ce la siamo fatta 64

Antonio Conte (alias Andonio Gonde) è il parruccato più famoso d’Italia dopo Pippo Baudo. Ha allenato la jumerdus vincendo tre scudetti malfamati e, dopo essersene andato dai gobbi, la Nazionale Italiana di Calcio e poi in Inghilterra tra alterne fortune. Gonde è un ragazzo irrequieto, probabilmente per il fatto che ha le mestruazioni due volte la settimana, ed è come i bambini, se non viene aggondentato in tutto e per tutto, scalcia e sparla peggio delle allegre commari di Windsor. Il suo eterno cruccio è un calciatore cileno anzianotto con l’aria a mezza via tra un post punk e uno spacciatore colombiano, attualmente in forza al Barcellona e grandissimo sfasciacarrozze, tale Vidal. La Volpe del Salento, così amiamo definirlo in questi tempi di vairus, non avendo avuto il suo Pino Silvestre Vidal, se l’é legata al dito e poi al toupet. Ora è attesissimo l’incontro che avrà con la dirigenza nerazzurra interista, ma i cinesi ne sanno una più del diavolo, già gli stanno preparando un bel té.

Gioielli Rubati 106: Mariangela Ruggiu – Felice Serino – Nayana Nair – Giovanni Frau – Giovanni Baldaccini – Marianna Bindi – Erospea – Massimo Botturi.

Ringrazio Daniela Cerrato per il forte impegno.
La rubrica è reperibile anche qui:
https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/category/poesia/

e sei Maria
seduta sui gradini dall’inizio del tempo
con un sorriso dimenticato sulle labbra

ti sono cresciute intorno erbe selvatiche
e fiori profumati e nelle mani ancora senti
il cuore dei figli mancati, e di quelli partiti
che dicono ti voglio bene da una cartolina

Maria, con la tua carne in cielo a smentire
la fragilità dell’umano e gli occhi persi
in questo tempo che non sa più il tuo nome

e conservi nelle mani il segreto dell’amore
che si perde nella voce e gemma dalle tue dita

di Mariangela Ruggiu, qui:
https://www.facebook.com/mariangela.ruggiu?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARD9ycAmY81EmFl4E3Z11KLKITBQCPnwXjlSeJgby7lAMvrCVQEQsb_dkab2KQKSRfdQwhLCX_fF8vGH&hc_ref=ARQ1NUCj-moBxbkU0lAQyGhz9661xBgxOIfHmunfBep78pTVGLVuCPoCjCyW-RCJFXs&fref=nf

*

Spleen (2)

lo scoglio
e tu
come un tutt’uno
quasi sul ciglio
del mondo avvolto
in una strana luce

labbra di cielo
questo
contatto di sole

vedi nell’aria
marina
un gabbiano planare
su una solitudine
che ti lacera
all’infinito

di Felice Serino, qui:
https://questallumaredanima.wordpress.com/2020/08/17/spleen-2-2/

*

Sulla strada di primavera

Gli alberi che fioriscono
possono tendere le mani a noi pietose
e chiederci di camminare con loro,
apprendere un po’ più sulle origini
su quelli che dobbiamo eventualmente diventare.

Dimmi, in quei momenti di speranza
cosa posso volere?
Cosa dovrei fare con le persone
che ho abbandonato, per le cose per le quali
non posso essere perdonata?

Sulle nuove strade,
posso mantenere il cuore che avevo una volta?
Come posso diventare qualcuno
che non deve sforzarsi di essere gentile,
che può sorridere senza sensi di colpa?
Me lo merito anche io?

di Nayana Nair, qui:
https://itrainsinmyheart.wordpress.com/2020/08/18/on-the-road-to-spring-nayana-nair/

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Alla ragazza che leggeva Baudelaire

