Preparate i balconi 10

Parte il concorso Con chi passerai il prossimo lockdown? Ogni dieci confezioni di olio di ricino (che è buono e fa bene) riceverai un bollino da applicare sull’apposita cartolina, è ovvio, più cartoline spedite e più avete possibilità di vincere. Insomma, se ne bevete un’ettolitro, v’irrobustirete a tal punto che anche il vairus al vostro cospetto fuggirà a trombini levati.
Avete scaricato l’apposita app? App de che? E che ne so, voi scaricatela, a qualcosa servirà.
Intanto a Napoli ci sono stati disordini contro il coprifuoco voluto da Rambo De Luca, l’uomo che non deve chiedere mai. Lui se ne sbatte, tanto passerà il lockdown con Rosa Russo Jervolino, una donna una leggenda: l’unica donna al mondo che quando parla sembra Al Jarreau. Certo che alla camorra ‘sto coprifoco rode parecchio, dovrà portare avanti i loschi traffici alla luce del sole (ancora più di adesso), dovrà pagare gli straordinari a quei simpatici manovali motorinizzati e armati fino ai denti. Insomma, i sindacati sono in subbuglio e l’assocamorristi ha già inoltrato una vibrante protesta, oltre alla richiesta a Macron di annettersi la Campania, basterà ritoccare unilateralmente i confini del comune di Ajaccio e il gioco è fatto.

Ascolta & Leggi: Ry Cooder e poesia U.s.a. del XXI secolo

poesia per il mio utero

tu utero
sei stato paziente
come un calzino
mentre facevo scivolare dentro te
i miei figli vivi e quelli morti
adesso
ti vogliono tagliare via
calza di cui non avrò bisogno
dove sto andando
andando dove
vecchia ragazza
senza di te
utero
mia impronta insanguinata
mia cugina d’estrogeno
mia nera borsa di desiderio
dove posso andare
scalza
senza di te
dove puoi andare tu
senza di me

(Lucille Clifton, traduzione Elisa Biagini)

*

1994

stavo abbandonando il mio cinquatottesimo anno
quando un pollice di ghiaccio
si è impresso vicino al mio cuore

tu hai la tua storia
sai della paura, delle lacrime
della cicatrice d’incredulità

sai che le bugie più tristi
sono quelle che diciamo a noi stessi
lo sai quanto sia pericoloso

essere nate col seno
sai quanto sia pericoloso
indossare una pelle nera

stavo abbandonando il mio cinquatottesimo anno
quando mi risvegliai nell’inverno
di un corpo freddo e mortale

sottili ghiaccioli sporgevano
da quel pazzo capezzolo piangendo

non siamo forse stati bravi bambini
non abbiamo forse ereditato la terra

ma tutto questo tu devi già saperlo
dalla tua stessa vita tremante

(di Lucille Clifton, traduzione Elisa Biagini)

*

Ultimi atti

Vorrei poter lavare il viso di mio padre,
prendere del cotone dallo sporco della terra
e passarlo sul suo viso così che quei giri
lecchino in profondità i pori prima che lui muoia. Voglio
essere in lui, come fui un tempo dentro di lui,
viaggiando nelle sue palle il giorno prima che mi plasmasse –
mi trasporta facilmente sulle sue lunghe gambe su per le
colline di San Francisco in tempo di guerra, io sono
là tra le sue gambe dove appartengo,
sono la sua carne, mi può amare senza
riserve, io sarò il suo piacere.
Adesso voglio sentire, nel ruotare
del panno, i contorni della sua pelle butterata,
voglio lavarlo, nel modo in cui strofinerei
a fondo le facce delle mie bambole
prima di ogni grande cerimonia.

(di Sharon Olds, traduzione Elisa Biagini)

*

Esilio

Ogni pochi anni ti trasferisci
da una città a un’altra
come per compiere questo rituale.
Quadri da sistemare e mobili,

scatole di libri da mettere sullo scaffale –
e qui, avvolte in giornali,
segni di memoria mortale, tesoro
di una vita dissotterrata;

miele torbido, attacchi
di disperazione e passione,
notti buone e cattive,
giorni di piccole vittorie e cicatrici

dal sapore di argento e ferro.
Contatto, perdita, grida, artifici,
gesti, sospiri,
violenza disperata della sensazione

come pioggia che flagella una finestra –
poi un colpo di luce, il corpo accecato
non puoi dire se da
risarcimento o disastro,

schiarito da lacrime e tuono.
Adesso cominci. Per un istante
tutto ti assicura
che il lungo esilio è finito.

