Gioielli Rubati 113: Francine Hamelin – Franco Bonvini – Silvia Maria Molesini – Anna Lamberti Bocconi – Amina Narimi – Carmine Mangone – Andrea Casoli – Elisa Falciori.

TERRA DI MEMORIA

nella notte ardente di una stella-chimera
ascoltavo i venti che mi soffiavano nelle vene
mosaico indaco nel segreto del mio sangue
oh Terra, mio ricordo di infinite fioriture

geroglifici del tempo scolpiti nei miei palmi
ho allungato le mani nella loro nudità di carne
e i sogni MI hanno inciso il loro mistero nell’anima
O Terra, mia luce verso i vasti orizzonti

di Francine Hamelin, qui:
https://lenversdesjours.wordpress.com/2020/09/26/terre-memoire/

*

So dove sta l’introvabile

So dove sta l’introvabile,
e lo so perché un giorno mi sono perso,
perso nelle nebbie e ombre della malinconia
e lì si è fatto trovare,
accanto a un pozzo retinato di sole.

Allora, direte, che introvabile è..
È che da quel giorno ne ho le tasche piene
ne ho riempito tasche e taschini
e lì è fiorito, svelato e senza ombre
vestito di nuovi colori e pelli,
nuovi orli ai pozzi.

Come d’altro mondo lo sfondo.

Devi solo credere che esista,
e che di nuovo si farà trovare
facendosi subito introvabile
per poter così rifiorire.

Perché non è in quel mondo l’introvabile
né in questo.

È nel credere, con fede.

di Franco Bonvini, qui:
https://bonvinifranco.wordpress.com/2020/09/25/so-dove-sta-lintrovabile/

*

Finalmente un’altra notte.
Campana attraversa il paese
nei trivi cerca le donne le
raccoglie come i fiori, rose
che sono gemme che sono rose in-
finite mentre l’alta notte

volge lo sguardo al tramonto spaccato
e per un momento tutto lo segue
così fa il pifferaio, dirige i moti
finché non incontra il Futuro
e lì Campana risente le botte
sorride per ultimo, rispacca il cielo,

e Genova ora diventa adesso
la scalza rossa puntuta della notte tirrena.

di Silvia Maria Molesini, qui:
https://www.facebook.com/silvia.molesini

*

Sono io

son io che non so più esistere
se non nel nero dei lividi
la fantasia che mi mutila
la mia giornata che zoppica
la tua pistola che scarica
accuse che non perdonano
quel che i ricordi mi dicono
tutto stipato in un angolo
dimenticata la musica
buttata all’aria la camera
con la violenza del sabato
il vuoto della domenica

son io che voglio ricevere
la tua memoria terribile
la medicina più acida
che ho avuto in gola perdendoti
i frutti del tuo miracolo
mortificati in pozzanghere
con la paura di vivere
e il cuore che non sa prendere
e tu lo sai che sarà così
che proverò finché morirò
a consolare fortissimo
la vita che non sa piangere.

di Anna Lamberti Bocconi, qui:
https://www.facebook.com/lambertibocconi?comment_id=Y29tbWVudDoxMDIyMzI5MjQ5NzIxMDcxMF8xMDIyMzI5MzYxMjM5ODU4OQ%3D%3D

*

Il suo respiro breve è un largo d’aria

Dove l’ora ha nascosto le vigilie
il suo respiro breve è un largo d’aria
e nuova pace sui chicchi luminosi.

Non c’è niente di magico che arriva
con questo primo freddo nella casa,
eppure spezza il pane quotidiano
fecondandolo con grazia e libertà.

Penetra così nel mio lavoro,
nello sforzo gentile del cuore,
che si apre e si allarga al ricordo
del myron, del crisma bollito
con tutti gli aromi del mondo,
dell’orecchio percosso dai sistri
e gli occhi pieni di fiori.

di Amina Narimi, qui:
https://aminanarimidotcom.wordpress.com/2020/09/26/il-suo-respiro-breve-e-un-largo-daria/

*

In una poesia circondata dal
mare,
chi è che circonda a
sua volta l’acqua?
Il paese della tua bocca
mi accoglie nella
scienza dove frana ogni voce.
Il cielo sbadiglia.
La luna mi sveste fino a farmi
cantare ogni più piccola foglia.

di Carmine Mangone, qui:
https://www.facebook.com/carmine.mangone

*

DI COSA

Di cosa si vantassero le stelle
in quelle notti nostre tormentate
ci chiedevamo spesso mentre in casa
sembravano sparire tutti i cieli
colorati prendendoci per mano.

Di cosa si nutrissero le rose
nei giorni grigi o a piogge interminate
ci chiedevamo spesso mentre in casa
sembravano tornare i temporali
abbandonati un tempo assai lontano.

Di cosa ci mancasse per volare
non parleremo mai, lasciamo stare.

di Andrea Casoli, qui:
https://www.facebook.com/andrea.casoli72

*

A pian terreno

Non è poi così grave
il rancore che agonizza
dal fondo delle scale
acceso tra le strisce rossastre
di questa malinconia autunnale.
Basta ignorarlo
con un gesto inatteso.
Un saluto a mano alzata
alla foglia esausta che cade
un like o un sorriso
tra la lingua che inciampa
in una preghiera.
Si potrebbe dire quasi scomparso
e finirò per riderne
ora che finzioni e realtà
vivono a pian terreno
e il tempo dalle alte vendette
ha perso vigore…

di Elisa Falciori, qui:
https://elisafalciori.wordpress.com/2020/09/26/a-pian-terreno/

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