Ascolta & Leggi: The Cure con poesie di Gisella Canzian

Gisella Canzian mi ha inviato queste poesie composte nel breve dell’ultimo periodo. Inediti che messi assieme e letti in sequenza sono un poemetto di redenzione dell’anima. E’ noto che la scrittura, inizialmente per chi la pratica, è una sorta di ancora di salvezza dai marosi della vita. C’è chi insiste, leggendo e affinando il proprio stile, ferma restando l’urgenza di continuare a comporre e proporre. Inutile negare che la scrittura della Canzian stia crescendo. Buona lettura.

Ho vissuto nella paura di cedere
a una vita da vivere.
Duellando col destino solo oggi svetto
ma quando gli occhi saranno stanchi di dormire sullo sterco
porterete a spalle collezioni d’esistenze
spossessate anche della croce.

*

Mi son chiesta pietà!
Non basta tacciare quel pianto – l’ombra
si allunga su campi di terra.

L’abito unto, rassegnato alle forme,
si adagia e riposa.
In attesa di grazia – una vita nascosta.

*

Dribblo con il grigio della mente
fino a sbottonare queste mie mani
sempre a scrivere duellando con il destino
che campa a difesa del dogma.
Sono creature eretiche –
il prolungamento partigiano di questo corpo
condannato a guardare il mondo
dal buco delle scarpe.
Nemmeno sue.

*

Nati per coniugare il verbo
si vive sottoterra
dentro guerre mai dichiarate
tra donne duplicati di altre donne
mai a forma di se stesse.

La grandine conquista i deserti.
Il telegrafo mormora senza fili.
Nel disordine – il groviglio della storia
srotola la trama del tempo.

Torneranno gli aratri
e in campi d’infinito papaveri in fiore.

*

È imbarazzante la bellezza di un fiore – mistero informe –
mutismo elettivo che disseta a boccate il respiro – invade
polvere ed ossa.
Insemina l’aria
stella vestita di notte.

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Gisella Canzian è nata a Valdobbiadene (Treviso). Ora vive a Lamon (Belluno). Tutta la sua biografia è raccolta tra i versi che scrive.

22 pensieri su “Ascolta & Leggi: The Cure con poesie di Gisella Canzian

  1. Io lo so scrive di notte quando il corpo esausto gli fa tremare la mano allora impugna la penna e da corpo alle sue sofferenze…che pochi pochissimi comprendono

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