Ascolta & Leggi: Philip Glass con poesie di Louise Gluck Premio Nobel Letteratura 2020

La poetessa americana di origini ebraico ungheresi Louise Gluck ha vinto il Premio Nobel per la Letteratura 2020.
Tra le poetesse di punta della letteratura d’oltreoceano del secondo Novecento, la Gluck non è praticamente mai stata pubblicata in Italia se non grazie alla casa editrice napoletana Dante & Descartes che nel 2019 ha tradotto Averno, e alla casa editrice Giano che nel 2003 ne ha pubblicato L’iris selvatico.
“Per la sua inconfondibile voce poetica che con austera bellezza rende l’esistenza individuale universale”, è la motivazione con la quale l’Accademia svedese ha motivato l’assegnazione del Premio. Già perché se c’è un tratto distintivo nelle dodici raccolte di poemi che la Gluck ha pubblicato in 50 anni di carriera è proprio la materia viva della propria vita messa in versi, tanto da relegarla nella corrente del confessionalismo, dove predomina l’io e ci si concentra sull’esperienza individuale del proprio vissuto.

°°°°°°

Da un lato, l’anima vaga.
Dall’altra, esseri umani che vivono nella paura.
In mezzo, la buca della sparizione.

Alcune ragazze mi chiedono
se saranno al sicuro vicino all’Averno –
hanno freddo, vogliono andare per un po’ a Sud.
Una dice, come uno scherzo, ma non troppo a Sud –

io dico, è sicuro come qualsiasi altro posto,
e la cosa le rende felici.
Significa che niente è sicuro.

Sali su un treno, scompari.
Scrivi il tuo nome su un finestrino, scompari.

Ci sono posti così dappertutto,
posti in cui entri ragazza,
da cui non torni mai.

Come il campo, quello che è bruciato.
Dopo, la ragazza è sparita.
Forse non è mai esistita,
non abbiamo prove di niente.

Tutto ciò che sappiamo è:
il campo è bruciato.
Ma l’abbiamo visto.

Perciò dobbiamo credere nella ragazza,
in quello che ha fatto. Altrimenti
sono solo forze che non capiamo
a governare la terra.

Le ragazze sono felici, pensano alle vacanze.
Non prendete il treno, dico.

Scrivono i loro nomi sulla condensa del finestrino di un treno.
Vorrei dire, siete brave ragazze,
che cercate di lasciarvi i nomi alle spalle.

da Averno, Farrar, Straus e Giroux, New York 2006
Traduzione di Marilena Renda

*

Aprile

Nessuna disperazione è come la mia disperazione…

Non avete luogo in questo giardino
di pensare cose simili, producendo
i fastidiosi segni esterni; l’uomo
che diserba cocciuto tutta una foresta,la donna che zoppica, rifiutando di cambiar vestito
o lavarsi i capelli.

Credete che mi importi
se vi parlate?
Ma voglio che sappiate
mi aspettavo di più da due creature
che furono dotate di mente: se non
che aveste davvero dell’affetto reciproco
almeno che capiste
che il dolore è distribuito
fra voi, fra tutta la vostra specie, perché io
possa riconoscervi, come il blu scuro
marchia la scilla selvatica, il bianco
la viola di bosco.

*

Inizio di Dicembre a Croton-on-Hudson

Lance di sole. Lo Hudson si
Scheggia di ghiaccio.
Sento i dadi d’osso
Della ghiaia nel vento scricchiolare. Pallida
D’osso, la neve recente
Aderisce come pelliccia al fiume.
Stasi. Partivamo per consegnare
Regali di Natale quando scoppiò la gomma
L’anno scorso. Sopra le morte valve pini cimati
Da un temporale stavano, i rami spogli…
Ti voglio.

*

Fine dell’estate

Dopo che mi vennero in mente tutte le cose,
mi venne in mente il vuoto.

C’è un limite
al piacere che trovavo nella forma…

In questo non sono come voi,
non ho risoluzione in un altro corpo,

non ho bisogno
di un riparo fuori di me…

Mie povere ispirate
creazioni, siete
distrazioni, in ultimo,
puri inceppi; siete
alla fine troppo poco simili a me
per piacermi.

E così candide:
volete essere ripagate
della vostra scomparsa,
pagate tutte con qualche parte della terra,
qualche ricordo, come una volta eravate
compensate per il lavoro,
lo scriba pagato
con argento, il pastore con orzo
per quanto non è la terra
a durare, non
queste schegge di materia…

Se apriste gli occhi
mi vedreste, vedreste
il vuoto del cielo
specchiato in terra, i campi
di nuovo nudi, senza vita, coperti di neve…

poi luce bianca
non più travestita da materia.

**************************************************************************

Louise Glück ha ricevuto il Premio Nobel per la letteratura 2020 “per la sua inconfondibile voce poetica che con l’austera bellezza rende universale l’esistenza individuale”. Nata a New York nel 1943, Louise Glück ha collaborato con le più importanti riviste americane ed ha vinto nel 1993 il premio Pulitzer per L’iris selvatico.

14 pensieri su “Ascolta & Leggi: Philip Glass con poesie di Louise Gluck Premio Nobel Letteratura 2020

  1. Pingback: Ascolta & Leggi: Philip Glass con poesie di Louise Gluck Premio Nobel Letteratura 2020 – sourab titrés

  2. bellissimo il pezzo di Glass, non lo conoscevo. Nella Gluck, ecco ” C’è un limite
    al piacere che trovavo nella forma…” perbacco, non ci avevo mai pensato! Mi colpisce la profondità.
    Per quel che ho letto qui, avverto la pressione di un bellissimo, fresco e tragico Novecento. Forse un po’ meno del contemporaneo. Mi sembra un Nobel dato alla poesia dell’ultimo Novecento. E ben meritato

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.