25 Novembre: basta con la retorica sulla violenza di genere

Mi è capitato di leggere l’articolo di una madonnina che stigmatizza la violenza degli uomini contro le donne, quando lei stessa, secondo quanto disse, picchiò il marito rompendogli un timpano. Detto questo, ho cercato di documentarmi e ho scoperto cose su cui il dibattito si dovrebbe accendere per andare nella giusta direzione.

Invito pertanto tutti quanti a leggere e a scaricare il seguente studio documentale curato da Barbara Benedettelli, di cui citerò alcuni passi:

Fai clic per accedere a I-numeri-oltre-il-genere-indagine-omicidi-nelle-RIS-2017.pdf

La presente indagine ‘Violenza domestica e di prossimità, i numeri oltre il genere, anno 2017’ ha lo scopo di mostrare un quadro d’insieme delle morti violente causate da chi avrebbe dovuto proteggere, amare, o anche solo accompagnare per alcuni tratti il tortuoso cammino della vita. Mettendo insieme gli omicidi avvenuti nelle relazioni più significative si è rilevato che uomini e donne vengono uccisi nello stesso numero e spesso per le stesse ragioni.

Questa indagine, che forse per la prima volta comprende le Vittime maschili e quelle femminili trattando i casi con gli stessi criteri di analisi, va vista come un punto di partenza che invita ad approfondire lo studio del fenomeno, con strumenti idonei e una prospettiva allargata. Senza tralasciare, come invece si fa, sfere mai prese prima in considerazione nello stesso contesto. Si rilevano infatti anche i suicidi da separazione, e degli omicidi-suicidi si tiene conto sia della Vittima sia dell’autore. Lo scopo è quello di individuare le politiche e le strategie più idonee a fermare una strage che ha più protagonisti legati tra di loro da una relazione. E in una relazione, specie se dura nel tempo, i ruoli non sono mai fissi. Le persone non sono pietre.

I numeri che seguono non sono il risultato di proiezioni statistiche che si basano sul calcolo delle probabilità. Sono numeri di persone reali, con nome e cognome. Sono fatti e i fatti, per dirla con Hannah Arendt, sono ostinati. Il numero totale può essere semmai in difetto, perché alcuni delitti possono non essere stati ripresi dai media.
………….

Secondo gli ultimi dati del Viminale (Marzo 2018) nell’Italia del 2017 sono state uccise 355 persone, il numero più basso di sempre. Di queste ben 236 sono state ammazzate in famiglia, in coppia, tra amici, vicini di casa, colleghi di lavoro: le vittime femminili sono 120, le vittime maschili sono 116, 120 se consideriamo anche i 4 italiani uccisi all’estero dalle loro partner.

………….

Però solo la Vittima femminile è al centro dell’attenzione sociale, politica e mediatica. Solo l’uccisione di una donna suscita sdegno, scandalo, orrore. Solo delle donne si pubblicano liste tragiche con nomi e cognomi. Degli uomini che muoiono ammazzati all’interno delle stesse relazioni e per gli stessi motivi sappiamo poco o nulla. Per loro niente piazze, niente piethas né phatos, niente nomi.

…………..

DETTO QUESTO INVITO A LEGGERE L’INDAGINE E A FARLA FINITA COI LUOGHI COMUNI, E SI CONDANNI LA VIOLENZA SULLE PERSONE DA QUALUNQUE PARTE QUESTA ARRIVI. BASTA CON LA RETORICA!

31 pensieri su “25 Novembre: basta con la retorica sulla violenza di genere

  1. Bisognerebbe prima capire che, nel percorso di questa vita, uomini e donne camminano fianco a fianco, nel bene e nel male. Sono contrario a ogni divisione o tentativo di creare conflittualità tra i sessi: non esiste che qualcuno sia migliore o peggiore di un altro a causa del sesso a cui appartiene. Ci sono persone, buone o cattive, indipendentemente dal sesso e solo nell’unitarietà di intenti, nel voler educare tutti insieme, a cominciare dai nostri figli, al rispetto e alla non violenza, si possono ottenere dei risultati. Altrimenti, come dici giustamente tu, si annega nei soliti luoghi comuni, che sanno tanto di isterismo e non portano a una vera soluzione del problema.

