Ascolta & Leggi: Samuel Barber Adagio for strings e Poesie di Luigi Paraboschi

Ricevo e pubblico volentieri queste belle, commoventi, poesie inedite di Luigi Paraboschi, poeta piacentino la cui conoscenza risale a molti anni fa. Luigi ha alle spalle diverse pubblicazioni e numerosi riconoscimenti, collabora e fa parte della redazione di Versante Ripido.

E’ marzo il mese più crudele

E’ il grigio di queste pozze
a intorbidire la speranza
è l’acqua che inzuppa il cotto
e riga con vibrazioni di chitarra
i rossi accesi delle carrozzerie
a dirmi che non è l’aprile
il mese più crudele

ma questo marzo d’acqua
in cui le rondini sono alibi
per i poeti domenicali

e anche il lombrico che scalzo
con la vanga dal letargo
è infreddolito e pigro
a districarsi nella zolla.

No, non ti voglio celebrare
primavera, non sono Botticelli,
oggi tu fai solamente dondolare
i fogli degli avvisi dei decessi
negli angoli arrugginiti delle bacheche.

*

N.C.R.
non candidabili alla rianimazione

Li conducono qui stremati e assetati
d’aria, con gli occhi acquosi di paura
e chiedono del luogo e se potranno
comunicare col sangue del proprio
sangue rimasto fuori, esclusi da quei
legami _ unico sostegno _ e si vorrebbero
aggrappare alle nostre mani purtroppo monche,
e intanto chiediamo gli anni e valutiamo
le debolezze che il tempo gli ha inciso
dentro e fuori, poi li sediamo per togliere
le sofferenze di questa stagione che
ci invecchia tutti sopra le nostre lontananze.

Così ora dopo ora si fa sottile il pensiero
in cui inventare ricordi pervicaci e onde
di capelli scuri, e corrono i giorni verso
quell’incontro che se scriveremo sia
N.C.R.
sarà quello finale verso un altro pneuma,
il più profondo, ma dover decidere
chi salvare e scegliere quelli che lasceremo
navigare nello Stige è il dramma di delitto
senza colpe commesso per involontario tradimento
al giuramento di operare per la salvezza.

*

in memoria di Pino il madonnaro

Quante ore/giorni/anni hai trascorso abbrutito
dalla fame e dallo sporco, inginocchiato
a dipingere santi e madonne sul selciato,
ore di rimpianti hai fatto scorrere
dentro la mente, e la nostalgia di una casa,
gli errori, gli abbandoni, i rimbrotti, le maledizioni
e gli insulti, tutto affogato nel bicchiere
di quella birra diventata ormai sangue.

C’era un po’ di talento dentro i tuoi gessi
inginocchiato non in preghiera ma per esprimere
contorni e visi, ma l’hai smarrito nel cammino,
-anche tu come tanti -non hai creduto
che dipingere non era pitturare i marciapiedi
per ritrarre visi, era fare segni di incisione
che parlassero di te e raccontassero la tua gioventù
prima di annegarla dentro la bottiglia.

Forse il talento vero non l’avevi e forse hai capito
in tempo la tua mediocrità di aspirante artista
ma dove ora sei tutto t’appare chiaro e definito
come dentro tutte le Madonne di Raffaello.

*

8 marzo 2020 – nostalgia di un fiore

Il conforto talvolta viene a sera
nel riposo quando basta la mano
distesa sotto le coperte e tocca
un braccio, o il polso oppure il piede
di qualcuno con cui hai mangiato
il pane da una vita, e non hai più
paura di ritrovarti sola, ma oggi

che lo guardi al di là di un vetro
sotto protezione vedi le sue grandi
mani da maniscalco o da ferraio
ancora con la morchia sotto l’unghia
che non sa mai come togliere
perché tu non sopporti l’odore
del candeggiante, quelle stesse

mani che non ti hanno mai portato
un omaggio anche minuto per questo giorno
oggi le vedi stese sopra il lenzuolo
separate dal suo respiro, stai qui
piegata nel timore stringi quel rametto
giallo comprato sul mercato
e lo accarezzi come fossero
le sue sotto le tue nel riposo.

*
Sottotono

Un soffio di vento _ colpo d’ala sopra i fiori bianchi
del tarassaco_ li porta leggeri a disperdersi nel volo,
così sei andata via, forse senza neppure la coscienza
che stavi pronunciando ad-Dio e che ti stavi avvicinando
a quella casa ove eri da sempre attesa, e sei scomparsa
senza neppure un ciao- fattivedere -non passi mai, forse
neppure una giaculatoria di quelle che mormoravano
sempre i nonni prima di appoggiare le teste sui cuscini,
passare senza saperlo dall’alfa all’omega, da un letto
di corsia dal quale mi raccontavi i tuoi ricordi per la casa
sull’Appennino di provenienza, ad un sonno confuso
anche un poco ottuso dalla morfina e scivolare piano
sottotono per non disturbare o fare rumore.

(Alla memoria di Anna B. scomparsa il 30.3.2020)

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22 pensieri su “Ascolta & Leggi: Samuel Barber Adagio for strings e Poesie di Luigi Paraboschi

  1. Karahindiba’nın beyaz çiçekleri üzerinde bir rüzgar rüzgarı darbesi uçuyor, uçuşta dağılmaları için ışık getiriyor,
    bu yüzden belki de
    Tanrı’ya telaffuz ettiğin ve
    bulunduğun eve yaklaştığın farkında bile olmadan gittin .
    ……….

    Çok güzel. Tam benim duygularım.

  2. sono veramente commosso per la condivisione riscontrata per le mie poesie e sono però certo che buona parte della commozione suscitata sia dovuta alla splendida musica che io vorrei accompagnasse anche il giorno della mia dipartita. Grazie a tutti voi, e particolarmente a Flavio amico in poesia da tanti anni.

      • Ottime poesie che s’intonano magnificamente con la musica e viceversa. Di una leggera malinconia, quella malinconia bianca, quasi dolce. Ma anche di soffusa rabbia, un sommesso urlo al cielo, un urlo delicato, quasi come quello del protagonista di Platoon, film di qualche decennio fa nel quale la disperazione della guerra è moltiplicata da piccole guerre interne (tra l’altro il pezzo di Barber è la colonna sonora).
        Poesia che avevo già avuto modo di leggere e che ritrovo qui da te con enorme piacere.

  3. chi sa il dolore lo sa anche raccontare, ce lo versa addosso e ci strappa all’abitudine quotidiana dei numeri, ringrazio Luigi Paraboschi di aver scritto così, rendendo giustizia alla terribile solitudine della morte in questo tempo, e di averlo fatto con la maestria di un’intima partecipazione che sussurra eppure urla

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