Gioielli Rubati 87: Filippo Fenara – Maria Allo – Katia – Francesca Tuscano – Jonathan Varani – Luisa Zambrotta – Barbara Auzou – Paolo Beretta.

Coreografia da applausi

Passerotti kamikaze
s’abbattono
su briciole di me,
mentre, ballerino,
volteggio leggiadro
sulla bocca
della pistola
impugnata
da un bambino
che si finge
Dio.

di Filippo Fenara, qui:

Coreografia Da Applausi

*

LA FINE DELL’INVERNO

La vita mette nuove foglie anche se
la luce ora chiude ogni spiraglio.
Sulla parete di fondo tanti libri
su cui spiccare il volo senza ali di sorta
così le parole hanno un corpo
prima di spegnersi e una memoria
più profonda che non si frantuma
come metafora riuscita
si condensa in noi fino a diventare
un punto sempre nello stesso punto.
Si vedrà il mondo sotto una diversa luce
nel vento che riprende fiato
mentre l’Etna tende orecchio al mare.
E noi?

In penombra, malgrado tanta luce
faccia degli occhi fessure e amore,
dov’è là in fondo il mare, qui lontano
piano da cui guardo e afferro
come fossi qui, integra negli occhi,
dove sono i punti migliori
verso cui andare. In volo, adesso,
ove ogni terrazzo è baciato dal sole.

di Maria Allo, qui:
https://nugae11.wordpress.com/2020/04/12/la-fine-dellinverno/

*

Indole

“Insolita è la curiosità
che si cela nelle donne,
nel sentirle a parlare a bassa voce dei loro cuori,
che si sbizzarriscono tra i sorrisi, gli sguardi ed i gesti
che han la durata di un respiro.
Ed è così, che a loro piace raccontare
di quelle piccole fantasie che racchiudono segreti e bugie.
Con la voce imbarazzata,
l’aria quasi intimidita
e la malizia incisa nel rimmel dei loro occhi”.

di Katia, qui:
https://scrivereperincontrarsi.wordpress.com/2020/04/13/indole/

*

ballata della chiesa vuota

quella notte mi chiedesti
se credevo in dio

eravamo ubriachi, abbracciati
dentro un letto vicino a una porta

non beviamo per questo?
t’avrei voluto dire, e non lo feci

poi mi chiedesti se potevi levarmi
la libertà, nera, che mi copriva i seni

ma io ti dissi no, e tu mi baciasti
con l’orgoglio del trafficante

la meraviglia dell’errore
la custodisti in due bottiglie

la mattina devi bere subito, di nuovo
– dicesti, con la sapienza del santo

e quando l’ombra divenne il muro
appena grigio di un mattino qualsiasi

mi portasti in una chiesa piccola, sgraziata,
e sussurrasti – prega, per la prima notte d’estate,

perché abbiamo peccato, dimenticando
il dovere del tempo, la buona norma dell’utile

finsi di essere il tuo pensiero,
perché ti amavo, e lì l’avrei tolta la mia libertà,

in quella chiesa, perché mi baciassi i seni,
prima che il giorno bevesse il suo perdono

quando ti avvelenarono, e io lo seppi,
avevo scordato il tuo viso,

la bocca e il suo marchio,
eppure, lo sguardo tenero del ladro

e la mano, che mi indicava il luogo
dell’immobile pianto del folle,

sono rimasti ancora nell’angolo bello
di cui non riuscisti a essere icona

di Francesca Tuscano, qui:
https://www.facebook.com/francesca.tuscano.3?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARB86SIYC5gg6bLXnsDEGH2xE59TJdBCtnJ39or3u_kVyiRcpdRbiSCOzskuyhjaHtSiRu8lFHyzXEbx&hc_ref=ART-SDoFzwakSQyeoZg6K5pVqEGJohgx3KxdrFqwiDWS_kjM_SRHlhQv8pqwkGgyKIY&fref=nf

*

[muri&parole]

Le parole
sprangano portoni
e si resta fuori
dalla lotta delle
voci

dentro stanze
ai bordi del nido
con le mani lontane
da qualsiasi portafortuna,

e quell’agitarsi dei fatti
che non cambiano idea

e il corpo smarrito

21 grammi sottopeso.

di Jonathan Varani, qui:
https://tremoridinchiostro.wordpress.com/2020/04/14/muriparole/

*

Il giardino non lo sa

Il giardino non lo sa
che oggi l’aria è greve
e si gode il suo risveglio
elargendo doni odorosi.

Così come non sapeva
che anch’io potessi avvizzire
ora ignora
che mi è diventato arduo rinascere.

di Luisa Zambrotta, qui:
https://wordsmusicandstories.wordpress.com/2020/04/16/il-giardino-non-lo-sa/

*

Lettera trentacinquesima

Ti scrivo
Mentre sento che alla vita è stata preferita l’economia, mi mordo la lingua per far sanguinare le gengive
E poi ancora una volta mi viene inflitto questo intimo « prenditi cura di te » che mi fa controllare se non sto andando alla deriva o se la zia Denise non è nascosta dietro la radio
Cerco instancabilmente le curve degli abbagliati con gli uccelli
Di che cosa abbiamo fatto della bella vita per ballare a porte chiuse in queste piccole domeniche della notte?
Come imparare di nuovo a descrivere le facce quando finalmente hai attraversato i polmoni?
Che lingua strapperò ora dalla glottide che ho rubato a Jeanne Moreau?
Un ascensore per risalire il patibolo?

di Barbara Auzou, qui:
https://lireditelle.wordpress.com/2020/04/18/lettre-trente-cinquieme/

*

La mia schiena

la mia schiena
è piegata
collassata
assuefatta
ma non ancora indurita.
se ci provo – lo so
poco poco la muovo.
comincio piano
dal basso
dalla curva più pigra
appesantita
squassata
insieme al bacino.
spingo in fuori l’addome
che è il centro:
curiosità, coraggio.
respiro
m’inarco
appena sotto il diaframma
giace un nuovo destino.
se smetto di subire
e raddrizzo
in mezzo al torace
quel virgulto proteso
come radice a una rupe
ecco, quasi
scaturisce una voce.
la mia schiena
è schiacciata
ritorta
parola trascritta
da mano malferma.
è un grido mancato
un verbo incompiuto
o forse ceduto.
è metafora
è vita
che ancora stride
e muta
nella più piccola piega.

di Paolo Beretta, qui:
https://uncielovispodistelle.wordpress.com/2020/04/11/la-mia-schiena/

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31 pensieri su “Gioielli Rubati 87: Filippo Fenara – Maria Allo – Katia – Francesca Tuscano – Jonathan Varani – Luisa Zambrotta – Barbara Auzou – Paolo Beretta.

  1. grazie e buona domenica a te e a tutti per le buone letture. Il mio stato d’animo attuale mi avvicina particolarmente ai versi dell’amico Filippo e a quelli di Barbara Auzou.

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