il Castello

chiuso nell’abitacolo di pioggia
un carico di ciottoli sul cuore
che, battendo dietro la maglia,
non vede la strada bagnata,
le buche, qualche risalita
costata cara anni fa,
non c’è sentore di destini
ancora da ritrovare;
le carte dicono il Castello
in lontananza, la musica copre
sensazioni più taglienti,
pericolose da rimanere carne bianca,
consumati i denti
da uno stridore non voluto,
re sole si diverte dietro le nubi

20 pensieri su “il Castello

  1. bella incisiva, si vede graffio e poi ferita in quelle “sensazioni più taglienti, pericolose da rimanere carne bianca” Lascia tutto com’è il sole, le nubi occupano già la sua preoccupazione (forse), non di certo il destino umano… sia un buongiorno comunque

  2. ….AL CASTELLO… non sta bene nulla! L’altezza è la sua forza! Altezza in bilico, tra il desiderio di abitare la grigia eleganza della pioggia e il bisogno di formalizzare la realtà entro le buche di passaggio, dove dominio del corpo, è la bellezza inadattabile all’assuefazione – Un linguaggio fluido, quello del Castello, trasporta l’invisibile tra cieli e buche, nel tentativo di fornire al forestiero, le parole che l’amore ha reso disincanto… Ciao Flavio… Buona notte insieme a Kafka…

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