Pio Bovary

Non credo molto in dio,
ma l’elemento sorpresa
in tutta la mia vita
non è mai mancato.
Fin da piccolo, mamma diceva
diventerai forte come un toro,
mi toccò la parte peggiore.
Niente mogli, niente figli,
niente suocere: mi fecero mansueto
e rimasi per campi
a tirare un vomere ostinato come colpa.
Va beh, senza me
Roma non sarebbe mai nata,
il grano neppure,
e non ho avuto l’infelicità
di rompermi le palle.
Una sera però decisi di andarmene.
Il padrone era cattivo,
troppe botte, poca paga.
Tagliai per i campi,
i lupi a casa a vedere la Tv,
m’infilai dentro una stalla vuota.
Arrivarono due clandestini,
lei era grossa e faticava a camminare,
montava un somaro antipatico
e supponente.
Poi, non ricordo come fu,
i flash dei fotografi,
un pubblico da grandi occasioni:
mi trovai in sala travaglio
ma di ostetriche nemmeno l’ombra.
Per me, operaio agricolo,
fu l’apoteosi, fino a quando
poco dopo smontarono il set,
spensero stella e luci,
arrivarono gli sbirri
e terminai dentro un macello.

Ascolta & Leggi: Andrea Bocelli e due inediti di Luigina Bigon

Ringrazio Luigina Bigon per la sua squisitezza nel concedermi la pubblicazione di questi suoi due ottimi inediti; l’accompagnamento musicale è consono ai contenuti della lettura. A domani.

Noi…

Era Natale un tempo,
Natale di fiati di pecore
di pastori muschi zampogne
e l’amore aveva il sapore
del latte appena munto.

Traboccava la mangiatoia
di Te bambino
sulle labbra di tutti, a dirci.

Ma questo Presepe soffoca
nel pianto di tante Maria
devastate dalle doglie.
Pochi i pastori a riscaldare
la greppia, dar fiato alla vita,
mentre Tu stai nascendo
senza terra
in questo Natale che si spegne
nel chiasso

noi … … …

*

GESÙ, BAMBINO DI GUERRA

Urla grida, schiantano
gli aeroplani,
Eva partorisce tra scheletri roventi.
E la culla?
Macerie carne sangue!
Questa la greppia?
E il bue e Tua Madre?
Labirinto questa notte,
e la cometa che si spegne dentro un boato.

Mi brucia la gola vederti impotente come me
con tutti quegli angeli spauriti
che ti volano intorno.
Ho visto le anime volare
mentre Tu scendevi su quel macero in fiamme
(che tuo padre ti abbia abbandonato appena nato?).

Gesù, bambino di guerra
con le piccole mani rose di paura
ti vedo correre scalzo, vestito di nulla
con il vento che ti gonfia di fame.
(Forse anche tu dubiti come me)

Arrivano i pastori con la cometa sulle spalle
sono i portatori buoni, una schiera di santi
a rifarti la culla, a ridarci il Presepe.

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Luigina Bigon è nata a Padova, dove risiede. La sua professione si è svolta nell’ambito dell’Alta Moda. Sue creazioni sono esposte nella Saletta Egizia del Museo della calzatura femminile ROSSIMODA di Stra (VE) vedi Europena a Collections e Luigina Bigon – Google Arts & Culture. Dal 1980 fa parte del Gruppo letterario Formica Nera partecipando alle molteplici antologie e quaderni di poesia del Gruppo. Nel 1989 è stata cofondatrice del Gruppo poeti Ucai di Padova e curatrice delle Antologie poetiche del Gruppo. Ha ideato e curato la collana di aa.vv. “… in versi” realizzando le antologie Camminando… in versi; Gelato… in versi e Occhiali… in versi. Ha pubblicato le sillogi: Barattare Sogni; Lucenèra; i poemetti Cercando ‘O’ e Diacronicità, con traduzione in inglese di Adeodato Piazza Nicolai. Promotrice e curatrice di Vajont – Padova e i suoi artisti, tradotta da A. P. Nicolai. Sue liriche sono state tradotte e pubblicate nelle riviste newyorkesi “Chelsea”, “Gradiva”, Foro “Italicum” e altre italiane tra cui “Scorpione Letterario” voluta da Alfredo De Palchi e curato da Antonia Arslan.