(di Robert Pinsky, traduzione Elisa Biagini)

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Preparate l’artiglieria, ehm… i balconi 9

Mi piace Macron il presidente francese. Macron chi? Sì quel bancarietto anonimo sposato a una vecchia babbiona. Ultimamente il vairus gli ha imposto un cambio d’abitudine non da poco, non può più andare a cuccare centenarie in casa di riposo; i gilet gialli chi li ha più visti e sentiti? Insomma ha a disposizione oceani di tempi morti. E come ha pensato di trascorrerli? Fregandosi pezzetti di territorio italiano, ma che strunz! Hey Duca Conte, datti una mossa, se va avanti così ti ritrovi a fare l’usciere all’Eliseo! A questo punto ne parlerò col sindaco di Castello, d’altronde se i comuni di Chamonix e St. Gervais hanno modificato unilateralmente, e in barba agli accordi del 1860, inculandosi un pezzetto di territorio italiano in zona Monte Bianco, a questo punto Castelbolognese può fare la stessa cosa, modificare i confini unilateralamente, e incularsi tutta la Provenza, Monaco, Nimes, Marsiglia fino ai Pirenei. E se gli spagnoli non stanno zitti ci inculiamo pure la Catalogna, così i nostri bambini potranno andare in colonia al mare. Ne faremo frazioncine di Castello. Ma il buon maionese che ci sta a fà? Non ci crederete ma ha imparato a scriveeee: “Tali misure unilaterali, che non possono e non devono incidere sul territorio italiano, non potranno avere alcun effetto e non sono riconosciute dall’Italia“, si legge in una nota diplomatica voluta dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio. Quest’uomo ha la stoffa del sarto!

Ascolta & Leggi: Mary Lattimore e quattro poesie di Sibilla Aleramo

Son tanto brava

Son tanto brava lungo il giorno.
Comprendo, accetto, non piango.
Quasi imparo ad aver orgoglio quasi fossi un uomo.
Ma, al primo brivido di viola in cielo
ogni diurno sostegno dispare.
Tu mi sospiri lontano: «Sera, sera dolce e mia!»
Sembrami d’aver fra le dita la stanchezza di tutta la terra.
Non son più che sguardo, sguardo sperduto, e vene.

*

Nuda nel sole

Nuda nel sole
per te che dipingi sto immobile,
il seno soltanto ritmando
la vita gagliarda del cuore.
Come un cielo soave d’aurora
è per te questa mia forma lucente,
un prato un’acqua una solitaria fiorita di petali,
tralci di vigna in festività.
E adori, e fervente le dolci dita
su la tela conduci.
Nuda nel sole ed immobile,
frammento di natura,
ti miro orante ed oprante.
Da te invasa da te riassorbita,
sei tu che mi divinizzi
o la mia divinità è che ti crea,
artista, arte, spirito?
Tacitamente il seno respira.

*

Fumo di sigarette

Fumo di sigarette.
Accenno di sorriso.
E di nuovo fumo,
spire leggere,
dalle mie labbra,
tutte le sere
qualche minuto,
dal suo balcone,
dalla mia finestra,
spire leggere,
sbocciar di sorriso,
e non sa la mia voce
e non so la sua,
solo,
traverso le spire di fumo
i suoi occhi mi piacciono,
gli piacciono i miei occhi,
tutte le sere
qualche minuto,
un saluto
di spire di fumo,
lievità graziosa di gesto,
silenzioso punto di fuoco
alto su l’addormentato cortile,
e niente più,
così,
mentre presso la lampada
il lavoro attende,
qualche minuto
tutte le sere
per qualche sera,
spire leggere
spire leggere.

*

Ancora ascolto una rosa

Ancora ascolto una rosa
per me sola nella notte.
Quante m’hanno parlato
con lor grazia sovrana
in stanze e giardini
sotto le più varie luci!
E questa è bianca e grande,
è tutta aperta, respira
l’ora sua miracolosa,
ma l’amato non è qui,
lui volevo ne gioisse…
Domani sarà tanto men bella.
Rosa alta su lo stelo!
La colsi al rorido fascio
che andava ad una sposa.
Nuovamente destinata all’amore,
all’amore nuovamente mancata.
Sola nella notte, le mie labbra
sconsolate la sfiorano.

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Pseudonimo di Rina Faccio, Sibilla Aleramo nasce ad Alessandria il 14 agosto 1876. Presto si stabilisce con la famiglia a Civitanova Marche dove, con matrimonio riparatore, sposa a quindici anni un giovane del luogo.
Nel 1901 abbandona marito e figli iniziando, come lei stessa amava dire, la sua “seconda vita”. Conclusa una relazione sentimentale con il poeta Damiani, si lega a G. Cena ma, dopo la crisi con quest’ultimo, inizia una vita errabonda che la avvicina a Milano e al movimento Futurista, a Parigi e ai poeti Apollinaire e Verhaeren, infine a Roma e a tutto l’ambiente intellettuale ed artistico di quegli anni (qui conosce Grazia Deledda).
Durante la prima guerra mondiale incontra Dino Campana e con lui inizia una relazione complessa e tormentata.
Nel 1936 conosce il giovane Matacotta, a cui resta legata per 10 anni e di questo periodo — la sua “quarta esistenza” — lascia testimonianza nel diario che l’accompagnerà fino alla morte.
Al termine della seconda guerra mondiale si iscrive al P.C.I. e si impegna intensamente in campo politico e sociale. Collabora, tra l’altro, all’«Unità» e alla rivista «Noi donne».
Muore a Roma nel 1960, dopo una lunga malattia.

