 1985); La Marna e l’Arenaria (poesie inserite nell’antologia del Novecento Gli eredi del sole, Il Vertice, 1987); La donna di picche (Il vertice, 1989); Album – Sedici dediche (Insieme nell’arte, 1991); Spinnu (Pubbliscoop, 1996); D’ombra e d’assenza (Issimo, Il Vertice, 1999); Le voci e la memoria (Gabrieli, 2000); Tra luce ed ombra il canto si dispiega -5 poeti per Palermo (Ila Palma, 2002); Per tardivo prodigio (Fondazione Thule Cultura, 2006); Il miele amaro (CFR, 2013); D’amuri e di raggia (Agemina, 2017); Di tanto vivere (Caosfera, 2018). Sue poesie sono state inserite in molte antologie fra cui Stagioni (Lietocolle), Cuore di preda (CFR), Poesia erotica contemporanea (ATI), Il corpo, l’eros (Ladolfi)

Narrativa:
L’ultima donna (Pubbliscoop, 1994)
La verità nel cuore (Confessionidonna, 2006)
Scelta d’amore (Confessionidonna, 2006)
Il profumo del mandorlo (Di Felice Edizioni, 2019)

Saggistica
Il mito nella poetica di Cesare Pavere (Insieme nell’arte, 1990); Maria Messina in Figure femminili del Novecento a Palermo (ULITE, 2000); A cuore scalzo-La vita negata di Antonia Pozzi (CFR, 2012)
La vicenda di gioia e di dolore nell’opera di Camillo Sbarbaro (CFR, 2012 )

9 pensieri su “Ascolta & Leggi: Max Richter e poesie tratte dal libro Di tanto vivere di Anna Maria Bonfiglio

  1. Brani poetici di pregio, che ad ogni lettura svelano immagini chiare di vita…
    Molto “soft” il brano d’accompagno alle liriche

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