Ascolta & Leggi: Esistono i poeti? (feat. Steps Ahead)

Forse esistono, ma ne conosco pochissimi. Vanno distinti dai mestieranti, dai facitori di opinioni un tanto al chilo. In genere i poeti sono più morti che vivi. L’Italia poi è il paese più strano che ci sia sotto questo punto di vista. C’è un sottobosco fittissimo, che ogni tanto prende fuoco e servono tutti i Canadair disponibili anche solo per circoscrivere le fiamme. Troppi cespugli invadono i sentieri, ed è tutto un gran casino. Quindi cosa fanno? Si mettono assieme, più sono mediocri e più lo fanno. Hanno un gran bisogno di affetto e rassicurazione, soprattutto che si parli di loro. Perché i poeti italiani di oggi sono questo, se non li noti non esistono. Dunque, se uno se ne sta nell’ombra, può essere anche il nuovo Dante Alighieri ma non esiste e non ce la può fare.
Eppure la solitudine scelta è la condizione migliore per poter riflettere e soprattutto creare, non creare per chi, ma semplicemente per delineare quel parto che porterà a un nuovo gesto creativo. Sono, siamo, del tutto incoerenti come persone, a volte anche esseri abbietti. Il poeta non è bello, ma è gobbo ed erudito, se la cava sempre, specie se sa crearsi un seguito.
Perché poi ne ho scritto di nuovo?
Voglio forse mettermi a fare l’opinionista anch’io?

24 pensieri su “Ascolta & Leggi: Esistono i poeti? (feat. Steps Ahead)

  1. probabilmente l’hai scritto perchè sono troppi coloro che tendono a mercificare la poesia e non esitano a crearsi code di adepti che ne tessono le glorie. Meglio stare in ombra, il sole brucia.

  2. Che i veri Poeti sono pochi pochissimi sono d’accordo, che troppi desiderano solo la fama e la notorietà è vero ma questi non sono Poeti! la Poesia è una creatura autoconsistente, vive di vita propria e il vero Poeta lo sa. Poi ci sono gli altri che per urgenza amore e con rispetto scrivono e ci provano (come me)…non è tutto da buttare, forse nemmeno da giudicare, il talento anche se vive nel sottobosco si vede si sente e nutre…un abbraccio

  3. Guarda, sono anni che li frequento, e alla fine ho sempre visto che i peggiori sono quelli che se la tirano, mentre quelli bravi sono di un’umiltà semplicissima. E’ proprio come dici tu, giustificando il fato che tutto il mondo è paese (o solo l’Italia non importa). Come diceva un mio amico: “…beati i poeti, buttano giù un’idea e non hanno il bisogno di verificarla…”
    Ciao ragazzo, vedo che sei sempre sul pezzo (!)

  4. Di solito si studia, oppure si frequenta un corso, oppure si comprano gli attrezzi e tutti gli strumenti che servono, e alla fine, bene o male, si mette in pratica quello che si è imparato; e generalmente i risultati, anche piccoli, arrivano. Insomma, vado a scuola guida, prendo la patente e guido. Il grande rischio della Poesia è questo: ci si può trovare alla conclusione di tutti gli sforzi con niente in mano, tranne una penna che non sa che cosa scrivere, senza niente di scontato o garantito. La selezione, quindi è estrema: esisterà chi resisterà, ma sarà talmente sfinito che lo potrai confondere con un perditempo depresso.

  5. Non sono un esperto di arte poetica, soltanto un lettore amatoriale, ma da ricercatore filosofico di temperamento ‘heideggeriano’ mi pare si possa dire che oggi – ormai da diversi decenni, per reazione ad un certo avanguardismo e formalismo di maniera – sia dominante la tendenza ad una poesia dell’intimità, del “ritrarsi” nel sentimento di sé e della propria soggettività.
    Tutto ciò a discapito di quel PENSIERO POETANTE che, nei termini di Heidegger, non teme invece di “aprirsi” all’Altro-da-Sé: all’alterità a noi più prossima, manifesta in ogni cosa, fino all’Assolutamente Altro (il Divino, in senso metafisico, e non necessariamente religioso-confessionale).
    Naturalmente può esserci senza dubbio autenticità e creatività anche nella poesia introspettiva o esistenziale: ma sono convinto che lo scavo dentro noi stessi, non accompagnato da una corrispondente (difficile) ricerca speculativa, rischi di insterilirsi in languido sentimentalismo, non di rado tradendo la missione poetica in nome di un “umano troppo umano” autoreferenzialismo.
    Grazie.

  6. Chissà perché mi sovviene Beckett: “troviamo sempre qualcosa, vero Didi, per darci l’impressione di esistere?”
    Si fa quel che si può con ciò che si è.
    E sì, concorso: se è Poeta, se la cava, trova un modo.

  7. Ciao Flavio, esistono i poeti… Anch’io spesso faccio questa riflessione che tu hai ben concretizzata e arricchita di sfumature. Grazie! Tutto bene in famiglia? Io sto nel bellunese in una casetta di famiglia, dove ci alterniamo. Un anno difficile per tutti, anche perché il Covid19 ha creato problemi a tutti i livelli… A proposito di poeti-non poeti, eccone una che ha scritto una pseudo-poesia piuttosto arrugginita 🙄 😂 che ti allego dopo questo invio. Un caro saluto a te con l’augurio di tanta salute. Con un abbraccio Luigina

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