A Mario Benedetti (R.i.p.)

E’ venuto a mancare ieri Mario Benedetti, poeta italiano. La terra gli sia lieve.

Che cos’è la solitudine.

Ho portato con me delle vecchie cose per guardare
[gli alberi:
un inverno, le poche foglie sui rami, una panchina vuota.
Ho freddo, ma come se non fossi io.

Ho portato un libro, mi dico di essermi pensato in un libro
come un uomo con un libro, ingenuamente.
Pareva un giorno lontano oggi, pensoso.
Mi pareva che tutti avessero visto il parco nei quadri,
il Natale nei racconti,
le stampe su questo parco come un suo spessore.

Che cos’è la solitudine.

La donna ha disteso la coperta sul pavimento per non
[sporcare,
si è distesa prendendo le forbici per colpirsi nel petto,
un martello perché non ne aveva la forza, un’oscenità
[grande.

L’ho letto in un foglio di giornale.
Scusatemi tutti.

*

Quarantena 13

Er Monnezza dice che le bollette di aprile saranno più basse di oltre il 10% non tanto per il calo vertiginoso del barile di petrolio, quanto per l’enorme impennata nell’autoproduzione di scorregge che sta sommergendo il mercato dell’energia auto prodotta. Noi, quindi, molto meglio di Svizzera, Austria, paesi scandinavi. Almeno questa reclusione sarà servita a qualcosa, per cui #iostoacasaanchepertefalloanchetu merita un
#piantaladirompereicoglioniconsteariedaprimodellaclassealtrimentitiscorreggioinfaccia : stiamo in casa il più a lungo possibile e, forse, salveremo la ghirba. C’è poco da aggiungere, salvo l’atroce vendetta di Agone l’edicolante che mi ha ritratto in mascherina, messo in rete, mentre gli lanciavo addosso una manciata di vairus. Quel ragazzo è incorreggibile.

Ascolti amArgine: Through my sails – C.S.N. & Y. (1975)

Oggi ho bisogno di riascoltarla, perché ha un senso di libertà dimenticato nella malinconia: quella che doveva essere l’ultima canzone di Crosby, Stills, Nash and Young in studio assieme. Buone vibrazioni a tutti.

TRA LE MIE VELE

Ancora luccicante delle luci della città
Mi elevai al paradiso
Incapace di scendere
Per ragioni che non avevo considerato

Totale confusione
Disillusione
Nuove cose che sto imparando

Sono in piedi lungo la costa
È così bello là fuori
Partire con il vento che spira
Ma l’amore chiede cura

Conoscimi, conoscimi
Mostrami, mostrami
Le nuove cose che sto imparando

Il vento soffia tra le mie vele
Come se io me ne fossi andato
Partito con il vento che spira
Tra le mie vele

TESTO ORIGINALE

Still glaring from the city lights
Into paradise I soared
Unable to come down
For reasons I’d ignored

Total confusion
Disillusion
New things I’m knowin’

I’m standing on the shoreline
It’s so fine out there
Leaving with the wind blowing
But love takes care

Know me, know me
Show me, show me
New things I’m knowin’

Wind blowing through my sails
It feels like I’m gone
Leaving with the wind blowing
Through my sails

Ascolta & Leggi: Boston e tre poesie di Angeles Mora

Notte e giorno

Il giorno è finito quando viene la notte
lenta da cui non voglio
partire. Estenderlo
fino a quando chiudo gli occhi
è un ordine irresistibile
del mio essere tranquilla.
Forse rifiuto di lasciar passare la vita
o arriva la mattina e i suoi mandanti.

La casa è un disastro,
in cucina
i piatti dormono, pentole sfuse.
invece i libri da leggere mi chiamano
vivi dal tavolo,
pagine vuote.
Voglio solo che l’orologio dimentichi.
Ricordo le pagine in
cui mio padre scriveva lettere
di notte, anche mia madre le
firmava, lasciando per
un momento i pulsanti e il rammendo
o l’uncinetto delle serate muffe.

Non ho mai voluto lavorare all’uncinetto, ho
preferito leggere il giornale
o scrivere scarabocchi alla luce della lampada.
Ho imparato ad amare ancora, a possedere le mie notti.
I genitori non hanno spazzato la casa,
mio fratello è entrato in cucina da poco,
ho fatto la maionese
pulito la polvere per aiutare: durante il
giorno.

*

IN MORTE

Sono nata una vecchia notte
dal freddo di dicembre.
Nervi, corse a casa,
vapore caldo
fretta, lacrime, urla,
Sussurri e pannolini.
Le luci di quella stanza
sono andate via con le mie lacrime
durante la crescita
tra il ruggito della gente nelle strade.
Si calma dentro e fuori l’eccitazione,
ho ricordato mia madre come in sogno.