  2. Bisognerebbe capire quanti dal proprio compagno/a o marito/moglie. Credo sia importante x la discussione se parliamo di femminicidio o maschilicidio. Cioè quando il o la partner è comsiderato/a un oggetto sul quale vantare ogni pretesa compresa la condanna a morte. Tutto per comprendere il fenomeno. Detto ciò una vittima è e deve rimanere dignitosamente se stessa al di là di ogni differenza. Ma parlare di retorica mi sembra ingiusto. Il problema esiste e va considerato in modo giusto e così per la forma al maschile. Infine dovremmo considerare anche la storia delle donne e quello che hanno dovuto affrontare per arrivare ad uno spazio tempo fisico ed esistenziale paritario.

    • Sono d accordo con te Daniela. Quando si parla di femminicidi o maschi idi ci si riferisce a omicidi compiuti in ambito del rapporto fra sessi e dell idea che uno dei due sessi a ccampi dei diritti sull altro e sia autorizzato a compiere violenza. Poi è chiaro che ogni vittima va rispettata. Se pensiamo poi alla legislazione italiana che solo trent. Anni fa ha abolito il delitto d ‘onore… Vuol dire che la ricerca di una parità fra i sessi dal punto di vista sociale e famigliare ha una strada lunga da percorrere

  3. Pasolini diceva che la televisione è un mezzo totalmente antidemocratico, e aveva perfettamente ragione. In questi ultimi anni ci sono delle campagne mirate per distruggere o costruire qualsiasi cosa vogliono portare in primo piano. Io sono arrivato a un punto da non guardare più nessun dibattito perché sono di una falsità paradossale. Guardo solo sport e cinema, se proprio devo sedermi davanti al black mirror, ma la cultura me la ricerco da solo. Le opinioni me le faccio senza farmi condizionare, perché sono anni che ci mettono in primo piano quello che vogliono, da qualsiasi parte ti rigiri…

    • “La saturazione illimitata del piacere ha dato vita a un nuovo essere umano, un adolescente perenne che segue esclusivamente la bussola delle proprie emozioni usando sempre meno la propria coscienza critica ed eludendo il ragionamento. Finisce così per credere a ciò che preferisce e gli piace, a ciò che “risuona” meglio, a chi lo convince perché riesce a far leva sulle sue emozioni, a chi lo rassicura ripetendo fino allo sfinimento lo stesso slogan. Vive di empatia e si adagia sui mantra del buonismo e del politicamente corretto che lo rasserena.

      Il potere non è interessato a “emancipare” l’uomo o a renderlo “adulto” quanto semmai a controllarlo sempre meglio, indirizzando le sue scelte dopo essere penetrati nella sua anima, nel suo immaginario, anche attraverso lo spettacolo”.

      Enrica Perucchietti

  4. che la violenza sia sempre da condannare non c’è alcun dubbio, così come non ho difficoltà ad ammettere che ci siano uomini che uccidano donne e donne che uccidano uomini, e che tanti crimini sono dovuti a situazioni patologiche, ma, al netto di questo, credo che non prendere atto che ci sono moventi diversi, e che tra questi l’uccidere il proprio partner perché intende chiudere la relazione appartenga ad una categoria a sé, e che sia più frequente la casistica dell’uomo che uccide la donna non dovrebbe essere così difficile da spiegare anche sulla base della nostra cultura occidentale-cristiana che vede la donna votata al sacrificio di sé per amore dell’uomo e della famiglia, senza negare che ci siano casi di donne che per le stesse motivazioni uccidano il loro compagno; di questo lavoro non contesto la validità, non ho motivi per farlo, è un’indagine sulla violenza, io estrapolerei i reati per la causa specifica, così si potrebbe fare un confronto.