All’inizio non capivo bene,
intrecciavo filo per filo
abete e ulivo, canna e rovo
con lo sguardo rivolto verso il vento.
Ne nacque comunque un arco
carico di frutti autunnali,
una freccia calda e profumata –
la scagliai contro la tua tana
per tessere uno spazio
che si estendesse segretamente
dalla fronda dell’albero di cachi
fino al tuo cuore –
cercavo le tue attenzioni,
che per qualche ragione
coincidevano con quelle dell’universo
e attendevo, attendevo
la venuta del Demone
nascosto fra le rose.
Sporco di terra e radici mi sollevai
ed erano passati degli anni,
ma amavo ancora il fango e l’erba,
correvo fra le carote e gli asfodeli
desideravo pinoli e more,
e una nuova freccia per il mio arco
già secco e impolverato,
ormai custodito da mia madre.
Amavo il fango e l’erba,
li amavo in solitudine, greve di pensieri,
mentre le mie impronte digitali mutavano,
sfigurate da una scalata senza significato.
Con la faccia attaccata alla roccia salata
leccavo avidamente i sali minerali
dilavati e consegnati
dal sudore di qualcun altro prima di me.
“sali, sali”
Le concrezioni amorfe del mondo,
tempestate di borracina azzurra,
crescevano sul mio dorso, accumulandosi
e il mondo su di me cresceva,
con forza, appesantendosi,
mentre io dentro di lui
rimanevo piccolo, nascosto
come un uovo.
“sali, sali”
Quando aprii gli occhi
ero capovolto.
Osservai le mie unghie
sporche di terra, radici e succo di bacca
e sapendo di dover alzare lo sguardo
guardai attorno a me –
“Non puoi vedere niente
niente che non sia la tua paura
niente che non sia la tua fragilità,
solo quel grumo di morte quieta
che hai accudito dentro di te,
il tuo teratoma”
All’inizio non capivo bene,
ma mi voltai, già stanco
verso il giardino che avevo abbandonato
e con un filo di voce
mi rivolsi alla figura sbiadita
chiedendole perché,
perché debbano essere
proprio i fiori come me,
quelli incapaci di crescere.

di Giovanni Frau, qui:
Alla ragazza che leggeva Baudelaire

*

La casa in fondo

La sera
quasi
si tocca
verso il fondo
di questa casa immersa
ed il suo incerto dove va il rimosso
e allora sai mi domandavo dove
siano finiti
e mi tenevo in mano la domanda
rigirandola come un’altra terra
dove non c’è una sponda e non dicevo
che fa paura il buio
ai bambini
ai vecchi
ed ai dispersi.

di Giovanni Baldaccini, qui:
https://scrivereperimmagini.wordpress.com/2020/07/11/la-casa-in-fondo/

*

Il giardino pensile

Ed è passata la tempesta.
Non si sentono neanche quasi
più le onde a naufragare.

Da questo giardino pensile,
arroccato barricato sul crinale.
Un pino soldato come quelli
che si vedono arrivando
dall’autostrada.

Lontano dalla vita
che scorre e cambia luogo.
Oltre un bosco nascosto
un giardino a pendolo.

Sospeso, appeso per un filo
ad un cielo di cometa.
Dove tutto può succedere,
anche l’arrivo di un profeta e
un’anima che ti cammini il corpo.

Dove il tempo non trova più spazio
da dominare. E si sente reale e
vicino l’odore di legna a bruciare.

di Marianna Bindi, qui:
https://ilcoccodrilloblu.wordpress.com/2020/08/13/il-giardino-pensile/

*

6/6/2020

L’estate è senza odori. perché non estate

ancora. Le ginestre mettono a tacere tutti. un

profumo d’assoluto acceca le orecchie, si

dischiudono i canti nell’altezza bruna un tempo fuoco

fuori corpo sul corpo alla terra. L’acqua è più buona

in essenza a un cerchio di nubi. nubilare assorto. quanta lirica a

tornarsi. arsi di sete come neve ai pollini; come neve.

di Erospea (Dora), qui:
https://erospea.wordpress.com/2020/06/06/6-6-2020/

*

LA POESIA E’ COME IL VINO

Ci vuole il tempo giusto,
il palato un po’ allenato. Sensibilità alle dita
e l’olfatto sopraffino. Bisogna amare l’uva
e lasciarla maturare, tentarla appena un poco sui fianchi
e dirle brava, sei diventata adulta con spirito bambino
adesso fammi un poco l’amore, fino al giorno
all’usignolo e al canto del gallo.
Poi soffrire, sentire la mancanza di qualche amore andato;
lasciare che le lacrime scorrano, un po’ idiote
oppure fare lunghe risate come i matti.
Bisogna dichiararle incondizionato amore
di quelli che fin morte separi, e poi provare
dapprima un sorso lento e minuto, da allagare
i piccoli pertugi del gusto e del piacere.
Scoprire poi che il fuoco non brucia, allappa
scoppia, come i tizzoni dopo le streghe.
E infine andare, nel lago di lussuria del rosso
nuda gola, in nuda contrazione di sé.
Poi riposare, dormire il necessario per dare del giudizio
la giusta e più sincera tua prova. E dire, ovvia!
Cos’è questa cazzata mai scritta? E ritappare.

