Ascolta & Leggi: Dmitri Shostakovich con poesie di Salvador Espriu

I miei occhi già non sanno
che contemplare giorni
e soli persi. Come io sento
girare vecchie tartane
tra le sponde di Sinera!
Al ricordo mi giungono
odori di mar velato
da estati chiare. Mi perdura
tra le dita la rosa
che colsi. E sulle labbra,
tempesta, fuoco, parole
cenere diventate.

*

Ai bordi del mare. Avevo
una casa, il sogno mio,
lungo i bordi del mare.
Alta prua. Per liberi
cammini d’acqua, la svelta
barca che comandavo.
Gli occhi conoscevano
tutto il riposo e l’ordine
di una piccola patria.
Quanto m’è necessario
di dirti la paura
che fa la pioggia ai vetri!
Oggi cade la notte scura
sopra la mia dimora.
Mi attirano le rocce
negre verso il naufragio.
Del cantico prigioniero,
ogni mio sforzo inutile,
chi può condurmi all’alba?
Ai bordi del mare avevo
una casa e un sogno lento.

*

VORREI DIRLO CON LE MIE LABBRA DI VECCHIO

Con sofferenza ho visto. Già non ricordo il mare.
Vado per l’ultimo solco, dopo verrà il deserto.
Sotto chiarissimi cieli, ascolto come il vento
«Nessuno», mi dice nome, mio guadagnato nome.
Sarà tempo di riposo, e per l’ultima volta
resto a guardar la luce di un ponente lungo.
Ora, senza paura, io solo me ne andrò
dentro la notte, in Dio, tra la sabbia e tra la sete.

*

CANZONE DEL MATTINO CALMO

Il sole è andato dorando
il lungo sogno dell’acqua.
Gli occhi già così stanchi
di chi raggiunge la calma
hanno visto, hanno capito,
e già dimenticavano.
Lontano, al di là del mare,
se ne va la barca mia.
Da dentro la terra un canto
con l’aria l’accompagna:
«Lungo la via ti perderai
da cui non si torna mai».
Sotto la luce clemente
del mattino, alla casa dei morti
di questo mio nome antico,
oggi mi dico: «Io sono ancora».
Domani m’assopirò
senza timore e angoscia.
E bacerà l’oro novello
la quiete serena del marmo.
Nella pace, solitario,
del giardino dai cinque alberi,
il mio tempo ho già raccolto,
la bianca rosa rara.
Ora entrerò, chiamato,
nelle dimore scure.

*

CANZONE DEL CREPUSCOLO

Voci di bambini trasportavano
il sole che io guardavo.
Tutta la luce dell’estate
si faceva in me desiderio di sogno.

L’orologio, sul muro bianco,
racconta come se ne va il pomeriggio.
Un vento calmo e soave
soffia nei sentieri del crepuscolo.

Forse domani verranno
ancora lente ore di
chiarore per gli occhi
di questo sguardo così avido.

Ma ora è notte.
E sono rimasto solo
nella casa dei morti
che soltanto io ricordo.

*************************************

Salvador Espriu i Castelló (Santa Coloma de Farners, 10 luglio 1913 – Barcellona, 22 febbraio 1985) è stato un poeta, drammaturgo e romanziere spagnolo, le sue opere sono scritte in lingua catalana.

Espriu fu uno scrittore molto prolifico e poliedrico; tuttavia le sue opere si possono raggruppare in quattro grandi categorie: liriche, elegiache, satiriche e didattiche.
Insieme a Josep Pla e a Josep Maria de Segarra fu uno dei primi scrittori che, nonostante i divieti, riprese a scrivere in lingua catalana.
Le sue principali opere letterarie sono tre: Il cimitero di Sinera (El cementiri de Sinera, dove Sinera sta per Arenys letta al contrario), La prima storia di Esther (Primera història d’Esther) e La pelle del toro (La pell de brau), che probabilmente è anche la sua opera più conosciuta e con la quale Espriu esterna la sua visione delle problematiche storiche, morali e sociali della Spagna dei suoi tempi.
La sua poesia del dopoguerra è caratterizzata da un profondo ermetismo. Ricorrente e ossessiva è la presenza della morte, della tristezza del mondo rovesciato dalla guerra (per questo rovesciò nelle sue liriche anche il nome della sua tanto amata Arenys in Sinera), della solitudine e dell’impotenza dell’uomo davanti all’evolversi funesto della storia.

11 pensieri su “Ascolta & Leggi: Dmitri Shostakovich con poesie di Salvador Espriu

  1. Un imprinting d’oscuro, nella linea poetica dell’autore, coinvolto in eventi drammatici della sua epoca…
    Coinvolgente la musica del video

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