Ascolta & Leggi: Beata la Poesia, e chi ce l’ha. (guest stars Pink Floyd)

Un interessante spunto di discussione sullo stato della poesia in Italia, attraverso le parole di tre Poeti.

La poesia non è che un prodotto di uomini e della loro epoca, e nel nostro caso, anche di questo incredibile paese. Se il disorientamento è uno dei tratti ereditati dal ‘900, figuriamoci qui in Italia, dove la mancanza di una progettualità o di idee si riflette anche su una politica asserragliata e asfittica, e viceversa. Mi sembra che ci sia, parlando in generale, una certa oscillazione inconcludente tra il ripiegamento su sé stessi, su certe modalità di un ‘900 ancora troppo vicino, e una ricerca “indicibile” e piuttosto noiosa. Naturalmente ci sono alcuni poeti molto buoni, ma non mi metterò a fare nomi, e la poesia sta lentamente, su iniziativa di molti, riacquistando una certa visibilità. (Giacomo Cerrai)

Lo stato di salute generale è pessimo… ma siamo ancora vivi. La poesia non è altro che il nostro mondo. Critica, genere, canone e tutte le cose che stanno intorno vengono dopo il mondo, cioè anche dopo il disastro. Ora poeta e poesia sono parole da usare con una certa cautela… a partire da me, s’intende. (Ida Travi)

E’ oltremodo difficile poter esaminare lo “stato di salute” della attuale poesia italiana. Si affacciano all’agone troppe firme che spesso sono insignificanti, o diverse firme che , sostenute da una editoria così detta “grande”, vengono accettate come punti di riferimento , nel mentre non sono altro che poca cosa , sia per i contenuti, che per le forme di scrittura. Attualmente possiamo incontrare qualche ottimo elemento nella piccola editoria , che viene regolarmente sconosciuto dalla critica ufficiale. Cosa concludere allora ? La poesia attuale naviga in un mare in tempesta , nella ricerca esasperata ed illusoria di essere qualificata , mentre i poeti si arrangiano, chi bene chi difficilmente, nella vana speranza di passare alla storia. (Antonio Spagnuolo)

Lettera raccomandata

Mi raccomando, rimani nei tuoi passi,
lasciali addosso a ogni giorno che arriva
e non aver paura, non fa male,
quello che ne fa è il sole di una calura estiva
da non poter amplificare noi, oltre alla mancanza
di musica quando non passeggi,
oppure non credi sia necessario camminare.

ce la siamo fatta 20

Scorrendo gli annunci economici, Adrianone ha trovato l’attack per la coda e soprattutto ci ha girato un annuncio apparso su Scemus un settimanale di annunci economici molto letto qui da noi:
“cercansi sagome da stadio, non importa la fede calcistica”.
Siamo andati all’agenzia, purtroppo abbiamo subito un colpo di frusta quando siamo stati tamponati da un camion della nettezza, che ci si è rovesciato addosso. Infine, dopo aver messo un collare, siamo arrivati all’Agenzia Ansia, già il nome doveva metterci sul chi va là. Puzzavamo come levrieri dopo una corsa, ci ha ricevuti un tizio, occhiale scuro, catenone d’oro al collo che, con uno spiccato accento lumbard ci ha spiegato in breve il lavoro. Cinquanta euro senza rimborso spese, e pressatella gratis per sembrare vere e proprie sagome per le partite di calcio a porte chiuse. Siamo stati pressati e, anziché essere portati sugli spalti dello Stadio Atleti Azzurri d’Italia, gettati in una discarica, la vendetta del governatur Fontana è stata dunque atroce. In tutto questo marasma, Agone ha pensato bene di innamorarsi di un poster di Michelle Hunziker raffigurante la parte migliore della vedette svizzera: le chiappe.

Ascolta & Leggi: Bach (Invenzioni a due voci) Daniele Barbieri (poesie inedite)

Dietro mia insistenza, Daniele Barbieri mi ha inviato questa manciata di splendida poesia, ricca di echi, fascino e ricerca di complicità col lettore.