di Massimo Botturi, qui:
https://massimobotturi.wordpress.com/2020/08/17/la-poesia-e-come-il-vino

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ce la siamo fatta 63

Tra i tanti spot pubblicitari che propongono bimbetti e ragazzini più odiosi del vairus, quello che più mi spinge all’odio puro è quello della ragazzina in piena pre pubertà che rompe perennemente l’anima a quella santa donna di sua madre. Dico subito che se fossi stato la madre, con quel rasoio le avrei tagliato la gola. Andiamo con ordine. C’è un momento nella vita in cui le ascelle ti diventano appiccicose come il bubble gum, specie quando fa caldo. Oppure iniziano a emanare uno strano odore che ricorda da vicino quello del ragù alla bolognese. La ragazzina, odiosa, cosa fa? Invece di lavarsi se la prende con la madre che, poveretta, già si fa un culo tanto per tenere tutto in ordine, rassettare e pulire. In più deve sopportare quel demone cornuto della figlia, oltretutto vagamente racchia. Così, mentre la figlia la ricopre di contumelie e stronzeggia a tutto gas invece di andare a lavorare nei campi, la madre la ricorda ancora bambina con la sua vocetta che le dice di volerle bene. Erano tutte balle, in cambio otteneva robuste quantità di caramelle, che le debbono aver guastato i denti. Sul più bello la madre fa dono alla figlia di un rasoio affinché si disboschi la discarica di peli che le è spuntata sotto le ascelle: la bambina, in pieno shock pre puberale, non sarà per questo meno stronza, ma anvedi che forse le ascelle le puzzeranno meno?

Ascolti amArgine: Fast car – Tracy Chapman (1988)

È dal 2008 che Tracy Chapman non pubblica musica nuova, eppure nell’ultimo decennio Fast Car è stata spesso rifatta. Questa canzone radicata nei problemi economico-sociali di trent’anni fa parla a una nuova generazione di musicisti e ascoltatori che vivono un’epoca segnata da disordini, pandemia e disoccupazione. È un pezzo senza tempo, potrebbe essere uscito la scorsa settimana.

Macchina Veloce

Hai una macchina veloce
voglio un biglietto per qualsiasi destinazione
forse possiamo metterci d’accordo
forse insieme possiamo andare da qualche parte
qualsiasi posto va bene
iniziando da zero non abbiamo nulla da perdere
forse riusciremo a fare qualcosa
ma io non ho niente da dimostrare

Hai una macchina veloce
Ho un piano per uscire fuori da qui
Ho lavorato al negozio di alimentari
Cercando di risparmiare qualche soldo
Non dovevo guidare troppo lontano
Bastava attraversare la strada e andare in città
Tu e io possiamo entrambi trovare lavoro
E finalmente vedere cosa vuol dire essere vivi

Guarda mio padre ha un problema
Vive con la bottiglia in mano
Lui dice che il suo corpo è troppo vecchio per lavorare
Il suo corpo è troppo giovane per sembrare così
Mia madre è scappata e l’ha lasciato
Lei voleva di più dalla vita di quello che lui poteva dare
Qualcuno doveva prendersi cura di lui
Così ho lasciato la scuola

Hai una macchina veloce
È veloce abbastanza così possiamo volare via?
Dobbiamo prendere una decisione
Andarcene questa notte o vivere e morire in questo modo

Ricordo quando stavamo guidando la tua macchina
Andando così veloci che mi sembrava di essere ubriaca
Le luci della città si spegnevano prima di noi
E il tuo braccio sembrava dolce appoggiato intorno alla mia spalla
E ho avuto questa sensazione di appartenere
Ho avuto la sensazione di essere qualcuno

Hai una macchina veloce
Andiamo in giro per divertirci
Non hai ancora un lavoro
E io lavoro in un mercato come cassiera
Lo so che le cose miglioreranno
Tu troverai lavoro e io avrò una promozione
Ci trasferiremo
Compreremo una casa più grande e vivremo nei sobborghi

Hai una macchina veloce
Ho avuto un lavoro per pagare tutte le nostre bollette
Tu stai fuori fino a tardi a bere al bar
Vedi più i tuoi amici che i tuoi figli
Vorrei sempre aver sperato il meglio
Ho pensato che insieme forse io e te lo troveremo
Non ho un piano e non andrò da nessuna parte
Prendi la tua macchina e continua a guidare