LE OPERE

Una donna (1906),
Il passaggio (1919),
Momenti (1920)
Andando e stando (1920),
Amo, dunque sono (1927),
Gioie d’occasione (1930)
Il frustino (1932)
Orsa minore (1938)
Dal mio diario (1945)
Selva d’amore (1947)
Il mondo è adolescente (1949)
Aiutatemi a dire (1951)
Luci della mia sera (1956)

Louise Brooks

Perché non posso
fare il drago questa volta,
e tu il vaso di Pandora?

Non so quali ombre
nutrano
certe attrazioni notturne,
il pianto dei salici,
o il sorriso alle iene.

Quante anime s’incontrano
nei frattempo dell’attesa.
Tutte uguali
spalancata la chiusa,
bianche e lisce non le distingui.

La fine del mondo
non credo sarà di notte,
ma poi farà buio.

Preparate i balconi 8

Vai a dormire che ti prude il culo, ti sveglierai che ti puzza il dito. L’idiozia è al potere. Oggi 13860 nuovi contagi e 136 morti, e non si venga a dire che gli asintomatici sono la maggioranza! Gli asintomatici sono contagiosi tanto quanto i sintomatici, quindi contribuiscono allo stesso modo alla diffusione e trasmissione del vairus. Dunque, o tutti la smettiamo immediatamente di fare gli irresponsabili, oppure a schifio finisce. I morti, si dice, sono persone dalla salute già compromessa da altre cause: continuiamo pure con questo adagio nazisteggiante, a questo punto se uno è un malato cronico tanto vale eliminarlo a fucilate?
Che dire poi del Piemonte che ha emanato un’ordinanza di chiusura nei week end dei centri commerciali non alimentari, per paura di uno sconfinamento dei coglioni dello shopping di Lombardia?
Ricordate i camion militari carichi di bare che attraversavano Bergamo? Cos’era stata una moria di polli o il prodotto finito di Bergamo non si ferma di poche settimana prima con annesse le cazzate di un pronto soccorso di un ospedalino della Val Seriana? Qui manca completamente ogni senso civico, ogni coscienza di popolo e comunità.
Un pezzo di cazzo quindi, facciamola finita con le scuse, le letture alternative delle cifre e tutto il cazzame annesso e connesso, o ci si comporta in modo da rispettare anzitutto la salute collettiva, o preparare i balconi sarà inevitabile.

Ascolti amArgine: These days – Joy Division (1980)

Questi giorni sono così, stanno un po’ in bilico tra merda e merda. Buon ascolto.

QUESTI GIORNI

La mattina sembra strana, quasi fuori luogo.
Ho cercato intensamente te e i tuoi modi speciali.
Questi giorni.

Ho perso tutto il mio tempo, ho imparato l’arte omicida.
Ho subito minacce ed abusi finché ho imparato la parte.
Puoi restare in questi giorni?

Ho usato l’ inganno esterno per andare via,
in modo che potesse pagare il mio romantico cuore spezzato.

Questi giorni.

Andremo alla deriva, sono i tempi moderni.
Ci prenderemo cura di tutto ora che i debiti sono pagati.
Puoi restare in questi giorni?

TESTO ORIGINALE

Morning seems strange, almost out of place.
Searched hard for you and your special ways.
These days, these days.

Spent all my time, learnt a killer’s art.
Took threats and abuse ‘till I’d learned the part.
Can you stay for these days?

These days, these days.

Used outward deception to get away,
Broken heart romance to make it pay.

These days, these days.

We’ll drift through it all, it’s the modern age.
Take care of it all now these debts are paid.
Can you stay for these days?

Preparate i balconi 7

“Mi viene veramente da ridere. Oggi è il 31 di maggio e circa un mese fa sentivamo gli epidemiologi dire di temere grandemente una nuova ondata per la fine del mese/inizio di giugno e chissà quanti posti di terapia intensiva ci sarebbero stati da occupare. In realtà il virus, praticamente, dal punto di vista clinico non esiste più”.
(Alberto Zangrillo, primario del San Raffaele di Milano, direttore della terapia intensiva.)

Cari zangrillini e care zangrilline, come direbbero i Ferragnez, indossate la mascherina, stronzi!
Presto ci sarà sul mercato il modello Franz, completo di campanellini in modo di segnalare la vostra esistenza al mondo. Il prototipo verrà inviato gratis a Zangrillo, così alla prima cazzata che spara tutti potranno fuggire dal suo cospetto.
Dunque indossate la mascherina, mettete le mutande e le galosce, altrimenti ve pijerà un colpo sottolio così ve se conserva!
Domanda.
Caro Duca Conte ma dopo che i virologi, la scorsa estate hanno detto che il vairus era clinicamente morto, si può fare un apposito dipiciemmino per depenalizzare il vaffanculo?
Intanto l’altro ieri a Sassari è nato il primo Labrador color verde pistacchio! Non c’entra niente con l’articolo, ma fa colore.