falla tutta a pezzi la melagrana, smembrala a grane
rosse tutto sangue, tutto cola, non ti puoi scottare

benché bruci, aprila come un organo vivo, troppo
dolce, sacra, densa e troppo debole, anima cremisi,

non importa che tu la voglia davvero mangiare, basta
questo, basta vivere

***

essere predata come una lepre, ti coglieranno

al balzo, la volpe dirà al gatto che ne valeva
la pena, gustosa era la tua carne, non ne rimane

nemmeno l’odore, adesso, ti hanno rosicchiato il cuore
come l’osso buono alla fine della bistecca, quando

potrai riposare di nuovo ne sentirai la mancanza,
sapeva d’amore, di buono

***

nel cuore, nel mare, nell’osso duro che mi contiene
mentre tesso il filo del senso e di tutta la sua mancanza,

nel mare, nel cielo duro che mi attraversa sotto il sole
violento, nel cuore duro che non capisce, io non capisco

non capisco mai quando il senso si interrompe di un discorso
di amore, sono così bravo con le parole e

le persone sfuggono con tutto il loro senso, il cuore,
il mare rimangono apparati imperfetti, che l’osso

che protegge questa fragilità non può impedire
che le cose scorrano attraverso i sensi per uccidere

***

tuo fiore di cenere, mia rosa amorosa, metafora
tenera, di olfatto tenace, radice di angoscia, rosa

vera, vera, bianca, oscura, densa, di odore che trema,
idea della rosa, rosa totale, carnale, profonda

mio fiore profondo e terribile, radice di angoscia,
l’odore ubriaca, tradisce, questa rosa, questo fiore,

tienila, sostienila, mangiala, rosa di carta e di seta
bruciate, tuo fiore impalpabile e grigio, adesso si disfa

tra le nostre dita

***

saremo un tesoro sotterrato in giardino, un corpo morto
e dimenticato, saremo il corpicino di un uccello

canterino, a notte canteremo una nenia di fantasma
bambino, saremo il sospetto che ci siano cose, fuori,

che noi non sappiamo, che non sospettiamo, ecco, saremo
la mia stessa voce che io non sospettavo di avere,

che non sospettavo di essere, che non ero io
pure sempre essendo io, pur valendone la pena

***

tra la bocca e l’anima un condotto lungo di emozione
accompagna i sensi al collasso, sbattono troppo forte
le imposte, si oscura il senso, scivola la nostra vita

dentro l’altra vita ignota, non tanto simili a dei
fiamme sotto i muscoli, suoni tintinnanti nella notte
che ci copre, battono impazziti gli scuri dell’essere

***

quando rosa è fiore e polvere, quando sassi colpiscono
con il vento il mondo, quando fiore è il nome che noi diamo
a quello che abbiamo o non abbiamo, quando la mia polvere
è quello che resta dei sassi che sono stati tuoi,

quando la tua rosa ha smesso di essere nostra, quando
i sassi colpiscono e sono nomi e fanno male, quando
non c’è più la rosa che fu il nostro nome

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Oltre a scrivere poesie, Daniele Barbieri, di formazione semiologo, insegna presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna. Ha pubblicato numerosi volumi di carattere critico, in alcuni dei quali si parla anche di poesia: Nel corso del testo. Una teoria della tensione e del ritmo (Bompiani 2004), Il linguaggio della poesia (Bompiani 2011), Testo e processo. Pratica di analisi e teoria di una semiotica processuale, (Esculapio, 2020). Ha pubblicato due volumi di poesia (La nostra vita, e altro, Campanotto 2004, e Distonia, Kurumuny 2018) e un’altra raccolta (Canzonette) nel volume Emozioni in marcia (Fara 2015). Sue illuminate opinioni, anche sulla poesia, si possono leggere sul suo blog all’indirizzo

http://www.guardareleggere.net.

Sue poesie si possono leggere sull’altro suo blog, all’indirizzo

ancoraunaltrome.wordpress.com.

ce la siamo fatta 19

Per arrotondare Io e Agone abbiamo trovato un posto da peracottari nel programma di ricette di Benedetta Parodi. Una bella paraculata a pensarci, e la Parodi paga bene tra l’altro, 5000 euro netti, più le spese e una Prinz personale con autista Cobra, a puntata non sono proprio male.
Il problema è Cobra. Quando siamo entrati negli studios televisivi, già il primo. C’erano due gorilla di guardia e Cobra li ha messi subito a dormire senza ninnenanne e troppi complimenti. Va beh, in fin dei conti poteva anche starci, Cobra potrebbe avere pensato che fossero due infiltrati della cia. Il fattaccio si è verificato poco dopo. Mentre Agone tagliava i porri per il minestrone, e io straparlavo a proposito del finocchio selvatico e delle sue virtù, Cobra ha fatto irruzione nello studio a telecamere accese.
In diretta ha abusato di Benedetta Parodi, il guaio è che la brava presentatrice sembra abbia proprio gradito. Mentre il marito, furibondo, il filo juventino Caressa, a sua volta irrompeva armato di lupara, sbagliando mira centrava il pentolone del minestrone ustionando due cameramen e sette vallette. Vista la mala parata, Agone e io, abbiamo lanciato fumogeni aromatizzati all’Estathe e siamo riusciti a fuggire a bordo di una Prinz verde smeraldo, inutile aggiungere che il primo paracarro disponibile lo abbiamo preso in pieno.