di tanta acqua

è bello alto il Po quest’anno.
accarezza di fango le sue sponde
e le mie.
non è più ospite svogliato d’isole.
a volte è preso dal desiderio,
la sua donna si chiama Nebbia

che apostasia ogni amore!
vaga senza sorvegliante su corridoi
tutta velata di bellezza.
corre verso friabili amanti
a goderne sospiri da brandelli d’abiti
gettati, come loro, gli uni sugli altri

chissà,
vedremo nubi meno nere sulla Bassa
e forse ben prima
delle carezze bianche dell’anno a venire.
eppure, di tanta acqua
brillano gli occhi

Lost man

Ascolta & Leggi: Bridget St. John e Alfonsina Caterino

MARIO

ora che della vita
ti avvolge solo
il fruscio dei fiori,
nel silenzio riparatore degli avvoltoi
sul crollo estremo della pena
stai percorrendo
in petto al pentimento
l’Anima infiammata

Adesso l’infinito
e il vento perso nei capelli
sanno di te veramente.
Quando salivi
a misura di bambino
la scala che desideravi essere
onesto e generoso uomo
buono come la vita cuce
i propositi
sulla Croce

E’ mattino
Mario – Già le rondini
soffiano sui cipressi
un canto padrone della morte – Gli affari
fermi sulla neve
rovesciano i pensieri – Lontana
si intravvede la tua mano
grande
abbracciare il mare
e baciare in fronte le
sue creature
amate …

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Alfonsina Caterino insegna a Roma.
Ha pubblicato nel 2006 la raccolta poetica COME UNA FARFALLA (ed. Il Filo, Roma).
Nel 2009 ha pubblicato il racconto “LA CASA DI ZUCCHERO” sul periodico Narrazioni e nel 2011 la silloge poetica, “NEL TEMPO DELLA GUARDIA” ed. Dante Alighieri Napoli.
Nel 2014, il suo racconto “LA LUCE SOVVERSIVA” è stato segnalato al concorso internazionale di Poesia e Prosa, indetto dalla Casa Editrice Puntoacapo e pubblicato dalla stessa.

*

Bridget St John, pseudonimo di Bridget Hobbs (Londra, 4 ottobre 1946), è una cantautrice britannica, conosciuta in particolare per i tre album incisi tra il 1969 e il 1972 per la Dandelion di John Peel.
Il suo esordio discografico è del 1969: Ask me no questions.
Il suo secondo album, Songs for the Gentle Man, è stato prodotto da Ron Geesin. Dopo Thank You For…, del 1972, nel 1974 ha inciso per la Chrysalis Records Jumblequeen (in cui appaiono Stefan Grossman e membri dei King Crimson e dei Jethro Tull).
La sua popolarità raggiunse l’acme nel 1974, quando un sondaggio curato dal Melody Maker tra i suoi lettori la indicò come quinta più popolare cantante donna del momento.
Nel 1976 si è trasferita al Greenwich Village, scomparendo dalla scena musicale.
È riapparsa nel 1999, ad un tributo a Nick Drake svoltosi a New York, eseguendo Northern Sky e One of These Things First. Nel 2006 ha girato in tour il Giappone, insieme alla musicista minimalista francese Colleen.
John Peel la considerava la miglior cantautrice britannica.

Nubi in corso

Ricordo un sogno fianco a fianco
in passeggio verso infelicità e nostalgie.
A volte il commiato copre i piedi
sotto un plaid di sabbia.
Non è stata sabbia né ghiaia.

L’alba svela un’isola,
il tempo prosegue deciso sullo stesso corso.
Notti più lunghe e tutto meno
anche una sigaretta è più breve.

Nubi in corso
da coprire ovunque sia il lumicino.
Niente mare tutto intorno.
Spengo

Gioielli Rubati 70: Anna Maria Curci – Daniela Cerrato – Carlo Selan – Bianca Bi – Rosario (Sarino) Bocchino – Bruno Navoni – Annalisa Rodeghiero – Eva Terzoni.

Dodici dicembre

Alba tesa di ricordo e sgomento
ora grave delle storie scavate
di voci che si affollano chiedendo:
perché quel giorno, perché noi, perché loro?

Ogni giorno, e oggi, a cinquant’anni,
compone la memoria con l’affanno
il terrore lo strazio l’esplosione.
Trema barcolla rimembrando prosegue.