Hai una macchina veloce
è veloce abbastanza per volare via?
Devi prendere una decisione
Andarcene questa notte o vivere e morire in questo modo

TESTO ORIGINALE

You got a fast car
I want a ticket to anywhere
Maybe we make a deal
Maybe together we can get somewhere
Any place is better
Starting from zero got nothing to lose
Maybe we’ll make something
Me myself I got nothing to prove

You got a fast car
I got a plan to get us out of here
I been working at the convenience store
Managed to save just a little bit of money
Won’t have to drive too far
Just ‘cross the border and into the city
You and I can both get jobs
And finally see what it means to be living

See my old man’s got a problem
He live with the bottle that’s the way it is
He says his body’s too old for working
His body’s too young to look like his
My mama went off and left him
She wanted more from life than he could give
I said somebody’s got to take care of him
So I quit school and that’s what I did

You got a fast car
Is it fast enough so we can fly away?
We gotta make a decision
Leave tonight or live and die this way

So remember when we were driving driving in your car
Speed so fast I felt like I was drunk
City lights lay out before us
And your arm felt nice wrapped ‘round my shoulder
And I had a feeling that I belonged
I had a feeling I could be someone, be someone, be someone

You got a fast car
We go cruising, entertain ourselves
You still ain’t got a job
And I work in a market as a checkout girl
I know things will get better
You’ll find work and I’ll get promoted
We’ll move out of the shelter
Buy a bigger house and live in the suburbs

So remember when we were driving driving in your car
Speed so fast I felt like I was drunk
City lights lay out before us
And your arm felt nice wrapped ‘round my shoulder
And I had a feeling that I belonged
I had a feeling I could be someone, be someone, be someone

You got a fast car
I got a job that pays all our bills
You stay out drinking late at the bar
See more of your friends than you do of your kids
I’d always hoped for better
Thought maybe together you and me find it
I got no plans I ain’t going nowhere
So take your fast car and keep on driving

So remember when we were driving driving in your car
Speed so fast I felt like I was drunk
City lights lay out before us
And your arm felt nice wrapped ‘round my shoulder
And I had a feeling that I belonged
I had a feeling I could be someone, be someone, be someone

You got a fast car
Is it fast enough so you can fly away?
You gotta make a decision
Leave tonight or live and die this way

Metà Estasi

Metà Estasi quasi metastasi
fuoco, inizio e fine, lunazione
tra gli altari di San Francesco
chiusa perché è freddo
o troppo caldo.

Il tempo inventato spunta
e si fa sera, qui, altrove,
un susseguire di fini.
Nessuno pensa il silenzio,
il moto degli astri
e degli abbracci.

Ripetersi. Insetto sotto vetro
da regalare al ritorno
da un luogo dov’è comune.
Passata la strada
diventa esotico.

scartato
gettato
senza voce

ce la siamo fatta 62

Oggi Giornata Mondiale della barba e dei poeti, che ci sia un nesso o basterà semplicemente un bilama? Smettiamola con le battutine stupide e di piccolo cabotaggio, qua abbiamo un problema e non è piccolo: ieri il vairus (quello che secondo alcuni non esiste) ha battuto un colpo, anzi ne ha battuti 845. Pure la Sardegna inizia a essere duramente colpita. Viviamo in un mondo basato sullo spostamento veloce (merci, danaro, persone) e il vairus, visto che siamo un genia di stupidi al quadrato, si è adeguato.
L’unica vera soluzione è quella di fare una bella raccolta fondi per costruire un muro sul Mar Tirreno. Ahahah direte voi, chi è mai quello stupido che darà soldi per una simile idiozia? Beh, c’é stato un buontempone in America che si è succhiato 25 milioni di dollaroni tonanti per molto meno ed è stato scoperto da pochissimo, il povero Steve vivrà a Sing Sing in un mondo di agi e svaghi. Intanto, mi raccomando, fatevi il vostro bel corso di canto e tenete in ordine il balcone che, tra non molto, ne avrete bisogno. Saluti e baci (con la mascherina).

Ascolta & Leggi: Chinese Man e cinque poesie di Elena Milani

Elena Milani e l’immodestia di una poesia sincera, senza arzigogoli o effetti speciali. In Appennino non è infrequente trovare questa poesia, che poi sa pervadere, entrare, restando spesso segreta. Buona Lettura.

