Ascolta & Leggi: Genesis con un ricordo di Beppe Salvia

Lo scorso Sei Aprile quasi nessuno, me compreso, ha ricordato Beppe Salvia a 35 anni dalla morte. Fosse vivo avrebbe 65 anni, esponente di primo piano, assieme a Toma e Pagnanelli, di una generazione di veri poeti che, forse o forse no, avrebbe potuto dire ancora tanto, ma ha scelto di auto affondarsi.

È primavera ormai e passo il tempo
libero a girare per strada. Guardo
chi non conobbe il dolore e ricordo
i giorni perduti. Perdo il mio tempo
con gli amici e soffro ancora un poco
per la mia solitudine.
Ora ho tempo per leggere per scrivere
e forse faccio un viaggio, e forse no.
Sono felice e triste. Sono distratto
e vagando m’accorgo di che è perduto.

*

Adesso io ho una nuova casa, bella
anche adesso che non v’ho messo mano
ancora. Tutta grigia e malandata,
con tutte le finestre rotte, i vetri
infranti, il legno fradicio. Ma bella
per il sole che prende ed il terrazzo
ch’è ancora tutto ingombro di ferraglia,
e perché da qui si può vedere quasi
tutta la città. E la sera al tramonto
sembra una battaglia lontana la città.
Io amo la mia casa perché è bella
e silenziosa e forte. Sembra d’aver
qui nella casa un’altra casa, d’ombra,
e nella vita un’altra vita, eterna

*

Abbiamo nel cuore un solitario
amore, nostra vita infinita,
e negli occhi il cielo per nostro vario
cammino. Le spiagge i cieli, la riva
su cui sassi e rovi e il solitario
equisèto, e colli erbosi grassi
rioni, città dispiegate come
belle bandiere, e nude prigioni.
Questa è la nostra vita. Questi nostri
volti vagabondi come musi
di cani ci somigliano. Il vento
il sole le corolle rosse e blu,
i sogni mai sognati i nostri sogni.
Questa è la nostra vita e nulla più

*

Lettera

Viene la sera, è vero, silenziosa
piove una luce d’ombra e come
fossero i nostri sensi inevitabili
improvvisi, noi lamentiamo
una più vasta scienza.
Aver di quella il frutto
appariscente, la bella brama,
e l’ombra perfino, di sussurri
e di giochi, come bimbi.
Ma io lo so Serena io non posso,
in questi tempi segnati dal segreto
di cui s’invade
la nostra intimità,
vivere adesso se non con tale affanno
e così lieve.
Di questo amaro stento già si fa più vero
un sentimento pago di letizia, al modo
che alla sera insieme
andando per le strade
chiare, l’ho visto, d’ombra
e di segreto,
noi siamo tra i perduti lumi
esseri più miti di chi
venuto prima di noi
ebbe solo a soffrire
salvi quasi per caso, e in questo prodighi.
I baci sono bellissimi doni.

*******************************************

Beppe Salvia è nato a Potenza nel 1954, viveva a Roma, dove si è tolto la vita nel 1985. Ha pubblicato le prime poesie su “Nuovi Argomenti” alla fine degli anni ’70 e sulle riviste “Prato pagano” e “Braci”. A parte Appunti (Tipografia T. Pantò edizioni, 1978) e Lettere musive (Quaderni di Prato pagano, Il Melograno-Abete Edizioni, 1980), la gran parte delle sue poesie sono uscite postume: Estate di Elisa Sansovino (Quaderni di Prato pagano, Il Melograno-Abete Edizioni, 1985), Cuore (Cieli celesti, Rotundo, 1988), Elemosine Eleusine (Edizioni della Cometa, 1989), I begli occhi del ladro (a cura di Pasquale Di Palmo, Il Ponte del Sale, 2004), Un solitario amore (a cura di Emanuele Trevi e Flavia Giacomozzi, Fandango, 2006).

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