12 dicembre 1969 – 12 dicembre 2019

di Anna Maria Curci, qui:
https://www.facebook.com/anna.curci.37?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARBvj863CBFYwROypIjWSjQnmw8PxXjbX76DCyq8zQCQ2oa_0aPEjP4MaPzK-mJ0ajqHfWI_kb3Nbqdl&hc_ref=ARRe2YGNfJvo8VLcJFNvm-EELUqXdvvVb_rAZoU01yJ6KbxfdV7tMSesyB6CjFMSUho&fref=nf

*

Visionando pensieri

La condensa opacizza
rende il vetro smerigliato.
Un vedo e non vedo
abbozzo di sagome in sequenza
tra luci che fiondano il buio
e il voler essere dissolvenza.
Torna il verde al semaforo.

di Daniela Cerrato, qui:
https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/2019/12/11/visionando-pensieri/

*

« […]
Il cielo gira verso Cividale, gira la bella luce
sulle manine che avevamo, che è stata la vita essere vivi
[così.»*

* Mi sei sembrata stanca, non so come dirti,
sfioravi soltanto e qui che si vive
mi sedevo un po’a lato nei marciapiedi
il cappotto usato, gli occhiali sporchi,

mi sei sembrata quando svegliarsi ancora
per il caldo a novembre, ancora soli, ancora ieri
e poi come guardarsi, il mio sguardo nel tuo,
e non volere partire. Non c’era un bisogno di pensare
queste poche cose e gli anni trascorsi,
capitava la casa nuova, l’appartamento,
non si sapeva spiegare.

Si stava come poco difesi
si diceva come quasi per scherzo
«è bello qui», «mi sembri invecchiato»
«forse dovrei bere di meno», «ricordati domani
di non fare troppo forte, ricordati,
se puoi prova a non svegliarmi».

di Carlo Selan, qui:

Carlo Selan. In fianco una vita

*

Non so come scrivere

non so come scrivere
questo dolore che mi stanca il corpo
giovane
non guardano più dintorno
gli occhi
non sono catturati da voi
e dalle cose nemmeno l’albero
con le sue lente foglie cadenti
li incanta
mi sembra un muschio lo strato
che chiude le mie labbra un freddore
vivifica i seni e i fili d’erba scricchiola
qualcosa oltre le palpebre
ma tutto è fremito immobile
attonita postura
delle ombre nell’eclissi
una notte in pieno giorno
orrore di chi si guarda morto

di Bianca Bi, qui:
https://biancabiblog.wordpress.com/2019/12/14/non-so-come-scrivere/

*

dove il tempo è tremore

e resto solo
con le mie parole senza posto
a graffiarmi invano
come un dubbio sparso tra le mani

parole con la voglia di essere il vento
che capita sulle rose,
spesso in tristezza
quando si fissa in poesia

parole che amano il buio
e qualche assenza da barattare in frase,
piccole promesse dagli occhi bagnati
che piangono la strada

perfino tra i dintorni candidi di un cane
dove il tempo è tremore
nonostante una piccola carezza
e ogni solitudine un veloce passo di luna

alla fine sono la voce
che s’impara in silenzio,
il viaggio di un’altra cosa,
uccelli a svanire come il passato

di Sarino, qui:
https://rosariobocchino.wordpress.com/2019/12/13/dove-il-tempo-e-tremore/

*

AFFRETTATI, AFFRETTATI …

Agli altri resterà l’invidia, e a noi la malizia
Di averla suscitata, ma affrettati tesoro
È arrivata ancora primavera,
quella che sa di cedere all’inverno:
insomma, l’ultima.

Affrettati, affrettati così che la deriva porti
con sé quel che rimane di noi
Che nulla cada nel desiderio inappagato
E che la dea della Tristezza nulla possa rapire
Rinchiudere, conservare, nascondere
E tutto senza dolore
Affrettati, affrettati prima che il desiderio ci strazi e la
Fame ritorni senza il vino e il pane dei sogni
Senza il vino e il pane dei corpi

di Bruno Navoni, qui:
https://brunonavoni.wordpress.com/2019/12/06/affrettati-affrettati-poesia-con-autoironia/

*

Questi silenzi che portiamo velati
dopo tanto clangore d’imperturbate ore accese
-dove si confondevano origine e destinazione –
questi silenzi che sbrecciano da fuori
e a poco a poco irrompono nel tempo dei bilanci,
siano per l’anima questi silenzi di solstizio-
aurea Luna della Quercia
nella notte più lunga- squarcio, lanterna.

