lettera a un porto mai aperto

impossibile chiarire oltre
i rigori dell’inverno.
capelli umidi fino alla spalliera
scavavano clavicole strette.
inutili i sogni,
una vita a difenderli
nei propri ridotti.
in pioggia
o con sole ancora più battente
stesse scarpe
a coprire dita indurite,
piante senza ritorno,
uno sbaglio di laboratorio.
chi ha visto lanciare per aria
le parole e perdersi
dentro un buco nero
per ritrovarle altrove?

in vita nessun quarto di nobiltà,
ghigliottinati i monarchi,
tagliato il colletto bianco alla camicia.
in sonno
l’ostinazione a guardare il mare,
da vicoli dietro un porto mai aperto,
dove anche l’ultimo libraio ha chiuso
in attesa del libero precipitare
da un balcone alle stelle

22 pensieri su “lettera a un porto mai aperto

  1. voce di potente richiamo, certo che si, ghigliottinati i monarchi, ma i quarti di nobiltà resistono, camuffati, non han più sangue blu, a dire il vero dubito che circoli sangue in certe vene
    buongiorno Flavio

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