Ascolta & Leggi: un inedito e tre domande ad Angela Greco (feat. Mike Oldfield)

Ospite oggi è Angela Greco, che ringrazio per l’estrema disponibilità, sia nel regalare ai lettori del blog questo formidabile inedito e l’aver risposto alla mini intervista qui sotto.

della pioggia è rimasta
la rosa imperlata di domande;
gocce minime di cielo in attesa
di mani capaci di tessere
una speranza.

§
Il primo giorno dopo la domenica
nemmeno l’angelo ha voglia di partecipare;
la primavera si fa giorno già lontano.

In quale stagione siamo?

Voli d’uccelli confusi dicono che
ieri abbiamo lasciato qualcosa,
in un luogo che non è più lo stesso.

Oltre il vetro di questa finestra,
il sole accenna un momento di luce;
o, forse, è l’illusione di quel che eravamo.

§
In questo tempo fermo
il viaggio è un odore, un profumo
da lontano, le mani belle,
ora che non si può toccare nulla
senza timori, senza pensieri.

La mattina dal letto di ferro
si alza verso la penna;
righi dritti tradiscono equilibrio,
per poi scendere man mano
verso l’angolo dimenticato.

Pezzi di carta da ricomporre
nel vano tentativo di ricomporsi.

§
A te Vengo Errante, madre,
mentre pronuncio ogni nome,
ogni dolore e ancor più
ogni silenzio, che tu sai bene udire.

Prego riscrivendo parole,
cercando in un altrove, ricordando.
E tu, anche, prega
anche per noi, adesso,
in questo momento
passato già nel dire
e non ancora prossimo,
se non per più alta volontà.

Adesso, che non abbiamo altro,
se non il cielo, nell’ora più difficile
e ad ogni nuova morte,
nostra e non solo nostra.

***************

1) Dove sta andando la tua Poesia?

Alla luce di quanto vissuto nella prima metà di questo 2020 continuare a scrivere poesie senza pormi interrogativi iniziava a non corrispondere più al bisogno interiore che ho iniziato ad avvertire già da tempo e di cui il mio ultimo edito contiene i prodromi. Scrivere per scrivere, belle parole da affidare ad un foglio, magari anche un po’ ruffiane per accattivarsi il plauso dei lettori non mi è mai appartenuto, ma ancor di più in questo momento di crisi, di incertezza, di paura. A metà febbraio ho chiuso quella che sarà la prima sezione del prossimo libro; a marzo, ho continuato a scrivere versi, ma qualcosa era cambiato nel tono, nell’umore, nella forma, nella visuale. Di questa mutazione ho preso consapevolezza solo da poco e per questo ho accettato di inviarti alcuni inediti, che reputo di transizione. Transizione che spesso è accaduta nella mia poesia, ma, che in questo periodo, è stata supportata da una vera e propria crisi personale, scatenata dalla situazione generale. Non sto qui a dire quel che fisiologicamente mi è accaduto, perché sono accadimenti che leggo essere stati comuni a molti, ma l’espressione più significativa di quello che a tutti gli effetti è stato un cambiamento, lo ha subito proprio la poesia. Dove stia andando non lo so, non l’ho mai saputo, a me basta che non si fermi, che non stagni, ma ancor più non posso saperlo oggi, dove va la mia poesia. Sicuramente siamo in ricerca, io e la mia poesia, ma se ieri dicevo che la mia poesia ricercava nel linguaggio la contemporaneità e l’essere umano in essa, oggi ti dico che sono proprio io come persona a cercare l’Uomo o quel che resta di esso a rischio anche di mettere da parte la stessa Poesia. Credo che questa ricerca sia un percorso quasi obbligato alla mia età, nel mezzo di quel cammino così bene cantato dal nostro padre Dante, se si vuole davvero essere parte della Storia e non «un’immensa moltitudine d’uomini, una serie di generazioni, che passa sulla terra, sulla sua terra, inosservata, senza lasciarvi traccia» di manzoniana memoria.

2) Puoi spiegare meglio il legame tra la tua terra e la tua poesia?

La mia terra, la pre-Murgia tarantina e l’arco ionico delle Gravine (geograficamente è il comprensorio specifico dove ricade la mia Massafra) sono un luogo antichissimo, custode di testimonianze fin dalla Preistoria, luogo di passaggio, finibus terrae e al contempo inizio, porta per altre terre; una terra, la Puglia in generale, estremamente variegata e straordinariamente ricca di suggestioni della quale, nonostante la mia origine franco-provenzale per parte di madre e che pure riconosco in tanti aspetti di me, mi sento felicemente parte. La mia terra è davvero madre per me ed è, soprattutto, la mia musa, inesauribile, dalla quale ho imparato tenacità e testardaggine, caratteristiche che accomunano persone, piante e animali di queste mie zone e rivelatesi molto utili proprio nei momenti meno luminosi. Sai, ci sono stati momenti in cui si è creato letteralmente il vuoto attorno a me, per svariate cause, e sai, invece, chi era al mio fianco? La mia terra. Si, lei per me è viaggio e Itaca nello stesso momento e il legame che si avverte tra la mia poesia e i miei luoghi è lo stesso che, anche senza parole, c’è tra chi partorisce e chi viene al mondo. Legame che soffre le inevitabili fasi fisiologiche della crescita, ma che sai essere indissolubile anche nei momenti peggiori. La mia poesia è la mia terra fatta parola e tramandata a chi verrà.

