furibondo bussare

furibondo bussare
cane irto di denti
e dolcezze

il dovuto in nocche urlanti,
polsi frantumati
per entrare dritto al cuore

nebbie infittiscono
le frequenze del battito

dolce, selvatica determinazione
di esserne parte

34 pensieri su “furibondo bussare

  1. Scusate se io entro con voce dissonante. Colgo una volontà di testimonianza di un dolore che si mescola a passione nello scorrere del tempo lungo le rive grigie di questi giorni vuoti di senso, in cui stanno morendo a migliaia uomini decimati da una pandemia che non si riesce a contenere. Capisco e apprezzo la volontà e il desiderio di condividere, esprimere sentimenti di straniamento e desolazione, con tensioni espressive non di rado potenti, ma perchè non controllare e frenare questo inesausto bisogno di parola? Cosa suscita la necessità di essere sempre nel bisogno di dire?

  2. Non è questione di fermare la creatività, ovviamente, ma di non ladciarsi sopraffare dal bisogno continuo di diffondere parole. La parola poetica è sostanza rara, che deve sapersi alimentare anche e soprattutto di silenzio. Specie in momenti come questi, in cui il singolo sparisce di fronte all’uragano che rischia di travolgere la specie.

    • Claudio, hai scritto in un italiano comprensibile: posso capire se mi scrivi “questo pezzo non mi piace per questo, questo e questo motivo: ma non che tu mi venga a dire “Colgo una volontà di testimonianza di un dolore che si mescola a passione nello scorrere del tempo lungo le rive grigie di questi giorni vuoti di senso, in cui stanno morendo a migliaia uomini decimati da una pandemia che non si riesce a contenere. Capisco e apprezzo la volontà e il desiderio di condividere, esprimere sentimenti di straniamento e desolazione, con tensioni espressive non di rado potenti, ma perchè non controllare e frenare questo inesausto bisogno di parola? Cosa suscita la necessità di essere sempre nel bisogno di dire?” e cosa cazzo c’entra la pandemia? O dobbiamo uniformarci tutti in un silenzio che più che altro è complice? A me va bene così, d’altra parte mi sono creato un blog apposta per farlo e quando non ne avrò più voglia o non avrò più niente da dire svanirò, ma sia benvenuto chi NON la pensa come me.

  3. Va bene, d’accordo. Non era volontà gratuita di polemica. Non entro per giudicare i testi. Li contemplo, al limite, per giudicare serve un distacco e una lettura profonda, e non riesco ad accettare questa logica del mi piace non mi piace, è o meno poesia. Cosa significa, poi? Cerco un confronto su un altro piano. Ovviamente c’entra tutto. L’italiano era chiaro, mi sembra. Ma hai ragione tu, cosa voglio? Rompere un equilibrio? Non lo so neppure io. Cosa c’entra poi l’essere complice o meno non l’ho capito. E scusa se sono entrato a creare malessere. Colpa mia. Il malessere è mio e forse non riesco a condividerlo. Devo stare zitto. Se a te va bene così, non c’è problema, è chiaro

  4. Furibondo bussare/cane irto di denti /e dolcezze”: basta questo, credo, per entrare senza equivoci nell’atmosfera del testo densa del coraggio di un digrignare insoluto. La parola poetica, è dono e oggi, in questi momenti così duri, del coraggio di questo dono c’è bisogno: è possibile la poesia dopo Auschwitz? Questo sempre l’interrogativo sul tempo della poesia. Anche oggi la risposta è la stessa

  5. FURIBONDA E’ LA PAROLA… incessante bussa mancanza sul filo, la bava assediata di vermi/di baratti stanziati a lutto fra aringhe secche e lettere pervenute da Kafka; untore d’un amore incomprensibile, nascesse ora infinite cromie, il suo spiegare acceca tutti gli alfabeti e appresta fame d’uomo, l’esilio capace di spogliare il gelo ai cieli …Complimenti, Flavio!

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