In quella discrepanza
-Tutto un presagio-
Ho vissuto per sempre.
Fuori dal mondo io,
quella stanza, quelle braccia,
quella culla

Sono arrivata molto tardi l’anno che stavo per partire
e quello che è arrivato mi ha trovato addormentata.

*

IERI

Ieri mi ha fatto questo.
Non so dove sia
colui che mi ha sciolta, sì:
è qui con me
Presente ogni giorno.

*********************************************************

Ángeles Mora (Córdoba, 1952) si è laureata in Filologia ispanica presso l’Università di Granada, città in cui risiede dai primi anni 80. Nel 1982 ha pubblicato il suo primo libro di poesie: Pensando che la strada stia andando dritta . Nel 1985, La canzone dell’oblio. Nel 89 ha vinto il “Premio Rafael Alberti” per la poesia col suo libro: The Thirty Years ‘War (1990 e 2005). Del 1990 è anche La signora errante. Altri suoi libri: Poetic Anthology (1995, a cura di Luis Muñoz); Camera soggettiva (1996); Calligrafia di ieri (2000); Le donne sono magiche? (2000). Con contraddizioni, uccelli(Visor, 2001) ha vinto il “Premio internazionale di poesia Ciudad de Melilla”, libro che è stato tradotto in italiano (Torino, Edizioni dell’Orso, 2005). Sempre nel 2005 una sua antologia poetica appare nella Biblioteca Virtuale Miguel de Cervantes. Ultimo libro pubblicato: Under the carpet , Visor, 2008. Attualmente collabora come editorialista d’opinione sul quotidiano Granada Hoy e con poesie e recensioni critiche in varie riviste letterarie.

Quarantena 12

‘fanculo al ventisei marzo, bruttissima giornata, questo poi è stato esemplare più che un ventisei marzo è un due novembre, ma pure i cimiteri sono chiusi. Preferirei andarmene a caccia di pokemon, piuttosto che starmene qui confinato come un lebbroso a leggere certe cazzate che circolano sui più disparati siti e sui social. Comunque quel #iorestoacasaperte o anche quel #andràtuttobene oppure #insiemecelafaremo sono molto più ridicoli e velleitari di quel #Vincere! di mussoliniana memoria. Piuttosto sarebbe molto più efficace una roba tipo #seuscitevifacciamoiltappone, un ottimo deterrente, anche più realista; da qui a luglio (di quale anno?) sarà molto lunga.

Ascolti amArgine: We Love You – Rolling Stones (1967)

La canzone, percorsa dai rumori dei passi e dei catenacci dentro una prigione, fu scritta da Mick Jagger e Keith Richards in occasione dell’arresto per droga subito da parte della polizia del Sussex. L’arresto giunse al culmine di una feroce campagna di stampa ordita contro i Rolling Stones (ma anche contro altri artisti di primo piano, come Donovan, Pete Townshend de The Who e Ginger Baker dei Cream) da “News of The World”, che fu poi al centro dello scandalo di “phone hacking” corredato da clamorosi suicidi ed arresti e che il proprietario Rupert Murdoch chiuse definitivamente nel luglio del 2011. Il brano fu registrato con due coristi d’eccezione John Lennon e Paul Mc. Cartney. Buon ascolto

NOI VI AMIAMO

A noi non interessa sapere solo se voi avete amato “noi”
A noi non interessa sapere solo se prima voi amavate “noi”
Noi vi amiamo. Vi amiamo e speriamo
che anche voi amiate “noi”
Noi amiamo “loro”. Noi amiamo “loro”
E vogliamo che anche voi amiate “loro”

A noi non importa se voi ci perseguitate
E ci imprigionate
Spranghiamo tutto questo nelle nostre menti perché
Noi vi amiamo, vi amiamo

Non ci sconfiggerete mai
Non vestiremo mai le vostre uniformi
Non ci importa del posto dove ci avete rinchiusi
Perché noi vi amiamo
Ovviamente è così.

Vi amo, io vi amo
E spero
Che anche voi stiate bene
Noi vi amiamo. Lo facciamo. Vi amiamo.
È vero.