Betty fa finta di fare la bella
fra le caviglie
ci tiene una palla,
gioca coi maschi
e sputa per terra
Betty per oggi
ha smesso la guerra.
Betty ha indossato
un campo di fiori
cuscini e rose
dai tenui colori,
mette un cappello
regalo di mamma,
dalle sue labbra
l’odor di una canna.
Betty è un ragazzo
che ama le donne
dentro se stessa
non è poi un gran danno
e dietro al vetro
di panna velato
finge per loro,
non pensa al peccato.

*

Il mio poeta mi cuce addosso le parole
Segna col gesso i miei contorni
ha l’abitudine di disegnare ali
sulle mie scapole.
Il mio poeta usa forbici affilate di parole
per ritagliar la stoffa ,
aderente,
non mi taglia mai la pelle
e non pungono i suoi spilli
quando risalgono le chine dei miei fianchi.
Nei palmi tiene le mie misure,
dentro gli orli vi infila piccoli baci
che rumoreggiano mentre cammino.

Il mio poeta fa nuova
una stoffa vecchia
con l’arte del suo taglio,
tutto a misura per me.

*

La prima ora del giorno
è così inesatta,
spinge di luce da fuori.
Le dita ancora tinte
dal buio della notte
hanno unghie laccate di stelle,
che farò di loro?
Una puntina graffia un vinile,
saltellante nel vuoto
tenta di ricominciare
dal punto lasciato alla sera.
Un filo d’erba
scarico di verde
mi guarda da una suola.
Vorrei solo un altro quarto d’ora di silenzio
per dimenticare il mio nome.

*

Parlami della forma che dai all’acqua
quando, per dimenticare la ruvida sabbia,
vai in cerca di abbracci di onde.

*

Quando di una notte solitaria
senti ancora il sale sulle dita
e imprechi che non doveva finire
non doveva finire
l’unica notte possibile,
noi frenetici dentro il cono di luce
di luna che cammina
avanti e indietro
per spiarci di sotto
stesi sul pavimento
estensioni esauste
di lenzuola troppo bianche,
noi che con le voglie dei giochi
ci teniamo l’amore
che non vuole finire,
che non vuole finire
in gocce di sale
nelle notti da soli.

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Il mio nome è Elena, ho 56 anni e vivo in una piccola frazione sull’appennino emiliano.
Scrivo da quando sono nata ,cominciando dalle pareti di casa,poi sui diari.
Scrivevo per me, per conoscermi e riscaldarmi con le mie parole.
Forse per lasciare un ricordo ai miei nipoti.
Oggi, nella scrittura,sempre modestissima e senza pretese,ho trovato le persone, la condivisione dei pensieri, una boccata d’aria al chiuso di una solitudine…l’amore per me stessa.

dietro casa

distratti dalla nuova luna
là, dietro casa, iene e piccioni sporcano,
un uomo grida l’orrore della sua vita.
vorrebbe aprirle la giugulare
sputarne il sangue, ripagare con disprezzo
tutto quanto ricevuto in forme
di sassi appuntiti, e fa anche caldo

lo hanno notato alcuni perdigiorno
hanno tentato improbabile conforto.
grida da ustionato in nome della pace
hanno riempito una strada altrimenti vuota.
i pidocchi, non più sotto controllo,
prosciugano ogni palude d’umanità
rimasta sotto il cielo

infine il centodiciotto
ha ripulito la scena, portato via tutto

ce la siamo fatta 61

So che mi alienerò le simpatie di molti lettori, ma basta, non se ne può più. Stanno impestando l’Italia, brutti, sporchi e cattivi. Stanno incrementando la criminalità. Rubano i milioni, chiedono i seicento euro e si beccano tutti i sussidi che invece andrebbero distribuiti anzitutto ai probi italiani. Inoltre diffondono malattie, sono ignoranti peggio dei somari e vorrebbero addirittura non integrarsi, anzi mettono fuori controllo intere regioni. Non li sopporto più, non possiamo tenerli più, faccio un appello! Come se non bastassero gli juventini, adesso dobbiamo tenerci sul gargarozzo anche questi! Ma è possibile? Io non sono razzista ma… i leghisti (o legaiuoli che dir si voglia) vanno redistribuiti, in quote parte eque, in tutta Europa, non possiamo farcene carico soltanto noi.