SEGUO L’ODORE DEL PESCE (di Nadia Alberici con musica di Mike Oldfield)

https://www.youtube.com/watch?v=4mWQoB6L85c

Essere abitanti della Bassa, sia mantovana, sia ravennate, è una vocazione, un sentire che sa di acqua, di umidiccio, nebbia e zolle generose. Ecco lo splendido poemetto pubblicato da Nadia Alberici, accompagnato dalla musica di Mike Oldfield. Grazie Nadia.

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Il sonno

uccide tutte le svolte preparate

con la promessa delle siepi

Tronca ogni possibilità

Tu scrivi

E la memoria ha già cambiato le sue carte

Ora esco qui

Una cloaca verde e zanzare

E penso già

Che tutto è diverso

Anche dentro

Che la carne succosa se n’è accorta

Già sono diversa

Il meglio di me

Quando davanti mi guarderà

E mi dirà

Se la materia si è finalmente formata

Come avrei

Densa vorrei

col sale delle selci

e l’eco dei tacchi

sopra un cammino

tra me e lo scorrere degli uomini

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La puntura della zanzara

Mi disperde in gocce

Ogni foglia lastricata

Nuovamente disaggregata

In tutte le gocce degli universi

Non riesco a radunarmi

Raccontare un disfarsi

È come smettere di camminare

E restare impantanati

nello stesso deserto

È strada chiusa

Penso di mettermi in altri panni

Una brava cuoca

Elaboro manicaretti con le verdure

Golosi pasticcini

Per…

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punto cardinale

altre meraviglie, una a una,
per ogni giorno, ogni respiro,
questo sole, così pubblico
da lasciarsi osservare
dai punti cardinali, camminamenti
di carta, quelli per le poesie
lasciate a metà, tanto domani
si riscrive e tutto più chiaro,
dov’è il luogo a lungo navigato,
attraversato, volato, il punto
equidistante da ogni altro,
quel pezzetto di strada
verso la piazza dove t’incammini

ce la siamo fatta 18

Appena finiti gli stati generali, invece che proporre soluzioni importanti per il rilancio dell’economia, il Duca Conte ha sparato un ‘dobbiamo ridurre la circolazione del denaro contante’ e tutti noi, come un sol uomo ci siamo adeguati: TUTTI IN BOLLETTA!
In assenza di Monnezza e Ragno Vargas, abbiamo controllato le nostre finanze: io ho 500 Lire (pagabili a vista del portatore, ma le banche non le cambiano, a meno che non le porti uno sherpa nepalese), Cobra ha 3.000 dollari (ahimè confederati), la first lady è vistosamente ingrassata (per non parlare dei piedi che le puzzano in modo alieno) non ha una lira, nemmeno un tallero di Maria Teresa, anzi siamo stati costretti a chiamare un falegname per allargare le porte. Melania ha reagito molto male. Agone e Adrianone si sono messi a fare il gioco delle tre carte al mercato a Castello il venerdì mattina, sono gli unici che riescono a perdere regolarmente. Insomma, siamo in bolletta, allo stremo, ma Conte sarà soddisfatto di noi. A proposito, con la storia che è l’avvocato di tutti gli italiani, ci siamo visti recapitare dalla Digos per “prestazioni legali non meglio identificate” una notula di Conte di circa 225.000 euro, esclusi accessori e Iva.
Dici che ci sequestreranno la moschea, Agone?

Noccioline & Banane: La linea gialla (2015) Hai più preso il treno?

Ideato dai giornalisti de La Repubblica Aldo Balzanelli ed Emilio Marrese, autore del soggetto e della sceneggiatura, il film è ispirato alla tragica vicenda di Angela Fresu, la più piccola (tre anni) delle 85 vittime della Strage di Bologna del 2 agosto 1980, il più grave atto terroristico del Dopoguerra in Italia. La protagonista è Valentina Lodovini. Francesco Guccini partecipa con un cameo.
Angela è una donna che, trentacinque anni dopo l’attentato, arriva a Bologna proprio nel week-end in cui se ne commemorano, come ogni anno, le vittime. Durante il suo breve e casuale soggiorno si trova a rivivere, incontrando persone e visitando luoghi, un dramma che scoprirà coinvolgerla molto direttamente.

Per noi, Bologna Centrale è e rimarrà sempre la Stazione.
Bologna, 2 agosto 1980, per non dimenticare.