TESTO ORIGINALE

We don’t care if you’d only love “we”
We don’t care if you’d only love “we”
We love you
We love you
and we hope that you will love “we” too

We love “they”
We love “they”
And we want you to love “they” too
Ah…

We don’t care if you hound “we”
And lock the doors around “we”
we locked it in our minds ‘cos
We love you
we love you

You will never win “we”
Your uniforms don’t fit “we”
We forget the place we’re in
‘Cause we love you
We love you.
Of course, we do

I love you
I love you
And I hope that you are grooving too
We love you
We do
We love you.
We do
Ah…

Ventisei Marzo 1999

Ventisei Marzo 1999,
non so perché questi filari
sembrino così efficaci
nel lasciarsi attraversare
dall’improvviso rovescio,
stanchezza posa sulle bontà
di un rettilineo intrigante
in Appennino.

Sono tornato col mio fascicolo
sempre pieno di carte a parte
per vedere passanti stanziali
passare ancora e ancora,
circumnavigando un fossato
che porti sempre
alla partenza.

Il caffè conserva
l’aroma polveroso di sempre
la sua parte migliore
melma ancora in fondo alla tazza,
senza che sia possibile
abbassarne il prezzo
o la data di decesso.

Ma’ è ramo ubriaco di vento
lasciata tutta notte
a sognare dietro l’uscio,
giocoliera impassibile
che avvia anelli e bandiere
senza che nessuna abbia
facoltà di rotolare a terra.

Un martedì sterile
passa inosservato,
come formazione politica
di recente costituzione,
il tempo addenta
l’appuntamento rinviato
con questo destino.

Quarantena 11

Data la situazione, e al grido di “ogni (mascherina) lasciata è persa”, nonostante la furia degli elementi ho deciso di uscire. Ho anche provato a rimorchiare la vigilessa che mi ha fermato, invitandola a casa a vedere la mia parure di autocertificazioni, ma non c’è stato verso. Siamo dunque arrivati al dodicesimo castellano contagiato, oltretutto oggi un freddaccio invernale e per un’oretta ha pure nevicato. Ecco, mi sa che pesche, albicocche e kiwi ce li siamo giocati. Per oggi abbandono Er Monezza, a favore di Peter Cushing, il leggendario Dottor Van Elsing di tanti horror vintage. Ho scoperto che assomiglia un sacco, però è più bello, al mitico Attilio “è solo un’influenza” Fontana (non Jimmy) il presidente della Regione Lombardia, noto più che altro per le sue ridotte capacità di politico e amministratore. Peter Cushing mi ha portato, come un vero spirito guida, verso una tabaccheria, dove ho comperato anche un bel mazzo di plastificate romagnole (ho francamente odiato la commessa, quando mi ha detto “così ti farai dei bei solitari”) che, se tanto mi da tanto, torneranno molto utili. Poi al supermarket ho pure trovato un pacchetto di mascherine, utilissime a non farmi riconoscere quando uscirò la prossima volta. Io e la Carolina abbiamo organizzato un defilé con le nuove mascherine, ma in ora di pranzo e abbiamo capito che non era il caso. Da Agone ho magnificato le incredibili capacità di dilatazione della mia sacca scrotale, ma lui, brutta persona, mi ha detto di averla ancor più dilatata. A quel punto mi sono offerto di tossirgli addosso, ma ha declinato, non capisco perché.

Tu ci tieni – Skiantos (1980)

Dai Poetella, non storcere il naso… questi lo sapevano con 40 anni di anticipo, per Bach!

Lo so che ci tieni,
questa guerra tu la temi
tieni il vino nella paglia,
ti dispiace la battaglia
il tuo cuore stava giù (giù!)
l’hai saputo alla TV
tu mangiavi provoloni,
ma non hai grossi coglioni (no!)

Non ti perdere l’assalto
che ti lancia molto in alto
Non ti perdere l’assalto
che ti lancia molto in alto

A te sembra esagerato,
ritornare al passato
già sei colto con misura
il duello fa paura (sì!)
ma stai pure rilassato,
tu sei solo di passaggio
il pensiero occidentale (no!)
non prevede l’arrembaggio

Quando c’è l’epidemia,
puoi scappare dalla zia
mentre in caso d’esplosione
provi solo l’emozione
quando scendi dal droghiere
chiedi un kilo di bromuro
se rimani solo tu
il primo anno sarà duro

Se rimani solo tu
il primo anno sarà duro…

acqua

torna la moda dei cigni,
valige di stracci
e qualche pseudonimo,
per i bagni d’acqua
basterà la bocca giusta

il mondo non è
un individuo bizzarro,
respira, nutre, si nutre,
fa l’amore coi suoi figli,
invecchia, muore

di spalle al lago
l’orizzonte ininterrotto
domanda senza risposta
al mondo che ha sete, scivola
un segnalibro d’insonnie