Tessera inedita numero 19

di Annalisa Rodeghiero, qui:
https://www.facebook.com/annalisa.rodeghiero?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARDLAkLx6v_4YYjjAggCJI5ICUgUwRqvTqpOXIG8w3a-syAvGX1cQ1atLzGK7ZT9vy99d2MnXwHWuvnV&hc_ref=ARREP4YLxJE2pgnfhaV6v1iVem5q0eKzBPFRiMuXHd-RzqOMXmOvXN4QraJSp10i_Yo&fref=nf

*

LA PRIMA DONNA

Chi di voi e’ mio figlio? Chi di voi
ha il mio naso, il viso, gli occhi,
la mia pelle, il ritmo feroce
del mio cuore in corsa?
Ai primordi la mia anima fu
un granello di sabbia
divenne roccia e montagna infinita
allattata dai respiri perenni
dei miei innumerevoli figli.
Chi di voi quindi e’ mio figlio? Tutti voi
lo siete, figli e madri e padri
di quel granello pulsante che riposa
nel mio intimo ultimo sacro mistero.
Grazie per avermi creato.

di Eva Terzoni, qui:
https://www.facebook.com/groups/503082109797438/

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Odierna

Coperti di maniche per non sorridere,
non confessare anzitempo, che poi
ogni crimine cade in prescrizione.
Pochi conoscono il norvegese, tardano
in qualsiasi versione i condoni.
I cordoni stringono borse.
I fianchi, delizia e croce,
tutti acquattati dietro un cespuglio,
ma nessuno sta dalla stessa parte.
L’indovino sempre pronto a cogliere
le fate, gli umori, il nero delizia
dato in pasto ai verri.

Ascolti amArgine: Disbelief Suspension – Mark Lanegan Band (2019)

Somebody’s Knocking, il disco 2019 di Mark Lanegan e della sua Band uscito poco tempo fa, è un’autentica forza. Un disco contemporaneamente acido e torrido, oltretutto dotato di una forte carica sensuale: una festa per le orecchie più fini. Uno dei migliori album dell’anno che va a concludersi. Questo assaggio la dice lunga, buon ascolto.

SOSPENSIONE INCREDULITA’

Sto andando in centro nella direzione sbagliata
Sono un incendio a incontrollabile, non un’autopompa antincendio
Vuoi cavalcare? Vuoi fare un giro?

Giù è su, la mia sospensione incredulità
Farà passare una lama attraverso la terza dimensione
Vuoi cavalcare? Vuoi fare un giro?

Per prenderne un pezzo, devi entrarci dentro
Vieni zoppo, ne avrai solo una parte
Di chi è la colpa se sei col culo per terra
Assapora la vergogna e tagliati finché non fa male
Fino a quando non fa male

Gocciolare, gocciolare, gocciolare acido dal contagocce
Andare a volare al sole in elicottero
Vuoi cavalcare? Vuoi fare un giro?

TESTO ORIGINALE

Going downtown in the wrong direction
I’m a five-alarm fire, not a fire engine
You wanna ride? You wanna take a ride?
You wanna ride? You wanna take a ride?

Down is up, my disbelief suspension
Is gonna run a blade through the third dimension
You wanna ride? You wanna take a ride?
You wanna ride? You wanna take a ride?

To take a piece, you got to get inside of it
You come up lame, you only get a part of it
Who’s to blame if you roll around inside the dirt
Taste the shame and cut yourself until it hurts
Until it hurts

Drip, drip, dripping acid out of the dropper
Going to fly to the sun in a helicopter
You wanna ride? You wanna take a ride?
You wanna ride? You wanna take a ride?

To take a piece, you got to get inside of it
You come up lame, you only get a part of it
Who’s to blame if you roll around inside the dirt
Taste the shame and cut yourself until it hurts
Until it hurts

Going downtown in the wrong direction
I’m a five-alarm fire, not a fire engine
To take a piece, you got to get inside of it
You come up lame, you only get a part of it
Who’s to blame if you roll around inside the dirt
Taste the shame and cut yourself until it hurts
Until it hurts

