Paola Malavasi

ATLANTIDE

Se un poeta inizia un racconto sulla strada
l’ultimo verso viene pronunciato in cima al monte.
Dal porto parte una domanda e con la nave salpa la risposta.
Il vento fruga tra le donne e l’uomo riconosce la sua
dall’odore che manca nell’orto, che poi è il profumo di Atlantide.

La bellezza si affaccia dalla porta di casa
nei capelli crespi pieni di conchiglie,
negli occhi rapiti della notte,
nel seno di donna, gonfio d’onde e di promesse.
La bellezza cerchia le case lucide,
le tinge di tramonti spessi, entra ovunque
perché nessuna casa possa dirsi perseguitata.
Non c’è altro, oltre la città senza tempo.
Ma il filosofo ambizioso immagina Atlantide nel giorno.
Pensa alla luce incerta del tramonto, a città moltiplicate.
Così in fila vengono le ore.
È festa di sorpresa, prima.
Desiderio e passione passano i corpi ad uno ad uno
e si cerca un uomo introvabile, una donna perduta,
una casa più alta, una distesa di verde e una torre.
Sorgono paesi di pietra, campane e fatica per ritrovarsi,
raddoppia l’urgenza di canti e rattoppi.
Eterni lavori di costruzione, riparazione e una certa malinconia
hanno ispirato tra l’altro questo canto.

*

LA CITTA’ DI LEGNO

Dimmi che è stato uno scherzo.
Dio Padre invisibile, tu per statuto,
li rimanderai presto a casa, i nostri cari?
Tu che raccogli a sera, in mazzo, tutti i padri
in quale prato hai messo il mio?
Lo ritroverò con un cestino di fragole in mano?
Vorrei sapere dove hai portato lui
e quelli delle città di legno e terra
che ingombrano sogni e dipinti.
E se stanno bene. E staremo bene? E poi
anche mio figlio starà bene? Gli lascerai
quel bel sorriso? Mi bacerà oltre la morte?
Era uno scherzo, di’?

*

IO PER PRIMA

Io vado avanti, tu vieni dopo?
Assaggio il latte, il vino, poi la carne.
Per prima provo il turbamento, respiro,
studio, lavoro, sbaglio le risposte.
Mi fermo un attimo a guardare la terra dove vivo e il sole.
Corro, mi eclisso.

Io sono avanti. Dopo ci sei tu.
Tu che ripeti. Io sono l’avanguardia.
Ti do uno sguardo, preparo la scia.
Cos’altro, se non questo farsi compagnia
cos’altro, se non questa differenza
tra me, tua madre e te, la discendenza?

*

IL SOSTITUTO

Nacque due anni dopo. Pronto
a calcare su gambe dapprima malferme lo stesso suolo
con gli occhi fissi all’azzurro, pronto
alle battaglie virili quotidiane.
Così naturale il suo senso del possesso
anche se niente era davvero suo,
né il mattonato, né i soldi, né i fiori, la pianta della casa.

Le strade del paese tacquero. Nessuna sorpresa
per la sua presenza da parte del lago e del cielo.
Di giorno in giorno rinominò le cose.

Così accadde nel recinto di nuvole e sentimenti,
nello spazio indifferente
che il morente prima e poi l’erede
avrebbero per sempre chiamato
casa.

*

Paola Malavasi
Viterbo 1965 – Venezia 2005

8 pensieri su “Paola Malavasi

  1. Sempre più mi convinco dell’unicità dell’intelligenza poetica di tante voci femminili, i cui compagni di vita non di rado hanno nomi più noti (nel caso di Paola Malavasi, Ennio Cavalli), defilate eppure perlomeno altrettanto grandi. Forse la differenza è semplice. L’uomo spesso pretende di fecondare la materia interiore e la scrittura. La donna la porta con sè, la plasma come una creatura che deve nascere.

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