Letture amArgine: Andrea Ponso (un edito e quattro inediti rubacchiati)

Dispensiamo oggi un po’ del verbo di Andrea Ponso, giusto così per non fare audience. Avanti così dunque, vedrai, ti leccheranno il culo, se non per un favore sarà per ignoranza.

[…] E basterebbe reggere il moccolo alla loro messa in scena per trovarsi miracolosamente non più reggitori solitari e onanisti del proprio moccolo altrui, ma perfettamente integrati, accoppiati e in buona compagnia tipo locale per scambisti. Si, locale per scambisti: la dinamica mi sembra proprio la stessa; una esagerazione di più o meno finti orgasmi, peggio quando sono veri, in cui lo scambio è scambiato per conoscenza reciproca e il movimento sudato o gelido dei corpi per performance ad alto tasso d’eros nel senso penosamente più platonico del termine. E giù a discutere del testo e dello stile che non ci sono: meglio la Gazzetta dello Sport o uno qualsiasi dei quotidiani locali.
Che, a questo punto, mi dico che è meglio passare le mie innumerevoli serate al bar peggiore della zona, però aperto 24 su 24, a parlare con espertissimi e saggi semianalfabeti o ninfette che non hanno mai aperto un libro che non sia, quando va bene, quello della patente: si respira molto meglio e si può sempre tranciare di netto, ma con gentilezza, un discorso o un incontro pubblico facendo uso del pubblico cesso o millantando che è tardi e che domani si lavora. (A.P.)

*

‘na broca de giazo che se spaca in
tel selase: e ti che te scondi i tochi
drio le rosare brusà de polvare.
‘na bisa che fin che te dormi la se
slonga pian tra i nizoi e pare che
a zuga. Inveze a te ciapa e misure.

/ Una brocca ghiacciata che si spacca in
cortile: e tu che nascondi i pezzi
dietro i roseti bruciati di polvere.
Una biscia che mentre dormi si
allunga piano tra le lenzuola e sembra che
giochi. Invece ti prende le misure. /

da I ferri del mestiere (Mondadori, 2011)

*

Bruciate le orbite: un bugno, orbate;
camminava la bava nella camicia a terra,
strappata e sporca – diceva: accetta –
una luce chirurgica, precisa, sulla cicatrice;
del fenolo, dei ferri; il freddo refertuale,
millimetrico e infinito.

*

Forse. Preso nel bozzolo scuro, acino
o capezzolo: dovrai, rampicante,
umiliarmi, pestare le due nature come
le more; farne sineddoche, sangue …
a volte l’occhio del salvatore rivela
un azzurro verderame, di morte.

*

Ore, imbastardito, a pestare
lo strame: cosa ho a che fare
io con il sapere – l’acqua
piovana viene, divaricata dal
vento, alluvione. Il muso teso,
annusa, butterato; i lobi cascanti,
sbriciolati ormai i denti. Tiene
la roncola in mano: minaccia
lucente e suono.

*

Al lettore crudele, al suo credo
crepato nel patto; alla carta carbone
dei suoi polmoni, ai calanchi
degli occhi; al criterio della morte
indigente, che non trova parole –
il cranio riempito di cardi, d’ortiche
e rampicanti: diroccata chiarezza –
sospesa sull’argine, una casa in rovina.

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Andrea Ponso è nato a Noventa Vicentina nel 1975. Dopo studi letterari (laurea in teoria della letteratura a Padova e dottorato di ricerca in lingue e letterature comparate a Macerata) sta concludendo quelli teologico-liturgici all’ILP di S. Giustina di Padova. Si occupa di letteratura, teologia e traduzione dall’ebraico biblico. Ha pubblicato testi di critica, teologia e poesia in varie riviste, mentre il suo ultimo libro in versi, I ferri del mestiere, è uscito per Lo Specchio Mondadori nel 2011. Una sua nuova versione dall’ebraico del Cantico dei cantici è uscita per Il Saggiatore nel 2018, mentre Qohelet o del significante è uscito per le Edizioni San Paolo nel 2019. Ha recentemente tradotto Thierry Metz, Diario di un manovale, Ed. Degli Animali, 2020

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