Letture amArgine: Fani Ardelean

RINGRAZIO TE, MADRE INFINITA

Ringrazio la terra per il sostegno
dei miei passi.
Che non affondano nel nulla
ma sono ben saldi e protetti sui sassi.
Ringrazio la vera madre di tutti noi,
figli coscienti o meno di questa comune ipnosi,
L’abbiamo chiamata simbiosi comune,
O casa
di energie, genesi.
Nessuno è separato se non nelle menti,
Milleusi di pensieri inutili,
Mille lenti,
Per sentirti!
madre amata,
madre terra mia e di nessuno.
Io uso soltanto il cuore,
L’amore,
L’anima che si gonfia quando in silenzio
Io parlo con te,
Tramite un fiore…
Tacendolo così, ammiro
L’arte.
Il silenzio, unica preghiera che tu madre hai accettato,
Il silenzio vero davanti al quale la mente s’inchina,
E si mette in disparte.
Ringrazio te madre, che doni da sempre la vita,
Da sempre per sempre,
La creazione non ha inizio né fine
La creazione,
Non padre!
Madre infinita.
Ringrazio te, madre per il tuo ossigeno da respirare.
Ogni due minuti che mi tengono viva,
Tanto da non affogare.
Ringrazio te madre, che tutto mi doni senza chiedere niente.
Nemmeno di essere risparmiata
Dalle mie mani cruente.
Ringrazio te madre per la voce che vibra in parlato,
Che mi ascolti anche se preferiresti un bel taciuto esulato.
Ringrazio per gli alberi, vento e per gli animali,
Anche animali umani.
Son tutti i miei fratelli amati ascesi dalle valli.
Anche quando salgono i monti,
E sono cambiati.
Ringrazio per il simbolismo che mi regali,
Nei versi,
Per permettermi di baciare le tue mani regali.
Ringrazio te madre, fatta di terra che sei un ponte,
Che mi prendi per mano,
Come una piccina,
Dalle guance rotonde.
E tu mi aiuti ad attraversare piano,
Questa vita materiale,
Dove tu sei unica fonte.
Verso la luce di dimensione diversa
E il Materiale si trasforma
In camaleonte:
In raggi di luce forte.
In blu infiniti di indaco
Dove le anime si uniscono tutte.
Un posto chiamato
Sorte.
Ringrazio te madre,
Per la posta che il giorno fa alla notte,
Per ciglia che sfiorano il buio
Per il riposo da ogni battaglia che comincia al mattino
Che ci hai dato in dote.
Per evolverci in bello e ricco simil citrino,
Per crescere l’anima,
e passare nel mondo energetico
Già esistente a tutti,
quando son pronti,
Affino.

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Fani (Stefania) Ardelean, mai nata mai morta, non catalogabile. La sua energia si aggira per ora per Modena.

https://nellascritturacreativa.wordpress.com/?fbclid=IwAR3NVVJi-xdWb0ak15Mk4eMkJzWX5RZhxn44FSl7z4sLd4OSw71CiF4-DEk

Ascolti amArgine: Old records never die – Ian Hunter (1981)

Ci si ricorda dei vecchi dischi, specie i vinili degli anni più verdi. Sono quelli i dischi che non muoiono mai, buon ascolto.

I VECCHI DISCHI NON MUOIONO MAI

A volte ci si rende conto
che c’è un fine vita.
Ieri ho sentito dire
che una star è stata spazzata via.
Ed è così difficile perdere
qualcuno che ti è vicino.
Oh io, non ho visto
il pericolo ogni giorno.
Ma la musica è qualcosa nell’aria,
così può ascoltarla ovunque.
I vecchi dischi non muoiono mai.

Una canzone ti guarisce,
proprio quando va tutto storto.
Suona bene nella notte
fino al mattino che ti porta luce.
E se alcune persone ridono di te
Falli ridere tutti come non hanno mai saputo.
Oh tutte quelle scene, a me sembra
alcune persone non sognino mai.
Sento una forza liberarsi.
I vecchi dischi non muoiono mai.

I vecchi dischi non muoiono mai.
Puoi vedere scorrere le onde.
Puoi vederlo nei loro occhi.
I vecchi dischi non muoiono mai.
I vecchi dischi non muoiono mai.
Puoi vedere scorrere le onde.

Posso sentirti
e so perché
i vecchi dischi non muoiono mai.

TESTO ORIGINALE

Sometimes you realize
that there is an end to life.
Yesterday I heard them say
a hero’s blown away.
And it’s so hard to lose
someone who’s close to you.
Oh me, I did not see
the danger every day.
But music’s something in the air,
so he can play it anywhere.
Old records never die.

Get you’re healing from a song,
just when everything goes wrong.
Play it right
through the night
till morning brings you light.
And if some folk laugh at you
Let ‘em all laugh they never knew.
Oh all those scenes, to me it seems
some folk never dream.
I feel a force
rebel with some other cause.
Old records never die.

Old records never die.
You can watch the waves roll by.
You can see it in their eyes.
Old records never die.
Old records never die.
You can watch the waves roll by.

Old records never die.
I can hear you
and I know why
old records never die.