Gioielli Rubati 110: Mary Piscicelli – Carla Viganò – Carmine Mangone – Luca Gamberini – Nadia Alberici – Michele Obit – Maria Allo – Frankie Fancello.

Marynconia

Maledetto
quel vuoto che mi assale
nella carezza che il vento mi porge
nel caldo afoso di Bologna,
nel verde vivo dei viali,
nelle foglie che si lasciano cadere,
nel freddo che mi punge il viso,
nel sole pallido,
nella piazza di Scaravilli,
nel 25 che passa e non si ferma,
che in fondo la sua corsa non so mica qual è.
E poi nel pezzo in radio,
Nella stazione di G.,
nei segui già,
nel letto, troppo grande per me.
Quel vuoto che mi pervade quando la meta è quella di casa,
Come questi pensieri sparsi,
Cosi la mia mente
Ogni
FOTTUTO
GIORNO
!

di Mary Piscicelli, qui:
https://marynconica.wordpress.com/2019/10/13/marynconia/

*

C’è ritrosia nel toccarsi
a buccia d’arancia
più erosa dell’età
quando amato il sogno
trasognati non si è.
Muta la citazione
l’approdo al superficiale
e se consolidato a un tempo
il sospetto dell’occhio
è una massa di polimeri
dismessi da bambini.
Ed è feroce questa foce
tradisce e è croce. In certe ore
a cono di luce, perline
nelle lische epidermiche
l’acquasanta
ha rovesciato la fonte.

di Carla Viganò, qui:
https://www.facebook.com/carla.vigano.391

*

Covo in me il desiderio di lambirti,
di toccarti,
senza la nausea della poesia,
senza la necessità puerile di far pace con l’amore.
Un fuoco gentile assume tutta la
chiarezza del possibile
e lascia le tue labbra dentro un
calore nuovo.
La notte è gravida,
io respiro le stelle,
la corteccia del cuore protegge anche il sangue smarrito.
Nell’eternità stronza della materia,
siamo sempre in ritardo d’un corpo.

di Carmine Mangone, qui:
https://www.facebook.com/carmine.mangone
e qui:
Senza la nausea della poesia

*

PICCOLE INCOMPRENSIONI TRA MORTI

Vi sono morti che pare stiano dormendo
tra la gente che dorme e che pare morta.
La terra ghiacciata imprigiona l’erba, che
vorrebbe crescere nuda, colorare posticci
giardini dove si vedono i polli allo spiedo.
Se penso a quanto orgoglio buttato viene
da ridere al mio cuore di solenne plastica.
Nella povera casa è d’uso fucinare la cena
alitare nel bicchiere vuoto, ridestare brevi
accoramenti svenduti al peggior offerente.

di Luca Gamberini, qui:
https://www.facebook.com/luca.gamberini.7

*

TRA UN SOLE E L’ALTRO

Approdare in una notte azzurra
E svegliarsi
Leggendo i sogni da lontano
Ieri annusavo il vento alle piante
come fosse una tempesta chiara d’aquile
Oggi
Tra un sole e l’altro
Cado nelle lacrime del fosso
Che trattiene dolce le caviglie
Il divenire è solo peso d’aria
Il resto è strato solido e costante
E un impercettibile scomposizione.

di Nadia Alberici, qui:
https://sibillla5.wordpress.com/2020/09/08/tra-un-sole-e-laltro/

*

(Ricordarsi del privilegio) (inedito)

Di essere stati molto di più
dell’equivoco di un pensiero
di essere nati in autunno
le prime ore di un giorno ventoso
di aver incontrato Kafka
tra i canali e le edicole di Venezia
di aver imparato a scrivere
mentre i compagni giocavano a biglie
di essere stato zattera e approdo
almeno per le poche persone che ho amato
di aver visto ombre di alberi secolari
inchinarsi al passo di un bambino
di aver pensato spesso alla Mesopotamia
quando le scarpe si riempivano di sabbia
di aver creduto in un dolore più tenue
e nelle ore immutabili dell’attesa
di averti avuta sempre accanto
sola nella latitudine dei miei ricordi.

di Michele Obit, qui:

Michele Obit | Ad alcuni piace la poesia 2020

*

Non c’è altra parola

Occhieggia l’alba in mezzo al porto.
Il silenzio infranto delle onde
le rauche lingue dei gabbiani
implodono lontane in mezzo al mare
tagliano a colpi d’ascia
dolore sopra dolore.
Io da qui vedo impronte diradarsi
vedo cose e mi lascio attraversare
con una distanza sempre più lieve
dal candore feroce delle tue mani.
Si tocca il fondo di tanto in tanto
per il troppo bene e non c’è
altra parola tra il vento e l’acqua
più forte e chiara come l’amore.

© Maria Allo, qui:
https://nugae11.wordpress.com/2020/09/06/non-ce-altra-parola-2/

*

per quelli che sono e non sono più

Naturalmente i ricordi non sono
qui per consolarci, vengono a noi
come da una riva stretta, da un palmo
rivolto verso l’alto, indispettito,
parlando una lingua minuta, acerba;
ma è solo un percuotersi comico
un tutti contro tutti devastante
un gioco da bambino senza sonno

i migliori si sgranano le vesti
entrano silenti in aggiornamento:
questo buio feroce è qui per loro:
eccoli, infine, a sillabarsi interi

seduto con la polvere negli occhi
mi sembra di amare tutto da una vita
e un altro tempo e un altro tempo ancora
in altro posto e un altro posto ancora.

di Frankie Fancello, qui:
https://fancello.wordpress.com/2020/09/09/535/

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