      • ho letto, e dissento da questa impostazione, uccidere la propria compagna/o ha una sua peculiarità che si basa sul presupposto che un legame d’amore dia ad uno solo la prerogativa del possesso, ho sentito io stessa ragazzini dire: se non sta con me non sta con nessun altro… è ben diverso dall’uccidere il coniuge per togliergli la sofferenza o per derubarlo dei gioielli

  5. Fabio Mongardi (da FB) Bravo. In dialetto romagnolo si dice, dai al cane: sui sociale c è questo meccanismo, basta lanciare una parola d ordine e tutti corrono senza mai informarsi bene.

  6. Bice Ferraresi (da FB) Indubbiamente se ne parla molto, forse troppo, le statistiche però parlano chiaro, le violenze sulle donne sono in aumento.Quindi? Parlarne non serve a niente, non bastano le scarpette rosse, le panchine e altro. Il massacro, viene dalla notte dei tempi, e continua, donne bottino di guerra, donne abusate a migliaia, dai nazisti, dai serbi, perfino dalle truppe di liberazione! Agli uomini almeno questo è stato risparmiato.
    Sono in aumento le violenze, sugli uomini, sui bambini e sugli anziani. Dobbiamo istituire anche una giornata contro queste.
    Ho fatto della retorica? Silenzio, 1 minuto di silenzio per tutte queste vittime, donne, uomini, bambini e anziani. Mi sa che Il mondo diventerebbe muto per un bel po’ di tempo.

  7. Si parla di femminicidio perché si vuole analizzare o trattare un tipo di omicidio che ha carattersitiche particolari che sovente costituiscono una sorta di copione. Parlare più in generale di omicidio/violenza rischia di negare la possibilità di affrontarne questa particolare sottospecie. È come non voler parlare di pedofilia ma solo di violenza carnale in generale, qualsiasi sia la vittima. Bisogna trattare la pedofilia come violenza sessuale ma con le sue peculiarità. Studiando il fenomeno specifico, la sua struttura la sua forma _unica_ e i soggetti coinvolti.
    Il femminicidio è un fenomeno che ha una sua natura particolare che deve essere analizzata e approfondita. Un articolo non basta e non è così che si discute di un fenomeno. Leggere gli studi effettuati, indagare tramite questi il background psicologico e sociale dei soggetti coinvolti. Comparare, indagare su quale struttura socio-culturale si è installato. Insomma..mi sembra non ci siano qui i requisiti per una discussione mancando una approfondita conoscenza del fenomeno nella sua particolare complessità.
    Di conseguenza il focus posto sul fatto che sia o non sia solo retorica non è adeguato, e rischia di creare conflitti “di genere” (appunto) e opinionismi.

  8. Secondo le informazioni, i decessi nelle donne a causa della violenza dei loro partner sono aumentati in tutto il mondo. Ma poco o niente è stato fatto dalle autorità per fermare questo male. Hanno assolutamente ragione a credere che la chiave sia educare i bambini a rispettare le donne. Saluti Flavio

  9. ” Violenza che esiste – anche se raramente ha dinamiche omicidiarie – e che riguarda la psiche, il portafogli e perfino la sessualità. In Italia sono poche le indagini in questo senso. Una di queste – passata quasi inosservata – è stata effettuata nel 2012 da una equipe dell’Università di Siena su un campione di uomini tra i 18 e i 70 anni. La metodologia è la stessa utilizzata dall’Istat nel 2006, per la raccolta dei dati sulla violenza contro le donne e che ancora oggi vengono riportati con grande enfasi. Secondo l’indagine dell’Università di Siena, nel 2011 sarebbero stati oltre 5 milioni gli uomini vittime di violenza femminile configurata in: minaccia di esercitare violenza (63,1%); graffi, morsi, capelli strappati (60,05); lancio di oggetti (51,02); percosse con calci e pugni (58,1%). Molto inferiori (8,4%), a differenza della violenza esercitata sulle donne, gli atti che possono mettere a rischio l’incolumità personale e portare al decesso.”
    Da http://www.ilgiornale.it/news/politica/cinque-milioni-uomini-ogni-anno-sono-vittime-1333858.html

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