3) Come vedi lo stato attuale dell’arte della poesia nel nostro Paese?

Il periodo di emergenza sanitaria ha decretato la salita in cattedra della retorica e non solo in ambito poetico. Sembra che si siano rotte le cateratte del cielo del dire quel che l’altro vuole sentirsi dire e ho notato un fiorire esagerato di atti poetici dettati solo dalla circostanza, una brutta regressione di cui, insomma, potevamo farne decisamente a meno, se solo avessimo creduto un po’ di più nella Poesia stessa, che insegna l’attesa, lo stare nel momento per poi dirne successivamente. Invece, metaforicamente, mi è sembrato una sorta di fuggi fuggi generale, nel quale tutti sembravano afflitti dalla sindrome da ultimo giorno e giù a scrivere corbellerie supportati pure dall’uso smodato dei mezzi di comunicazione elettronica, che al meglio hanno fatto luce sulle maschere di questa assurda tragedia vissuta, come se i soggetti non avessero mai più dovuto avere il tempo di rileggere quelle scritture. Io ti confesso che in questi ultimi tre mesi, mi sono fermata sulla sponda del fiume e ho semplicemente aspettato, certa della massima panta rei, preferendo una poesia non dettata dalle strette circostanza, ma che potesse essere (e spero lo sia) memoria e custode degli accadimenti, scritta, insomma col senno del poi per evitare, appunto, di scadere nella retorica, elemento che alla lunga droga, assopisce e fa perdere la voglia di lottare per cambiare lo stato dei fatti. E per me la Poesia deve ancora mirare a questo.
In Italia, non solo in Poesia, mancano sempre la capacità di pensare con la propria testa, un sano discernimento e il coraggio di staccarsi da quel che è consolidato, di dire fuori dal coro, di procedere in prima persona senza accettare il giogo dei vari tritacarne editoriali o scuole di scrittura e di pensiero, che creano greggi ben tutelati e belanti tutti sulla stessa nota, in una omologazione che personalmente tollero ancora meno di sei mesi fa.

p.s. Grazie di cuore a Flavio e ai lettori. Avevo davvero voglia di parlare!!

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Angela Greco è nata il primo maggio del 1976 a Massafra (TA). Ha pubblicato: in prosa, Ritratto di ragazza allo specchio (racconti, Ed.Lupo, 2008); in poesia: A sensi congiunti (Ed.Smasher, 2012); Arabeschi incisi dal sole (Terra d’ulivi, 2013); Personale Eden (La Vita Felice, 2015); Attraversandomi (Limina Mentis, 2015); Anamòrfosi (Progetto Cultura, Roma, 2017); Correnti contrarie (Ed.Ensemble, Roma, 2017); Ora nuda, antologia 2010-2017 (Quaderni di RebStein LXVII, 2017); Ancora Barabba (Collezione Bocche Naufraghe, YCP, 2018); All’oscuro dei voyeur (YCP, 2019, prefazione di Franco Pappalardo La Rosa); Arcani (Ed.Achille e La Tartaruga, 2020, prefazione di Franco Pappalardo La Rosa).
È ideatrice e curatrice del collettivo di poesia, arte e dintorni Il sasso nello stagno di AnGre (http://ilsassonellostagno.wordpress.com/). Commenti e note critiche sono reperibili all’indirizzo https://angelagreco76.wordpress.com/.

39 pensieri su “Ascolta & Leggi: un inedito e tre domande ad Angela Greco (feat. Mike Oldfield)

  1. letto avidamente le poesie…poi rileggerò …mi piace Angela Greco…moltissimo!!! e ho gustato molto anche l’intervista .Mi ci ritrovo in molti suoi pensieri.Bravo Flavio…a volte la poesia non sa dove andare e abbiamo bisogno di certi pensieri..è un validissimo confronto…allora inauguri una serie di interviste??? mi piacerebbe …buon sabato Flavio

  2. Ciao Flavio
    Molto apprezzate e sentite, lasciano il segno ora che possiamo guardarci meglio senza illusioni e più consapevoli della vita; giorni terribili che qui da noi hanno lasciato impronte che difficilmente riusciremo a colmare.

    Grazie Angela e grazie a te Flavio
    una pagina vera. Bella intervista🌷🥀
    Un abbraccio
    Chiara

  3. La Poesia e la Ricerca di Angela Greco sono di pregio assoluto, come il suo Pensiero, così com’è espresso nelle risposte.

    Sto leggendo anche Arcani, da qualche giorno, e l’impressione di profondità, consapevolezza e acume non può che venire corroborata.

    I miei migliori auguri (sinceri) da parte d’una persona (la sottoscritta) che sta ancora costruendo (ricostruendo, spesso) sé stessa, nel tentativo di versi… e non solo.

    Un sorriso (inedito, diseguale e specifico).

  4. apprezzo molto i versi di Angela Greco e concordo sul fatto che la poesia debba rispecchiare chi la scrive assumendo uno stile originale, non stereotipato
    Bella proposta Al!

  5. ma che bella ‘sta cosa!
    Preziosi versi e deliziosa intervista.
    Mi siete proprio piaciuti.
    Viva!

    (solo la musica… umhhhhh… distrae! Io l’ho stoppata!
    E metti dei brani solo musicali, cavolo! 😉 )

  6. Pingback: Un inedito e tre domande ad Angela Greco a cura di Flavio Almerighi | Il sasso nello stagno di AnGre

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